{"id":79795,"date":"2023-06-12T11:37:53","date_gmt":"2023-06-12T09:37:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79795"},"modified":"2023-06-12T11:37:53","modified_gmt":"2023-06-12T09:37:53","slug":"emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79795","title":{"rendered":"Emergenzialismo, fase suprema del tecno-capitalismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Salvatore Bianco)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cSolo se ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 si lascia pensare come trasformabile, allora ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 non \u00e8 tutto\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">T.W. Adorno, <em>Dialettica negativa<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra gli esiti pi\u00f9 rilevanti della interminabile pandemia c\u2019\u00e8 sicuramente quello di aver <em>normalizzato<\/em> nelle societ\u00e0 occidentali lo stato di emergenza, interiorizzato dai pi\u00f9 come abitudine e senso comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 infatti accaduto che una condizione per definizione temporanea quale per l\u2019appunto <em>lo stato di emergenza<\/em>, in ragione di un evento improvviso da fronteggiare in un tempo delimitato, per effetto della continua reiterazione giustificata dal persistere dell\u2019urgenza in gioco, ha prodotto via via <em>un<\/em> <em>governo dell\u2019emergenza<\/em>. Nella sua orbita, la certezza del diritto ha lasciato il posto ad una congerie di provvedimenti di urgenza e misure amministrative, con forza di legge, in continua fluttuazione. Si \u00e8 andata componendo via via un\u2019alterazione strutturale dell\u2019ordinamento in senso discrezionale ed amministrativo, con un definitivo sbilanciamento a favore dell\u2019esecutivo e di poteri estranei all\u2019architettura istituzionale, con la figura sempre pi\u00f9 ricorrente del Commissario straordinario, a scapito del legislativo e dunque in ultima istanza della sovranit\u00e0 democratica quale suo fondamento<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, la tesi che si intende argomentare \u00e8 che l\u2019emergenzialismo nel frattempo riconfermatosi con la guerra in Ucraina, lungi dall\u2019essere una traiettoria accidentale, sia la perversa contromisura, in ambito politico, posta in essere da un tardo capitalismo sempre pi\u00f9 contraddittorio. Tale, per l\u2019appunto, da richiedere uno specifico <em>regime di governo<\/em> incentrato sull\u2019emergenza permanente o \u00abpermacrisi\u00bb \u2013 secondo l\u2019eloquente espressione adoperata di recente dalla Lagard \u2013, che gioco forza \u00e8 in rotta di collisione crescente non tanto con lo Stato, da cui anzi trae via via risorse per ripianare le bolle speculative e quei dispositivi di controllo e sorveglianza indispensabili in questa fase involutiva, ma col principio di uguaglianza, quanto meno politica, alla base della forma democratica di governo. \u00a0Un paradigma socioeconomico, quello neoliberista, che gi\u00e0 da tempo, giova ricordarlo, non riusciva pi\u00f9 a garantire nell\u2019 Occidente forme di benessere diffuso. Nella sua configurazione finanziarizzata, indagata con rigore da Luciano Gallino nel saggio <em>Finanzcapitalismo <\/em>(2011), ha prodotto una pletora crescente di lavoratori poveri, di precari e soprattutto un esercito di giovani inoccupati in una cornice di devastazione ambientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La democrazia a cui qui si allude non \u00e8 ovviamente solo quella procedurale delle pratiche elettive, ma poggia sul principio sostanziale dell\u2019autogoverno da realizzare in forme sempre pi\u00f9 avanzate sia pure per il tramite di istituzioni rappresentative: in base a quel principio i cittadini reputano legittime e obbediscono solo a quelle leggi che provengono da loro stessi. Per destituire e scardinare un simile impianto, fra l\u2019altro sedimentato ormai nella psiche collettiva delle societ\u00e0 in virt\u00f9 di consolidate pratiche partecipative, l\u2019infrastruttura dell\u2019emergenzialismo dovrebbe riuscire a fare leva su di un principio altrettanto se non pi\u00f9 pregnante. Ebbene, l\u2019emergenzialismo sanitario, che abbiamo conosciuto, e quello bellico che stiamo drammaticamente attraversando, come quello energetico o climatico che gi\u00e0 incombono, ruotano tutti intorno ad una medesima estrema posta in gioco: la vita stessa e la sua salvaguardia, senza ulteriori determinazioni. Certo, l\u2019Occidente tutto aveva gi\u00e0 conosciuto nel suo recente passato delle crisi spaventose, quale la minaccia terroristica e la crisi finanziaria. Ma con la pandemia fa irruzione in esplicito un metodo di governo compiutamente emergenziale: la posta in gioco diventa la salute intesa come salvaguardia della <em>nuda vita <\/em>astrattamente intesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti, la sicurezza e la salvaguardia della pura sopravvivenza \u00e8 un po\u2019 il marchio di fabbrica della politica moderna, a partire da uno dei suoi fondatori, T. Hobbes. Nell\u2019Europa dilaniata dalle guerre civili di religione, lo Stato \u00e8 individuato dal filosofo inglese come il nuovo possibile centro di ordine in luogo della <em>respublica christiana<\/em> ormai lacerata al proprio interno, perch\u00e9 il suo Dio si esprime in troppe lingue differenti. Il <em>Leviatano<\/em> \u00e8 sul piano teorico quel soggetto politico irresistibile in grado di assicurare la salvezza molto terrena dei corpi, elevati a bene sommo. Si trasferiscono cos\u00ec interi impianti categoriali pensati per il trascendente, come l\u2019anima, su beni ben pi\u00f9 terreni e contingenti con la medesima pretesa di assolutezza. Quella sicurezza cos\u00ec perseguita, mediante un costrutto umano artificiale, consente al singolo individuo di poter \u00abgodere dei frutti della sua industriosit\u00e0\u00bb, che tradotto vuol dire libert\u00e0 economica di intraprendere ed accumulare. Si costituisce cos\u00ec sia pure in forma ancora embrionale un nesso tra la salvaguardia della vita materiale e la correlata libert\u00e0 economica, con il politico in veste di incubatore di quelle dinamiche di accrescimento che saranno tipiche di un capitalismo maturo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella lunga durata \u00e8 accaduto \u2013 come si accennava all\u2019inizio \u2013 che i pericoli, le imboscate ed i conflitti non sono cessati, piuttosto transitati dall\u2019ambito religioso a quello interstatuale, con le varie guerre di potenza, e poi in misura crescente a quello economico. Sullo scorcio del secolo scorso, poi, sulla scorta della crisi e la disfatta definitiva dell\u2019URSS, il modo capitalistico della produzione si \u00e8 esteso nello spazio ed intensificato nel tempo, ponendosi di fatto come centro alternativo agli Stati, sia pure in un rapporto dialettico con gli interessi strategici di quelli pi\u00f9 forti. Ma il suo meccanismo astratto di accumulazione solo quantitativa, di \u00abvalorizzazione del valore senza limite\u00bb (Marx), non ha consentito di produrre in simultanea un ordine corrispondente a quella centralit\u00e0 acquisita sul campo, tutt\u2019altro. Fattore non secondario di devastazione sociale e ambientale \u00e8 stata poi l\u2019antropologia che ne \u00e8 al fondo: l\u2019uomo \u00e8 un essere razionale calcolante il proprio utile in lotta permanente \u2013 come tra mastini! \u2013 con gli altri uomini in un mondo di scarsit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi ci si ritrova al paradosso in apparenza inestricabile di una potenza tecno-economica senza precedenti in grado di permeare di s\u00e9 il mondo intero che per\u00f2 anzich\u00e9 produrre stabilit\u00e0 produce, su scala planetaria, squilibri naturali e sociali crescenti, senza che la politica nel frattempo debilitata da quelle stesse \u201cleggi ferree\u201d del mercato, sia in grado di porvi un sostanziale rimedio. K. Polanyi, che aveva fatto in tempo a registrare il primo catastrofico tentativo di globalizzazione intrapreso dell\u2019Occidente europeo alla fine \u2018800, tramite il colonialismo e l\u2019imperialismo, nel suo saggio <em>La Grande Trasformazione<\/em>, cos\u00ec si esprimeva: \u00abLa nostra tesi \u00e8 che l\u2019idea di un mercato autoregolato implicasse una grossa utopia. Un\u2019istituzione del genere non poteva esistere per un qualunque periodo di tempo senza annullare la sostanza della societ\u00e0 [\u2026] qualunque misura [la societ\u00e0] avesse preso essa ostacolava l\u2019autoregolazione del mercato\u00bb<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una sorta di singolare ricorsivit\u00e0 storica, pare riproporsi sia pure su di un piano terribilmente accresciuto la strutturale dicotomia della modernit\u00e0 senza apparenti vie di uscita. Quella <em>vita<\/em> biologica che la politica moderna aveva elevato a bene supremo da proteggere<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn3\">[3]<\/a> appare ora sempre pi\u00f9 minacciata dell\u2019altro pilastro della modernit\u00e0, l\u2019<em>utile<\/em>, che nella sua forma sistemica capitalistica devasta l\u2019ambiente e disumanizza la societ\u00e0. Non pare vi sia mediazione possibile tra questi due costrutti, <em>vita<\/em> ed <em>utile<\/em>, che l\u2019Occidente ha dapprima forgiato e poi reso apparentemente inconciliabili; la stessa tecnica nel suo essere tecnologia quasi integralmente sussunta alle logiche del profitto gioca oramai da tempo un ruolo di complice nell\u2019asservire l\u2019uomo alle logiche neoliberiste anzich\u00e9 emanciparlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, una umanit\u00e0 sofferente e, con l\u2019attuale scenario di guerra, sotto minaccia nucleare, sarebbe da organizzare, prendendo di mira gli squilibri tra gli esseri umani e tra l\u2019uomo e l\u2019ambiente, ma soprattutto i detentori dell\u2019utile responsabili di tutto questo, in una operazione in stile hobbesiano ma in chiave anticapitalista. Viceversa, l\u2019emergenzialismo imperante intende utilizzare la salute come estrema risorsa per una nuova base di legittimazione politica in favore di una ristretta oligarchia politico-finanziaria, promettendo sulla carta sicurezza ma producendo nell\u2019eterno ritorno dell\u2019uguale meccanismo economico solo maggiore insicurezza, in una hegeliana spirale di \u00abcattivo infinito\u00bb: di sempre pi\u00f9 disordine che reclama ordine, senza mai concretamente poterlo soddisfare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti, dal lato del blocco oligarchico dominante e della relativa accumulazione capitalista, la crisi permanente risulta ben pi\u00f9 idonea ad assecondare i processi di ristrutturazione che il sistema richiede in questa fase crepuscolare. Per dirla con Milton Friedman, fondatore della Scuola neoliberista di Chicago e sperimentatore nel Cile di Pinochet della sua variante eversiva ed emergenzialista: \u00abSoltanto una crisi \u2013 reale o percepita \u2013 produce un vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano [\u2026] fintantoch\u00e9 il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile\u00bb<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn4\">[4]<\/a>. Una delle conseguenze pi\u00f9 rilevanti, sul piano antropologico, del governo dell\u2019emergenza \u00e8 quello di consegnarci ad una tirannia del presente senza apparente possibilit\u00e0 di una via di fuga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul piano strutturale \u00e8 molto probabile che sotto i nostri occhi si stia svolgendo il pi\u00f9 formidabile riposizionamento strategico dell\u2019accumulazione capitalistica, sull\u2019estrema frontiera della biosfera e dell\u2019ecosistema ecologico in sofferenza, che l\u2019ordine del discorso dominante camuffa con la <em>green economy<\/em>, incaricandosi di richiedere sacrifici crescenti ai ceti subalterni, financo di quello che resta del principio democratico per un bene superiore. \u00a0Al riguardo, appare riduttivo definire transizione questo passaggio e non piuttosto trapasso a nuovi rapporti di potere che pretendono riassetti politici e sociali in chiave sempre pi\u00f9 verticale ed autoritaria. Non deve dunque sorprendere pi\u00f9 di tanto che in alcune cancellerie, figure provenienti direttamente dal mondo della finanza (Macron, Monti ecc.) siano considerate le pi\u00f9 idonee a gestire questa fase di passaggio all\u2019ombra degli imperativi categorici neoliberali. Figure che, magari, sono chiamate a riattivare all\u2019ombra dell\u2019emergenza quei nuclei pi\u00f9 antichi di sovranit\u00e0 statuale per spegnere con la violenza spiccia ogni forma di dissenso o ribellione che dovesse nel frattempo coagularsi dal basso. Sullo sfondo la politica nella sua totalit\u00e0 sbiadisce e si \u00e8 ridotta a tecno-politica. Pertanto non solo non agisce da potere frenante rispetto all\u2019informe economico, ma si \u00e8 messa a coltivare per procura quelle stesse paure su cui si fonda in ultima istanza ogni logica emergenziale, in nome di quel dogma che nega alla radice ogni squilibrio interno ed esterno alla riproduzione capitalistica. Il tecnocrate di turno esercita pertanto un potere che non \u00e8 pi\u00f9 volto a promuovere l\u2019autonomia dei cittadini, come da patto costituzionale, piuttosto assicurarne la compatibilit\u00e0 e la funzionalit\u00e0 rispetto ad un ordine precostituito inemendabile, considerato fisso e immutabile come un sistema planetario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Una ristrutturazione del sistema capitalistico occidentale in chiave emergenzialista, fra l\u2019altro dichiarata in esplicito in un recente e illuminante libro, <em>Covid-19. The Great Reset <\/em>(2020), da quel K. Schwab fondatore del <em>Forum di Davos<\/em> e maestro di cerimonie degli incontri annuali del <em>gotha<\/em> della finanza e della politica mondiale. La sua tesi \u00e8 che l\u2019emergenza pandemica va considerata \u00abuna rara e stretta finestra di opportunit\u00e0\u00bb da volgere a favore dell\u2019oligarchia finanziariadominante. Il suo libro si apre con una domanda ed una risposta che pi\u00f9 esplicite non potrebbero essere: \u00abMolti di noi stanno riflettendo su quando le cose torneranno alla normalit\u00e0. La risposta in breve \u00e8 la seguente: mai\u00bb. \u00a0La nuova normalit\u00e0, dir\u00e0 nelle pagine centrali, si sostanzia per il fatto che le cose reali diventano cose solo digitali. In futuro le persone non andranno pi\u00f9 al cinema ma guarderanno una serie da casa, non avranno pi\u00f9 bisogno di andare al ristorante perch\u00e9 potranno ricevere tutto tranquillamente a domicilio. Il libro si conclude con l\u2019elogio della resilienza quale criterio aureo di condotta: \u00abCome tutte le buone pratiche, la resilienza comincia a casa con noi, cosicch\u00e9 possiamo verosimilmente assumere che nell\u2019era post-pandemica saremo collettivamente pi\u00f9 consapevoli dell\u2019importanza della nostra propria resilienza fisica e mentale\u00bb<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn5\">[5]<\/a>. Una qualit\u00e0, la resilienza, che \u00e8 tipica del mondo inorganico di subire un urto senza snaturarsi, traslata cos\u00ec all\u2019umano in nome di una logica dell\u2019adeguamento. Il resiliente \u00e8 colui che muta se stesso per adeguarsi alle cose (mercati, agenzie di rating, Covid, guerra, crisi climatica ecc.) anzich\u00e9 comprenderle per poi trasformarle ed adattarle a s\u00e9 e \u00abai desideri di migliori libert\u00e0\u00bb di tutti e di ciascuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti, da vent\u2019anni circa a questa parte la nozione ha subito una vera e propria torsione semantica, divenendo l\u2019imperativo categorico invocato dai governanti in Occidente per predicare a moltitudini, gi\u00e0 di loro passivizzate, spirito di sopportazione e capacit\u00e0 adattiva. Attraverso la resilienza, propagandata a reti unificate, si intende veicolare l\u2019idea che non un singolo evento tragico, come pu\u00f2 essere una perdita dolorosa o un male incurabile, ma che la realt\u00e0 storica nella sua totalit\u00e0 esige una postura dell\u2019adeguamento permanente. L\u2019uso dilagante del concetto \u00e8 la riprova di due processi in corso altrettanto perniciosi. Il primo riguarda l\u2019apparecchiarsi di uno spazio sociale e politico sempre meno desiderabile che richiede perlopi\u00f9 sopportazione e che per giunta, e siamo alla seconda evidenza, risulta sempre pi\u00f9 impersonale e automatizzato. Il mondo storico che abitiamo finisce cos\u00ec per apparire fuori dalla portata trasformativa delle soggettivit\u00e0 \u2013 e qui le tecnologie elettroniche con l\u2019accelerazione spinta hanno giocano, in negativo, un ruolo decisivo. Alla ideologia della resilienza corrisponde dunque una ontologia dell\u2019intrasformabilit\u00e0 del reale a cui bisogna semplicemente adeguarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Resta da abbozzare una possibile risposta alla domanda sul <em>che fare? <\/em>Non prima per\u00f2 di aver ribadito che per paradossale che possa sembrare proprio le attuali convulsioni del capitalismo, nella sua \u00abagonia raggelata\u00bb, con il massimo di controllo e sorveglianza dispiegati, sono le meno propizie per uno spirito del tempo rivoluzionario. La cifra del presente sono le \u00abpreoccupazioni\u00bb reali e indotte, per dirla ancora con Benjamin, che certo non spingono al cambiamento piuttosto ad una ricerca compulsiva di stabilit\u00e0 senza avere la pur minima possibilit\u00e0 di poterla acciuffare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E ancora, applicando il circolo del presupposto-posto hegeliano, si potrebbe argomentare quanto segue. Mentre in alto la coscienza degli interessi in gioco \u00e8 massima<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn6\">[6]<\/a>, tanto da riuscire a propagandare il <em>posto<\/em> storico dei mercati finanziari come un <em>presupposto <\/em>quasi da glorificare come divinit\u00e0, in basso della piramide sociale avviene esattamente il contrario. Si riscontra un <em>presupposto<\/em> di frustrazioni, rabbia e disconoscimento sociale senza che venga <em>posto, <\/em>ovvero organizzato e reso consapevole di s\u00e9 da alcun soggetto collettivo degno di questo nome. La fenomenologia del dissenso finisce cos\u00ec per essere incanalata in quella medesima logica individualistica da cui pure vorrebbe emanciparsi: non si \u00e8 capaci al momento di uno sguardo di insieme e mediato, ma sempre e solo frammentario ed immediato. \u00a0Orwell ci ricorda nel suo capolavoro distopico, <em>1984<\/em>, che lo scontento non pu\u00f2 avere sbocchi se non si incardina in \u00abuna visione generale dei fatti\u00bb<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Siamo cos\u00ec esattamente agli antipodi della lezione di Gramsci condensata nella sua formula universalmente nota: \u00abIstruitevi, perch\u00e9 avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perch\u00e9 avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perch\u00e9 avremo bisogno di tutta la nostra forza\u00bb<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Premesso tutto ci\u00f2, la prima mossa da fare sul piano ideale \u00e8 riguadagnare da subito una visione d\u2019insieme e di parte, dalla parte della sofferenza del <em>popolo degli abissi<\/em> (London), provando ad individuare nel paradigma socioeconomico nella sua attuale configurazione emergenzialista la principale contraddizione su cui riposano ben determinati e feroci rapporti di forza: nell\u2019allocazione e distribuzione iniqua delle risorse, dei poteri e dei saperi. Urge poi il recupero della categoria chiave del <em>conflitto<\/em> e riattivarlo da subito nelle forme realisticamente possibili. Questo consentirebbe di riavviare la lotta per il riconoscimento con quel poco di consapevolezza che un capillare lavoro culturale e critico riuscir\u00e0 ad instillare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, il paradigma socioeconomico neoliberista dei \u201cquaranta ingloriosi\u201d non si supera nello spazio di un mattino, il cambiamento ci avverte sempre Hegel \u00abnon \u00e8 un colpo di pistola\u00bb, anche perch\u00e9 tutto il potere materiale e mediatico \u00e8 concentrato da una parte sola. Da questa spirale si esce con una lunga marcia nel deserto, sottraendo poco alla volta ambiti pi\u00f9 ampi della riproduzione sociale alle grinfie del mercato. Non \u00e8 realistico, come detto, pensare e realizzare una fuoriuscita totale e istantanea dall\u2019attuale modello; pi\u00f9 concreto \u00e8 ripristinare un progressivo sistema di economia mista, mettendo in sicurezza quei beni collettivi come il lavoro, l\u2019ambiente, la sanit\u00e0 e l\u2019istruzione, i quali se lasciati in balia dei meccanismi della competizione generano mostri, come avvenuto in Italia con lo svuotamento dall\u2019interno, per effetto di processi di privatizzazioni del SSN. Per riportare un solo dato significativo: si \u00e8 passati dai 500 mila posti letto ospedalieri del 1981 ai circa 250 mila del 2017. Sul piano internazionale, la vicenda dei vaccini gestita dalle grandi multinazionali del farmaco in competizione selvaggia \u00e8 emblematica al riguardo. Quando su questioni in linea di principio non mercificabili, come la salute delle persone, si innestano logiche del profitto, non si pu\u00f2 mai conoscere dove finisce la effettiva tutela del benessere delle comunit\u00e0 umane e dove comincia quello dei bilanci plurimiliardari delle aziende. Fra l\u2019altro ampiamente finanziate dalla mano pubblica, come nel caso della ricerca sui vaccini, nella pi\u00f9 spudorata delle logiche di privatizzazione degli utili e socializzazione del debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019ultima conclusiva annotazione, con il regime di governo emergenzialista e, da ultimo, con il suo inevitabile esito bellicista, il sistema si sta giocando una partita rischiosa per la propria sopravvivenza, al limite del temerario. Quando si apre all\u2019economia di guerra, come con la decisione di destinare parte del PNRR alle armi, da apprendisti stregoni si evoca la categoria della morte con tutte le domande di senso che essa incorpora, ben pi\u00f9 destabilizzanti e rischiose per la tenuta del regime neoliberista. La partita anche per quest\u2019ultimo strappo \u00e8 pi\u00f9 che mai aperta, perch\u00e9 si sentono riaffiorare nel frastuono comunicativo parole antiche come pace, cooperazione, ambiente e soprattutto lavoro. Si potr\u00e0 addirittura vincerla la partita, imponendo un nuovo compromesso sociale, se si prover\u00e0, con l\u2019ausilio di una soggettivit\u00e0 collettiva pronta, a corrispondere a quelle istanze caotiche che provengono da quel basso, che vive o vorrebbe vivere con l\u2019autonoma dignit\u00e0 del proprio lavoro, conferendo ad esse un senso ed una direzione di marcia, smettendo finalmente di affidarsi, da ciechi, alla guida di pazzi<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftn9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Su questo punto si \u00e8 soffermato di recente G. Agamben in occasione del suo intervento al convegno degli studenti veneziani l\u201911novembre 2021 (Ca\u2019 Sagredo)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref2\">[2]<\/a> K. Polanyi, <em>La Grande Trasformazione<\/em>, Einaudi, 1974, pp. 5-6<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref3\">[3]<\/a> Sulla centralit\u00e0 della categoria della vita nella modernit\u00e0 politica si sofferma C. Galli nel suo pregevole saggio introduttivo a T. Hobbes, <em>Leviatano<\/em>, Rizzoli, 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref4\">[4]<\/a> M. Friedman, <em>Capitalismo e libert\u00e0<\/em>, IBL Libri, 2010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref5\">[5]<\/a> K. Schwab, T. Malleret, Covid-19: The Great Reset, 2020, p. 82<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref6\">[6]<\/a> E fa capo ad una medesima matrice di dominio di un gruppo ristretto di plutocrati. Quelli che Marx nel III libro de <em>Il Capitale<\/em> aveva fatto in tempo ad identificare in \u00ablupi di borsa, bancocrati e rentiers\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref7\">[7]<\/a> G. Orwell, <em>1984<\/em>, Milano, 1989, p. 76<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref8\">[8]<\/a> <em>L\u2019Ordine Nuovo<\/em>, I, maggio 1919<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/#_ftnref9\">[9]<\/a> Shakespeare, <em>Re Lear<\/em>, Atto IV<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/09\/emergenzialismo-fase-suprema-del-tecno-capitalismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Salvatore Bianco) \u201cSolo se ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 si lascia pensare come trasformabile, allora ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 non \u00e8 tutto\u201d T.W. Adorno, Dialettica negativa Tra gli esiti pi\u00f9 rilevanti della interminabile pandemia c\u2019\u00e8 sicuramente quello di aver normalizzato nelle societ\u00e0 occidentali lo stato di emergenza, interiorizzato dai pi\u00f9 come abitudine e senso comune. 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