{"id":7981,"date":"2012-12-23T08:50:29","date_gmt":"2012-12-23T08:50:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=7981"},"modified":"2012-12-23T08:50:29","modified_gmt":"2012-12-23T08:50:29","slug":"giulio-sapelli-andiamo-incontro-allicerberg-leuro-e-una-pazzia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=7981","title":{"rendered":"Giulio Sapelli:  &#8221;Andiamo incontro all&#8217;icerberg &#8211; L&#8217;Euro \u00e8 una pazzia&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"imgThumbDesc\"><img decoding=\"async\" itemprop=\"image\" src=\"http:\/\/www.abruzzoweb.it\/ic.php?d=BWS0&amp;w=68VK0&amp;h=68RKA&amp;i=EDGQ0SBCDHMJWTKGCW&amp;z=0\" style=\"margin:5px;float:left;\" title=\"L'economista Giulio Sapelli\" \/><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><span>L&#39;economista Giulio Sapelli<\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <b itemprop=\"author\">Roberto Santilli<\/b> <a href=\"http:\/\/www.abruzzoweb.it\/contenuti\/crisi-euro-il-prof-sapelli-va-giu-duro--cosi-andiamo-incontro-alliceberg\/502128-2\/\">Abruzzoweb<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">L&#39;AQUILA &#8211; &quot;Le dimissioni di Monti sono uno strappo costituzionale. Avrebbe dovuto attendere un voto di sfiducia, cos&igrave; invece alimenta una tendenza sovversiva tipica delle classi dominanti italiche, mancando di rispetto allo stesso dettato della Carta&quot;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Ci mancava pure questa. Con&nbsp;il recente abbandono&nbsp;del premier, <strong>Mario Monti<\/strong>,<strong> <\/strong>e il ritorno in politica dell&rsquo;ex &#39;disarcionato&#39; <strong>Silvio Berlusconi<\/strong>, si apre&nbsp;l&#39;ennesima bagarre all&#39;italiana a qualche mese dalle elezioni del 2013.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Eppure, l&#39;economista <strong>Giulio Sapelli <\/strong>non smette di guardare in alto, precisamente in quel luogo chiamato Banca centrale europea governata dall&#39;italiano <strong>Mario Draghi <\/strong>(&quot;messo l&igrave; da&nbsp;<strong>Timothy Geithner<\/strong>,&nbsp;ministro del Tesoro degli Usa,&quot;&nbsp;aveva chiarito in una trasmissione televisiva&nbsp;il professore, in riferimento alla&nbsp;paura&nbsp;degli americani che l&#39;Europa vada a scatafascio, &quot;come andrebbe se la cancelliera tedesca&nbsp;<strong>Angela Merkel&nbsp;<\/strong>avesse il potere assoluto&quot;).&nbsp;<!--more--><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Perch&eacute;, di sicuro,&nbsp;la moneta e il sistema Euro non sono pi&ugrave; visti come simboli di prosperit&agrave; economica. &quot;A&nbsp;cascata&quot;, i danni saranno pressoch&eacute; irreparabili, annunciano gli esperti come Sapelli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">E L&rsquo;Aquila, l&rsquo;Abruzzo e l&rsquo;Emilia-Romagna terremotati, per restare a due dei tanti&nbsp;drammi di casa, sono gi&agrave;&nbsp;dentro fino al collo. Dai primi scricchiolii alla condanna sdoganata negli ultimi tempi anche da chi non apparteneva alla schiera degli euroscettici il passo non &egrave; stato breve ma molto sofferto, poich&eacute; in tutti gli angoli dedicati all&#39;economia, tra politica e media, l&#39;Unione europea aveva generalmente goduto di una certa fiducia, &quot;pompata&quot; lungo il decennio segnato dalla &ldquo;moneta senza patria e senza politica&rdquo; che ha tolto di mezzo la vecchia lira.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Per cogliere segnali di dissidenza, in pratica, o si era bravi in economia, oppure si restava a bocca (e a tasca) asciutta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Tra le voci fuori dal coro, appunto, quella del professor Sapelli. Uno dei grandi dell&rsquo;economia a non aver mai ceduto alle poco tecniche lusinghe di questa Europa. Stringendo, Sapelli non ha mai creduto alla buona novella dell&#39;euro, nonostante consideri l&#39;uscita dall&#39;Euro-zona un vero e proprio suicidio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Nell&#39;anno di (dis)grazia 2012, il 65enne economista torinese continua ad aggiornare un pensiero molto forte, frutto degli studi di una vita, mentre l&#39;economia europea &egrave; ormai in fase di decomposizione, in particolare nel prossimo deserto del Sud del vecchio Continente, il livello di violenza continua a salire, le manifestazioni per le strade si moltiplicano e fioccano pure le forme pi&ugrave; disparate di associazioni cittadine, da quelle progressiste alle pi&ugrave; reazionarie con punte di filo-nazismo, come nella martoriata Grecia dei fuochi ateniesi in piazza Sintagma.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><em>AbruzzoWeb<\/em> ha intervistato uno dei pi&ugrave; importanti economisti del panorama mondiale per capire se dal suo punto di vista e in base alle conoscenze tecniche, esiste un modo indolore per rilanciare un&#39;economia altrimenti quasi cadaverica, con i drammi che essa lascia una volta esalato l&#39;ultimo respiro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Professor Sapelli, dobbiamo cominciare questa intervista da una domanda cruciale: quella che viviamo &egrave; una crisi dell&#39;euro, oppure &egrave; una crisi scoppiata nonostante l&rsquo;euro?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Siamo nel pieno di pi&ugrave; crisi che si intrecciano e credo sia questa la ragione di tanta confusione, a seconda delle interpretazioni figlie delle scuole economiche a cui si appartiene, sempre che si sappia ancora cosa sia una scuola economica. Le crisi da cui siamo investiti sono sostanzialmente due, con la terza prodotta dal loro incrocio. Una &egrave; la crisi finanziaria dell&rsquo;eccessivo rischio, dovuta in particolare all&#39;unificazione delle banche di investimento con le banche commerciali, da cui proviene l&rsquo;eccesso di rischio; l&rsquo;altra, &egrave; una crisi tipicamente industriale di sovracapacit&agrave; produttiva. Messe insieme, le due crisi hanno fatto scoppiare la crisi dell&rsquo;euro. Questa, in pratica, &egrave; una crisi dell&rsquo;euro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Una moneta ormai poco amata, ma per lei non &egrave; una novit&agrave;. <\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">L&rsquo;euro &egrave; una pazzia, non esiste nella storia dell&rsquo;umanit&agrave; una moneta creata prima dello Stato. Nel nostro caso, la moneta unica &egrave; affidata a meccanismi di regolazione incompiuti e di bassissima competenza tecnica. Fin quando abbiamo avuto una crescita, la debolezza dell&rsquo;euro era attenuata, ma dall&rsquo;arrivo della crisi e a causa delle differenze di produttivit&agrave; del lavoro e delle differenze delle bilance commerciali tra Paesi come la Germania in surplus commerciali e altri in deficit come Italia, Francia, Spagna, sono emersi tutti i limiti di questo esperimento mal riuscito. Non potendo pi&ugrave; controbilanciare i limiti in un regime di cambi flessibili, come capita in tutto il mondo e come capitava all&#39;Italia con la lira, perch&eacute; bloccati nel regime di cambi fissi, ecco che ci troviamo in guai molto grossi. In definitiva, l&rsquo;euro non doveva essere creato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>In quale punto della crisi ci troviamo?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Siamo sull&rsquo;orlo del baratro, il Titanic continua ad andare contro l&rsquo;iceberg. E le sterzate decisive sono state evitate. &Egrave; mancato,&nbsp;per esempio, un regolamento bancario transatlantico, quindi euro-americano. Gli europei hanno accelerato con le regole di Basilea 3 (insieme di provvedimenti approvati dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria in conseguenza della crisi finanziaria del 2007-2008 con l&#39;intento di perfezionare la preesistente regolamentazione prudenziale del settore bancario, a sua volta correntemente denominata Basilea 2, l&#39;efficacia dell&#39;azione di vigilanza e la capacit&agrave; degli intermediari di gestire i rischi che assumono, <em>ndr<\/em>).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Ai tedeschi andava bene, gli italiani invece non se ne sono occupati, ma adesso in Germania si accorgono che un controllo bancario unificato farebbe scoprire le immense quantit&agrave; di asset tossici contenute nelle banche tedesche. Secondo alcuni studi, nell&rsquo;elenco delle banche pi&ugrave; a rischio, la prima al mondo &egrave; la Deutsche Bank, laddove la statunitense J.P. Morgan &egrave; tredicesima. Con lo scoppio dei nazionalismi e in un clima molto teso, pieno di difficolt&agrave; economiche ed elettorali di grande portata, non si riesce a fare ci&ograve; che va fatto: riformare la Banca centrale europea, che si ostina a portare avanti una debolissima politica antideflattiva. E la crisi industriale &egrave; appena cominciata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Arrivando a toccare la prosperit&agrave; della Germania.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Certo. I tedeschi, che strano, si sono improvvisamente accorti di non poter esportare i prodotti made in Germany in un&rsquo;Europa ormai desertificata. Ripeto, il Titanic continua ad andare contro l&rsquo;iceberg.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>C&rsquo;&egrave; qualche figura istituzionale capaci di prendere in mano la situazione?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Assolutamente no, n&eacute; in Italia, n&eacute; in Europa. Il vuoto di leadership &egrave; terribile e spiega bene cosa sta accadendo nell&rsquo;Euro zona, tanto da spingere l&rsquo;Inghilterra al taglio del contributo al budget europeo. Vero, gli inglesi sono in grave crisi, ma hanno capito la gravit&agrave; della situazione e stanno pensando di abbandonare completamente l&rsquo;Euro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Lei non crede alla salvezza via uscita dall&rsquo;Euro e al ritorno alla Lira. L&rsquo;Italia e gli altri Paesi in recessione cosa dovrebbero fare, allora?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Uscire dall&rsquo;euro sarebbe una catastrofe per le classi pi&ugrave; basse, come gli operai e in generale chi vive con un reddito da lavoro. Forse, i commercianti riusciranno a salvarsi fin quando troveranno qualcuno disposto a comprare un prodotto pagandolo cinque volte di pi&ugrave; del prezzo reale, ma gli altri annegheranno. Se guardiamo alla Grecia, possiamo affermare con certezza che &egrave; di fatto crollata, &egrave; come se fosse gi&agrave; uscita. Ecco perch&eacute; per salvare il sistema va riformata innanzitutto la Banca centrale europea, cambiandola sul modello della Federal Reserve degli Usa. E poi, riformare anche il parlamento che sicuamente sconfiggerebbe la politica della signora<strong> <\/strong>Angela Merkel, anche se non credo si far&agrave; in tempo. Molti anni fa, purtroppo, i cambiamenti arrivavano dalle guerre. Oggi non pi&ugrave;. Allora, si deve sperare di riuscire a cambiare senza traumi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Per colpa soprattutto della struttura dell&rsquo;Unione Europea, decisamente molto complessa.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Mi fa ridere chi oggi parla di un parlamento europeo che non conta niente. Dove sarebbe la novit&agrave;? Si accorgono soltanto adesso che le leggi in parlamento vengono approvate da una commissione piena di commissari e ambasciatori non eletti? Gli Usa e l&rsquo;Inghilterra lo sapevano, per questo non si fidano pi&ugrave; di un continente ormai privo di democrazia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Crede che con il dopo-Monti, in Italia ci saranno dei miglioramenti?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Dopo Monti non cambier&agrave; nulla. Certo, tutto pu&ograve; rivelarsi migliore di Monti, ma &egrave; necessario un governo di unit&agrave; nazionale che si impegni a iniziare una politica anti-deflattiva che comprenda una piccola inflazione capace di tirarci fuori dal debito, perch&eacute; il debito non &egrave; il nostro problema, ma l&#39;unico modo che abbiamo per salvarci. E, puntando all&#39;Europa, legarsi bene al Ppe e al Pse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Per&ograve;&nbsp;c&#39;&egrave; un freno ideologico dovuto alla confusione tra spesa pubblica e spreco pubblico.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">I vari Bondi, Catrical&agrave;, insomma, i vecchi burocrati, fanno di tutto affinch&eacute; non si metta mano alla vendita degli immobili dello Stato, che non si muova foglia nell&#39;organizzazione burocratica. Boicottavano prima, boicottano adesso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>In Francia va diversamente con Francois Hollande, oppure anche lui &egrave; un personaggio legato a una certa cricca?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Hollande ha firmato ottime cose da un punto di vista interno, ma non mi trova d&#39;accordo sulle tasse patrimoniali. Le tasse devono essere progressive, ma con moderazione, altrimenti i capitali scappano. E l&#39;Italia ha un gran bisogno di capitali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Intanto, le aziende italiane continuano a chiudere.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">E noi abbassiamo le tasse e alziamo il debito pubblico. Cosa importa se abbiamo il 5 per cento di debito pubblico in pi&ugrave;?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Il debito pubblico &egrave; visto da molti come la peste.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Non scherziamo. L&#39;oligopolio finanziario mondiale non colpisce il debito pubblico, ma l&#39;assenza di crescita. Il Giappone ha il 280 per cento di debito pubblico, la Spagna del default il 75,8 per cento. Vogliono farci credere agli spauracchi, questa &egrave; la verit&agrave;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>La Spagna non ha lo stesso peso dell&#39;Italia. Lo sentiamo ripetere quasi ogni giorno, &quot;se cade l&#39;Italia, cade l&#39;Unione europea&quot;.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">La Spagna &egrave; un Paese con un po&#39; di immobiliari e qualche industria in fallimento nella vecchia Catalogna, l&#39;Italia &egrave; la seconda potenza manufatturiera d&#39;Europa dietro la Germania. Siamo ancora un Paese industriale, che scambia merci, che lavora, con il pil prodotto interamente al Nord. Se fallisce il Nord, va in malora l&#39;intera nazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>In piena austerity, le emergenze come l&#39;Abruzzo e l&#39;Emilia-Romagna dei terremoti vanno risolte andando a cercare le briciole qua e l&agrave; per garantire le ricostruzioni di territori distrutti.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Una vergogna politica e istituzionali, oltre alla cecit&agrave; teorica. Lei si rende conto cosa potrebbe accadere se fallissero l&#39;industria emiliana e l&#39;industria agroalimentare dell&#39;Abruzzo, quest&#39;ultima una regione piena di centri di ricerca scientifica? Chi &egrave; al governo, purtroppo, come Grilli, &egrave; un fondamentalista ideologico, come i calvinisti di Ginevra che mettevano al rogo i cattolici. Al contrario di Monti, al massimo un buon giornalista economico che sposa la teoria economica che gli &egrave; pi&ugrave; utile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Non ci si pu&ograve; aggrappare neanche all&#39;universit&agrave;?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Quale universit&agrave;? L&#39;universit&agrave; italiana &egrave; andata distrutta dalla riforma Berlinguer del 3+2, che l&#39;ha ridotta a un mediocre liceo, o istituto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Quando si sveglia al mattino e guarda l&#39;Italia, cosa vede?<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Vedo ancora tanta brava gente che si alza la mattina e va a lavorare, artigiani bravissimi, qualche grande impresa. Non dobbiamo perdere la speranza, nonostante la situazione sia terribile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\"><strong>Il rischio &egrave; di ritornare agli inizi e alla met&agrave; del secolo scorso, con un&#39;emigrazione fortissima.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span itemprop=\"articleBody\">Non disperiamo. Alla fine dell&#39;800, tantissimi italiani, bravi, dotati, molto intelligenti, sono andati nelle due Americhe, dopo la seconda guerra mondiale in Germania, in Francia, Belgio, ma in tanti sono ritornati. Il nostro &egrave; un Paese meraviglioso con delle punte di eccellenza uniche al mondo, la speranza &egrave; che chi andr&agrave; via ritorni qui. <br \/>\n\t<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#39;economista Giulio Sapelli di Roberto Santilli Abruzzoweb L&#39;AQUILA &#8211; &quot;Le dimissioni di Monti sono uno strappo costituzionale. 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