{"id":79853,"date":"2023-06-15T08:47:58","date_gmt":"2023-06-15T06:47:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79853"},"modified":"2023-06-13T11:50:56","modified_gmt":"2023-06-13T09:50:56","slug":"berlusconi-limmagine-e-la-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79853","title":{"rendered":"Berlusconi, l&#8217;immagine e la morte"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Marco Belpoliti)<\/strong><\/p>\n<p>Ha scritto Maurice Blanchot che \u00e8 solo nella morte che il defunto comincia a rassomigliare a s\u00e9 stesso, sino ad arrivare ad affermare che \u201cil cadavere \u00e8 la propria immagine\u201d. I vivi sarebbero del tutto privi di somiglianza. Eppure, se c\u2019\u00e8 stato un uomo che ha costruito da vivo la propria somiglianza, questo \u00e8 stato Silvio Berlusconi. Per lui l\u2019immagine era tutto, cos\u00ec ha lungamente modellato il proprio corpo per essere l\u2019immagine pi\u00f9 perfetta di s\u00e9. Con una intuizione formidabile ha compreso che doveva in ogni caso e in ogni momento avere quella immagine che si legava per lui all\u2019essere un Capo, sia che fosse il proprietario di una societ\u00e0 immobiliare come di una televisione commerciale, il fondatore di un partito personale come il Presidente del Consiglio dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Avere un\u2019immagine \u00e8 necessario se si \u00e8, o si vuole essere, un capo, senza immagine non c\u2019\u00e8 il Capo. Italo Calvino l\u2019aveva scritto in anni non sospetti, quando ancora nessuno avrebbe immaginato che dopo il corpo del Duce avremmo avuto il corpo di Berlusconi al centro della nostra vita politica, come in quella immaginaria. Parlando a memoria dei copricapi di Benito Mussolini, dalla tuba di Primo ministro all\u2019elmetto del combattente della Seconda guerra mondiale, lo scrittore ligure riconosceva l\u2019importanza dell\u2019uso del corpo e in specifico l\u2019immagine del corpo per costruire un leader politico.<\/p>\n<p>Una lezione che Berlusconi aveva ben chiara sin dagli anni Sessanta quando si faceva fotografare da Alberto Roveri negli uffici della Edilnord in posa da uomo d\u2019affari: capello lungo, nonostante l\u2019incipiente calvizie, e le mani incrociate l\u2019una sopra l\u2019altra in segno di forza. Il sorriso era gi\u00e0 stampato sul suo viso, un sorriso che partiva pi\u00f9 dagli occhi che non dalle labbra, perch\u00e9 \u00e8 stato con lo sguardo che Silvio ha comunicato prima di tutto s\u00e9 stesso e ha sedotto i propri interlocutori. Prima della parola viene l\u2019immagine, quella fotografica, per quanto Sua Emittenza con le parole ci sapesse fare da perfetto pubblicitario di s\u00e9 stesso: \u201cbisogna avere il sole in tasca\u201d, diceva ai suoi venditori. E infatti \u00e8 stato col corpo che ha comunicato s\u00e9 stesso a un paese abbacinato da questo uomo piccolo, decisamente bruttino, con due orecchie grandi coperte, fin che ha potuto, dai capelli, anche quelli persi ma ripiantati sul capo, poich\u00e9 i capelli sono stati per lui il segno di un potere, cos\u00ec da non potervi mai rinunciare al prezzo di una chirurgia estetica che l\u2019aveva reso negli ultimi due decenni della sua vita una sorta di mummia inespressiva dal colorito brunito.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/9788823521001_0_536_0_75_0.jpg\" alt=\"Il corpo del capo\" width=\"536\" height=\"878\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"2b7fe8b8-01db-4240-a1a2-f776183f4eb8\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;essere in vita \u00e8 stato il senso stesso del suo essere: a qualunque costo e in qualsiasi modo, sino a questo giorno in cui non ha potuto rimandare l\u2019incontro con la fissit\u00e0 di s\u00e9, quella che inseguiva da sempre in immagine e che alla fine l\u2019ha raggiunto nello stato finale che per tutti \u00e8 la morte.<\/p>\n<p>La spiegazione del fascino esercitato da questo uomo di cultura media, di media altezza, di media intelligenza, ma dotato di una formidabile ambizione che confina con l\u2019astuzia, da un lato, e con la spregiudicatezza, dall\u2019altro, e che \u00e8 tutt\u2019uno con il cinismo, un cinismo senza confini se non quelli posti dalla sua stessa esistenza condotta sempre ignorando i limiti imposti dall\u2019essere un uomo in carne e ossa, che l\u2019immagine ogni volta trapassa col suo potere di alterare il rapporto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Le immagini sono quanto di pi\u00f9 permanente ci sia, perch\u00e9 il loro potere agisce nella mente di chi le ha osservate ben al di l\u00e0 della loro stessa presenza. Si chiama immaginario, e dell\u2019immaginario sociale e politico italiano negli ultimi trent\u2019anni Silvio Berlusconi \u00e8 stato il padrone: l\u2019uomo delle apparenze. Il mondo stesso \u00e8 apparenza, e senza l\u2019apparenza non ci sarebbe nulla: n\u00e9 quadri n\u00e9 fotografie, n\u00e9 cinema n\u00e9 realt\u00e0 virtuale. Il potere si esercita attraverso l\u2019immagine come sanno le religioni iconiche, il cattolicesimo in primis, mentre nel mondo aniconico del protestantesimo, e prima ancora dell\u2019ebraismo seppur diversamente, a governare i singoli e le nazioni \u00e8 altro: il potere, il denaro, l\u2019idea d\u2019un dio terribile che certifica il destino di ciascuno in forme imperscrutabili.<\/p>\n<p>Berlusconi, il pi\u00f9 cattolico dei politici italiani, ben pi\u00f9 dei democristiani che lo hanno preceduto nella costruzione del miracolo italiano. Silvio era un uomo degli anni Sessanta che ha saputo inventare gli Ottanta senza dover pagare pegno alla Chiesa o al potere religioso, perch\u00e9 la sua religione \u00e8 stata quella della televisione e del consumo di immagini, premessa indispensabile per il consumo degli oggetti e delle cose. La televisione possiede un potere captativo irrefrenabile, la televisione come intrattenimento, come incultura, come \u201cColpo grosso\u201d e le altre innumerevoli trasmissioni che Silvio e la sua corte di immaginatori ha saputo creare e far prosperare: \u201cl\u2019immaginazione al potere\u201d, era scritto sui muri del Maggio parigino del 1968.<\/p>\n<p>In una sua frase Hannah Arendt, costretta dal nazismo a incontrare il regno del Capitale in terra, emigrando forzatamente in America, ha siglato il senso stesso del potere berlusconiano, quello dell\u2019uomo medio, comune, dell\u2019<em>everyman<\/em>: \u201cLa societ\u00e0 moderna, nella sua disperata incapacit\u00e0 di formulare giudizi, \u00e8 destinata a prendere ogni individuo per ci\u00f2 che egli stesso si considera e si professa e a giudicarlo su questa base\u201d.\u00a0 Berlusconi considerava s\u00e9 stesso un gigante, non aveva il minimo dubbio, sia che facesse deviare il decollo degli aerei su Milano 2 per costruire la sua citt\u00e0 ideale del neocapitalismo, sia che convincesse Bettino Craxi a consegnargli le chiavi della televisione commerciale su scala italiana. Era convinto che il potere di persuasione \u00e8 superiore alla realt\u00e0 stessa, e che questa la si pu\u00f2 modellare cos\u00ec come ha fatto col proprio corpo. Il Corpo, poi, \u00e8 diventato lui stesso il dio della contemporaneit\u00e0 con tutto quello che comporta.<\/p>\n<p>Cos\u00ec l\u2019ex imprenditore edile si \u00e8 presentato all\u2019appuntamento con la Storia forte dell\u2019assenza di giudizio dei suoi simili e con la convinzione che l\u2019immagine che stava costruendo di s\u00e9 sarebbe stata pi\u00f9 forte e potente di qualsiasi altra forza in campo. Una cosa di sicuro ha compreso seppure in modo intuitivo, mai profondo: la natura biopsichica dell\u2019Italia, il paese della mamma, dell\u2019eterno femminino, dell\u2019immaturit\u00e0, della credenza e dell\u2019illusione. Una natura profondamente radicata nel nostro paesaggio, nel clima, nella forma stessa dell\u2019Italia, lo Stivale che Berlusconi ha indossato senza colpo ferire, come se nessuno potesse arrestarne l\u2019irresistibile ascesa. Se nel Medioevo esisteva la credenza taumaturgica dei Re di Francia, capaci di guarire dalle scrofole la pelle dei sudditi, nella modernit\u00e0, nel capitalismo, non pu\u00f2 funzionare in modo analogo il tocco del Re Mida di Arcore e delle sue televisioni: il sogno di diventare belli e ricchi nel corso di una notte soltanto? Certo, c\u2019era stato lo\u00a0<em>star system<\/em>\u00a0di Hollywood, il divismo cos\u00ec acutamente analizzato da Edgard Morin, ma che con i medesimi ingredienti si potesse fabbricare un leader politico, questa \u00e8 stata la novit\u00e0 imposta di Berlusconi. Certo, c\u2019era stato Mussolini con la sua politica dell\u2019immagine, ma quella era una dittatura custodita dalla polizia segreta con carcerazione, confino e assassinio politico. Berlusconi \u00e8 stato un uomo dei tempi nuovi, cos\u00ec nuovi che lui stesso non \u00e8 stato sempre in grado di anticiparli e dirigerli. Tanto quanto \u00e8 stato innovativo nella comunicazione, tanto \u00e8 stato anche un uomo del passato. Forse proprio in questa commistione di futuro e passato, sta il segreto della sua durata nel tempo. Come ha scritto Morin una star \u00e8 bella perch\u00e9 \u00e8 una star \u2013 basta guardare i cantanti per capirlo \u2013, perci\u00f2 una volta fabbricata la star sar\u00e0 sempre bella. Una cosa cos\u00ec semplice che si stenta a credere che possa funzionare. Invece ha funzionato e anche a lungo.<\/p>\n<p>Cosa dire ora che il corpo del Capo ha cessato di vivere? Che era gi\u00e0 un corpo morto? E non perch\u00e9 alimentato e conservato oltre s\u00e9 stesso nella lotta con la malattia. Non \u00e8 questo il tema principale che la scomparsa di Berlusconi ci pone. Nella societ\u00e0 postmoderna nulla pi\u00f9 scompare a causa della fine o della morte, ha scritto Jean Baudrillard, piuttosto \u201cper proliferazione, contaminazione, saturazione e trasparenza\u201d. La morte, che pure batte implacabile alle porte, \u00e8 stata da sempre esclusa dall\u2019ordine dell\u2019immaginario di Silvio Berlusconi. Morte e scomparsa sono due modalit\u00e0 diverse di \u201ccessare d\u2019essere\u201d, ha scritto Zygmunt Bauman parlando della politica dell\u2019immortalit\u00e0 del contemporaneo. Berlusconi \u00e8 entrato nel regno warholiano della ripetizione: \u201cNel mondo in cui lo scomparire ha sostituito il morire, l\u2019immortalit\u00e0 si dissolve nella malinconia della presenza, nella monotonia dell\u2019interminabile ripetizione\u201d. Il corpo del Capo rester\u00e0 presso di noi nonostante che Silvio abbia preso congedo. Era proprio quello che voleva diventando Immagine.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/Silvio_Berlusconi_5.jpg?itok=-FNiGu1w\" \/><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/berlusconi-limmagine-e-la-morte\">https:\/\/www.doppiozero.com\/berlusconi-limmagine-e-la-morte<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Marco Belpoliti) Ha scritto Maurice Blanchot che \u00e8 solo nella morte che il defunto comincia a rassomigliare a s\u00e9 stesso, sino ad arrivare ad affermare che \u201cil cadavere \u00e8 la propria immagine\u201d. I vivi sarebbero del tutto privi di somiglianza. Eppure, se c\u2019\u00e8 stato un uomo che ha costruito da vivo la propria somiglianza, questo \u00e8 stato Silvio Berlusconi. 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