{"id":79922,"date":"2023-06-20T11:00:48","date_gmt":"2023-06-20T09:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79922"},"modified":"2023-06-17T10:53:19","modified_gmt":"2023-06-17T08:53:19","slug":"silvio-berlusconi-nel-suo-tempo-storico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=79922","title":{"rendered":"Silvio Berlusconi nel suo tempo storico"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Mario Cosenza)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La morte di Silvio Berlusconi chiude simbolicamente un\u2019epoca della politica italiana. Si tratta di vedere cosa, di quest\u2019epoca, sopravviver\u00e0 a uno dei suoi protagonisti e cosa, invece, pu\u00f2 essere considerato repertorio museale. Di provare cio\u00e8 ad analizzare senza acredine ma rivendicando il diritto di emettere giudizi sulle personalit\u00e0 <em>pubbliche<\/em> e sul significato che le loro parabole individuali hanno rispetto alla storia collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nostra epoca sconta quella che \u00e8 una mitizzazione dell\u2019individuo; questo, in chiave politica, porta a un costante personalizzazione dello scenario, operazione tutta interna alla mitologia del Neoliberismo e al suo culto delle presunte e infinite possibilit\u00e0 individuali. In questo senso, breve nota di metodo, bisogna ricordare di invertire le dipendenze logiche, pur non negando il ruolo degli agenti storici. Per semplificare: il \u201cBerlusconismo\u201d, se in chiave biografica nasce per l\u2019esigenza del singolo imprenditore di percorrere la via politica a tutela dei suoi (e non solo) interessi, dal punto di vista del contesto socioculturale germoglia perch\u00e9 tutte le condizioni sono adeguate a tale nascita. Berlusconi, in questo senso, \u00e8 l\u2019immagine della scomparsa dei movimenti di massa nell\u2019epoca del vincolo esterno. La stagione di Tangentopoli, la liquidazione dei due partiti egemoni della prima Repubblica, la sfiducia costante sull\u2019operato della politica \u2013 dimenticando che le corruzioni si \u201cfanno\u201d in due, e vicino a quella politica c\u2019era anche un certo tipo di capitalismo intimamente corruttore \u2013, la sempre crescente dipendenza dai vincoli esterni posti (volontariamente, dalla stessa classe dirigente) alla politica italiana, il quadro europeo (Berlino\/URSS), tutto ci\u00f2 ha contribuito a porre l\u2019Italia sul piano meno \u201cemancipativo\u201d possibile, ossia quello della contesa puramente interna alla stessa \u00e9lite capitalistica, contesa che \u201cpubblicamente\u201d si \u00e8 data il pi\u00f9 delle volte come bagarre intorno a questioni \u201cculturali\u201d e in ogni caso del tutto personalistiche. Ma per \u201cbloccare\u201d ogni approccio di massa alla politica, servivano almeno due cose: un\u2019ideologia pronta all\u2019uso e un personaggio in grado, grazie alle sue innegabili doti carismatiche e comunicative, di personificarla. L\u2019ideologia, c\u2019era: Reagan e Thatcher (e Craxi) non hanno vissuto invano; il personaggio, anche: l\u2019edonista \u201cself-made man\u201d Silvio Berlusconi. Una concezione ideologica non pu\u00f2 per\u00f2 calarsi all\u2019improvviso e senza valutazioni dei contesti di ricezione, e dunque i caratteri del neoliberismo italiano dovevano per forza essere \u201citaliani\u201d, e chi meglio di Silvio Berlusconi per farlo. Istrione, capace di una connessione sentimentale immediata con il suo elettorato, in grado di presentarsi come \u201ccontrario\u201d al mondo dell\u2019intellettualismo, egli ha compreso prima e meglio di tutti che lo spazio della politica partitica in Italia si stava assottigliando per fare spazio al personalismo immediato, all\u2019aziendalizzazione della cosa pubblica e al rapporto non mediato tra leader ed elettore. In un paese a sovranit\u00e0 limitata e a coscienza politica ormai vicina allo zero, Berlusconi ha saputo personalizzare su di s\u00e9 i dibattiti di un tempo storico, facendo sparire la critica politica dietro la sua figura carismatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lettura politica perfetta, quella di Berlusconi, che alle doti personali ha potuto aggiungere gli strumenti fondamentali per riuscire nel suo intento: agganci e frequentazioni di ogni tipo (dalla P2 a Dell\u2019Utri e accoliti), capitale pressoch\u00e9 illimitato, operazioni illecite (la giustizia ha parlato), possibilit\u00e0 di affinare continuamente i propri interessi tramite interventi legislativi diretti \u2013 il sogno di ogni capitalista \u2013, carisma mediatico, rara bravura nel formulare chiaramente una narrazione manichea assai fertile per l\u2019Italia (il suo mantra espressivo: i \u201csoliti comunisti\u201d e la Magistratura) e nel \u201cvendere\u201d l\u2019idea aziendale di politica mista al sogno indotto per il quale tutti avrebbero potuto diventare lui stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per comprendere il Berlusconi \u201cpersonaggio storico\u201d bisogna allora cogliere le esigenze e le condizioni del contesto politico in cui egli ha potuto imporre la propria egemonia culturale. Il progetto di mondo di Berlusconi, al netto degli interessi personali evidenti ed innegabili, si situa all\u2019interno della trasformazione globale del modo di produzione capitalistico, cui aggiungere gli specifici tratti italiani. Nella perdita progressiva di capacit\u00e0 del sistema produttivo italiano, il capitalismo dello <em>spettacolo<\/em>, pi\u00f9 virtuale che legato alle merci, trova nel Berlusconi magnate TV un interprete straordinario. Berlusconi non crea dal nulla queste condizioni, cos\u00ec come non crea quel processo di omologazione costante da cui il popolo italiano sembra afflitto: ma certamente lo interpreta come nessuno e in qualche modo lo indirizza. Il potere di dominare il settore mediatico dona a questa omologazione i caratteri specifici dovuti anche al suo gusto personale; la caratura del Berlusconi presidente di Calcio gli dona un\u2019aura di visionaria infallibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Berlusconi rappresenta quindi il neoliberismo aziendale italiano con tratti marcatamente unici; contribuisce come nessuno all\u2019aziendalizzazione della politica, all\u2019inserimento del cosiddetto \u201cpilota automatico\u201d rispetto alle scelte di politica estera e macro-economiche, eseguendo i dettami della Nato e dell\u2019establishment europeo, lo stesso che, contrappasso, lo scalzer\u00e0 dal potere nel novembre 2011 (dopo averlo gi\u00e0 umiliato riguardo il geopoliticamente distruttivo, per l\u2019Italia, attacco alla Libia di Gheddafi), momento in cui forse tardivamente ha scoperto sulla propria pelle il potere degli attacchi speculativi della finanzia mondiale e le condizioni inaggirabili dei dogmi vincolanti che politica italiana, lui in primis, ha scelto di idolatrare \u2013 lui che si era mostrato fedele esecutore dei dettami altrui gi\u00e0 nella mattanza di Genova 2001 e poi ancora nell\u2019appoggio (pseudo-esterno) alla criminale guerra all\u2019Iraq del 2003. La particolarit\u00e0 di Berlusconi, nel contesto del dominio del principio economicista su quello politico, \u00e8 stata quella di non riuscire ad adeguare completamente la propria postura personale al contesto: da l\u00ec i tratti carnascialeschi di molte sue espressioni pubbliche e private, la costante tendenza alla gag anche nei contesti pi\u00f9 rigidi, tutti aspetti che in molti italiani, lungi dallo spaventare, scatenavano una sincera simpatia la quale \u2013 va detto \u2013 nessuna sinistra ha mai minimamente saputo n\u00e9 suscitare n\u00e9 comprendere. La dissolutezza di Silvio Berlusconi \u00e8 stata da lui intesa come il proprio residuo di libert\u00e0 personale \u2013 ovvio che questi tratti avessero la specifica impostazione culturale serpeggiante in Italia, ad esempio nella disgustosa e costante oggettivizzazione femminile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La spregiudicatezza, l\u2019uso privatistico delle istituzioni, la costante alterazione delle regole, il populismo ante-litteram, il partito personale, ma anche l\u2019enorme capacit\u00e0 interpersonale, tutto ci\u00f2, anche tutto ci\u00f2, \u00e8 stato Silvio Berlusconi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna per\u00f2 dirlo: pur non sempre volontariamente, Berlusconi ha certamente un merito, ossia quello di avere mostrato plasticamente il vuoto cosmico della sinistra italiana dopo la svolta della Bolognina, la subordinazione culturale assoluta ai dettami del reaganismo-blairismo pi\u00f9 sfacciato, la crisi di coscienza dei revisionisti d\u2019ogni tipo cui non restava che l\u2019approccio sovrastrutturale e moralistico alla politica, poich\u00e9 quello strutturale e sociale era fuor di dubbio interdetto dalla puntuale aderenza al neoliberismo pi\u00f9 fedele. Ecco, in sintesi, Berlusconi ha dato un orientamento costante ai molti critici che, ormai costretti all\u2019abiura rispetto ai propri principi, al fuggi fuggi generale dalla tradizione social-comunista, all\u2019ubriacatura da \u201cfine della Storia\u201d, hanno potuto individuare in Berlusconi il simbolo di tutti i mali, non rendendosi conto che egli, dal massacro al lavoro alla distruzione dell\u2019Universit\u00e0, eseguiva semplicemente i compiti che anche i critici, una volta al governo, portavano avanti. Questo ha generato una costante accelerazione emulativa: dalla riforma del Titolo V al Jobs Act, \u00e8 proprio il centro-sinistra liberale ad avere agito in perfetta continuit\u00e0 con i desiderata berlusconiani, non provando mai a tagliare davvero le gambe al suo Impero mediatico e politico, neanche a titolo di autodifesa. Subordinazione pressoch\u00e9 assoluta. Pare gli elettori lo abbiano capito benissimo, e, nel gioco della parti, in luogo di misure antipopolari presentate come \u201cefficientiste\u201d, hanno preferito votare chi, allo stesso costo, almeno prometteva una (impossibile) goduria personale. Berlusconi, pur non essendo un padrone \u201ctipo\u201d (troppo istrionico ed edonista), \u00e8 stato certamente un imprenditore prototipico del capitalismo bisognoso di una pacificata societ\u00e0 dei consumi (a spese del Welfare e del pubblico), e non un capitalista esponente della finanziarizzazione della crisi, inaugurata essenzialmente proprio con il suo disarcionamento del 2011 (e non \u00e8 un caso se, sia per relazioni personali sia per interessi del suo blocco sociale di riferimento, Berlusconi sia apparso tra i meno entusiasti sostenitori delle misure anti-russe). Questo il paradosso: pur nella contiguit\u00e0 ideale, Berlusconi ha saputo ben celare le proprie manovre di distruzione del Pubblico, ed oggi nessuno penserebbe a lui nell\u2019identificare i simboli politici dei \u201ctagli pubblici\u201d, focalizzandosi (non del tutto a torto, ma in maniera parziale) su figure all\u2019apparenza ben pi\u00f9 grigie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Berlusconi era uno un tardo yuppies, nemico di ogni austerit\u00e0 intellettuale e privata (ma non di quella del settore pubblico), aiutato dall\u2019uso spregiudicato della potenza delle proprie televisioni nel veicolare (ma non inventare) un modello consumistico di societ\u00e0, che necessitava di una certa capacit\u00e0 di creare spesa \u2013 si veda: mettere direttamente i soldi in tasca al target di riferimento, tagliando il Pubblico in maniera meno evidente, e favorendo varie \u201cscappatoie\u201d di tipo personalistico \u2013 e non della pura compressione dei salari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo, nella contesa tutta interna al capitalismo italiano, Berlusconi ha culturalmente trionfato, poich\u00e9 ha sottratto ogni ruolo di guida all\u2019intellettualismo del ceto medio riflessivo di sinistra, troppo convinto di una presunta superiorit\u00e0 intellettuale (quando pur vera certamente impolitica) per tentare un\u2019ultima connessione politica con le masse, e troppo inorridito, nel suo tardo-calvinismo, dall\u2019approccio giullaresco di Berlusconi, dalla sua politica estera \u201cpersonalizzata\u201d, dalla sua indubitabile comprensione della necessit\u00e0 \u2013 tra paternalismo, emulazione e dissimulazione \u2013 di parlare chiaro agli elettori. Il risultato, per quanto le colpe siano ben divise, \u00e8 evidente: macerie culturali e sociali, scomparsa di un\u2019opposizione reale, consolidamento dell\u2019egemonia del postfascismo italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla sua morte, tra lutti e scandalosa pausa dei lavori parlamentari \u2013 possibile anche grazie al giornalismo pi\u00f9 complice del mondo occidentale e da una tendenza tutta italica alla remissione integrale delle colpe politiche, la quale confonde rispetto per l\u2019individuo e lecito giudizio storico \u2013 la destra italiana sta costruendo una nuova narrazione, una sorta di innalzamento a Padre della Patria funzionale alla propria legittimazione culturale; e a essa seguir\u00e0 il regolamento dei conti interni rispetto alle eredit\u00e0 economiche e politiche. Ancora una volta, quasi tutta la (presunta) sinistra parlamentare non l\u2019ha compreso ed \u00e8 accorsa ad omaggiare, senza coraggio alcuno, il nemico di sempre. Ma, se il rispetto per l\u2019individuo scomparso \u00e8 sano, politicamente il discorso \u00e8 tutto diverso. Ancora una volta, Berlusconi, come ultimo guizzo, ha saputo dettare l\u2019agenda anche ai suoi oppositori.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/14\/silvio-berlusconi-nel-suo-tempo-storico\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/06\/14\/silvio-berlusconi-nel-suo-tempo-storico\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Mario Cosenza) La morte di Silvio Berlusconi chiude simbolicamente un\u2019epoca della politica italiana. Si tratta di vedere cosa, di quest\u2019epoca, sopravviver\u00e0 a uno dei suoi protagonisti e cosa, invece, pu\u00f2 essere considerato repertorio museale. Di provare cio\u00e8 ad analizzare senza acredine ma rivendicando il diritto di emettere giudizi sulle personalit\u00e0 pubbliche e sul significato che le loro parabole individuali hanno rispetto alla storia collettiva. 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