{"id":80103,"date":"2023-06-27T10:30:04","date_gmt":"2023-06-27T08:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80103"},"modified":"2023-06-26T10:56:49","modified_gmt":"2023-06-26T08:56:49","slug":"il-nuovo-accordo-migratorio-dellue-quali-novita-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80103","title":{"rendered":"Il nuovo accordo migratorio dell\u2019UE: quali novit\u00e0 per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA CeSI &#8211; CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (di Alessandro Di Martino)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-80104 size-large\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/migrazioni-ue-1024x576.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/migrazioni-ue-1024x576.png 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/migrazioni-ue-300x169.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/migrazioni-ue-768x432.png 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/migrazioni-ue-1536x864.png 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/migrazioni-ue.png 1600w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>L\u20198 giugno, il Consiglio Giustizia e Affari Interni dell\u2019UE, riunito a Lussemburgo, ha raggiunto un accordo per la parziale modifica del Patto UE su Migrazione e Asilo, al fine di superare tensioni tra gli Stati membri che ne avevano rallentato il suo corretto funzionamento. Per entrare in vigore ufficialmente, il nuovo accordo, dopo aver ottenuto l\u2019approvazione a maggioranza qualificata del Consiglio, dovr\u00e0 ottenere anche il via libera del Parlamento Europeo.<\/p>\n<p>Il nuovo accordo introduce delle importanti novit\u00e0 riguardo alle procedure per la richiesta di asilo, con l\u2019inserimento di un processo di valutazione delle domande direttamente alle frontiere esterne dell\u2019UE. Dunque, i migranti soggetti alla procedura di asilo non sono autorizzati ad entrare nel territorio dello Stato membro fino a che la loro richiesta non venga valutata. Successivamente, se la domanda d\u2019asilo risulta infondata o inammissibile, gli Stati di primo approdo dovranno gestire il rimpatrio del migrante entro sei mesi. Le procedure si applicano a tutti quei migranti che sono entrati in maniera illegale nell\u2019UE oppure la cui nazionalit\u00e0 ha un tasso di riconoscimento dell\u2019asilo inferiore al 20%. Inoltre, il nuovo accordo comporta la possibilit\u00e0 di completare le procedure di rimpatrio, rese pi\u00f9 complicate dai costi e dalla necessit\u00e0 di accordi bilaterali, non solo verso gli Stati d\u2019origine ma anche verso quelli di transito, dopo aver dimostrato una qualsiasi connessione fra il migrante e lo Stato in questione. Questa possibilit\u00e0 concede grande flessibilit\u00e0 agli Stati, come l\u2019Italia, che avranno modo di definire liberamente i Paesi \u201csicuri\u201d verso cui rimpatriare i migranti.<\/p>\n<p>Parallelamente, uno degli argomenti pi\u00f9 discussi dagli Stati membri \u00e8 stata la questione riguardante i movimenti secondari, ovvero gli spostamenti irregolari effettuati dai richiedenti asilo che, dopo essere entrati in un Paese dell\u2019UE, cercano protezione altrove. Secondo la Francia, gli Stati di primo approdo, come Italia e Grecia, hanno pi\u00f9 volte violato il regolamento di Dublino non registrando le domande d\u2019asilo e lasciando spostare i migranti verso altre destinazioni. L\u2019accordo ha ribadito, dunque, la responsabilit\u00e0 dei Paesi di primo approdo riguardo i movimenti secondari, essendo stata garantita l\u2019estensione da 12 ai 24 mesi della responsabilit\u00e0 sui migranti. Tuttavia, l\u2019Italia sembra aver ottenuto l\u2019esenzione dalla responsabilit\u00e0 riguardante i migranti che entrano in Italia illegalmente via mare.<\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 stato creato un meccanismo di \u201csolidariet\u00e0 obbligatoria\u201d, al fine di bilanciare l\u2019attuale sistema in cui solo alcuni Stati membri sono responsabili della maggioranza delle domande di asilo. Dunque, \u00e8 stato proposto una nuova procedura che combina solidariet\u00e0 obbligatoria e flessibilit\u00e0 per gli Stati membri per quanto riguarda le loro attivit\u00e0 in merito alla gestione del fenomeno migratorio. Questa comprende la ricollocazione dei richiedenti asilo, l\u2019elargizione di contributi finanziari, l\u2019impiego di personale o misure incentrate sullo sviluppo di capacit\u00e0. Gli Stati membri hanno piena discrezionalit\u00e0 in merito al tipo di solidariet\u00e0 che apportano. Tuttavia, ogni Stato membro avr\u00e0 l\u2019onere di accogliere un numero minimo di 30.000 migranti l\u2019anno e qualora, non volesse oppure non fosse in grado di accoglierli, dovr\u00e0 pagare 20.000 euro per ogni migrante non accolto. Successivamente, su richiesta dell\u2019Italia, queste quote saranno destinate ad un Fondo, gestito da Bruxelles, che si occuper\u00e0 di operazioni alle frontiere esterne, sebbene queste non siano ancora state definite in maniera chiara.<\/p>\n<p>L\u2019intesa sull\u2019accordo non ha ottenuto l\u2019approvazione di tutti gli Stati dell\u2019UE. Difatti, Bulgaria, Malta, Lituania e Slovacchia hanno deciso di astenersi, mentre la Polonia e l\u2019Ungheria, da sempre contrarie al sistema di ricollocazione obbligatoria per cui l\u2019Italia si batte da anni, hanno votato contro la proposta. Nello specifico, Varsavia lamenta di essersi gi\u00e0 impegnata sufficientemente nell\u2019accoglienza di quasi un milione di rifugiati ucraini, per cui afferma di ricevere 200 euro dai fondi europei per ogni rifugiato. Per tale motivo, non intende pagare la sanzione di 20.000 euro per ogni migrante non accolto ed ha altres\u00ec proposto di sottoporre a referendum popolare l\u2019accordo raggiunto a Lussemburgo. Il viceministro degli interni dell\u2019Ungheria, invece, ha sostenuto che questo nuovo accordo imporr\u00e0 un \u201conere sproporzionato\u201d sul suo Paese, criticando Bruxelles per un presunto abuso di potere.<\/p>\n<p>In tale contesto, l\u2019UE pertanto \u00e8 consapevole delle difficolt\u00e0 interne tra gli Stati membri per il funzionamento di un accordo comune europeo e dunque ha cercato parallelamente di porre in essere un\u2019esternalizzazione delle frontiere, affidando la responsabilit\u00e0 della gestione dei flussi migratori anche ai Paesi terzi che, in cambio di denaro, dovrebbero dare sostegno per bloccare le partenze e favorire i rimpatri.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il caso della Tunisia e della Libia. Nel 2022, dei circa 180.000 migranti irregolari sbarcati in Europa, oltre 100.00 persone sono arrivate dal Mediterraneo centrale, partendo principalmente da questi due Paesi. Dunque, prima l\u2019Italia, poi l\u2019UE, hanno avuto la necessit\u00e0 di di rafforzare i legami con essi per mitigare il possibile aggravamento della crisi migratoria. Il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, prima sola e poi con la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen ed il Primo Ministro olandese Mark Rutte, ha incontrato a Tunisi il Presidente Ka\u00efs Sa\u00efed. Durante questo incontro dell\u201911 giugno scorso, l\u2019UE ha confermato la disponibilit\u00e0 a stanziare immediatamente 150 milioni di euro di aiuti alla Tunisia, senza alcun tipo di condizionalit\u00e0, con un\u2019ulteriore promessa di 900 milioni di euro, legati all\u2019attuazione delle riforme richieste dal FMI.<\/p>\n<p>Questo approccio era gi\u00e0 stato adottato in passato con la Turchia che, in seguito alla crisi umanitaria scatenata dalla guerra in Siria, ricevette 6 miliardi di euro per fermare la migrazione irregolare verso l\u2019Europa. Lo stesso piano \u00e8 stato adottato lo scorso ottobre, quando, in virt\u00f9 del raddoppio del numero dei migranti provenienti dalla rotta del Mediterraneo orientale (43.906 del 2022 rispetto ai 20.567 del 2021), l\u2019UE ha siglato un accordo con l\u2019Egitto di 80 milioni di euro con l\u2019obiettivo di sostenere le guardie costiere e di frontiera egiziane per contrastare la migrazione irregolare.<\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019Italia e l\u2019UE devono affrontare due ordini di problemi con la Tunisia. Il primo \u00e8 dato dall\u2019instabilit\u00e0 politica ed economica del Paese, che versa in gravissime condizioni: inflazione oltre il 10%, disoccupazione giovanile al 37%, standard democratici bassissimi. Il secondo problema \u00e8 dato dall\u2019intransigenza di Ka\u00efs Sa\u00efed che, non solo rifiuta le condizioni del FMI che gli permetterebbero di attenuare momentaneamente la crisi economica tunisina, ma, conscio dei problemi interni del Paese, ha gi\u00e0 messo in chiaro che non ricoprir\u00e0 il ruolo di \u201cguardiano\u201d dei flussi migratori.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha incontrato il 7 giugno a Roma il Primo Ministro del Governo di Unit\u00e0 Nazionale libico, Abdulhameed Mohamed Dabaiba, per discutere dell\u2019intensificazione degli sforzi in materia di contrasto al traffico di esseri umani e dell\u2019impegno, a supporto delle autorit\u00e0 libiche, nella gestione dei flussi migratori. Tuttavia, rimane difficile stabilire con certezza le concrete possibilit\u00e0 della Libia di contenere il flusso migratorio, soprattutto se si considerano le difficolt\u00e0 della transizione politica in corso nel Paese e l\u2019estrema volatilit\u00e0 dello scenario securitario, frastagliato e dominato dalle milizie tribali.<\/p>\n<p>Questo attivismo del governo italiano sia verso l\u2019Unione Europea che verso i Paesi del Nord Africa si spiega anche nelle maggiori responsabilit\u00e0 a cui l\u2019Italia dovr\u00e0 ottemperare, in seguito all\u2019accordo siglato presso il Consiglio dell\u2019UE. Come detto, gli Stati di primo approdo avranno maggiori oneri in quanto \u00e8 stata aumentata la durata della responsabilit\u00e0 del migrante (da 12 a 24 mesi). Ne deriva che l\u2019aumento del flusso migratorio si potrebbe tradurre in un incremento delle richieste d\u2019asilo ed in una crescente concentrazione dei migranti presso i centri di prima accoglienza, andando a complicare ulteriormente la gestione dei flussi qualora non si riuscisse a realizzare il rimpatrio verso Paesi terzi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/il-nuovo-accordo-migratorio-dellue-quali-novita-per-litalia\">https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/il-nuovo-accordo-migratorio-dellue-quali-novita-per-litalia<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA CeSI &#8211; CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (di Alessandro Di Martino) L\u20198 giugno, il Consiglio Giustizia e Affari Interni dell\u2019UE, riunito a Lussemburgo, ha raggiunto un accordo per la parziale modifica del Patto UE su Migrazione e Asilo, al fine di superare tensioni tra gli Stati membri che ne avevano rallentato il suo corretto funzionamento. 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