{"id":80244,"date":"2023-07-03T09:30:20","date_gmt":"2023-07-03T07:30:20","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80244"},"modified":"2023-07-01T17:47:04","modified_gmt":"2023-07-01T15:47:04","slug":"cosa-centrano-i-nostri-conti-bancari-con-lo-stallo-su-mes-e-pnrr-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80244","title":{"rendered":"Cosa c&#8217;entrano i nostri conti bancari con lo stallo su Mes e Pnrr in Europa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TODAY (Dario Prestigiacomo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-80245\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/meloni-leyen-governo-300x169.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/meloni-leyen-governo-300x169.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/meloni-leyen-governo-1024x576.jpeg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/meloni-leyen-governo-768x432.jpeg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/meloni-leyen-governo.jpeg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Roma attende ancora il via libera ai 19 miliardi della terza rata del piano di rilancio. Mentre a Bruxelles, crescono le pressioni sull&#8217;Italia perch\u00e9 ratifichi il fondo salva-Stati. In mezzo, Patto di stabilit\u00e0 e unione bancaria<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stallo contro stallo, ricatto contro schiaffo politico. Da un lato, la riforma del Mes, con il governo che sta cercando di rinviare il pi\u00f9 possibile la ratifica del nuovo fondo europeo salva-Stati chiedendo garanzie su Patto di stabilit\u00e0 e unione bancaria. Dall&#8217;altro, il Pnrr, con la Commissione Ue che non ha ancora sbloccato la terza rata di pagamenti, e che, per farlo, avrebbe proposto di ridurre l&#8217;assegno rispetto ai 19 miliardi richiesti dall&#8217;Italia. Proposta che l&#8217;esecutivo di Giorgia Meloni avrebbe rifiutato seccamente per timore di &#8220;danni alla propria reputazione internazionale&#8221; e delle &#8220;polemiche politiche interne&#8221;, scrive oggi il Foglio. La sensazione \u00e8 che sull&#8217;asse Roma-Bruxelles sia in atto una partita a scacchi sui dossier economici pi\u00f9 caldi. Se non uno scontro vero e proprio, di sicuro un braccio di ferro che rischia di rallentare gli investimenti del piano di ripresa italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il Pnrr a rilento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di sicuro, il ruolino di marcia del Pnrr nel 2023 sar\u00e0 decisamente pi\u00f9 lento di quanto pianificato dal precedente governo di Mario Draghi: la terza rata doveva essere saldata a febbraio, ma i dubbi della Commissione su alcuni progetti, come quelli per gli stadi di Firenze e Venezia, hanno portato Bruxelles a imbastire un supplemento di verifica sul piano italiano. La verifica e il confronto con il ministro Raffaele Fitto vanno avanti da quattro mesi, e la scorsa settimana sembrava che lo stallo fosse stato superato, tanto che lo stesso Fitto aveva fatto intendere che la rata sarebbe stata sbloccata in questi giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo il Foglio, la Commissione avrebbe proposto a Roma di ridurre il pagamento, in modo da concentrarsi sulla quarta rata, quella che, almeno da calendario, doveva essere richiesta dall&#8217;Italia entro giugno. Ma il governo, gi\u00e0 sotto il fuoco incrociato delle opposizioni e di diversi enti locali per la gestione del Pnrr, non avrebbe gradito quello che potrebbe sembrare uno schiaffo (o un buffetto) politico da parte di Bruxelles. Non \u00e8 un caso, forse, che alla vigilia del summit Ue di Bruxelles, Meloni abbia attaccato il commissario europeo Paolo Gentiloni, il quale aveva chiesto all&#8217;Italia maggiore rapidit\u00e0 nell&#8217;attuazione del piano di ripresa: &#8220;Il commissario dice che bisogna correre, ma se si fosse vigilato di pi\u00f9 in passato si farebbe pi\u00f9 velocemente&#8221;, ha detto la premier intervenendo mercoled\u00ec al Senato. Tradotto: perch\u00e9 l&#8217;Ue ci fa le pulci adesso e non le ha fatte prima quando al governo c&#8217;era Draghi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lo stallo sul Mes<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La risposta a questa domanda potrebbe essere cercata nell&#8217;altro stallo sull&#8217;asse Roma-Bruxelles, quello sul Mes. La maggioranza, in particolare FdI e Lega, sta facendo palesemente melina sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilit\u00e0, proponendo un rinvio di almeno 4 mesi dell&#8217;iter di ratifica, l&#8217;ultimo tassello per l&#8217;entrata in vigore del nuovo fondo salva-Stati. Per Meloni, l&#8217;ok al Mes avrebbe inevitabilmente un contraccolpo politico, dato che per anni si \u00e8 opposta a esso facendone uno dei suoi cavalli di battaglia. La premier sa che, dopo anni di trattative e di concessioni fatte all&#8217;Italia, la riforma non pu\u00f2 pi\u00f9 essere rimessa in discussione, perch\u00e9 ne andrebbe della credibilit\u00e0 del Paese. Ma in cambio del prezzo politico da pagare, Meloni vuole portare a casa risultati sulle altre, delicate partite aperte a Bruxelles sul fronte economico: la riforma del Patto di stabilit\u00e0 e il completamento dell&#8217;unione bancaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul Patto, i negoziati Ue sono di fatto bloccati con la Germania che chiede misure pi\u00f9 stringenti per spingere i Paesi a contenere i deficit e a ridurre il debito pubblico. Sul tavolo c&#8217;\u00e8 la proposta della Commissione, che invece darebbe all&#8217;Italia pi\u00f9 tempo per affrontare il suo indebitamento e che \u00e8 appoggiata dalla Francia. Le divergenze tra Berlino e Parigi rischiano di far slittare la riforma al prossimo anno. Tempi ancora pi\u00f9 lunghi si prevedono per il completamento dell&#8217;unione bancaria, ossia il pacchetto di regole che l&#8217;Ue sta costruendo da qualche anno per affrontare in modo congiunto e solidale eventuali crisi bancarie. In questo pacchetto, manca ancora l&#8217;Edis, un fondo di garanzia alimentato dai soldi di tutte le banche europee per garantire i depositi di tutti i correntisti dell&#8217;Ue: in sostanza, se una banca fallisce in Italia, a garantire i depositi dei suoi clienti ci sar\u00e0 anche l&#8217;Edis, con i soldi, mettiamo, degli istituti tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Cosa c&#8217;entrano le banche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per anni, l&#8217;Edis \u00e8 stato bloccato da Germania e frugali: se si devono condividere i rischi, \u00e8 stata la loro tesi, bisogna allora prima ridurre questi rischi. Una frase spot che aveva come riferimento la montagna di crediti deteriorati delle banche italiane, ossia prestiti concessi dai nostri istituti che non venivano pi\u00f9 rimborsati. Tra il 2016 e il 2022, le banche italiane hanno mantenuto la promessa: se sette anni fa i crediti deteriorati ammontavano a circa 300 miliardi, oggi si aggirano sui 70. Ecco perch\u00e9, su questo punto, la premier Meloni pu\u00f2 rivendicare che il nostro Paese i compiti a casa li ha fatti, e che adesso tocca agli altri rispettare gli accordi, sbloccando l&#8217;Edis. &#8220;Perch\u00e9 chiedete a me di fare in fretta sul Mes, se perdete ancora tempo sull&#8217;Edis?&#8221;, potrebbe dire la leader italiana a chi in Europa la pressa per ratificare il fondo salva-Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La partita dell&#8217;Italia con Bruxelles e i governi Ue, dunque, si gioca (e non da oggi) su questi tre dossier (Mes, Patto di stabilit\u00e0 e unione bancaria). Ma Meloni ha anche la gatta da pelare del Pnrr. Per ora, la Commissione e la premier tengono a sottolineare che le discussioni sulla terza rata proseguono &#8220;in modo costruttivo&#8221;. Ma in tanti, dietro le quinte, sostengono che i toni sono tutt&#8217;altro che teneri. In ballo non ci sono solo i 19 miliardi richiesti a febbraio, ma soprattutto il futuro del Pnrr, compresa la revisione dei progetti e, spera Meloni, l&#8217;allungamento dei tempi per la spesa dei fondi e l&#8217;adozione delle riforme connesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/europa.today.it\/attualita\/conti-correnti-stallo-mes-pnrr.html\">https:\/\/europa.today.it\/attualita\/conti-correnti-stallo-mes-pnrr.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TODAY (Dario Prestigiacomo) Roma attende ancora il via libera ai 19 miliardi della terza rata del piano di rilancio. Mentre a Bruxelles, crescono le pressioni sull&#8217;Italia perch\u00e9 ratifichi il fondo salva-Stati. In mezzo, Patto di stabilit\u00e0 e unione bancaria Stallo contro stallo, ricatto contro schiaffo politico. 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