{"id":80318,"date":"2023-07-07T08:34:13","date_gmt":"2023-07-07T06:34:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80318"},"modified":"2023-07-04T10:38:18","modified_gmt":"2023-07-04T08:38:18","slug":"come-si-fa-un-movimento-lezioni-francesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80318","title":{"rendered":"Come si fa un movimento: lezioni francesi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Marco Spagnuolo)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/6_T2particolare-1040x585.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"postshare\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_24 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/come-si-fa-un-movimento-lezioni-francesi\/\" data-a2a-title=\"Come si fa un movimento: lezioni francesi\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>Sono passati ormai quattro mesi dall\u2019inizio della mobilitazione contro la riforma delle pensioni in Francia. Si tratta del pi\u00f9 grande movimento francese dal 1995, all\u2019epoca della mobilitazione contro un\u2019altra riforma delle pensioni, quella volta promossa dal governo repubblicano di Alain Jupp\u00e9. Allora l\u2019ondata di scioperi si scagli\u00f2 contro l\u2019allungamento dell\u2019et\u00e0 contributiva da 37,5 a 40 annualit\u00e0 e lo slittamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile da 60 a 62 anni. Quest\u2019ultimo punto avr\u00e0 forza di legge solo nel 2010, sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy. L\u2019attuale governo, guidato da Elisabeth Borne, ha proposto di aumentare di altri due anni l\u2019et\u00e0 pensionabile, portando a 43 anni la quota contributiva obbligatoria.<\/p>\n<p>Il governo Borne ha motivato l\u2019urgenza della riforma con un deficit di 10 miliardi, che sar\u00e0 raggiunto nel 2027 e che entro il 2030 potrebbe arrivare alla soglia di 13 miliardi e 500 milioni. Questo vuoto di bilancio per\u00f2 \u00e8 stato causato proprio durante questa e la scorsa presidenza di Emmanuel Macron. La soppressione della tassa sul valore aggiunto delle imprese nel 2023 e nel 2024, dimezzata invece gi\u00e0 dal 2021, \u00e8 costata pi\u00f9 di 16 miliardi e avrebbe potuto ampiamente coprire il fabbisogno denunciato dal governo. L\u2019<em>Osservatorio della giustizia fiscale<\/em>, creato dall\u2019<em>Association pour la taxation des transactions financi\u00e8res et pour l\u2019action citoyenne<\/em>\u00a0(ATTAC), ha avanzato altre quattro controproposte per finanziare altrimenti il sistema pensionistico: la sostituzione dell\u2019imposta sulla fortuna immobiliare (circa 2 miliardi) con un\u2019imposta di solidariet\u00e0 sulla ricchezza (tra i 9 e i 12 miliardi); la soppressione della\u00a0<em>flat-tax<\/em>\u00a0per rendere imponibile l\u2019insieme dei redditi finanziari aggiustandoli all\u2019aliquota sul reddito (tra i 2 e i 5 miliardi in pi\u00f9); il rafforzamento dei mezzi contro l\u2019evasione fiscale (tra gli 80 e i 100 miliardi all\u2019anno) per aumentare i risultati dei controlli fiscali (circa 15 miliardi all\u2019anno); la riduzione del numero delle agevolazioni fiscali (sono ben 90 i miliardi andati in fumo nel 2023 grazie a queste scorciatoie).<\/p>\n<p>La riforma delle pensioni e la contestazione in corso non riguardano quindi, come invece si ripete spesso, una semplice questione di due anni in pi\u00f9 o in meno, a fronte di paesi come l\u2019Italia in cui l\u2019et\u00e0 minima \u00e8 di 67 anni. Lo scontro \u00e8 interamente politico ed esistenziale, come ha spiegato Jean-Luc M\u00e9lenchon, presidente de\u00a0<em>La France insoumise<\/em>\u00a0(LFI): \u00abIl tempo non \u00e8 solo il tempo forzato che \u00e8 socialmente utile, il tempo di lavoro, ma \u00e8 anche il tempo libero, della vita di cui disponiamo noi stessi, in cui decidiamo noi stessi di ci\u00f2 che ne faremo\u00bb. Nel suo intervento del 21 gennaio scorso, il segretario di LFI ha rivendicato il \u00abvivere umanamente e socialmente, non per fare ci\u00f2 che altri hanno deciso per noi, ma ci\u00f2 che noi stessi abbiamo deciso di fare: vivere, amare, occuparsi della propria gente, leggere delle poesie, dipingere, cantare o anche non fare nulla\u00bb. E ha spiegato la logica neoliberale sottesa da questa riforma: \u00abE loro che vogliono fare? Quel che fanno sempre, trasformare ogni cosa vivente o inanimata in merce. Ebbene, i due anni che vogliono rubarvi non faranno lavorare una sola persona di pi\u00f9, lo so bene; ci saranno pi\u00f9 disoccupati, pi\u00f9 malati, ma soprattutto ci sar\u00e0 meno vita\u00bb. Non si tratta quindi di \u201cdue anni in pi\u00f9 o due anni in meno\u201d, ma della difesa di una vita liberata dal lavoro che \u00ab[i ricchi] vogliono mercificare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019intersindacale inedita: tra ampiezza quantitativa e limiti qualitativi<\/strong><\/p>\n<p>Al momento in cui scriviamo, si contano dodici giornate di scioperi indetti dal fronte sindacale. Per la prima volta dopo tanti anni, i sindacati sono uniti ormai da quattro mesi contro la riforma. Compresa la\u00a0<em>Conf\u00e9d\u00e9ration fran\u00e7aise d\u00e9mocratique du travail<\/em>\u00a0(CFDT), che si era distinta nelle scorse mobilitazioni contro le riforme delle pensioni proprio per l\u2019appoggio ai governi precedenti. Il 13 aprile, data del dodicesimo sciopero unitario, il segretario della CFDT Laurent Berger ha annunciato che il sindacato sar\u00e0 presente per la prima volta al primo maggio per \u00abuna grande festa popolare del lavoro\u00bb.<\/p>\n<p>Per quanto importante e inedita nella sua ampiezza, l\u2019intersindacale non \u00e8 stata per\u00f2 in grado di generalizzare lo sciopero. I riferimenti sono senza dubbio il 1968 e il pi\u00f9 vicino 1995, ma bisogna constatare una grande trasformazione del rapporto tra lavoratori e sindacalismo. Se nel 1968 il tasso di sindacalizzazione era al 18,3% e poi al 19% nell\u2019anno successivo, ad oggi i lavoratori sindacalizzati superano di poco il 10% mentre nel solo settore privato ci si ferma al 7,8%. Questi dati non spiegano da soli il paradosso tra larghezza dell\u2019intersindacale e mancanza di uno sciopero generale, ma aiutano comunque a dar conto della bassa mobilitazione soprattutto nei settori privati. Un altro problema deriva piuttosto dalla stanchezza dei settori trainanti nelle scorse mobilitazioni, come i trasporti, che non intraprendono lo sciopero generale nel loro settore aspettando che ora siano altri a fare una prima mossa.<\/p>\n<p>Nel frattempo, le basi dei sindacati di sinistra come la CGT (<em>Conf\u00e9d\u00e9ration g\u00e9n\u00e9rale du travail<\/em>) e\u00a0<em>Solidaires<\/em>\u00a0spingono per un\u2019autonomia delle loro organizzazioni rispetto alle strategie dell\u2019intersindacale. \u00c8 stata proprio la creativit\u00e0 militante e la tenacia delle basi ad aver forzato, tra fine febbraio e inizio marzo, il passaggio di qualit\u00e0 verso lo sciopero a oltranza secondo la formula della\u00a0<em>gr\u00e8ve reconductible<\/em>. Per dodici settimane si \u00e8 cos\u00ec votata, nelle assemblee generali delle basi sindacali, la riconduzione dello sciopero per la settimana consecutiva. Uno degli effetti pi\u00f9 visibili della creativit\u00e0 militante delle basi sindacali \u00e8 stato lo sciopero parigino nel settore dei rifiuti che ha riempito di spazzatura le strade della capitale per 23 giorni consecutivi fino al 29 marzo, d\u2019altronde molto utile per le manifestazioni non autorizzate e la costruzione di barricate \u201cincendiarie\u201d. Alla vigilia della riunione del Consiglio costituzionale, la CGT del settore ha rilanciato l\u2019iniziativa di uno sciopero a oltranza, definendolo un \u00abatto 2\u00bb per \u00abtrasformare le strade della capitale in una discarica pubblica fino al ritiro della riforma\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in casa CGT che questa spinta soggettiva delle basi si \u00e8 fatta sentire, durante il congresso nazionale a fine marzo. Il bilancio politico dello scorso mandato, presentato dalla direzione uscente, \u00e8 stato rifiutato dai delegati. In un clima generale di contestazione della linea pacificante di Philippe Martinez (segretario uscente), il congresso CGT ha scomunicato la candidatura proposta dalla centrale, Marie Buisson, a favore di Sophie Binet. Prima segretaria donna dal 1895 e sostenitrice di un \u00abfemminismo di classe\u00bb per un sindacato intersezionale, Binet ha rilanciato la rivendicazione della settimana lavorativa di 4 giorni e ha chiarito da subito la sua linea: lo sciopero come arma principale della classe. La nuova direzione della CGT potrebbe segnare quindi un cambio di paradigma rispetto ai rapporti con l\u2019intersindacale, elaborando una nuova strategia da intraprendere per una generalizzazione dello sciopero.<\/p>\n<p><strong>\u00abLa jeunesse est dans la rue\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Vista dall\u2019Italia, salta subito all\u2019occhio una particolarit\u00e0 di questa mobilitazione: la capacit\u00e0 collettiva, di massa, di uscire dalla semplice contestazione di una misura governamentale per estendere una critica\u00a0<em>politica<\/em>\u00a0all\u2019intero sistema che essa esprime. Lo si era gi\u00e0 visto con il movimento dei\u00a0<em>gilets jaunes<\/em>, partito dall\u2019esplosione nelle provincie pi\u00f9 remote dell\u2019esagono contro il caro-benzina ed estesosi a macchia d\u2019olio fino a \u00abvolerla far finita con la Macronia\u00bb. \u00c8 in questa prospettiva che vanno letti questi primi quattro mesi di mobilitazione. La risposta immediata alla riforma \u00e8 stata difensiva e ha serrato le file di un\u2019intersindacale inedita. Questa posizione \u00e8 stata mantenuta fino al 16 marzo, quando il governo Borne, su consiglio neanche tanto velato di Macron, ha proceduto a far \u00abpassare con forza\u00bb la riforma con il ricorso al comma 3 dell\u2019articolo 49 della Costituzione francese: la votazione in Parlamento \u00e8 stata annullata e il governo ha potuto procedere con un decreto. In quel momento, Place de la Concorde era piena fino all\u2019orlo, divisa dal Parlamento da un ponte interamente militarizzato. La notizia dell\u2019applicazione autoritaria della legge innesc\u00f2 il\u00a0<em>salto di qualit\u00e0\u00a0<\/em>nel movimento, liberando la spinta soggettiva delle basi sindacali raggiunte dagli studenti. Si sparse la parola d\u2019ordine della\u00a0<em>presa della Concorde<\/em>\u00a0e decine di cortei non autorizzati (<em>manifs sauvages<\/em>) partirono per tutta la capitale fino a tarda notte.<\/p>\n<p>Questo salto di qualit\u00e0, che ha segnato il ritorno quotidiano delle\u00a0<em>sauvages<\/em>\u00a0nelle maggiori citt\u00e0 francesi, si lega a una creativit\u00e0 simbolica e comunicativa del movimento, che ha per\u00f2 anche un valore\u00a0<em>politico<\/em>\u00a0fondamentale: creare convergenze fra soggettivit\u00e0 altrimenti separate e sviluppare un discorso politico intersezionale. A questo proposito, il\u00a0<em>pink bloc<\/em>, nato a Praga nel 2000 col movimento altermondialista, sta assumendo un\u2019importanza strategica crescente. In Francia, si \u00e8 affacciato per la prima volta nel 2010 proprio contro la precedente riforma delle pensioni e poi nel 2016 nel quadro della\u00a0<em>Loi travail<\/em>. In questo momento, lo spezzone\u00a0<em>pink bloc<\/em>\u00a0si va ingrossando \u00abper non subire pi\u00f9 sessismo, omofobia e transfobia nei nostri luoghi di lavoro\u00bb.<\/p>\n<p>La politica di intersezionalit\u00e0 e convergenza \u00e8 condotta anche da altri due gruppi: le\u00a0<em>Rosies<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Alternatiba<\/em>. Di quest\u2019ultima si \u00e8 sentito molto parlare anche in Italia, grazie alla figura eccentrica di Mathilde Caillard, assistente parlamentare che si \u00e8 distinta per i suoi balli in cui rilanciava le parole d\u2019ordine sulle note della techno. Le sue performance, ha spiegato all\u2019emittente\u00a0<em>BFMtv<\/em>, \u00abpermettono alle persone di riconnettersi con la lotta e di aver voglia di raggiungerla\u00bb. Una simile iniziativa \u00e8 proposta dalle\u00a0<em>Rosies<\/em>, un collettivo femminista di ATTAC, che propone la danza delle lavoratrici-zombies di cui riportiamo il ritornello: \u00abvivere in buona salute \/ con loro non \u00e8 possibile \/ per i ricchi \u00e8 ok\u2026 \/ ma i precari creperanno \/ noi vogliamo vivere \/ non solo sopravvivere \/ vivere dignitosamente \/ vivere decentemente\u00bb.<\/p>\n<p>Questi gruppi svolgono una vera e propria funzione politica, non solo comunicando i temi di movimento ma anche dando una concezione festiva e gioiosa dell\u2019impegno politico. Un altro esempio di questo tipo \u00e8 il\u00a0<em>block challenge<\/em>, una sfida social lanciata da Louis Boyard, il parlamentare pi\u00f9 giovane della LFI (21 anni al suo ingresso). Il deputato ha invitato gli studenti liceali a bloccare i loro istituti, promettendo di scegliere a sorte un gruppo da portare in Parlamento per esporre i problemi della scuola. L\u2019iniziativa dei blocchi di licei e facolt\u00e0 non \u00e8 dipesa certo da questa\u00a0<em>challenge<\/em>, che per\u00f2 ha sicuramente incentivato molti a impegnarsi anche solo per vedere i propri video rilanciati sui canali social di un deputato. In ogni caso, tra la trovata di Boyard e la provocazione del 16 marzo, gli studenti hanno raggiunto in maniera massiccia il movimento riportando in auge le\u00a0<em>sauvages<\/em>. Nel frattempo, si \u00e8 costituito un coordinamento autonomo liceale, il MALA (<em>Mouvement d\u2019action des lyc\u00e9es autonomes<\/em>) che ha lanciato la prima\u00a0<em>sauvage<\/em>\u00a0interamente liceale durante la manifestazione del 13 aprile. Nel suo comunicato si legge la necessit\u00e0 di fare del movimento un \u00ab49.3 popolare per trasformare il destino di un mondo che distrugge i nostri genitori e uccide per dei bacini di stoccaggio dell\u2019acqua\u00bb, in riferimento ai duri scontri a Sainte Soline in cui pi\u00f9 di 300 persone sono state ferite dalle duemila granate lanciate dalla polizia (dati della\u00a0<em>Lega dei diritti dell\u2019uomo<\/em>), che hanno portato in coma due manifestanti. E aggiungono: \u00abvogliono spegnerci con Parcoursup che limita le nostre scelte, ci obbliga a sottometterci agli algoritmi del capitalismo\u00bb. La partecipazione studentesca non \u00e8 dunque solo di supporto contro le riforme, ma anche di convergenza fra il mondo dell\u2019istruzione e della ricerca e quello del lavoro. Il discorso sulla vita liberata di M\u00e9lenchon \u00e8 in questo caso declinato nei termini di una vita liberata dagli algoritmi di due piattaforme (<em>Parcoursup<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Trouve mon master<\/em>) che nascondono dietro processi informatizzati e \u00abanonimi\u00bb tutta la violenza della selezione sociale, rispettivamente all\u2019ingresso nei corsi triennali e nei corsi magistrali in universit\u00e0.\u00a0<em>Parcoursup<\/em>, lanciata nel 2018 con la legge \u00abOrientamento e riuscita degli studenti\u00bb, e\u00a0<em>Trouve mon master<\/em>, creata nel 2017 come portale ministeriale di informazione sulle lauree magistrali, sono due piattaforme di iscrizione alle universit\u00e0 francesi, rispettivamente per le lauree triennali e magistrali. Gli studenti che vogliono iscriversi alle universit\u00e0 francesi sono obbligati a passare da\u00a0<em>Parcoursup\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Trouve mon master<\/em>, che nascondono dietro la neutralit\u00e0 algoritmica la violentissima selezione sociale promossa dalla riforma del 2018. Si tratta di due macchine infernali in cui gli studenti e le loro famiglie sono sottoposti a un regime di stress e umiliazione durante dei mesi interi. Per le iscrizioni in triennale, sono disponibili fino a dieci candidature, mentre per i master si arriva fino a quindici opzioni. In questa maniera, la pressione della selezione sociale si traduce in ingiunzione a differenziare le proprie scelte di percorso universitario sia verso diversi istituti sia verso indirizzi spesso lontani dai desideri di studenti e famiglie.<\/p>\n<p><strong>Il grande interrogativo dopo l\u2019adozione della riforma<\/strong><\/p>\n<p>Sotto la spinta del movimento e di una contestazione diffusa (si parla del 94% degli attivi), la riforma ha dovuto arrestarsi e passare nelle mani del Consiglio costituzionale che si \u00e8 riunito il 14 aprile. Dieci professori di diritto pubblico dell\u2019Universit\u00e0 Paris-Nanterre hanno diffuso nei giorni precedenti un comunicato spiegando le ragioni dell\u2019incostituzionalit\u00e0 della procedura adottata dal governo, che ha presentato la riforma come \u00abuna legge per il finanziamento del welfare\u00bb. Questo avrebbe dovuto far discutere la legge prima dell\u2019emissione della finanziaria, di solito votata tra ottobre e dicembre. Perci\u00f2 il ricorso al comma 1 dell\u2019articolo 47 della Costituzione, impiegato in virt\u00f9 di questo bizzarro inquadramento giuridico, sarebbe ingiustificato e antidemocratico. Questo comma prevede una procedura molto serrata: il dibattito parlamentare ha ruotato attorno al solo testo presentato dal governo ed \u00e8 durato circa venti giorni, superati i quali il governo ha inviato il testo direttamente al Senato che ne ha potuto discutere per soli quindici giorni. Superati i cinquanta giorni complessivi, se il parlamento non si fosse pronunciato, il governo avrebbe potuto adottare il testo a colpi di decreti separati. Tuttavia, mancavano ancora molti giorni a questa scadenza quando il 16 marzo il governo, ricordano i professori nel loro comunicato, \u00abha preferito tagliare corto e usare il famoso articolo 49, comma 3\u00bb per far passare la riforma.Il Consiglio costituzionale ha per\u00f2 legittimato la riforma e ha rigettato la proposta di un referendum abrogativo d\u2019iniziativa condivisa presentato da 252 parlamentari. Nella notte tra il 14 e il 15 marzo, mentre Macron si affrettava a firmare la riforma, le principali citt\u00e0 francesi sono state messe a ferro e fuoco. Ora che la riforma \u00e8 legge, nelle centrali sindacali cos\u00ec come nelle associazioni e nei collettivi universitari e liceali ci si pone il problema di come continuare la mobilitazione che \u00e8 sempre pi\u00f9 un movimento contro la\u00a0<em>Macronia<\/em>. Una delle prospettive \u00e8 la creazione di una nuova dialettica fra movimenti e istituzioni, che sia in grado di esprimere la creativit\u00e0 istituzionale di questo movimento. Una strategia che si urta frontalmente con l\u2019evitamento sistematico dei corpi intermedi e delle istituzioni democratiche, Parlamento incluso, promosso dalla politica governamentale di Macron. Questo allargamento del fronte di mobilitazione potrebbe rilanciare il progetto, proposto da LFI, di una costituente popolare per una VI Repubblica. Tutti interrogativi aperti a cui il movimento \u00e8 chiamato a rispondere nei prossimi mesi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/come-si-fa-un-movimento-lezioni-francesi\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/come-si-fa-un-movimento-lezioni-francesi\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Marco Spagnuolo) Sono passati ormai quattro mesi dall\u2019inizio della mobilitazione contro la riforma delle pensioni in Francia. Si tratta del pi\u00f9 grande movimento francese dal 1995, all\u2019epoca della mobilitazione contro un\u2019altra riforma delle pensioni, quella volta promossa dal governo repubblicano di Alain Jupp\u00e9. Allora l\u2019ondata di scioperi si scagli\u00f2 contro l\u2019allungamento dell\u2019et\u00e0 contributiva da 37,5 a 40 annualit\u00e0 e lo slittamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile da 60 a 62 anni. 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