{"id":80502,"date":"2023-07-13T09:00:13","date_gmt":"2023-07-13T07:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80502"},"modified":"2023-07-12T23:03:34","modified_gmt":"2023-07-12T21:03:34","slug":"riflessioni-di-una-cameriera-contro-loperaiolatria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80502","title":{"rendered":"Riflessioni di una cameriera. Contro l&#8217;operaiolatria"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA CITT\u00e0 FUTURA (di Eliana Catte)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-80503 size-medium\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/042cba1eb77771ffb02fa07fbabfc93e_XL-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/042cba1eb77771ffb02fa07fbabfc93e_XL-300x180.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/042cba1eb77771ffb02fa07fbabfc93e_XL-768x461.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/042cba1eb77771ffb02fa07fbabfc93e_XL.jpg 770w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><em>La condizione dei lavoratori e il loro mancato riconoscimento sociale a causa della strafottenza e della volgarit\u00e0 dell\u2019alta borghesia osannata dai media<\/em><\/p>\n<p>Quando si emigra, tornano in mente alcuni aspetti della cultura popolare che si tendeva ad ignorare vivendo nel proprio ambiente natio.<\/p>\n<p>Succede cos\u00ec che si ricordino canzoni come quella di Sergio Endrigo, in grado di dipingere con due pennellate il quadro della stragrande maggioranza delle realt\u00e0 dalle quali intere generazioni decidono di andare via: &#8220;Io sono nato in un dolce paese\/ Dove chi sbaglia non paga le spese\/ Dove chi grida pi\u00f9 forte ha ragione\/ Tanto c\u2019\u00e8 il sole ed il mare blu&#8221; [1].<\/p>\n<p>Perch\u00e9 appare giusto e sacrosanto seguire il consiglio del professore universitario contro i vecchi dinosauri de\u00a0<i>La Meglio Giovent\u00f9<\/i>, allontanatosi da un Paese che promette ma non mantiene, sacrificando sull&#8217;altare dei vacui valori di patria gli investimenti sulla formazione e lo studio fatti dai giovani nati in famiglie non influenti alla ricerca della loro emancipazione di classe. Pure altrettanto concreto \u00e8 il rovescio della medaglia con le difficolt\u00e0 legate all&#8217;emigrazione ed all&#8217;infinita gavetta che ancora comporta.<\/p>\n<p>Simone Weil, filosofa ed insegnante francese, scrisse\u00a0<i>La condizione operaia<\/i>\u00a0come summa degli appunti e delle riflessioni sull&#8217;esperienza diretta da lei compiuta nelle vesti di operaia in una fabbrica metallurgica, la Renault parigina.<\/p>\n<p>Le sue parole restano per\u00f2 troppo spesso citate quasi esclusivamente dentro circoli composti da pochi soggetti politicizzati ed attivi e mai abbastanza propagandate oltre, nel sistema produttivo basato sullo sfruttamento capitalista.<\/p>\n<p>L&#8217;eterna validit\u00e0 di questi contenuti \u00e8 immediatamente verificabile, nonch\u00e9 tristemente indicativa della ciclicit\u00e0 della storia produttiva nella contesa del potere tra coloro che lo esercitano, i padroni delle aziende e delle attivit\u00e0, e i lavoratori dipendenti che lo subiscono. Cos\u00ec come divaricato \u00e8 l&#8217;oggetto dello stesso che se, per i primi, \u00e8 il mero profitto, per i secondi \u00e8 incarnato dai bisogni soddisfatti o dall&#8217;illusione dei sogni comprati a rate.<\/p>\n<p>&#8220;Mentre questi moventi occupano l\u2019anima, il pensiero si contrae su un punto del tempo, per evitare la sofferenza, e la coscienza si spegne, per quanto almeno lo consentano le necessit\u00e0 del lavoro. Una forza quasi irresistibile, paragonabile alla pesantezza, impedisce allora di avvertire la presenza d\u2019altri esseri umani che soffrono, anch\u2019essi, accanto a te; \u00e8 quasi impossibile non diventare indifferenti e brutali come il sistema nel quale si \u00e8 invischiati, e, reciprocamente, la brutalit\u00e0 del sistema \u00e8 riflessa e resa sensibile dai gesti, dagli sguardi, dalle parole di chi ci sta intorno. Dopo una giornata passata cos\u00ec, un operaio si lamenta di una sola cosa, lamento che non giunge alle orecchie degli uomini estranei a quella condizione e che non direbbe loro nulla anche se vi giungesse: ho trovato lungo il tempo&#8221; [2].<\/p>\n<p>Nelle vesti di cameriera, capita di servire altre persone che prendono la denominazione di &#8220;clienti&#8221;. Anche solo per l&#8217;uso di questa parola cos\u00ec cara al capitalismo, verrebbe istintivo sentirsi alienati sino alla nausea quando, nella tragicommedia della quotidianit\u00e0, capita persino di imbattersi in alcuni avventori che intavolino discorsi politicamente impegnati sulla \u201cemancipazione femminile come aspetto fondamentale della battaglia ucraina contro la Russia\u201c esprimendo contemporaneamente la loro stizza per il disturbo arrecato dalla cameriera che svolge il suo compito obbligato di sparecchiare e pulire anche il loro tavolo.<\/p>\n<p>La teoria, come sosteneva Gramsci, non \u00e8 scindibile dalla prassi: per questa ragione, quando si lavora dietro le quinte della societ\u00e0, svolgendo lavori manuali che tutti i liberali descrivono come indispensabili alla crescita umana ma che nessuno di loro sembra voler svolgere, impegnati come sono ad indirizzare il loro disprezzo verso gli ultimi, dai disoccupati pi\u00f9 qualificati di loro ai meno istruiti ma &#8220;truffatori pigri, beneficiati dal reddito di cittadinanza&#8221;, si osservano fenomeni sociali particolari.<\/p>\n<p>Secondo le parole di Silvano Agosti, &#8220;il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perch\u00e9 lo schiavo non \u00e8 tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non \u00e8 pi\u00f9 capace di immaginarsi la libert\u00e0&#8221; [3].<\/p>\n<p>Seguendo questo declivio, si \u00e8 dunque passati dal sacrosanto odio di classe, e dai suoi esimi esponenti teorico-pratici, al moderato dissenso di ceto, con tutto il suo codazzo di servi.<\/p>\n<p>Questi ultimi sono gli stessi in grado di trainare le folle a partire dall&#8217;alto della dimensione mediatica, sfilando come burattini ai pacchiani funerali pubblici di personaggi che hanno alimentato una china di delirante infotainment, quali Costanzo e Berlusconi.<\/p>\n<p>Questo tipo di mediaticit\u00e0 ha diffuso modelli che collidono con la quotidianit\u00e0 di lavori manuali ai quali, contemporaneamente ma paradossalmente, inneggiano coloro i quali non provengono certo da background di povert\u00e0 o privazioni di qualsivoglia tipo, non essendo discendenti di dinastie operaie o essi stessi operai, camerieri, lavapiatti, addetti alle consegne, freelance precari e pi\u00f9 mai-pagati che malpagati.<br \/>\nDifficilmente si possono infatti conciliare i dorati mondi venduti sui social, fatti di chirurgia plastica, capelli, unghie, ciglia ed altri orpelli fasulli, con la vita di ogni giorno dei lavoratori svuotati nell&#8217;anima e nelle carni ormai decadenti, esposte alle dermatiti da contatto a causa delle acque gelate, dei detersivi e degli additivi chimici, nonch\u00e9 afflitti dall&#8217;impossibilit\u00e0 di curarsi adeguatamente perch\u00e9 vessati dalla necessit\u00e0 di centellinare lo stipendio.<\/p>\n<p>Giacch\u00e9 &#8220;gli uomini non sono spiriti ma corpi in preda al bisogno&#8221;, come sosteneva il filosofo Sartre, la rivoluzione continuer\u00e0 ad essere considerata una questione riservata ai &#8220;romantici&#8221;, secondo il giornalista Deaglio, fintanto che la sinistra fa s\u00ec che scompaiano dapprima i temi e poi i veri e propri diritti sociali consentendo alle maggioranze parlamentari di sostituirli con fascismi concreti ed opponendovi solo un nebuloso moralismo d&#8217;accatto; oppure ancora dichiarazioni descritte dalla stampa come roboanti quando, invece, sono solo parodistiche, ed espongono una ridicola e peraltro oggettivamente infondata pretesa di superiorit\u00e0 intellettuale in base alla quale ognuno ammanta il niente di denominazioni anglofone, venendo meno alla propria funzione storica in favore dell&#8217;edonismo privato e del solipsismo sociale.<\/p>\n<p>Ci sono persone che non capiranno mai cosa significhi vivere da ultimi i quali solo in qualche caso, pi\u00f9 o meno fortuito, qualcuno salver\u00e0.<\/p>\n<p>Esistono infatti individui ciechi, sordi e muti alla societ\u00e0 che ne avranno schifo proprio perch\u00e9 composta da paria ai margini della loro vita o, per meglio dire, della\u00a0<i>bella<\/i>\u00a0<i>vita<\/i>\u00a0che intendono ostentare o far mantenere quale status alle persone che li attorniano e che, nemmeno tanto in fondo, loro disprezzano pure quanto gli altri.<\/p>\n<p>Sono uomini e donne che accalappiano una sistemazione di comodo, con i compagni di vita e i membri della famiglia che trascinano stancamente quasi fossero pezze tra le braccia di un bambino provato da un&#8217;intera giornata a scuola.<\/p>\n<p>Sono coloro che non capiscono come si possa finire ad essere gli\u00a0<i>ultimi<\/i>, gli\u00a0<i>intrusi<\/i>, i\u00a0<i>pupazzi<\/i>\u00a0<i>di nebbia<\/i>\u00a0in qualche struttura che li levi dalla strada perch\u00e9, secondo i loro limitati ragionamenti, &#8221;la colpa \u00e8 di chi non ha voglia di lavorare&#8221;.<\/p>\n<p>Per reagire alla rabbia prima che ci fonda lo stomaco e, per la troppa somatizzazione, infici le nostre funzionalit\u00e0 mentali, bisogna ricordare di essere diversi da certuni per il solo fatto di aver speso il proprio tempo a scegliere la qualit\u00e0 degli anticorpi contro la loro spasmodica ricerca di affermazione tramite il denaro e le scalate sociali.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, la borghesia \u00e8 entrata nella vita degli operai col controllo del loro tempo, la gestione della loro fatica e del loro valore economico &#8211; come al mercato delle vacche &#8211; anche grazie al suo pacchetto di finti sogni gi\u00e0 scassati o pronti per essere infranti.<\/p>\n<p>I padroni fregano la libert\u00e0 e gli istanti di vita mentre l\u2019operaio, che si identifica con la figura vincente del datore, accumula sogni rampanti, \u00e8 il venale del lusso degli outlet con grandi marche di seconda e fruscia mano ma a prezzi stracciati, e il materialista dello sballo alle feste degli stagionali in libera uscita.<\/p>\n<p>Vive di passioni tristi ed aspira litrate di frustrazioni accumulate tra casa e lavoro, lavoro e casa che, specie nelle gettonate mete d&#8217;emigrazione, spesso coincidono.<\/p>\n<p>La sua \u00e8 sopravvivenza ai limiti di una ribellione che ostenta ma non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>\u00c8 solo perfettamente incasellato tra gli alienati che, convinti di sfuggire al male che li stritola e rilascia triturati come gli ingranaggi di una catena di montaggio quotidianamente oliata da loro stessi, incombe nella cosificazione della sua persona aggiungendo altre cianfrusaglie, abitudini malsane e dipendenze.<\/p>\n<p>La vittima di una cocciuta operaiolatria, che livella tutti verso il basso, tenta di sfuggire alla scomodit\u00e0 del suo passato o alle ganasce della tradizione pur insistendo cocciutamente nel restare immersa dentro il suo stesso brodo di noia, tedio e male.<\/p>\n<p>Tuttavia, nel frattempo, la variegata classe operaia dei tempi moderni, che si \u00e8 lasciata convincere delle differenze tra un lavoratore e l&#8217;altro, come se non fossimo tutti accomunati dal lavoro dipendente e, quindi, sempre sotto padroni, parafrasando la poetessa Sylvia Plath, mangia &#8220;bugie e sorrisi&#8221;, nonostante sembri inesistente, poich\u00e9 le persone vivono in una dimensione completamente scissa da quella riportata dalla stampa mainstream, come dimostrano le ultime dichiarazioni rilasciate dall&#8217;attore e regista Claudio Amendola: \u201cfaccio fatica a trovare personale \u2013 per il suo nuovo ristorante recentemente aperto a Roma,\u00a0<i>ndr<\/i>\u00a0\u2013. Manca l&#8217;umilt\u00e0. Oggi i giovani non vogliono fare i lavori che facevamo noi. Si ambisce a lavori moderni, quelli da tastiera. Sudore e fatica fanno paura\u201c.<\/p>\n<p>Mentre in teatro e nelle produzioni indipendenti sopravvivono sceneggiature credibili, concrete e senza tempo, relative alla vita brutta, sporca e cattiva dei proletari che ancora esistono e lottano, contrariamente allo spettro di chi si definisce comunista per opportunismo, sostenendo poi pubblicamente Salvini o posizioni socio-politiche altrettanto deliranti come quelle riportate sopranzi, i media continuano ad alimentare le due velocit\u00e0 della quotidianit\u00e0 e dell&#8217;informazione perpetuando le sperequazioni economiche e le false invidie sociali, ma reali odii nei confronti dei privilegi ereditati e mai veramente n\u00e9 faticati n\u00e9, tanto meno, meritati.<\/p>\n<p>Concretamente, senza i &#8220;lavori da tastiera&#8221; ai quali allude il figlio d&#8217;arte, non esisterebbero le interviste come continua, martellante, tanto fastidiosa quanto inutile cassa di risonanza delle dichiarazioni dei prezzemolini della politica, ossia quelle rilasciate da tutti gli attori, artisti, scienziati, influencer e presunti personaggi che assurgono al pubblico rilievo per merito delle provocazioni rilanciate a mezzo stampa, radiotelevisivo e social dai giornalisti che, nel pieno della gavetta, sono pagati con un forfettario mensile insufficiente a pagare l&#8217;affitto di una stanza o direttamente 2 euro a pezzo, se e quando viene pubblicato dai dinosauri delle redazioni centrali.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, per campare, i pubblicisti, forzatamente freelance perch\u00e9 non contrattualizzati, debbono versare sudore, lacrime e sangue nello svolgimento di qualsiasi tipo di lavoro manuale che viene pubblicamente descritto sempre e solo dal punto di vista dei padroni delle attivit\u00e0 i quali, allo stesso modo, tendono a disporre delle intere vite dei dipendenti e che, soprattutto ultimamente, anche all&#8217;estero tendono a saturare i posti di lavoro, in special modo nella ristorazione, con gli apprendisti provenienti direttamente dalle scuole superiori e dagli istituti professionali \u2013 perch\u00e9 giovanissimi servi muti da sfruttare dietro un compenso nullo o quasi.<\/p>\n<p>Tuttavia, se non si lavora, si rimanda un&#8217;immagine di s\u00e9 perdente, volutamente ai margini, da aspirante barbone e totale nullafacente, arrogantemente chiuso nel suo sterile sapere umanistico che, al giorno d&#8217;oggi, rende quanto i sottobicchieri di feltro delle case borghesi coi divani incellophanati come i loro membri, davanti alla tv per sentire un&#8217;altra nostalgica telenovella.<\/p>\n<p>La disoccupazione, nella stragrande maggioranza dei casi, non \u00e8 certo una pigra attitudine dei singoli.<\/p>\n<p>L&#8217;individualismo spinto che si \u00e8 affermato non ha creato solo gli influencer &#8220;che ai miei tempi non c&#8217;erano perch\u00e9 si lavorava dai tredici anni e filare&#8221;, ma anche la netta convinzione secondo la quale chi non trova non cerchi o non si impegni a sufficienza in un percorso di reperimento che non ha niente a che vedere coi criteri produttivi ed occupazionali del dopoguerra, \u00e8 antiquato e inadeguato.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, nessuno obbliga qualcun altro a diventare imprenditore, n\u00e9 ad assumersi alcun rischio di impresa.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2 la visione generale, corroborata dall&#8217;infotainment martellante, continua a rimandare alla perdizione del lavoratore, dello studente o del disoccupato come possibile se non direttamente scontato e rigetta quello dell&#8217;imprenditore come se la chiusura di un&#8217;attivit\u00e0 o il fallimento non fossero ampiamente codificati dal diritto commerciale.<\/p>\n<p>Gli imprenditori continuano ad essere coloro che scelgono tutto \u2013 dal settore produttivo nel quale intendono inserirsi, ai macchinari, passando per la forza lavoro e la sua paga \u2013, pur non essendo coloro che, materialmente, producono.<\/p>\n<p>A farlo, in nome e per conto loro, sono i dipendenti.<\/p>\n<p>Su di loro ricadono obblighi verso l&#8217;impresa ed anche una serie di diritti, tra i quali non compare certo la richiesta degli impresari ai lavoratori &#8220;che dovrebbero mettersi una mano sul cuore prima che sul portafoglio&#8221;, come se i creatori dell&#8217;impresa badassero al sentimento e non ai profitti, dall&#8217;apertura fino alla liquidazione.<\/p>\n<p>Secondo le statistiche Ocse, nella fascia d&#8217;et\u00e0 compresa tra i 25 ed i 35 anni, l&#8217;Italia conta solo il 29% dei laureati, piazzandosi davanti solo alla Romania.<\/p>\n<p>Le statistiche ISTAT 2022 stimano invece come un giovane su 10, di et\u00e0 compresa tra i 18 ed i 24 anni, abbandoni gli studi \u2013 o sia costretto ad abbandonarli, per ragioni economiche, familiari, scolastiche e sociali \u2013 prima di ultimare le scuole superiori.<\/p>\n<p>La spesa pubblica italiana per l&#8217;istruzione resta tra le pi\u00f9 basse d&#8217;Europa, mentre \u00e8 altissimo il dato relativo alla quota di adulti, tra i 25 ed i 64 anni, in possesso di una sola licenza media, la cui percentuale \u00e8 stimata attorno al 37,4%.<\/p>\n<p>Tuttavia per l&#8217;illuminata classe politica nostrana, legittimata dagli stessi che fanno riservare qualsiasi posto di tirocinio o lavoro ai figli altrimenti destinati a perire per incapacit\u00e0 o inerzia, il Paese ha solamente bisogno di manodopera \u2013 questa s\u00ec, &#8220;a prezzi calmierati&#8221; \u2013 da importare soprattutto se quella sfornata col ricatto lavorativo dell&#8217;alternanza scuola-lavoro si rivelasse numericamente insufficiente per sopperire alle necessit\u00e0 produttive dei capitani d&#8217;industria.<\/p>\n<p>Prendendo come esempio le paradigmatiche dichiarazioni dello chef Borghese, secondo cui &#8220;lavorare per imparare non significa per forza essere pagati&#8221;, si pu\u00f2 giungere alla traduzione del pensiero padronale: ovvero, il figlio degli operai che abbia osato fuoriuscire dai binari storicamente tracciati per qualificarsi, si prepari a pagare lo scotto per non essersi fermato alla terza media della scuola dell&#8217;obbligo rivaleggiando e battendo, fino ed oltre la laurea, i figli fortunati ma incapaci di qualche\u00a0<i>papavero<\/i>\u00a0ancora influente.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 il potenziale professionista di origini proletarie rimarr\u00e0 legato al palo della formazione mai ultimata perch\u00e9 resa poi esclusiva, elitaria e inaccessibile, dovendo restare umilmente funzionale al soddisfacimento dei bisogni produttivi delle poche famiglie che si tramandano ricchezze e privilegi.<\/p>\n<p>Noi, camerieri, operai, rider, commessi, precari di qualsivoglia settore manuale ed intellettuale; i loro figli ereditieri di percorsi formativi ad hoc, stipendi da quadri dirigenti e lavori d&#8217;ufficio ma mai manuali, nemmeno per lo sbaglio di sporcarli con la gavetta, che solo gli ultimi come noi devono eternamente e vanamente fare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Note:<\/b><\/p>\n<p>[1] La strofa riportata \u00e8 tratta dalla canzone\u00a0<i>Il dolce paese<\/i>\u00a0di Sergio Endrigo, datata 1968.<\/p>\n<p>[2] Citazione tratta dal libro\u00a0<i>La condizione operaia<\/i>, scritto da Simone Weil (titolo originale\u00a0<i>La condition ouvri\u00e8re<\/i>): trattasi di una raccolta di appunti, lettere e saggi della filosofa francese, composti fra il 1933\/34 ed il 1942, e pubblicati postumi dalle \u00c9ditions Gallimard nel 1951. La prima edizione italiana \u00e8 quella tradotta da Franco Fortini per le Edizioni di Comunit\u00e0, Milano, 1952.<\/p>\n<p>[3] La frase virgolettata \u00e8 stata estrapolata dall&#8217;intervista allo scrittore, regista e poeta bresciano Silvano Agosti. Questa, nota col titolo\u00a0<i>Il discorso tipico dello schiavo<\/i>, \u00e8 reperibile al link<br \/>\n<a href=\"https:\/\/youtu.be\/CWhYGNq-hKg\">https:\/\/youtu.be\/CWhYGNq-hKg<\/a>.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/riflessioni-di-una-cameriera-contro-l-operaiolatria\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/editoriali\/riflessioni-di-una-cameriera-contro-l-operaiolatria<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA CITT\u00e0 FUTURA (di Eliana Catte) La condizione dei lavoratori e il loro mancato riconoscimento sociale a causa della strafottenza e della volgarit\u00e0 dell\u2019alta borghesia osannata dai media Quando si emigra, tornano in mente alcuni aspetti della cultura popolare che si tendeva ad ignorare vivendo nel proprio ambiente natio. Succede cos\u00ec che si ricordino canzoni come quella di Sergio Endrigo, in grado di dipingere con due pennellate il quadro della stragrande maggioranza delle realt\u00e0&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":47798,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/la-citt\u00e0-futura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-kWq","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80502"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=80502"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80502\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":80504,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80502\/revisions\/80504"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/47798"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=80502"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=80502"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=80502"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}