{"id":80527,"date":"2023-07-14T09:30:43","date_gmt":"2023-07-14T07:30:43","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80527"},"modified":"2023-07-13T19:18:13","modified_gmt":"2023-07-13T17:18:13","slug":"i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80527","title":{"rendered":"I limiti dello sviluppo turistico nel Mezzogiorno: il caso della Provincia di Lecce"},"content":{"rendered":"<p>DA *ECONOMIAePOLITICA (di <a class=\"author\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/author\/giorgio-colacchio\/\">Giorgio Colacchio<\/a>,\u00a0<a class=\"author\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/author\/guglielmo-forges-davanzati\/\">Guglielmo Forges Davanzati<\/a>,\u00a0<a class=\"author\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/author\/gianmarco-igino-scardino\/\">Gianmarco Igino Scardino<\/a>,\u00a0<a class=\"author\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/author\/luigino-sergio\/\">Luigino Sergio<\/a>,\u00a0<a class=\"author\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/author\/domenico-suppa\/\">Domenico Suppa<\/a>,\u00a0<a class=\"author\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/author\/davide-stasi\/\">Davide Stasi<\/a>)<\/p>\n<p><strong>1 \u2013 Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Lecce e la sua provincia hanno accelerato, negli ultimi decenni, una specializzazione produttiva basata sul turismo. Secondo gli ultimi dati rilasciati dal locale Osservatorio Economico Aforisma (2023) si rileva una significativa crescita del numero di imprese nel settore: le attivit\u00e0 di alloggio e di ristorazione sono quelle la cui numerosit\u00e0 \u00e8 maggiormente aumentata: da 4.143 (al 31 dicembre 2009) a 5.838 (al 31 maggio 2023), ovvero 1.695 in pi\u00f9, pari ad un incremento del 41 per cento.<\/p>\n<p>Nel 1870 la provincia di Lecce (il Salento nell\u2019accezione ristretta del termine) era pi\u00f9 industrializzata della provincia di Torino con un Pil industriale pari a quello di Milano. Poco meno del 20 per cento delle entrate monetarie italiane provenienti dall\u2019estero erano attribuibili al Grande Salento, che si presentava come una delle aree con la pi\u00f9 alta incidenza del settore secondario d\u2019Italia (Istituto Tagliacarne citato in Ragosta, 2013 p.21). Dal periodo postunitario a oggi, la citt\u00e0 di Lecce ha vissuto una lunga stagione di deindustrializzazione, con la parziale eccezione del periodo di insediamento e crescita del tessile-abbigliamento-calzature (Tac) nel polo di Casarano. I processi di delocalizzazione che hanno investito quel settore hanno accentuato il profilo della specializzazione agricola e soprattutto turistica dell\u2019area (e, pi\u00f9 in generale, del terziario non legato a insediamenti industriali). Incidentalmente, si osserva che questo andamento \u00e8 in linea con quello nazionale \u2013 con un forte ridimensionamento del sistema moda in termini di numero di addetti (pi\u00f9 che dimezzato dal 1980 al 2010): un\u2019attivit\u00e0 produttiva che continua a basarsi sul saper fare artigianale ritenuto essere una specificit\u00e0 dell\u2019industria italiana (Gallo, 2020, pp.83 ss.). L\u2019incremento dei flussi di arrivo nel Salento sono ormai non recenti e possono essere datati a partire dagli anni Novanta\u00a0<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Questa nota si propone di (i) dar conto del cambiamento strutturale determinatosi nel Salento a seguito dell\u2019aumento dei flussi turistici (ii) mostrare come il turismo si associ a bassa crescita economica, prevalentemente per le sole occupazioni di bassa qualifica. Questa analisi viene preceduta da considerazioni relative alla c.d. invenzione della tradizione e, dunque, dalla tesi per la quale la crescita del settore turistico, in quanto connessa con l\u2019uso della Storia locale per fini economici, \u00e8 indotta dalla \u201cclasse agiata\u201d locale per gestire il controllo sulla\u00a0<em>comunicazione nel e del territorio<\/em>. Questa modalit\u00e0 di comunicazione contribuisce a rafforzare la convinzione della\u00a0<em>unicit\u00e0 del luogo\u00a0<\/em>(soprattutto per quanto attiene alle bellezze paesaggistiche) e a ritardare,\u00a0<em>sotto il profilo culturale<\/em>, o finanche a rendere impossibile l\u2019attuazione di strategie alternative di sviluppo: ci\u00f2 spiega la sostanziale persistenza nel tempo di\u00a0<em>habits<\/em>\u00a0orientati alla\u00a0<em>conservazione\u00a0<\/em>dello status quo e comunque funzionali alla riproduzione della classe agiata locale nell\u2019accezione di Thorstein Veblen<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0(Conelli 2023; Forges Davanzati, 2006).<\/p>\n<p>L\u2019esposizione \u00e8 organizzata come segue. Il paragrafo 2 d\u00e0 conto delle trasformazioni dell\u2019economia salentina dal 2008 a oggi; nel paragrafo 3 ci si sofferma sulle tradizioni locali come strumento di attrazione turistica e, nel paragrafo 4, si fornisce un\u2019analisi della relazione fra turismo e sviluppo locale. Vengono poi presentate considerazioni conclusive.<\/p>\n<p><strong>2 \u2013 L\u2019economia salentina dalla crisi finanziaria del 2008 a oggi<\/strong><\/p>\n<p>Dalla grande recessione del biennio 2008-2009 \u2013 innescata dallo scoppio della bolla immobiliare americana, che provoc\u00f2 a catena una grave crisi finanziaria, con pesanti ripercussioni sulle economie di tutto il mondo \u2013 ad oggi, molto \u00e8 cambiato per l\u2019economia salentina.<\/p>\n<p>Aumentano le imprese nei settori della ricettivit\u00e0, della ristorazione, del terziario e dei servizi. In costante declino, invece, l\u2019agricoltura e il manifatturiero che ha sub\u00ecto maggiormente gli effetti dei rincari energetici, nonostante i provvedimenti adottati dal Governo al fine di mitigarne l\u2019impatto sui costi aziendali.<\/p>\n<p>Lo studio prende in esame tutte le imprese attive con sede legale nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto e iscritte nelle rispettive camere di commercio (ad eccezione di quelle inattive e di quelle sottoposte a procedure concorsuali).<\/p>\n<p>Nel lungo arco temporale che va dal 2009 ad oggi, il comparto primario ha il peggiore saldo: meno 5.479 attivit\u00e0, pari a una flessione del 17 per cento (dalle 32.131 imprese del 31 dicembre 2009 alle attuali 26.652 del 31 maggio scorso).<\/p>\n<p>Il manifatturiero ha perso 2.241 unit\u00e0 (dalle 12.270 del 31 dicembre 2009 alle 10.029 del 31 maggio scorso). I rincari dei prodotti energetici e delle altre materie prime hanno fatto crescere a tal punto i costi per le aziende che \u00e8 a rischio la loro stessa sopravvivenza. Se il manifatturiero non \u00e8 sparito, lo si deve soprattutto agli scambi commerciali, mentre resta debole la domanda interna. Ma \u00e8 bene precisare che l\u2019export \u00e8 cresciuto soprattutto in termini di valore, non in termini di prodotto. L\u2019incremento, infatti, \u00e8 solo nel valore, perch\u00e9 l\u2019inflazione ha incrementato i prezzi, ma il numero dei prodotti \u00e8 risultato inferiore a quello dell\u2019anno scorso. La graduale ripresa del Tac (tessile-abbigliamento-calzaturiero) dovrebbe interessare un numero maggiore di aziende per poter competere davvero sui mercati internazionali.<\/p>\n<p>Il commercio all\u2019ingrosso e al dettaglio resta sostanzialmente stabile: le tante chiusure dei negozi di vicinato sono compensate dalle aperture di nuove attivit\u00e0 di vendita a distanza e dalla nascita delle piattaforme di e-commerce.<\/p>\n<p>Il turismo si aggiudica la migliore performance nel lungo termine: le attivit\u00e0 di alloggio e ristorazione sono aumentate, infatti, di 3.640 unit\u00e0, pari a una crescita del 44 per cento (dalle 8.272 del 31 dicembre 2009 alle 11.912 del 31 maggio scorso). Seguono le agenzie di viaggio e di noleggio: +1.556, pari a un incremento del 58 per cento (da 2.661 del 31 dicembre 2009 a 4.217 del 31 maggio scorso).<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 professionali, scientifiche e tecniche continuano ad orientarsi verso forme imprenditoriali, grazie alla concessione dei vantaggi fiscali ed anche il settore delle costruzioni \u00e8 stato sostenuto dall\u2019introduzione di crescenti incentivi per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico. I bonus edilizi hanno sortito effetti positivi anche sulle compravendite residenziali, aumentando il numero delle transazioni immobiliari. Non solo hanno contribuito a limitare l\u2019impatto negativo della pandemia, ma hanno risvegliato un grande interesse verso i lavori volti all\u2019efficientamento energetico, dando una notevole spinta al mercato, quasi del tutto fermo durante la pandemia. Il superbonus e gli altri bonus edilizi hanno incentivato la nascita di nuove ditte di costruzioni. Gi\u00e0 durante la fase espansiva della pandemia gli ingranaggi dell\u2019economia hanno iniziato a procedere a velocit\u00e0 molto diverse: non tutti i settori arretravano e non tutti i territori registravano un saldo negativo delle imprese e degli addetti. Anzi, il Salento che \u00e8 stato un po\u2019 meno esposto alle conseguenze della pandemia ha visto crescere le attivit\u00e0 per una rapida diversificazione e per il ritorno dei flussi turistici. Anche le attivit\u00e0 che sembravano pi\u00f9 esposte alla crisi innescata dal Covid-19 hanno risentito meno degli effetti rispetto ad altri territori italiani. Sono emerse, tuttavia, rilevanti strozzature dal lato dell\u2019offerta in parte indotte dalla stessa rapidit\u00e0 della ripresa, per la scarsit\u00e0 di alcune materie prime e le note criticit\u00e0 nella logistica e nei trasporti.<\/p>\n<p>Questi i dati delle aziende attive, provincia per provincia. In provincia di Lecce, si contano 20.725 esercizi commerciali all\u2019ingrosso e al dettaglio; 9.897 ditte di costruzioni; 9.283 aziende agricole; 5.838 attivit\u00e0 di alloggio e ristorazione; 5.090 attivit\u00e0 manifatturiere; 3.441 altre attivit\u00e0 di servizi; 1.959 attivit\u00e0 di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese; 1.920 attivit\u00e0 professionali in forma imprenditoriale; 1.309 attivit\u00e0 finanziarie e assicurative; 1.282 attivit\u00e0 immobiliari; 1.152 ditte di trasporto e magazzinaggio; 1.076 servizi di informazione e comunicazione; 1.057 attivit\u00e0 artistiche, sportive e divertimento; 749 operano nella sanit\u00e0 e assistenza sociale; 407 nel campo dell\u2019istruzione e 373 non ancora classificate. Per un totale di 65.558 attivit\u00e0 al 31 maggio scorso.<\/p>\n<p>In provincia di Brindisi, si contano 9.711 esercizi commerciali all\u2019ingrosso e al dettaglio; 7.165 aziende agricole; 4.424 ditte di costruzioni; 2.725 attivit\u00e0 di alloggio e ristorazione; 2.116 attivit\u00e0 manifatturiere; 1.510 altre attivit\u00e0 di servizi; 1.007 attivit\u00e0 di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese; 882 attivit\u00e0 professionali in forma imprenditoriale; 771 ditte di trasporto e magazzinaggio; 569 attivit\u00e0 finanziarie e assicurative; 510 attivit\u00e0 immobiliari; 453 servizi di informazione e comunicazione; 346 attivit\u00e0 artistiche, sportive e divertimento; 304 operano nella sanit\u00e0 e assistenza sociale; 151 nel campo dell\u2019istruzione e 149 non ancora classificate. non ancora classificate. Per un totale di 32.793 attivit\u00e0 al 31 maggio scorso.<\/p>\n<p>In provincia di Taranto, si contano 12.709 esercizi commerciali all\u2019ingrosso e al dettaglio; 10.204 aziende agricole; 4.964 ditte di costruzioni; 3.349 attivit\u00e0 di alloggio e ristorazione; 2.823 attivit\u00e0 manifatturiere; 1.858 altre attivit\u00e0 di servizi; 1.318 attivit\u00e0 professionali in forma imprenditoriale; 1.251 attivit\u00e0 di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese; 947 ditte di trasporto e magazzinaggio; 898 attivit\u00e0 finanziarie e assicurative; 724 servizi di informazione e comunicazione; 701 attivit\u00e0 immobiliari; 542 attivit\u00e0 artistiche, sportive e divertimento; 401 operano nella sanit\u00e0 e assistenza sociale; 229 nel campo dell\u2019istruzione e 246 non ancora classificate. Per un totale di 43.164 attivit\u00e0 al 31 maggio scorso. L\u2019economia salentina, dunque, si sta trasformando con il passare del tempo:\u00a0<em>ha perso la vocazione agricola e manifatturiera industriale ed artigianale, mentre si \u00e8 ritagliato maggiore spazio il turismo, composto prevalentemente dalle attivit\u00e0 di alloggio e di ristorazione<\/em>\u00a0(Stasi, La Gazzetta del Mezzogiorno, 11 giugno 2023)\u00a0<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>Negli anni pi\u00f9 recenti, come documentato negli ultimi Rapporti di Banca d\u2019Italia (2022; 2023), il Salento \u2013 come, del resto, l\u2019intero Mezzogiorno \u2013 \u00e8 stato dentro una dinamica di\u00a0<em>doppia divergenza<\/em>: una divergenza\u00a0<em>fra\u00a0<\/em>Sud e Nord del Paese e una divergenza\u00a0<em>interna<\/em>\u00a0al Mezzogiorno, fra aree urbane e aree non urbane. Trattandosi di un territorio con poca urbanizzazione (la citt\u00e0 di Lecce conta circa 95mila abitanti), ha vissuto la crescente marginalizzazione delle \u201caree interne\u201d, che pare caratterizzare l\u2019intero continente europeo\u00a0<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14459\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/sviluppo-turistico-mezzogiorno_1.png\" alt=\"\" width=\"642\" height=\"818\" \/><figcaption>Figura 1 \u2013 Reddito pro capite comunale in Italia \u2013 Fonte MEF (2022)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p>La figura 1 illustra la situazione italiana in termini di Pil pro capite su base comunale, con gli ultimi dati disponibili post crisi sanitaria del Ministero dell\u2019Economia al 2022. Si evidenzia il fatto che pressoch\u00e9 tutti i comuni italiani con basso reddito sono localizzati nel Mezzogiorno. Le aree interne del Paese \u2013 tradizionalmente povere \u2013 sono comunque pi\u00f9 ricche della quasi totalit\u00e0 dei comuni meridionali.<\/p>\n<p>La Figura 2 d\u00e0 conto dell\u2019incidenza dei vari settori produttivi nella provincia di Lecce.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14460\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/sviluppo-turistico-mezzogiorno_2.png\" alt=\"\" width=\"1004\" height=\"811\" \/><figcaption>Figura 2: settori produttivi nella provincia di Lecce<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p><strong>3 \u2013 L\u2019invenzione della tradizione<\/strong><\/p>\n<p>Lo storico Erik J.<a>Hobsbawm<\/a>, in un celebre volume scritto con T. Ranger, ha rilevato che \u201cle \u2018tradizioni\u2019 che ci appaiono, o si pretendono, antiche hanno spesso un\u2019origine piuttosto recente, e talvolta sono inventate di sana pianta\u201d (Hobsbawm e Ranger 1983). La tesi di Hobsbawm \u00e8 stata discussa dalla rivista scientifica \u201cPast and Present\u201d, dando luogo a un interessante filone di ricerca storico-sociologica sulle \u201ctradizioni inventate\u201d. Si tratta di un approccio promettente anche per l\u2019analisi propriamente economica di Lecce e del Salento, dove \u2013 si assume qui come prima ipotesi di lavoro \u2013 l\u2019invenzione della tradizione appare riuscita ad opera delle \u00e8lites locali, in considerazione soprattutto dei suoi effetti istituzionali sugli\u00a0<em>habits of thought<\/em>. A Lecce e provincia la tradizione trova la sua\u00a0<em>ratio<\/em>\u00a0nella convenienza\u00a0delle\u00a0\u00e8lite locali ad appropriarsi\u00a0della\u00a0gran parte\u00a0delle\u00a0risorse derivanti in primis dai flussi turistici \u2013 si pensi, a titolo esemplificativo, agli alberghi, alla ristorazione, ai bed and breakfast creati nel centro storico da parte di famiglie borghesi del capoluogo \u2013 che, per\u00f2, vengono generati e preservati anche con il lavoro regolare di un ampio esercito di riserva costituito da giovani disponibili a offrire i loro servizi negli stabilimenti balneari, spesso in modo totalmente irregolare.\u00a0L\u2019operazione consiste nel trasmettere l\u2019idea estetizzante e ovattata dell\u2019unicit\u00e0 del luogo (idea che non sembra avere un riscontro fattuale) in termini di\u00a0tradizione\u00a0storica e di bellezze naturali e di prodotti artigianali e\u00a0della\u00a0cucina locale. Un dato essenziale, su questa questione, riguarda la circostanza che il turismo locale non \u00e8 legato (come, del resto, non lo \u00e8 il terziario) a processi di industrializzazione (v.\u00a0<em>infra,\u00a0<\/em>par.4). Non si tratta, dunque, di una domanda di lavoro aggiuntiva. L\u2019ampia disponibilit\u00e0 in loco di forza-lavoro giovane dipende dall\u2019elevata disoccupazione, a sua volta causata da una bassa domanda (sia interna, sia estera), molto dipendente dal sostanziale venir meno degli sbocchi occupazionali del pubblico impiego\u00a0<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p>A Lecce e provincia, il tasso di disoccupazione per la fascia d\u2019et\u00e0 15-64 anni si attesta al 10,7 per cento per gli uomini e al 16,5 per cento per le donne, traducendosi in una media provinciale del 13,1 per cento.<\/p>\n<p>Se invece prediamo a riferimento la fascia d\u2019et\u00e0 25-34 anni, il tasso di disoccupazione si attesta al 16,5 per cento per gli uomini e al 29,5 per cento per le donne, traducendosi in una media provinciale del 22,1 per cento (valori medi riferiti all\u2019anno 2022).<\/p>\n<p>La tradizione salentina \u00e8 stata prodotta da una straordinaria operazione di marketing che si \u00e8 realizzata nella seconda met\u00e0 degli anni Novanta, favorita da un\u2019eccezionale sinergia istituzionale fra Comune e Provincia di Lecce.<\/p>\n<p><strong>4 \u2013 Le criticit\u00e0 del turismo nel Salento<\/strong><\/p>\n<p>Quasi tutti i Paesi industrializzati \u2013 con alcune eccezioni (Germania e Cina, in primo luogo) \u2013 stanno vivendo una fase di de-industrializzazione. Non \u00e8, dunque, una sorpresa il fatto che le aree periferiche dello sviluppo globale vivano una stagione di aumento dell\u2019incidenza dei servizi sul Pil: e il turismo \u00e8 uno dei servizi pi\u00f9 diffusi, se non altro per le crescenti diseguaglianze distributive che caratterizzano questa fase storica nei Paesi OCSE.<\/p>\n<p>Negli ultimi venti anni, la Puglia \u2013 e ancora pi\u00f9 il Salento \u2013 ha accresciuto la sua dipendenza dal settore turistico pi\u00f9 del resto del Paese: l\u2019incidenza del turismo nella regione, nel periodo compreso fra il 1995 e il 2017, \u00e8 raddoppiata, raggiungendo il 4.2 per cento, a fronte di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto nel resto d\u2019Italia, dove la crescita del settore \u00e8 stata di due terzi pi\u00f9 bassa. Su fonte Unioncamere, l\u2019offerta turistica della regione Puglia \u00e8 caratterizzata da una base imprenditoriale che conta 35.501 imprese registrate al IV trimestre 2021; valore pari al 5,6 per cento della filiera turistica nazionale e che conferma l\u2019incidenza rispetto agli anni passati. In termini di addetti il settore turistico regionale conta poco pi\u00f9 di 142 mila unit\u00e0, pari al 5,4 per cento del totale nazionale. Ci\u00f2 nonostante, per numerosit\u00e0 di presenze, la nostra regione non \u00e8 fra le prime in Italia, superata di gran lunga da destinazioni storiche, rispetto alle quali vi \u00e8 ampia distanza (per esempio, la riviera romagnola).<\/p>\n<p>La crescita del settore turistico \u00e8 avvenuta di pari passo con la riduzione dell\u2019incidenza dell\u2019industria manifatturiera nella regione, che comunque resta la regione pi\u00f9 industrializzata del Mezzogiorno e con l\u2019aumento delle diseguaglianze della distribuzione del reddito. Nel periodo considerato, la quota di valore aggiunto dell\u2019industria manifatturiera si \u00e8 ridotta del 2 per cento circa (in linea con la tendenza nazionale), raggiungendo il 10.2 per cento. Il valore aggiunto, in particolare, \u00e8 diminuito nei settori del tessile, dell\u2019abbigliamento, della metallurgia \u2013 quest\u2019ultima per effetto della crisi dell\u2019Ilva \u2013 della fabbricazione di materie plastiche e dei mobili. Si \u00e8 registrata la tenuta del settore alimentare. Il turismo contribuisce ad accrescere le diseguaglianze distributive \u2013 molto accentuate in Puglia e nel Salento e pi\u00f9 elevate rispetto al Nord \u2013 soprattutto per il tramite della gestione dei flussi in arrivo da parte di B&amp;B, di proprietari di strutture di accoglienza, di svago e di ristorazione di propriet\u00e0 di famiglie ricche, che di turismo si arricchiscono.<\/p>\n<p>In un recente convegno internazionale, Colacchio\u00a0<em>et al.<\/em>\u00a0(2023) hanno presentato i risultati preliminari di una ricerca che si focalizza sul nesso fra turismo e sviluppo locale nella provincia di Lecce, prendendo in considerazione, a livello comunale (91 comuni della provincia), i dati (su fonte Istat ed elaborati dall\u2019Osservatorio Economico Aforisma) relativi al PIL procapite, agli arrivi e alle presenze turistiche, su un periodo di tempo che va dal 2011 al 2021. La metodologia utilizzata dagli autori \u00e8 un Panel Var, che \u00e8 una combinazione di un\u2019analisi panel dinamica con un modello autoregressivo vettoriale, sulle linee di quanto fatto \u2013 con riferimento per\u00f2 all\u2019intero Paese e ad alcuni cluster subnazionali \u2014 da Colacchio e Vergori (2022, 2023). Le principali conclusioni dell\u2019analisi di Colacchio\u00a0<em>et al.<\/em>\u00a0(2023) si possono riassumere nell\u2019evidenza che per la provincia di Lecce sembrerebbe essere confermata la cosiddetta Economic-Driven Tourism Growth (EDTG) ipotesi, che prevede la presenza di un nesso di causalit\u00e0 unidirezionale che va dal tasso di crescita del PIL all\u2019espansione del settore turistico, mentre gli autori non hanno trovato alcuna evidenza dell\u2019esistenza di un nesso di causalit\u00e0 opposto, che vada cio\u00e8 dall\u2019espansione del settore turistico alla crescita economica\u00a0<em>tout court<\/em>\u00a0(quest\u2019ultimo nesso di causalit\u00e0 \u00e8 conosciuto in letteratura come la Tourism-Led Economic Growth \u2014\u00a0 TLEG \u2014 ipotesi). In particolare, gli autori hanno trovato delle stime significative \u2013 positive e di magnitudine rilevante \u2013 soltanto per i parametri che legano i passati valori del tasso di crescita del PIL pro-capite ai valori correnti dei tassi di crescita degli arrivi e delle presenze turistiche, risultanza che implica che un aumento del PIL pro-capite sembra essere una\u00a0<em>precondizione<\/em>, per i comuni della provincia di Lecce, per un\u2019espansione del settore turistico. Al contrario, come dicevamo, stando alle stime trovate dagli autori, variazioni nella crescita del settore turistico non paiono influenzare in alcun modo i futuri valore del tasso di crescita del PIL pro-capite<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>Tra le possibili spiegazioni di questi risultati, ci limitiamo ed elencare i seguenti punti:<\/p>\n<p>1) In presenza di un marcato processo di deindustrializzazione, la specializzazione nel settore turistico \u2013 che \u00e8 un settore ancora notoriamente caratterizzato da una bassa produttivit\u00e0 del lavoro e che soffre inoltre di un\u2019elevata stagionalit\u00e0 \u2013 pu\u00f2 provocare una diminuzione della domanda di\u00a0<em>skilled labor<\/em>, accentuando i flussi migratori di forza lavoro maggiormente specializzata e quindi riducendo in generale la produttivit\u00e0 del lavoro. Nel confronto fra la dinamica del valore aggiunto per unit\u00e0 di lavoro fra settori produttivi emerge che la produttivit\u00e0 del lavoro nel turismo pugliese \u00e8 sostanzialmente stagnante e che \u00e8 notevolmente pi\u00f9 bassa di quella del settore manifatturiero. In pi\u00f9, la differenza fra gli andamenti del valore aggiunto per lavoratore nei due settori \u00e8 crescente negli anni.<\/p>\n<p>2) Legato a quanto detto sopra, la crescita continua che si \u00e8 registrata nel settore turistico negli ultimi 15 anni pu\u00f2 aver provocato una sorta di<em>\u00a0Dutch Disease<\/em>, con un trasferimento di fattori produttivi da settori a pi\u00f9 alta produttivit\u00e0 del lavoro verso l\u2019offerta di servizi turistici, caratterizzati da una produttivit\u00e0 del lavoro, come abbiamo detto, pi\u00f9 contenuta. Queste dinamiche sono state accentuate dalla stagnazione economica \u2014 a partire almeno dal 2009 \u2013 che ha visto il settore turistico giocare il ruolo di \u201ccuscinetto\u201d per il reimpiego di lavoratori espulsi dal settore primario e secondario dell\u2019economia (cfr. Colacchio e Vergori, 2022). Ad esempio, nella provincia di Lecce questo \u00e8 avvenuto anche come conseguenza dell\u2019espulsione dei contadini dalla terra devastata dalla Xylella (una sorta di accumulazione originaria turistica)<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0nella conduzione di lidi balneari e di ristorazione con bassa qualit\u00e0 dell\u2019offerta.<\/p>\n<p>3) La crescita dell\u2019incidenza di flussi turistici non registrati \u2014 nella forma di case e appartamenti non censiti dagli enti di controllo \u2014 \u00a0con il connesso aumento dell\u2019occupazione irregolare, delle attivit\u00e0 sommerse e del lavoro nero, \u00a0ecc. \u2014 fenomeni questi che hanno accompagnato l\u2019espansione del settore turistico \u2013 ha sicuramente contribuito ad impedire lo sviluppo di un\u2019offerta di servizi a pi\u00f9 alto valore aggiunto, contribuendo quindi ad abbassare ulteriormente la produttivit\u00e0 del lavoro nel settore turistico<\/p>\n<p>Conviene inoltre aggiungere che \u00e8 stato statisticamente rilevato che gli afflussi turistici in loco costituiscono un afflusso di liquidit\u00e0 di\u00a0breve periodo e stagionale e creano una forte dipendenza dai mercati esteri o nazionali. Ci\u00f2 sia con riferimento alla volatilit\u00e0 dei redditi dei potenziali turisti, sia con riferimento alla mutevolezza delle preferenze. Inoltre, espongono Lecce e provincia a una forte concorrenza con altri paesi periferici, con particolare riguardo (negli anni pi\u00f9 recenti) a Grecia e Albania. In pi\u00f9, si tratta prevalentemente di un turismo povero, che solo in rare occasioni intercetta visitatori con redditi elevati. Nella provincia di Lecce, al 2022, esistono solo 12 strutture alberghiere a 5 stelle (su un totale di 3.122 hotel), con complessivi 706 posti, a fronte di 137 alberghi a 3 stelle e di ben 10.021 stanze per questa fascia.<\/p>\n<p>Uno dei canali attraverso i quali \u00e8 la crescita economica un\u00a0<em>prius<\/em>\u00a0rispetto all\u2019attrazione dei turisti \u00e8 il potenziamento del sistema dei trasporti. Ci\u00f2 per la ovvia considerazione per la quale un sistema di trasporti efficiente consente maggiore mobilit\u00e0 e,\u00a0<em>coeteris paribus<\/em>, incentivano gli arrivi. I territori pi\u00f9 ricchi \u2013 o su un sentiero di modernizzazione \u2013 sono quelli nei quali la logistica funziona meglio. In pi\u00f9, maggiore crescita implica maggiore attrattivit\u00e0 del territorio, soprattutto sotto forma di esercizi commerciali, di ristorazione e lidi con elevata qualit\u00e0 dell\u2019offerta.<\/p>\n<p>Le indicazioni di policy riguardano due tipologie di intervento. In primo luogo, occorrerebbe incentivare la nascita sul territorio di una pi\u00f9 robusta struttura industriale, dal momento che \u2013 pur in una fase mondiale di de-industrializzazione \u2013 si conferma empiricamente vero che \u00e8 l\u2019industria il motore della crescita. In secondo luogo, occorre incentivare l\u2019assunzione di personale qualificato e i corsi di formazione: le strategie delle imprese esistenti sono per lo pi\u00f9 focalizzate sul risparmio dei costi e su una politica di prezzo predatoria (l\u2019aumento anche notevole dei prezzi non sconta la riduzione della domanda futura), con pochissimi investimenti sulla formazione dei dipendenti.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14461\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/sviluppo-turistico-mezzogiorno_3.png\" alt=\"\" width=\"871\" height=\"660\" \/><figcaption>Fig. 3. \u2013 Arrivi nella provincia di Lecce, 2011-2021<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14462\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/sviluppo-turistico-mezzogiorno_4.png\" alt=\"\" width=\"870\" height=\"693\" \/><figcaption>Fig. 4. \u2013 Presenze nella provincia di Lecce, 2011-2021<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p><strong><em>4.1 \u2013\u00a0<\/em><\/strong>Si pu\u00f2 evidenziare un ulteriore problema, che attiene al nanismo imprenditoriale dell\u2019economia salentina e del settore turistico in generale. Su fonte Puglia Promozione (2022) e Provincia di Lecce (2022), si registra che nella provincia di Lecce esistono 339 esercizi alberghieri per complessivi 37.563 posti letto, 29 campeggi e villaggi turistici, 301 agriturismi, 812 alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale; 1.628 Bed &amp; Breakfast, 13 strutture classificate come altri servizi ricettivi. La consistenza del comparto alberghiero nella provincia di Lecce manifesta la presenza maggioritaria degli alberghi a 3 stelle (137), seguita dagli alberghi a 4 stelle (129), residenze turistico-alberghiere (37), alberghi a 2 stelle (20), a 1 stella (4) e solo 12 alberghi a 5 stelle e 5 stelle lusso. Appare importante superare l\u2019individualismo imprenditoriale, fonte di generalizzate diseconomie, e cercare ogni utile sinergia nel comparto turistico sviluppando il sistema delle Reti d\u2019Imprese. \u00c8 una questione nota in letteratura quella per la quale al crescere delle dimensioni aziendali, per l\u2019operare di economie di scala, i costi unitari decrescono. A tal fine, si ricorda l\u2019esistenza di buone prassi che rinviano alle reti d\u2019impresa. L\u2019importanza di questo strumento giuridico-economico pu\u00f2 essere desunta da alcuni dati \u2013 su fonte Osservatorio Nazionale Reti d\u2019Impresa del 2020: 36.326 imprese impegnate in 6.211 contratti di rete, mentre la distribuzione geografica-regionale delle imprese in rete vede il Lazio essere la regione con il pi\u00f9 alto numero di imprese in rete (9.202), seguita da Lombardia (3.704), Veneto (2.868), Campania (2.719), Toscana (2.472), Emilia Romagna (2.239) e Puglia (2.122), osservando che con riguardo alla distribuzione settoriale delle imprese in rete il comparto turistico \u00e8 al 9 per cento, preceduto da quello agroalimentare\u00a0 (22,3 per cento), commercio (15 per cento) e da quello inerente al settore delle costruzioni (11,1 per cento).<\/p>\n<p><strong>Considerazioni conclusive<\/strong><\/p>\n<p>In questo articolo \u00e8 stato trattato il cambiamento strutturale dell\u2019economia della provincia di Lecce negli ultimi decenni e le criticit\u00e0 del settore turistico. Con riferimento a quest\u2019ultimo aspetto, si \u00e8 messo in evidenza che il turismo non genera crescita e che \u00e8 semmai lo sviluppo locale a essere un prius rispetto all\u2019aumento degli afflussi. Il settore \u00e8 anche caratterizzato da stagionalit\u00e0 e retribuzioni molto basse. Il passaggio dalla produzione di tabacco alla monocultura dell\u2019olio al turismo conferma, tuttavia, per questa area la scarsa propensione all\u2019accumulazione di capitale e il suo essere zona periferica nell\u2019ambito dello sviluppo capitalistico globale.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>Aimone Gigio, L, et. Al. (2022),\u00a0<em>N. 677 \u2013 Il personale degli enti territoriali. Il Mezzogiorno nel confronto con il Centro Nord<\/em>, Banca d\u2019Italia, Questioni di economia e finanza.<\/p>\n<p>Colacchio, G., Suppa, D. e Forges Davanzati, G. (2023),\u00a0<em>Cumulative circular causation and Italy\u2019s north-south divide: an empirical analysis of Salento\u2019s economic specialization<\/em>,\u00a0<em>paper<\/em>\u00a0presentato alla STOREP 2023 Annual Conference, Bari, June 15-17.<\/p>\n<p>Colacchio, G. e Vergori, S. (2022).\u00a0<em>GDP growth rate, tourism expansion and labor market dynamics: Applied research focused on the Italian economy<\/em>, National Accounting Review, 4 (3), pp.310-328.<\/p>\n<p>Colacchio, G. e Vergori, S. (2023).\u00a0<em>Tourism Development and Italian Economic Growth: The<\/em><strong>\u00a0<\/strong><em>Weight of the Regional Economies<\/em>, \u201cJournal of Risk and Financial Management\u201d, 16: 245.<\/p>\n<p>Conelli, C (2023).\u00a0<em>Il rovescio della nazione. La costruzione coloniale dell\u2019idea di Mezzogiorno<\/em>. Tamu edizioni.<\/p>\n<p>Cristante, S. a cura di (2008).\u00a0<em>Enciclopedia di Smallville. Lecce: descrizione di una campagna elettorale<\/em>, Salento books.<\/p>\n<p>Forges Davanzati, G. (2006).\u00a0<em>Ethical codes and income distribution: A study of John Bates and Thorstein Veblen<\/em>. London-New York: Routledge.<\/p>\n<p>Hobsbawm, E., Ranger, T. (1985).\u00a0<em>Invention of Tradition<\/em>, Cambridge University Press.<\/p>\n<p>Ragosta, M. (2013).\u00a0<em>Capire l\u2019economia della provincia di Lecce<\/em>, Salento d\u2019Esportazione.<\/p>\n<p>Scorca, L. e Armenise (2020).\u00a0<em>Il Mezzogiorno tra turismo e manufatturiero<\/em>, \u201cEtica economica\u201d, 17 settembre 2020.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><strong>N.B.:<\/strong>\u00a0Sebbene frutto di un lavoro congiunto, questo testo \u00e8 stato elaborato da Guglielmo Forges Davanzati per il paragrafo 1, da Davide Stasi per il paragrafo 2, da Gianmarco Igino Scardino per il paragrafo 3, da Giorgio Colacchio per il paragrafo 4, da Luigino Sergio per la sezione sulle reti d\u2019impresa e da Domenico Suppa per le conclusioni. Gli autori desiderano ringraziare i discussant del convegno annuale 2023 STOREP di Bari e Maddalena Mongi\u00f2 per la revisione del testo.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[1]<\/a>\u00a0Per una trattazione pi\u00f9 estesa, riferita alla regione Puglia, si rinvia a Scorca e Armenise (2020).<\/p>\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0La classe agiata locale \u00e8 qui identificata con i percettori di rendita: proprietari terrieri, costruttori, ereditieri. Ci\u00f2 sia in linea con Veblen (coloro che hanno il \u201ctaboo on labor\u201d e che ostentano consumi di lusso), sia in linea con il contesto locale, nel quale \u00e8 sostanzialmente assente una struttura industriale autoctona ed \u00e8 del tutto assente il sistema finanziario. Un\u2019analisi sociologica della citt\u00e0 di Lecce \u00e8 contenuta in Cristante et al. (2010).<\/p>\n<p><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0L\u2019Osservatorio Economico Aforisma ha recentemente diffuso i dati sull\u2019andamento della bilancia commerciale che risulta negativa per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani, Brindisi e Taranto. Positiva, invece, solo per quelle di Lecce e Foggia. Da gennaio a marzo di quest\u2019anno, in Puglia, sono stati importati beni per un valore complessivo di 2.914 milioni di euro, mentre sono stati esportati per un valore di 2.486 milioni di euro. La bilancia commerciale regionale resta ancora negativa per 428 milioni di euro. La lieve crescita delle vendite oltre confine della Puglia continua ad essere sopravanzata dagli acquisti di carbone e prodotti alimentari. Diminuiscono, intanto, le importazioni per effetto dell\u2019inflazione elevata e del clima di incertezza che influenzano i consumi dei pugliesi. Dopo i 3.043 milioni di euro di prodotti importati nel primo trimestre del 2022, nei primi tre mesi di quest\u2019anno le importazioni si sono fermate a 2.914 milioni di euro. Le esportazioni, invece, sono rimaste quasi invariate: dai 2.453 milioni di euro del primo trimestre 2022 ai 2.486 di quest\u2019anno. L\u2019Italia meridionale ha un bilancio positivo 624 milioni di euro, come differenza tra gli 11.085 milioni di euro di esportazioni e i 10.461 milioni di euro di importazioni.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Il principale fattore che traina le divergenze \u00e8 costituito dalle migrazioni, in particolare, intellettuali (v. Almalaurea 2023). Con particolare riferimento al Salento, le emigrazioni intellettuali sono anche trainate da una variabile che attiene alla reputazione percepita delle sedi universitarie. Sul tema, si rinvia a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/la-fuga-dal-sud-verso-le-universita-di-eccellenza\/\">https:\/\/www.roars.it\/la-fuga-dal-sud-verso-le-universita-di-eccellenza\/<\/a>.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Ci si riferisce al blocco del turnover, stabilito nel 2012, e alla notevole riduzione dei posti disponibili nel settore pubblico, che resta \u2013 nel Mezzogiorno \u2013 il pi\u00f9 sottodimensionato d\u2019Europa (con la sola eccezione della Calabria) e quello nel quale i lavoratori dipendenti hanno il pi\u00f9 basso titolo di studio. cfr. Aimone Gigio et al. 2022).<\/p>\n<p><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Pu\u00f2 essere interessante notare che Colacchio e Vergori (2022) giungono ad una conclusione simile, con riferimento per\u00f2 all\u2019intera Italia per il periodo 1999-2019, mentre in Colacchio e Vergori (2023) \u2013 ove gli autori procedono ad una clusterizzazione dei dati su base regionale, individuando 5 cluster \u2013 la EDTG ipotesi \u00e8 confermata solo per il cluster che include le regioni italiane \u201cpi\u00f9 ricche\u201d e solo per il sottoperiodo 2009-2019. \u00c8 interessante notare che per il cluster che include tutte le regioni del Sud, gli autori non trovano alcuna validazione n\u00e9 della EDTG n\u00e9 tantomeno della TLG ipotesi (si sarebbe quindi in presenza, per l\u2019intero Sud, di quella che viene comunemente definita in letteratura<em>\u00a0neutrality hypothesis<\/em>). Questo punto sicuramente merita una pi\u00f9 approfondita disamina, implicando che la provincia di Lecce presenta delle peculiarit\u00e0 \u2013 per quanto riguarda il nesso tra turismo e crescita economica \u2013 rispetto al resto del meridione.\u00a0<em>\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0\u00c8 convenzionalmente fissato al 2013 l\u2019arrivo di Xylella in Puglia ed \u00e8 tempo, a dieci anni di distanza, per tracciare un bilancio. Va innanzitutto ricordato che, in quel periodo, la produzione locale di olio era in calo, a seguito dell\u2019ingresso nel mercato mondiale dei produttori africani e della concorrenza esercitata da questi. Nel 2011 si producevano 542.000 tonnellate di olio d\u2019oliva ogni anno in Italia, a fronte di un volume di 506.000 tonnellate nel 2012 e di 462.000 nel 2013, per poi ridursi ulteriormente. La Puglia produceva, in quegli anni, il 37 per cento della produzione nazionale e l\u201985 per cento della produzione nazionale era interamente generata nel Mezzogiorno. Si osservava un ridimensionamento del comparto in quel periodo, con una contrazione \u2013 pre-Xylella \u2013 di 9 quintali per ettaro. Xylella combinata con la siccit\u00e0 e l\u2019aumento dei costi delle materie prime ha contribuito al crollo della produzione nell\u2019ultimo anno. Sul tema si \u00e8 ampiamente dibattuto e la posizione dominante (che si somma a quelle del complotto, ampiamente diffuse purtroppo dalle nostre parti) fa propria la convinzione che si tratti di una vera e propria sciagura, considerando la perdita di produzione agricola che ne \u00e8 seguita e la devastazione del paesaggio. \u00c8 poi ampiamente condivisibile la tesi di molti agronomi, per la quale Xylella si \u00e8 abbattuta su un\u2019agricoltura caratterizzata da forte incuria per gli alberi e per il territorio. A ben vedere, si pu\u00f2 sostenere una posizione apparentemente provocatoria, secondo la quale \u2013 come per tutte le crisi, del resto \u2013 anche quella dell\u2019agricoltura pugliese \u00e8 da considerarsi un\u2019opportunit\u00e0. L\u2019ulivo secolare, da tempo, svolgeva sempre pi\u00f9 la funzione di valorizzazione del paesaggio, pi\u00f9 per fini turistici che realmente produttivi. Xylella era ed \u00e8 da leggere come opportunit\u00e0 per due ragioni. In primo luogo, la produzione di ulivo, per molti decenni, \u00e8 stata una monocultura locale, con tutti i problemi che la scommessa su una sola produzione pu\u00f2 dare,\u00a0<em>in primis<\/em>\u00a0l\u2019elevato rischio connesso alla modifica della domanda internazionale. In secondo luogo, l\u2019esistenza di un\u2019ampia dotazione di uliveti da coltivare ha tenuto per molti anni queste terre in condizioni di povert\u00e0, favorendo una distribuzione del reddito fortemente sperequata a favore della rendita fondiaria. Una forte vocazione agricola tiene, infatti, bassi i margini di profitto e, soprattutto, connota un assetto sociale basato sul parassitismo dei proprietari o sulla piccola propriet\u00e0 fondiaria. A ci\u00f2 si aggiunge che le condizioni di vita dei contadini pugliesi sono state sempre ai limiti della sussistenza con profonda e diffusa violazione dei diritti, impedendo, di fatto, lo sviluppo di una forma mentis moderna, orientata alla crescita della produttivit\u00e0 e all\u2019innovazione nei settori trainanti dello sviluppo capitalistico, tipicamente l\u2019industria e la finanza. La crisi Xylella avrebbe obbligato \u2013 e tuttora obbliga \u2013 a una riconversione produttiva. Sperabilmente superando la vocazione esclusivamente o prevalentemente agricola del Salento e del resto della Puglia. \u00c8 ben noto infatti che, negli ultimi decenni, l\u2019incidenza dell\u2019agricoltura sul Pil, nelle economie mature, si \u00e8 drasticamente ridotta, soprattutto a seguito della rimozione delle barriere tariffarie e non tariffarie. Ed \u00e8 ben noto che, negli scambi internazionali, una forte specializzazione agricola danneggia chi la persegue. Ci\u00f2 per un meccanismo che si chiama lo scambio ineguale. Le periferie dello sviluppo capitalistico, infatti, sono normalmente caratterizzate (come lo era la Puglia pre-2013) da vocazione all\u2019agricoltura con appezzamenti di terra molto piccoli, ad alta intensit\u00e0 di lavoro e a bassissimo contenuto innovativo. Si registra anche il problema del ricambio generazionale, laddove i giovani tendono a non accettare lavori faticosi nelle campagne. Lo scambio internazionale prevede l\u2019acquisto, in quei territori, di prodotti manufatti, costruiti in forme di mercato oligopolistiche, dunque con prezzi di vendita elevati e l\u2019esportazione di beni (tipicamente quelli agricoli e, nel nostro caso, olio, da tavola o da lampada, come accadeva nell\u2019Ottocento) agricoli, derivanti da mercati prossimi alla concorrenza, dunque con prezzi di vendita molto bassi. In pi\u00f9, i bassi salari in agricoltura si traducono anche in prezzi relativi bassi, dal momento che i beni importati sono prodotti in condizioni di pi\u00f9 elevata sindacalizzazione dei lavoratori e, dunque, in salari pi\u00f9 alti nelle aree centrali. Dunque, il commercio internazionale impoverisce i Paesi con produzioni tradizionali e, in questa lettura, ha contribuito a mantenere relativamente poveri il Salento rispetto ad altre opzioni possibili. Ci\u00f2 appunto per un meccanismo che prevede l\u2019importazione di beni industriali a prezzi elevati e le esportazioni di olio e prodotti agricoli a prezzi bassi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/i-limiti-dello-sviluppo-turistico-nel-mezzogiorno-il-caso-della-provincia-di-lecce\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA *ECONOMIAePOLITICA (di Giorgio Colacchio,\u00a0Guglielmo Forges Davanzati,\u00a0Gianmarco Igino Scardino,\u00a0Luigino Sergio,\u00a0Domenico Suppa,\u00a0Davide Stasi) 1 \u2013 Introduzione Lecce e la sua provincia hanno accelerato, negli ultimi decenni, una specializzazione produttiva basata sul turismo. Secondo gli ultimi dati rilasciati dal locale Osservatorio Economico Aforisma (2023) si rileva una significativa crescita del numero di imprese nel settore: le attivit\u00e0 di alloggio e di ristorazione sono quelle la cui numerosit\u00e0 \u00e8 maggiormente aumentata: da 4.143 (al 31 dicembre 2009) a&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":36537,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/economia-e-politica.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-kWP","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80527"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=80527"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80527\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":80528,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80527\/revisions\/80528"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36537"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=80527"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=80527"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=80527"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}