{"id":80545,"date":"2023-07-17T09:30:41","date_gmt":"2023-07-17T07:30:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80545"},"modified":"2023-07-15T14:22:40","modified_gmt":"2023-07-15T12:22:40","slug":"berlinguer-e-craxi-dalla-fine-della-modernita-alla-post-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80545","title":{"rendered":"Berlinguer e Craxi. Dalla fine della modernit\u00e0 alla post-modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;INTERFERENZA (Gerardo Lisco)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-80546\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/358167246_1642734272867346_1237155530436178422_n-300x187.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/358167246_1642734272867346_1237155530436178422_n-300x187.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/358167246_1642734272867346_1237155530436178422_n-1024x638.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/358167246_1642734272867346_1237155530436178422_n-768x479.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/358167246_1642734272867346_1237155530436178422_n.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le figure politiche di Enrico Berlinguer e Bettino Craxi vanno lette, come prover\u00f2 a dimostrare, inquadrandole nel passaggio dalla modernit\u00e0 alla post-modernit\u00e0. A tal fine, sar\u00e0 utile ricostruire le movenze storiche della politica italiana che hanno trasformato l\u2019ultima fase del moderno in una contemporaneit\u00e0 fondata sull\u2019individualismo neoliberale, se non neoliberista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il progetto politico del PCI, sin dalle origini, vuole significare, come suo portato storico, la modernizzazione dell\u2019Italia in funzione del superamento del sistema capitalista e l\u2019edificazione del Socialismo. Fondamentale ai fini della modernizzazione \u00e8 il rapporto con i Socialisti, quando dopo la scissione di Livorno nasce appunto il Partito Comunista, cos\u00ec come con i Cattolici. Gramsci, quando ancora non era \u2018comunista\u2019, scriveva: \u201cIl costituirsi dei cattolici in partito politico \u00e8 il fatto pi\u00f9 grande della storia italiana dopo il Risorgimento. I quadri della classe borghese si scompaginano: il dominio dello Stato verr\u00e0 aspramente conteso, e non \u00e8 da escludere che il partito cattolico, per la sua potente organizzazione nazionale accentrata in poche mani abili, riesca vittorioso nella concorrenza coi ceti liberali e conservatori laici della borghesia, corrotti, senza vincoli di disciplina ideale, senza unit\u00e0 nazionale, rumoroso vespaio di basse congreghe e consorterie(\u2026)[1]\u201d. L\u2019articolo \u00e8 del 1918. Era in corso allora un confronto molto intenso nel mondo Cattolico che nel giro di poco tempo, nel gennaio 1919, avrebbe visto la nascita del PPI guidato da don Luigi Sturzo. Scriveva sempre Gramsci, questa volta su L\u2019Ordine Nuovo del 1\u00b0 novembre 1919: \u201cLa costituzione del Partito popolare equivale per importanza alla Riforma germanica, \u00e8 l\u2019esplosione inconscia irresistibile della Riforma italiana (\u2026) Il cattolicesimo entra cos\u00ec in concorrenza, non gi\u00e0 col liberalismo, non gi\u00e0 con lo Stato laico; esso entra in concorrenza col socialismo, esso si pone sullo stesso terreno del socialismo, si rivolge alle masse come il socialismo, e sar\u00e0 sconfitto, sar\u00e0 definitivamente espulso dalla storia dal socialismo. I popolari rappresentano una fase necessaria del processo di sviluppo del proletariato italiano verso il comunismo. Essi creano l\u2019associazionismo, creano la solidariet\u00e0 dove il socialismo non potrebbe farlo, perch\u00e9 mancano le condizioni obbiettive dell\u2019economia capitalista(\u2026)\u201d il cattolicesimo, o meglio una sua parte, organizzatosi in soggetto politico attraverso il PPI, contribuisce a creare la coscienza di classe tra quelle masse popolari che non conoscono la fabbrica, in prevalenza, quindi, proletariato rurale, braccianti, ecc. Questa \u00e8 l\u2019idea guida che ha animato il partito comunista a partire da Gramsci, passando per Togliatti, Longo e infine Berlinguer \u2013 ultimo interprete della dottrina Comunista declinata in chiave nazionale. Scriveva Togliatti: \u201cLa ricerca di una via italiana al socialismo necessariamente dovr\u00e0 comprendere un\u2019alleanza politica con quelle forze cattoliche che partendo dal generico spirito anticapitalistico siano giunte alla decisione di fare il necessario perch\u00e9 le strutture capitalistiche italiane subiscano le indispensabili profonde trasformazioni. A noi spetta renderci conto pienamente di questa necessit\u00e0 e non respingere le conseguenze che ne derivano (\u2026)\u201d[2]. Togliatti era ancora dello stesso avviso nel 1963, come si evince dal seguente passo: \u201cBisogna invece considerare il mondo comunista e il mondo cattolico come un complesso di forze reali \u2013 Stati, governi, organizzazioni, coscienze individuali, movimenti di varia natura \u2013 e studiare se e in qual modo, di fronte alle rivoluzioni del tempo presente e alle prospettive di avvenire, siano possibili una comprensione reciproca, un reciproco riconoscimento di valori e quindi una intesa e anche un accordo per raggiungere fini che siano comuni in quanto siano necessari, indispensabili per tutta l\u2019umanit\u00e0 (\u2026)\u201d[3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La questione delle alleanze, in particolare con il mondo cattolico, la DC, dunque, per il PCI \u00e8 fondamentale ai fini dell\u2019edificazione del Socialismo che, dalla lettura non solo degli scritti di Gramsci e Togliatti ma di altri dirigenti comunisti, coincide con la modernizzazione della societ\u00e0 italiana. Oltre che al mondo Cattolico, il PCI guarda all\u2019alleanza con il PSI, altro partito espressione dei ceti popolari, che ritiene fondamentale ai fini della strategia politica finalizzata alla costruzione del Socialismo. Negli anni \u201870 si completa il processo di modernizzazione della societ\u00e0 italiana, iniziato negli anni \u201860 con i governi di centro-sinistra[4]. Il \u2018compromesso storico\u2019 e il Governo di solidariet\u00e0 nazionale, con la partecipazione esterna ai governi monocolore DC, presieduti da Andreotti dal 1976 al 1979, sono la concretizzazione della originaria strategia del PCI che per\u00f2 non porter\u00e0 alla realizzazione del Socialismo ma contribuir\u00e0, cosa comunque non da poco, alla modernizzazione del sistema sociale ed economico dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La costruzione del Socialismo non fu possibile a causa di eventi interni e internazionali. Tra gli eventi di politica nazionale bisogna tener presente il movimento del \u201868 e la protesta del 77, movimenti sociali che contribuirono, seppure in modo diverso dal PCI, al mutamento della Societ\u00e0 italiana, contribuendo a destrutturare le istituzioni sociali e politiche della modernit\u00e0 e favorendo l\u2019affermazione dell\u2019individualismo che caratterizza il post-moderno e il neoliberalismo e conduce alla realt\u00e0 attuale. A differenza di Berlinguer, fu Craxi, eletto nel 1976 Segretario del PSI, a raccogliere, in parte, le istanze post-moderne. Per comprendere il pensiero politico di Berlinguer e le ragioni che lo spinsero a perseguire l\u2019accordo con la DC, invece della costruzione dell\u2019alternativa di governo secondo la proposta di De Martino, bisogna prendere le mosse dai fatti del Cile. A tali ragioni non \u00e8 estraneo il golpe militare consumato dalle oligarchie di quel Paese sostenute dalla CIA sul piano militare e ispirate dall\u2019ideologia neoliberale della Scuola di Chicago sul piano socio-economico. I riferimenti ideologici della Scuola di Chicago, Friedman e von Hayek, del resto, sono gli stessi che ispirarono la Thatcher e lo stesso Reagan. Berlinguer affront\u00f2 la questione cilena contestualizzandola in ambito nazionale con un lungo articolo pubblicato dal settimanale Rinascita[5]. Analizzando i fatti cileni, si convinse che non sarebbe stato sufficiente vincere le elezioni politiche per poter avviare la trasformazione in senso socialista dell\u2019Italia; addirittura non lo sarebbe stato nemmeno salvare la Democrazia, dal momento che i democristiani cileni avevano sostenuto il golpe di Pinochet contro Allende, Presidente della Repubblica cilena democraticamente eletto. Berlinguer in merito, con realismo da politico, scrive quanto segue: \u201cDi ci\u00f2 consapevoli, noi abbiamo sempre pensato \u2013 e oggi l\u2019esperienza cilena ci rafforza in questa persuasione \u2013 che l\u2019unit\u00e0 dei partiti dei lavoratori e delle forze di sinistra non \u00e8 condizione sufficiente per garantire la difesa e il progresso della democrazia ove a questa unit\u00e0 si contrapponga un blocco dei partiti che si situano dal centro fino alla estrema destra. Il problema politico centrale in Italia \u00e8 stato, e rimane pi\u00f9 che mai, proprio quello di evitare che si giunga a una saldatura stabile e organica tra il centro e la destra, a un largo fronte di tipo clerico-fascista e di riuscire invece a spostare le forze sociali e politiche che si situano al centro su posizioni coerentemente democratiche (\u2026) Sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51% dei voti e della rappresentanza parlamentare (cosa che segnerebbe, di per s\u00e9, un grande passo avanti nei rapporti di forza tra i partiti in Italia) questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l\u2019opera di un governo che fosse l\u2019espressione di tale 51%. Ecco perch\u00e9 noi parliamo non di una alternativa di sinistra ma di una alternativa democratica, e cio\u00e8 della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari di ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica oltre che con formazioni di altro orientamento democratico (\u2026)\u201d[6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Berlinguer non aveva nessuna intenzione di trasformare il PCI in un partito \u2018socialdemocratico\u2019 nonostante i buoni rapporti con la S.p.D., e il progressivo avvicinarsi all\u2019economia sociale di mercato\/ordoliberalismo[7] che la stessa S.p.D., con la svolta di Bad Godsberg, aveva fatta propria. Le scelte di politica economica del PCI furono quelle illustrate da Eugenio Peggio, Presidente del CeSPE, nel convegno organizzato a Roma nel 1976: \u201c(\u2026) Di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di ricorrere a una ulteriore dilatazione dell\u2019indebitamento verso l\u2019estero, di tornare a una politica protezionistica e di affidare a una continua svalutazione della lira il riequilibrio nei conti con l\u2019estero, appare evidente che i problemi del Paese possono essere affrontati e avviati a soluzione soltanto con un grande sforzo di tutta la nazione: uno sforzo che comporta necessariamente sacrifici, anche per la classe operaia e per le grandi masse popolari (\u2026)\u201d[8]. Queste dichiarazioni riscossero il plauso dell\u2019economista Franco Modigliani intento a rivedere la teoria keynesiana in funzione della riduzione dell\u2019inflazione e dello stesso debito pubblico. Dello stesso avviso erano anche dirigenti sindacali come Lama e Trentin. Il secondo si spingeva fino al punto da sostenere che, a fronte dei sacrifici chiesti ai lavoratori, e pi\u00f9 in generale alle classi popolari, la controparte sarebbe stata quella di aver un ministro del lavoro espressione della sinistra che, non pi\u00f9 da dirigente sindacale ma da ministro del lavoro, avrebbe imposto loro politiche di austerit\u00e0[9]. Perfino all\u2019indomani della fine dell\u2019esperienza dei governi di \u2018solidariet\u00e0 nazionale\u2019, Gerardo Chiaromonte[10] sosteneva che la legittimazione del P.C.I. sarebbe dovuta passare attraverso il superamento della conventio ad excludendum e si sarebbe realizzata solo grazie alla capacit\u00e0 della dirigenza P.C.I. di imporre politiche di austerit\u00e0 alla propria base elettorale. E\u2019 questo il senso dell\u2019austerit\u00e0 teorizzata da Berlinguer[11]. La strategia di Berlinguer \u00e8 quella dell\u2019eurocomunismo, idea questa lanciata insieme a Santiago Carrillo e George Marchais: un\u2019idea che si rivela di corto respiro come hanno dimostrato l\u2019esperienza politica tanto del Partito Comunista spagnolo quanto di quello francese. Le trasformazioni in corso nelle Societ\u00e0 occidentali, compresa quella italiana, non erano parte dei ragionamenti che il gruppo dirigente del PCI faceva, non a caso il PCI non \u2018amava\u2019 il \u201968, tanto meno il \u201877. Il PCI temeva che i movimenti sociali autonomi potessero in qualche modo costruire alla sua sinistra raggruppamenti politici concorrenti, capaci di mettere in forse quell\u2019egemonia culturale e politica che esso perseguiva sin dalle origini, ossia dal Congresso di Livorno del 1921. Lo scontro pi\u00f9 duro fu senza dubbio con il movimento del \u201877 culminato con la cacciata di Lama dall\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma. Il PCI veniva ritenuto il partito della stabilizzazione del sistema politico addirittura pi\u00f9 della stessa DC. Come scrive D. Sacco: \u201cStretto nella contraddizione tra la lealt\u00e0 a un sistema politico, che si supponeva dovesse rappresentare la societ\u00e0 intera, e il bisogno di non essere tagliato fuori da una opposizione sociale non mediata e risolta nelle istituzioni, il PCI fin\u00ec con l\u2019apparire un \u2018partito d\u2019ordine\u2019 a non pochi militanti dei movimenti collettivi. Nella visione extraparlamentare, i soli a non suonare le campane a morto per la DC erano proprio i suoi storici avversari comunisti, preoccupati di non perdere il partner principale per la realizzazione del \u201ccompromesso storico (\u2026)\u201d. L\u2019ascesa del PCI in termini elettorali negli anni \u201870, sicuramente in parte sull\u2019onda della protesta degli anni \u201860, venne male interpretata dalla dirigenza dell\u2019epoca alla ricerca affannosa di legittimazione da parte dell\u2019establishment. Gli elettori non chiedevano \u2018il compromesso storico\u2019, bens\u00ec un governo alternativo alla DC. Il PCI, per\u00f2, non fu in grado di cogliere quelle istanze e, alla fine degli anni \u201870, il processo di modernizzazione della Societ\u00e0 italiana appariva sempre di pi\u00f9 superato dai mutamenti sociali intervenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli anni \u201880 segnarono l\u2019abbrivio del processo di trasformazione in senso post-moderno e neoliberale della Societ\u00e0 italiana, ed \u00e8 per questa ragione che sostengo che Berlinguer e Craxi vadano letti ed interpretati rispetto al passaggio che si consuma tra la fine degli anni \u201870 e i primi anni \u201880. Il PSI degli anni \u201870, terminata l\u2019esperienza dei governi di centrosinistra, e dopo la grande paura rappresentata dalle elezioni politiche del 1976 che lo avevano visto scendere sotto la soglia del 10%, stava avviando un processo di riorganizzazione e di riposizionamento ad opera del nuovo segretario Bettino Craxi. Per prima cosa, quest\u2019ultimo cerc\u00f2 di marcare la propria identit\u00e0 culturale rispetto al PCI. Il PSI a guida Craxi per analogia con la S.p.D. rinunci\u00f2 all\u2019identit\u00e0 marxiana abbracciando istanze liberali e libertarie. Il contesto nel quale il PSI di Craxi inizia a smarcasi dalla sinistra rappresentata dal P.C.I. e da una parte, seppure minoritaria, dello stesso PSI, \u00e8 appunto quello della post-modernit\u00e0, della societ\u00e0 liquida, flessibile, individualista. Teorie sostenute e diffuse dagli economisti d\u2019oltreoceano, diretti eredi della Scuola economica di Vienna[12], che aveva fornito la soluzione della crisi economica degli anni \u201870, un combinato disposto di stagnazione e inflazione. Il PCI alla fine degli anni \u201870, terminata l\u2019esperienza della \u2018solidariet\u00e0 nazionale\u2019 non \u00e8 pi\u00f9 in grado di mettere in campo una proposta politica adeguata, ne \u00e8 la prova la relazione di Enrico Berlinguer al XVI Congresso del PCI del 1983. Ad interpretare al meglio i mutamenti in atto negli anni \u201880 fu, invece, il PSI[13] guidato da Craxi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Si pu\u00f2, dunque, affermare che gli anni \u201880 sono stati gli anni del PSI craxiano. Gi\u00e0 negli anni \u2018 70, il PSI aveva iniziato a porre attenzione ai movimenti sociali che si agitavano spingendo per una trasformazione profonda della societ\u00e0 italiana e per la costruzione di nuovi valori di riferimento. In questa operazione Craxi fece un\u2019opera di recupero della tradizione socialista al di fuori dell\u2019alveo rappresentato da Marx e dai marxismi. Colse le istanze individualiste e libertarie che venivano dai movimenti protestatari con la critica alle istituzioni sociali tradizionali: famiglia, partiti, Stato. Gli anni \u201880 governati dal pentapartito non vanno assolutamente intesi come una riedizione del centrosinistra degli anni \u201860. I governi di pentapartito furono coalizioni di governo con, da una parte, il blocco laico \u2013 socialista, anticipatore del liberalsocialismo degli anni \u201890 e, dall\u2019altra, la DC, partito elettoralmente ancora forte, grazie alla sua rete di clientele rivenienti da trent\u2019anni di governo della cosa pubblica, ma ormai in un declino inarrestabile. D\u2019altra parte anche la societ\u00e0 italiana era cambiata dagli anni \u201860, il ceto medio era cresciuto passando dal 28,2% degli occupati nel 1969 al 37,92% nel 1981, e non solo nella sua composizione. Il mutamento pi\u00f9 profondo riguardava l\u2019aspetto valoriale che implicava un approccio politico completamente diverso. Il problema non era pi\u00f9 la modernizzazione della societ\u00e0 in funzione del superamento del capitalismo per la costruzione del socialismo. Come scrive D. Sacco[14]: \u201cBerlinguer, come tutto il partito, aveva poco compreso il carattere strutturale e il segno innovativo, bench\u00e9 ulteriormente squilibrato, dei processi di trasformazione in atto(\u2026)\u201d. Per Berlinguer, la prospettiva era ancora quella del superamento del capitalismo, per Craxi il problema era altro, guidare il processo di trasformazione in corso del nuovo capitalismo. Quella di Craxi \u00e8 l\u2019anticipazione della \u2018Terza via\u2019 che di l\u00ec a qualche anno porter\u00e0 il Labour party guidato da Tony Blair alla guida del Regno Unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli anni \u201880 sono gli anni dell\u2019individualismo, dell\u2019\u201dedonismo reaganiano\u201d, termine elaborato dal comico Roberto D\u2019Agostino, che fin\u00ec con l\u2019interessare il dibattito culturale coinvolgendo filosofi come Vattimo, Veca e lo stesso Vacca. Gli anni \u201880 sono gli anni dell\u2019ascesa del post-moderno e del neoliberalismo, ideologia oggi dominante, e nessun partito interpreta questa fase storica meglio del P.S.I. di Bettino Craxi. Gli eredi del PCI, dopo la svolta della Bolognina con la nascita del PDS, hanno ripreso questo processo di trasformazione, iniziato da Craxi, utilizzando in modo strumentale l\u2019incontro con il mondo cattolico auspicato sin dalle origini del PCI da Gramsci, Togliatti e Berlinguer, per far nascere prima l\u2019Ulivo, successivamente l\u2019Unione e alla fine il PD. La ricerca della legittimazione richiamata da G. Chiaromonte[15] \u00e8 avvenuta solo con la conversione degli eredi di Berlinguer al neoliberalismo e al post-modernismo con uno spostamento ancora pi\u00f9 a destra di quello operato da Craxi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ad aver vinto non \u00e8 stato Berlinguer ma Craxi. Si pu\u00f2 dire che entrambi abbiano nociuto alla costruzione di un soggetto politico socialista alternativo al neoliberalismo e alla post-modernit\u00e0. Oggi molte sigle fanno riferimento al partito socialista e altrettante al partito comunista, ma nella realt\u00e0 della sinistra resta un PD americanizzato che nulla ha che vedere con la tradizione italiana ed europea del Socialismo. Resta una sinistra da intendersi come \u201cliberali di sinistra\u201d, molto attenta ai diritti di libert\u00e0 individuale e molto meno alle questioni sociali, alla crescente disuguaglianza, alla democrazia ridotta a pura e semplice competizione tra ceti politici in funzione della rappresentanza dei molteplici interessi che si muovono nel mercato[16].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[1] Siglato A.G. Avanti!, Ediz. piemontese , 22 dicembre 1918 in \u201c Gramsci\/Togliatti\/Longo\/Berlinguer. Il Compromesso Storico a cura di Pietro Valenza, Ed. Newton Compton Editori, 1975<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[2] P. Togliatti, La via italiana al Socialismo. Dal rapporto all\u2019VIII Congresso del PCI, dicembre 1956 . n. 1, pag. 116<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[3] P. Togliatti, Il Destino dell\u2019uomo. Conferenza tenuta a Bergamo il 20 marzo 196. Il testo integrale \u00e8 stato pubblicato su Rinascita, a. XX, n. 13, 30 marzo 1963 ,n. 1, pag. 117<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[4]G. Tamburrano. Storia e cronaca del centro-sinistra. BUR 1990<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Galli. Ma l\u2019idea non muore. Storia orgogliosa del socialismo italiano. Marco Tropea Editore. 1996<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Nencioni. Tra autonomia operaia e autonomia socialista. La cultura politica della sinistra del PSI (1956 \u2013 1963) Ricerche di Storia politica n. 3\/15 il Mulino.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>A cinquanta anni dal primo centro \u2013 sinistra: un bilancio nel contesto internazionale a cura di G. Bernardini e M. Marchi in Ricerche di Storia politica n. 2\/14 ed. il Mulino<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[5]E, Berlinguer. Riflessione sull\u2019Italia dopo i fatti del Cile. Da Rinascita, 28 settembre , 5 e 9 ottobre 1973. Idem nota 1 pag. 14<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Corvalan. Il Cile tra rivoluzione e reazione. Editori Riuniti. 1973<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[6] E. Berlinguer, Perch\u00e9 il PCI persegue un\u2019altern\u2019ativa democratica e non una alternativa \u2018di sinistra\u2019, n. 1, pag.27<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[7] L. De Michelis, Dall\u2019austerit\u00e0 di Berlinguer, al cancello di Arindhati Roy, 16 febbraio 202, in Economia e Politica rivista on line<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[8] A. Barba M. Pivetti, La scomparsa della sinistra in Europa, Ed. Imprimatur, 2016, pag. 192.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[9] Ibidem, nota 7. pag. 196<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[10] G. Chiaromonte, Le scelte della solidariet\u00e0 democratica. Cronache , ricordi e riflessioni sul triennio 1976 \u2013 1979, Editori Riuniti 1986<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[11] E. Berlinguer, Austerit\u00e0 occasione per trasformare l\u2019Italia. Le conclusioni al convegno degli intellettuali , Roma 15\/01\/1977 e all\u2019assemblea degli operai comunisti, Milano , 30\/01\/1977, Editori Riuniti 1977<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[12] Y. Wasserman, I rivoluzionari marginalisti. Come gli economisti austriaci vinsero la battaglia delle idee, Ed. Neri Pozza 2021<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[13] M. Gervasoni, Storia d\u2019Italia degli anni 80. Quando eravamo moderni, Marsilio, 2010<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[14] D. Sacco, Comunisti e Socialisti italiani nella Prima Repubblica ( 1948 \u2013 1994). Alcune questioni tra tradizione e innovazione politica, Le Lettere 2022<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[15] Ibidem, n. 9<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>[16] G. Lisco, Riflessioni minime sull\u2019origine della disfatta delle Sinistre, L\u2019interferenza, 30 aprile 2021, rivista online<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.linterferenza.info\/cultura\/berlinguer-craxi-dalla-fine-della-modernita-alla-post-modernita\/\">http:\/\/www.linterferenza.info\/cultura\/berlinguer-craxi-dalla-fine-della-modernita-alla-post-modernita\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTERFERENZA (Gerardo Lisco) Le figure politiche di Enrico Berlinguer e Bettino Craxi vanno lette, come prover\u00f2 a dimostrare, inquadrandole nel passaggio dalla modernit\u00e0 alla post-modernit\u00e0. A tal fine, sar\u00e0 utile ricostruire le movenze storiche della politica italiana che hanno trasformato l\u2019ultima fase del moderno in una contemporaneit\u00e0 fondata sull\u2019individualismo neoliberale, se non neoliberista. Il progetto politico del PCI, sin dalle origini, vuole significare, come suo portato storico, la modernizzazione dell\u2019Italia in funzione del superamento&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":41258,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/linterferenza.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-kX7","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80545"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=80545"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80545\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":80547,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80545\/revisions\/80547"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/41258"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=80545"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=80545"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=80545"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}