{"id":80766,"date":"2023-07-28T09:30:49","date_gmt":"2023-07-28T07:30:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80766"},"modified":"2023-07-25T12:12:52","modified_gmt":"2023-07-25T10:12:52","slug":"ma-la-passione-e-unaltra-grammatica-sulla-finanziarizzazione-del-calcio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80766","title":{"rendered":"Ma la passione \u00e8 un&#8217;altra grammatica. Sulla finanziarizzazione del calcio"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Agostino Cera)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/694c62c3-fbfc-454b-882a-f9aa01a76d77.jpeg\" alt=\"\" width=\"1449\" height=\"500\" data-attachment-id=\"47369\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=47369\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/694c62c3-fbfc-454b-882a-f9aa01a76d77.jpeg\" data-orig-size=\"1449,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"694c62c3-fbfc-454b-882a-f9aa01a76d77\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/694c62c3-fbfc-454b-882a-f9aa01a76d77-300x104.jpeg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/694c62c3-fbfc-454b-882a-f9aa01a76d77-1024x353.jpeg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le pagine che seguono prendono a tema il fenomeno della finanziarizzazione del calcio. Si tratta, com\u2019\u00e8 noto, di una questione assurta spesso agli onori delle cronache, ma di recente ulteriormente rinfocolatasi in relazione a una vicenda a suo modo emblematica del momento attuale vissuto dal principe di tutti gli sport: il licenziamento di Paolo Maldini \u2013 della bandiera Paolo Maldini, icona del milanismo \u2013 dal ruolo di direttore tecnico del Milan da parte del fondo RedBird (<em>RedBird Capital Partners<\/em>), proprietario della societ\u00e0. Insieme a una serie di casi che si accresce di giorno in giorno, partoriti dall\u2019attuale sessione di calciomercato, detta vicenda ha riportato al centro del dibattito con rinnovato clamore la questione della metamorfosi ontologica del calcio in business. Del suo passaggio di stato da ente ludico a ente economico, per cos\u00ec dire. Pi\u00f9 precisamente, il punto della questione \u00e8 se una tale metamorfosi sia da considerare un processo gi\u00e0 compiuto oppure una dinamica in corso dall\u2019esito ancora incerto.<\/p>\n<p>Come \u00e8 prassi in dibattiti del genere, la polarizzazione delle posizioni si acquatta dietro l\u2019angolo, fungendo da anticamera di un altrettanto fatale esito manicheo. Quindi, l\u2019un contro l\u2019altro armati, si schierano: da un lato i \u201crealisti\u201d (i cinici, agli occhi della controparte), per i quali quella metamorfosi \u00e8 bella che avvenuta e va semplicemente assunta come tale, metabolizzata una volta per tutte. Da: analisti, osservatori, spettatori, appassionati\u2026 dobbiamo a nostra volta trasformarci, crescere, nel senso di adattarci a uno scenario\/ambiente radicalmente mutato. Ci\u00f2 significa smettere di ricorrere a indebite categorie etiche (moralistiche) per decifrare situazioni ormai rispondenti a logiche esclusivamente economiche. Utilizzare il filtro dei sentimenti, laddove in gioco ci sono soltanto interessi, produce un inevitabile cortocircuito ermeneutico ovvero l\u2019indecifrabilit\u00e0 di ci\u00f2 che si vorrebbe comprendere. Un\u2019operazione a met\u00e0 strada tra ipocrisia e nostalgia. E dabbenaggine. Dall\u2019altro lato si accomodano i \u201cromantici\u201d, i \u201csognatori\u201d (gli ipocriti, agli occhi della controparte), per i quali quella metamorfosi, non del tutto compiuta, incarna uno spauracchio al quale \u00e8 doveroso opporsi; una iattura che affosserebbe l\u2019anima stessa del calcio e pertanto da contrastare con qualsiasi mezzo. Al centro del villaggio vanno rimessi i \u201cvalori dello sport\u201d: quelli devono valere come i parametri, le stelle polari dell\u2019interpretazione ma soprattutto del giudizio circa le attuali dinamiche del calcio. Il senso in quanto funzione del valore (quello non monetizzabile), che cos\u00ec viene ad assumere un carattere normativo.<\/p>\n<p>Dal canto mio, vorrei cercare di sabotare almeno in parte la logica manichea sottesa a un tale dibattito, ricondurre questo scontro nell\u2019alveo di un confronto, proponendo una sorta di terza via. Una osmosi tra le due posizioni appena esposte, partendo per\u00f2 da un assunto non equidistante. Prover\u00f2 ad argomentare a favore del valore anche economico della dimensione extra-economica (assiologica) del calcio, sostenendo che lo stesso approccio cinico-realista non pu\u00f2 permettersi di sottostimare il carattere del tutto singolare del bene qui in questione. Lo far\u00f2 evidenziando quella che, a mio avviso, rappresenta una crepa strutturale di un\u2019analisi convenzionalmente economica applicata all\u2019industria calcio, integrandola poi con un elemento di matrice non strettamente economica, ma tale che nessun serio\u00a0<em>business plan<\/em>\u00a0calcistico dovrebbe trascurare. In altri termini, prover\u00f2 a declinare in maniera non romantica le ragioni romantiche del calcio, in modo tale che appaiano, se non incontestabili, quantomeno plausibili anche agli occhi di chi sostiene una prospettiva realista e avalutativa avversando l\u2019ermeneutica onirica dei romantici-sognatori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.<\/p>\n<p>Fatti salvi i suoi incontestabili meriti, su tutti il sano accontamento di una retorica trita oltre che stucchevole, il punto di vista cinico-realista sull\u2019attuale stato dell\u2019arte del fenomeno calcistico \u2013 quello che ne assume come compiuta e definitiva la metamorfosi in business \u2013 omette un elemento di non scarso rilievo, nella misura in cui tende a considerare il proprio oggetto, l\u2019azienda calcio, alla stregua di un\u2019industria legata a un bene di prima o primissima necessit\u00e0. Come fosse un\u2019industria alimentare e dunque qualcosa di cui non sarebbe possibile in nessun caso fare a meno. In tal modo, questa la mia obiezione, sottostimando la peculiare natura volatile del bene in questione, compiendo un esiziale errore ermeneutico.<\/p>\n<p>L\u2019architrave dell\u2019impianto, anche industrial-finanziario, del calcio \u00e8 e rimane \u2013 non pu\u00f2 non essere \u2013 la famigerata, fantomatica \u201cpassione dei tifosi\u201d. Quella pulsione irrazionale in nome della quale milioni, forse miliardi, di persone hanno deciso di investire il calcio di un significato\/valore obiettivamente sproporzionato, se valutato cio\u00e8 in termini razionali e funzionali. Per rendere l\u2019idea di una tale sproporzione, del plusvalore generato dalla componente passionale, cito la definizione che da sempre utilizza mio padre, il quale non ha mai amato n\u00e9 capito il calcio (va da s\u00e9, non lo ha mai capito perch\u00e9 non lo ho mai amato), per descriverlo ovvero \u201cventidue scemi che corrono appresso a un pallone\u201d (detto in dialetto napoletano). Al netto dello sprezzo ostentato che esprime, trovo che questa sia una descrizione grossomodo oggettiva del fenomeno in questione. Una sua istantanea tutto sommato fedele.<\/p>\n<p>Di uno svago, di un passatempo, di un gioco \u2013 il \u201cgioco pi\u00f9 bello del mondo\u201d \u2013 milioni\/miliardi di persone hanno deciso di fare veicolo di: identificazione, riconoscimento, posizionamento, contrapposizione\u2026 Un transfer di massa che ha generato un fattore identitario talvolta capace di soppiantare\/surrogare persino le identificazioni politiche e religiose. Il calcio come ideologia (il caso della guerra nella ex Jugoslavia, ben raccontato in\u00a0<em>L\u2019ultimo rigore di Faruk<\/em>\u00a0di Gigi Riva), addirittura come fede (il pellegrinaggio al \u201csantuario\u201d maradoniano nei quartieri spagnoli di Napoli). Quella passione, proprio in quanto passione, rappresenta il motore immobile dell\u2019intero movimento calcistico in tutte le sue declinazioni possibili. Compresa quella economico-finanziaria. Finch\u00e9 c\u2019\u00e8, finch\u00e9 quel motore funziona, l\u2019intero meccanismo gira. Diversamente, si inceppa.<\/p>\n<p>L\u2019approccio cinico-realista bypassa proprio questo elemento, lo naturalizza e in tal modo lo svilisce; lo neutralizza, lo rende invisibile, facendone un dato inalterabile. Da cui l\u2019esito di un\u2019inferenza finale \u2013 una sorta di legge generale \u2013 che trovo indebita. Vale a dire, che il sistema calcio sia economicamente stressabile pressoch\u00e9 all\u2019infinito; interamente convertibile, forse persino gi\u00e0 convertito, in business. Appunto perch\u00e9 l\u2019oggetto\/motore di questa industria rester\u00e0 sempre tale, perennemente al suo posto. La fede dei tifosi come elemento inamovibile: un motore immobile come perpetuum mobile. Detto per inciso, l\u2019assunto di fondo di un simile approccio equivale nei fatti a \u201cuna fede (incrollabile) nella fede dei tifosi\u201d e dunque a qualcosa di persino pi\u00f9 irrazionale di ci\u00f2 che intenderebbe spiegare; pi\u00f9 volatile di ci\u00f2 che vorrebbe ancorare a terra. Come che sia, adottando una cornice interpretativa di questo tipo il caso del licenziamento di una \u201cbandiera\u201d \u2013 Maldini fatto fuori dal fondo americano \u2013 corrisponderebbe a una semplice operazione gestionale, a una routine aziendale da giudicare esclusivamente secondo parametri economici, sgravata dalla molesta zavorra del calcio dei sentimenti.<\/p>\n<p>Ebbene, questo \u00e8 all\u2019incirca il modo in cui ragionerebbe un imprenditore del settore pastario, preferibilmente italiano: \u201cL\u2019uomo mangia da sempre e continuer\u00e0 a farlo\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=47366#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Ergo, le persone non potranno mai rinunciare al bene che produco\u201d. E farebbe bene a ragionare cos\u00ec. Al contrario, che un imprenditore o un analista dell\u2019industria calcistica adotti quello stesso modello, faccia propria quella medesima forma mentis, appare una mossa scorretta anzitutto sul piano logico, una strategia approssimativa per cercare di comprendere il proprio bene e con ci\u00f2 anche un\u2019opinabile operazione gestionale del proprio\u00a0<em>core business<\/em>.<\/p>\n<p>A integrazione delle carenze di una tale analisi proporrei quanto segue. I preannunciati elementi romantici, rielaborati in modalit\u00e0 non romantica; l\u2019ermeneutica onirica ricucinata in salsa realistica. Che le persone, anche collettivamente, debbano nutrire delle passioni, costruire momenti di identificazione collettiva, rappresenta verosimilmente una costante antropologica, un dato costitutivo della natura umana. Quantomeno di quella che abbiamo sin qui conosciuto. Non lo \u00e8, invece, il fatto che gli oggetti di tali passioni rimangano gli stessi. Al contrario, la storia racconta che le passioni umane si accasano di volta in volta, di epoca in epoca, in luoghi diversi. Scelgono transfer diversi, si appoggiano a supporti diversi. Come detto, finch\u00e9 il suo motore fideistico lavora, l\u2019intera macchina pallonara gira e quindi nessun problema. Tutto bene. D\u2019altra parte, se per qualche imponderabile motivo \u2013 visto che di passione si tratta, l\u2019imponderabilit\u00e0 \u00e8 un fattore da ponderare senz\u2019altro \u2013 il motore si inceppasse; se a un certo punto i tifosi decidessero che il calcio non \u00e8 pi\u00f9 degno dell\u2019investimento emotivo di cui lo hanno fatto oggetto\u2026 ebbene, a quel punto si innescherebbe un processo assai difficile da governare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.<\/p>\n<p>A questa considerazione ne va aggiunta un\u2019altra, a ulteriore riprova dell\u2019inadeguatezza di un approccio interamente razionalizzato (quello cinico-realista) per la comprensione del fenomeno in oggetto. Il punto di rottura, quello oltre il quale l\u2019applicazione a oltranza della logica imprenditoriale-aziendalistica rischierebbe di far implodere l\u2019intero sistema, risulta indeterminabile\u00a0<em>ex ante<\/em>\u00a0(nessuno pu\u00f2 stabilire a priori quale sia), ma irrimediabile\u00a0<em>ex post<\/em>. Una volta scoperto, esperito, non si torna indietro. Si tratta di una dinamica irreversibile.<\/p>\n<p>A scopo esplicativo propongo un parallelo che all\u2019apparenza potr\u00e0 risultare fuori luogo, eccessivo. Il calcio, nel suo piccolo, vive da anni un processo di secolarizzazione, di \u201cdisincanto\u201d. In ossequio a una classica genealogia della modernit\u00e0, quella weberiana, si potrebbe affermare che proprio nella misura in cui si sta disincantando, il calcio si stia anche modernizzando. La sua finanziarizzazione, che passa per la sua metamorfosi in\u00a0<em>entertainment<\/em>, vale questo passaggio. Alla metamorfosi ontologica dello sport in spettacolo e intrattenimento \u2013 l\u2019<em>entertainment<\/em>\u00a0\u00e8 la maschera indossata dal calcio, pi\u00f9 in generale dallo sport, per convertirsi in business, il medium che trasforma questo ente ludico in ente economico \u2013 corrisponde quella antropologica del tifoso in cliente: non colui che vive una passione, ma colui a cui viene fornito un servizio. Per essere fruito in maniera ottimale, l\u2019intrattenimento non esige passione. Anzi, per certi aspetti, la avversa; preferisce farne a meno, funziona meglio senza. Ebbene, come insegna la vicenda della religione cristiana in occidente, segnatamente in Europa, al processo di disincanto\/razionalizzazione non c\u2019\u00e8 rimedio; si tratta di un movimento irreversibile. Quando ci \u201cspiegano\u201d che babbo natale non esiste, diventa impossibile farlo rivivere \u2013 per quanto ci si sforzi \u2013 e con esso la magia dei natali dell\u2019infanzia, relegati da quel momento in poi, e senza rimedio, nel caveau delle nostalgie del tempo perduto. Premesso che, rispetto a dinamiche del genere Pirandello\u00a0<em>docet<\/em>\u00a0(<em>et semper docebit<\/em>), da ormai molti anni uno scrittore come Michel Houellebecq racconta provocatoriamente ma efficacemente proprio questa\u00a0<em>impasse<\/em>\u00a0epocale: la tragicit\u00e0 prodotta dall\u2019aver preso coscienza dell\u2019irreversibilit\u00e0 di un tale passaggio. Che quanto \u00e8 andato perduto, e ora rimpianto, non \u00e8 recuperabile. Accantonato in blocco il proprio apparato valoriale tradizionale, l\u2019occidente pi\u00f9 avanzato oscilla confusamente e disperatamente tra un nichilismo conclamato, vissuto\/sub\u00ecto in pienezza (<em>Le particelle elementari<\/em>), e la pericolosa seduzione nei confronti di apparati valoriali e\u00a0<em>Weltanschauung(en)<\/em>\u00a0di importazione, che agli occhi di un mondo decadente e serotino possiedono per\u00f2 l\u2019indubbio fascino della vitalit\u00e0 (<em>Sottomissione<\/em>).<\/p>\n<p>Tornando al tema principale: a furia di stressarlo, di provocarlo a oltranza, il rischio \u00e8 che il fondamento irrazionale del fenomeno calcistico \u2013 l\u2019unico possibile anche per il business \u2013 venga meno, con l\u2019inevitabile implosione dell\u2019intera impalcatura. La boxe, la \u201cfu nobile arte\u201d, incarna un esempio emblematico e un monito doloroso di una tale irreversibilit\u00e0. Da arte a sport, da sport a intrattenimento, da intrattenimento a circo equestre. Giorni fa ho appreso di un incontro\/esibizione\/rissa\/carnevalata\/farsa (pagliacciata) che lo scorso 12 giugno, presso la FLA Live Arena di Sunrise (Florida), ha visto opposti Floyd Mayweather Jr. e John Gotti III: un ex campione del mondo di pugilato contro un lottatore di MMA, ma soprattutto rampollo di una delle pi\u00f9 blasonate aristocrazie criminali degli Stati Uniti. Un \u201cvero duro\u201d contro un \u201cvero cattivo\u201d. Un\u2019operazione insensata, assurda da qualsiasi prospettiva la si valuti che non sia quella dello spettacolo, dell\u2019intrattenimento; il quale, a sua volta, risponde a sole ragioni economiche (<em>entertainment<\/em>\u00a0= business): se ci si possono fare dei soldi, se frutta, allora va bene. Il senso in quanto funzione del valore (stavolta quello monetizzabile). La crematistica come unica assiologia possibile<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=47366#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>In conclusione: data la peculiare natura volatile del proprio bene, la stessa industria del calcio dovrebbe porsi \u2013 per ragioni anzitutto economiche \u2013 il problema, se non di tutelarla, quantomeno di non stressarla oltre i livelli di guardia. Tradotto in soldoni (appunto, in soldoni): licenziare Maldini \u00e8 stato economicamente, se non un errore, quantomeno un azzardo. Un rischio non del tutto calcolato e dunque una mossa non del tutto giustificata.<\/p>\n<p>\u201cMa la passione \u00e8 un\u2019altra grammatica\u201d, cantavano gli Avion Travel. Probabilmente anche un\u2019altra economia, che per\u00f2 l\u2019economia (quella convenzionale) non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di ignorare.<\/p>\n<p>p.s. Meriterebbe una riflessione adeguata la differente natura del legame che intrattengono con lo sport la cultura europea e quella americana. Da un lato passione (addirittura fede), dall\u2019altro spettacolo. Negli Stati Uniti non \u00e8 mai esistito il fenomeno degli ultras (men che meno, buon per loro, quello degli hooligans). Nel dire questo, non faccio nessuna valutazione in merito; mi limito a constatare un fatto. I tifosi statunitensi sono al massimo dei forti simpatizzanti delle rispettive squadre (franchigie).<\/p>\n<p>Stante una tale sostanziale diversit\u00e0 di approccio allo sport, ne segue la domanda: siamo sicuri che il tentativo di trasformare lo sport \u2013 segnatamente il calcio \u2013 in intrattenimento, di americanizzarlo (modernizzarlo, razionalizzarlo\u2026), non si riveli alla lunga una fusione a freddo? Un trapianto a rischio di rigetto?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=47366#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Concludendo queste pagine mi sono imbattuto in un\u2019intervista di Riccardo Illy (a capo della holding agro-alimentare di famiglia) al \u00abCorriere della sera\u00bb (16 luglio), il quale usa esattamente questa espressione per definire il proprio settore: \u00abS\u00ec, aveva ragione Ludwig Feuerbach. Un\u2019industria universale. L\u2019uomo mangia da sempre e continuer\u00e0 a farlo\u00bb.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/23_luglio_16\/riccardo-illy-le-nozze-scarpe-tennis-senza-dirlo-miei-genitori-feci-facchino-sindaco-niente-scorta-giravo-armato-017e4978-240f-11ee-9a25-49ea51e50816.shtml\">https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/23_luglio_16\/riccardo-illy-le-nozze-scarpe-tennis-senza-dirlo-miei-genitori-feci-facchino-sindaco-niente-scorta-giravo-armato-017e4978-240f-11ee-9a25-49ea51e50816.shtml<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=47366#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Su questi temi mi permetto di rinviare a: A. Cera,\u00a0<em>Nella societ\u00e0 pandemica. Prove tecniche di tecnocosmo<\/em>, Aras, Fano 2022, pp. 57-68.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=47366\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=47366<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Agostino Cera) &nbsp; Le pagine che seguono prendono a tema il fenomeno della finanziarizzazione del calcio. 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