{"id":80798,"date":"2023-07-28T10:00:47","date_gmt":"2023-07-28T08:00:47","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80798"},"modified":"2023-07-26T15:48:37","modified_gmt":"2023-07-26T13:48:37","slug":"trentanni-ingloriosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80798","title":{"rendered":"Trent&#8217;anni ingloriosi"},"content":{"rendered":"<p><strong>da BADIALE&amp;TRINGALI (G. Garavini)<\/strong><\/p>\n<p><em>Trent&#8217;anni in cui si sono succeduti governi di centrodestra e di centrosinistra, senza che si potesse avvertire qualche differenza sui temi decisivi di cui parla l&#8217;articolo di Garavini<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/decrescita-italia-radiografia-di-un-trentennio-inglorioso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.roars.it\/decrescita-italia-radiografia-di-un-trentennio-inglorioso\/<\/a><\/p>\n<p>Non si scampa alle conversazioni da bar in cui qualcuno (normalmente di destra) se ne esce con \u201cci sono troppi laureati e pochi falegnami\u201d oppure \u201cl\u2019Italia ha troppi dipendenti pubblici che non combinano niente\u201d. Altri (normalmente di sinistra) moraleggiano che \u201cl\u2019immigrazione \u00e8 un finto problema\u201d o quanto sia \u201cbello pagare le tasse\u201d. In questo contesto, il libro di Guendalina Anzolin e Simone Gasperin (<em>30+1 cifre che raccontano l\u2019Italia<\/em>) \u00e8 un manualetto di resistenza ai luoghi comuni scritto in modo chirurgico da due \u201cgiovani\u201d economisti appassionati del loro Paese e con studi in prestigiosi centri di ricerca britannici. Trentuno capitoli e altrettanti affreschi su economia e societ\u00e0 italiana nel trentennio \u201cinglorioso\u201d seguito alla firma del trattato di Maastricht.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2023\/07\/10\/turismo-e-rendita-il-paese-che-ci-attende-fra-30-anni\/7223621\/\">LEGGI \u2013\u00a0Turismo e rendita: il Paese che ci attende fra 30 anni<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il declino\u00a0<\/strong>economico \u00e8 ben rappresentato dal calo della ricchezza che rende quello italiano un caso pi\u00f9 unico che raro nel mondo occidentale. Il 16 maggio del 1991 il\u00a0<em>Corriere<\/em>\u00a0titolava \u201cItalia quarta potenza\u201d, avendo superato la Gran Bretagna per Pil procapite: trent\u2019anni dopo, era pi\u00f9 basso in termini reali rispetto al 1990, accompagnato da una riduzione dei salari reali, diminuiti da allora al 2020 del 2,9 per cento. L\u2019implosione \u00e8 avvenuta in un quadro di politiche macroeconomiche improntante al raggiungimento di avanzi primari (lo Stato spende meno di quanto preleva da cittadini e imprese al netto degli interessi). Tra il 1991 al 2019 sono stati accumulati 819 miliardi di avanzi primari accompagnati da un\u2019esplosione del debito, lievitato nel 2020 alla cifra record del 154% sul Pil. Il processo di \u201cnanizzazione\u201d industriale ha fatto s\u00ec che mentre nel 1990 l\u2019Iri e l\u2019Eni erano rispettivamente all\u201911\u00b0 e al 18\u00b0 posto tra le pi\u00f9 grandi aziende al mondo secondo l\u2019indice\u00a0<em>Fortune 500<\/em>\u00a0(Enel era la terza azienda elettrica al mondo per fatturato, prima per clienti), trent\u2019anni dopo le italiane siano scivolate in fondo alle classifiche. Pezzi pregiati dell\u2019industria italiana, da Telecom a Pirelli sono stati venduti, trend proseguito oggi con Alitalia a Lufthansa. I soliti del bar diranno: \u201c\u00c8 la globalizzazione!\u201d. Questo non spiega perch\u00e9 l\u2019Italia sia precipitata al 15\u00b0 posto della classifica\u00a0<em>Fortune<\/em>\u00a0per il numero di aziende annoverate mentre la Germania resti in 4\u00aa posizione, la Francia in 5\u00aa. Mentre la grande industria italiana sbiadisce, emerge con prepotenza il settore turistico che impiega il 19,2% di occupati in pi\u00f9 che nella manifattura (crollata ulteriormente negli ultimi mesi del 7,2 per cento). Agli spingitori di B&amp;B e \u201cOpen to Meraviglia\u201d, gli autori rispondono con un\u2019asciutta considerazione: \u201cQuesto ragionamento \u00e8 tuttavia una trappola logica, smentita dall\u2019esperienza storica dello sviluppo economico. I Paesi a pi\u00f9 alto reddito sono quelli che hanno \u201cforzato\u201d i loro vantaggi comparati\u201d investendo in settori ad alto valore aggiunto\u201d.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 della grande impresa sono andate di pari passo a un tracollo degli indicatori sociali: il \u201clavoro povero\u201d ha raggiunto il 12 per cento, il 14 per cento della popolazione vive oggi in condizioni di povert\u00e0 relativa. Il settore pubblico, vessato da tagli lineari, \u00e8 tra i pi\u00f9 anemici nell\u2019Ue. Alla spesa sanitaria sono stati sottratti 37 miliardi (in 10 anni chiusi 173 ospedali e 837 strutture di assistenza). Il disinvestimento nell\u2019universit\u00e0 ha fatto s\u00ec che solo il 9 per cento degli italiani compresi nella fascia tra i 24 e i 35 anni possieda un titolo di laurea o equivalente: l\u2019Italia si ritrova in penultima posizione fra i Paesi OCSE (meglio solo del Messico, che per\u00f2 ha un Pil procapite tre volte inferiore). Le destre italiane, demonizzando l\u2019intervento pubblico hanno contribuito alla crisi del sistema industriale e all\u2019indebolimento delle strutture statuali. Le sinistre hanno pochi fiori all\u2019occhiello. Per esempio l\u2019immigrazione, lungi dall\u2019essere un \u201cnon problema\u201d, \u00e8 una questione di portata epocale. Dal 1870 al 1971 l\u2019Italia ha registrato un saldo migratorio costantemente negativo. A partire dal \u201872 la dinamica si \u00e8 invertita e negli anni Duemila l\u2019afflusso netto di immigrati \u00e8 stato costante per 239mila ingressi all\u2019anno. La popolazione non italiana \u00e8 passata da appena 356.159 unit\u00e0 nel \u201891 agli oltre 5 milioni attuali. \u00c8 avvenuto mentre la popolazione residente \u00e8 diminuita per la prima volta nella storia unitaria nel 2021 (a 59 milioni), anche a causa di un deflusso verso l\u2019estero che ha toccato quota 198mila nel 2020, portando la popolazione italiana residente all\u2019estero al 13 per cento del totale (non solo giovani laureati, ma intere famiglie). Un cambiamento epocale.<\/p>\n<p>Anche sulle tasse i numeri di Anzolin e Gasperin ci raccontano che pagarle non sempre \u00e8 bello. L\u2019Italia ha una pressione fiscale sul Pil (42,4 per cento) che \u00e8 tra le pi\u00f9 alte fra i Paesi Ocse, davanti alla Germania. Mentre \u00e8 calata la progressivit\u00e0 fiscale data dall\u2019imposizione diretta, sono aumentate le imposte indirette come l\u2019Iva (arrivata al 22 per cento) che gravano sui consumatori indipendentemente dal reddito, dunque sono socialmente regressive. Alcune tasse andrebbero alleggerite (ridurre l\u2019Iva al livello pre-2011 contribuirebbe a controllare l\u2019inflazione), altre andrebbero aumentate.<\/p>\n<p><strong>I mali\u00a0<\/strong>dell\u2019economia italiana sono noti, non da ieri. Competizione a basso costo, sottodimensionamento delle imprese, fratture territoriali, interazione con un vincolo esterno che ha imposto politiche macroeconomiche segnate da austerit\u00e0 e privatizzazioni. Se \u00e8 insensato glorificare Berlusconi, protagonista del degrado economico e culturale del Paese, altrettanto fuori luogo sarebbe incensare le sinistre per il sostegno all\u2019austerit\u00e0, nonch\u00e9 per l\u2019infatuazione per privatizzazioni e liberalizzazioni che hanno arricchito percettori di dividendi italiani e non (anche nelle imprese partecipate dallo Stato il 40%dei dividendi va ad azionisti stranieri).<\/p>\n<p>Come chiosa dei numeri forniti dagli autori, \u00e8 giusto trarre due considerazioni. In primo luogo la retorica della \u201ccrescita\u201d, fatta di flessibilit\u00e0 del lavoro, concorrenza sui prezzi, incentivi alle imprese, ha connotato in senso regressivo la contrazione del Pil. La \u201cdecrescita\u201d andrebbe invece abbracciata come un dato di fatto di un mondo in cui emergono altre regioni industriali e in cui i limiti naturali all\u2019espansione produttiva sono stati superati. Abbracciare la decrescita (o la \u201cprosperit\u00e0\u201d, termine preferito da Bruno Latour) significherebbe orientare le scelte non tanto all\u2019aumento del Pil, quanto al miglioramento della qualit\u00e0 della vita e alla transizione ecologica. Per esempio, rilanciando servizi pubblici pi\u00f9 efficienti di quelli privati, intervenendo sulle produzioni industriali, riducendo gli orari di lavoro, redistribuendo ricchezza verso le fasce pi\u00f9 povere (e meno responsabili dell\u2019inquinamento), rilanciando l\u2019economia pubblica nella gestione del settore energetico. Persino sul\u00a0<em>Financial Times<\/em>\u00a0\u00e8 stato scritto che \u201ci governi, non BlackRock, devono guidare questo nuovo Piano Marshall\u2026 massicce spese in deficit saranno necessarie, non un nuovo Etf\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019altra questione riguarda l\u2019immigrazione. L\u2019idea che si possa cambiare di segno al declino italiano con ulteriori massicci innesti di manodopera non italiana a basso costo per spingere il Pil, o per equilibrare il sistema pensionistico, non tiene conto del cambiamento epocale gi\u00e0 in atto, n\u00e9 delle conseguenze sociali, drammaticamente evidenti nel degrado delle periferie francesi. Ci sono ragioni di carattere morale per l\u2019accoglienza, nonch\u00e9 di carattere politico e culturale sulle responsabilit\u00e0 che gli europei devono assumersi per l\u2019epoca coloniale, ma la priorit\u00e0 dovrebbe andare internamente alla piena inclusione dei migranti (per esempio con l\u2019apertura di nuove moschee), ed esternamente a una battaglia per modifiche strutturali dell\u2019economia internazionale. Qualcosa come un vero \u201cPiano Mattei\u201d per l\u2019Africa in cui soldi e risorse naturali restino l\u00ec, non le mosse predatorie che Eni-Meloni spacciano a nome del fondatore.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2023\/07\/10\/decrescita-italia-radiografia-di-un-trentennio-inglorioso\/7223619\/\">(Pubblicato su Il Fatto Quotidiano)\u00a0<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2023\/07\/trentanni-ingloriosi-ggaravini.html\">http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2023\/07\/trentanni-ingloriosi-ggaravini.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da BADIALE&amp;TRINGALI (G. 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