{"id":80801,"date":"2023-07-27T10:00:47","date_gmt":"2023-07-27T08:00:47","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80801"},"modified":"2023-07-26T15:51:45","modified_gmt":"2023-07-26T13:51:45","slug":"le-buche-di-keynes-per-una-prospettiva-almeno-socialdemocratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80801","title":{"rendered":"Le buche di Keynes. Per una prospettiva (almeno) socialdemocratica"},"content":{"rendered":"<p><strong>da PER UN SOCIALISMO DEL SECOLO XXI (Emanuele dell&#8217;Atti)<\/strong><\/p>\n<p class=\"p4\">J. M. Keynes affermava che in tempi di disoccupazione \u00e8 <span class=\"s1\">meglio occupare persone a scavare buche e a colmarle\u00a0che non occuparle affatto.<\/span> Ma al di l\u00e0 della celebre (ed efficace) affermazione,<i> <\/i>un aspetto centrale del pensiero dell\u2019economista britannico, come \u00e8 noto, \u00e8 nell\u2019idea dell\u2019intervento pubblico riequilibrante a vantaggio della piena occupazione e del sostegno alla domanda.<\/p>\n<p class=\"p4\">Oggi, che di dissesti infrastrutturali ne abbiamo in abbondanza, non dovremmo nemmeno preoccuparci di scavare buche per creare lavoro. Basterebbe riempirle. Strade e autostrade impraticabili, reti idriche da potenziare, laghi e fiumi da bonificare, prevenzione del rischio idrogeologico, cura dell\u2019ambiente. Potrebbe bastare questo, insomma, in un\u2019ottica keynesiana, non bolscevica, per creare posti di lavoro e \u2013 se proprio siamo affezionati alla formula \u2013 \u201ccrescita economica\u201d.<\/p>\n<p class=\"p4\">Solo che \u2013 dopo Maastricht e trattati seguenti \u2013 l\u2019Italia si \u00e8 privata degli strumenti per agire in questo senso, disapplicando e subordinando la Costituzione (keynesiana) alle norme comunitarie (anti-keynesiane). Il fine (dichiarato e perseguito: si leggano i trattati europei e si ripercorra la storia degli ultimi trent\u2019anni) dell\u2019Unione Europea, infatti, non \u00e8 la piena occupazione, ma una certa e costante disoccupazione (unita al contenimento salariale) che possa tenere bassa l&#8217;inflazione. Obiettivo, peraltro, ugualmente non raggiunto. Come ben sappiamo.<\/p>\n<p class=\"p4\">L\u2019UE non coincide con l\u2019idea di cooperazione tra Stati. Essa non \u00e8 un progetto democratico: \u00e8 un dispositivo geneticamente neoliberale. \u00c8 un\u2019arena, un campo di gioco in cui domina la logica della competizione: non \u00e8 un caso che non sia mai nato il tanto agognato esercito europeo e che non sia mai passato il disegno di una vera Costituzione politica europea. L\u2019UE, in altri termini, non \u00e8 diventata tale, cio\u00e8, per carenze o errori compiuti nel percorso: il suo scopo \u00e8 \u2013 originariamente e costitutivamente \u2013 l\u2019assenza di scopi. Un progetto \u201cnichilista\u201d privo di idealit\u00e0 sociali (cfr. D\u2019Andrea 2022). L\u2019UE, infatti, \u00e8 stata progettata in un senso dichiaratamente anti-keynesiano e continuamente riprogrammata (dall\u2019Atto unico del 1986, propedeutico al Trattato di Maastricht, fino al Fiscal compact del 2012) con l\u2019obiettivo di spoliticizzare il mercato, subordinando ad esso la decisione democratica.<\/p>\n<p class=\"p4\">C\u2019\u00e8 chi ne auspica una maggiore politicizzazione, battendosi \u201cdall&#8217;interno\u201d \u2013 come si ama dire \u2013 per farne una federazione politica vera e propria, che abbia come architrave l\u2019emancipazione sociale e la solidariet\u00e0. Puro romanticismo. Dovrebbe infatti accadere ci\u00f2 che non pu\u00f2 mai accadere: cio\u00e8 che tutti gli stati membri, nello stesso istante, siano d\u2019accordo nel disapplicare i trattati e scrivere una Costituzione europea con a fondamento la subordinazione dell\u2019interesse privato all\u2019utilit\u00e0 sociale. Cio\u00e8 l\u2019esatta antitesi del progetto dell\u2019UE.<\/p>\n<p class=\"p4\">Ma il fanatismo integrazionista e l\u2019\u201ceuropeismo retorico\u201d (<i>ibid<\/i>.) impediscono ormai di ragionare. Sono una fede. E come tutte le fedi annebbiano il pensiero razionale. La flessione sotto ogni parametro economico (pil <i>pro capite<\/i>, indice di produzione industriale, occupazione) che ha caratterizzato la maggior parte degli stati europei, Italia in testa, negli ultimi decenni non viene in alcun modo messa in relazione all\u2019accelerazione che l\u2019integrazione europea ha subito a partire dal 1992, anzi, si sostiene che i problemi irrisolti derivino da una ancora scarsa integrazione: un \u201caggiustamento epistemologico\u201d (o pi\u00f9 semplicemente una forzatura) tipico di chi tenta di risolvere le anomalie emergenti in un paradigma rimanendo ostinatamente all\u2019interno dello stesso paradigma, per usare un lessico kuhniano.<\/p>\n<p class=\"p4\">L\u2019europeismo retorico discende da un\u2019ideologia integrazionista trasversale, eretta a bandiera in primo luogo dalla sinistra, rimasta orfana di fedi dopo aver abbandonato la prospettiva socialista. Essa ha infatti abbracciato integralmente la logica del \u201cvincolo esterno\u201d quasi come una misura espiativa e riparatoria rispetto al \u201csenso di colpa\u201d di essere stata per quasi tutto il XX secolo critica e oppositiva nei confronti delle logiche di mercato. Lo ha fatto recidendo qualsiasi legame con la propria tradizione \u201cinter-nazionalista\u201d e richiamandosi in maniera confusa a un mito fondativo \u2013 quello di Ventotene \u2013 estrapolandone, per\u00f2, solo gli aspetti coreografici della cooperazione e della \u201cpace perpetua\u201d tra gli Stati e lasciando\u00a0cadere tutti quegli elementi spoliticizzanti che gi\u00e0 i due celebri autori del Manifesto \u2013 in particolare Altiero Spinelli \u2013 sostenevano con particolare enfasi (cfr. Somma 2022).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\">L\u2019esito \u00e8 stata la creazione di una nuova linea di demarcazione tra sinistra e destra: \u201ceuropeista\u201d la prima, \u201cnazionalista\u201d la seconda. Facendo della pi\u00f9 classica linea di demarcazione capitale\/lavoro un aspetto meramente decorativo, utile solo per marcare il territorio. A fronte di una sinistra che obliterava il conflitto sociale sostituendolo con un\u2019ideologia astrattamente europeista, perci\u00f2, la destra ha trovato un nuovo terreno su cui giocare la sua partita, cio\u00e8 quello della difesa degli interessi nazionali, coincidenti, per\u00f2, non certo con quelli delle classi lavoratrici, bens\u00ec con quelli del ceto imprenditoriale.<\/p>\n<p class=\"p4\">Nei fatti, tuttavia, anche le seducenti istanze della destra hanno dato prova di totale incapacit\u00e0 di tutela degli interessi nazionali. L\u2019attuale compagine che ci governa, infatti, anche se ha costruito i suoi consensi sulla critica alla fede europeista, ha dimostrato (e continuer\u00e0 a farlo) che nonostante i finti bracci di ferro propagandistici con la Commissione europea e nonostante le finte battaglie culturali per l\u2019 \u201citalianit\u00e0\u201d, non si distanzier\u00e0 di un millimetro da questa matrice ideologica (oggi detta \u201cagenda\u201d) e dai suoi correlati operativi e procedurali (taglio della spesa pubblica, pareggio di bilancio, allarmismo economico) che \u2013 come segnalavano avveduti e inascoltati economisti come Federico Caff\u00e8 \u2013 costituiscono una vera e propria tragedia per i lavoratori (non solo) italiani (Fazi 2022).<\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s2\">Chi si richiama convintamente ai valori del socialismo, perci\u00f2, oggi dovrebbe avere il coraggio di tematizzare la questione dell\u2019integrazione europea con maggiore lucidit\u00e0 e <\/span>individuare nuovi strumenti teorici che sappiano decifrare e decriptare il presente, togliendo i paraocchi ideologici e rinunciando, quando \u00e8 il caso, alle vecchie categorie interpretative. Nel contesto odierno, infatti, \u201ci nostri vecchi argomenti laici, illuministi, razionalisti, non sono solo spuntati e inutili, ma anzi fanno il gioco del potere\u201d (Pasolini 1975: 127). Occorre allora un lavoro ancora pi\u00f9 faticoso che in passato. Uno sforzo che sappia riconoscere le insidie che si annidano in ci\u00f2 che viene presentato come \u201cintegrazione\u201d, \u201copportunit\u00e0\u201d, \u201cinnovazione\u201d. Che sveli e denunci ci\u00f2 che il potere chiama \u201criforme\u201d col fine di mascherare la staticit\u00e0 sociale: la \u201cneolingua del circo mediatico\u201d (Preve 1999: 40), infatti, mutando il significato delle parole, ha mutato anche il significato del termine \u201criformismo\u201d, che cessa di significare \u201ccambiamento graduale\u201d, per diventare una sorta di lasciapassare per lo \u201csmantellamento neoliberista del welfare state e delle conquiste centenarie del vecchio riformismo laburista e socialista\u201d (<i>ibid<\/i>.).<\/p>\n<p class=\"p6\">Il lavoro pi\u00f9 urgente, quindi, \u00e8 quello di recuperare una visione teorica sistemica. Da qui riattivare, nelle forme oggi realisticamente possibili, la categoria del\u00a0 conflitto<i> <\/i>a sostegno di quella ampia maggioranza che non beneficia dei privilegi dell\u2019economia di mercato e che paga il prezzo dello sviluppo in termini materiali, psicologici, esistenziali. Consapevoli, tuttavia, che il paradigma socioeconomico egemone non si supera dall\u2019oggi al domani e che, probabilmente, \u00e8 pi\u00f9 realistico il ripristino di quel sistema di \u201ceconomia mista\u201d gi\u00e0 sperimentato in Europa nel cosiddetto \u201ctrentennio glorioso\u201d successivo al secondo conflitto mondiale e ben rappresentato in alcuni passaggi fondamentali della nostra (tradita) Costituzione.<\/p>\n<p class=\"p4\">Occorre dunque procedere con una gradualit\u00e0 tattica che \u2013 tenendo ferma la strategia di un orizzonte regolativo egualitario\u00a0e socialista \u2013 si batta per la ricostituzione di una vera forza socialdemocratica. Una forza che non ripudi, d\u2019un sol colpo, il mercato, che ne preservi talune dimensioni ma in un quadro costituzionale orientato all\u2019utilit\u00e0 sociale (v. art. 41) e che rimetta in moto il conflitto redistributivo per recuperare terreno rispetto alle innumerevoli e cocenti sconfitte subite nella lunga e sfibrante \u201clotta di classe dall\u2019alto\u201d (Gallino) condotta negli ultimi trent\u2019anni dai grandi gruppi economico-finanziari ai danni dei lavoratori e della dimensione pubblica in generale: si vedano, tra le altre cose, l\u2019umiliante e grottesca metamorfosi della scuola in senso burocratico-aziendale e l\u2019erosione lenta e costante della sanit\u00e0 e del diritto alla salute perpetrati negli ultimi decenni da governi di vario colore politico, in ossequio alle direttive (esplicite o implicite) di Bruxelles.<\/p>\n<p class=\"p7\">L\u2019attuale sinistra \u00e8 all\u2019altezza del compito? La risposta \u00e8 decisamente negativa. Anzi, l\u2019attuale sinistra non ha nemmeno l\u2019intenzione di riappropriarsi di quella tradizione di lotta ai meccanismi perversi della mercificazione totale che l\u2019hanno caratterizzata nel secolo scorso. E tra l\u2019altro \u00e8 divenuto stucchevole e ozioso trastullarsi con la questione se esista ancora o meno la sinistra o se il Pd sia o no un partito di sinistra: la sinistra ha ormai completato la sua metamorfosi da tempo e oggi non rappresenta pi\u00f9 i lavoratori. Essa \u00e8 il principale garante dei dogmi neoliberali e, bench\u00e9 sul piano del <i>significante<\/i> rimarchi differenze valoriali e identitarie rispetto alla destra, sul piano del <i>significato<\/i> si mostra omologa alla sua controparte politica, discostandosene solo per questioni tecnico-procedurali, avendo come referente elettorale principalmente i ceti medio-alti.<\/p>\n<p class=\"p7\">Una dinamica storicamente gi\u00e0 nota, se pensiamo agli inizi della storia unitaria del nostro Paese, dove destra e sinistra erano espressione del medesimo ceto politico, quello che afferiva al campo liberale, con distinzioni poco nette, sicuramente non riconducibili alla pi\u00f9 netta linea di demarcazione novecentesca. Le cose, come \u00e8 altrettanto noto, cominciarono a cambiare solo con l\u2019elezione del primo deputato socialista e la successiva fondazione del <i>Partito dei lavoratori italiani<\/i> (1892). Nasceva in Italia la prospettiva del socialismo. Che allora \u2013 come oggi \u2013 era ben altra cosa dalla \u201csinistra\u201d.<\/p>\n<p class=\"p7\">La storia pu\u00f2 cambiare solo con una sua rinascita.<\/p>\n<p class=\"p4\"><b>Riferimenti bibliografici<\/b><\/p>\n<p class=\"p5\">D\u2019ANDREA, Stefano (2022), <i>L\u2019Italia nell\u2019Unione Europea. Tra europeismo retorico e dispotismo \u201cilluminato\u201d<\/i>, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino.<\/p>\n<p class=\"p7\">FAZI, Thomas (2022), <i>Una civilt\u00e0 possibile. La lezione dimenticata di Federico Caff\u00e8<\/i>, Milano, Meltemi.<\/p>\n<p class=\"p5\">GALLINO, Luciano (2012), <i>La lotta di classe dopo la lotta di classe<\/i>, Roma-Bari, Laterza.<\/p>\n<p class=\"p5\">PASOLINI, Pier Paolo (1975), <i>Scritti corsari<\/i>, Milano, Garzanti (ristampa 2021).<\/p>\n<p class=\"p5\">PREVE, Costanzo (1999), <i>Il ritorno del clero. La questione degli intellettuali oggi<\/i>, Pistoia, Editrice Petite Plaisance.<\/p>\n<p class=\"p5\">SOMMA, Andrea (2021), <i>Contro Ventotene. Cavallo di Troia dell\u2019Europa neoliberale<\/i>, Roma, Rogas edizioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/socialismodelsecoloxxi.blogspot.com\/2023\/07\/le-buche-di-keynes.html\">https:\/\/socialismodelsecoloxxi.blogspot.com\/2023\/07\/le-buche-di-keynes.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da PER UN SOCIALISMO DEL SECOLO XXI (Emanuele dell&#8217;Atti) J. M. Keynes affermava che in tempi di disoccupazione \u00e8 meglio occupare persone a scavare buche e a colmarle\u00a0che non occuparle affatto. Ma al di l\u00e0 della celebre (ed efficace) affermazione, un aspetto centrale del pensiero dell\u2019economista britannico, come \u00e8 noto, \u00e8 nell\u2019idea dell\u2019intervento pubblico riequilibrante a vantaggio della piena occupazione e del sostegno alla domanda. 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