{"id":80822,"date":"2023-07-31T09:30:36","date_gmt":"2023-07-31T07:30:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80822"},"modified":"2023-07-29T13:56:42","modified_gmt":"2023-07-29T11:56:42","slug":"il-best-seller-di-guido-carli-operai-che-guadagnano-troppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80822","title":{"rendered":"Il best seller di Guido Carli: operai che guadagnano troppo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di COMIDAD<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da circa due anni i media mainstream stanno cercando di riciclare il mito della \u201cstagflazione\u201d, che gi\u00e0 tanta fortuna riscosse negli anni \u201970. Oggi il termine \u201cstagflazione\u201d viene per\u00f2 rivenduto in accoppiata semantica col termine \u201cspettro\u201d, come nel famoso incipit del \u201cManifesto dei Comunisti\u201d di Marx ed Engels. La parola \u201cspettro\u201d consente infatti di immergere il tutto in un\u2019atmosfera gotica e notturna per rendere meno evidenti le contraddizioni narrative. Un articolo di \u201cLavoce.info\u201d dell\u2019ottobre del 2021 (prima della guerra e delle supersanzioni alla Russia) si nascondeva dietro lo \u201cspettro\u201d della stagflazione per non spiegarci a cosa fosse dovuta un\u2019inflazione dei prezzi delle materie prime che non corrispondeva ad alcun aumento della domanda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I creduloni affezionati alla fiaba edulcorata del capitalismo produttivo e \u201csviluppista\u201d ci sono sempre. Ma oggi \u00e8 meno facile vendere il mito della stagflazione a tutti, perch\u00e9 si sa che a Chicago e Amsterdam ci sono mercati finanziari di titoli sulle materie prime (le \u201ccommodity\u201d); titoli la cui funzionalit\u00e0 dovrebbe consistere nell\u2019ottenere la merce sottostante indipendente dal luogo o dal produttore. Sulle \u201ccommodity\u201d ci sono anche dei titoli derivati, i \u201dfuture\u201d, che dovrebbero essere delle assicurazioni a scadenza sulla materia prima in questione. In astratto tutto questo mercato di titoli dovrebbe garantire compratori e venditori dall\u2019alea del mercato; di fatto \u00e8 l\u2019opposto, perch\u00e9 consente di scommettere sui prezzi futuri delle materie prime. Si crea cos\u00ec l\u2019effetto bisca, fatto di scommesse e di rilanci sulle scommesse. Il prezzo di un \u201cfuture\u201d pu\u00f2 lievitare al punto di superare di molte volte il valore del bene assicurato; sennonch\u00e9 tra il titolo ed il suo sottostante si crea un effetto di rimbalzo, per cui l\u2019uno insegue il prezzo dell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste cose \u00e8 gi\u00e0 difficile capirle oggi; anzi, non si \u00e8 mai sicuri di averle proprio capite. Ma negli anni \u201970 certi fatti non li potevamo neppure sapere, perch\u00e9 non c\u2019era internet, quindi non era possibile accedere agli archivi del \u201cNew York Times\u201d. Chi avesse letto il NYT del 4 aprile del 1972 avrebbe saputo che a Chicago e New York il mercato delle \u201ccommodity\u201d stava registrando un boom senza precedenti; si stava cio\u00e8 creando una bolla finanziaria che non corrispondeva alla domanda ed all\u2019offerta di beni reali, bens\u00ec alla speculazione su titoli derivati. In base a quell\u2019articolo era facile prevedere ci\u00f2 che sarebbe accaduto di l\u00ec a poco, cio\u00e8 l\u2019esplosione dei prezzi delle materie prime, ed in particolare del petrolio. Come si potevano dissimulare gli effetti depressivi delle bolle finanziarie sull\u2019economia reale? Venne chiamato qualche pubblicitario con talento di poetastro, e gli si fece confezionare un bell\u2019ossimoro che confondesse le menti: \u201cstagflazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il capitalismo non \u00e8 quello che ci hanno raccontato; anzi, il capitalismo, e persino lo Stato, sono astrazioni giuridiche, mentre i soggetti concreti in campo sono le lobby d\u2019affari, trasversali al pubblico ed al privato, al legale ed all\u2019illegale. Nel cosiddetto capitalismo il ruolo del lobbying finanziario \u00e8 sempre stato prevalente rispetto alle esigenze produttive. Oggi qualche sospetto comincia a diffondersi, ma negli anni \u201970 fu molto facile scaricare la colpa sui \u201csalari troppo alti\u201d e convincere i dirigenti sindacali a calarsi le brache. Di questi tempi \u00e8 un po\u2019 ostico parlare di salari troppo alti, per\u00f2 l\u2019Italietta, con la sua finta aria frivola e svagata da Paese dei Campanelli, riesce sempre ad eccellere in campo internazionale quando si tratta di crudelt\u00e0 e avarizia; perci\u00f2 ci vengono negati anche i palliativi diffusi quasi ovunque, come il salario minimo ed i sussidi di disoccupazione. L\u2019imbecille professionista riesce sempre a travisare certe notizie come se riguardassero teorie cospirative, mentre in effetti si tratta di automatismi mentali e comportamentali. I potenti non cospirano: sono cospirati dal loro status e dai loro interessi di lobby.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1962 l\u2019Italietta era in pieno boom economico, il PIL si era raddoppiato in pochi anni; eppure anche allora si aggirava uno \u201cspettro\u201d. Di che spettro si trattasse, ce lo spieg\u00f2 l\u2019anno dopo la relazione della Banca d\u2019Italia relativa all\u2019anno1962, redatta dall\u2019allora Governatore Guido Carli. Lo spettro apparso a Carli era quello dei \u201csalari troppo alti\u201d; in quanto, secondo lui, i salari italiani non corrispondevano alla \u201cproduttivit\u00e0\u201d. Ovviamente non si forniva alcun riscontro empirico di tale affermazione, che veniva data per scontata. Ci\u00f2 perch\u00e9 i lavoratori guadagnano sempre troppo; anzi, \u00e8 pure troppo che vengano pagati, dato che, come si dice comunemente: \u201csi stanno imparando un mestiere\u201d. In quella relazione del 1963, Carli lanciava un\u2019espressione che avrebbe incontrato sempre pi\u00f9 successo negli anni successivi: \u201cpolitica dei redditi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, secondo Carli la priorit\u00e0 non era lo sviluppo economico; anzi, troppo sviluppo consentiva ai lavoratori di approfittarne per allargarsi ed avanzare pretese, facendo saltare le gerarchie sociali, dove il rango \u00e8 indicato dal reddito. I poveri ci devono essere per forza, altrimenti si creerebbe una sgradevole sensazione di uguaglianza. La Banca d\u2019Italia \u00e8 l\u2019ente assistenziale per creditori, perci\u00f2 Carli indicava la priorit\u00e0 di tutelare la lobby dei creditori (le \u201caziende di credito\u201d, alias le banche), quindi occorreva evitare il rischio di svalutazioni della lira con l\u2019eccessivo acquisto di materie prime, anche a costo di comprimere la domanda interna e di sacrificare un po\u2019 di industrie. Alla politica si intimava di adeguarsi; infatti negli anni successivi il segretario del Partito Repubblicano, Ugo la Malfa, si incaric\u00f2 di rendere popolare l\u2019espressione \u201cpolitica dei redditi\u201d, un eufemismo per dire \u201ccompressione dei salari\u201d. Pi\u00f9 di vent\u2019anni prima del best seller \u201cDonne che amano troppo\u201d, Guido Carli aveva gi\u00e0 scritto il grande libro-guida, la bibbia dell\u2019Italietta: \u201coperai che guadagnano troppo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La politica si adegu\u00f2 immediatamente ai consigli di Carli. Nel 1964 avvenne una fuga di capitali all\u2019estero, attratti da titoli con interessi pi\u00f9 alti, a dimostrazione che i soldi seguono i soldi e non lo sviluppo economico. Niente di irreparabile, ma l\u2019evento avverso divenne il pretesto per il primo grande esperimento di austerit\u00e0, cio\u00e8 il raffreddamento forzato dell\u2019economia, ovviamente a partire dal Meridione, che da sempre funziona da valvola quando si vuole sgonfiare l\u2019economia. I media sintetizzarono questi eventi con un appellativo di origine astrologica: \u201ccongiuntura\u201d. Ma si seppe fare anche di meglio che semplici provvedimenti di austerit\u00e0, infatti il 1964 fu l\u2019anno del \u201cPiano Solo\u201d, il colpo di Stato allestito dal generale De Lorenzo e dal Presidente Segni. Il golpe si ferm\u00f2 a met\u00e0, ma ottenne ugualmente l\u2019effetto intimidatorio; infatti il Partito Socialista, da poco entrato nell\u2019area di governo, si affrett\u00f2, quasi al completo, a sottomettersi al Carli-pensiero; con l\u2019unica eccezione dell\u2019ultimo dei grandi sindacalisti, Giacomo Brodolini. Un giornale che aveva denunciato il golpe, \u201cl\u2019Espresso\u201d, fece addirittura ammenda, ospitando articoli che Carli firmava con lo pseudonimo di Bancor.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, il \u201cPiano Solo\u201d avrebbe inaugurato la \u201cStrategia della Tensione\u201d, che poi sarebbe letteralmente esplosa cinque anni dopo a Piazza Fontana. In effetti non era \u201cStrategia della Tensione\u201d, ma \u201cPolitica dei Redditi\u201d. Gli aumenti salariali ostacolano la riproduzione delle gerarchie sociali, perci\u00f2 i salari vanno contenuti con ogni mezzo, anche con i colpi di Stato e con le bombe. Un sistema che ha come ragione sociale la disuguaglianza percepir\u00e0 ogni rivendicazione salariale come un atto sovversivo, e come tale lo tratter\u00e0. Lo stesso Carli, in un dibattito televisivo, sbatt\u00e9 questa verit\u00e0 in faccia al segretario della UIL, Giorgio Benvenuto, facendolo quasi scoppiare in lacrime. Coloro che oggi si atteggiano ad amici del salario potranno reggere il ruolo finch\u00e9 l\u2019avversario \u00e8 la Meloni; ma quando bisogner\u00e0 vedersela con le Procure, l\u2019illusione croller\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.comidad.org\/dblog\/articolo.asp?articolo=1168\">http:\/\/www.comidad.org\/dblog\/articolo.asp?articolo=1168<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di COMIDAD Da circa due anni i media mainstream stanno cercando di riciclare il mito della \u201cstagflazione\u201d, che gi\u00e0 tanta fortuna riscosse negli anni \u201970. 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