{"id":80841,"date":"2023-07-31T12:09:06","date_gmt":"2023-07-31T10:09:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80841"},"modified":"2023-07-31T12:09:06","modified_gmt":"2023-07-31T10:09:06","slug":"arabia-saudita-cina-una-nuova-via-al-multipolarismo-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80841","title":{"rendered":"Arabia Saudita-Cina: una nuova via al multipolarismo in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA CeSI|CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (di Isabella Chiara)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-80842 size-medium\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/cesi-cina-300x157.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/cesi-cina-300x157.webp 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/cesi-cina-1024x536.webp 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/cesi-cina-768x402.webp 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/cesi-cina-1536x804.webp 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/cesi-cina.webp 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A fine giugno, un\u2019ampia delegazione saudita si \u00e8 recata al quattordicesimo\u00a0<strong>World Economic Forum Annual Meeting<\/strong>\u00a0\u2013 noto anche come \u201cSummer Davos\u201d \u2013 organizzato nella metropoli cinese di Tianjin. L\u2019incontro, della durata di tre giorni, ha visto la partecipazione di circa 1.500 esponenti di imprese, governi, societ\u00e0 civile, organizzazioni internazionali e mondo accademico; tra i temi trattati, l\u2019imprenditorialit\u00e0 come driver dello sviluppo economico globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La delegazione partita da Riyadh, in particolare, era composta da 24 funzionari e personalit\u00e0 del mondo politico e capeggiata dal Ministro dell\u2019Economia e della Pianificazione, Faisal Alibrahim, e dal collega delle Comunicazioni e della Tecnologia dell\u2019Informazione, Abdullah Alswaha. Il ruolo del Ministro Alibrahim, durante l\u2019incontro, \u00e8 stato notevole, in quanto \u00e8 servito a chiarificare quale sia la priorit\u00e0 dell\u2019Arabia Saudita in questa fase:\u00a0<strong>diversificare l\u2019economia del Paese<\/strong>\u00a0implementando la\u00a0<strong>Vision 2030<\/strong>\u00a0, il grandioso piano economico con cui il Regno mira a ridurre la propria dipendenza dalle esportazioni petrolifere, ponendo l\u2019accento sulla\u00a0<strong>privatizzazione<\/strong>\u00a0, sulle riforme strutturali e lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Per farlo, Riyadh spera di poter contare sulla Cina: gli investimenti della Repubblica Popolare andrebbero infatti a coprire settori diversi da quelli tradizionalmente attenzionati, ossia petrolio, raffinazione e telecomunicazioni, fino al turismo, al gioco, all\u2019industria pesante e alle piattaforme digitali. Il rapporto solido tra i due Paesi \u00e8 legato, da un lato, alla\u00a0<strong>dipendenza cinese per le risorse energetiche saudite<\/strong>\u00a0, che rende Pechino il primo partner commerciale del Regno e, dall\u2019altro, alla necessit\u00e0 di\u00a0<strong>Riyadh di attrarre investimenti<\/strong>\u00a0, conoscenze ed expertise per portare avanti il processo di diversificazione economico-energetica nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa prospettiva, i segnali di un\u2019espansione dei legami sono sempre pi\u00f9 evidenti, soprattutto nel breve periodo, anche a causa di una convergenza di ambizioni e interessi incrociati. La componente essenziale di questi ultimi \u00e8, come noto, di natura economica. Ad oggi, le importazioni cinesi dall\u2019Arabia Saudita, unitamente alle esportazioni verso quest\u2019ultima, hanno sorpassato il volume dei commerci che il Regno ha con Stati Uniti ed Unione Europea, rendendo la Repubblica Popolare cinese il principale partner commerciale di Riyadh. La parte del leone, in questi scambi, la fa il\u00a0<strong>petrolio<\/strong>\u00a0: nei primi dieci mesi del 2022, infatti, l\u2019Arabia Saudita ha esportato verso la Repubblica Popolare ben 1,77 milioni di barili al giorno, per un valore di 55,5 miliardi di dollari. Al di l\u00e0 dell\u2019interscambio commerciale, l\u2019Arabia Saudita punta, sotto l\u2019ombrello della Vision 2030, a incrementare gli investimenti cinesi \u2013 attestatisi, nel 2021, a 3,5 miliardi di dollari \u2013 in vari settori. Anche per questa ragione, a dicembre dello scorso anno, il Presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al-Saud a Riyadh al fine di firmare una serie di accordi, tra cui uno di partenariato strategico globale \u2013 definito dal Ministero degli Esteri cinese \u201cuna pietra miliare epocale nella storia delle relazioni Cina-Arabia\u201d \u2013 e uno con il gigante delle telecomunicazioni Huawei, inerente al cloud computing. Ad aprile 2023, invece, il Ministro degli Investimenti saudita Khalid al-Falih ha invitato l\u2019operatore cinese di parchi a tema Haichang Ocean Park a investire in una nuova struttura nel Paese; a maggio, la pi\u00f9 grande azienda siderurgica cinese Baowu Steel ha rivelato un piano per pagare 437,5 milioni di dollari per una partecipazione del 50% in una joint venture con Saudi Aramco e il Fondo sovrano per gli Investimenti Pubblici (PIF). Infine a giugno scorso, due settimane prima della Summer Davos,\u00a0<strong>Cina e Arabia Saudita hanno annunciato accordi di investimento<\/strong>\u00a0per un valore di 10 miliardi di dollari, attinenti a settori quali la tecnologia, le energie rinnovabili, l\u2019agricoltura, il settore immobiliare, l\u2019industria mineraria, il turismo e la sanit\u00e0. La portata di queste intese, qualora venissero implementate, \u00e8 tale da impattare sugli equilibri economici dell\u2019area. Letta in un quadro pi\u00f9 ampio, infatti, l\u2019intesa bilaterale prevede un allineamento non solo economico ma anche e soprattutto strategico, col coordinamento tra la Vision 20230 saudita e la Belt and Road Initiative (BRI) cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene la componente economica di questi legami sia particolarmente consistente, sarebbe un errore trascurarne la\u00a0<strong>natura politica<\/strong>\u00a0. Infatti, il recente riavvicinamento tra l\u2019Arabia Saudita e l\u2019Iran \u2013 storico antagonista del Regno \u2013 \u00e8 stato mediato da Pechino, che ha favorito anche il ripristino dei rapporti tra Arabia Saudita e Siria. Bench\u00e9 l\u2019intesa saudita-iraniana non rappresenti l\u2019appianamento di tutte le divergenze esistenti sul piano bilaterale, ha per\u00f2 mostrato un momento nuovo per i due Paesi e per il ruolo giocato dalla Repubblica Popolare nell\u2019intesa. Ci\u00f2 ha comunque comportato un ulteriore\u00a0<strong>avvicinamento di Riyadh e Teheran<\/strong>\u00a0alle esigenze cinesi di politica estera. L\u2019Arabia Saudita, per esempio, ha espresso la propria adesione al principio di \u201cuna sola Cina\u201d, ribadendo il suo sostegno alla Repubblica Popolare in merito a questioni politiche che, per Pechino, sono fondamentali, come Taiwan, Hong Kong, lo Xinjiang e i diritti umani. Il Regno degli al-Saud, quindi, appare sempre pi\u00f9 orientato a perseguire le sensibilit\u00e0 della Cina, nel chiaro intento di godere di reciproci benefici economici e politici, che suggellino una possibile e forte partnership, mutualmente vantaggiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, la volont\u00e0 di Riyadh di realizzare le proprie ambizioni economiche in partnership con Pechino rischia di\u00a0<strong>compromettere i rapporti con Washington<\/strong>\u00a0, suo storico partner. Da pi\u00f9 di 80 anni, infatti, gli Stati Uniti garantiscono la sicurezza del Regno declinata in molteplici modi: presenza di installazioni militari nel Paese, fornitura di armi, addestramento e operazioni congiunte. Sebbene tale status quo appaia solido e indiscusso, \u00e8 innegabile come negli ultimi anni l\u2019influenza di Washington sul Regno sia gradualmente affievolita: gi\u00e0 dai tempi dell\u2019amministrazione Obama le relazioni bilaterali avevano subito un brusco rallentamento. Successivamente, l\u2019andamento dei rapporti bilaterali \u00e8 stato positivo sotto la Presidenza Trump, per poi raffreddarsi nuovamente. Le controversie principali tra Stati Uniti e Arabia Saudita sono sorte in merito all\u2019uccisione del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul, all\u2019intervento del Regno nel conflitto dello Yemen (2015) e, in tempi pi\u00f9 recenti, alle fluttuazioni del prezzo internazionale del petrolio dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, gli ultimi accordi sino-sauditi, compresa l\u2019intesa Riyadh-Teheran mediata da Pechino, vanno ad aggiungersi a una situazione non idilliaca dei rapporti fra i due storici alleati. In particolare, l\u2019Arabia Saudita potrebbe utilizzare la\u00a0<strong>rivalit\u00e0 geopolitica tra Stati Uniti e Cina<\/strong>\u00a0a proprio vantaggio, sebbene il rischio di una vera e propria rottura tra Riyadh e Washington non appaia probabile nel breve-medio periodo. Infatti, per quanto l\u2019Arabia Saudita stia beneficiando, grazie all\u2019influenza cinese, di un maggiore potere contrattuale nei confronti degli Stati Uniti, Riyadh \u00e8 ben consapevole di non potersi aspettare da Pechino le stesse garanzie di sicurezza offerte da Washington. Per ora, quindi, la \u201csupremazia\u201d statunitense pare intatta e solo parzialmente scalfita dalla presenza economica cinese nel Regno saudita, che, di recente, ha espresso la volont\u00e0 di accettare da Pechino pagamenti per il petrolio in valuta cinese, il renminbi. In questo quadro, appare chiaro come la strategia saudita sia quella di diversificare le proprie alleanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A tal proposito, l\u2019Arabia Saudita \u00e8 recentemente divenuta\u00a0<strong>partner di dialogo della Shanghai Cooperation Organization<\/strong>\u00a0(SCO) e, parallelamente, ha mostrato interesse per il gruppo informale dei BRICS. La decisione di unirsi alla SCO \u00e8 arrivata meno di tre settimane dopo che Riyadh e Teheran hanno accettato di riprendere le relazioni diplomatiche con la mediazione della Cina. Entrando in questo forum multilaterale, al cui interno sono presenti 4 delle 5 Repubbliche centroasiatiche, Riyadh potrebbe rafforzare le relazioni con l\u2019Asia centrale. Per quanto riguarda invece l\u2019ipotetico ingresso saudita nel gruppo dei BRICS \u2013 acronimo relativo ai suoi membri, ovvero Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica \u2013, esso potrebbe provocare un ulteriore inasprimento dei rapporti tra il Regno e l\u2019Occidente, e, in particolare, gli Stati Uniti. Il gruppo dei BRICS, infatti, rappresenta una sorta di alternativa al G7, cos\u00ec come la New Development Bank si pone in contrapposizione alle tradizionali istituzioni finanziarie. Sebbene l\u2019eventuale ingresso dell\u2019Arabia Saudita nei BRICS venga fatto intendere da Riyadh come un mezzo per diversificare le proprie alleanze e darsi nuove opzioni di cooperazione, permane il rischio che Washington percepisca questo avvicinamento del Regno alla Cina e alla Russia come un affronto. Inoltre, l\u2019ingresso dei sauditi aumenterebbe le dimensioni e l\u2019influenza del blocco e fornirebbe al Paese l\u2019accesso a una vasta rete di partner economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione, l\u2019Arabia Saudita pare quantomeno\u00a0<strong>assertiva<\/strong>\u00a0nel perseguire i propri interessi economici, facendo tutto il possibile per implementare la Vision 2030 e, dunque, stringendo forti alleanze che in Occidente (ma soprattutto a Washington) possono apparire discutibili: quella con\u00a0<strong>la Cina \u2013 promettente partner strategico<\/strong>\u00a0con interessi complementari a quelli sauditi \u2013 ne costituisce un esempio emblematico. Sebbene sia eccessivo affermare che Riyadh stia seguendo una deriva apertamente anti-americana (perseguendo un inequivocabile sganciamento dall\u2019influenza degli Stati Uniti), ci\u00f2 che emerge \u00e8 che i suoi interessi, in questo momento, non sono pienamente collimanti con quelli degli Stati Uniti: questo aspetto potrebbe costituire il prodromo di un riassetto dello storico status quo che caratterizza il rapporto tra i due attori, sebbene uno scisma definitivo non sia contemplabile nel breve-medio periodo, dato il peso che gli Stati Uniti continuano a conservare, in termini di sicurezza, nella regione.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/arabia-saudita-cina-una-nuova-via-al-multipolarismo-in-medio-oriente\">https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/arabia-saudita-cina-una-nuova-via-al-multipolarismo-in-medio-oriente<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA CeSI|CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (di Isabella Chiara) A fine giugno, un\u2019ampia delegazione saudita si \u00e8 recata al quattordicesimo\u00a0World Economic Forum Annual Meeting\u00a0\u2013 noto anche come \u201cSummer Davos\u201d \u2013 organizzato nella metropoli cinese di Tianjin. 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