{"id":80868,"date":"2023-08-03T10:30:19","date_gmt":"2023-08-03T08:30:19","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80868"},"modified":"2023-08-01T10:13:58","modified_gmt":"2023-08-01T08:13:58","slug":"due-guerre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80868","title":{"rendered":"DUE GUERRE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>Guerra guerreggiata e guerra cognitiva sono due aspetti della guerra ibrida in corso, che non sempre sembrano in connessione tra loro. Ma la grande partita a scacchi che si sta giocando ridisegner\u00e0 il mondo ed i suoi equilibri di potenza. Ogni mossa falsa pu\u00f2 contribuire a far cambiare tempi e modi dello scacco matto.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"alignfull wp-block-post-featured-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/photo_2023-07-18_02-09-57.jpg?resize=640%2C392&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"380\" \/><\/figure>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La percezione occidentale del conflitto<\/strong><\/h2>\n<p>Apparentemente, sono in atto due guerre: una guerreggiata che si combatte sul campo di battaglia, l\u2019altra cognitiva, destinata alle menti di ogni angolo del mondo. In un contesto in cui tutti i soggetti convengono sul fatto che quella in atto \u00e8 a tutti gli effetti una\u00a0<em>guerra ibrida<\/em>\u00a0e che, quindi, queste due guerre sono in realt\u00e0 solo due facce della stessa medaglia, potr\u00e0 forse suonare strano leggere che esistono due guerre distinte.<br \/>\n\u00c8 interessante notare che l\u2019Occidente parla di guerra dell\u2019informazione e lo fa nella convinzione che la stia vincendo (il direttore della CIA William Burns si \u00e8 rivolto al Senato degli Stati Uniti dichiarando che\u00a0<em>\u201cla Russia sta perdendo la guerra dell\u2019informazione sull\u2019Ucraina\u201d<\/em>). Sul versante opposto, Andrei Ilnitsky, un importante stratega consigliere del Ministero della Difesa russo, parla invece di guerra\u00a0<em>cognitiva<\/em>\u00a0(<em>mental\u2019naya voina<\/em>). Ad un primo sguardo, pu\u00f2 sembrare che dicano la stessa cosa, solo con termini diversi, ma non \u00e8 esattamente cos\u00ec.<\/p>\n<p>Burns pone infatti il\u00a0<em>focus\u00a0<\/em>sul\u00a0<em>come\u00a0<\/em>tale battaglia viene portata avanti, che \u00e8 appunto \u2013 e ben lo sappiamo \u2013 un esercizio totalizzante di propaganda: censura delle fonti\u00a0<em>nemiche<\/em>, criminalizzazione del dissenso, costruzione di una narrativa distorta. Dal canto suo, Ilnitsky si focalizza invece sul\u00a0<em>cosa<\/em>, sull\u2019obiettivo che si vuole conseguire, ovvero la capacit\u00e0 di distinguere e comprendere.<br \/>\nMa, ben pi\u00f9 importante, \u00e8 qualcosa che ancora sfugge a questa, pur diversa, lettura. Ed \u00e8 la dimensione spaziale. Il conflitto in atto, infatti, non \u00e8 una questione che riguarda soltanto i diretti contendenti; \u00e8 una\u00a0<em>prova di forza<\/em>, il cui valore (ed il cui esito) non stabilisce meramente i rapporti tra gli schieramenti ostili, ma tra questi ed il mondo intero. Se, dunque, il campo di battaglia della guerra\u00a0<em>guerreggiata\u00a0<\/em>\u00e8 limitato all\u2019est europeo, quello della guerra\u00a0<em>cognitiva\u00a0<\/em>non ha limiti.<\/p>\n<p>Come in ogni conflitto, c\u2019\u00e8 ovviamente un intreccio tra le due guerre. La propaganda serve fondamentalmente ad ottenere il sostegno (politico, materiale, morale) alle proprie forze in campo. Ed \u00e8 quindi rivolta essenzialmente al proprio\u00a0<em>fronte interno<\/em>. Ma serve anche a creare un clima internazionale ostile all\u2019avversario. Se guardiamo a questi due aspetti, l\u2019affermazione di Burns risulta totalmente fallace.<br \/>\nPer quanto riguarda il fronte interno occidentale (USA, Europa, Ucraina), nonostante un uso spregiudicatamente\u00a0<em>violento\u00a0<\/em>della propaganda, risulta abbastanza evidente che il sostegno alla guerra (ed a chi l\u2019alimenta e la vuole) \u00e8 a dir poco scarso. La popolarit\u00e0 dei leader occidentali \u00e8 pressoch\u00e9 ovunque assai bassa, a partire da quella di Biden. Viceversa, per quanto il fronte interno russo non sia ovviamente graniticamente compatto, \u00e8 altrettanto evidente che il sostegno alla guerra, ed ancor pi\u00f9 alla leadership, \u00e8 molto pi\u00f9 alto che in Occidente.<br \/>\nQuanto alla dimensione internazionale, l\u2019accelerazione di innumerevoli processi di\u00a0<em>smottamento\u00a0<\/em>geopolitico rende plasticamente evidente che la guerra cognitiva occidentale ha fallito.<\/p>\n<p>Come ho avuto modo di sostenere precedentemente, uno dei grandi problemi con cui deve fare i conti l\u2019Occidente, in questo frangente storico, \u00e8 la propria straordinaria supponenza. \u00c8 ovviamente qualcosa che ha a che vedere con la storia, con la narrazione storica che l\u2019Occidente si \u00e8 costruito nei secoli e di cui il\u00a0<em>suprematismo\u00a0<\/em>americano non \u00e8 che l\u2019ultima manifestazione.<br \/>\nNonostante un certo dilagare di pensiero autocritico (sul colonialismo, sul razzismo ad esso connesso ecc.), si tratta comunque di una manifestazione di superiorit\u00e0 (se lo diciamo noi che il colonialismo \u00e8 cattivo, allora \u00e8 cos\u00ec\u2026), che peraltro lascia inalterati i reali rapporti presenti tra Occidente e resto del mondo. La frase di Borrell sul giardino e la giungla, voce dal sen sfuggita, \u00e8 chiaramente paradigmatica del pensiero profondo delle classi dirigenti occidentali.<br \/>\nQuesto enorme problema\u00a0<em>cognitivo\u00a0<\/em>si traduce non soltanto nella convinzione della propria superiorit\u00e0 \u2013 morale, politica, tecnologica \u2013 ma, conseguentemente, anche in una pericolosa distorsione percettiva.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35115\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/photo_2023-07-29_10-06-22.jpg?resize=640%2C380&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"380\" data-recalc-dims=\"1\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nell\u2019ultimo mese, in Russia \u00e8 cresciuta la percentuale di chi crede che le operazioni militari in Ucraina stiano procedendo con successo: a giugno era del 54%, a a luglio del 60%. Il 26% pensa invece il contrario. (Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.levada.ru\/2023\/07\/28\/konflikt-s-ukrainoj-otsenki-kontsa-iyulya-2023-goda\/\">Sondaggio Levada Center<\/a>)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Durante la\u00a0<em>golden age<\/em>\u00a0del dominio occidentale, ed ancor pi\u00f9 dopo la caduta dell\u2019URSS, il cuore dell\u2019Occidente \u2013 ovvero l\u2019<em>impero<\/em>\u00a0statunitense \u2013 ha esercitato il suo potere globale attraverso una proiezione militare mai vista nella storia, attraverso un esercizio ricattatorio dell\u2019economia e della finanza e, non ultimo, attraverso il\u00a0<em>soft power<\/em>\u00a0della sua gigantesca industria della comunicazione (1). Attraverso quest\u2019ultimo, ha diffuso la propria filosofia di vita, il proprio modello culturale e politico, facendone\u00a0 \u2013 appunto \u2013 il modello cui tendere, universalmente.<br \/>\nLo scoppio del conflitto ucraino \u2013 che \u00e8 assai pi\u00f9 di una delle tante guerre occidentali, ma un passaggio cruciale della storia \u2013 ha cambiato radicalmente le cose. E, poich\u00e9 la posta in gioco \u00e8 elevatissima, si \u00e8 reso necessario passare dal\u00a0<em>soft power<\/em>\u00a0all\u2019<em>harsh power<\/em>: censura delle fonti\u00a0<em>nemiche<\/em>, criminalizzazione del dissenso, costruzione di una narrativa distorta.<br \/>\nMa questa operazione era possibile soltanto all\u2019interno dell\u2019Occidente. E la sua leadership non si \u00e8 resa conto n\u00e9 di questo scarto, n\u00e9 delle sue conseguenze.<\/p>\n<p>In un certo senso, \u00e8 come se l\u2019Occidente, avvertendo la minaccia del proprio declino, avesse indossato l\u2019armatura approntandosi alla guerra. Ma l\u2019armatura non \u00e8 solo uno strumento di difesa: \u00e8 anche qualcosa che condiziona la postura \u2013 non solo fisica \u2013 di chi la indossa; e la visuale attraverso la celata dell\u2019elmo risulta limitata.<br \/>\nFuor di metafora, la scelta bellicista dell\u2019Occidente, il suo rinchiudersi in una prospettiva militare (la NATO-armatura), con la conseguente militarizzazione di ogni ambito\u00a0<em>civile\u00a0<\/em>(l\u2019UE, l\u2019universo mediatico ecc.), hanno dato vita e forma alla sua stessa distorsione percettiva. Il cui apice si raggiunge nel momento in cui la narrazione propagandistica \u2013 elaborata in funzione del consenso interno \u2013 si insinua nella percezione delle leadership, mischiandosi e confondendosi con la realt\u00e0 fattuale.<br \/>\nQuesta percezione falsata crea un pericoloso meccanismo di autoinganno, i cui minacciosi riflessi riverberano sulla condotta della guerra, e possono tradursi non soltanto in un tracollo dell\u2019occidente stesso, ma in una disastrosa deriva che dilata la guerra nel tempo e nello spazio.<\/p>\n<p>Tra tali riflessi possiamo sicuramente annoverare quelli che spingono a mettere in atto disegni tattici e strategici privi di fondamento reale. Tale, ad esempio, \u00e8 stata la convinzione di poter mettere in ginocchio la Russia in breve tempo e, quindi, di non aver completamente considerato che \u2013 qualora questa ipotesi si fosse rivelata infondata \u2013 sarebbe stato necessario essere in grado di reggere uno scontro prolungato. La realt\u00e0 dei fatti si \u00e8 incaricata di distruggere questa convinzione, con il risultato che la Russia vede crescere rapidamente la propria produzione industriale militare (oltre a poter contare su sterminati arsenali sovietici), mentre l\u2019Occidente ha esaurito le sue disponibilit\u00e0 ed \u00e8 in forte affanno.<br \/>\nLo stesso vale per le pressioni acui sono stati e sono sottoposti gli ucraini affinch\u00e9 sferrassero un\u2019offensiva in grado di cambiare il quadro generale, nonostante fosse ben nota la schiacciante superiorit\u00e0 difensiva russa e la mancanza dei presupposti tattici per il successo (artiglieria insufficiente, assenza di copertura aerea). Pressioni dovute ad esigenze politiche occidentali e cinicamente indifferenti al massacro degli ucraini, ma anche determinate dalla (solita) convinzione che armi e tattiche occidentali avrebbero assicurato il successo\u00a0<em>di per s\u00e9<\/em>.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La grande scacchiera<\/strong><\/h2>\n<p>Ma \u00e8 l\u2019intero sguardo occidentale al conflitto, ad essere falsato. Sia in ordine alle aspettative che in ordine alla valutazione complessiva della situazione sul campo.<br \/>\nAl di l\u00e0 degli esiti disastrosi degli ultimi due momenti rilevanti della guerra (caduta di Bakhmut, 50 giorni di\u00a0<em>controffensiva<\/em>), permane l\u2019idea dello\u00a0<em>stallo<\/em>, ovvero che la spinta di entrambe le forze sul campo di battaglia sia in esaurimento, e che vi sia un sostanziale bilanciamento, tale da determinare appunto una condizione di stasi sostanziale. Idea sulla cui base da tempo si accarezza l\u2019idea del\u00a0<em>congelamento coreano<\/em>, ovvero la trasformazione dello\u00a0<em>stallo\u00a0<\/em>bellico in sospensione delle ostilit\u00e0.<br \/>\nMa, ancora una volta, siamo anche qui in presenza di una distorsione percettiva. Si potrebbe quasi dire di una sovrapposizione della propria immaginazione sulla realt\u00e0. Realt\u00e0 che infatti ci dice non esserci alcuno\u00a0<em>stallo<\/em>, e che \u2013 conseguentemente \u2013 non vi \u00e8 spazio per alcun\u00a0<em>congelamento<\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35116\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/64132525_1006.jpg?resize=640%2C280&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"280\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<p>All\u2019origine di questa percezione di stasi, c\u2019\u00e8 da un lato un portato\u00a0<em>culturale<\/em>, che ha appunto a che vedere col nostro immaginario (la guerra come movimento), e dall\u2019altro una visione decisamente\u00a0<em>antica\u00a0<\/em>della guerra stessa, come se fosse incentrata sulle conquiste territoriali (o, per usare un\u2019espressione dell\u2019ex-diplomatico indiano M.K. Bhadrakumar (2), su\u00a0<em>\u201cWestphalian principle\u201d\u00a0<\/em>(3)). Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con ci\u00f2 che sta realmente accadendo in Ucraina.<br \/>\nInnanzitutto, il fatto che la linea del fronte non abbia subito mutamenti radicali negli ultimi mesi, non significa che vi sia un equilibrio delle forze. Questa lettura, infatti, adotta una chiave interpretativa basata sulle variazioni chilometriche, ignorando quelle assai pi\u00f9 sostanziali.<br \/>\nUna lettura complessiva non pu\u00f2 non tener conto del fatto che le perdite (umane e materiali) di parte ucraina sono spaventose, cos\u00ec come del fatto che questa \u00e8 sotto attacco non soltanto lungo la linea di contatto, ma sull\u2019intero paese.<br \/>\nInoltre, a limitare l\u2019iniziativa offensiva russa non \u00e8 tanto una questione di equilibrio della forze (che non esiste, sotto alcun profilo), quanto una scelta strategica: non offrire agli ucraini il vantaggio derivante da una grande offensiva (che implicherebbe grandi perdite), e sfruttare appieno la totale superiorit\u00e0 aerea.<\/p>\n<p>Contrariamente alla narrazione corrente nel NATOstan occidentale, non c\u2019\u00e8 dunque alcuno\u00a0<em>stallo\u00a0<\/em>nei combattimenti. Questo\u00a0<em>misunderstanding\u00a0<\/em>rischia per\u00f2 di riverberarsi anche su un possibile percorso che cerchi una via d\u2019uscita al conflitto. Va da s\u00e9, infatti, che non \u00e8 possibile avviare un qualsiasi negoziato, se una delle due parti ignora sia l\u2019effettiva situazione sul campo, sia gli obiettivi della controparte. Perch\u00e9 ovviamente se si guarda alla guerra in corso come una mera questione territoriale, ne discende che gli interessi russi possano essere abbastanza soddisfatti da quanto gi\u00e0 ottenuto, e ci\u00f2 pu\u00f2 quindi essere posto a base di un negoziato.<br \/>\nAl tempo stesso, e per converso, la medesima chiave di lettura pu\u00f2 indurre a ritenere che lo\u00a0<em>stallo\u00a0<\/em>sia dovuto all\u2019incapacit\u00e0 russa di fare di pi\u00f9, e che quindi sia in realt\u00e0 ancora possibile ribaltare la situazione in favore di Kiev, attraverso un intervento diretto della\u00a0<em>legione baltico-polacca<\/em>\u00a0(effettivamente in via di costituzione). Questa \u00e8 ovviamente l\u2019ipotesi prediletta dalle frange ultr\u00e0 dei\u00a0<em>neocon\u00a0<\/em>statunitensi.<\/p>\n<p>Sostanzialmente dismessa, per quanto malvolentieri, l\u2019ipotesi della vittoria ucraina, e di fronte alla necessit\u00e0 di porre fine al conflitto prima che l\u2019esaurimento delle risorse belliche occidentali superi il livello di guardia, per le leadership occidentali \u2013 o per meglio dire, per quelle anglosassoni, le uniche che contano \u2013 la questione si pone nei termini di\u00a0<em>riduzione del danno<\/em>. Come uscire dal\u00a0<em>cul de sac<\/em>, salvando il salvabile \u2013 ovvero, in ultima analisi, la faccia.<br \/>\nLe uniche due opzioni attualmente prese in considerazione sono, appunto, quella (irrealistica) del\u00a0<em>congelamento coreano<\/em>, e quella del rilancio bellico, attraverso l\u2019intervento diretto polacco.<br \/>\nQuesta ipotesi \u00e8 ovviamente vista come il fumo negli occhi a Mosca, in quanto avvicina pericolosamente il rischio di un confronto diretto con la NATO. Se pure inizialmente questa\u00a0<em>legione\u00a0<\/em>si limitasse a presidiare l\u2019Ucraina occidentale, ovviamente quel territorio (formalmente ucraino, ma sotto controllo di truppe NATO, aviazione e sistemi di difesa antiaerea compresi) diventerebbe una retrovia\u00a0<em>intoccabile<\/em>, di fatto sottratta alla possibilit\u00e0 di essere colpita dalle forze aerospaziali russa. A meno che queste non accettassero il rischio che Varsavia o Vilnius si appellino all\u2019art.5 dell\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p>E che tutto sommato questa sia ritenuta la scelta pi\u00f9 probabile, sembrerebbe confermato sia dallo spostamento della PMC Wagner in Bielorussia, sia dal vertice\u00a0<em>pubblico\u00a0<\/em>tra Lukashenko e Putin, sia dalle dichiarazioni rilasciate dai due.<br \/>\nChe in effetti, al di l\u00e0 della concordia di facciata, potrebbero per\u00f2 avere visioni diverse in materia. Se infatti per Minsk un rafforzamento baltico-polacco pi\u00f9 ampiamente vicino ai propri confini viene percepito come minaccioso, per Mosca l\u2019ipotesi di uno smembramento ulteriore dell\u2019Ucraina potrebbe alla fin fine non essere il peggiore dei mali. Qualora la presenza militare polacca non sfociasse infatti in conflitto aperto e diretto, un\u2019ulteriore divisione del paese non sarebbe solo negativa. Potrebbe infatti diventare la base realistica per una ipotesi negoziale, che veda la regione occidentale della Galizia inglobata\u00a0<em>de facto<\/em>\u00a0nella Polonia (quindi nella NATO), ma che lascerebbe tutti i territori tra qui ed il Donbass (ad est) e la riva sinistra del Dniepr (a sud), come stato ucraino sovrano e neutrale.<br \/>\nVenticinque anni dopo, si sta insomma ancora giocando la partita descritta (ed in fondo\u00a0<em>aperta<\/em>) da Zbigniew Brzezi\u0144ski nel suo\u00a0<em>\u201cThe Grand Chessboard: American Primacy and Its Geostrategic Imperatives\u201d<\/em>, ma le possibili mosse sulla scacchiera si fanno sempre meno, e quindi sempre pi\u00f9\u00a0<em>nervose<\/em>.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>1 \u2013 Dell\u2019importanza di questo fattore sembra essersi resa conto anche Mosca, che dalla fine dell\u2019era sovietica (e quindi della\u00a0<em>esportazione del comunismo<\/em>) non si era mai posto il problema. Al recente\u00a0<em>Russia-Africa Economic and Humanitarian Forum<\/em>\u00a0di San Pietroburgo, invece, si sono fatti passi da gigante in tal senso. Nel suo discorso ai partecipanti, Putin ha sostenuto che la Russia e l\u2019Africa dovrebbero creare uno spazio informativo comune, e che<em>\u00a0\u201csi sta gi\u00e0 lavorando per aprire uffici dei principali media russi in Africa: L\u2019agenzia di stampa TASS, Rossiya Segodnya<\/em>\u00a0[gruppo mediatico che comprende RIA Novosti e Sputnik],<em>\u00a0il canale televisivo RT, l\u2019emittente radiotelevisiva di Stato russa, Rossiyskaya Gazeta<\/em>\u00a0[giornale]<em>\u201c<\/em>. Dichiarazione accolta con favore dai convenuti; Gregoire Ndjaka, capo dell\u2019Unione africana delle radiodiffusioni (AUB), ha infatti dichiarato che<em>\u00a0\u201csiamo aperti alla cooperazione con tutti i media russi. Siamo pronti ad accoglierli in Africa\u201d.\u00a0<\/em>Tra l\u2019altro, nel Forum \u00e8 stato detto che la Russia prevede di aprire filiali delle sue principali universit\u00e0 nei Paesi africani.<br \/>\n2 \u2013 Cfr.\u00a0<em>\u201cGlimpses of an endgame in Ukraine\u201d<\/em>, M.K. Bhadrakumar,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.indianpunchline.com\/glimpses-of-an-endgame-in-ukraine\/\"><em>Indian Punchline<\/em><\/a><br \/>\n3 \u2013 Il riferimento \u00e8 alla Pace di Westfalia (1648), che pose fine alla\u00a0<em>Guerra dei Trent\u2019anni<\/em>\u00a0ed a quella tra Spagna e province dei Paesi Bassi. Il senso \u00e8 che i principi ispiratori dei tre trattati stipulati in quella occasione si fondavano, a conti fatti, su una profonda ridefinizione dei confini tra gli stati. Cfr.\u00a0<em>Pace di Westfalia<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pace_di_Vestfalia#Condizioni_di_pace\">Wikipedia<\/a><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/07\/30\/due-guerre\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/07\/30\/due-guerre\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Guerra guerreggiata e guerra cognitiva sono due aspetti della guerra ibrida in corso, che non sempre sembrano in connessione tra loro. Ma la grande partita a scacchi che si sta giocando ridisegner\u00e0 il mondo ed i suoi equilibri di potenza. Ogni mossa falsa pu\u00f2 contribuire a far cambiare tempi e modi dello scacco matto. 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