{"id":80885,"date":"2023-08-03T08:29:06","date_gmt":"2023-08-03T06:29:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80885"},"modified":"2023-08-01T11:31:59","modified_gmt":"2023-08-01T09:31:59","slug":"il-clima-in-valle-daosta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80885","title":{"rendered":"IL CLIMA IN VALLE D\u2019AOSTA"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ITALIA E IL MONDO (Augusta Vittoria Cerutti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured_image size-featured_image wp-post-image\" src=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/11-850x280.jpg\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"280\" \/><\/p>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<div id=\"Pagina\">\n<div id=\"panArticolo\">\n<div id=\"articolo\">\n<div class=\"articoloTop\">\n<div id=\"titoloeautori\">\n<div><em><strong>L\u2019emergenzialismo \u00e8 una modalit\u00e0 di governo. Nei momenti di aperta conflittualit\u00e0 e di profonda trasformazione diventa la modalit\u00e0 di governo di \u00e9lites spesso in crisi di autorevolezza e credibilit\u00e0. Il tema delle variazioni climatiche, nella loro versione attribuita a cause prevalentemente o esclusivamente antropiche, sar\u00e0 uno dei motivi conduttori necessari ad alimentare il clima emergenzialista in attesa e propedeutici ad emergenze politiche estreme, queste s\u00ec legate alle dinamiche sociali. Il sistema mediatico eserciter\u00e0, come d\u2019abitudine, la funzione di strillone. L\u2019emergenzialismo climatico vive di un paradosso: riconosce il dramma di una situazione sfuggita di mano e attribuisce allo stesso tempo all\u2019uomo la facolt\u00e0 di onnipotenza che gli permetterebbe di risolvere tali crisi. Le implicazioni sono enormi e contraddittorie:<\/strong><\/em><\/div>\n<ul>\n<li><em><strong>da una parte si esorcizza l\u2019intervento dell\u2019uomo, dall\u2019altra se ne omette le possibilit\u00e0 pragmatiche di adattamento, intervento e trasformazione dell\u2019ambiente, dall\u2019altra ancora si stigmatizza sterilmente nelle sue caratteristiche distruttive il suo intervento<\/strong><\/em><\/li>\n<li><em><strong>si confonde l\u2019aspetto climatico con quello ecologico ed ambientale<\/strong><\/em><\/li>\n<li><em><strong>si tende a generalizzare temi che andrebbero trattati pragmaticamente e localmente secondo le diverse realt\u00e0 e variazioni sulla superficie terrestre<\/strong><\/em><\/li>\n<li><em><strong>si trasforma il tema delle trasformazioni climatiche ed ambientali, di per s\u00e9 politico, in una strumentalizzazione rozza del confronto geopolitico e politico-sociale e in una criminalizzazione dell\u2019avversario politico e di eventuali untori colti all\u2019occasione<\/strong><\/em><\/li>\n<li><em><strong>paradossalmente, d\u2019altro canto, tende a nascondere la natura politica e geopolitica della gestione delle risorse ambientali, come quella delle acque<\/strong><\/em><\/li>\n<li><em><strong>riporta in auge, in contrapposizione al produttivismo positivista, in termini allarmistici, il tema malthusiano dell\u2019inesorabile ed imminente esaurimento delle risorse terrestri che prescinde dalle potenzialit\u00e0 dello sviluppo scientifico e tecnologico e dalla necessit\u00e0 di una gestione equilibrata delle fasi di transizione.<\/strong><\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><em><strong>L\u2019articolo qui sotto, ripreso significativamente da una sede istituzionale, vuole essere un ennesimo contributo di riflessione. <\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Giuseppe Germinario<\/strong><\/em><\/p>\n<div id=\"titolo\">IL CLIMA IN VALLE D\u2019AOSTA<\/div>\n<div id=\"diAutori\"><span class=\"Autori\">di Augusta Vittoria Cerutti<br \/>\n<\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"articoloemenustandard\">\n<div id=\"articoloCorpo\">\n<p><strong>L\u2019allarme del IPCC<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/riviweb\/templates\/aspx\/zoomimg.aspx?url=\/gestione\/RiviWeb\/public\/img\/rivista4\/41\/09.jpg&amp;pkart=379\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"immaginedx\" src=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/RiviWeb\/public\/img\/rivista4\/41\/09.jpg\" alt=\"Quattro millenni fa il ghiacciaio del Ruitor non esisteva e al suo posto vi era un lago poi trasformatosi in torbiera ed ora ricoperto dalla coltre glaciale. Ogni tanto, per\u00f2 parti di quella torba vengono trascinati dai movimenti del ghiacciaio fino alla fronte. Essa fornisce un prezioso materiale di studio per conoscere il passato delle nostre montagne.\" width=\"150\" height=\"183\" \/><\/a>Da alcuni anni a questa parte le variazioni climatiche sono diventate oggetto di preoccupato interesse da parte dei mas-media e dell\u2019 opinione pubblica. Grande impatto ha avuto la diffusione di modelli computerizzati di simulazione climatica proposti dall\u2019Intergovemental Panel on Climate Change (IPCC), ente creato dall\u2019ONU nel 1988 per studiare l\u2019attuale cambiamento climatico. Allarma il fatto che per la prima volta nella storia del Pianeta, nel corso del XX secolo l\u2019uomo, a causa dell\u2019industrializzazione, dei trasporti e dei riscaldamenti \u00e8 giunto a produrre un inquinamento atmosferico tale da modificare la composizione chimica dell\u2019aria.<br \/>\nNell\u2019atmosfera vengono immessi grandi quantit\u00e0 di gas provenienti dalla combustione di carbone e petrolio utilizzati per produrre energia. Questi gas, fra cui vi \u00e8 l\u2019anidride carbonica (CO2), hanno il potere di intercettare il calore oscuro irradiato dalla superficie terrestre dopo il tramonto del sole; per questa loro propriet\u00e0 simile all\u2019effetto dei vetri di una serra, vengono detti \u201cgas serra\u201d. Essi, ostacolando il raffreddamento notturno che dovrebbe equilibrare la temperatura atmosferica, provocano un progressivo aumento di calore. Gli scienziati dell\u2019IPCC attribuiscono a questo meccanismo la causa essenziale dell\u2019attuale fase di riscaldamento e per il futuro prevedono un continuo aggravarsi della situazione, dato l\u2019attuale trend di sviluppo tecnologico e demografico. L\u2019aumento esponenziale della CO2 porterebbe ad una sempre maggiore intensit\u00e0 dell\u2019effetto serra con un conseguente progressivo riscaldamento climatico accompagnato da apocalittici sconvolgimenti degli attuali equilibri idrologici ed ecologici .<br \/>\nL\u2019effetto serra \u00e8 certamente una realt\u00e0 ma \u00e8 noto che fra i gas presenti nell\u2019aria il maggior responsabile \u00e8 il vapor acqueo che si produce spontaneamente in natura; l\u2019incremento dell\u2019anidride carbonica dovuta alle attivit\u00e0 umane certamente altera un equilibrio pre-esistente, ma in quale misura? Nel mondo scientifico il dibattito su questo interrogativo \u00e8 assai vivace; molti sono gli esperti che ritengono non corretto basare unicamente sull\u2019incremento dell\u2019anidride carbonica le simulazioni computerizzate della futura evoluzione dell\u2019ambiente (NOTA 1).<br \/>\nL\u2019inquinamento prodotto dall\u2019uomo \u00e8 certamente un grave danno ecologico con effetti pesantemente nocivi su tutti gli organismi viventi e come tale deve essere combattuto con il massimo impegno. Ma il riscaldamento climatico globale molto probabilmente ha origini diverse.<br \/>\nMeteorologia e Climatologia sono due scienze complementari ma la prima richiede un approccio mentale analitico, la seconda sintetico. La Meteorologia analizza il \u201ctempo che fa\u201d ossia i fenomeni atmosferici attualmente in atto; la Climatologia riflette sulla interazione che in lunghi periodi si instaura fra i diversi fenomeni atmosferici e come questa interazione si rifletta sull\u2019ambiente influenzando gli aspetti del paesaggio e le attivit\u00e0 delle popolazioni.<br \/>\nLe cause delle variazioni climatiche per ora sfuggono all\u2019indagine scientifica; molti fatti per\u00f2 tendono a collegarle alla circolazione atmosferica generale che sarebbe responsabile del movimento delle grandi masse d\u2019aria, le une pi\u00f9 calde, le altre pi\u00f9 fredde, posizionate in diverse zone del Pianeta.<\/p>\n<p><b>Clima e ghiacciai<\/b><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/riviweb\/templates\/aspx\/zoomimg.aspx?url=\/gestione\/RiviWeb\/public\/img\/rivista4\/41\/10.jpg&amp;pkart=379\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"immaginesx\" src=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/RiviWeb\/public\/img\/rivista4\/41\/10.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"72\" \/><\/a>La Climatologia non dispone di strumenti capaci di registrare l\u2019interagire dei diversi elementi atmosferici in lunghi tempi ma il clima proprio di ciascuna regione geografica si evidenzia nella natura e nell\u2019aspetto del manto vegetale spontaneo e nel comportamento dei ghiacciai.<br \/>\nLa valle d\u2019Aosta \u00e8 un vero e proprio museo di climi grazie al suo territorio grandemente esteso in altitudine ed ha attualmente pi\u00f9 di 200 ghiacciai che si espandono su una superficie di circa 135 chilometri quadrati. Studiando nei vari periodi lo spostamento in altitudine dei limiti climatici dei grandi insiemi vegetali (i coltivi, i boschi e i pascoli) e l\u2019evoluzione degli apparati glaciali possiamo agevolmente ricostruire la storia del clima e di conseguenza anche quella dell\u2019ambiente e delle attivit\u00e0 umane che in esso hanno avuto vita.<br \/>\nDa una ventina di anni a questa parte i ghiacciai valdostani sono entrati in una accentuata fase di contrazione, come pressoch\u00e9 tutti quelli delle Alpi e delle altre catene montuose del mondo. \u00c8 la conseguenza del riscaldamento globale.<br \/>\nLe variazioni glaciali sono strettamente legate a quelle del clima in quanto il ghiaccio di ghiacciaio altro non \u00e8 che neve trasformata. Nelle zone pi\u00f9 alte, ove la temperatura \u00e8 pressoch\u00e9 sempre sotto lo zero, si formano i bacini di alimentazione; qui la neve che si accumula di anno in anno si trasforma lentamente in ghiaccio a causa della progressiva compressione. La massa glaciale a poco a poco scivola verso valle alimentando i bacini ablatori, vale a dire le parti degli apparati che, essendo poste a quote inferiori a quella del limite climatico delle nevi perenni, sono sedi di processi di fusione.<br \/>\nQuando il clima \u00e8 freddo e nevoso il limite climatico delle nevi perenni \u00e8 relativamente basso, nei bacini di alimentazione si raccoglie molta neve e si forma pi\u00f9 ghiaccio di quanto ne fonda nei bacini ablatori: i ghiacciai entrano allora in fase di espansione aumentando di lunghezza e di volume. Se invece il clima si riscalda o le nevicate si fanno meno copiose, il limite delle nevi si innalza provocando contemporaneamente una minore produzione di ghiaccio e un pi\u00f9 intenso processo di fusione; di conseguenza i ghiacciai entrano in fase di contrazione lineare e volumetrica. \u00c8 appunto quanto sta accadendo in questi due ultimi decenni .<br \/>\nIl monitoraggio dei ghiacciai effettuato dai primi decenni del XX\u00b0 secolo dal Comitato Glaciologico Italiano e dal 2002, per quelli valdostani dalla Cabina di Regia dei ghiacciai della Fondazione Montagna Sicura, evidenzia dati preoccupanti: negli ultimi venti anni le lingue vallive dei ghiacciai pi\u00f9 grandi si sono raccorciate di diverse centinaia di metri e ancora pi\u00f9 grave \u00e8 la riduzione volumetrica degli apparati messa in luce da bilanci di massa fortemente negativi i quali indicano che la quantit\u00e0 di neve accumulata nella stagione fredda \u00e8 molto inferiore alla quantit\u00e0 di ghiaccio che fonde in quella calda.<br \/>\nIl comportamento dei ghiacciai quindi conferma il riscaldamento climatico globale.<br \/>\nIn base ai dati dell\u2019Organizzazione Meteorologica Mondiale si constata che negli ultimi centocinquanta anni la temperatura media sulla Terra \u00e8 cresciuta di circa 0,7 \u00b0C; nella zona alpina l\u2019aumento \u00e8 alquanto maggiore giungendo a circa 1 \u00b0C (NOTA 2). Sono valori piuttosto modesti ma le conseguenze si prospettano preoccupanti soprattutto se si accertasse che l\u2019attuale riscaldamento \u00e8 conseguenza dell\u2019attivit\u00e0 umana e che di conseguenza il suo trend sarebbe destinato non soltanto a proseguire nel futuro ma addirittura ad ingigantirsi.<br \/>\nQualcuno considera addirittura l\u2019attuale accentuato ritiro dei ghiacciai come un sintomo di esser giunti al punto di non ritorno!<br \/>\nUno studio serio e sistematico delle variazioni glaciali e delle variazioni climatiche ci porta a considerazioni assai meno allarmistiche.<br \/>\nPrima di tutto i vent\u2019anni di osservazioni su cui si basano i modelli computerizzati dell\u2019IPCC sono assolutamente troppo pochi per ritenere di aver colto i fattori di fenomeni tanto complessi quali sono le variazioni climatiche le quali si svolgono sempre in periodi di tempo plurisecolari.<br \/>\nSe \u2013 come richiesto dalla climatologia \u2013 prendiamo in considerazione l\u2019intero XX secolo, ci troviamo immediatamente di fronte a fasi di espansione glaciale, che, ovviamente si effettuarono in concomitanza di periodi caratterizzati da un clima fresco e nevoso, chiaramente documentato dai dati dell\u2019osservatorio meteorologico del Gran San Bernardo e da quelli di molti altri sparsi in tutto il mondo (vedi tabella nella pagina precedente).<\/p>\n<p>Eppure fin dai primi decenni del \u2018900 l\u2019industrializzazione dell\u2019Euro-pa Occidentale era notevolmente sviluppata e si basava prevalentemente sull\u2019uso di grandi quantit\u00e0 di carbon fossile. Le emissioni di CO2 fin da allora erano considerevoli eppure i ghiacciai alpini una prima volta fra il 1910 e il 1923 e una seconda fra il 1960 e il 1985, (quindi nella immediata vigilia dell\u2019attuale episodio di riscaldamento) aumentarono grandemente di volume e allungarono le lingue vallive di diverse centinaia di metri.<br \/>\nQuesti due periodi freschi e nevosi verificatisi in piena era industriale ci pongono di fronte a un interrogativo di base: in quale misura i processi climatici possono essere influenzati dall\u2019azione umana?<\/p>\n<p><b>Ottomila anni di variazioni climatiche in Valle d\u2019Aosta<\/b><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/riviweb\/templates\/aspx\/zoomimg.aspx?url=\/gestione\/RiviWeb\/public\/img\/rivista4\/41\/11.jpg&amp;pkart=379\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"immaginedx\" src=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/RiviWeb\/public\/img\/rivista4\/41\/11.jpg\" alt=\"Il ghiacciaio di Pr\u00e9-de-Bard durante la Piccola et\u00e0 glaciale, al culmine della sua espansione storica, \" width=\"150\" height=\"101\" \/><\/a>Rigorosi studi di climatologia storica la giovane disciplina che Emanuel Le Roi Ladurie defin\u00ec \u201cLe nouvel domaine de Clio\u201d, ci portano a riconoscere nel corso degli ultimi 8000 anni, numerose variazioni climatiche, tutte di durata plurisecolare (NOTA 3).<br \/>\nLe specifiche ricerche si valgono di studi sui sedimenti marini e continentali, sulle oscillazioni del livello marino, sulle variazioni lineari e volumetriche dei grandi ghiacciai, sui pollini fossili; sui cerchi di accrescimento di alberi plurisecolari. Le pi\u00f9 avanzate metodologie permettono di correlare gli isotopi dell\u2019ossigeno presenti nei sedimenti o nel ghiaccio antico dei grandi ghiacciai, con le condizioni termiche del momento in cui \u00e8 avvenuta la sedimentazione o si \u00e8 formato il ghiaccio. Nello stesso modo, la dendrocronologia, mediante lo studio dei rapporti fra gli isotopi dell\u2019ossigeno, del carbonio, e dell\u2019azoto che costituiscono la sostanza legnosa di tronchi millenari, pu\u00f2 valutare la temperatura che caratterizzava il periodo in cui andavano formandosi i singoli cerchi di accrescimento. Il radiocarbonio permette oggi di datare i resti organici per cui con la collaborazione di tutte queste ricerche \u00e8 stato possibile, ormai da qualche decennio conoscere con ragionevole sicurezza le caratteristiche cronologiche del clima negli ultimi 8000 anni, malgrado che solo dalla fine del XVIII secolo si disponga di misure strumentali di temperature e di precipitazioni.<br \/>\nD\u2019altra parte sul territorio valdostano e in tante altre parti del mondo sono rimaste testimonianze che mal si accordano con l\u2019ambiente climatico attuale come il ritrovamento di antichi ceppi di conifere centinaia di metri pi\u00f9 in alto dell\u2019attuale limite climatico del bosco.<br \/>\nL\u2019archeologia scopre che l\u2019Aosta romana fra il I e il V secolo d.C. era una citt\u00e0 popolosa, dalla vita elegante e raffinata. Ma \u2013 ci chiediamo \u2013 donde poteva venire il reddito capace di sostenere l\u2019alto tenore di vita che l\u2019archeologia ci attesta?<br \/>\nNei duemila anni di storia valdostana si alternano momenti fulgidi e momenti oscuri; i primi si accompagnano regolarmente a intensi traffici attraverso gli alti valichi, i secondi al languire di questa attivit\u00e0 (NOTA 4). \u00c8 ovvio per\u00f2 chiedersi come potessero fiorire i traffici transalpini se solo fra fine giugno e il principio di ottobre i valichi del Piccolo San Bernardo (2180 m) e del Gran San Bernardo (2470 m) fossero stati allora liberi dalla neve come accade oggi. \u00c8 noto infatti che le carovane someggiate non possono transitare su strade innevate ma gli attuali tre mesi estivi sono un periodo di attivit\u00e0 annuale troppo breve per spiegare la grandiosit\u00e0 dell\u2019Aosta romana e di quella medioevale, la \u201cpulcelle\u201d dei Conti e Duchi di Savoia fra il XII e il XVI secolo. Qualche cosa di fondamentale deve essere cambiato nel lungo arco di tempo della nostra storia (NOTA 5).<br \/>\nOggi sappiamo che \u00e8 cambiato il clima, che pi\u00f9 volte si sono verificate variazioni climatiche di durata plurisecolare, tali da mutare l\u2019ambiente e influenzare profondamente la vita e l\u2019attivit\u00e0 delle popolazioni.<br \/>\nSi \u00e8 accertato che trattasi di variazioni di temperatura e di piovosit\u00e0 che possono apparire minimi: da uno a quattro gradi centigradi delle temperature medie annue e di un 20% o 30% della quantit\u00e0 di precipitazioni. Ma se le precipitazioni annue per qualche decina di anni da una media di 700 mm si riducono a 500 mm, mettono in crisi l\u2019agricoltura, mentre ne aumentano il rendimento se si accrescono a 900 mm. Una nevosit\u00e0 pi\u00f9 o meno abbondante sui valichi determina un periodo pi\u00f9 o meno lungo di fruizione delle alte vie transalpine con conseguenze economiche e sociali di grande importanza. Una variazione di temperatura di due gradi centigradi, se si protrae per qualche decennio, sposta di circa 300 metri di altitudine i limiti climatici delle colture, dei boschi dei pascoli e delle nevi perenni. Una variazione \u201cfredda\u201d di quella entit\u00e0 pu\u00f2 privare di risorse alimentari le popolazioni che vivono sul limite climatico delle colture mentre, al contrario una variazione \u201ccalda\u201d pu\u00f2 migliorare grandemente il loro ambiente di vita.<\/p>\n<p><b>La cronologia del clima europeo e le testimonianze sul territorio valdostano<\/b><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/riviweb\/templates\/aspx\/zoomimg.aspx?url=\/gestione\/RiviWeb\/public\/img\/rivista4\/41\/12.jpg&amp;pkart=379\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"immaginesx\" src=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/RiviWeb\/public\/img\/rivista4\/41\/12.jpg\" alt=\"Il ghiacciaio di Pr\u00e9 de Bard in fase di contrazione, ripreso nel 2004 dallo stesso punto di vista utilizzato dall\u2019artista del secolo XIX.\" width=\"150\" height=\"98\" \/><\/a>Fra il 5000 e il 1400 a.C. il nostro clima era caratterizzato da una temperatura di almeno 4 \u00b0C superiore all\u2019attuale.<br \/>\nQuesto periodo, il pi\u00f9 caldo degli ultimi 8.000 anni, viene designato con il termine scientifico di optimum climatico assoluto del Post-glaciale.<br \/>\nIn montagna, i limiti climatici del bosco, del pascolo, delle nevi persistenti, con temperature annue di almeno 4\u00b0C superiori alle attuali si innalzano di quasi 700 metri. Nella nostra regione in quel lontano periodo il bosco saliva almeno fino ai 2600 metri di altitudine, il pascolo si portava attorno ai 3200 metri sul livello del mare e il limite delle nevi persistenti addirittura a 3600-3700. Il grande ghiacciaio del Ruitor che domina la conca di La Thuile, allora non esisteva perch\u00e9 la quota massima delle creste rocciose che delimitano il suo circo \u00e8 inferiore a quella che in quel lontano periodo aveva il limite delle nevi perenni e pertanto l\u2019innevamento del territorio doveva essere solo stagionale. Il bacino per\u00f2 era occupato da un lago in cui vegetavano piante palustri che con il tempo si trasformarono in torba. Alcuni millenni pi\u00f9 tardi, nel 1500 a.C. si instaur\u00f2 un clima freddo; l\u2019innevamento del circo divenne perenne e si form\u00f2 il grande ghiacciaio che ricopr\u00ec la torbiera. Dal 1975 parte di questa torba viene spinta a valle dal movimento del ghiacciaio dando cos\u00ec modo ai ricercatori di raccoglierne campioni e di studiarli. La datazione al radiocarbonio, fatta per conto del Politecnico di Torino, ha rilevato un\u2019et\u00e0 assoluta di 6.500 anni per gli strati pi\u00f9 antichi; di 3500 per quelli pi\u00f9 recenti, confermando in pieno il quadro climatico che emerge da indagini fatte in altri luoghi e con altre metodologie (NOTA 6). Questo periodo corrisponde alle et\u00e0 umane del Neolitico e dell\u2019eneolitico.<br \/>\nNella torba del Ruitor, che sappiamo essersi originata ad una quota largamente superiore ai 2500 metri, vi \u00e8 una alta percentuale di pollini fossili di varie conifere ma anche di latifoglie fra cui il tiglio. La loro presenza indica che presso quel lago, attualmente coperto dal ghiacciaio, fino a 3500 anni fa giungeva il bosco. \u00c8 evidente che la montagna offriva allora un ambiente assai pi\u00f9 accogliente di quello che conosciamo oggi. Si spiega cos\u00ec come l\u2019uomo neolitico abbia potuto risalire la valli alpine con grande facilit\u00e0, insediarsi in alta quota, frequentare gli alti valichi dello spartiacque (NOTA 7) e formare quelle comunit\u00e0 culturali fra i due opposti versanti delle Alpi sempre meglio documentate dai reperti che vengono alla luce (NOTA 8).<br \/>\nIn territorio valdostano sono da ascrivere a questo periodo numerosi ritrovamenti. Molti siti archeologici sono collocati ad altitudini superiori ai 1000 metri, disseminati nei territori comunali di Saint-Pierre, Saint-Nicolas, Arvier, Villeneuve, Quart, Nus, Monjovet, Challant-Saint-Victor, la Magdaleine, Champorcher e altri ancora. Il pi\u00f9 importante di questi siti \u00e8 la necropoli di Saint-Martin-de-Corl\u00e9ans, alla periferia occidentale di Aosta, un insieme di monumenti megalitici fra i pi\u00f9 insigni d\u2019Italia. La datazione assoluta al radiocarbonio rivela per i livelli pi\u00f9 antichi un\u2019et\u00e0 che risale al 3070 a.C. (=5020 B.P.) (NOTA 9). La sua grande somiglianza con la necropoli coeva di Saint-Leonard, presso Sion \u00e8 ritenuta una importante testimonianza della comunanza culturale, in et\u00e0 neolitica, fra le genti degli opposti versanti delle Alpi Pennine e quindi della fruizione per lunghi periodi annuali del valico del Gran San Bernardo.<br \/>\nFra il 1400 e il 300 a.C. il clima diventa molto freddo.<br \/>\nLa torbiera del Ruitor viene ricoperta dal ghiacciaio gi\u00e0 nel 1500 a.C. e nei secoli seguenti il peggioramento climatico si fa sempre pi\u00f9 grave culminando fra il 900 e il 300 a.C. Ne sono particolarmente colpite le popolazioni dell\u2019Europa Orientale che vivono in un ambiente a clima continentale non mitigato dagli influssi dell\u2019Oceano Atlantico o del Mare Mediterraneo. Proprio in quel periodo (Et\u00e0 del Ferro) hanno luogo le migrazioni dei popoli indoeuropei provenienti dalla pianura Sarmatica. Fra gli altri migranti vi sono i Celti che fra il 900 e il 300 a.C. si diffondono in tutta l\u2019Europa Occidentale. La celtizzazione della Valle d\u2019Aosta avviene probabilmente dopo il V sec. a.C.<\/p>\n<p>Dal 300 a.C. il clima prende a migliorare: \u00e8 l\u2019Optimum dell\u2019et\u00e0 Romana che si protrarr\u00e0 per ben sette secoli.<br \/>\nIl primo ad approfittare della nuova situazione fu Annibale che nel 218 a.C., quando ancora i romani ritenevano inaccessibili la Alpi, le valic\u00f2 con un esercito di pi\u00f9 di 25.000 uomini.<br \/>\nDopo l\u2019impresa del Cartaginese Roma comprese che la Catena Alpina non poteva pi\u00f9 essere considerate una barriera difensiva; la sicurezza del suo territorio doveva essere tutelata dal controllo dei paesi transalpini che avrebbero dovuto fungere da antemurali. Nella concezione dei Romani, grazie al nuovo Optimum climatico che assicurava la transitabilit\u00e0 dei passi alpini quasi per tutto l\u2019anno, le Alpi si trasformarono da barriera in cerniera, furono dotate di grandi vie di comunicazione e per quasi cinquecento anni, sotto il controllo della Citt\u00e0 Eterna esplicarono la funzione di trait d\u2019union fra il Mediterraneo e l\u2019 Europa Centro-settentrionale.<\/p>\n<p>A servizio e a guardia dei traffici transalpini, nel 25 a.C. venne fondata la citt\u00e0 di Augusta Praetoria sul crocevia fra la Strada consolare delle Gallie gi\u00e0 da tempo costruita per raggiungere la citt\u00e0 di Ludgudum (Lione) attraverso l\u2019Alpis Graia (valico del Piccolo, San Bernardo) e la via che si dirigeva verso l\u2019Europa centro-settentrionale attraverso il Summus Poenninum (valico del Gran San Bernardo). Grazie alla propizia situazione climatica che favoriva il flusso dei traffici, l\u2019importanza che Aosta assunse nei secoli dell\u2019Impero Romano divenne assai maggiore di quella che essa ha attualmente. I viaggiatori che risalivano la Strada consolare delle Galli venivano accolti nella vivace e ricca citt\u00e0 dai signorili archi della triplice Porta Pretoria, suo centro degli affari e cuore economico e politico era il mercato, il grandioso Foro giunto quasi intatto fino a noi; nel tessuto urbano il ricco Complesso termale, il monumentale Teatro che pare potesse accogliere pi\u00f9 di 5000 spettatori, l\u2019ampio Anfiteatro offrivano il modo di coltivare gli interessi culturali e il tempo libero.<\/p>\n<p>Fra il 400 e il 750 d.C. si registra un notevole raffreddamento del clima.<br \/>\nLa transitabilit\u00e0 dei passi alpini divenne assai precaria, legata alla sola stagione estiva.<br \/>\nI popoli dell\u2019Europa orientale e settentrionale a causa della variazione climatica fredda, videro diminuire drasticamente la produzione agraria delle loro terre e molte trib\u00f9 furono costrette a migrare verso le regioni Mediterranee meno colpite dai rigori del clima grazie alla loro posizione geografica.<br \/>\nSono le invasioni barbariche, quelle tumultuose migrazioni dei popoli germanici che nell\u2019alto medioevo travolsero la potenza dell\u2019Impero Romano.<br \/>\nLa valle d\u2019Aosta conobbe nel 489 l\u2019incursione dei Burgundi, qualche anno dopo fu la volta degli Ostrogoti, poi dei Longobardi. Nel 575 la regione valdostana entr\u00f2 a far parte del regno dei Franchi e da allora rest\u00f2 nella loro area politico-culturale.<\/p>\n<p>Dopo il 750 il clima migliora rapidamente e si instaura l\u2019Optimum dell\u2019et\u00e0 feudale.<br \/>\nL\u2019innevamento dei valichi alpini ritorna assai breve e si apre il periodo d\u2019oro dei traffici fra le Repubbliche Marinare delle coste mediterranee e i grandi centri delle Fiere transalpine (Ginevra, Lione, Borgogna, Fiandre, Champagne).<br \/>\n\u00c8 il periodo del Sacro Romano Impero e della organizzazione feudale dell\u2019Europa. Sulle Alpi, prendono vita numerosi stati di valico istituiti a controllo e a servizio delle vie transalpine, arterie vitali della grande unit\u00e0 politica. Fra di essi vi \u00e8 quello dei Conti di Savoia il cui fulcro fu per secoli la Valle d\u2019Aosta con i passi del Piccolo e del Grande San Bernardo.<br \/>\nIl limite climatico delle colture cerealicole si spinge fino all\u2019altitudine di 2300 m. Lo conferma la presenza di settori attrezzati per la trebbiatura del grano in fienili di dimore dell\u2019alta valle di Ayas e di Valgrisenche poste a quell\u2019altitudine, ora diventate stagionali ma costruite nei tempi in cui lass\u00f9 si poteva abitare tutto l\u2019anno.<br \/>\nRiguardo allo stato dei ghiacciai l\u2019Abb\u00e9 Henry, noto ricercatore tanto in campo storico quanto in campo naturalistico, scrive in una sua relazione (NOTA 10); \u201cEntre le 1300 e le 1600 les glaciers devaient \u00eatre tr\u00e8s petits et r\u00e9duits \u00e0 leur minimum\u2026 Sa d\u00e9coule d\u2019un grand nombre de documents tels que les Reconnaissances de l\u2019\u00e9poque ou le mot glacies est introuvable. Une autre preuve que les glaciers \u00e9taient alors tr\u00e8s petits et tr\u00e8s recules c\u2019est que les passages par les cols \u00e9lev\u00e9s de montagne \u00e9taient alors tr\u00e8s faciles et tr\u00e8s fr\u00e9quent\u00e9s: on allai commun\u00e9ment, on faisait passer vaches et mulets de Praray\u00e9 \u00e0 Evol\u00e8ne par le Col Collon (3130 m), de Zermatt \u00e0 Evol\u00e9ne par le Col d\u2019H\u00e9rens (3480 m); de Valtournenche \u00e0 Zermatt par le Col de Saint-Th\u00e9odule (3380 m).<br \/>\nIl Colle del Teodulo \u2013 oggi centro di uno dei pi\u00f9 prestigiosi comprensori sciistici \u2013 nel Basso Medioevo fu a tutti gli effetti un itinerario \u201c Europeo\u201d sulla via transalpina che univa il porto di Genova con quello di Amsterda. Tutte le carte geografiche del \u2018500 e del \u2018600, comprese quelle del grande cartografo olandese Mercatore, rappresentano il \u201cMons Silvius\u201d \u2013 tale era il suo nome in latino \u2013 e il villaggio di Ayas, suo principale centro di servizi. In quelle redatte nei paesi d\u2019oltralpe compare la dizione: \u201cKr\u00ebmertal\u201d, ovvero \u201cValle dei mercanti\u201d posta fra i toponimi di Ayas e del valico del Teodulo.<br \/>\nIl controllo delle strade che dalla valle della Dora salivano al colle del Teodulo, era esercitato dagli Challant, la pi\u00f9 prestigiosa famiglia nobiliare valdostana che proprio da quel traffico traeva la sua ricchezza e la sua rinomanza a livello europeo.<br \/>\nIn questo periodo caldo dai traffici assai vivaci, prese origine la millenaria fiera di Sant\u2019Orso che tutt\u2019ora si celebra il 31 gennaio nel cuore dell\u2019inverno, una stagione che pare ben poco propizia ad un gran concorso di gente, soprattutto in passato quando non esistevano i mezzi spazzaneve. Il pi\u00f9 antico documento che riguarda questa rassegna risale al 1305 ma pare che allora essa gi\u00e0 fosse secolare, era esclusivamente dedicata agli attrezzi agricoli e si svolgeva nei tre giorni che precedevano la festa di Sant\u2019Orso e nei tre che la seguivano. Questa grande fiera invernale\u00e8 una testimonianza della mitezza che doveva caratterizzare la stagione fredda durante gli otto secoli dell\u2019Optimum climatico del basso medioevo.<\/p>\n<p>Fra il 1550 e il 1850 ha luogo la pi\u00f9 grave crisi climatica del tempi storici denominata dagli specialisti il Pessimum climatico della Piccola Et\u00e0 Glaciale.<br \/>\nEssa provoc\u00f2 un abbassamento di almeno 500 metri dei limiti climatici delle colture, del bosco, del pascolo e delle nevi persistenti determinando un lungo innevamento annuo dei valichi e addirittura la glacializzazione dei pi\u00f9 elevati e insieme la perdita di una grande quantit\u00e0 di terre coltivabili. Venendo a mancare contemporaneamente i proventi legati ai traffici transalpini e quelli delle pi\u00f9 elevate terre agricole, il periodo della Piccola et\u00e0 glaciale fu per le valli alpine un\u2018epoca di estrema povert\u00e0.<br \/>\nIn valle d\u2019Aosta il contraccolpo fu durissimo: da ganglio dei traffici europei la Regione si trasform\u00f2 in cellula chiusa in se stessa; le attivit\u00e0 economiche si ridussero ad una agricoltura volta esclusivamente all\u2019autosussi-stenza e tanto misera che viene definita dagli studiosi francesi \u201cde acharnement\u201d; la popolazione, poverissima e denutrita, venne falcidiata dalla peste e da malattie endemiche, molte delle quali riconducibili alla malnutrizione e alle grandi fatiche che in tali condizioni ambientali i lavori agricoli richiedevano.<br \/>\nLe condizioni del clima determinarono, nel corso della Piccola et\u00e0 Glaciale, la pi\u00f9 imponente crescita volumetrica, areale e lineare dei ghiacciai verificatasi negli ultimi due millenni. Ne sono testimoni sul terreno, gli apparati morenici formati da questa gigantesca espansione; lo studio di questi ultimi ha permesso di ricostruire i profili delle aree che vennero glacializzate in quei freddissimi trecento anni. In base a queste indagini i tecnici dell\u2019Assessorato al Territorio, Ambiente ed Opere pubbliche, stimano che nei primi decenni del XIX\u00b0 secolo i ghiacciai valdostani si estendessero su circa 330 kmq, vale a dire su pi\u00f9 del 10% del territorio regionale.<\/p>\n<p>Dopo la met\u00e0 del secolo XIX inizia il riscaldamento climatico tuttora in corso.<br \/>\nLa fine della piccola et\u00e0 glaciale \u00e8 segnata da una improvvisa forte diminuzione delle precipitazioni e da un sensibil innalzamento delle temperature: all\u2019osservatorio meteorologico del Gran San Bernardo nei vent\u2019anni successivi al 1856 le precipitazioni annue risultano meno di 1600 mm e l\u2019altezza della neve caduta di 870 cm nei confronti di medie di lungo periodo assai pi\u00f9 elevate; le temperature medie annue che fino al 1860 erano state attorno ai -1,9 \u00b0C si innalzano bruscamente a -1,5 \u00b0C.<br \/>\nQuesto stato di cose causa una sensibile riduzione di volume dei ghiacciai ed un considerevole raccorciamento delle lingue vallive. Fra il 1862 e il 1882 il ghiacciaio del Lys al Monte Rosa perde ben 950 metri di lunghezza (NOTA 11); la Brenva, fra il 1846 e il 1878, circa 1000 m\u00adetri (NOTA 12), il Pr\u00e9 de Bard fra il 1856 e il 1882, 750 metri (NOTA 13) e nello stesso periodo il Lex Blanche, circa 800 (NOTA 14).<br \/>\nSi tratta di una situazione, molto simile a quella che stiamo vivendo in questi anni, che perdur\u00f2 quasi un ventennio. Da allora, come mostra la tabella conclusiva, si alternarono fasi di clima fresco favorevoli al glacialismo e fasi di clima pi\u00f9 caldo avverse ad esso.<br \/>\nEsaminando il comportamento dei ghiacciai valdostani dagli inizi del XIX\u00b0 secolo quando culminava la massima espansione storica, al 2005, data dell\u2019ultimo volo aerofotogrammetrico, si constata che questo lungo arco di tempo \u00e8 stato ritmato da undici fasi, caratterizzate alternativamente da contrazioni ed espansioni degli apparati glaciali.<br \/>\nNessuna delle espansioni per\u00f2 raggiunse la misura di quelle verificatesi durante la Piccola et\u00e0 Glaciale; quasi tutte quelle posteriori al 1860 hanno prodotto volumi di ghiaccio dalla massa inferiore a quella perduta nella precedente contrazione per cui gli apparati hanno sub\u00ecto attraverso il tempo una notevole riduzione planimetrica, areale e volumetrica. Dall\u2019indagine svolta dei tecnici della Cabina di regia dei ghiacciai sui fotogrammi del volo aerofotogrammetrico 2005 risulta che l\u2019attuale estensione dei ghiacciai valdostani \u00e8 pari a 135 kmq, il che corrisponde al 40% dell\u2019estensione massima che l\u2019area glacializzata aveva assunto nella Piccola et\u00e0 Glaciale. Bisogna tenere presente che circa il 20% di questa copertura venne asportata dalla fusione avvenuta fra il 1860 e il 1882, quando in Italia l\u2019industrializzazione era appena agli inizi e pertanto la variazione calda di quei decenni non era certo imputabile all\u2019opera dell\u2019uomo.<br \/>\nLa fase di clima \u201ccaldo\u201d che stiamo vivendo non \u00e8 una novit\u00e0 dell\u2019ultimo ventennio; si tratta di processo modulare in atto dalla seconda met\u00e0 del 1800 e simile a quelli che hanno avuto luogo nei secoli dell\u2019optimum dell\u2019et\u00e0 feudale o in quelli dell\u2019et\u00e0 romana. Pare quindi logico pensare che, pur in presenza di alterazioni di origine antropica, l\u2019attuale riscaldamento globale faccia parte dell\u2019alternanza ciclica di fasi calde e fasi fredde che da sempre caratterizza la storia del clima.<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p>1 C. All\u00e8gre, Le droit au doute scientifique, Le Monde, Paris, 27 ottobre 2006;<br \/>\nS. Pinna, Il Clima divulgato: una realt\u00e0 virtuale imposta come dato di fatto, Ambiente, Societ\u00e0, Territorio. Rivista A.I.I.G. Roma, agosto 2007, pag. 3-8.<\/p>\n<p>2 L\u2019istituto Federale Svizzero di Meteorologia e Climatologia segnala che, all\u2019Osservatorio del Gran San Bernardo, entrato in funzione nel 1818 e quindi con una serie di dati ultracentenaria, la temperatura media annua dall\u2019inizio delle osservazioni al 1970 risulta di \u20131,5\u00b0C. La media del trentennio \u201cstandar\u201d (OMM) 1971-2000 \u00e8 di \u20130,5\u00b0C.<\/p>\n<p>3 Segnaliamo alcuni dei pi\u00f9 noti studi di climatologia storica:<br \/>\n\u2013 E. Le Roy Ladurie, Histoire du climat depuis l\u2019an mil, Paris, 1967;<br \/>\n\u2013 M. Pinna, La storia del clima: variazioni climatiche e rapporto clima-uomo, Soc. Geografica Italiana, 1984;<br \/>\n\u2013 M. Pinna, Variazioni climatiche, Angeli, Milano 1996;<br \/>\n\u2013 P. Acot, Storia del Clima, Roma, 2004;<br \/>\n\u2013 L.Bonardi, Che tempo faceva?, Milano, 2004.<\/p>\n<p>4 L. Colliard, Precis d\u2019histoire vald\u00f4taine, Aosta, 1980.<\/p>\n<p>5 P. Guichonnet, Les bases g\u00e9ographiques de l\u2019histoire de la Vall\u00e9e d\u2019Aoste, Atti del congresso internazionale \u201cLa valle d\u2019Aosta e l\u2019arco alpino nella politica del mondo antico\u201d, Aosta, 1988, pag. 20-46.<\/p>\n<p>6 E. Armand, G. Charrier, L. Peretti, G. Piovano, Ricerche sull\u2019evoluzione del clima e dell\u2019ambiente durante il quaternario nel settore delle Api Occidentali Italiane. La formazione di torbiera presso la fronte attuale del ghiacciaio del Ruitor: suo significato per la ricostruzione degli ambienti naturali nell\u2019Olocene medio e superiore. Bollettino del Comitato Glaciologico Italiano, serie II, n. 23 (1975), pag. 7-25.<\/p>\n<p>7 K. Spindler, L\u2019uomo dei ghiacci, Milano, 1999.<\/p>\n<p>8 M.R. Sauter, L\u2019occupation des Alpes par les populations pr\u00e9historiques, in Histoire et civilisation des Alpes. T.1, Toulouse-Lausanne, 1980, pag. 61-94.<\/p>\n<p>9 F. Mezzena, La Valle d\u2019Aosta nella preistoria e nella protostoria, in Archeologia in Valle d\u2019Aosta: dal Neolitico alla caduta dell\u2019Impero Romano, catalogo della mostra, Aosta, 1981, pag. 15-60.<\/p>\n<p>10 Abb\u00e9 Henry, Le glacier de Praray\u00e9 ou de Tsa de Tsa, Roma, 1934.<\/p>\n<p>11 U. Monterin, Le variazioni secolari del clima del Gran San Bernardo e le oscillazione del ghiacciaio del Lys al Monte Rosa, in Raccolta di scritti di U. Monterin, Boll. Vol.II, Aosta, 1987, pag 199.<\/p>\n<p>12 G. Marengo, Monografia del ghiacciaio della Brenva, in Boll. C.A.I. n 45, 1881.<\/p>\n<p>13 F. Sacco, op. cit., 1919, pag 95.<\/p>\n<p>14 F. Sacco, op. cit., 1919, pag 33.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/riviweb\/templates\/aspx\/environnement.aspx?pkArt=379\">https:\/\/www.regione.vda.it\/gestione\/riviweb\/templates\/aspx\/environnement.aspx?pkArt=379<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/martines\">https:\/\/www.facebook.com\/martines<\/a><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2023\/08\/01\/il-clima-in-valle-daosta-di-augusta-vittoria-cerutti\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2023\/08\/01\/il-clima-in-valle-daosta-di-augusta-vittoria-cerutti\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Augusta Vittoria Cerutti) L\u2019emergenzialismo \u00e8 una modalit\u00e0 di governo. Nei momenti di aperta conflittualit\u00e0 e di profonda trasformazione diventa la modalit\u00e0 di governo di \u00e9lites spesso in crisi di autorevolezza e credibilit\u00e0. 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