{"id":80966,"date":"2023-08-07T12:24:52","date_gmt":"2023-08-07T10:24:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80966"},"modified":"2023-08-07T12:24:52","modified_gmt":"2023-08-07T10:24:52","slug":"ci-siamo-dimenticati-dellart-43-della-costituzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=80966","title":{"rendered":"Ci siamo dimenticati dell\u2019art. 43 della Costituzione?"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (di Umberto Vincenti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-80967 size-medium\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/la-fionda-43-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/la-fionda-43-300x168.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/la-fionda-43.jpg 643w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Elenco puramente esemplificativo di settori economici in cui sono implicate attivit\u00e0 produttive di beni e servizi di interesse generale: energie, telecomunicazioni, trasporti, salute, turismo. E ora poniamoci la medesima domanda: siamo contenti di come esse siano attualmente gestite? Siamo contenti della confusione che regna nel mercato del gas naturale? Siamo contenti che in autostrada o nelle localit\u00e0 di villeggiatura la benzina sia parecchio pi\u00f9 cara? Siamo contenti che la telefonia mobile sia immune dai controlli statali? Siamo contenti che strade nazionali come le autostrade siano lottizzate da una miriade di societ\u00e0 private che parcellizzano l\u2019Italia come se ancora esistessero le dogane tra un territorio e un altro? Siamo contenti che la sanit\u00e0 privata sia preponderante in parecchie aree del Paese? Siamo contenti che talune localit\u00e0 turistiche siano monopolio di singole societ\u00e0 private a cui fanno capo tutti gli stabilimenti balneari, la darsena, i campeggi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Negli anni novanta, emulando esperienze di altri Paesi, e sull\u2019onda emotiva di Tangentopoli, l\u2019Italia ha privatizzato molto: decisivo fu l\u2019impulso di Prodi, Ciampi e Draghi che, a giustificazione, portarono il mantra, ormai logoro, che ce lo chiedeva l\u2019Europa quale condizione per entrare nel circuito dell\u2019euro. Ma, Europa o no, si tratt\u00f2 di una scelta che fu fatta dimenticando che la ripresa post-bellica e il successivo\u00a0<em>boom<\/em>\u00a0erano stati possibili proprio per quel sistema economico-produttivo misto, pubblico-privato, nel quale era garantita la presenza di alcune grandi imprese a partecipazione pubblica in settori strategici, nel contesto di un Paese in cui abbondavano (e abbondano, anzi lievitano) imprese medie e piccole. Anzi, accade ora che il piccolo sia enfatizzato da un improbabile ministero del made in Italy, la cui preoccupazione \u00e8 soprattutto quella di tutelare particolarmente i settori dell\u2019alimentazione e del turismo ai quali l\u2019Italia si \u00e8 da tempo consegnata, cos\u00ec rinunciando alla possibilit\u00e0 di una reale crescita economica e, purtroppo, anche di un\u2019autentica protezione del lavoro che, in quei settori, \u00e8 facilmente oggetto di sfruttamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Disastrosa \u00e8 stata la privatizzazione di Eni e Telecom, se si considerano, per la prima, il surplus di otto miliardi di euro realizzato nel primo semestre del 2022 e, per la seconda, il numero dei dipendenti e l\u2019ammontare del fatturato all\u2019epoca della sua dismissione da parte dello Stato e, soprattutto, le prospettive future del settore relativo, che si avviava a una straordinaria crescita, poi avvenuta, com\u2019\u00e8 noto a chiunque. Ma si consideri anche il caso dell\u2019Ilva \u2013 cio\u00e8 l\u2019acciaio italiano \u2013 acquisita dal gruppo Riva, certamente inadeguato anche dal punto di vista dimensionale, e incapace di introdurre i necessari aggiornamenti tecnologici, con le conseguenze patite dalle maestranze e dai cittadini di Taranto. E poi,\u00a0<em>ad exemplum<\/em>, c\u2019\u00e8 il caso autostrade; e la criminale vicenda del ponte Morandi, la cui causa \u00e8 principalmente il desiderio smisurato di profitto nutrito da una propriet\u00e0 culturalmente inidonea o matura a gerire imprese che, per l\u2019attivit\u00e0 svolta, possono compromettere la vita della loro utenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Proprio le tante vittime del crollo di quel ponte costituiscono, purtroppo, la prova che le privatizzazioni \u2013 con imprese floride assegnate a capitalisti senza eccessivi scrupoli e, talora, senza sufficienti capitali \u2013 hanno creato, e creano, gravi difficolt\u00e0, talora l\u2019impossibilit\u00e0, ad esercitare controlli efficaci e tempestivi da parte dello Stato, a cui spesso difettano le competenze necessarie, con la conseguenza che la stessa vigilanza finisce con l\u2019essere esternalizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Ci\u00f2 accade drammaticamente, e da tempo, anche nel settore della sanit\u00e0, nel quale le Regioni \u2013 tutte, anche se in diversa misura \u2013 debbono considerarsi inadempienti, nonostante certe roboanti dichiarazioni auto-elogiative di certi Presidenti regionali, specie del Nord Italia. Il privato non solo non \u00e8 adeguatamente controllato, ma ha progressivamente acquisito ampi spazi di libera azione; e i cittadini, causa l\u2019arretramento della sanit\u00e0 pubblica, sono trascinati dentro quegli spazi. Da questo punto di vista l\u2019autonomia regionale ha variamente inciso, creando una situazione a macchia di leopardo in ordine alla somministrazione di un servizio essenziale, anzi il pi\u00f9 essenziale, che dovrebbe essere espletato con la maggior uniformit\u00e0 possibile in tutto il Paese. Mentre la sanit\u00e0 pubblica dovrebbe avere ovunque la primazia, relegando il privato in ambiti alquanto limitati. Anche per evitare il paradosso \u2013 che \u00e8 una realt\u00e0 inaccettabile \u2013 che i cittadini debbano finanziare con le imposte un servizio pubblico di cui non usufruiscono o usufruiscono solo in parte, essendo costretti o indotti (talora per disinformazione) a consegnarsi al privato, la cui affidabilit\u00e0 non \u00e8 quasi mai realmente testata e certificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Poi si capisce che pi\u00f9 si privatizza, e pi\u00f9 lo si fa a livello di imprese e attivit\u00e0 importanti, pi\u00f9 si irrobustisce la pressione degli agenti esterni sui decisori politici, con la compromissione del circuito democratico delle decisioni coinvolgenti la comunit\u00e0: corruzione e clientelismo sono inevitabilmente favoriti e altrettanto il pericolo della compromissione dell\u2019indipendenza degli organi di governo ai vari livelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Vi \u00e8 chi pensa che le privatizzazioni siano state la causa principale del declino dell\u2019Italia. \u00a0Comunque fu una scelta improvvida nel nome dell\u2019Europa, fatta con gran faciloneria che, forse, \u00e8 oggi alla base anche del sogno PNRR, coltivato un po\u2019 da tutti, ma che nei fatti si traduce nella creazione di un debito pubblico enorme, che poi qualcuno pagher\u00e0, come oggi stiamo pagando l\u2019opzione delle privatizzazioni degli anni Novanta. \u00a0Per queste ultime si \u00e8 evidenziato che il sistema politico-costituzionale italiano, caratterizzato dalla commistione tra stato di diritto, democrazia e diritti, ha iscritta la necessit\u00e0 del limite alle privatizzazioni. \u00c8 una valutazione corretta. Ma non occorre analizzare l\u2019identit\u00e0 del nostro sistema per scoprire che essa \u00e8 poco compatibile con le privatizzazioni, almeno di imprese strategiche e non ausiliarie. Basta un\u2019occhiata all\u2019art. 43 della Costituzione: le imprese \u00abche si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale\u00bb possono essere trasferite allo Stato o ad enti pubblici (o, addirittura, a comunit\u00e0 di lavoratori o di utenti). Questo accadde con l\u2019Enel nel 1962, quando furono espropriate le vecchie societ\u00e0 elettriche. Prodi, Ciampi, Draghi hanno fatto finta che l\u2019art. 43 Cost. non esistesse \u2026 gi\u00e0, ce lo chiedeva l\u2019Europa. Magari, da sinistra, qualcuno potrebbe oggi ripescare, dentro la nostra Costituzione, questo art. 43 e promuovere un bel cambiamento. Quasi una rivoluzione. Dubito, per\u00f2, che ci sia chi lo possa anche solo immaginare.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/08\/04\/ci-siamo-dimenticati-dellart-43-della-costituzione\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/08\/04\/ci-siamo-dimenticati-dellart-43-della-costituzione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (di Umberto Vincenti) Elenco puramente esemplificativo di settori economici in cui sono implicate attivit\u00e0 produttive di beni e servizi di interesse generale: energie, telecomunicazioni, trasporti, salute, turismo. E ora poniamoci la medesima domanda: siamo contenti di come esse siano attualmente gestite? Siamo contenti della confusione che regna nel mercato del gas naturale? Siamo contenti che in autostrada o nelle localit\u00e0 di villeggiatura la benzina sia parecchio pi\u00f9 cara? 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