{"id":81005,"date":"2023-08-08T10:31:00","date_gmt":"2023-08-08T08:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81005"},"modified":"2023-08-08T10:31:00","modified_gmt":"2023-08-08T08:31:00","slug":"bello-e-il-brutto-e-brutto-e-il-bello-le-streghe-di-macbeth","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81005","title":{"rendered":"Bello \u00e8 il brutto e brutto \u00e8 il bello. Le Streghe di Macbeth"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ERETICAMENTE (Roberto Pecchioli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-81004 size-full\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Roberto-Pecchioli-2.png\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Roberto-Pecchioli-2.png 800w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Roberto-Pecchioli-2-300x225.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Roberto-Pecchioli-2-768x576.png 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>Pi\u00f9 volte, nelle nostre riflessioni, abbiamo parlato di capovolgimento, rovesciamento di valori e principi. Il nostro \u00e8 un tempo invertito. E\u2019 la vittoria delle streghe di Macbeth, la tragedia di Shakespeare sul potere, l\u2019ambizione, il buio. Le tre streghe ne sono il motore, con oscure profezie e la frase con cui aprono il dramma:\u00a0<em>fair is foul, and foul is fair<\/em>. Bello \u00e8 il brutto, e brutto \u00e8 il bello, strillano tra risa sardoniche per poi uscire di scena \u201csu per la nebbia e l\u2019aria unta\u201d. C\u2019\u00e8 un che di malsano, malato, nell\u2019affermazione che rovescia ogni senso e ogni ragione: il bello \u00e8 brutto e viceversa. Il bene diventa male e la menzogna predomina sulla verit\u00e0.<\/p>\n<p>Nella tragedia del bardo inglese il mondo al contrario viene sconfitto al termine della battaglia finale che disvela le profezie oscure delle streghe, ma nel presente diventa pane quotidiano, cibo velenoso che intossica e inverte la scala dei valori. Lo vediamo dappertutto: nelle strade sporche, nei muri lordati da scritte e graffiti tutt\u2019altro che artistici, con buona pace degli aedi dell\u2019arte di strada; nella sciatteria di abbigliamento, postura, condotta, che diventa volgarit\u00e0 spacciata per comodit\u00e0, spontaneit\u00e0, trasgressione, l\u2019 obbligo grottesco dei forzati della liberazione; nell\u2019indifferenza per il bello e l\u2019arte, ridotti a sfondi, <em>location \u2013<\/em>\u00a0come si dice adesso \u2013 per i\u00a0<em>selfie<\/em> in cui protagonista \u00e8 il nostro ego smisurato e insieme minimo; nel linguaggio elementare, sguaiato, scurrile; nell\u2019indifferenza per la verit\u00e0, superata dalla menzogna per coazione a ripetere; nella musica ripetitiva che imita il baccano metropolitano per accompagnare sballi e dipendenze; nella pelle occupata da tatuaggi senza significato, brutti, spesso bizzarri, insensati, segno da un lato della smania di autocreazione e di volont\u00e0 di distinguersi nella massa, dall\u2019altro prova di un\u2019 estetica imbarazzante unita alla dipendenza dalle mode. Tutti sembrano comportarsi allo stesso modo, nella trascuratezza comune, nell\u2019abbigliamento, nell\u2019atteggiamento, nelle preferenze: difficile distinguere tra \u201cplebe ricca e plebe povera\u201d (Nicol\u00e0s G\u00f2mez D\u00e0vila). Soprattutto, \u00e8 arduo rintracciare il bello: la bruttezza tracima da ogni lato diventando il segno distintivo della modernit\u00e0 postera di se stessa. Paesaggi meravigliosi vengono sfigurati da chilometri di orrendi parallelepipedi, cubi e fabbricati informi, i nonluoghi frequentati da generazioni rese ignoranti, insensibili, imbruttite e abbrutite nonostante trucco, belletto, abiti firmati. Centri commerciali, capannoni presto dismessi, insegne pubblicitarie, svincoli diventano il ritrovo, lo scenario di vita, incontro, auto riconoscimento di una massa identica intenta a passatempi, occupazioni e passioni volgari. L\u2019architettura \u2013 chiusa la partita con l\u2019ornamento \u2013 non ha pi\u00f9 ambizioni di bellezza e durata, a differenza del passato in cui edificare appariva agli uomini il modo migliore di lasciare una traccia di s\u00e9, un lacerto di eternit\u00e0, il segno di un passaggio non casuale, l\u2019ansia di trasmettere un modello di civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Su tutto, domina il sistema della comunicazione massificata, la pubblicit\u00e0 e l\u2019intrattenimento che \u2013 diversamente dal passato anche recente \u2013 impongono modelli e personaggi caratterizzati dalla bruttezza, dall\u2019anormalit\u00e0 esibita, dall\u2019ostentazione di ogni eccentricit\u00e0 e perfino deformit\u00e0. Evidentemente tutto ci\u00f2 \u00e8 voluto, elemento centrale della potente opera di deidentificazione, regressione, riduzione animale cui siamo assoggettati. Poich\u00e9 tutto deve servire a qualcosa, essere utile ad alimentare il circuito del consumo e del profitto, l\u2019uomo postmoderno riderebbe \u2013 di una risata stolida, sguaiata, carica di soddisfatta mediocrit\u00e0 \u2013 se gli capitasse, per caso o errore, di leggere un brano delle Pietre di Venezia di John Ruskin: \u201cricorda che le cose pi\u00f9 belle del mondo sono anche le pi\u00f9 inutili: i pavoni e i gigli, ad esempio\u201d.<\/p>\n<p>Inutili se fosse vero che l\u2019uomo \u00e8 solo ci\u00f2 che mangia (L. Feuerbach). Tutto ci\u00f2 che \u00e8 \u201cutile\u201d in senso strumentale \u00e8 oggi programmaticamente brutto, mentre in passato cos\u00ec non era e perfino gli utensili del contadino rispondevano a un\u2019idea di bellezza, di gusto. Lo sguardo era rivolto in alto. Oggi tutto congiura a farci chinare in basso.<\/p>\n<p>La comunicazione pubblicitaria diventata visione del mondo guida la marcia del regresso: Zara, multinazionale della moda (pardon, <em>fashion<\/em>\u2026) a buon mercato, ha un\u00a0<em>testimonial\u00a0<\/em>nuovo\/a \u2013 o meglio *, il magico asterisco che nega la natura: si chiama Ceval Omar, \u00e8 transessuale ( l\u2019eroe del nostro tempo) immigrat* e ner*, nonch\u00e9 grass* e francamente brutt*. Come \u00e8 ovvio, la scelta non risponde a criteri di mercato \u2013 nessuno compra un prodotto per invidia o imitazione del modello di riferimento \u2013 ma per abituare alla bruttezza, alla confusione, al pappone multiculturale e transumano a cui ci stanno riducendo. Diffondere degrado e bruttezza aiuta a riconfigurare il post\u2013uomo non pi\u00f9 <em>sapiens<\/em>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 dunque per semplice senso estetico che bisogna difendere la bellezza, ma perch\u00e9 su quella trincea \u00e8 in gioco tutto: l\u2019essere e il non essere, il bello e il vero. La bellezza si trova nel mistero che d\u00e0 il via all\u2019immaginazione, la quale a sua volta crea e connette alla natura e all\u2019arte. Scrisse il poeta romantico John Keats: \u201cla bellezza \u00e8 verit\u00e0, la verit\u00e0 \u00e8 bellezza. Questo \u00e8 tutto ci\u00f2 che al mondo sapete, e tutto ci\u00f2 che dovete sapere.\u201d E lo disse in un canto dedicato alla bellezza senza tempo di un manufatto artistico, un\u2019urna, un\u2019anfora dell\u2019antica Grecia, sublime, perfetta manifestazione della bellezza che non ha bisogno di giustificazione.<\/p>\n<p>Chi ci scaraventa in un oceano di brutture ci sta togliendo la sapienza insieme con il senso della bellezza, porta della trascendenza. Lo sanno bene i nemici dell\u2019uomo, i nostri nemici. Quelli che in tempi di nichilismo viscido, soffice ed egualitario, intendono farla finita con la verit\u00e0 e la bellezza, con la civilt\u00e0 e le sue bandiere. Ceval Omar rappresenta Barbie per l\u2019azienda Inditex, ieri icona di un modello di bellezza femminile, oggi adattata , dicono gli entusiasti del nuovo corso estetico (e anestetico) al fatato mondo dell\u2019inclusione , ossia dell\u2019omologazione, l\u2019uguaglianza in basso che non conosce limiti.<\/p>\n<p>Come non ha limiti il dominio della volgarit\u00e0, del risentimento e dello svilimento da parte della generazione degli \u201cultimi uomini\u201d. Il loro tempo \u2013 il nostro \u2013 \u00e8 quello in cui l\u2019umanit\u00e0 \u201c<em>non generer\u00e0 pi\u00f9 stelle\u201d( F. Nietzsche)<\/em>. Una tipologia umana, secondo il solitario di Sils Maria, \u201ctanto pi\u00f9 disprezzabile perch\u00e9\u00a0<em>non sa pi\u00f9 disprezzarsi\u201d. Con il suo avvento\u00a0<\/em>la terra \u201c\u00a0<em>\u00e8 diventata piccola e su di lei saltella l\u2019ultimo uomo che rende tutto pi\u00f9 piccolo. \u201c<\/em><em>\u00a0<\/em>La battaglia per la bellezza, per quanto risulti incomprensibile all\u2019uomo impegnato esclusivamente nel successo e nelle crescita misurata in denaro , \u00e8 decisiva in quanto respinge l\u2019idea di un essere solamente animale, utilitario, gettato sulla terra per scambiare e accumulare cose, unico pegno di felicit\u00e0. La bellezza, tra le altre cose, \u00e8 gratuit\u00e0. Essa continua a godere di un certo prestigio nell\u2019ambito museale. Pensiamo all\u2019 immagine pittorica di Simonetta Vespucci, la musa di Sandro Botticelli. La sua sfolgorante bellezza continua ad incantare i visitatori , ma rimane confinata nel chiuso, un retaggio del passato. Passato, ovvero finito. Nessuna bellezza \u00e8 riconosciuta oggi; non esiste bellezza che sia viva, in azione, presente. Possiamo cercare ovunque per cielo e terra: non troveremo alcuna Simonetta, nessun David , nessun Laocoonte avviluppato dai serpenti con i suoi figli, non un solo palazzo o tempio, un Partenone, una cattedrale. Al loro posto abbondano le \u201cinstallazioni\u201d e ogni stranezza che possa essere compravenduta con il bollino di conformit\u00e0 di una casta di ciarlatani.<\/p>\n<p>La cultura \u00e8 il suo contrario in ogni ambito. Nella musica trionfano prodotti imposti dal mercato <em>woke <\/em>come Lizzo, cantante nera, sovrappeso, simbolo del mondo nuovo, che canta la bellezza della diversit\u00e0 e il dovere della sua accettazione accompagnata da ballerine altrettanto sgraziate e obese, poverette che, sembra, maltrattava e obbligava a prestazioni sessuali umilianti. La bruttezza elevata a modello diventa degrado, non di rado abiezione. Se lottiamo per il bello \u00e8 per sopravvivere. Esistere. Per far capire cosa potremmo e dovremmo essere. La fine del bello \u00e8 la morte dello spirito , la sottomissione all\u2019impero dell\u2019utile e del materiale, del prosaico e del banale, la scomparsa dell\u2019unit\u00e0 ideale tra il bello, il buono, il vero. Persino nella Firenze del Rinascimento, patria della bellezza, il brutto, il triste, perfino il sudicio arrivarono al potere con il volto del sinistro frate Girolamo Savonarola, nel cui \u201cfal\u00f2 delle vanit\u00e0\u201d ardevano gioielli, profumi, abiti, libri, manoscritti, quadri, compresi quelli del Botticelli , irretito dal monaco ferrarese. La disgrazia fu di breve durata: dopo quattro anni Savonarola arse sullo stesso rogo dove aveva tentato di distruggere vita, bellezza e arte in nome di un Dio accigliato e disumano, niente affatto cristiano.<\/p>\n<p>Sempre nell\u2019uomo \u00e8 stata presente una tendenza verso il basso, il volgare, il sordido. Mai tuttavia era assurta a principio vincente come nella contemporaneit\u00e0 occidentale. Chi scrive rammenta due scosse, due moti dell\u2019animo fortissimi e indimenticabili. Uno, a vent\u2019anni, la vista improvvisa, nella National Gallery di Londra, della Cena in Emmaus di Caravaggio. Stupore, scoperta, l\u2019attimo ineffabile degli umili discepoli che riconoscono Ges\u00f9 risorto. L\u2019altro, molti anni dopo, l\u2019apparizione, altrettanto improvvisa, scomparse le nuvole con la rapidit\u00e0 del clima di montagna, delle pale di San Martino, un miracolo della natura che innesca, insieme con l\u2019emozione senza fiato della bellezza assoluta, l\u2019evidenza di un creatore, di un principio superiore che ci eccede. Fitte dell\u2019 anima che il tempo non scalfisce, che l\u2019abbrutimento del mondo non riesce a guastare. Sensazioni che fermano il fango, mantengono pulito lo sguardo, conservano intatta la speranza. \u00c8 la contemplazione della bellezza, naturale o frutto del genio umano. Luoghi , opere che accendono i sensi, la ragione e lo spirito, poich\u00e9 non c\u2019\u00e8 bellezza di cui l\u2019anima non sia giudice ed arbitro, come insegna Agostino d\u2019Ippona. La guerra delle idee, cos\u00ec necessaria, corre il rischio di spostarsi dove l\u2019immediato, il superficiale, il quotidiano, fanno dimenticare l\u2019ancoraggio con il buono, il vero, il bello.<\/p>\n<p>A volte bisogna oltrepassare il presente per andare pi\u00f9 a fondo, dove penetrare e ascoltare i sussulti ideologici del tempo che trascina verso il basso. Per rimanere in piedi, per\u00f2, occhi aperti e cuore caldo in un mondo di rovine, fermi nel bene per riconoscere il male. Il bene per soffocare il male. Il bene per non sbagliare nel dubbio. La verit\u00e0 da capire. La verit\u00e0 per vivere nella realt\u00e0. La verit\u00e0 per camminare senza il peso della cattiva coscienza. La bellezza perch\u00e9 \u00e8 piacere, gioia, conoscenza, sguardo che scavalca l\u2019orizzonte. Bellezza da condividere, poich\u00e9 io non sono nulla se non mi apro a \u201cnoi\u201d. La trinit\u00e0 di bene, verit\u00e0 e bellezza \u00e8 la pi\u00f9 odiata dal principe del male, la pi\u00f9 massacrata dal pensiero dominante postmoderno che non nasconde pi\u00f9 il culto del brutto, il distacco dal bene, la rinuncia alla verit\u00e0. Il bello \u00e8 anche buono, lo sapevano i greci, padri dall\u2019eredit\u00e0 dissipata. Quando la nebbia rende tutto confuso \u00e8 l\u2019ora di tornare all\u2019essenziale, all\u2019immutabile, alle uniche cose importanti: il bene, la verit\u00e0, la bellezza. Sono il nostro dovere e la nostra salvezza. Perch\u00e9 se non \u00e8 chiaro in che modo la bellezza salver\u00e0 il mondo ( Dostoevskij) \u00e8 chiarissimo che la bruttezza lo sta distruggendo. Non servono troppe domande: \u00e8 sufficiente ci\u00f2 che intu\u00ec il poeta e mistico tedesco Angelo Silesio: \u201cla rosa \u00e8 senza perch\u00e9. Fiorisce perch\u00e9 fiorisce, lei a se stessa non bada, non chiede che la si guardi.\u201c Ma se la osservi, scopri la bellezza e non puoi pi\u00f9 separartene.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ereticamente.net\/2023\/08\/bello-e-il-brutto-e-brutto-e-il-bello-le-streghe-di-macbeth-roberto-pecchioli.html\">https:\/\/www.ereticamente.net\/2023\/08\/bello-e-il-brutto-e-brutto-e-il-bello-le-streghe-di-macbeth-roberto-pecchioli.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ERETICAMENTE (Roberto Pecchioli) Pi\u00f9 volte, nelle nostre riflessioni, abbiamo parlato di capovolgimento, rovesciamento di valori e principi. Il nostro \u00e8 un tempo invertito. E\u2019 la vittoria delle streghe di Macbeth, la tragedia di Shakespeare sul potere, l\u2019ambizione, il buio. Le tre streghe ne sono il motore, con oscure profezie e la frase con cui aprono il dramma:\u00a0fair is foul, and foul is fair. 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