{"id":81176,"date":"2023-08-17T08:23:41","date_gmt":"2023-08-17T06:23:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81176"},"modified":"2023-08-16T18:26:19","modified_gmt":"2023-08-16T16:26:19","slug":"vittime-contro-vittime-25-anni-dopo-a-prijedor-aree-bosnia-erzegovinaita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81176","title":{"rendered":"Vittime contro vittime, 25 anni dopo a Prijedor aree  Bosnia Erzegovinaita"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OSSERVATORIO CAUCASO E BALCANI (Massimo Moratti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" title=\"Senza titolo \u00a9 I.Telebak\" src=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/var\/obc\/storage\/images\/aree\/bosnia-erzegovina\/vittime-contro-vittime-25-anni-dopo-a-prijedor-226626\/2177346-5-ita-IT\/Vittime-contro-vittime-25-anni-dopo-a-Prijedor.jpg\" alt=\"Senza titolo \u00a9 I.Telebak\" \/><\/p>\n<div class=\"caption\">\n<p>Senza titolo \u00a9 I.Telebak<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Vittime contro vittime, dolore contro dolore. Una prassi consolidata nelle guerre di dissoluzione della Jugoslavia, riproposta di recente con la commemorazione a Prijedor delle vittime serbe dell\u2019operazione Oluja. Commento<\/p>\n<div><\/div>\n<p>Era il gennaio del 1998. A quel tempo i villaggi bosgnacchi attorno a Prijedor, la cittadina della Republika Srpska dove lavoravo per l\u2019OSCE, erano dei luoghi fantasma. Cumuli e cumuli di macerie che spesso occupavano anche le poche strade ancora agibili, dove non era infrequente trovare dei resti umani appena si iniziava a rimuove le macerie.<\/p>\n<p>Eppure, in quei posti sostanzialmente abbandonati, la mia collega ed io avevamo notato che alcune case, parzialmente distrutte, erano state riparate alla bell\u2019e meglio. Porte e finestre erano state inserite al posto degli infissi originali che erano stati rubati. Lo spazio in eccesso tra finestra e muro era stato chiuso con pile di mattoni probabilmente recuperati dalle macerie.<\/p>\n<p>Nella zona di Prijedor il ritorno dei quasi 50.000 bosgnacchi cacciati durante il conflitto non era ancora iniziato. Era chiaro quindi che gli abitanti di queste case non erano i proprietari originali, ma persone che in qualche modo vi avevano trovato rifugio. Quello che ci colp\u00ec a suo tempo era che non si trattava di casi isolati, ma decine e decine di case, erano state riparate in questo modo approssimativo. Non sembravano degli sforzi isolati, ma piuttosto un improvvisato tentativo di ricostruire case distrutte. Il loro numero colp\u00ec la mia attenzione. Queste case si trovavano soprattutto nella zona di Kozarac e Trnopolje, lungo la strada che da Prijedor porta a Banja Luka.<\/p>\n<p>Chiesi informazioni in giro, cercando di capire chi avesse ricostruito le case e chi ci abitava.<\/p>\n<p>La risposta era concorde: \u201cAh, \u00e8 la gente di Marti\u0107!\u201d. Milan Marti\u0107 era uno degli ideatori dell\u2019insurrezione dei serbi in Croazia e la\u00a0<em>longa manus<\/em>\u00a0di Milo\u0161evi\u0107 in Krajina. Al momento dell\u2019operazione \u201cTempesta\u201d (\u201cOluja\u201d), l\u2019operazione militare con cui la Croazia smantell\u00f2 la repubblica secessionista serba e di fatto mise in fuga i serbi di Krajina, Marti\u0107 ne era il presidente. Successivamente indiziato per crimini di guerra,\u00a0<a title=\"Link a fu condannato\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Croazia\/Condanna-definitiva-per-Martic-43526\">fu condannato<\/a>\u00a0nel 2007 a 35 anni di carcere per aver organizzato la pulizia etnica dei croati e di altre popolazioni non serbe dalla Krajina. Al momento sta scontando la pena in Estonia.<\/p>\n<h3>I \u201ccurdi d\u2019Europa\u201d<\/h3>\n<p>Alla fine riuscimmo ad avvicinare gli abitanti di quelle case. Ci fecero entrare e potemmo vedere dall\u2019interno le misere condizioni delle abitazioni. La casa era riscaldata a malapena da una stufa recuperata chiss\u00e0 dove, le finestre e gli infissi riuscivano a stento a tener fuori il freddo. Chiacchierammo un po\u2019 con i nostri ospiti, capimmo che erano scappati dalla Krajina nel 1995 ed allora si erano sparpagliati in vari gruppi. Il gruppo che era arrivato a Prijedor era stato evidentemente sistemato nelle case parzialmente distrutte dei bosgnacchi di Kozarac e Trnopolje, per occuparle e far s\u00ec che questi non vi facessero ritorno, secondo la prassi tipica delle guerre di dissoluzione della Jugoslavia di usare le vittime di un gruppo etnico contro le vittime di un altro gruppo etnico.<\/p>\n<p>Chiedemmo loro chi era stato a fornire il materiale di costruzione, ci imbattemmo in un muro di omert\u00e0. \u201cQualcuno\u201d fu la risposta e i nostri interlocutori non vollero dare ulteriori spiegazioni. Erano per\u00f2 preoccupati per il loro futuro, capivano che i legittimi proprietari delle case vi avrebbero fatto ritorno prima o poi, ma non sapevano che cosa sarebbe accaduto a loro e dove sarebbero andati. Non sapevano di quale stato fossero cittadini, i serbi di Krajina si sentivano \u201ci curdi d\u2019Europa\u201d per riprendere un\u2019espressione usata a suo tempo. I loro capi, Marti\u0107\u00a0<em>in primis,<\/em>\u00a0si erano dati alla latitanza e non si sapeva dove fossero.<\/p>\n<p>Pochi mesi dopo, inizi\u00f2 la ricostruzione dei villaggi attorno a Prijedor in attesa del ritorno dei legittimi proprietari. A poco a poco, osservammo che i serbi della Krajina se ne stavano andando e in breve scomparvero senza lasciare traccia.<\/p>\n<p>Il gruppo di rifugiati serbi a Prijedor probabilmente non fu il pi\u00f9 sfortunato. Molti dei rifugiati serbi dalla Krajina, una volta arrivati a Belgrado furono immediatamente mobilitati dal governo serbo e\u00a0<a title=\"Link a sottoposti ad addestramento forzato\" href=\"https:\/\/ratusrbiji.rs\/prisilne-mobilizacije-u-srbiji\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sottoposti ad addestramento forzato\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>nel campo gestito dal famigerato leader paramilitare Arkan nell\u2019attuale Erdut per poi esser rispediti al fronte a combattere in Slavonia orientale. Arkan e le sue truppe paramilitari accusavano i serbi di Krajina di esser ubriaconi e traditori per esser fuggiti dalle proprie terre. Altri serbi di Krajina invece\u00a0<a title=\"Link a furono spediti in Kosovo\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Croazia\/Oluja-la-storia-di-Nikola-226581?fbclid=IwAR2MzPv4Lk7nlvskydVZ8v85hk2VF7yFAVJWX7a7gkCkfmTGjXKfjRNoQ6U\">furono spediti in Kosovo<\/a>, a ripopolare la regione meridionale della Serbia dove da alcuni anni Milo\u0161evi\u0107 stava esercitando il pugno di ferro nei confronti della popolazione albanese kosovara. I rifugiati dalla Krajina rappresentavano una presenza imbarazzante per il governo di Slobodan Milo\u0161evi\u0107.<\/p>\n<h3>Lo scenario si ripete<\/h3>\n<p>Un quarto di secolo dopo, pochi giorni fa, lo stesso scenario si \u00e8 ripetuto a Prijedor. Da alcuni anni in Serbia, la ricorrenza di Oluja, assieme a quella dei bombardamenti NATO sul Kosovo, \u00e8 divenuta uno dei momenti salienti del nazionalismo serbo, quando si svolgono importanti manifestazioni per commemorare le vittime serbe in un modo del tutto avulso dal contesto che ha causato queste vittime. Quest\u2019anno, a sorpresa di molti, la scelta su dove tenere la commemorazione \u00e8 caduta su Prijedor. Ancora una volta a tutti \u00e8 parsa chiara l\u2019intenzione di schierare le vittime degli uni contro le vittime degli altri. Dolore contro dolore.<\/p>\n<p>La decisione \u00e8 stata presa dal presidente serbo Aleksandar Vuci\u0107, dal presidente della Republika Srpska Milorad Dodik e dal Patriarca della Chiesa serba ortodossa Porfirije. Una delle ragioni, o dei pretesti, \u00e8 stata probabilmente la vicinanza di Prijedor al luogo in cui\u00a0<a title=\"Link a la colonna di rifugiati serbi\" href=\"https:\/\/www.slobodnaevropa.org\/a\/dodik-vucic-oluja-petrovacka-cesta-stradali-srbi\/32534662.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">la colonna di rifugiati serbi\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>in fuga dalla Krajina \u00e8 stata bombardata dall\u2019aviazione croata, caso per il quale c\u2019\u00e8 un\u00a0<a title=\"Link a procedimento per crimini di guerra\" href=\"https:\/\/www.politika.rs\/sr\/clanak\/509191\/Potvrdena-optuznica-protiv-hrvatskih-pilota-koji-su-bombardovali-izbeglice\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">procedimento per crimini di guerra\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>in corso a Belgrado.<\/p>\n<p>La scelta di Prijedor ha suscitato\u00a0<a title=\"Link a sarcasmo\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Oluja-Prijedor-e-l-Apparato-tripartito-226545\">sarcasmo<\/a>\u00a0e\u00a0<a title=\"Link a critiche\" href=\"https:\/\/www.dw.com\/bs\/oluja-u-prijedoru\/a-66447431\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">critiche\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>: Edin Ramuli\u0107, dell\u2019iniziativa \u201cJer me se ti\u0107e\u201d, che a Prijedor organizza ogni anno la commemorazione delle vittime bosgnacche, ha detto che non vi sarebbero stati problemi se la manifestazione fosse stata organizzata dai rappresentati delle vittime serbe di Krajina, ma il fatto che ad organizzarla fossero le autorit\u00e0 della Serbia e della Republika Srpska, assieme alla Chiesa ortodossa, rappresentava certamente una provocazione dato che si commemorava la cacciata dei serbi dalla Krajina nella citt\u00e0 da cui furono cacciati bosgnacchi e croati.<\/p>\n<h3>La propaganda fa autogol<\/h3>\n<p>Il caso ha voluto che le parole di Ramuli\u0107 trovassero conferma in un imbarazzante incidente mediatico avvenuto durante la commemorazione. La foto simbolo dell\u2019evento, che campeggiava dietro il podio da cui parlavano gli oratori, ritraeva una madre con in braccio una neonata di pochi mesi mentre fuggiva da quella che doveva esser la Krajina attaccata dall\u2019esercito croato.<\/p>\n<p>Poche ore dopo per\u00f2 si \u00e8 scoperta la verit\u00e0. La foto non ritraeva degli sfollati serbi, ma bens\u00ec degli\u00a0<a title=\"Link a sfollati bosgnacchi\" href=\"https:\/\/n1info.ba\/vijesti\/dodik-protjerane-bosnjake-svrstao-u-zrtve-oluje-pronasli-smo-ih-i-razgovarali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sfollati bosgnacchi\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>in fuga dall\u2019esercito serbo nell\u2019enclave di \u017depa, vicino a Srebrenica. Anzich\u00e9 essere una testimonianza dei crimini contro le vittime serbe, la foto era una testimonianza dei crimini commessi dall\u2019esercito della Republika Srpska contro i bosgnacchi. Un clamoroso autogol mediatico dell\u2019apparato del governo della Republika Srpska che si era affidato ad un\u2019agenzia di Belgrado per l\u2019organizzazione dell\u2019evento. A poco sono servite\u00a0<a title=\"Link a le scuse dell\u2019agenzia di Belgrado\" href=\"https:\/\/n1info.ba\/vijesti\/beogradska-agencija-preuzela-odgovornost-objavu-fotografije-bosnjakinje\/?fbclid=IwAR0FXRxaGl1r-why6HttLmWlvJgbBR4TM7NIYfs1K3yBMOWttPg37QCBM64\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le scuse dell\u2019agenzia di Belgrado\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>quando l\u2019episodio \u00e8 diventato virale sui social media.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Vittime-contro-vittime-25-anni-dopo-a-Prijedor-226626\">https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Vittime-contro-vittime-25-anni-dopo-a-Prijedor-226626<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO CAUCASO E BALCANI (Massimo Moratti) Senza titolo \u00a9 I.Telebak Vittime contro vittime, dolore contro dolore. 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