{"id":81239,"date":"2023-09-01T08:38:52","date_gmt":"2023-09-01T06:38:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81239"},"modified":"2023-08-31T23:43:44","modified_gmt":"2023-08-31T21:43:44","slug":"lallargamento-dei-brics-lalba-di-un-mondo-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81239","title":{"rendered":"L\u2019allargamento dei Brics, l\u2019alba di un mondo nuovo?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di NELLA FERTILITA&#8217; CRESCE IL TEMPO (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Quello che si \u00e8 manifestato a Joannesburg appare essere un punto di svolta simile a quello degli anni Settanta<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Con l&#8217;ingresso nei Brics da gennaio 2014 si completa il passaggio dell&#8217;Arabia Saudita in nuove alleanze, preludio per l&#8217;annunciata chiusura delle basi americane (a giugno annunciata da Bin Salman<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>) e del consolidamento delle transazioni in altra valuta del petrolio. Insieme al gigante arabo entrano anche altri attori di primo piano come l&#8217;Egitto, gli Emirati Arabi e l&#8217;Iran, in Sud America l&#8217;Argentina. Infine, l\u2019importante, sotto il piano simbolico, Etiopia<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Impossibile sottovalutare l&#8217;evento, se pure atteso (e che spiega lo sforzo per escludervi Putin incriminandolo<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>): tra le cose pi\u00f9 importanti c\u2019\u00e8 che l&#8217;Occidente collettivo (ed in particolare l&#8217;Europa) perde ogni residua influenza sull&#8217;Opec+<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0e quindi sulla geopolitica dell&#8217;energia, aspettiamoci benzina a parecchi euro ed energia a valori stabilmente alti (con buona pace di coloro che si attardano contro il cambiamento climatico &#8216;inventato&#8217;, senza capire che\u00a0<em>\u00e8 questione letteralmente di sopravvivenza<\/em>\u00a0e non solo del pianeta<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>); in Africa a questo punto abbiamo, da Nord a Sud, tutte le principali potenze schierate contro l&#8217;Occidente imperiale<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, o almeno capaci di rivendicare maggiore indipendenza da questo, nessuno pu\u00f2 immaginare anche militarmente di andare in\u00a0\u00a0Africa contro Egitto, Algeria e Sud Africa insieme, o in Medio Oriente contro Arabia Saudita, Iran, Emirati, e i relativi alleati (senza considerare che ha fatto domanda anche la Turchia); si saldano due colossi d&#8217;ordine come Arabia Saudita e Iran (capolavoro della diplomazia cinese) e con Egitto e Emirati diventano il polo inaggirabile della regione; nel cortile di casa degli Usa si saldano Brasile e Argentina, in pratica il centro del subcontinente ha cambiato collocazione. Il Messico, con Bolivia, Honduras, Venezuela hanno fatto domanda. In estremo oriente ai due colossi della Cina e dell\u2019India, membri storici, hanno fatto domanda il Bangladesh, l\u2019Indonesia, il Kazakistan, la Tailandia, il Vietnam. Seguiranno altri come il Pakistan.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEifC3LbPGn4yYnv9nhmXVp2c-0ChV7C7eUh18LEQBA33zK7mJNArL_TR_tcDXarYXhiLZzzubro79hDEu3FMHa-XBAp7YsSs7gp5YO9KX5lxUfKAnIaWHfqpVpQ9OI6MvY5xWn1bIG4FY6-IPbn1NpON2f20L_OxrjtZhBwiHRYw7PlkOcCZ3pcyDovEo8\/w400-h188\/brics.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Figura\u00a01\u00a0&#8211; Membri attuali e da gennaio 2024<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Il primo impatto si avr\u00e0 sulla dinamica delle materie prime (non a caso nel vertice \u00e8 stato dichiarato che i paesi africani vogliono usarle per svilupparsi) e quindi sulle ragioni di scambio (il prezzo relativo tra materie prime e prodotti intermedi o finali in uno scambio) che fino ad ora hanno arricchito l&#8217;Occidente. In termini medi avremo conseguenze sulla centralit\u00e0 del dollaro (che perde definitivamente l&#8217;ancoraggio saudita).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Se consideriamo che la sfida cinese (ma a questo punto in prospettiva anche indiana) e russa non si spendono solo in termini di controllo delle materie prime, ma anche di tecnologie, siamo ad una svolta epocale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Ma conviene andare pi\u00f9 ordinatamente, ed evitare di sovrainterpretare gli eventi. I Brics, (originariamente Bric, quando Jim O\u2019Neil propose nel 2001 di nominare in tale modo i quattro paesi emergenti Brasile, Russia, India, Cina) solo nel 2006, quindici anni fa, a margine di un\u2019assemblea dell\u2019ONU decisero di organizzarsi in un\u00a0<em>coordinamento diplomatico informale<\/em>\u00a0e nel 2009 lo trasformarono in una sorta di\u00a0<em>club permanente<\/em>\u00a0(come il G7) nel Summit di Ekaterinburg. Sin dalla dichiarazione del 2009 lo scopo dell\u2019associazione \u00e8 di instaurare un pi\u00f9 equo ordine mondiale multipolare, nel quale, cio\u00e8,\u00a0<em>sia assente un egemone centrale<\/em>. Nel 2010 venne ammesso il Sudafrica e progressivamente aumentarono le ambizioni. Mentre in una prima fase si trattava sostanzialmente di coordinare la propria azione nelle organizzazioni multipolari a guida occidentale (Onu, FMI, BM, Wto) progressivamente emerse lo scopo di modificarne gli assetti e\/o organizzare autonomi organismi di sostegno allo sviluppo. Passa necessariamente per questa nuova agenda la riduzione del ruolo dominante del dollaro (e quello subordinato dell\u2019euro), la capacit\u00e0 di resistere ai ditkat del Fmi e BM e di resistere al rischio di subitanee fughe di capitali e crisi di liquidit\u00e0, e alle sanzioni unilaterali. Insomma, resistere alle\u00a0<em>armi di distruzione finanziaria<\/em>\u00a0che l\u2019Occidente spesso usa per disciplinare e minacciare il mondo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Nel 2014, a questo scopo, i Brics decisero a Fortaleza di creare\u00a0<em>una propria Banca di Sviluppo<\/em>\u00a0che avesse il compito di finanziare le iniziative infrastrutturali comuni. Una Banca, si deve notare, aperta a chiunque e dotata di 50 miliardi per investimenti e 100 di riserva. La Banca \u00e8 inoltre dotata di uno specifico accordo Swap e della piattaforma \u201cBrics Pay\u201d, per usare la moneta dei cinque paesi membri, anzich\u00e9 il dollaro americano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Fanno parte dei Brics paesi piuttosto eterogenei, classificabili come del \u2018secondo\u2019 o \u2018terzo\u2019 mondo secondo la vecchia dizione, con una popolazione molto estesa (il primo e secondo, il settimo, nono, e ventiquattresimo, complessivamente circa tre miliardi e trecento milioni di abitanti su otto), una superficie territoriale che vede il primo, terzo, quadro e sesto paese pi\u00f9 grande al mondo, un Pil nominale che vede il secondo, quinto decimo ed undicesimo paese (per complessivi circa 24.000 miliardi su 90.000) e un Pil PPA molto pi\u00f9 grande con il primo, terzo, sesto, ottavo paese al mondo (per complessivi 49.000 miliardi su 141.000), enorme dotazione di materie prime. Ma anche paesi classificabili come \u2018democrazie\u2019 di stampo occidentale (l\u2019India, il Sudafrica, il Brasile) e \u2018democrazie autoritarie\u2019 (la Russia) o \u2018democrazie popolari\u2019 a partito unico (la Cina). Paesi, infine, con diversi livelli di accordo con l\u2019Occidente e gli Usa (come l\u2019India, capace di stare in relazione contemporaneamente con la Cina, gli Usa e la Russia) o il Sudafrica e lo stesso Brasile, insieme a paesi in rotta di collisione frontale, come la Russia, o latente, come la Cina.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Cosa, dunque, li tiene insieme?\u00a0<em>In sostanza la storia del colonialismo e l\u2019esperienza del Novecento<\/em>. Il percorso di avvicinamento tra i paesi \u00e8 stato infatti prudente e progressivo fino alla vera e propria esplosione di richiesta di adesione di questi ultimi mesi, con sei nuovi paesi accolti come \u2018soci fondatori\u2019 a pieno titolo dal gennaio 2024 (Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti) ed tanti altri in coda (Afganistan, Algeria, Bahrain, Bangladesh, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Indonesia, Kazakistan, Kuwait, Palestina, Messico, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sudan, Siria, Thailandia, Tunisia, Turchia, Uruguay, Venezuela, Vietnam, Angola, Congo, Guinea e Zimbabwe). Si parla di paesi che sono dei giganti economici e geopolitici, con dotazioni energetiche e di materie prime di primissimo livello e una popolazione cumulata di oltre un miliardo e seicento milioni di abitanti (cosa che fa superare la met\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0). Si tratta di un\u2019impressionante accelerazione che \u00e8 figlia dell\u2019indebolimento relativo dell\u2019Occidente sul piano materiale e, tanto pi\u00f9, su quello dell\u2019autorit\u00e0 morale e della capacit\u00e0 di minaccia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Quello dei Brics, tuttavia, in particolare se viene ulteriormente allargato (anche se magari non proprio a tutti), non \u00e8 un controblocco egemonico che possa avere l\u2019ambizione di governare il mondo come un nuovo G50 a trazione cinese. Se lo fosse il \u2018Club\u2019 dovrebbe essere pi\u00f9 piccolo e non contenere troppi potenziali rivali di potenza simile. Qui starebbero insieme letteralmente i nemici storici: l\u2019India ed il Pakistan, l\u2019Iran e l\u2019Arabia Saudita, Siria e Turchia, o comunque a volte rivali, come Argentina e Brasile, o Messico. L\u2019effetto sarebbe una paralisi geopolitica simile a quella che, sia pure in condizioni diverse, affligge l\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Ma se non \u00e8, e neppure pu\u00f2 essere, il nucleo di un blocco egemonico nel senso della logica Occidentale, ovvero di quello che Arrighi chiamava\u00a0<em>sistema di egemonia<\/em>, cosa ci mostra (in controluce, se vogliamo) questa improvvisa rottura degli argini ed allargamento? Due cose a mio parere:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0che si tratta essenzialmente di un esercizio di autodifesa, resasi necessaria dalla postura aggressiva dell\u2019egemone anglosassone;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0e che recepisce le tre lezioni che negli ultimi anni esso ha impartito.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">In altre parole, l\u2019allargamento dei Brics segna, da una parte, la diluizione della potenza relativa cinese nella compagine, dato che crea le premesse di un nuovo e potente polo Medio Orientale, e rafforza quello africano<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Infine, fa da contrappeso alla centralit\u00e0 russo-cinese anche l\u2019ingresso di un paese di lingua spagnola in Sudamerica della grande rilevanza come l\u2019Argentina, preludio forse ad altri allargamenti decisivi nel \u201ccortile di casa\u201d degli Usa<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Dall\u2019altra, al contempo, il sistema Brics crea un\u2019area di potenziale scambio commerciale e condivisione finanziaria sempre pi\u00f9 ampia ed in grado, con il successivo allargamento a questo punto probabile, di raggiungere o superare la rilevanza dei mercati Occidentali. E, infine, crea un drammatico rafforzamento della capacit\u00e0 di governare i flussi di materie prime energetiche grazie all\u2019ingresso simultaneo del paese con 300 miliardi di barili di riserve (mentre il primo, il Venezuela che \u00e8 un paese \u2018amico\u2019 ne ha 304) e del terzo, l\u2019Iran (156), senza dimenticare gli Emirati Arabi Uniti ed il Kuwait (145) che ha fatto domanda. In sostanza, tra i paesi con maggiori riserve, restano fuori solo il Canada (170), l\u2019Iraq (145), gli USA (69) la Libia (48), il secondo e terzo perch\u00e9 sostanzialmente sotto occupazione. Anche guardando la produzione attuale, ovvero l\u2019impatto immediato, su 80 milioni di barili al giorno, i paesi dei Brics ne controllano ora direttamente 38 milioni, ma con i paesi che hanno fatto domanda salirebbero a 50 circa. Considerando invece i consumi gli Stati Uniti sono in deficit di 8 milioni tra produzione e consumo (11\/19 milioni) l\u2019Europa, il Giappone sono in deficit e i paesi del Bric hanno un consumo di ca 30 milioni. In sostanza ora sono in grado di controllare il mercato e di fare il prezzo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Dunque\u00a0<em>non \u00e8 un blocco egemonico coeso ed alternativo all\u2019Occidente a guida Usa<\/em>. Non \u00e8 il \u2018club\u2019 della Cina.\u00a0<em>Si tratta di un sistema di autodifesa<\/em>\u00a0tendenzialmente orizzontale, fondato sul principio che non si vuole pi\u00f9 essere dominati da una potenza egoista (e fintamente universalista). Questo lo rende in questa congiuntura del tutto determinante.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">\u00c8, del resto, una delle pi\u00f9 potenti molle interne dello stesso sviluppo cinese e del \u2018mandato del cielo\u2019 del Partito Comunista, ma anche della rinascita russa: la memoria delle umiliazioni (pi\u00f9 remote nel primo caso, pi\u00f9 recenti nel secondo), che l\u2019Occidente ha fatto subire ai paesi che si sono mostrati deboli. Il ricordo di colonialismo e imperialismo e delle sue meccaniche di estrazione del valore tipiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Ricordo che si unisce alle \u201c<em>tre lezioni<\/em>\u201d che la crisi ucraina sta impartendo proprio ora al mondo:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la prima, che gli Usa possono \u2018rubare\u2019 le riserve ed espropriare in modo del tutto illegale i privati cittadini dei paesi che gli si oppongono;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la seconda, che, al contempo, le temutissime sanzioni non possono piegare un paese dotato di materie prime, clienti e capacit\u00e0 industriale adeguata;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0infine, la terza, che la grande potenza tecnologica militare dell\u2019Occidente non riesce a fare la differenza mentre la sua industria bellica non \u00e8 pi\u00f9 all\u2019altezza di una guerra ad alto attrito.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\"><em>Insomma, il re \u00e8 nudo (ma, contemporaneamente, \u00e8 pi\u00f9 cattivo che mai).<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Non \u00e8 un nuovo polo geopolitico compatto, ma bastano queste tre lezioni, unite alla memoria, per lanciare la sfida: non si vuole pi\u00f9 essere dominati e si preferisce tentare una strada di autogestione e governo condiviso, per porre fine finalmente alla \u2018grande divergenza\u2019 che sussiste da cinquecento anni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">La sfida consiste quindi nel dare vita ad una sorta di nuovo G11 (e poi G30-50), nel quale compensare i propri commerci e creare le proprie riserve strategiche e investimenti per lo sviluppo, un organismo di coordinamento e cooperazione che faccia leva sul controllo dei mercati dell\u2019energia, della finanza (almeno per s\u00e9, anche tramite nuove piattaforme di pagamento<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>), protegga e sviluppi le proprie tecnologie, migliori le ragioni di scambio delle merci in modo da far cessare il neoimperialismo Occidentale sul \u2018Sud Globale\u2019.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Lo slogan cinese di una \u201ccomunit\u00e0 con un futuro condiviso per l\u2019umanit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, ispira un approccio cooperativo e pragmatico, particolarmente concentrato sulle esigenze di base di paesi a reddito pro capite ancora basso o medio, alle infrastrutture essenziali, a schemi di reciproco vantaggio.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">La\u00a0<em>Dichiarazione di Johannesburg<\/em><a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><em>,<\/em>\u00a0con la quale chiudiamo, si avvia con la dichiarazione di tre principi ed obiettivi: il partenariato per una crescita reciprocamente accelerata; lo sviluppo sostenibile; il multilateralismo inclusivo. Uno spirito di rispetto, eguaglianza sovrana, democrazia apertura ed inclusivit\u00e0 nel quadro di un ordine internazionale pi\u00f9 rappresentativo e giusto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Nel quadro di una riaffermazione della centralit\u00e0 dell\u2019Onu (sostanzialmente messa da parte dalle potenze egemoni, tra cui gli Usa ma anche la Russia), la Dichiarazione esprime \u201cpreoccupazione per l\u2019uso di misure coercitive unilaterali, che sono incompatibili con i principi della Carta delle Nazioni Unite e producono effetti negativi soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Ribadiamo il nostro impegno a potenziare e migliorare la governance globale promuovendo un sistema internazionale e multilaterale pi\u00f9 agile, efficace, efficiente, rappresentativo, democratico e responsabile\u201d.\u00a0Ovviamente tale richiesta passa per la maggiore rappresentanza dei mercati emergenti e dei paesi in via di sviluppo. Inoltre, la difesa dei diritti umani, ma includendovi anche il Diritto allo Sviluppo (introdotto nella Dichiarazione del 1948 dall\u2019allora Urss<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>) e, soprattutto, \u201cin un contesto non selettivo e non politicizzato\u201d, oltre che \u201cin modo costruttivo e senza doppi standard\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Quindi, e questo \u00e8 certamente uno dei centri della rivendicazione: \u201c<em>Sosteniamo una riforma globale delle Nazioni Unite, compreso il Consiglio di Sicurezza, con l\u2019obiettivo di renderlo pi\u00f9 democratico, rappresentativo, efficace ed efficiente, e di aumentare la rappresentanza dei paesi in via di sviluppo<\/em>\u00a0tra i membri del Consiglio in modo che possa rispondere adeguatamente alle sfide globali prevalenti e sostenere le le legittime aspirazioni dei paesi emergenti e in via di sviluppo dell\u2019Africa, dell\u2019Asia e dell\u2019America Latina, tra cui Brasile, India e Sud Africa, a svolgere un ruolo maggiore negli affari internazionali, in particolare nelle Nazioni Unite, compreso il Consiglio di Sicurezza\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Quindi il sostegno ad un sistema commerciale multilaterale, aperto, trasparente, giusto, prevedibile ed inclusivo, non discriminatorio, fondato sulla OMC e il diritto ad un Trattamento speciale e differenziale (S&amp;DT) per i paesi in sviluppo, e la riforma del sistema commerciale con eliminazione delle sanzioni unilaterali ed illegali (come quelle praticate largamente dagli Usa contro i loro nemici pro tempore).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Viene richiesta al punto 10 una riforma generale delle istituzioni di Bretton Woods (FMI e BM), per garantire un ruolo maggiore ai mercati emergenti e la ridefinizione delle quote di partecipazione al FMI (che ora vedono gli Usa altamente sovrarappresentati).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Oltre a fare cenno alle situazioni in Niger, Libia, Sudan e Yemen, la Dichiarazione si spende per la questione palestinese, auspicando una \u201csoluzione a due Stati, che porti alla creazione di uno Stato di Palestina sovrano, indipendente e vitale\u201d.\u00a0Per quanto attiene la guerra in Ucraina<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0la Dichiarazione, firmata anche dalla Russia, \u00e8 necessariamente prudente: \u201c<em>Ricordiamo le nostre posizioni nazionali riguardo al conflitto in Ucraina e nei dintorni, espresse nelle sedi appropriate, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite<\/em>. Notiamo con apprezzamento le pertinenti proposte di mediazione e di buoni uffici volti alla risoluzione pacifica del conflitto attraverso il dialogo e la diplomazia, compresa la Missione di pace dei leader africani e il percorso proposto per la pace\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">La sfida \u00e8 quindi lanciata, per un mondo pi\u00f9 grande e pi\u00f9 giusto, nel quale finalmente\u00a0<em>abbia termine<\/em>\u00a0l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019accumulazione originaria a scala mondiale tramite i genocidi e le stragi del Cinquecento, il commercio di rapina del Seicento e Settecento, con l\u2019estensione progressiva dell\u2019economia schiavista, il colonialismo ottocentesco e l\u2019imperialismo primo novecentesco, seguito dal neocolonialismo e perdurante imperialismo trasformatosi nella decolonizzazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">\u00c8 questa la memoria che tiene insieme i Brics e questa \u00e8 la missione che si danno. Nulla di pi\u00f9, nulla di meno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Ovvero l\u2019interruzione unilaterale della convertibilit\u00e0 del dollaro in oro definita a Bretton Woods e quindi, dal 1971, la possibilit\u00e0 di espandere i crediti ed emettere potere di acquisto in modo in via di principio illimitata. Una pratica che \u00e8 stata da allora praticata dalle Banche Centrali del network Occidentale, sotto la ferrea guida della FED. Chiaramente perch\u00e9 da un sistema d\u2019ordine che non reggeva pi\u00f9 si potesse passare ad un altro equilibrio in quella transizione sono stati necessari da dieci a quindici anni. Anche questa \u00e8 in corso dal 2008 (che ne rappresenta la \u2018crisi spia\u2019), ha rotto gli argini nel 2020, di cui il 2022 \u00e8 una conseguenza, ma proseguir\u00e0, accelerando, ben oltre questo decennio durante il quale si comincer\u00e0 presumibilmente a vedere la forma dello schema alternativo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Bin Salman \u00e8 l\u2019erede al trono Saudita e Ministro degli Esteri che sta portando l\u2019Emirato in direzione della rottura delle sue tradizionali alleanze e in direzione di una molto pi\u00f9 ampia libert\u00e0 strategica. Ne sono caposaldi l\u2019avvicinamento alla Cina, il rifiuto di condannare la Russia, l\u2019apertura di relazioni con l\u2019Iran, la rottura dello schema dei \u2018petrodollari\u2019, negoziato segretamente con gli Usa negli anni Settanta.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; L\u2019Etiopia\u00a0ha 116 milioni di persone, ma soprattutto: ha un ruolo chiave nell\u2019Unione Africana che ha sede ad Adis Abeba; non \u00e8 mai stata una colonia europea avendo battuto sia gli italiani che gli inglesi nel 1897 -Accordo di Rodda-; \u00e8 tra i siti di pi\u00f9 antica ominazione -circa tre milioni di anni- e sede di una civilt\u00e0 autonoma statuale che in alcune fasi si \u00e8 estesa anche alla penisola arabica, scontrandosi con l\u2019impero sasanide persiano e confinando con quello romano.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Incriminazione della Corte di Giustizia Internazionale dell\u2019Aia per l\u2019accusa di aver deportato bambini dall\u2019Ucraina, Corte non riconosciuta dagli Usa, Russia e Cina, ma dal Sudafrica.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; L\u2019Opec+ \u00e8 l\u2019estensione dell\u2019organizzazione (Opec) creata negli anni Sessanta tra i principali paesi esportatori di petrolio del mondo al cui centro \u00e8 l\u2019Arabia Saudita (a sua volta membro della Oapec). I paesi membri controllano il 79% dele riserve di petrolio e il 35% di quelle di gas. I membri dell\u2019Opec sono 14 (di cui 6 sono membri o aspiranti tali dei Bric), i membri dell\u2019Opec+ sono 23 e aggiungono la Russia, il Messico, il Kazakistan, l\u2019Azerbaijan, il Bahrain, il Brunei, la Malesia, l\u2019Oman, il Sudan, e Sudan del Sud. Di questi non fanno parte del Bric, o non hanno ancora fatto domanda di adesione in qualche forma solo il Brunei, Malesia, Oman (nessuno di questi tra i principali produttori mondiali).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; La vera molla che spinge a rompere gli indugi e forzare le resistenze interessate (dei grandi produttori di fossili o della industria tradizionale) alla transizione energetica non \u00e8 il cambiamento climatico, pur esistente, quanto l\u2019assoluta necessit\u00e0 di rendersi meno dipendente dagli approvvigionamenti di energia dell\u2019Opec+ e dello stesso \u2018amico\u2019 americano. E\u2019, per l\u2019Europa, letteralmente\u00a0<em>una questione di sopravvivenza<\/em>. Chi teme di essere costretto a cambiare l\u2019auto o la caldaia si chieda piuttosto che farsene con il gasolio a 5,00 \u20ac e il gas a 150,00 \u20ac\/mc. O si chieda quale industria europea rester\u00e0 in tali condizioni.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Ovvero non tanto contro l\u2019Occidente in quanto tale, quanto indisponibili a farsi governare da questo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Non solo per l\u2019entrata a Nord di una potenza d\u2019ordine di grandissimo prestigio come l\u2019Egitto, quanto anche per la simbolica presenza dell\u2019Etiopia.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; In particolare se, ai due grandi paesi del Sud, Brasile ed Argentina, si aggiunge una grande potenza d\u2019area ma intrecciata in modo complesso, se pure storicamente conflittuale, con gli Usa come il Messico.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Come, ad esempio, Brics\u00a0Pay\u00a0(<a href=\"https:\/\/www.brics-pay.com\/\">https:\/\/www.brics-pay.com\/<\/a>)<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/04\/dal-grande-gioco-triangolare-alla.html\">Dal Grande Gioco triangolare alla polarizzazione. Circa la posizione diplomatica e strategica cinese<\/a>\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"https:\/\/press.russianews.it\/press\/xv-vertice-dei-brics-tutti-i-punti-della-dichiarazione-finale\/\">https:\/\/press.russianews.it\/press\/xv-vertice-dei-brics-tutti-i-punti-della-dichiarazione-finale\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; La\u00a0<em>Dichiarazione dei Diritti Umani<\/em>\u00a0del 1948 \u00e8, ovviamente, una pietra miliare del processo di formalizzazione del concetto. I suoi antecedenti sono la\u00a0<em>Dichiarazione di indipendenza americana<\/em>\u00a0del 1776, dall\u2019altra alla\u00a0<em>Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo del cittadino\u00a0francese<\/em>\u00a0del 1789. C\u2019\u00e8, per\u00f2, una importante differenza tra i due antecedenti. La Dichiarazione americana non \u00e8 una carta dei diritti e il testo \u00e8 dedicato prevalentemente a motivare le ragioni dell&#8217;indipendenza dalla corona britannica, e gli argomenti sui diritti dell&#8217;uomo sono inseriti solo come cappello retorico introduttivo e chiave di una legittimazione che si pretende estranea alla fedelt\u00e0 al re. Si pu\u00f2 dire che il famoso preambolo per il quale\u00a0tutti gli uomini sono creati uguali, cio\u00e8\u00a0dotati di inalienabili diritti, tra cui la vita, la libert\u00e0 e il perseguimento della felicit\u00e0, serve, in tutte le Dichiarazioni di questo periodo ad affermare che\u00a0i governi sono istituiti per garantire questi diritti, e quindi sia diretta ad affermare che il fondamento della vita sociale non deriva dal re, non deriva dalla tradizione, ma deriva da Dio per come viene interpretato nel testo. Compiendo questo rovesciamento del canone fondativo si esprime con la massima chiarezza, e si pone al centro della scena, una mossa emancipativa di primario valore. Ma i contenuti e fondamenti dei diritti inalienabili, su cui si basa quella mossa, sono ridotti al contempo ai minimi termini; non \u00e8 il caso di ricordare che in tutti gli uomini non erano incluse n\u00e9 le donne n\u00e9, tantomeno, gli schiavi. Del resto, quando dieci anni dopo viene approvata la\u00a0Costituzione americana\u00a0non ci sono in essa Dichiarazioni dei diritti. Queste vengono aggiunte ancora dopo nel 1789 e nel \u201891, anche sulla scorta della Rivoluzione francese, in forma di emendamenti alla Costituzione, e in esse si parla di diritti civili interni alla nazione americana. Invece la\u00a0Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino\u00a0del 1789 francese ha una caratterizzazione dei diritti dell&#8217;uomo molto particolare. Ci si appella qui a\u00a0diritti naturali inalienabili e sacri dell&#8217;uomo, cio\u00e8 ad una dimensione universalistica astorica; per\u00f2, gi\u00e0 dal terzo articolo, la Dichiarazione prende una piega storicamente determinata, eminentemente politica, e la libert\u00e0 individuale viene limitata dalle leggi \u201cespressione della volont\u00e0 generale\u201d, quindi giustificate dal bene della societ\u00e0 verso le quali la resistenza del cittadino \u00e8 giudicata inammissibile. Dunque, il protagonista della Dichiarazione del 1789 \u00e8 la\u00a0legge civile, definita dalla Nazione, all&#8217;interno della quale il cittadino trova il suo spazio di libert\u00e0. L&#8217;intera Dichiarazione si rivolge al cittadino.<\/p>\n<p>Centocinquanta anni dopo, la Dichiarazione del 1948 \u00e8 diversa. Per la prima volta l&#8217;idea di un \u201cDiritto naturale\u201d che appartiene individualmente\u00a0a ciascun membro della specie umana\u00a0\u00e8 effettivamente articolato. Ci si trova di fronte a un tentativo di creare un corpus di diritti nel senso comune del diritto legale che per\u00f2, diversamente dai codici delle leggi finora conosciute,\u00a0non dipende da alcun organismo politico. \u00c8 chiaro che una delle spinte decisive per scrivere questo documento consisteva nel desiderio di trovare un modo per condannare i criminali nazisti che non facesse riferimento alla legge tedesca. Peraltro, atrocit\u00e0 come l&#8217;olocausto non sarebbero risultate legali neppure secondo la legislazione razzista del Terzo Reich, ma di fronte a ci\u00f2 che si presentava come\u00a0male assoluto\u00a0e avendo vinto la guerra emergeva con potenza, da entrambe le parti vincitrici, la necessit\u00e0 di trovare\u00a0un punto di vista superiore astorico\u00a0che non concedesse alcun terreno di legittimit\u00e0 la legislazione nazista. In questa ottica, storicamente data, l&#8217;idea di\u00a0diritto umano\u00a0con i suoi antecedenti storici si sposava perfettamente a questa funzione. Naturalmente a questa esigenza storica si univa la tendenza e la cultura individualista e antitradizionalista americana. Ma nelle fasi preparatorie emersero subito notevoli difficolt\u00e0. Nell&#8217;inquadrare dal punto di vista etico e filosofico il testo, ad esempio, l&#8217;Associazione Antropologica Americana\u00a0mosse critiche molto severe\u00a0alla possibilit\u00e0 stessa\u00a0di concepire qualcosa come una \u2018dottrina universale dei diritti umani\u2019. Gli antropologi osservarono come fosse\u00a0impensabile\u00a0considerare come base di partenza dell&#8217;analisi un individuo desocializzato. Ciascun individuo si determina sempre ed inevitabilmente come parte di un gruppo sociale, con una forma di vita sanzionata nei modelli il comportamento. In questa prospettiva una Dichiarazione che pretendesse di applicarsi a tutti i singoli esseri umani, prescindendo dalle appartenenze culturali (e quindi in effetti prescindendo dalle particolarit\u00e0 dello sviluppo della cultura nazista in Germania) rischiava di essere implicitamente imperialista. Come sostenne l&#8217;Associazione \u201ce rischia di diventare un\u2019affermazione di diritti concepiti solo nei termini dei valori prevalenti nei paesi dell\u2019Europa occidentale e dell\u2019America\u201d. In sostanza si rischiava di ripetere la mossa del \u201cfardello dell&#8217;uomo bianco\u201d che aveva alimentato il colonialismo. Queste ragionevoli considerazioni vennero semplicemente ignorate.<\/p>\n<p>In effetti il progetto non era affatto descrittivo, nessuno pensava che i \u201cdiritti umani\u201d fossero una sostanza data, ma espressamente normativo, tutti la ritenevano un\u2019opportuna norma da porre. Secondo le parole di Ren\u00e9 Casin \u201cpoggiava su un atto di fede in un domani migliore\u201d. \u00c8 ovvio che sul piano logico l&#8217;idea che potesse esistere qualcosa come un \u201cdiritto di natura\u201d \u00e8 un esempio sfacciato di\u00a0fallacia naturalistica\u00a0che trasforma una presunta naturalit\u00e0 in norma. In natura noi possiamo trovare fatti, ma i valori implicano delle norme. Non le implicano \u2018naturalmente\u2019 e senza il passaggio della scelta politica e, quindi, della contingenza storica.<\/p>\n<p>Nell&#8217;articolo tre della Dichiarazione troviamo scritto che \u201cogni individuo ha diritto alla vita, alla libert\u00e0 e alla sicurezza della propria persona\u201d. Tutti possiamo leggerla come una considerazione condivisibile: chi potrebbe mai desiderare che gli sia tolta la vita o la libert\u00e0. Chi potrebbe mai desiderare di vivere nell&#8217;insicurezza. Ma da questi valori ragionevoli\u00a0non scaturisce alcuna norma.\u00a0Il fatto che un individuo abbia diritto alla libert\u00e0 significherebbe che la sua libert\u00e0 non pu\u00f2 mai essere vincolata. Ma evidentemente esistono leggi, carceri, punizioni per i casi nei quali la libert\u00e0 distrugge il vivere comune e civile. La questione \u00e8, piuttosto, sempre\u00a0quanta\u00a0libert\u00e0 e\u00a0sotto quali condizioni. La questione \u00e8 quella posta dalla Costituzione francese. Ma se ammettiamo che la libert\u00e0 di cui si tratta \u00e8 quella consentita dal diritto positivo dei vari Stati, allora la Dichiarazione \u00e8 totalmente vuota. Se, viceversa, non facciamo riferimento a nessuna registrazione reale non si sa di che cosa si sta parlando. Peraltro, nella stessa frase \u00e8 dichiarato, oltre al diritto alla libert\u00e0, anche quello alla sicurezza. Dunque, si pone il problema di\u00a0quanta\u00a0sicurezza e del conflitto tra la sicurezza di uno e la libert\u00e0 dell\u2019altro (ad esempio, di costringerlo a lavorare, di rendere insicura la sua vita, per es. aumentando la \u201cflessibilit\u00e0\u201d e \u201cprecariet\u00e0\u201d, per ridurne la forza negoziale).<\/p>\n<p>Il tema \u00e8 sempre, in altre parole,\u00a0come\u00a0limitare la libert\u00e0 o\u00a0quanta\u00a0libert\u00e0 pu\u00f2 limitare la sicurezza. Norberto Bobbio osservava che i \u201cdiritti naturali\u201d non sono \u201cdiritti\u201d, ma al massimo \u201cesigenze\u201d che poi devono essere fatte valere negli ordinamenti normativi positivi. La cosa \u00e8 particolarmente evidente appena ci si accosta al gruppo dei \u201cDiritti umani\u201d di contenuto sociale (articoli da 22 a 27), qui la situazione \u00e8 davvero paradossale. Si tratta infatti di \u201cdiritti\u201d inseriti inizialmente sotto la pressione dell&#8217;Unione Sovietica (la quale comunque si astenne dalla votazione finale). Di norma quando si levano gli scudi per denunciare le violazioni dei \u201cDiritti umani\u201d questi sono sistematicamente ignorati, perch\u00e9 sono ininterrottamente violati ovunque dal \u201848 a oggi. Il fatto \u00e8 che per essi ogni individuo ha il \u201cdiritto umano\u201d al lavoro, o alla \u201cprotezione contro la disoccupazione\u201d, o, ancora, ad \u201cuna rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un\u2019esistenza conforme alla dignit\u00e0 umana\u201d (art. 23). Oppure ha diritto a \u201cferie periodiche retribuite\u201d (art. 24). Si tratta evidentemente di un libro dei sogni che conta violazioni innumerevoli anche nei paesi pi\u00f9 benestanti. Anzi che \u00e8 sistematicamente violato, disapplicato e distrutto tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 il liberalismo e la sua forma pura neoliberale si afferma.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Per la quale rinvio a \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/11\/la-guerra-necessaria-logiche-della.html\">La guerra necessaria. Logiche della dipendenza<\/a>\u201d.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2023\/08\/lallargamento-dei-brics-lalba-di-un.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2023\/08\/lallargamento-dei-brics-lalba-di-un.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NELLA FERTILITA&#8217; CRESCE IL TEMPO (Alessandro Visalli) Quello che si \u00e8 manifestato a Joannesburg appare essere un punto di svolta simile a quello degli anni Settanta[1]. Con l&#8217;ingresso nei Brics da gennaio 2014 si completa il passaggio dell&#8217;Arabia Saudita in nuove alleanze, preludio per l&#8217;annunciata chiusura delle basi americane (a giugno annunciata da Bin Salman[2]) e del consolidamento delle transazioni in altra valuta del petrolio. 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