{"id":81366,"date":"2023-09-11T10:47:40","date_gmt":"2023-09-11T08:47:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81366"},"modified":"2023-09-11T10:47:40","modified_gmt":"2023-09-11T08:47:40","slug":"la-questione-ecologica-vista-dalla-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81366","title":{"rendered":"La questione ecologica vista dalla Cina"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (di Gianmatteo Sabatino)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-81372 size-medium\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/green-china-300x179.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"179\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/green-china-300x179.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/green-china.jpg 342w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1. La posizione cinese sul cambiamento climatico<\/p>\n<p>Come numerosi altri temi sensibili negli attuali, turbolenti anni dello sviluppo globale, anche quello del cambiamento climatico diviene, inevitabilmente, terreno di confronto tra approcci allo sviluppo ed ideologie politiche ed economiche differenti.<\/p>\n<p>Con specifico riferimento alla Cina, la questione del\u00a0<em>qihou bianhua<\/em>\u00a0(appunto, il cambiamento climatico), \u00e8 sinora riuscita in gran parte a sottrarsi, perlomeno a livello di dibattito, dall\u2019agone politico internazionale, difendendosi dietro una prospettiva di neutralit\u00e0 e scientificit\u00e0 condivisa dalla stragrande maggioranza della comunit\u00e0 accademica internazionale. Tuttavia, la crescente polarizzazione del confronto geopolitico, l\u2019ormai conclamata contrapposizione tra modelli e la rinnovata attenzione mediatica verso strategie (peraltro esistenti da tempo) di cooperazione multilaterale alternative a quelle a guida occidentale (come i paesi BRICS) sono tutti elementi che giustificano un minimo di sforzo chiarificatore. Uno sforzo che, peraltro, \u00e8 chiaro in primo luogo al governo cinese, il quale, nel 2021, ha licenziato un Libro Bianco sulle politiche ed azioni in materia climatica<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn1\">[1]<\/a>. \u00c8 un documento che, ovviamente, va letto tenendo conto del suo scopo prettamente informativo e, se si vuole, propagandistico, ma che nondimeno offre importanti spunti su quale possa essere il ruolo della Cina nei prossimi decenni di lotta al cambiamento climatico.<\/p>\n<p>In altri termini, vale la pena chiedersi quale sia oggi il modello cinese di contrasto al cambiamento climatico, in cosa differisca da altri modelli e quale valenza politica abbia sul piano tanto interno quanto delle relazioni internazionali. Sono tutti temi vastissimi, che qui possono essere richiamati solo sommariamente, ma su cui \u00e8 opportuno riflettere criticamente.<\/p>\n<p>2. Ambiente e ideologia<\/p>\n<p>Un primo punto da tenere in considerazione \u00e8 proprio l\u2019attualit\u00e0 del dibattito sul cambiamento climatico in Cina. Di pari passo con lo sviluppo economico degli ultimi quattro decenni, il problema ambientale, declinato soprattutto nel senso di peggioramento della qualit\u00e0 dell\u2019aria e degli ambienti di vita sociale, ha acquisito sempre pi\u00f9 importanza non solo nelle prese di posizioni politiche, ma anche nell\u2019opinione pubblica. I cinesi, tradizionalmente restii (e un po\u2019 timorosi) a parlare, nelle conversazioni quotidiane, di temi politici, hanno trovato da ormai molti anni nel dibattito ambientale un punto di approdo comune.<\/p>\n<p>La cattiva qualit\u00e0 dell\u2019ambiente ecologico \u00e8 divenuta, praticamente, un luogo comune, un presupposto assodato da chiunque s\u2019interroghi in proposito. Sostanziale consapevolezza vi \u00e8 quindi anche in merito alla relazione tra la suddetta cattiva qualit\u00e0 ed un processo degenerativo a livello globale, legato al surriscaldamento delle temperature terrestri. Quest\u2019ultimo \u00e8 forse un tema meno immediatamente fruibile nelle chiacchiere quotidiane, ma che \u00e8 generalmente ben presente e ritenuto meritevole di attenzione dai cinesi<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>\u00c8 del tutto evidente, e naturale, che questa facilit\u00e0 di discussione si rifletta nel dibattito scientifico e accademico. Basterebbe una visita molto rapida e superficiale ad una qualsiasi banca dati scientifica cinese, utilizzando come parola chiave l\u2019espressione\u00a0<em>qihou bianhua\u00a0<\/em>(\u6c14\u5019\u53d8\u5316) per rendersi conto di come, con sempre maggiore intensit\u00e0 negli ultimi anni, esperti di ogni settore indaghino le implicazioni del cambiamento climatico.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le scienze sociali, sono soprattutto politologi ad affrontare la questione, nell\u2019ottica, condivisa peraltro dall\u2019opinione pubblica, che il cambiamento climatico sia, di fatto, un problema di pertinenza delle classi dirigenti globali, dei governi, delle politiche nazionali e sovranazionali, con un ruolo importante, ma assolutamente ancillare, giocato dai comportamenti dei singoli<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn3\">[3]<\/a>. Questa percezione, come si vedr\u00e0 a breve, ha dirette conseguenze sugli strumenti di gestione del cambiamento climatico.<\/p>\n<p>Le politiche ambientali, non a sorpresa, sono da oltre un decennio considerate tra le priorit\u00e0 per il futuro sviluppo economico e sociale da parte del Partito Comunista Cinese. La Cina aderisce, come noto, all\u2019Accordo di Parigi e condivide, perlomeno dalle dichiarazioni, i due obbiettivi temporali del raggiungimento del picco di emissioni di CO2 nel 2030 e del raggiungimento della neutralit\u00e0 carbonifera nel 2060. Si tratta di impegni confermati anche dal Libro bianco del 2021.<\/p>\n<p>Dal punto di vista puramente interno, poi, l\u2019ambiente \u00e8 da anni al centro di una riorganizzazione ideologica. Come noto, fra le appendici del ringiovanimento della nazione cinese (<em>minzu fuxing<\/em>) propugnato da Xi Jinping vi \u00e8 la costruzione della cosiddetta civilt\u00e0 ecologica (<em>shengtai wenming<\/em>). In altri termini, la Cina, oltre che prospera, deve impegnarsi a divenire anche \u201cbella\u201d (<em>meili<\/em>), nel senso di raggiungere punti di equilibrio sostenibili fra le attivit\u00e0 umane e la natura. L\u2019aspirazione alla civilt\u00e0 ecologica dovrebbe avere, almeno a livello di intenzioni, un risvolto socio-economico ed uno pi\u00f9 culturale. Dal punto di vista economico si \u00e8 di fronte a visioni dello sviluppo pienamente adattate alla c.d. nuova normalit\u00e0 di una crescita molto meno arrembante che in passato, e quindi concentrata soprattutto sulla qualit\u00e0 del progresso. Questo approccio si traduce anche nell\u2019insegnamento di una nuova attitudine spirituale alla popolazione nei confronti delle problematiche ambientali. L\u2019attenzione al rapporto con la natura, in contrapposizione ideale con la ricerca del profitto materiale, dovrebbe divenire un ulteriore segno distintivo della societ\u00e0 cinese e un antidoto alle pulsioni individualistiche delle societ\u00e0 occidentali.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione all\u2019aspetto culturale della transizione ecologica, peraltro, non necessariamente si traduce nell\u2019attribuzione agli individui, in quanto tali, di specifiche responsabilit\u00e0 e doveri autonomamente attivabili e certe nei loro contenuti. Lo sforzo pedagogico e la ricerca di un nuovo spirito ecologico nazionale rimangono soprattutto appannaggio del Partito Comunista e delle strutture statuali, che rivendica il diritto, secondo i propri tempi e le proprie strategie, di condurre la popolazione tutta anche lungo la strada della civilizzazione sostenibile.<\/p>\n<p>3. Autodeterminazione delle politiche ecologiche<\/p>\n<p>Su quest\u2019ultimo passaggio si consuma una prima, rilevante scissione tra l\u2019approccio cinese (ma non solo) alla transizione ecologica e quello propugnato da altri paesi, soprattutto quelli europei e nordamericani. La Cina considera la transizione ecologica un obbiettivo da raggiungere, ma allo stesso tempo la concepisce nei termini di un bilanciamento che deve essere effettuato tra le istanze di questa transizione e le esigenze dello sviluppo economico e sociale. Detto in altri termini, il perseguimento della transizione ecologica non pu\u00f2 pregiudicare il progresso della qualit\u00e0 di vita materiale dei cittadini e l\u2019accrescimento delle capacit\u00e0 industriali, strategiche, di sicurezza, ecc., della nazione.<\/p>\n<p>La Cina, nei consessi internazionali, considera se stessa \u2013 sollevando peraltro controversie ed obiezioni \u2013 un paese in via di sviluppo e si fa quindi portatrice, al di l\u00e0 delle proprie specificit\u00e0 ideologiche, delle istanze di paesi il cui sistema industriale vede potenzialmente nella transizione ecologica un freno alle proprie aspettative di progresso.<\/p>\n<p>Questa narrativa ha un\u2019implicazione anzitutto storica: a detta di questa visione le colpe della crisi climatica, legate alla crescita di emissioni inquinanti a partire dalla rivoluzione industriale del XIX, sono da attribuire in massima parte ai paesi c.d. \u201csviluppati\u201d, ovverosia ai paesi di quell\u2019occidente che oggi si pone, quantomeno politicamente, all\u2019avanguardia sui temi della transizione ecologica<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn4\">[4]<\/a>. Da ci\u00f2 si deduce che la semplice constatazione del fatto che oggi la Cina sia la maggiore responsabile delle emissioni inquinanti al mondo e che altri paesi (ad es. l\u2019India) pure registrino elevatissime emissioni di gas serra, acquista sapore di ipocrisia. Si tratta infatti di stati che solo recentemente stanno conoscendo elevati livelli di sviluppo industriale e che scontano, storicamente, lo scotto di crescere in un periodo in cui la consapevolezza del problema climatico si \u00e8 ormai consolidata. Chi si \u00e8 sviluppato in altre epoche storica, insomma, ha potuto crescere e inquinare con meno patemi d\u2019animo. \u00c8 questa un\u2019idea fatta propria dalla Cina ma che, a ben vedere, pu\u00f2 ben adattarsi alla posizione di numerosissimi stati in via di sviluppo, specie in Asia e Africa, pure caratterizzati da crescente degrado ambientale a fronte di alti tassi di crescita economica.<\/p>\n<p>Il passaggio successivo, dalla teoria alla pratica, \u00e8 in effetti la rivendicazione del pieno diritto di autodeterminare la via, i metodi, il ritmo e l\u2019intensit\u00e0 della transizione, pur nel generale rispetto degli obbiettivi internazionalmente posti<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn5\">[5]<\/a>. Tale rivendicazione \u00e8 stata interpretata da alcuni osservatori come la constatazione che fino a che la crescita sostenibile non sar\u00e0 in grado di garantire i medesimi livelli di sviluppo materiale, di stabilit\u00e0 socio-economica e di sicurezza nazionale incorporati negli obbiettivi politici della Cina, tale modello di crescita non potr\u00e0 rimpiazzare del tutto gli attuali connotati del sistema industriale, ovverosia la dipendenza dai combustibili fossili<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019impressione \u00e8, a mio parere, solo parzialmente vera. Da un lato pare oggettivo che l\u2019impegno a raggiungere il picco di emissioni nel 2030 non determina n\u00e8 l\u2019intensit\u00e0 di questo picco n\u00e8 quanti anni i valori di questo picco permarranno stabili prima che inizi la discesa. Questi spazi di incertezza sono, appunto, rivendicati dalla Cina nell\u2019ottica di un adattamento progressivo della transizione ecologica alle specifiche esigenze nazionali. Dall\u2019altro lato, \u00e8 importante osservare come sia il Libro bianco del 2021 sia i discorsi della\u00a0<em>leadership\u00a0<\/em>cinese non si limitino a celebrare i risultati gi\u00e0 raggiunti dal paese in termini di ammodernamento industriale e miglioramento della qualit\u00e0 ambientali, ma enfatizzino la necessit\u00e0, sempre pressante, di insistere sulla pianificazione coordinata della transizione ecologica, sull\u2019importanza del rispetto degli obbiettivi di politica ambientale anche ai fini della valutazione dell\u2019operato dei dirigenti amministrativi e dei funzionari di partito, sull\u2019urgenza di uno sforzo complessivo e comune di tutte le forze produttive cinesi<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p>Per un verso, quindi, la Cina pare consapevole di non aver fatto e non star facendo ancora abbastanza. Per un altro verso, ritiene che il giudizio sulla sufficienza o insufficienza dei propri sforzi possa provenire esclusivamente dall\u2019interno, ossia dalla sua stessa guida politica.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, quella che afferma la Cina \u00e8 una visione, se si vuole, olistica del problema climatico, nel senso che gli obbiettivi politici derivanti da esso devono essere oggetto di sintesi e definizione sempre e comunque in rapporto ad altre priorit\u00e0, che in certe specifiche situazioni possono prendere il sopravvento. Esempio lampante di quanto appena detto si \u00e8 visto durante i tre anni di restrizioni sanitarie, allorch\u00e9 la valutazione dell\u2019operato dei funzionari \u00e8 stata strettamente connessa al successo delle misure di contenimento dei contagi, con conseguente proliferazione di tamponi e altre apparecchiature e, quindi, produzione di un enorme massa di rifiuti.<\/p>\n<p>4. Panoramica degli strumenti di politica ambientale<\/p>\n<p>L\u2019insieme degli strumenti di politica ambientali messi a punto nel tempo dai decisori cinesi \u00e8, ovviamente, vastissimo e non pu\u00f2 essere in alcun modo descritto in poche righe. \u00c8 per\u00f2 possible menzionare quantomeno alcune tendenze di fondo.<\/p>\n<p>Anzitutto, la principale direttrice dell\u2019azione ambientale cinese \u00e8 quella programmatica, ossia quella legata all\u2019implementazione ed applicazione dei piani di sviluppo, nazionali e locali e delle relative politiche di allocazione delle risorse finanziarie. Nella prassi, ci\u00f2 vuol dire sia rilevanza delle politiche ambientali per la valutazione dell\u2019operatore dei funzionari sia utilizzo, ampio ed estensivo, di sussidi, incentivi fiscali, fondi speciali, finanziamenti agevolati, ecc. Nei confronti di imprese, operatori economici pubblici e privati, progetti che siano funzionali alla transizione ecologica. D\u2019altra parte, la crescente importanza degli obbiettivi ambientali \u00e8 una delle pi\u00f9 importanti caratteristiche dell\u2019evoluzione della pianificazione economica cinese negli ultimi venti anni. Oggi, mentre gli indicatori relativi agli obbiettivi di politica economica sono non vincolanti, quelli di politica ambientale s\u00ec, con tutte le conseguenze che ne derivano in punto di responsabilit\u00e0 politica dei funzionari. L\u2019attuale piano quinquennale nazionale (il quattordicesimo) prevede cinque obbiettivi di politica ambientale, tutti vincolanti, riguardanti la riduzione del consumo di energia, la riduzione di emissioni di CO2, la proporzione dei giorni di aria pulita, l\u2019estensione dei corpi acquatici con buona qualit\u00e0 delle acque di superficie, l\u2019estensione delle superfici boschive.<\/p>\n<p>Sono questi strumenti di politica economica collaudati in Cina, ma che non sono immuni da critiche. Di queste, almeno due vanno menzionate. In primo luogo, la dipendenza delle politiche ambientali da quelle di pianificazione implica grossi esborsi di denaro pubblico. Questi, in un paese come la Cina dove i governi locali gi\u00e0 soffrono di elevatissimi livelli di debito, non paiono sostenibili sul lungo periodo. Inoltre, l\u2019accesso a sussidi e crediti agevolati, da parte di imprese di stato nazionali o locali o di imprese private politicamente ben connesse, pu\u00f2 comportare l\u2019eventualit\u00e0 di fenomeni di corruzione mal tollerati dal governo centrale, anche nell\u2019ottica di un sempre maggiore controllo del centro verso la periferia.<\/p>\n<p>In secondo luogo, come \u00e8 ovvio, gli obbiettivi di pianificazione sono soggetti a mutamenti, anche repentini, sulla base delle priorit\u00e0 politiche. Ancora una volta l\u2019esempio della politica \u201cCovid zero\u201d \u00e8 paradigmatico.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottica di uno sforzo comprensivo di un gran numero di forze sociali, economiche e anche culturali, l\u2019utilizzo dei soli strumenti di pianificazione sembra insufficiente. Per questo, pur senza rinunciare all\u2019assoluta primazia dei piani nella gestione della transizione, il sistema giuridico cinese ha introdotto e sta introducendo altri strumenti, rivolti principalmente ai privati. Uno di essi \u00e8 il noto \u201cprincipio verde\u201d, contenuto all\u2019Art. 9 del codice civile cinese, secondo il quale le relazioni tra i soggetti privati devono apportare benefici alla conservazione delle risorse e alla tutela dell\u2019ambiente. Si tratta di una classica disposizione generale, che di fatto non pu\u00f2 fondare specifiche responsabilit\u00e0 individuali a carico dei cittadini, ma che \u00e8 stata gi\u00e0 utilizzata dai giudici come criterio per interpretare o specificare il significato di altre disposizioni di legge o regolamento, come ad esempio quelle che regolano l\u2019alimentazione delle auto elettriche all\u2019interno dei condomini<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>Numerosi sforzi sono stati intrapresi anche sul fronte della promozione di forme di finanza privata \u201cverde\u201d, in particolare con l\u2019istituzione di alcune specifiche zone a livello locale, ove gli operatori economici possono beneficiare di condizioni agevolate laddove decidano o di investire in progetti ecologicamente rilevanti oppure di emettere obbligazioni \u201cverdi\u201d e collocarle sul mercato<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn9\">[9]<\/a>. In quest\u2019ultimo, ad esempio, si incoraggiano i governo locali ad istituire fondi a garanzia di tali obbligazioni.<\/p>\n<p>5. Il piano internazionale. La transizione ecologica e i paesi BRICS<\/p>\n<p>Il Libro bianco del 2021 riflette anche la volont\u00e0 della Cina di divenire un attore guida nel coordinamento dei processi di transizione ecologica. I punti cardine di questo coordinamento sono, come gi\u00e0 accennato, quelli delle responsabilit\u00e0 comuni ma differenziate, in ragione delle rispettive capacit\u00e0 di ciascun paese. Quindi, una transizione ecologica a ritmi potenzialmente diversi per ciascun paese, con la conseguenza, implicita, di maggiori impegni a breve termine per i paesi pi\u00f9 sviluppati e invece maggiori spazi di discrezionalit\u00e0 e di eccezione per i paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Il substrato valoriale dell\u2019impegno comune dovrebbe poggiare, nell\u2019ottica cinese, sull\u2019idea di comunit\u00e0 di destino condivisa per il genere umano (<em>renlei mingyun gongtongti<\/em>), altro cavallo di battaglia del pensiero di Xi Jinping.<\/p>\n<p>Quanto appena richiamato trova diretta corrispondenza nelle statuizioni in materia di sviluppo espresse in occasione degli incontri dei paesi BRICS. Di particolare rilievo, soprattutto per i suoi risvolti pratici, appare la strategia di sviluppo della New Development Bank, la banca per lo sviluppo istituita e partecipata dai BRICS. Gi\u00e0 nel 2016 la NDB aveva emesso un\u00a0<em>bond\u00a0<\/em>denominato in Yuan cinesi e sottoscritto da investitori cinesi ed internazionali per il finanziamento di progetti ecologicamente orientati<a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn10\">[10]<\/a>. Tanto la precedente Strategia Generale della NDB (2017-2021) quanto quella attuale (2022-2026) richiamano molto spesso il problema del cambiamento climatico e della transizione climatica, da porre in relazione con gli obbiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Cos\u00ec, la banca si impegna a dare priorit\u00e0 al finanziamento di progetti, dei singoli stati membri o in cooperazione tra loro, funzionali alla transizione ecologica e a mitigare gli effetti del cambiamento climatico oppure ad adattarsi ad esso. La strategia stima che non meno del quaranta per cento dei progetti finanziati nell\u2019arco del quinquennio debbano ricadere entro queste categorie. Subito dopo, si specifica che la proporzione tra progetti destinati a contrastare gli effetti del cambiamento climatico e progetti destinati a rafforzare le capacit\u00e0 di adattarsi ad esso debba essere decisa sulla base delle preferenze individuali degli stati membri<a id=\"_ftnref11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p>Si conferma, pertanto, l\u2019aderenza alla linea della flessibilit\u00e0 e del bilanciamento tra esigenze di sviluppo economico ed esigenze di tutela ambientale, al punto che gli stati potrebbero ben decidere di investire non tanto sul contrasto al cambiamento climatico, quanto piuttosto sul progressivo adattamento dei loro sistemi socio-economici ad esso, ove ritenuto ineluttabile.<\/p>\n<p>6. Osservazioni finali<\/p>\n<p>Per chi coltiva uno specifico interesse nei confronti della Cina, l\u2019approccio di quest\u2019ultima al cambiamento climatico affascina in merito all\u2019elaborazione ideologica pi\u00f9 recente da parte del Partito Comunista Cinese in materia di politiche ambientali e di cultura dell\u2019ambiente, cos\u00ec come di alcuni sforzi pedagogici supportati anche, come visto, da regole del codice civile.<\/p>\n<p>Per tutti gli altri \u00e8 invece importante rilevare come l\u2019approccio cinese, sintetizzato dal Libro bianco del 2021, si faccia portatore di istanze non necessariamente nazionali, ma potenzialmente condivise da una larga fetta di paesi del mondo, di fatto in fase di industrializzazione e quindi sensibili alle esigenze, alle richieste e alle conseguenze tanto del cambiamento climatico quanto, per\u00f2, della transizione ecologica. Si tratta, ovviamente, di una posizione che la Cina ha scelto con coscienza, consapevole dei punti di contatto specie con il c.d. sud del globo. Nondimeno, \u00e8 una posizione che va vagliata con cura, in quanto mette a nudo un conflitto profondo tra le istanze di un mondo gi\u00e0 sviluppato e di uno desideroso di acquisire, sul piano materiale ma anche, conseguentemente, su quello politico, una propria dignit\u00e0 storica ed economica.<\/p>\n<p>Se analizzata isolatamente, la posizione cinese, al di l\u00e0 dei possibili problemi di implementazione, desta qualche perplessit\u00e0. L\u2019idea che la seconda potenza economica mondiale, con enormi possibilit\u00e0 tecnologiche e culturali, sia una nazione in via di sviluppo lascia quantomeno dubbiosi. La Cina, evidentemente, \u00e8 un paese che ha raggiunto un grado di sviluppo materiale notevole, specie se rapportato ai numeri della sua popolazione, e che quindi tenta di combinare un proprio discorso interno di rinnovamento culturale e spirituale della nazione con la volont\u00e0 esterna di proporsi come avanguardia di un mondo \u201caltro\u201d da quello dei paesi occidentali.<\/p>\n<p>Questa complessa dinamica, al di l\u00e0 dei giudizi di valore, d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di vagliare meriti e criticit\u00e0 di posizioni pi\u00f9 flessibili in materia di transizione ecologica, consapevoli anche dei possibili impatti che una transizione forzata potrebbe avere sul ritmo di sviluppo e di arricchimento materiale di vaste regioni del globo.<\/p>\n<p>Da ultimo, su un piano prettamente strumentale, l\u2019esperienza cinese pu\u00f2 essere utile anche agli osservatori occidentali e, soprattutto, europei, proprio per osservare possibilit\u00e0 e limiti di un modello che valorizza anzitutto gli strumenti della pianificazione e dell\u2019allocazione coordinata (politicamente) di risorse finanziarie, supportata da strumenti di incentivo selettivi alla finanza privata e da principi generali applicabili anche dai giudici. Da questo punto di vista, al di l\u00e0 delle inevitabili barriere politiche ed ideologiche, l\u2019impatto tecnico di tali strumenti rappresenta un utile oggetto di osservazione.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0\u4e2d\u56fd\u5e94\u5bf9\u6c14\u5019\u53d8\u5316\u7684\u653f\u7b56\u4e0e\u884c\u52a8 (Le politiche e le azioni della Cina in risposta al cambiamento climatico), Libro Bianco dell\u2019ottobre 2021, emanato dal Consiglio di Stato.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0J. Chung En-Liu, Public opinion on climate change in China\u2014Evidence from two national surveys, in PLOS Clim 2(2), 2023.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Ibid.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0Sez. IV Punto 1 del Libro bianco del 2021.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0Le parole sono dello stesso Xi Jinping, pronunciate alla Conferenza Nazionale sulla Protezione dell\u2019Ambiente del 17-18 luglio 2023. Un riassunto completo del discorso \u00e8 reperibile (in lingua cinese) al link\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gov.cn\/yaowen\/liebiao\/202307\/content_6892793.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.gov.cn\/yaowen\/liebiao\/202307\/content_6892793.htm<\/a><\/p>\n<p><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/climate-environment\/2023\/07\/19\/climate-change-heat-wave-china\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.washingtonpost.com\/climate-environment\/2023\/07\/19\/climate-change-heat-wave-china\/<\/a>\u00a0;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2023-07-18\/xi-says-china-to-decide-its-own-path-to-reduce-carbon-emissions#xj4y7vzkg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2023-07-18\/xi-says-china-to-decide-its-own-path-to-reduce-carbon-emissions#xj4y7vzkg<\/a><\/p>\n<p><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0Sezz. II e III del Libro bianco del 2021.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0Vedi, ad esempio, le seguenti decisioni: Corte del Popolo del distretto di Siming, Xiamen, Provincia del Fujian, decisione no. 17141 del 2021; Corte del Popolo di Kaiping, Provincia del Guangdong, decisione no. 5583 del 2021; Quinta Corte Intermedia del Popolo di Chongqing, decisione di appello no. 6940 del 2021; Terza Corte Intermedia del Popolo di Pechino, decisione di appello no. 14611 del 2021.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0Sez. II Punto 6 del Libro bianco del 2021.<\/p>\n<p><a id=\"_ftn10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.spglobal.com\/marketintelligence\/en\/news-insights\/blog\/spotlight-on-sustainability-how-banks-can-overcome-the-challenges-of-achieving-net-zero-by-2050\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.spglobal.com\/marketintelligence\/en\/news-insights\/blog\/spotlight-on-sustainability-how-banks-can-overcome-the-challenges-of-achieving-net-zero-by-2050<\/a><\/p>\n<p><a id=\"_ftn11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0Sez. VI della Strategia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/06\/la-questione-ecologica-vista-dalla-cina\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (di Gianmatteo Sabatino) &nbsp; 1. La posizione cinese sul cambiamento climatico Come numerosi altri temi sensibili negli attuali, turbolenti anni dello sviluppo globale, anche quello del cambiamento climatico diviene, inevitabilmente, terreno di confronto tra approcci allo sviluppo ed ideologie politiche ed economiche differenti. Con specifico riferimento alla Cina, la questione del\u00a0qihou bianhua\u00a0(appunto, il cambiamento climatico), \u00e8 sinora riuscita in gran parte a sottrarsi, perlomeno a livello di dibattito, dall\u2019agone politico internazionale, difendendosi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lam","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81366"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=81366"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81366\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81375,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81366\/revisions\/81375"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=81366"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=81366"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=81366"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}