{"id":81429,"date":"2023-09-14T11:33:59","date_gmt":"2023-09-14T09:33:59","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81429"},"modified":"2023-09-12T10:36:47","modified_gmt":"2023-09-12T08:36:47","slug":"cambiare-tutto-sette-nodi-sulla-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81429","title":{"rendered":"Cambiare tutto: sette nodi sulla scuola"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/Salto.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"668\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">illustrazione di Mara Cerri<\/div>\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<div class=\"postshare\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_24 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/cambiare-tutto-sette-nodi-sulla-scuola\/\" data-a2a-title=\"Cambiare tutto: sette nodi sulla scuola\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><em>Nel corso dell\u2019emergenza sanitaria per Covid-19, si \u00e8 avviato un dibattito pubblico sulla scuola finalmente adeguato all\u2019importanza sociale dell\u2019istituzione educativa pubblica.\u00a0<\/em><em>Per qualche mese \u00e8 risultata lampante a tutti la funzione di luogo di vita, socializzazione, scambi e formazione che la scuola potrebbe avere per bambini e giovani. Altrettanto\u00a0<\/em><em>eclatante \u00e8 stata la sua fatica a cambiare anche nell\u2019emergenza e la necessit\u00e0 di momenti istituenti che la aprissero ai bisogni e alla richieste di studenti e studentesse, momenti da costruire in relazione alle altre agenzie sanitarie e sociali dei territori.<\/em><\/p>\n<p><em>Finalmente veniva da pi\u00f9 parti\u00a0<\/em><em>affermata la funzione educativa, di prevenzione e di cura che la scuola potrebbe svolgere e la necessit\u00e0 di abbattere la sua condizione di isolamento. In quei giorni si \u00e8 pensato che la scuola potesse continuare la sua funzione di luogo di esperienza, sperimentazione, socializzazione e inclusione per tutte le persone giovani e piccole solo in relazione a universit\u00e0, biblioteche, musei, associazioni di vario tipo e in coordinamento con altri servizi sanitari e sociali.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Messe di fronte a queste evidenze, abbiamo immaginato qualcosa che in una stagione non troppo remota e in modi non troppo differenti era stato teorizzato e rivendicato da una minoranza di operatori sociali e scolastici che potevano contare su una situazione politica favorevole: nel decennio Settanta era stata posta la questione della trasformazione dei metodi e dei contenuti della scuola in vista di una sua effettiva funzione di emancipazione culturale democratica, ottenendo alcune conquiste, cercando, e trovando una solidariet\u00e0 e una mobilitazione sociali ampie, definendo un quadro di riferimenti politici e organizzativi su cui convergere. La chiusura delle scuole speciali e delle classi differenziali, il diritto allo studio e le 150 ore, la partecipazione democratica al governo della scuola attraverso gli organi collegiali, anche se in modo precario e a volte imperfetto, furono raggiunte. Non si pot\u00e9, invece, arrivare a una relazione integrata con il territorio, i suoi servizi sociali e sanitari e le organizzazioni locali politiche e sociali, perch\u00e9 il progetto economico e politico che avrebbe sostenuto tale evoluzione \u00e8 risultato perdente.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando ci siamo trovate a domandare alla scuola di essere il luogo di vita, cura e cultura che ci serviva, l\u2019abbiamo vista perfettamente inadeguata, omologa al paesaggio desertificato e immiserito che ha favorito l\u2019attecchimento del virus. Non c\u2019erano i mezzi, la cultura, le strutture, le conoscenze per stabilire quella rete locale di progettazione politica e organizzazione sociale che avrebbe consentito la cura e la solidariet\u00e0 collettive necessarie ad affrontare con umanit\u00e0 e intelligenza\u00a0 la crisi sanitaria e sociale dell\u2019intera comunit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>La normalit\u00e0 che oggi abitiamo \u00e8 quella di una crisi matura, in cui si preparano rotture drammatiche su cui andare a insistere con preparazione e forza opportune. Proponiamo, come gruppo che anima il dibattito su scuola ed educazione della rivista \u201cGli asini\u201d, alcuni punti su cui vorremmo invitare a riflettere con noi i lettori e le lettrici. Vorremmo provare a costruire un dialogo, senza sovrapporci all\u2019azione di gruppi e realt\u00e0 a cui gi\u00e0 partecipiamo, per aprire uno spazio di confronto e di idee, e, soprattutto, per dotarci di strumenti di azione. Ci sono problemi da porre di fronte a tutti, che risultino comprensibili nella loro importanza politica non solo alle minoranze, culturalmente, pedagogicamente attive, consapevoli e per questo inquiete. L\u2019elenco che segue \u00e8 dunque una proposta di ricerca e costruzione comune, non \u00e8 esaustivo, \u00e8 in divenire e non contiene dogmi. Vi chiediamo di scriverci\u00a0 \u2013 utilizzando la mail che troverete in fondo a questo testo \u2013 rispondendo a queste riflessioni, contestandole, portando storie ed esperienze, aggiungendo tutto quello che non c\u2019\u00e8 e che non stiamo vedendo. Vogliamo aprire uno spazio di pensiero e azione senza egemonie, come un\u2019assemblea, le cui riflessioni saranno a disposizione di chi fa, chi pensa e chi vive nella scuola e intorno ad essa.<\/em><\/p>\n<p><strong>1. Scuola e potere<\/strong><\/p>\n<p>Se vogliamo che le scuole siano luoghi di formazione e di vita per comunit\u00e0 pacifiche e democratiche \u00e8 indispensabile lavorare sulle relazioni tra i soggetti, decostruendo i rapporti gerarchici e autoritari che ancora formano l\u2019istituzione. La crisi di fiducia e il discredito che improntano le relazioni intergenerazionali dipendono dalla discrepanza tra le parole e gli atti: solo un lavoro condiviso, esplicito, umile sull\u2019elaborazione delle regole di vita comune pu\u00f2 rinsaldare i legami comunitari nella scuola, facendone un luogo di formazione alla cittadinanza. Imparare a lavorare assieme condividendo spazi, tempi e risorse limitate \u00e8 un compito complesso e rischioso per chi educa e a cui di norma le e i docenti non sono formati n\u00e9 abituati: viviamo il nostro ruolo e la nostra funzione immersi in dinamiche e prassi autoritarie. Il fallimento educativo di questa modalit\u00e0 \u00e8 palese: abbiamo urgente bisogno di educare alla complessit\u00e0 e alla fatica della convivenza sociale, della dolorosa dialettica tra individuo e collettivo, ma anche alle incredibili risorse che potrebbe liberare.<\/p>\n<p>La didattica cooperativa e non trasmissiva che viene invocata nei documenti ufficiali non pu\u00f2 avere luogo se non ci sono gruppi docenti che sappiano, vogliano e possano lavorare tra di loro con quelle stesse modalit\u00e0 cooperative, orizzontali ed assembleari, con ampie facolt\u00e0 di autonomia e di decisione all\u2019interno degli istituti e in dialogo regolato ma effettivo con le altre componenti dell\u2019istituzione.<\/p>\n<p>Ci pare che vie indispensabili siano il diffondersi nelle classi di pratiche quali l\u2019Assemblea o il Consiglio e il coinvolgimento di tutti, fin dalla prima et\u00e0, nell\u2019effettivo governo dell\u2019istituzione; il consulto della componente studentesca e l\u2019assunzione da parte di questa di responsabilit\u00e0, decisioni e diritti ci pare la sola via praticabile. La scrittura condivisa delle regole della vita di classe e d\u2019istituto, la loro elaborazione in processi partecipati sono l\u2019unico modo in cui produrre effettiva cultura civile: le eventuali riforme ministeriali per il ripristino del voto in condotta come decisivo per la misurazione del profitto vanno esattamente in direzione contraria.<\/p>\n<p>Con l\u2019approssimarsi delle crisi economiche e ambientali la montata autoritaria sar\u00e0 inevitabile: ma vi \u00e8 lo spazio per praticare nelle aule e nelle scuole una resistenza e una elaborazione di relazioni non gerarchiche e autenticamente cooperative e liberatorie.<\/p>\n<p><strong>2. Scuola e sapere<\/strong><\/p>\n<p>Cosa imparare e cosa insegnare, come insegnare e come imparare: quanto poco si discute e si lavora intorno al cuore politico della scuola! Meno tempo si dedica alla programmazione e alla ricerca didattica meno si \u00e8 consapevoli del proprio ruolo e degli effetti della propria azione docente. Invece tutte le scelte didattiche nella scuola rivelano la loro costruzione ideologica e la loro funzione sociale: gli effetti\u00a0 della conoscenza dipendono da come essa \u00e8 stata costruita, in quali relazioni, modalit\u00e0, istituzioni.<\/p>\n<p>Le scienze pedagogiche e i documenti ufficiali indicano la necessit\u00e0 di attribuire centralit\u00e0 al ruolo dei corpi, delle arti, delle attivit\u00e0 tecniche nel progetto educativo e formativo. Perch\u00e9 questa centralit\u00e0 conquisti terreno \u00e8 fondamentale praticare didattiche attive, acquisire le conoscenze in relazione a scopi di vita ed espressione autentici e autodeterminati. Avere accesso all\u2019istruzione e costruire il sapere con gli altri, contemplando le differenze di capacit\u00e0 e modalit\u00e0 espressive, riconoscendo a ciascuno la propria via per fare il mondo e la sua interpretazione con gli altri \u00e8 stata un\u2019utopia luminosa il cui tempo non \u00e8 ancora scaduto. Sappiamo che la cultura scolastica \u00e8 anche una cultura di classe e che l\u2019adattamento ai suoi codici esclude chi ha altre intelligenze, saperi, modi di acquisirli. Non si ha fiducia nelle persone piccole e giovani, nella pluralit\u00e0 delle forme del sapere, non si crede che praticando tecniche di didattica attiva e cooperativa e tempi che consentano il dialogo e la ricerca ci si istruisca davvero e si produca conoscenza. I meccanismi scolastici possono essere escludenti quanto le disuguaglianze economiche: le minoranze\u00a0 culturali e sociali ancora sono emarginate ed escluse a causa della forma stessa della scuola.<\/p>\n<p>Il tema dei mezzi e delle infrastrutture non pu\u00f2 prescindere da scelte didattiche precise: il lavoro a classi aperte e per gruppi di interesse, con percorsi e tempi differenziati nel quadro comune di una scuola intesa come comunit\u00e0 di ricerca e di formazione culturale integrale, \u00e8 ancora tutto da sperimentare e da costruire.<\/p>\n<p><strong>3. Scuola e differenze<\/strong><\/p>\n<p>Una parola a cui non possiamo rinunciare e che dobbiamo sostanziare nuovamente \u00e8\u00a0<em>inclusione<\/em>. Quando nel 1977 sono state chiuse le classi differenziali ed \u00e8 cominciato il lungo cammino dell\u2019inclusione, era chiaro che solo una modifica complessiva dei metodi e dei contenuti didattici l\u2019avrebbe resa realizzabile.<\/p>\n<p>Chi ha specifiche caratteristiche fisiche, cognitive o relazionali non porta un proprio problema ma pone\u00a0 una questione sociale, culturale e politica: siamo in grado di contemplare nella scuola altri corpi, altri funzionamenti, altri linguaggi? Ci sono differenze culturali, di classe, di condizione fisica e psicologica che vanno assunte come dati da elaborare trasformativamente nella vita sociale e anche nella vita scolastica. Questa nettissima consapevolezza permise a una minoranza di operatori sanitari, scolastici e sociali di suscitare una mobilitazione sociale ampia a favore di politiche inclusive, emancipatrici, anti segregative che hanno trasformato in senso democrativo l\u2019istituzione scolastica. Oggi l\u2019ossessione valutativa e il governo delle carriere scolastiche tramite il sistema dei crediti in funzione del regime di competizione iper individualista impedisce di fatto qualsiasi prassi inclusiva nelle scuole.<\/p>\n<p>La cura dei momenti di socializzazione, il tempo per attivit\u00e0 di libera scelta e per attivit\u00e0 di ricerca ed espressione in cui si costruiscono effettivi scambi e partecipazione non sono contemplati. La collegialit\u00e0 della programmazione e quindi il lavoro effettivo con le docenti di sostegno non avvengono. I pasti, la cura, il gioco, le pratiche di ascolto e dialogo non sono considerate in relazione ai saperi disciplinari.<\/p>\n<p>I Gruppi Operativi di Lavoro per l\u2019Inclusione (GLO) non hanno avuto a disposizione tempi e spazi riconosciuti per diventare vere sedi di confronto operativo, limitandosi in moltissimi casi a una vuota formalit\u00e0 burocratica.<\/p>\n<p>La modalit\u00e0 in cui le certificazioni vengono richieste e rilasciate sono frutto di paradigmi medici che non contemplano ricerche e confronti al di fuori dei propri ambiti specialistici.\u00a0 Dobbiamo lavorare nella scuola affinch\u00e9 diventi acquisizione condivisa il fatto che categorizzazioni e formulazioni dei saperi medici e psichiatrici dipendono anche dalla cultura e dalla societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>4. Scuola e territorio<\/strong><\/p>\n<p>Le scuole nei paesi e nei quartieri delle citt\u00e0 sono i luoghi pubblici dove l\u2019infanzia e la giovinezza trovano gi\u00e0 organizzati spazi, tempi, socialit\u00e0, formazione per larga parte della giornata. Esse dovrebbero svolgere una funzione educativa e di cura oltre che di istruzione: pensare che queste funzioni possano svolgersi indipendentemente dal radicamento nel territorio e dalle relazioni con le organizzazioni locali \u00e8 velleitario. Tutti lo scrivono, tutti lo dicono, ma rimane lettera morta.<\/p>\n<p>Le condizioni economiche, sociali, ambientali, del territorio determinano e spiegano l\u2019esperienza scolastica e solo divenendone coscienti, insegnanti ed educatori possono contribuire effettivamente al benessere degli studenti e delle studentesse.<\/p>\n<p>La scuola aperta al territorio significa tempo organizzativo previsto per riunioni di equipe e scambi sul territorio, non il subappalto al terzo settore dei problemi e dei conflitti che scoppiano a scuola. La partecipazione dell\u2019associazionismo alla progettazione scolastica o all\u2019organizzazione del tempo di vita giovanile avviene spesso secondo logiche di profitto indipendenti dai bisogni e dalla conoscenza di studenti e studentesse, magari etichettando i disagi e le caratteristiche dei singoli per affidarne la gestione anche in tempo scolastico a figure specialistiche.<\/p>\n<p>La scuola come sede di elaborazione culturale dell\u2019esperienza deve comprendere attivit\u00e0 di ricerca e di interazione delle studentesse e degli studenti con il loro territorio e il suo governo, imparando a interpretarlo, interrogarlo, immaginarlo nel corso degli studi. L\u2019orientamento come momento di autodeterminazione nell\u2019assunzione dei ruoli attivi e produttivi ne sarebbe potenziato. Collegare le attivit\u00e0 di formazione e istruzione alla ricerca e allo studio d\u2019ambiente sarebbe un mezzo per l\u2019effettiva cittadinanza infantile e giovanile, portatrici di specifiche visioni ed istanze nella progettazione urbanistica e nel governo locale.<\/p>\n<p>Non stiamo parlando di \u201cconsigli dei ragazzi\u201d o di qualsiasi simulazione di vita democratica, quanto di sviluppare i curricola disciplinari anche attraverso pratiche di ricerca sociale e ambientale. La mobilit\u00e0, lo stato dei servizi, l\u2019impatto economico sociale ed ecologico delle attivit\u00e0 sul territorio riguardano i piccoli e le giovani pi\u00f9 di chiunque altro.<\/p>\n<p><strong>5. Scuola e tecnologie<\/strong><\/p>\n<p>Oggi nella scuola si parla il linguaggio dell\u2019 \u201ceconomia della conoscenza\u201d: innovazione, competenze, occupabilit\u00e0, intraprenditorialit\u00e0 e soprattutto tecnologia. Nel processo di istruzione e formazione e nello stesso discorso pedagogico, le tecnologie informatiche, cibernetiche e le intelligenze artificiali sono considerate un orizzonte inevitabile e auspicabile: esse da sole sembrano poter garantire liberazione, innovazione, inclusione e modernit\u00e0. Tuttavia si dimentica che sono l\u2019esito di un sistema economico e politico che sta trasformando il lavoro e la socialit\u00e0 umane, creando sempre pi\u00f9 interdipendenza tra le nostre funzioni sociali, cognitive, biologiche e le macchine.<\/p>\n<p>\u00c8 ci\u00f2 che si intende con \u201ccapitalismo delle piattaforme\u201d: l\u2019interazione continua con le piattaforme digitali \u00e8 il modo in cui si estrae valore dalle energie creative e dalla socialit\u00e0 di ognuno. Siamo allo stesso tempo produttori e consumatori di servizi, scambi, pratiche che avvengono sulle piattaforme digitali ed esse occupano sempre pi\u00f9 spazio nell\u2019organizzazione di tutti gli aspetti della vita.<\/p>\n<p>Lo smaterializzarsi dei processi di consumo di tempo, fatica e risorse umane e naturali dietro le azioni compiute digitalmente \u00e8 un\u2019illusione: molto lavoro, spesso poco riconosciuto, tutelato e organizzato \u00e8 necessario. Oggi un buon numero di ricerche in campo pedagogico ha rilevato come le teorie del capitale umano abbiano penetrato profondamente gli ambiti educativi ed in particolare quelli della istruzione\/formazione. Ci\u00f2 avviene tramite le linee di indirizzo diffuse dai documenti di molti organismi sovranazionali e fondazioni private riprese poi nei documenti ministeriali nazionali.<\/p>\n<p>Il feticcio tecnologico domina nella scuola e monopolizza tutte le risorse economiche che dovrebbero essere invece destinate all\u2019edilizia scolastica, alla qualit\u00e0 degli spazi, alle esperienze fuori dalla scuola, ai bisogni delle e dei pi\u00f9 svantaggiati.<\/p>\n<p>All\u2019interno del Piano nazionale della scuola digitale la parola \u00abinnovazione\u00bb, \u00abinnovation\u00bb o \u00abinnovativa\u00bb \u00e8 ripetuta 179 volte in 140 pagine senza che venga mai chiarito cosa intenda esattamente. In generale la parola sembra coincidere con il concetto di tecnologia digitale riferito a strumentazione e a modelli organizzativi e infrastrutture necessari per rendere tale tecnologia la mediatrice principale del processo formativo.<\/p>\n<p>In questo ottimismo acritico senza progetto e senza pensiero, si dimentica che le nuove dipendenze, la scomparsa del corpo a scuola e di una educazione alla convivialit\u00e0 e alla manualit\u00e0 artigiana, le depressioni e i ritiri sociali, l\u2019insensibilit\u00e0 affettiva, l\u2019analfabetismo sociale non sono nuovi enigmatici comportamenti per cui trovare etichette in forma di disturbi psicologici. Sono piuttosto lo \u201cscarto\u201d e le nocivit\u00e0 di questo ambiente di produzione dello studente-lavoratore per l\u2019economia di piattaforma che \u00e8 divenuta la scuola.<\/p>\n<p>Riconquistare collettivamente la capacit\u00e0 di visione e di critica verso questo processo di alienazione tecnologica in atto \u00e8 fondamentale, cos\u00ec come contestare questa irrazionale destinazione dei fondi pubblici sulla scuola, costruire forme di rifiuto, di diserzione ma anche pratiche alternative, che riportino al centro della vita educativa e del sapere la cura di noi stessi, degli altri esseri viventi, del nostro vivere in comune.<\/p>\n<p><strong>6. Scuola e universit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 possibile, oggi, concepire una societ\u00e0 nella quale scuola e universit\u00e0 continuino a non dialogare tra loro. L\u2019accademismo attua una ormai decennale prassi bancaria nella quale il sapere \u00e8 parcellizzato in crediti formativi, necessari per accedere alle classi di concorso d\u2019insegnamento. Questi crediti, con i relativi esami, creano l\u2019illusione di formare l\u2019insegnante di domani, laddove servirebbe un contatto e una conoscenza maggiori con la scuola stessa, a partire da tirocini retribuiti.<\/p>\n<p>Ben lontana dal considerare la sua missione e il necessario dialogo con scuola e insegnanti, l\u2019universit\u00e0 \u00e8 votata a produrre (salvo rari casi) una merce di scambio interna al suo mondo autoreferenziale, asfissiando s\u00e9 stessa e togliendo cos\u00ec ossigeno anche alla scuola. Sappiamo bene quanto prima ancora della ricerca, quella vera, si dia la precedenza alla scalata accademica, e quindi alle pubblicazioni, che si susseguono con tale foga da non dare la possibilit\u00e0 di studiare seriamente. L\u2019universit\u00e0 ha la grande responsabilit\u00e0 di preparare i nuovi docenti, ma non contribuisce a formare nuove teste pensanti e critiche e le imbottisce di un sapere che rischia di rimanere sterile perch\u00e9 privo di qualsiasi riflessione sul suo utilizzo. Non \u00e8 insomma pi\u00f9 capace di armare intelligenze e coscienze (l\u2019ha mai veramente fatto?), ma \u00e8 dedita a costruire discorsi di giustificazione dell\u2019esistente.<\/p>\n<p>A nulla sono valsi alcuni tentativi, come la creazione di scuole di specializzazione (le Ssis) affinch\u00e9, una volta fuori dall\u2019universit\u00e0, le studentesse e gli studenti potessero formarsi seriamente come future insegnanti, comprendendo profondamente le finalit\u00e0, i doveri e le responsabilit\u00e0 di tale lavoro. Chi insegna all\u2019universit\u00e0 si crogiola in un\u2019ignoranza totale del mondo della scuola (anche qui sono rare le eccezioni), nella convinzione di essere invece al corrente di tutti i mutamenti e di tutti i problemi.<\/p>\n<p>All\u2019Universit\u00e0 va chiesto moltissimo: deve mettersi in dialogo con insegnanti, studenti e famiglie; non solo con i dirigenti scolastici o i tecnici-politici della buropedagogia. Deve offrire energie e risorse per la documentazione delle esperienze, per fare co-ricerca, per inventare, sperimentare insieme soluzioni ai problemi che si presentano nella scuola. Deve, perci\u00f2, combattere per uscire dalla situazione in cui si trova, sovvertendo gli ordini politici e mentali che vigono al suo interno.<\/p>\n<p><strong>7. Scuola e lotta<\/strong><\/p>\n<p>Le docenti sono lavoratrici dipendenti che vivono, al pari della maggioranza dei lavoratori,\u00a0 un processo di impoverimento materiale costante e progressivo. Ma affrontiamo i problemi materiali in solitudine, senza riconoscerne la dimensione collettiva. Crediamo sia importante sentirsi parte di un corpo sociale che va ben oltre la scuola e del quale si condivide una condizione. Qualsiasi riflessione sulla scuola non pu\u00f2 prescindere dalla piena consapevolezza dei livelli drammatici di disuguaglianza che caratterizzano la societ\u00e0, sia in riferimento alle condizioni economiche che alle possibilit\u00e0 reali di accesso al sapere. E tale consapevolezza si costruisce a partire dalla propria condizione, dalle caratteristiche della propria comunit\u00e0 e del proprio territorio.<\/p>\n<p>Pensiamo, che operatori, educatori, docenti debbano (ri)mettere la parola \u201clotta\u201d nella propria esistenza, nel proprio lessico professionale e quotidiano, per il miglioramento della propria condizione lavorativa e salariale, per il riconoscimento dei diritti, propri e di tutti.<\/p>\n<p>Il luogo in cui questo riconoscimento avveniva e questa lotta trovava spazio e strumenti, era il sindacato. Oggi ci sembra non sia pi\u00f9 cos\u00ec. I sindacati, con pochissime eccezioni, non sono pi\u00f9 luoghi di elaborazione collettiva, di organizzazione, di costruzione del conflitto. Tutt\u2019al pi\u00f9 sono strutture che offrono consulenza individuale, sostegno burocratico, \u201cconsigli\u201d. Nei pochi momenti in cui tentano di fare il \u201csalto\u201d dall\u2019individuale al collettivo, fanno pure peggio: diventano corporativi.<\/p>\n<p>Esprimere una critica forte al sindacato non significa sostenere che quello \u201cstrumento\u201d e quella dimensione oggi non servano pi\u00f9. L\u2019auto organizzazione dei docenti \u00e8 importante. Se dentro le classi parliamo di cooperazione, ascolto e riconoscimento di ciascuno, nella societ\u00e0 dobbiamo essere dei \u201clottatori sociali\u201d, a partire dalla nostra condizione. E per farlo bisogna stare insieme, dismettere l\u2019individualismo, riconoscersi come lavoratori, cercare alleanze sociali.<\/p>\n<p>Lo stipendio non esaurisce il tema delle risorse per la scuola. La condizione dei docenti e l\u2019efficacia della scuola dipendono anche da quante risorse le vengono destinate per funzionare e da come si decide di impiegarle e attraverso quali processi di partecipazione. La rivendicazione dell\u2019intelligenza e della responsabilit\u00e0 nel lavoro educativo \u00e8 importante tanto quanto quella salariale e contrattuale. Valgono per esso le stesse prerogative che rendono \u201cumano\u201d e quindi non degradante qualsiasi lavoro: la ricerca, l\u2019iniziativa, la responsabilit\u00e0, la scelta delle strategie pi\u00f9 efficaci, la comprensione dell\u2019intera opera da compiere e dei metodi pi\u00f9 efficaci per compierla.<\/p>\n<p>Svolgiamo il nostro ruolo dentro un\u2019organizzazione che negli ultimi anni \u00e8 stata oggetto di diversi interventi normativi, tutti calati dall\u2019alto. Sono aumentati il verticismo, la precariet\u00e0 (intesa non solo come situazione contrattuale), gli organi collegiali sono luoghi dove si ratificano decisioni prese altrove, non si sa bene dove e da chi, molte energie sono spese nella compilazione massiccia di inefficace documentazione, il livello di \u201cburocratizzazione\u201d del nostro ruolo \u00e8 massimo.<\/p>\n<p>Alla lotta per il miglioramento delle condizioni di lavoro deve accompagnarsi una mobilitazione costante per la trasformazione della scuola, della sua organizzazione, per la ridefinizione radicale di spazi e tempi, priorit\u00e0 e metodi. Sindacato e auto organizzazione devono ridiventare lo strumento per la presa di parola politica sulla scuola come bene pubblico.<\/p>\n<p>Riflettere, sperimentare, mettere in pratica nella singola aula i principi della didattica attiva non basta. Bisogna attivarsi collettivamente per strappare pezzi di cambiamento. Pensiamo che alcuni esempi del passato ci indichino almeno in parte una strada ancora percorribile. La nascita del tempo pieno e delle 150 ore sono due casi in cui le rivendicazioni di chi viveva e operava nella scuola si saldavano con bisogni sociali pi\u00f9 ampi, definendo alleanze e percorsi di azione comune; hanno rappresentato anche momenti in cui si \u00e8 realizzata una forte convergenza tra questione \u201csindacale\u201d e questione pedagogica. Gli insegnanti e chi in quegli anni volle sostenerli non chiedevano genericamente pi\u00f9 risorse per la scuola pubblica, ma lottavano per dei modelli che contenevano in s\u00e9 ipotesi organizzative e opzioni ideali e metodologiche. La questione delle risorse veniva di conseguenza.<\/p>\n<p>Crediamo che vada recuperato se non quella modalit\u00e0 di azione (il contesto \u00e8 drasticamente mutato), almeno lo spirito di quell\u2019agire. Solo tenendo insieme il tema delle risorse con quello dei modelli educativi si evitano deragliamenti corporativi. Difendere questa scuola pubblica non ci interessa, ci interessa creare le condizioni per una sua reale e radicale trasformazione.<\/p>\n<p><em>Litighiamo spesso, dentro e fuori le pagine di questa rivista, sulle cause che hanno determinato la crisi che abbiamo tentato di descrivere attraverso questo parziale e provvisorio elenco di contraddizioni della scuola. C\u2019\u00e8 chi pone l\u2019accento sul \u201cpiano\u201d del Capitale (il mercato, la finanza e la tecnologia al loro servizio) e chi sugli \u201ceffetti\u201d del Capitale (la burocrazia, la tecnocrazia, la \u201csecolarizzazione\u201d radicale degli ideali libertari di trasformazione della societ\u00e0). Comunque sia, i piani e gli effetti del Capitale non cadono nel vuoto. Ci\u00f2 che si \u00e8 degradato in questi anni non sono solo la situazione materiale della scuola e le condizioni contrattuali di noi insegnanti, ma anche la nostra intelligenza, il nostro buon senso, la nostra immaginazione, la nostra capacit\u00e0 di reazione.<\/em><\/p>\n<p><em>La crisi dell\u2019organizzazione della scuola e della nostra cultura professionale non \u00e8 qualcosa che potr\u00e0 essere modificata da un giorno all\u2019altro, \u00e8 fatta di relazioni tra esseri umani. La modificheremo iniziando a sperimentare forme di relazioni educative diverse, organizzandoci in modo diverso. Se nel contempo sapremo guardarci intorno e descrivere quello che vediamo con la dovuta \u201ccrudelt\u00e0\u201d, non si tratter\u00e0 di inutile attendismo riformista.<\/em><\/p>\n<p><strong><a href=\"mailto:scuola@gliasini.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">scuola@gliasini.it<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/cambiare-tutto-sette-nodi-sulla-scuola\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/cambiare-tutto-sette-nodi-sulla-scuola\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Redazione) illustrazione di Mara Cerri Nel corso dell\u2019emergenza sanitaria per Covid-19, si \u00e8 avviato un dibattito pubblico sulla scuola finalmente adeguato all\u2019importanza sociale dell\u2019istituzione educativa pubblica.\u00a0Per qualche mese \u00e8 risultata lampante a tutti la funzione di luogo di vita, socializzazione, scambi e formazione che la scuola potrebbe avere per bambini e giovani. Altrettanto\u00a0eclatante \u00e8 stata la sua fatica a cambiare anche nell\u2019emergenza e la necessit\u00e0 di momenti istituenti che la aprissero ai&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72676,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/io-imparo-da-solo-sulla-rivista-gli-asini-445.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lbn","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81429"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=81429"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81429\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81430,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81429\/revisions\/81430"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=81429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=81429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=81429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}