{"id":81520,"date":"2023-09-18T10:30:24","date_gmt":"2023-09-18T08:30:24","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81520"},"modified":"2023-09-17T14:29:57","modified_gmt":"2023-09-17T12:29:57","slug":"lavvenire-degli-oppressi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81520","title":{"rendered":"L\u2019avvenire degli oppressi"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (di Lorenzo Serra)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-81521 size-medium\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/oppressi-fionda-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/oppressi-fionda-300x212.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/oppressi-fionda.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019impossibilit\u00e0 di afferrare alcun anello, fosse anche il pi\u00f9 debole, della catena: questa \u00e8 l\u2019attuale condizione di contrapposizione alla realt\u00e0 circostante. Ma l\u2019assenza di una forza\/cultura politica antagonista non coincide, tuttavia, con l\u2019assenza di sacche di oppressione ed emarginazione \u2013 in realt\u00e0 sempre pi\u00f9 consistenti. Da qualche parte, quindi, si deve pur cominciare, tenendo fermo quest\u2019obiettivo da perseguire: il tentativo, cio\u00e8, di tramutare l\u2019emarginazione in consapevolezza (coscienza), la coscienza in forza antagonista, la forza antagonista in una montagna che possa, quindi, schiantarsi contro il mondo\u00a0<em>contemporaneo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si dovrebbe, dunque, iniziare dalle domande pi\u00f9 semplici,\u00a0<em>immediate<\/em>: quale \u00e8 il male che affligge l\u2019essere umano della nostra epoca? Come si configurano le nuove forme di debolezza, oppressione ed emarginazione? Che tipo di\u00a0<em>modernit\u00e0<\/em>\u00a0\u00e8 quella che abbiamo di fronte? Questa\u00a0<em>nuova<\/em>\u00a0declinazione delcapitalismo in che modo sta mutando le strutture fondamentali della forma di vita borghese? Come ci poniamo rispetto al problema della\u00a0<em>totalit\u00e0<\/em>\u00a0del mondo, e dei suoi rapporti di forza?\u00a0 E, ancora, quali sono le metodologie appropriate, da recuperare, per opporci a quest\u2019epoca?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna cominciare a rifletterci su queste domande, tenendo ferma la consapevolezza di come qualsiasi riflessione antagonista abbia la possibilit\u00e0 di venir assorbita dalla cultura egemone. Quest\u2019ultima, infatti, \u00e8 divenuta un blocco unitario \u2013 l\u2019<em>unica forma\u00a0<\/em>del mondo \u2013 in grado di accogliere al suo interno elementi contrastanti, finanche opposti. Qui, infatti, vi \u00e8 uno dei tratti salienti della nostra contemporanea\u00a0<em>cultura estetica<\/em>: la capacit\u00e0 di dialettizzare ogni proposta antagonista, di tramutare, cio\u00e8, ogni assalto\u00a0<em>esterno<\/em>\u00a0in problema\u00a0<em>interno<\/em>. E, ancora, di rendere molle ci\u00f2 che \u00e8 duro, superficiale ci\u00f2 che \u00e8 radicale, specialistico ci\u00f2 che \u00e8 estremamente vitale. Queste sono le fattezze del\u00a0<em>Nemico<\/em>\u00a0che ci ritroviamo di fronte: fluido, onnipervasivo, apparentemente impossibile da afferrare e, quindi, da combattere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Discutendo dei potenziali elementi di contrasto, partiamo anche qui da un\u2019evidenza: il\u00a0<em>nuovo mondo<\/em>\u00a0non ha, in alcun modo, risolto il problema della sofferenza umana. O meglio, per esser pi\u00f9 precisi, non ci \u00e8 entrato in alcun dialogo, \u00e8 completamente estraneo al problema (gi\u00e0 questa dovrebbe essere una buona motivazione per voler abbatterlo). Ecco, insomma, la condizione, solo apparentemente paradossale, in cui viviamo: un\u2019epoca abitata da un dolore sempre\u00a0<em>latente<\/em>, a cui sono lasciati i singoli individui, senza pi\u00f9 alcuna capacit\u00e0 di simbolizzazione, condivisione o presa in carico collettiva. Al grado pi\u00f9 alto della civilizzazione, ci ritroviamo, cos\u00ec, di fronte alla massima condizione\u00a0<em>terribile<\/em>\u00a0per l\u2019essere umano: una solitudine, sempre pi\u00f9 angosciante, di fronte alla domanda di senso. Ed allora nostro compito, il compito, cio\u00e8, di una forza antagonista, dovrebbe essere il seguente:\u00a0<em>andare a vedere<\/em>\u00a0queste nuove forme di emarginazione \u2013 esaminarle, indagarle, nel tentativo di donare ad esse una forma comunitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per assolvere a questo compito storico si pone, innanzitutto, una necessit\u00e0: la riacquisizione di una forma di\u00a0<em>coscienza<\/em>. Questo significa costruire un\u2019alternativa, politica ed antropologica, al mondo dominante, da cui discende, logicamente, la necessit\u00e0 di mutare l\u2019angolazione della nostra visuale: fare in modo, cio\u00e8, che, nella nostra visione del mondo,\u00a0<em>centrale<\/em>\u00a0e\u00a0<em>periferico<\/em>\u00a0si scambino di posto. Non (in)seguire pi\u00f9 le categorie dell\u2019epoca dominante: costruirne, piuttosto, delle proprie, recuperando, simultaneamente, quell\u2019antica tradizione di messa in questione delle forme di emarginazione ed oppressione, per donare ad essa una forma\u00a0<em>riattualizzata<\/em>. Riacquisire, in sintesi, la nostra forza\u00a0<em>autonoma<\/em>: anelare a fare in modo che sia il centro a guardare noi, e non viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nostra battaglia deve quindi partire da qui: da una critica radicale, feroce alla forma di vita borghese, a quella che, in precedenza, abbiamo definito nei termini di\u00a0<em>cultura estetica<\/em>. Insomma, la lotta \u00e8 insieme storico-epocale, politico-economica, antropologica ed i bersagli sono, conseguentemente, la declinazione\u00a0<em>finale<\/em>\u00a0della modernit\u00e0, la ristrutturazione contemporanea del modo di produzione capitalistico, e, quindi, la forma di vita borghese, discendente e, insieme,\u00a0<em>protettrice<\/em>\u00a0di questo mondo. Il compito \u00e8 quello di sfidare apertamente l\u2019epoca egemone, opponendo alle\u00a0<em>sue<\/em>\u00a0categorie le\u00a0<em>nostre<\/em>\u00a0categorie: nuovamente forti lo saremo nel momento in cui non aneleremo pi\u00f9 a divenire come lui, ma cominceremo a disprezzarlo, odiandone (con tenerezza, si intende, come scriveva Mario Tronti) la sua\u00a0<em>Weltanschauung<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tempo di essere subordinati,\u00a0<em>a rimorchio<\/em>, deve terminare: il centro deve ritornare ad avere paura di noi. Ci\u00f2 significa schernirlo, dileggiarlo, togliergli la maschera: destrutturare i suoi punti di forza, mostrandone la loro vacuit\u00e0. Non aver pi\u00f9 timore di un\u2019apparente marginalit\u00e0: piuttosto, costruire sulla disfunzionalit\u00e0 al\u00a0<em>moderno<\/em>\u00a0un\u2019alternativa, su ci\u00f2 che appare come debolezza una forza radicale. Questo \u00e8 il campo di lotta, di conflitto, concernente i destini del nostro avvenire: la riscoperta di una\u00a0<em>fierezza<\/em>, di un orgoglio, nella condizione di oppressione ed emarginazione. Ci\u00f2, tuttavia, non significa crogiolarsi nella subordinazione, nello stato degli\u00a0<em>sconfitti<\/em>: piuttosto, tentare, continuamente, di dire che che ci\u00f2 che \u00e8 periferico pu\u00f2 divenire centrale \u2013 costruire, cio\u00e8, lentamente, un potere alternativo, un\u00a0<em>contro-potere<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui vi \u00e8 un elemento decisivo: proprio, infatti, perch\u00e9 il\u00a0<em>punto di vista<\/em>\u00a0\u00e8 politico \u2013 poich\u00e9, cio\u00e8, la nostra \u00e8 sempre una lotta per l\u2019egemonia \u2013 non dobbiamo dichiararci fuori dalle dinamiche della realt\u00e0 circostante. Questo significa che il nostro obiettivo finale non deve essere la costruzione di una fortezza interiore, di una realt\u00e0\u00a0<em>privata<\/em>, mentre il mondo esterno sopravvive e prospera: piuttosto, la nostra meta \u00e8 di far s\u00ec che le fondamenta della realt\u00e0 contemporanea crollino. Da qui la necessit\u00e0 di esaminare, studiare,\u00a0<em>esperire<\/em>\u00a0punti di forza e limiti del contesto dominante, con l\u2019obiettivo di farli esplodere:\u00a0<em>dentro e contro<\/em>, secondo la vecchia formula operaista \u2013 ecco l\u2019unica possibilit\u00e0 che abbiamo per rivoluzionare il contesto egemone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il giovane Luk\u00e1cs, commentando Dostoevskij, parlava di\u00a0<em>atei che credono<\/em>: questa, in qualche modo, dovrebbe essere anche la nostra filosofia. Infatti, siamo comunque figli di questo mondo ed il nostro obiettivo non deve essere l\u2019<em>eremo<\/em>, seppur anche comunitario, ma la\u00a0<em>polis<\/em>, e quindi la politica. E questo si deve tradurre nel comprendere, a fondo, l\u2019ateismo del nostro mondo (ateismo e fede hanno, nell\u2019interpretazione del filosofo ungherese, una valenza metaforica, simbolica), senza, tuttavia, evidentemente sposarlo: stare dentro l\u2019attuale\u00a0<em>moderno<\/em>\u00a0in un modo\u00a0<em>antico<\/em>. Solamente dall\u2019interno, infatti, potr\u00e0 avvenire un rovesciamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, oggi socialismo significa critica della\u00a0<em>civilizzazione<\/em>, di una forma di vita borghese divenuta onnipervasiva: questi, cio\u00e8, si traduce nella presa in carico del materiale di scarto del contemporaneo, di ci\u00f2 che da quest\u2019ultimo \u00e8 considerato come primitivo,\u00a0<em>barbaro<\/em>. Si avrebbe dunque bisogno propriamente di un\u2019alternativa al potere anti-convenzionale: un socialismo come f<em>orza barbara<\/em>\u00a0che si ponga in guerra contro la nostra epoca. Scriveva ancora il giovane Luk\u00e1cs, in un passaggio molto bello della sua giovinezza, a proposito della chance storica incarnata dal socialismo: \u201cla speranza che sopraggiungano dei barbari, i quali mandino brutalmente in frantumi tutte le raffinatezze\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 qui, dunque, in ultima istanza, la possibilit\u00e0 rappresentata dal socialismo nel mondo attuale: la feroce critica di ci\u00f2 che si definisce come centrale e, conseguentemente, la costruzione di una nuova\u00a0<em>cultura<\/em>, che possa divenire il tramite (l\u2019<em>aurora<\/em>) di una nuova epoca. Una dimensione politico-economica, antropologica-esistenziale, storico-epocale \u2013 mai il compito assegnato al socialismo fu pi\u00f9 ampio: costruzione di una nuova direzione per la modernit\u00e0, critica della forma di vita borghese, rivoluzione del sistema economico di produzione e messa in discussione dei rapporti di forza globali, rivalutazione e creazione di un orizzonte di senso comunitario per oppressi ed emarginati. La possibilit\u00e0, in estrema sintesi, di aprire la strada ad una nuova\u00a0<em>Kultur<\/em>.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/13\/lavvenire-degli-oppressi\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/13\/lavvenire-degli-oppressi\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (di Lorenzo Serra) L\u2019impossibilit\u00e0 di afferrare alcun anello, fosse anche il pi\u00f9 debole, della catena: questa \u00e8 l\u2019attuale condizione di contrapposizione alla realt\u00e0 circostante. Ma l\u2019assenza di una forza\/cultura politica antagonista non coincide, tuttavia, con l\u2019assenza di sacche di oppressione ed emarginazione \u2013 in realt\u00e0 sempre pi\u00f9 consistenti. 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