{"id":81556,"date":"2023-09-19T10:30:57","date_gmt":"2023-09-19T08:30:57","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81556"},"modified":"2023-09-18T15:11:31","modified_gmt":"2023-09-18T13:11:31","slug":"il-rule-based-international-order-rbo-fondamento-del-dominio-unipolare-e-negazione-del-diritto-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81556","title":{"rendered":"Il Rule-based international order (RBO): fondamento del dominio unipolare e negazione del diritto internazionale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di MARXISMO OGGI (Michela Arricale, Fabio Marcelli*)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il concetto di Rule-Based International Order (RBO) \u00e8 emerso come centrale nel panorama delle relazioni internazionali. Negli ultimi anni viene sempre pi spesso evocato da parte dei leader occidentali, ed in particolare dagli Stati Uniti. Questo articolo si propone di esplorare la natura e le implicazioni di questo concetto, anche in relazione all\u2019opposto concetto di International Legal Order (ILO).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 12 Giugno 2022 il Presidente Biden ha pubblicato un editoriale sul New York Times in cui dichiara come \u201cle azioni della Russia in Ucraina potrebbero segnare la fine del Rule-based international order\u201d. Lo stesso Biden, al margine del Summit NATO di Madrid del 2022 che ha ratificato l\u2019adozione del nuovo Strategic Concept, ha sottolineato come \u201ctutte le democrazie del mondo\u201d avrebbero strenuamente difeso il RBO. Sempre nel 2002, il 12 ottobre, sempre Biden pubblica il Piano Nazionale Strategico USA (US National Security Strategy) il cui testo fa continui riferimenti al RBO come \u201cfondamento della pace e prosperit\u00e0 globale\u201d. Il non fare alcun riferimento al diritto internazionale &#8211; ma sempre e solo al RBO &#8211; sembra essere una vera e propria scelta deliberata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stesso Strategic Concept 2022 della NATO richiama il Rule-based international order sin dalle premesse. Ed ancora il G7, ad esempio, il 3 agosto ha rilasciato una dichiarazione riaffermando \u201cil nostro impegno condiviso al mantenimento del Rule-based International order\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inseguendo gli statunitensi, anche gli altri leader occidentali si sono affrettati ad acquisirne il linguaggio, ed i riferimenti al RBO sono immancabili quando si tratta di criticare gli Stati non occidentali, in particolare Cina e Russia, per le loro \u201ccattive condotte\u201d, mancando di citare alcun riferimento tradizionale alla legalit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma che cosa \u00e8 questa creatura, il Rule-based international order (RBO)? \u00c8 un sinonimo di legalit\u00e0 internazionale, come il discorso pubblico vorrebbe lasciarci intendere? Oppure \u00e8 qualcosa di altro e di diverso, ed incompatibile con un ordine internazionale fondato sul diritto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando parliamo di ordine internazionale, facciamo riferimento a quel complesso di norme che regolano il rapporto tra Stati attraverso il funzionamento delle istituzioni internazionali. Esiste una grande variet\u00e0 possibile di ordini internazionali, ma quello che poi emerge di volta in volta nella realt\u00e0 storica dipende dal modo in cui \u00e8 distribuito il potere globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo, va specificato in premessa che un ordine pu\u00f2 definirsi internazionale solo se ricomprende le relazioni tra tutte le grandi Potenze, altrimenti \u00e8 da considerarsi un ordine ristretto (in inglese: bounded). Mentre gli ordini internazionali servono alla composizione degli interessi tra Potenze, gli ordini ristretti \u2013limitati nella partecipazione e\/o negli scopi- ne nutrono la competizione. La tassonomia tradizionale classifica gli ordinamenti internazionali distinguendoli in ordini unipolari, bipolari e multipolari, ed ancora in ordini realisti, pragmatici o ideologici. Le grandi Potenze, e le loro relazioni di forza, creano e guidano tali ordinamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il modello multipolare e quello bipolare, tendenzialmente, sono caratterizzati da un approccio realista alle relazioni internazionali, a differenza del modello unipolare \u2013 che pu\u00f2 oscillare dall\u2019approccio ideologico (quando l\u2019unico polo di potere pretende di imporre ad altri la sua ideologia) &#8211; a quello pragmatico (caratterizzato, al contrario, dall\u2019indifferenza alle faccende domestiche degli Stati terzi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il motivo di tale differenza \u00e8 immediatamente intellegibile: se ci sono due o pi\u00f9 grandi Potenze, la competizione tra loro subordina ogni questione ideologica ad interessi strategici: se \u00e8 vero che l\u2019obiettivo di ognuno rimane quello di conquistare pi\u00f9 potere a discapito degli altri, qualora questo non fosse possibile, ci si concentra sul non cedere campo a favore dei terzi, anche attraverso il mantenimento dello status quo. In tale contesto, emergeranno ordini ristretti organizzati intorno agli interessi di una o pi\u00f9 grandi Potenze, che alimenteranno la competizione tra gruppi, la quale per\u00f2 verr\u00e0 a propria volta disciplinata dalle istituzioni internazionali universalistiche, il cui scopo ontologico \u00e8 proprio quello di facilitare la cooperazione e\/o la composizione degli interessi degli Stati, e soprattutto delle grandi Potenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un modello unipolare, al contrario, l\u2019ordine internazionale non potr\u00e0 mai essere realista. L\u2019unipolarit\u00e0 prevede l\u2019esistenza di un&#8217;unica grande Potenza, e questo \u2013per definizione- implica l\u2019assenza di competizione strategica, che \u00e8 il presupposto fondamentale per cui possa svilupparsi un approccio realista alle relazioni tra Stati. Il modello unipolare pu\u00f2 essere ideologico, se la Potenza dominante ritiene che la propria ideologia di riferimento debba essere imposta anche agli altri Stati, oppure pragmatico \u2013quando la Potenza dominante rimane indifferente al tipo di modello domestico adottata dagli altri Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nessun ordine internazionale dura per sempre: un ordine multipolare realista si trasformer\u00f2 in un modello unipolare ideologico se il numero potenze in grado di competere ad armi pari tra loro diminuir\u00e0. Un modello unipolare, al contrario, collasser\u00e0 quando nuove potenze emergeranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Storicamente, la distribuzione del potere risultato dalla fine della Seconda guerra mondiale ha portato all\u2019emersione di un modello bipolare. Nonostante entrambi i maggiori centri di potere, USA e URSS, fossero guidati da un\u2019ideologia ben determinata -che si rispecchiava pienamente negli ordini circoscritti creati da ognuno per sostenere il perseguimento dei propri interessi competitivi- l\u2019approccio del modello organizzativo delle relazioni tra Stati, anche facenti parte dello stesso schieramento, era caratterizzato dall\u2019essere fortemente realista. La costituzione dell\u2019ONU prosegu\u00ec in maniera concertata tra tutti gli Stati che \u2013 al tempo- facevano parte della comunit\u00e0 internazionale, mentre le questioni (strettamente competitive) relative alle relazioni economiche e di sicurezza vennero risolte in maniera parcellizzata con l\u2019architettura di Bretton Woods e la NATO, disegnati nell\u2019interesse degli Stati ad economia di mercato, ed il Patto di Varsavia che, insieme al COMECON, era il polo di attrazione destinato agli Stati che facevano riferimento all\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con l\u2019avanzare del processo di decolonizzazione, per\u00f2, il mondo bipolare si dimostr\u00f2 inadeguato a dare risposta alle necessit\u00e0 dei Paesi di nuova indipendenza ed in via di sviluppo (PVS) che nel frattempo emergevano sulla scena, i quali cominciarono a cercare una propria autonomia dai due blocchi. A partire dalla Conferenza di Bandung del 1955 cercano una alternativa al modello bipolare, che offriva loro una finta alternativa, di cui nessuna delle due compatibili con le proprie aspirazioni di indipendenza e sovranit\u00e0. Mentre le grandi Potenze egemoni erano concentrate sulla loro competizione strategica al di fuori delle istituzioni universalistiche, i PVS scelsero l\u2019ONU come luogo di elezione della loro battaglia politica, ridandogli nuova centralit\u00e0 proprio mentre sembrava immobilizzato dalla competizione tra i blocchi. Il voto capitario dell\u2019Assemblea garantiva loro la maggioranza, e cos\u00ec riuscirono ad indirizzarne l\u2019elaborazione e i valori riuscendo a porre i propri temi al centro dell\u2019agenda dell\u2019organizzazione, esprimendo grande efficacia nel perseguimento della propria strategia di autoaffermazione: \u00e8 grazie al loro lavoro che viene elaborato il concetto di diritto allo sviluppo (che sostitu\u00ec la dottrina degli aiuti allo sviluppo) oggi parte piena del consensus internazionale, nonch\u00e9 quelli di diritto all\u2019autodeterminazione e rispetto della sovranit\u00e0 territoriale, in accordo all\u2019ordine legale internazionale come disegnato dalla Carta delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sin dall\u2019abbandono dei Bretton Woods e fino alla fine della Guerra Fredda, i PVS provarono a imporre un nuovo ordine economico internazionale (NOEI), riuscendo a definirne formalmente scopi e principi, ma i loro sforzi furono frustrati dalla forza con cui si afferm\u00f2 il dominio del modello liberale occidentale a guida statunitense dopo il collasso dell\u2019URSS, che ha dominato il campo fino a poco tempo fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre il NOEI immaginato dai PVS rivendicava una vera centralit\u00e0 per le Nazioni Unite, tentando di stabilire un ordine economico disciplinato da veri e propri strumenti giuridici, al fine di subordinare le forze del mercato al diritto allo sviluppo dei popoli, il Washington consensus era improntato alla visione liberista basata sul negoziato, non sulla legge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti trasformarono, cos\u00ec, l\u2019approccio realista che aveva caratterizzato fino a quel momento le relazioni internazionali in una vera e propria missione ideologica, trasformandolo in quello che conosciamo come Washington Consensus o International Liberal Order: un modello unipolare e ideologico a guida USA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con il Washington Consensus tutti gli ordini circoscritti fino a quel momento creati dal Blocco occidentale rimasero formalmente in piedi, anche se videro mutato il proprio ruolo in maniera sostanziale &#8211; anzi addirittura opposto a quello originariamente immaginato, come nel caso della Banca Mondiale e del FMI che divennero veri e propri alfieri dell\u2019imposizione dei principi di laissez-faire economico come unico principio di governo domestico degli Stati &#8211; mentre le organizzazioni internazionali che facevano riferimento all\u2019URSS, sia economiche che di sicurezza, furono smantellate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel tempo, e nonostante il tentativo USA di consolidare la propria egemonia, altre Potenze si sono imposte nelle relazioni tra Stati. Tanti di quei PVS che allora rivendicavano il proprio diritto all\u2019autodeterminazione, compresa la Cina, sono diventati grandi Potenze economiche e militari, ed oggi hanno la forza per imporre una svolta all\u2019assetto delle relazioni internazionali. La Russia, che fu smembrata dalle politiche liberiste degli anni 90, ha trovato la strada per affermarsi di nuovo. E poi c\u2019\u00e8 l\u2019India. Poich\u00e9 le Potenze che si affacciano sono tante, l\u2019ordine internazionale che ne verr\u00e0 non potr\u00e0 essere che multipolare, e quindi di approccio realista. La guerra sta accelerando questo processo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un caso che tali nuove Potenze, al contrario degli USA ed alleati che fanno riferimento al RBO, nel loro discorso pubblico si richiamino sempre all\u2019ordine legale internazionale e alla centralit\u00e0 dell\u2019ONU. Nel comunicato finale dell\u2019ultima riunione dei BRICS del 23 Agosto 203, ad esempio leggiamo: \u201cReiteriamo il nostro impegno ad un multilateralismo inclusivo, che includa i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite come un suo fondamento indispensabile, e il ruolo centrale delle Nazioni Unite in un sistema internazionale in cui Stati sovrani cooperino per mantenere pace e sicurezza e conseguire uno sviluppo sostenibile\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La globalizzazione imposta dal modello liberale, se da un lato ha fatto la ricchezza dei pochi che ancora ne sostengono la validit\u00e0, ha contribuito all\u2019aumento delle diseguaglianze globali e domestiche, anche all\u2019interno degli Stati occidentali. Ha prodotto un sistema economico instabile che ripropone ciclicamente crisi sempre pi\u00f9 violente, con conseguenze che si abbattono in maniera maggiore sui soggetti \u2013 siano essi Stati e\/o individui &#8211; pi\u00f9 poveri. Ma \u00e8 stato anche l\u2019acquis che ha permesso a nuovi poli di potere ad emergere ed affermarsi, e cio\u00e8 esattamente l\u2019elemento indispensabile alla fine dell\u2019ordine unipolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Analizzato da questo punto di vista appare chiaro come le due locuzioni \u2013 Rule based international order e international legal order &#8211; non sono affatto sinonimi, bens\u00ec concetti opposti ed incompatibili tra di loro ed anzi afferenti prospettive politiche addirittura antagoniste.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Caratteristica fondamentale di tutti gli ordinamenti internazionali, quale che sia la loro classificazione, \u00e8 il fatto che le norme che ne governano il funzionamento sono determinate dalle grandi Potenze in modo tale che si accordino al perseguimento dei loro interessi. Il problema sorge quando tali regole non si accordano pi\u00f9 con gli interessi delle Potenze dominanti, e allora tali regole verranno ignorate o reinterpretate o addirittura riscritte. Gli Stati pi\u00f9 potenti disegneranno le regole in modo tale da costringere gli Stati pi\u00f9 deboli a seguire determinati comportamenti, ma non esiste alcun modo efficace che consenta agli Stati pi\u00f9 deboli, che pure fanno parte dell\u2019ordinamento, di costringere gli Stati pi\u00f9 forti ad obbedire a quelle stesse regole che impongono agli altri, se non sono favorevoli ai loro interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale caratteristica \u00e8 estremizzata negli ordinamenti unipolari, poich\u00e9 la presenza di un&#8217;unica grande Potenza implica l\u2019assenza di possibilit\u00e0 di altre forze, che gli garantisce di fatto una sorta di immunit\u00e0 alle norme, e certamente l\u2019impunit\u00e0 sostanziale per ogni violazione commessa. Tale elemento \u00e8 l\u2019ostacolo principale alla concretizzazione di un ordine internazionale di tipo legale, poich\u00e9 il concetto di legalit\u00e0 implica quello di universalit\u00e0: tutti sono ugualmente sottoposti alle regole, e quello di formalismo: queste regole devono essere assunte secondo un iter determinato e devono contenere prescrizioni chiare in ordine al proprio contenuto. Entrambi tali elementi risultano assenti nel RBO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le \u201cregole\u201d del Rule-based order non hanno alcun carattere determinato, si riducono ad una mera dichiarazione di principi senza offrire mai alcun riferimento a nessuno degli ordinari strumenti della legalit\u00e0 internazionale. Quando, ad esempio, gli USA si fanno araldi della difesa dei diritti umani, o dell\u2019autodeterminazione, o di altri principi fondanti del diritto internazionale, evitano accuratamente di riferire tali principi ai contenuti positivi iscritti nei trattati internazionali che ne formano l\u2019attuale sistema. Si ritengono soddisfatti dall\u2019enunciazione del principio, senza alcun riguardo alla sua vincolativit\u00e0 o le possibilit\u00e0 di applicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcuni studiosi liberali sostengono che la locuzione RBO, al contrario di quanto qui sostenuto, non solo sia assolutamente compatibile con il diritto internazionale ma stia solo ad indicare l\u2019inclusione nel sistema di legalit\u00e0 internazionale anche di tutti quegli strumenti di soft-law e regolatori. Un modo per superare la concezione meramente formalistica del diritto. Ad esempio ricomprendendo anche risoluzioni non vincolanti delle Nazioni Unite o altre istituzioni intergovernative, ed ancora le decisioni delle Conferenze e\/o di altri soggetti che stabiliscono standard economici e commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa interpretazione per\u00f2 riduce il peso delle norme formali del diritto internazionale, e suscita preoccupazioni perch\u00e9 risulta assolutamente indefinito il rapporto tra le varie fonti: norme non vincolanti vengono considerate altrettanto importanti \u2013 quando non di pi\u00f9, pensiamo al Fondo monetario internazionale o alla Banca nondiale- di quelle espressamente dichiarate come tali dal diritto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La fallacia di tale argomentazione, inoltre, \u00e8 evidenziata dalla realt\u00e0 empirica, che vede gli USA violare ogni giorno le regole della legalit\u00e0 internazionale in nome del RBO, che invece manca di definizioni precise proprio perch\u00e9 il suo contenuto sostanziale deve potersi adattare agli interessi statunitensi, dimostrando cos\u00ec sul campo la propria incompatibilit\u00e0 con la legalit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il RBO e il suo approccio selettivo alle norme, mina alle fondamenta la certezza e la coerenza del diritto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad esempio, ordinario strumento della politica estera USA sono l\u2019imposizione di sanzioni unilaterali a Stati terzi \u2013 strumenti illegali e criminali secondo il sistema del diritto internazionale \u2013 sulla base del fatto che tali Paesi target avrebbero violato queste indefinite \u201cregole\u201d. Tale presunta violazione, ad esempio nel caso del blocco imposto a Cuba, consiste proprio nell\u2019aver resistito all\u2019imposizione di modelli di sviluppo che fossero subalterni nell\u2019interesse di Washington, niente \u2013 in sostanza &#8211; che possa essere considerato una violazione del diritto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, altra caratteristica della prospettiva RBO come portata avanti degli USA \u00e8 l\u2019assoluta arbitrariet\u00e0 nell\u2019utilizzo degli strumenti ordinari del diritto internazionale -pure istituiti a seguito di confronti democratici avvenuti in sede UN o altri fora. Gli Stati Uniti non hanno ratificato moltissimi \u2013 seppur fondamentali per l\u2019ordine legale internazionale &#8211; trattati internazionali; ad esempio non hanno ratificato la Convenzione sul diritto del Mare del 1994, eppure ci\u00f2 nonostante \u2013pur non essendo, cio\u00e8, parte del trattato- pretendono di utilizzarne le prescrizioni, ma solo quando sono a proprio favore, come quando pretendono di portare avanti le proprie esercitazioni navali lungo le coste degli Stati Parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli USA non hanno ratificato il Trattato di Roma che istituisce la Corte Penale Internazionale (CPI), eppure pretendono di utilizzarne gli organismi, indirizzandone l\u2019attivit\u00e0 verso quelli che considera propri nemici. Sono sempre pronti, per\u00f2, ad ostacolarne aggressivamente l\u2019operato quando pretende di indagare i crimini contro l\u2019umanit\u00e0 commessi dagli Stati Uniti o dai propri stretti alleati, come nel caso di Israele. Quando nel 2019 la CPI ha aperto un\u2019indagine per i crimini di guerra commessi in Afghanistan, gli USA hanno reagito imponendo sanzioni agli ufficiali della Corte e impedendo alla procuratrice di recarsi sul suolo statunitense per testimoniare all\u2019ufficio UN di New York negandole la concessione del visto e colpendo con sanzioni anche tutti i membri della sua famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora pi\u00f9 emblematico \u00e8 il comportamento assunto in difesa di Israele: nonostante quest\u2019ultimo compia da settanta anni crimini internazionali a danno del popolo palestinese, crimini e illegalit\u00e0 riconosciuti come tali dal diritto internazionale e per i quali la maggioranza dei Paesi del mondo chiede giustizia, gli Stati Uniti si rifiutano di riconoscerne le azioni come tali. Nel sistema RBO propugnato dagli USA, infatti, Israele non viola nessuna \u201cregola\u201d, poich\u00e9 la sua sicurezza prevale sui diritti di tutti gli altri. Allo stesso modo, quando Bush junior aggred\u00ec l\u2019Iraq dichiar\u00f2 esplicitamente \u2013 durante il discorso sullo stato dell\u2019Unione del 2003- che anche se l\u2019invasione avesse violato il diritto internazionale, gli USA avrebbero continuato a fare tutto il necessario per assicurare la propria sicurezza nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nessuna eguaglianza di fronte al RBO, in sostanza, al contrario di quanto propugnato dal diritto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Molti altri sono i trattati non ratificati dagli USA, e la maggior parte riguardano il sistema di controllo degli armamenti ( il Trattato per l\u2019eliminazione delle mine antiuomo del 1999, la Convenzione contro le munizioni a grappolo del 2010, il Trattato sul commercio di armi del 2013) ed il sistema internazionale di protezione dei diritti umani ( il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1967, la Convenzione per l\u2019eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne del 1981, la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1990 o il Protocollo alla Convenzione contro la tortura del 2002).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutti questi elementi, pertanto, devono considerarsi estranei al sistema di regole internazionali che promuovono gli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma anche la ratifica da parte degli USA di un trattato non pu\u00f2 considerarsi certo garanzia di adesione alle prescrizioni ivi contenute. Ad esempio, pur avendo accettato la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia, ne blocca i lavori a proprio danno attraverso il sistema di veto del Consiglio di sicurezza sin dal 1986, da quando \u2013cio\u00e8- \u00e8 stata giudicata colpevole di aver violato la sovranit\u00e0 del Nicaragua e condannata al risarcimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, il RBO non \u00e8 altro che l\u2019architettura necessaria al mantenimento del dominio unipolare statunitense, l\u2019unica possibilit\u00e0 che venga prolungato a proprio favore un sistema di cui sono gli unici registi ammessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ordini multipolari, al contrario, la presenza di pi\u00f9 centri di potere in competizione e la necessit\u00e0 strategica di rendere prevedibile il comportamento di tutti gli attori, rende il diritto internazionale una scelta tattica migliore dal punto di vista della stabilit\u00e0 del sistema. L\u2019attuale instabilit\u00e0 \u00e8 dovuta alla resistenza al cambiamento in corso da parte di quegli attori del sistema internazionale che non si rassegnano alla perdita della propria centralit\u00e0 assoluta. Il voler continuare ad imporre la propria visione del mondo, oggi attraverso il richiamo al RBO, in un contesto in cui ormai sono emerse Potenze in grado di opporsi efficacemente a tali arbitrarie imposizioni, \u00e8 la prima minaccia alla pace e alla stabilit\u00e0 nella comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma contro il RBO a guida statunitense non c\u2019\u00e8 bisogno di inventarsi alcun \u201cnuovo\u201d ordine, serve semplicemente far funzionare correttamente il sistema come immaginato nel dopoguerra, fondato intorno alla Carta delle Nazioni Unite e alla elaborazione prodotta in tale sede dai PVS, compresa la Cina, che mette al vertice della piramide dei principi quello del rispetto della sovranit\u00e0 e \u2013 ancora pi\u00f9 importante- della dignit\u00e0 di ogni uomo, ogni popolo e ogni Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>* Copresidenti del CRED \u2013 Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia. La versione in spagnolo di questa relazione \u00e8 stata presentata all\u2019VIII Conferencia internacional de estudios estrat\u00e9gicos, \u201cTransformando el orden internacional: desafios de la transici\u00f3n y propuestas desde el sur\u201d, L\u2019Avana, 26-28 settembre 2023.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/577-il-rule-based-international-order-rbo-fondamento-del-dominio-unipolare-e-negazione-del-diritto-internazionale\">https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/577-il-rule-based-international-order-rbo-fondamento-del-dominio-unipolare-e-negazione-del-diritto-internazionale<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARXISMO OGGI (Michela Arricale, Fabio Marcelli*) Il concetto di Rule-Based International Order (RBO) \u00e8 emerso come centrale nel panorama delle relazioni internazionali. Negli ultimi anni viene sempre pi spesso evocato da parte dei leader occidentali, ed in particolare dagli Stati Uniti. Questo articolo si propone di esplorare la natura e le implicazioni di questo concetto, anche in relazione all\u2019opposto concetto di International Legal Order (ILO). Il 12 Giugno 2022 il Presidente Biden ha pubblicato&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":95,"featured_media":60540,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/marxismo-oggi-online-400.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ldq","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81556"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/95"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=81556"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81556\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81558,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81556\/revisions\/81558"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/60540"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=81556"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=81556"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=81556"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}