{"id":81569,"date":"2023-09-21T10:22:35","date_gmt":"2023-09-21T08:22:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81569"},"modified":"2023-09-19T09:34:51","modified_gmt":"2023-09-19T07:34:51","slug":"lenigma-argentino-sguardo-storico-e-prospettive-tra-dollarizzazione-ed-eterna-dannazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81569","title":{"rendered":"L\u2019ENIGMA ARGENTINO: SGUARDO STORICO E PROSPETTIVE, TRA DOLLARIZZAZIONE ED ETERNA DANNAZIONE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Juan Zara)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>La sfida alle prossime elezioni tra il peronista Sergio Massa e l\u2019anarco-capitalista Javier Milei \u00e8, a ben guardare, una minestra riscaldata. Dietro i proclami, entrambi i candidati ripropongono in forme diverse politiche gi\u00e0 attuate in passato, tutte egualmente fallimentari. Inflazione e povert\u00e0 continuano a essere i temi cardine della politica argentina, ma nessuno dei due candidati sembra avere un progetto credibile per affrontarli.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image alignfull\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/garca.jpeg?w=640&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il candidato presidenziale anarco-capitalista Javier Milei al World Economic Forum.<\/figcaption><\/figure>\n<p>A una cinquantina di giorni dalle prossime elezioni presidenziali, che si preannunciano gi\u00e0 scottanti, l\u2019Argentina si prepara all\u2019ennesima presa di posizione che, senza ombra di dubbio, condizioner\u00e0 i prossimi decenni di vita nel Paese australe.<\/p>\n<p>Nel bel mezzo di una crisi economico-finanziaria di bibliche dimensioni e a pochi giorni dall\u2019ammissione nei BRICS (nei quali, per\u00f2, formalmente l\u2019Argentina entrer\u00e0 solo dopo le presidenziali), si gioca la partita tra l\u2019<em>oficialismo assistenzialista<\/em>, rappresentato dall\u2019attuale ministro dell\u2019economia peronista Sergio Massa, e il\u00a0<em>libertarismo estremo\u00a0<\/em>proposto dal deputato anarco-capitalista Javier Milei.\u00a0<em>\u201cBetween a rock and a hard place\u201d<\/em>, direbbero gli anglosassoni.<\/p>\n<p>Il fantomatico centrismo della terza candidata, Patricia Bullrich, sponsorizzata dall\u2019ex-presidente Mauricio Macri (che per\u00f2, del tutto prevedibilmente, si \u00e8 avvicinato molto a Milei nelle ultime settimane), sembra non trovare posto in questa corsa che si presenta radicalizzata e radicalizzante, ma che in realt\u00e0 puzza di stantio e ribollito: il peronismo, difatti, \u00e8 rimasto pressoch\u00e9 invariato dall\u2019ascesa di N\u00e9stor Kirchner nel 2003, e, dall\u2019altra parte, molte delle proposte di Milei (inclusa quella della\u00a0<em>dollarizzazione<\/em>) sono semplici rimestamenti delle politiche di Carlos Menem (ironicamente peronista) e Domingo Cavallo (suo Ministro dell\u2019Economia dal 1991 al 1999).<\/p>\n<p>I principali temi che influenzeranno gli elettori argentini, e di conseguenza le sorti del Paese, in questa corsa, sono molteplici, ma in ordine di importanza possiamo riassumerli in due principali filoni: quello riguardante l\u2019inflazione e la\u00a0<em>dollarizzazione<\/em>, e quello riguardante la povert\u00e0 e la sicurezza. Di pari importanza sono la politica estera del futuro esecutivo e il comportamento nei confronti dello strategico settore energetico e minerario (vera ricchezza del Paese sudamericano e motore dell\u2019industria interna), temi di cui per\u00f2 gli elettori, afflitti in gran parte da condizioni di vita sempre pi\u00f9 precarie, si curano poco o pochissimo.<\/p>\n<p>A margine, ma in realt\u00e0 punto centrale per gran parte degli elettori, troviamo anche la cosiddetta \u201cbattaglia culturale\u201d che il\u00a0<em>peronismo<\/em>\u00a0<em>kirchnerista<\/em>\u00a0sta portando avanti da quindici anni. Trattasi della medesima battaglia che il progressismo liberale sta imponendo anche in Europa e negli Stati Uniti e che negli ultimi anni \u00e8 sfociata nell\u2019incubo\u00a0<em>woke.<\/em><\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Inflazione e\u00a0<em>dollarizzazione<\/em><\/strong><\/h2>\n<p>Il tema principale su cui si concentrer\u00e0 gran parte del dibattito elettorale sar\u00e0 l\u2019inflazione, che a luglio ha toccato l\u2019apice del 113% annuale. Questo dato si aggiunge a quello dei precedenti cinque esercizi, tutti al di sopra del 40%, con un picco del 93% lo scorso anno. L\u2019inflazione cumulativa dal 2018 ad oggi ha toccato il 1100% (era\u00a0<em>solo<\/em>\u00a0del 450% un anno fa), il che significa che per comprare un qualsiasi prodotto x che costasse 100 pesos nel 2018, oggi ne sarebbero necessari 1200.<br \/>\nIl potere d\u2019acquisto del cittadino medio, gi\u00e0 di per s\u00e9 infimo per via di quasi un secolo di politiche macroeconomiche completamente inadeguate e di una corruzione galoppante, \u00e8 stato completamente eroso in soli cinque anni, e questo potrebbe incidere parecchio sul risultato elettorale.<\/p>\n<p>Se, per\u00f2, in qualsiasi altro Paese al mondo questa ultima affermazione sarebbe con certezza coniugata all\u2019indicativo, per quanto riguarda l\u2019Argentina il condizionale \u00e8 d\u2019obbligo, giacch\u00e9 la situazione non \u00e8 assolutamente inedita. Chi ha vissuto il crac finanziario del 2002 e la precedente, durissima, recessione del 1998-2001, infatti, ricorder\u00e0 sicuramente il proprio potere d\u2019acquisto ridotto a circa un quarto nel giro di pochi giorni (non pochi anni), quando il BCRA (<em>Banco Central de la Rep\u00fablica Argentina<\/em>) fu costretto a sospendere il\u00a0<em>Plan de Convertibilidad<\/em>, il marchingegno di menemiana invenzione che fiss\u00f2 artificialmente il rapporto 1:1 tra peso e dollaro per quasi dieci anni, dando il via ad una\u00a0<em>dollarizzazione de facto<\/em>\u00a0dell\u2019economia argentina, di cui ancor oggi si sta pagando il prezzo.<\/p>\n<p>In occasione di tale sospensione, per sopperire alla mancanza di liquidit\u00e0, il governo blocc\u00f2 anche i conti dei correntisti, che avevano effettivamente risparmiato in dollari per un decennio, in quello che poi divent\u00f2 celebre come\u00a0<em>corralito.\u00a0<\/em>Quando i ritiri dai conti correnti furono sbloccati un anno dopo, non solo il tasso di scambio ufficiale tra dollaro e peso era sceso appunto a circa 4:1, ma la disponibilit\u00e0 di dollari era cos\u00ec scarsa che gli scambi dovettero essere principalmente effettuati su mercati paralleli a tassi ancora pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p>Chi scrive questo articolo rimembra vivamente i disastri causati dalle politiche degli anni \u201990, nonostante la tenera et\u00e0 dell\u2019epoca e la nube di oppio in cui viveva gran parte della allora ancora esistente classe media lavoratrice, imbambolata dalla novit\u00e0 dei prodotti di importazione e dalle panzane di Menem e Cavallo.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>Plan de Convertibilidad\u00a0<\/em>imponeva dei limiti piuttosto bassi in merito all\u2019emissione monetaria e la privatizzazione coatta che accompagn\u00f2 la\u00a0<em>dollarizzazione<\/em>\u00a0dell\u2019economia argentina port\u00f2 la percentuale di PIL prodotta da attori esteri fin sopra il 90%, causando una fuga di capitali senza precedenti e lasciando il BCRA senza riserve. I vari governi provinciali e il governo federale (che nel frattempo aveva cambiato casacca con l\u2019arrivo del radicale Fernando De La R\u00faa nel 1999, ma che aveva tenuto Cavallo all\u2019Economia) si videro costretti ad emettere, tra il 2001 e il 2002 e in maniera parallela alla valuta legale, dei mini-bond, coi quali i privati cittadini furono costretti a commerciare per mancanza di altri liquidi. Questi erano ancorati al valore del peso (e dunque inizialmente al dollaro) e garantivano un interesse del 6% annuo al loro riscatto. Pi\u00f9 si era prossimi alla scadenza, pi\u00f9 i mini-bond (quelli nazionali vennero denominati\u00a0<em>lecop,\u00a0<\/em>quelli della Provincia di Buenos Aires<em>\u00a0patacones<\/em>) acquisivano valore, almeno in teoria. All\u2019atto pratico, il valore effettivo di questi pezzi di carta straccia, usati da banconote per necessit\u00e0 per un buon biennio, era stato completamente eroso al termine fissato in dicembre 2003 e dicembre 2006, grazie ad una svalutazione del peso che port\u00f2 l\u2019inflazione nel solo 2002-2003 a risalire fino al 40% e il tasso dollaro-peso nei mercati informali ad avvicinarsi a 10:1 per parecchio tempo. Si concludeva cos\u00ec il primo esperimento di\u00a0<em>dollarizzazione<\/em>\u00a0in Argentina, che centr\u00f2 per molti anni l\u2019obiettivo deflazionario che si era posto, salvo dover far dietrofront e far riscoppiare l\u2019inflazione quando inevitabilmente croll\u00f2 il delicatissimo e menzognero castello di carte che i paladini del liberismo monetarista avevano costruito.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull wp-image-35493 size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35493\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/guacho.jpeg?resize=640%2C428&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"415\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Carlos Menem e l\u2019allora presidente statunitense George H.W. Bush nel 1990.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Chi era gi\u00e0 adulto tra il 1989 e il 1990, invece, si ricorder\u00e0 l\u2019iperinflazione dell\u2019epoca: al 3089% sotto la\u00a0<em>Uni\u00f3n Civica Radical<\/em>\u00a0di Alfons\u00edn prima e al 2314% sotto il peronista Menem poi.\u00a0 Chi lo era gi\u00e0 nel 1975 ricorder\u00e0 il\u00a0<em>Rodrigazo<\/em>, che per mano e volont\u00e0 della\u00a0<em>P2<\/em>\u00a0e della<em>\u00a0Triple A (Alianza Anticomunista Argentina)\u00a0<\/em>escogit\u00f2 un piano per svendere il Paese ai capitali stranieri attraverso la liberalizzazione dei mercati energetici (sfruttando lo scompiglio creato dalla crisi petrolifera) e la svalutazione coatta del peso. Questa mossa, utilizzata da svariati governi nel corso degli anni, \u00e8 nota come \u201c<em>licuadora<\/em>\u201d (frullatore), in quanto, svalutando la propria moneta, i costi in valuta locale diventano relativamente pi\u00f9 \u201cdigeribili\u201d, soprattutto per multinazionali e aziende di medio-grandi dimensioni che dispongono di riserve in dollari. Tale shock consegn\u00f2 al Paese il primo di\u00a0<strong>sedici anni di fila di inflazione a tre cifre<\/strong>.<\/p>\n<p>Per onest\u00e0 intellettuale e anche per capire le intricate logiche della politica argentina di oggi, vale la pena ricordare che, nel 1975, il Governo era presieduto dalla seconda moglie di Per\u00f3n, Mar\u00eda Estela Martinez detta\u00a0<em>Isabelita<\/em>, icona del tanto decantato\u00a0<em>terzo peronismo\u00a0<\/em>che \u00e8, in larga parte, padre dell\u2019attuale\u00a0<em>kirchnerismo<\/em>. Molti dei componenti del governo di Isabel Per\u00f3n (come in quelli di H\u00e9ctor C\u00e1mpora, Ra\u00fal Lastiri e nell\u2019ultimo governo dello stesso Juan Domingo Per\u00f3n dal 1973 al 1974), per\u00f2, tra cui l\u2019ideatore del\u00a0<em>Rodrigazo<\/em>, il viceministro dell\u2019Economia Ricardo Zinn, furono poi funzionari essenziali nella realizzazione dei piani neoliberisti in Argentina sia durante i governi dell\u2019ultima giunta militare (dal 1976 al 1983), sia durante quello del peronista Menem (dal 1989 al 1999). Zinn, in particolare, si \u00e8 guadagnato un posto speciale all\u2019inferno per aver dato il via al cambio di paradigma che fece gradualmente ritornare l\u2019Argentina ad una logica\u00a0<em>pre-sviluppista<\/em>, deindustrializzando lentamente il Paese attraverso le privatizzazioni, l\u2019aziendalismo e la concentrazione dei capitali nelle mani di pochi fedelissimi al sistema, molti di questi dei veri camaleonti politici (vedasi ad esempio Franco Macri, padre dell\u2019ex-presidente e proprietario di\u00a0<em>SEVEL Argentina S.A.<\/em>, che benefici\u00f2 enormemente dagli \u201c<em>aiutini\u201d<\/em>\u00a0sia dei governi peronisti come quelli di\u00a0<em>Isabelita\u00a0<\/em>e Menem, sia delle giunte militari di Ongan\u00eda, Lanusse e poi Videla).<\/p>\n<p>In un Paese dove storicamente, negli ultimi cento anni, l\u2019inflazione mediana \u00e8 stata superiore al 30% e dove gli anni di inflazione a cifra singola si contano sulle dita di una mano, questo \u00e8 e rimarr\u00e0, giocoforza,\u00a0<strong>il tema<\/strong>\u00a0principale da affrontare.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>dollarizzazione<\/em>, invece, rimane uno strumento utile a combattere questa inflazione galoppante e duratura, ma che in passato\u00a0<strong>si \u00e8 gi\u00e0 rivelato non solo inefficace, ma anche estremamente dannoso per l\u2019economia<\/strong>, per via della sua natura privatizzante che, fondamentalmente, rende molto pi\u00f9 semplice aumentare (attraverso la fuga di capitali), non diminuire (come credono gli\u00a0<em>anarco-libertari<\/em>\u00a0seguaci del capelluto Milei) il tanto dibattuto deficit delle riserve di valuta.<br \/>\nL\u2019alternativa a ci\u00f2 rimane sempre lo\u00a0<em>sviluppismo<\/em>\u00a0di\u00a0<em>prebischiana<\/em>\u00a0memoria, di cui il\u00a0<em>kirchnerismo<\/em>\u00a0ha di volta in volta dimostrato di non voler sapere assolutamente nulla, preferendo da sempre l\u2019assistenzialismo che fin dai tempi di Per\u00f3n ha oliato i meccanismi corrotti del potere, e relegare l\u2019Argentina allo status quo di \u201cesportatore netto\u201d di coloniale origine e liberale concezione. Il tempo ci dir\u00e0 se l\u2019ingresso nei BRICS (e una eventuale obbligazione economica nei confronti di una Cina estremamente\u00a0<em>sviluppista<\/em>), che \u00e8 a rischio se non dovesse vincere Sergio Massa, far\u00e0 virare i peronisti verso pianificazioni economiche pi\u00f9 ragionevoli.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Povert\u00e0 e sicurezza<\/strong><\/h2>\n<p>Tema legato a doppio nodo a quelli dell\u2019inflazione e della\u00a0<em>dollarizzazione<\/em>\u00a0\u00e8 quello della povert\u00e0, che nell\u2019ultimo anno si avvicina al 40% della popolazione totale (con un 9% che vive in stato di indigenza), numero del tutto simile a quelli del 2002, del 1989 e del 1975, all\u2019alba di gravissime crisi strutturali che presentavano al tempo stesso una inflazione molto elevata, quanto o pi\u00f9 di quella di oggi, e che furono un preambolo per lunghissimi periodi di sofferenza economica.<\/p>\n<p>Ad oggi, le soluzioni dell\u2019una e dell\u2019altra parte sembrano essere tutto tranne che concrete, e dettate in maniera spiccata dal clamore elettorale, con Milei che promette che non abolir\u00e0 gli ammortizzatori sociali creati dal\u00a0<em>kirchnerismo<\/em>, e Massa che spera che l\u2019attuale situazione economica non precipiti prima delle elezioni e blatera in maniera vaga di \u201cuguaglianza sociale\u201d e di aumento dei piani di welfare.<\/p>\n<p>Il dato della povert\u00e0 \u00e8 significativo perch\u00e9, a differenza delle altre crisi menzionate poc\u2019anzi, che alla povert\u00e0 accompagnavano un tasso di disoccupazione talvolta al di sopra del 20%, oggi il dato non supera il 6,5%. Questo significa che esiste una larga parte di popolazione che vive sotto la soglia della povert\u00e0 pur essendo impiegata. Quello che il dato nasconde, invece, \u00e8 il\u00a0<strong>tasso di informalit\u00e0<\/strong>\u00a0di questa occupazione, che negli scorsi tre anni ha sempre superato il 50%.<br \/>\nDunque, prima di parlare di ulteriori ammortizzatori sociali, servirebbe una politica per incentivare il lavoro formale. Ma per farlo occorre un piano macroeconomico radicalmente diverso da quello che ha dettato i ritmi dell\u2019economia argentina negli ultimi 50 anni. Un ritmo che non tenga conto di voti di scambio e di\u00a0<em>quid pro quo<\/em>, ma che si focalizzi realmente sull\u2019aumentare il benessere dei cittadini attraverso il lavoro. Nessuno dei candidati sembra realmente intenzionato ad implementare tale piano.<\/p>\n<p>Per altro canto, la crescita della povert\u00e0 in Argentina \u00e8 sempre stata accompagnata da un forte aumento della delinquenza, talvolta anche quella di natura violenta, e di un generale malcontento della popolazione riguardo il bassissimo livello della sicurezza pubblica. Dagli anni \u201970 in poi, ma in particolare dopo il 2000, \u00e8 esploso anche il numero di quartieri informali, le cosiddette\u00a0<em>villas miserias<\/em>, soprattutto nella citt\u00e0 autonoma di Buenos Aires e nella omonima provincia, dove il numero di persone che abita in tali alloggi supera il milione (circa il 6% della popolazione).<br \/>\nNella sola capitale, il numero di abitanti delle\u00a0<em>villas miserias\u00a0<\/em>\u00e8 aumentato da circa 45.000 nel 1960, quando rappresentavano un fenomeno abitativo puramente transitorio, a quasi 300.000 alla fine dello scorso anno.<\/p>\n<p>Si tratta naturalmente di luoghi dove vige l\u2019illegalit\u00e0, che offrono un tetto sicuro agli attori del narcotraffico; dove gran parte dei bambini e ragazzi decide di abbandonare gli studi; dove gli standard costruttivi non rispettano le pi\u00f9 basiche norme di sicurezza; dove il 90% delle abitazioni non \u00e8 allacciata alla rete idrica o fognaria, e spesso e volentieri non riceve altri servizi di base come l\u2019energia elettrica.<br \/>\nNegli anni, molto \u00e8 stato detto di questo problema abitativo, sia da parte di chi promuoveva attivamente l\u2019eradicazione dei quartieri, sia da parte di chi avrebbe preferito l\u2019urbanizzazione. La realt\u00e0, per\u00f2, \u00e8 che sono fallite sia l\u2019una che l\u2019altra proposta: solo una\u00a0<em>villa miserias<\/em>\u00a0\u00e8 stata eradicata negli ultimi vent\u2019anni (la\u00a0<em>Villa Riachuelo<\/em>), e solo una parzialmente urbanizzata (la famosa\u00a0<em>Villa 31<\/em>, nel cuore della capitale), peraltro dopo vent\u2019anni di attesa e numerosi problemi causati da quella parte di inquilini che rimane estremamente ostile alle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Se in passato le forze politiche si dividevano sulla soluzione da adottare per risolvere la problematica, oggi l\u2019eradicazione sembra aver perso terreno per dar spazio a proposte di urbanizzazione dalle pi\u00f9 varie sfaccettature. Nel caso specifico delle prossime elezioni, i libertari che fanno capo a Milei sarebbero per ridurre al massimo la spesa pubblica destinata a questa tematica (che in realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 meno dell\u20191% nel caso della citt\u00e0 autonoma di Buenos Aires), accusando il governo attuale di praticare \u201c<em>pobrismo\u201d\u00a0<\/em>e di \u201cnormalizzare la marginalit\u00e0\u201d,\u00a0mentre il\u00a0<em>kirchnerismo<\/em>\u00a0guidato da Massa rivendica i grandi progetti di urbanizzazione (per lo pi\u00f9 irrealizzati, va detto, anche per via di pandemia e attuale crisi finanziaria) che sono stati portati avanti dall\u2019ultimo governo e vorrebbe espanderli.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull wp-image-35494 size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35494\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Villa_31_de_Buenos_Aires.jpeg?resize=640%2C359&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"348\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La Villa 31 e 31-bis nel cuore della citt\u00e0 porte\u00f1a.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Storicamente, il peronismo in tutte le sue forme ha sempre avuto un grande interesse ad occuparsi attivamente di questi quartieri informali, in quanto essi gli hanno sempre garantito un\u2019enorme bacino di elettori, nonch\u00e9 di alleati politici in tempi di opposizione e di dittatura. Le\u00a0<em>villas<\/em>\u00a0sono state e sono tuttora, infatti, strettamente legate soprattutto a movimenti fondati dal\u00a0<em>terzo peronismo<\/em>\u00a0quali\u00a0<em>La C\u00e1mpora<\/em>, i\u00a0<em>piqueteros<\/em>, il\u00a0<em>Movimiento Villero Peronista<\/em>\u00a0e altri pi\u00f9 strettamente legati alla lotta armata e al terrorismo, ovvero\u00a0<em>l\u2019ERP<\/em>, le\u00a0<em>FAR<\/em>,\u00a0<em>Montoneros\u00a0<\/em>e quei\u00a0<em>Descamisados\u00a0<\/em>che nel 1969 (nel pieno della dittatura di Juan Carlos Ongan\u00eda) assassinarono il popolarissimo sindacalista della\u00a0<em>CGT\u00a0<\/em>Augusto Vandor, reo di aver per primo ideato un \u201cperonismo senza Per\u00f3n\u201d, e di aver rifiutato il cambio di paradigma da\u00a0<em>sviluppismo<\/em>\u00a0ad assistenzialismo imposto dal terzo peronismo.<\/p>\n<p>Quello delle\u00a0<em>villas\u00a0<\/em>rimane l\u2019emblema della povert\u00e0 argentina e uno delle principali problematiche sociali da risolvere nel Paese, nonch\u00e9 tema di grande dibattito all\u2019interno della societ\u00e0 argentina, non solo in tempi di elezioni.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Politica estera ed industriale<\/strong><\/h2>\n<p>Sebbene siano argomenti che avranno pi\u00f9 seguito all\u2019estero che non tra gli effettivi elettori argentini, ogni candidato possiede una visione ben definita della politica estera ed industriale che dovrebbe seguire il Paese. Dunque, \u00e8 bene analizzare quelle che a primo acchito possono sembrare strategie diametralmente opposte, ma che in realt\u00e0, andando oltre la propaganda elettorale, hanno pi\u00f9 punti in comune di ci\u00f2 che si possa inizialmente pensare.<\/p>\n<p>Milei ha sbraitato, nel suo consueto modo, che non commercer\u00e0 \u201ccon Paesi comunisti\u201d (riferendosi in particolar modo a Cina e Brasile), che metter\u00e0 in discussione l\u2019ingresso nei BRICS e che gli alleati \u201cnaturali\u201d dell\u2019Argentina sono Stati Uniti e Israele. Nel giro di qualche giorno, per\u00f2, il deputato libertario aveva gi\u00e0 cambiato idea, rettificando che non si sognerebbe mai di intervenire nel libero mercato, e che ogni impresa sotto un suo ipotetico governo sarebbe stata libera di intrattenere rapporti commerciali con chiunque. Evidentemente, deve essergli arrivata una chiamata da uno dei tanti industriali che sostiene (politicamente e soprattutto finanziariamente) la sua candidatura, che deve avergli ricordato che Cina e Brasile sono di gran lunga i due principali partner commerciali dell\u2019Argentina.\u00a0<em>Business is business<\/em>, insomma. Tutto cambia perch\u00e9 tutto rimanga com\u2019\u00e8, ovvero poco mercato interno e molto, moltissimo\u00a0<em>export<\/em>.<\/p>\n<p>Riguardo i numerosi piani di welfare, dai quali attualmente dipende la vita di molti argentini, Milei ha riferito che non ha intenzione di toccarli, ma non ha spiegato come intende finanziarli in uno scenario macroeconomico deflazionistico e restrittivo come quello che propone.<\/p>\n<p>In modo del tutto similare, Massa ha di recente girato incessantemente l\u2019Asia in cerca di compratori per i numerosi prodotti agroalimentari argentini, oltre ad aver chiuso numerosi simili accordi col Brasile, che vorrebbe peraltro utilizzare lo\u00a0<em>yuan<\/em>\u00a0per questi scambi in vista dell\u2019ambizioso piano di diventare una vera e propria potenza di riferimento in America Latina, con\u00a0<em>l\u2019endorsement<\/em>\u00a0della Cina. Ci\u00f2 alimenta ulteriormente l\u2019immagine dell\u2019Argentina \u201cesportatrice netta\u201d che perdura da almeno trent\u2019anni. L\u2019idea del\u00a0<em>kirchnerismo<\/em>, infatti, non \u00e8 di per s\u00e9 quella di diminuire il numero di poveri attraverso l\u2019occupazione, o di aumentare i salari medi attraverso lo sviluppo di un mercato interno che \u00e8 stato completamente distrutto dal peronismo di ogni confessione, ma di continuare a propagare l\u2019ottocentesco modello mercantilista e risolvere le problematiche sociali attraverso l\u2019assistenzialismo, a sua volta finanziato parzialmente dall\u2019innalzamento delle imposte sulle esportazioni (e parzialmente dall\u2019emissione monetaria,\u00a0<em>\u00e7a va sans dire)<\/em>, creando un circolo vizioso per cui gli elettori, dipendenti dallo Stato in maniera cronica, continueranno a tornare all\u2019ovile ad ogni tornata.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei punti che causa molti cortocircuiti tra gli \u201cintellettuali\u201d, i\u00a0<em>terzomondisti<\/em>\u00a0e gli analisti politici europei e nordamericani di una certa corrente, che vedono nel peronismo una \u201csinistra classica\u201d (quella che in Europa \u201csembra essere svanita\u201d, direbbe qualcuno), dimostrandosi per l\u2019ennesima volta incapaci di andare oltre il bipolarismo e di analizzare i fatti per quello che sono:\u00a0<strong>il peronismo, soprattutto nella sua fase attuale, \u00e8, in larga parte e al netto di situazioni finanziarie catastrofiche (che comunque ha contribuito a creare), il principale fautore dell\u2019ondata di povert\u00e0 vigente nel Paese da pi\u00f9 di due decenni, nonch\u00e9 della crescita dell\u2019informalit\u00e0, della precariet\u00e0 e delle disuguaglianze sociali<\/strong>, se non altro perch\u00e9 \u00e8 stato al governo in 17 degli ultimi 21 anni. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto a politiche industriali (salvo alcune nazionalizzazioni, come quella di\u00a0<em>YPF,\u00a0<\/em>che sono degne di nota) completamente inadeguate. La riprova \u00e8 che, considerando i valori aggiustati all\u2019inflazione (operazione che diventa faticosa quando si trattano economie iper-inflazionistiche), oggi il PIL nominale argentino \u00e8 agli stessi livelli del 2010, e il PIL pro capite fatica a sfondare quota 12.000 US$ da prima della recessione del 1998.<\/p>\n<p>A chi vede invece nel peronismo la soluzione perch\u00e9 vi si rispecchia \u201cideologicamente\u201d, il cortocircuito solitamente arriva quando scopre che fu lo stesso Per\u00f3n ad offrire un rifugio e addirittura l\u2019asilo politico a nazisti del calibro di Erich Priebke, Josef Mengele, Adolf Eichmann e Ante Paveli\u0107, giocando un ruolo chiave nell\u2019organizzazione delle ormai celebri reti di esfiltrazione naziste in collaborazione con la Chiesa Cattolica, la\u00a0<em>OSS<\/em>\u00a0(poi\u00a0<em>CIA<\/em>) statunitense e la Spagna di Francisco Franco, che anni dopo ospiter\u00e0 Per\u00f3n a Madrid durante il suo esilio, dal 1960 al 1973.<br \/>\nPer aggiungere legna al fuoco, Per\u00f3n sal\u00ec al governo (come segretario del Lavoro inizialmente, come Ministro della Guerra e vicepresidente poi) come attore di un\u00a0<em>golpe<\/em>\u00a0militare che spodest\u00f2 un governo semi-legale, che a sua volta, nel 1930, aveva spodestato un governo legittimo (quello del radicale Hip\u00f3lito Yrigoyen) tramite l\u2019azione delle Forze Armate. In questo periodo, denominato\u00a0<em>D\u00e9cada Infame (<\/em>1930-1943) per via della enorme regressione culturale, politica ed economica subita dai cittadini argentini, Per\u00f3n ascese velocemente nei ranghi dell\u2019Esercito Argentino, salendo di grado da maggiore a generale di brigata nel giro di pochi anni.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignnone wp-image-35512 size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35512\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/LATDNN2ZBBFSDJNP6ZKKLFHB7M.jpg?resize=640%2C726&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"704\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Juan Domingo Per\u00f3n con l\u2019allora presidente argentino Hector C\u00e1mpora e il generale Francisco Franco a Madrid nel 1973.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Fu proprio dall\u2019esperienza del governo\u00a0<em>de facto\u00a0<\/em>Farrell-Per\u00f3n tra il 1945 e il 1946, nei colpi di coda della dittatura militare chiamata\u00a0<em>Revoluci\u00f3n del \u201943<\/em>, che\u00a0<strong>nacque,\u00a0<\/strong>come spiegava gi\u00e0 cinquant\u2019anni fa il brillante storiografo F\u00e9lix Luna,<strong>\u00a0e forse tramite un disegno premeditato, prima l\u2019anti-peronismo,<\/strong>\u00a0<strong>poi il peronismo<\/strong>. Vale a dire che\u00a0<strong>Per\u00f3n and\u00f2 ad occupare uno spazio politico creato\u00a0<em>ad hoc<\/em>\u00a0per lui, una specie di finta-opposizione populista al liberalismo<\/strong>\u00a0che aveva dominato la scena durante la\u00a0<em>D\u00e9cada Infame\u00a0<\/em>voluta dai governi di Gran Bretagna e Stati Uniti.<br \/>\nServiva una forza politica che sedasse le rivolte dei sindacati, e soprattutto ne eliminasse dall\u2019interno le correnti pericolose, come quella comunista e quella anarchica. Per\u00f3n dunque strinse un patto con la corrente sindacale socialista e si candid\u00f2 alla presidenza nelle elezioni del 1946, nelle quali fu di fatto ancora proscritto l\u2019<em>yrygoyenismo<\/em>.<br \/>\nSebbene furono fatte numerose concessioni ai lavoratori argentini durante i suoi primi due governi, l\u2019economia del Paese rimase prettamente legata all\u2019<em>export<\/em>, non furono toccati gli interessi economici delle potenze europee e nordamericane e le vitali importazioni soprattutto nel settore energetico alimentarono di volta in volta la creazione di moneta che, inevitabilmente, catapult\u00f2 l\u2019inflazione alle stelle e ridusse le riserve monetarie in maniera pi\u00f9 che sostanziale.<br \/>\nUna storia che sembra ripetersi di volta in volta, infinitamente, senza possibilit\u00e0 di scampo.<\/p>\n<p><strong>Col senno di poi, si pu\u00f2 dunque affermare senza alcun tentennamento che Per\u00f3n e il peronismo non miravano a creare una economia sovrana<\/strong>, ma a mantenere lo\u00a0<em>status quo<\/em>\u00a0precedente attraverso un\u00a0<em>modus operandi<\/em>\u00a0pi\u00f9 moderno, ovvero attraverso alcune concessioni ai lavoratori, la completa polarizzazione e personalizzazione della politica e una quantit\u00e0 inimmaginabile di propaganda, propagata attraverso i nuovi canali di comunicazione nel frattempo diffusisi, nonch\u00e9 tramite appositi apparati para-partitici.<br \/>\nA corroborare questa tesi \u00e8 il fatto che nel corso della storia, Per\u00f3n e i peronisti rinunciarono a tutto (persino alla loro identit\u00e0 e collocazione politica all\u2019interno del classico schema sinistra-destra, fin da subito mandato in soffitta) tranne che allo strumento tramite il quale si arriv\u00f2 alla prima presidenza di Per\u00f3n, ovvero il controllo dei sindacati. Persino durante l\u2019esilio, infatti, in occasione delle elezioni del 1958, fu chiesta garanzia al candidato radicale, Arturo Frondizi, di non \u201cinfiltrarli\u201d, in caso di vittoria, con elementi della\u00a0<em>UCR<\/em>. In cambio, Per\u00f3n dal Venezuela (dove si trovava all\u2019epoca) avrebbe appoggiato la candidatura di Frondizi e avrebbe evitato che i suoi creassero disordini durante il suo governo.<br \/>\nCol passare degli anni e della stagione\u00a0<em>keynesiana\u00a0<\/em>in Occidente, dalle concessioni ai lavoratori si pass\u00f2 pi\u00f9 propriamente all\u2019assistenzialismo (in alcuni casi, vere e proprie mance elettorali), ma il centralismo dei sindacati rimase, e\u00a0tutt\u2019oggi, il peronismo di stampo\u00a0<em>kirchnerista<\/em>\u00a0trova in loro una fonte inestimabile di potere, senza la quale il partito crollerebbe nel giro di poche settimane.<br \/>\nTutti questi passaggi storici sono propedeutici ad una buona comprensione della attuale situazione.<\/p>\n<p>Tornando al presente, un capitolo a s\u00e9 merita il rapporto con la Cina, con la quale Milei minaccia di voler interrompere i rapporti diplomatici. Il gigante asiatico, difatti, nel tentativo di conquistare influenza politica nella regione, finanzia attivamente e profumatamente progetti infrastrutturali ed industriali nel Paese sudamericano, tra cui alcuni (come ad esempio la diga N\u00e9stor Kirchner nella provincia di Santa Cruz, il progetto energetico pi\u00f9 ambizioso della Cina in tutta l\u2019America Latina, e la centrale nucleare\u00a0<em>Atucha III<\/em>\u00a0a Buenos Aires) di fondamentale importanza per l\u2019indipendenza e l\u2019autonomia energetica. Peraltro, negli accordi bilaterali sino-argentini vige la clausola del\u00a0<em>cross-default<\/em>, vale a dire che se l\u2019Argentina si ritirasse anche da solo uno di questi progetti, la Cina dichiarerebbe il\u00a0<em>default<\/em>\u00a0del debito argentino anche nei confronti di tutti gli altri progetti.<br \/>\nPassando all\u2019altra sponda dello spettro elettorale, sebbene favorisca necessariamente il peronismo, la Cina sembra aver sviluppato una certa allergia alle politiche \u201cattendiste\u201d che hanno caratterizzato gli ultimi due governi di questa matrice politica, bloccando ad esempio i fondi per la gi\u00e0 menzionata centrale nucleare\u00a0<em>Atucha III<\/em>\u00a0in seguito ad un tentennamento argentino causato da un ammonimento statunitense.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignnone wp-image-35513 size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35513\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Atucha_Nuclear_Argentina_Nucleoelectrica.jpg?resize=640%2C338&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"338\" data-recalc-dims=\"1\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il complesso nucleare Atucha a Z\u00e1rate, nella provincia di Buenos Aires.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Oltre che finanziatrice di gran parte dei progetti industriali, la Cina \u00e8 anche il partner commerciale numero 2 dell\u2019Argentina (dietro solo al Brasile) e il maggior acquirente di soia, oggigiorno il prodotto argentino per eccellenza. Interrompere i rapporti o giocare con la pazienza dei cinesi metterebbe a rischio un settore iper-redditizio che, in assenza di un mercato interno in grado di trainare l\u2019economia, mantiene a galla il Paese. L\u2019attuale crisi finanziaria, e la conseguente mancanza di riserve di valuta estera con cui saldare i debiti, infatti, deriva in buona parte anche dalla inusuale siccit\u00e0 che l\u2019anno scorso ha colpito le campagne.<\/p>\n<p>Difficile in definitiva che da una parte Milei rompa effettivamente i rapporti con Pechino, in quanto si inimicherebbe gran parte degli industriali che lo sostengono, cos\u00ec come \u00e8 difficile che il\u00a0<em>kirchnerismo\u00a0<\/em>continui a tenere il piede in due scarpe e utilizzi la Cina come un semplice bancomat per saldare i debiti derivanti della propria inettitudine macroeconomica.<br \/>\nQualcosa dovr\u00e0 inevitabilmente cambiare, le promesse elettorali saranno inevitabilmente infrante e rimarr\u00e0 senz\u2019altro quell\u2019alone di corruzione e populismo che ormai olia gli ingranaggi della politica argentina da novant\u2019anni. Ci\u00f2 che \u00e8 certo con ogni probabilit\u00e0 \u00e8 che la variabile cinese sar\u00e0 la grande protagonista del prossimo decennio argentino.<\/p>\n<p>Come spiegava il leader venezuelano Nicol\u00e1s Maduro in conferenza stampa qualche giorno fa, \u201c\u00e8 un mondo nuovo\u201d.<\/p>\n<div class=\"signature\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/09\/18\/lenigma-argentino-sguardo-storico-e-prospettive-tra-dollarizzazione-ed-eterna-dannazione\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/09\/18\/lenigma-argentino-sguardo-storico-e-prospettive-tra-dollarizzazione-ed-eterna-dannazione\/<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Juan Zara) La sfida alle prossime elezioni tra il peronista Sergio Massa e l\u2019anarco-capitalista Javier Milei \u00e8, a ben guardare, una minestra riscaldata. Dietro i proclami, entrambi i candidati ripropongono in forme diverse politiche gi\u00e0 attuate in passato, tutte egualmente fallimentari. Inflazione e povert\u00e0 continuano a essere i temi cardine della politica argentina, ma nessuno dei due candidati sembra avere un progetto credibile per affrontarli. 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