{"id":81571,"date":"2023-09-22T08:39:39","date_gmt":"2023-09-22T06:39:39","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81571"},"modified":"2023-09-19T09:43:30","modified_gmt":"2023-09-19T07:43:30","slug":"crisi-e-teoria-critica-qualche-modesto-appunto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81571","title":{"rendered":"Crisi e teoria critica. Qualche modesto appunto."},"content":{"rendered":"<p><strong>di NELLA FERTILITA&#8217; CRESCE IL TEMPO (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Abbiamo assolutamente bisogno di\u00a0<em>una nuova teoria critica<\/em>, che non dimentichi le lezioni dei nuclei pi\u00f9 alti della storia delle lotte per l\u2019emancipazione (e per quanto mi riguarda di quelle della vasta e multiforme tradizione marxista, ma si potrebbe aggiungere altro come la lezione della psicoanalisi e le teorie del potere e del conflitto, le migliori riflessioni sulla liberazione, le esperienze anticoloniali, e via dicendo), ma che sia anche all\u2019altezza delle sfide presenti (in primo luogo all\u2019altezza della sfida della rottura di queste tradizioni e del fallimento dei tentativi di \u2018mobilitazione liberale\u2019<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/img\/b\/R29vZ2xl\/AVvXsEieMWHSORTdr_4QYkQ302kugGdfnTW2dpr8sU-XAF7c64Tr0MqnXZjRTlL8RsS9tvFR9cLy6C4Ztp156L8MywYLE4Ztw0oX4OYC2Beoy0IoCzQvX0JvOohbEjOAwJJrkIAQFhJ-Dw1JBVSFYAX2Ysz9-Dyd7shTf6XHssBhs8-1EfiCkTb9CvPFW5-LN9Q\/s1600\/scacchi.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Ne abbiamo bisogno perch\u00e9 il mondo \u00e8 in un agghiacciante labirinto e nessuno riesce a capire in che modo uscirne. Dalla fucina della storia \u00e8 giunto al presente un groviglio inestricabile di problemi rinviati nel continuo equilibrio dinamico di un sistema sociale che non ha mai cessato di trasformarsi, in modo via via accelerato dalla rottura dell\u2019Antico Regime, ma in realt\u00e0 sin dall\u2019allargamento commerciale del XV secolo. Nel continuo turbinio della lotta per l\u2019affermazione di gruppi sempre diversi, e dello sviluppo materiale e tecnologico che ha tenuto in tensione costante le \u00e9lite nazionali e i vari outsider, pi\u00f9 o meno locali. Facendo un notevole salto temporale si pu\u00f2 dire che, guardandolo con senno di poi, avevamo avuto un trentennio di \u201cquasi calma\u201d nell\u2019immediato dopoguerra. Il compromesso sociale, scaturito dal ricordo delle mobilitazioni operaie e sociali del secolo precedente, e dai milioni di morti ed immani distruzioni delle due guerre, \u00e8 per\u00f2 alfine crollato sotto la spinta di un mondo che cambiava troppo velocemente.\u00a0<em>Ancora non abbiamo compreso bene perch\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Sulle ceneri di quel paradigma, e delle istituzioni sociali che lo sostenevano (e che hanno continuato, in alcuni luoghi meglio in altri peggio, a sopravvivere alle loro ragioni ed al loro assetto tecnologico a lungo), ha preso forma, per tentativi e in modo adattivo come sempre, un nuovo ambiente sociale ed una nuova cultura distintiva, ma anche un nuovo sottofondo emotivo. In questo nuovo ambiente dominano le aziende internazionali volte all\u2019esportazione e con lunghe catene di valore e produzione, e la finanza internazionale ad esse connessa e funzionale, ma quale controtendenza si affermano nuovi e vecchi scontri tra poteri e blocchi<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, continua a modificarsi la piattaforma tecnologica<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0delle nostre vite. Su un altro piano dominano sempre pi\u00f9 emozioni violente e oscure: paura, ansia, aggressivit\u00e0, angoscia e depressione<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">La controtendenza che agisce nel lacerare il tessuto sociale (fino al punto da rendere sempre meno sensato il termine) \u00e8 connessa a due vie con il fatto che queste aziende hanno sviluppato progressivamente immani effetti di polarizzazione spaziale e temporale, che si sono dispiegati lungo i trent\u2019anni gloriosi di questo paradigma ed oltre, accelerando (d\u2019altra parte \u00e8 in questa polarizzazione, e nei differenziali di potere e risorse, che proliferano<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>). Si \u00e8 passati progressivamente ad economie che sono state chiamate \u201cmonopoliste\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0e poi alla loro esplosione su direttrici internazionali. Come un vecchio treno diesel, la lunga carovana della nuova globalizzazione (che \u00e8 sia motore sia effetto di questo nuovo modo di produzione sociale), ha preso, quindi, gradualmente velocit\u00e0 e a cavallo del millennio ha iniziato a determinare irresistibili effetti secondari. Tra questi, due sono da rimarcare per la loro immensa potenza:\u00a0la crescita delle ineguaglianze, man mano che vecchi vagoni venivano staccati per consentire al convoglio la sua accelerazione; e\u00a0l\u2019autonomizzarsi progressivo della finanza,\u00a0trascinata dalla tecnologia e da specifici interessi nazionali (dello stato egemone centrale).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Un\u2019intera cultura tecnica, una compatta ideologia e coerenti rappresentazioni sono state costruite per giustificare questo stato di cose, e gli attori che in esso si muovevano. Le Istituzioni fondamentali del mondo (FMI, BM) sono state disegnate da Trattati vincolanti per servire questo mondo ed essere funzionali ai suoi attori chiave.\u00a0E\u2019 del tutto normale che sia cos\u00ec. La centralit\u00e0, quasi assoluta, della finanza (i cosiddetti \u201cmercati\u201d) nel centro stesso del sistema, la sua indispensabilit\u00e0 per il mantenimento dell\u2019equilibrio, la marginalit\u00e0 oggettiva delle vecchie Istituzioni nate dai conflitti locali del secolo precedente (i Parlamenti a suffragio universale, intanto; e poi i sindacati, le associazioni datoriali, le varie sfere pubbliche nazionali) e delle forze sociali che ad esse si riferiscono, parlano di un sistema al quale tutte le \u00e9lite economiche, culturali e politiche contemporanee sono legate da vincoli di convenienza, riconoscenza ed identificazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Alla fine, per\u00f2, questo sistema-mondo\u00a0ha impattato nei suoi limiti intrinseci\u00a0(esattamente come il precedente). Ha teso le sue forze, e sfruttato le nicchie disponibili, a tal punto da non riuscire pi\u00f9 a generare valore a sufficienza da mantenersi attivo e\u00a0<em>onorare le sue promesse<\/em>\u00a0(per quanto minimali, prima tra tutte di garantire la crescita economica, ma anche e perci\u00f2 di riempire di senso la vita<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>). Ha interpretato le potenzialit\u00e0 della tecnologia emergente, sviluppandone la potenza e dispiegandone la logica, fino a che quest\u2019ultima ha scavato talmente tanto sotto i suoi piedi da renderlo instabile. C\u2019\u00e8, infatti, una differenza essenziale tra lo spirito di una tecnica e gli assetti sociali. Mentre la prima dispiega una sua logica puramente autoreferente, ogni societ\u00e0 deve essenzialmente riprodursi e conservare una sua stabilit\u00e0, per far questo non pu\u00f2 lasciare indietro la stragrande maggioranza, non pu\u00f2 andare sempre dietro solo al vincitore. Il semplice fatto che le informazioni possano essere gestite in modo molto efficiente, e trasmettere in tempo reale impulsi economici, senza riguardo per la materialit\u00e0 dei luoghi nei quali si \u201cpoggiano\u201d (e di quelli dai quali escono) si scontra in modo non aggirabile con la lentezza e la stanzialit\u00e0 dei sistemi territoriali, della carne e sangue dei luoghi, della differenza che esprimono. Con lo \u201cspazio\u201d ed il \u201ctempo\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">L\u2019esito \u00e8 la polarizzazione, e lo spostamento che rende deserto ci\u00f2 che era vitale, e iperdenso qualche singolo luogo. Ma l\u2019esito \u00e8 anche la folla abbandonata ed individuale dei naufraghi che sono lasciati indietro (e possono essere \u2018lasciati indietro\u2019 anche ceti per certi versi abbienti, dato che si tratta di termine essenzialmente relativo). L\u2019esito \u00e8 anche lo spiazzamento delle Istituzioni, nate per governare questa incertezza, ed invece da essa governate.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Emerge cos\u00ec la crisi che ci avvolge. Una crisi che ci fa vedere ogni giorno di pi\u00f9 la nudit\u00e0 del re che ci ha governato per trenta anni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Ci sono almeno due considerazioni, tra le tante, da fare in questo contesto:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0quando un sistema sociale di successo diventa disfunzionale non lascia la scena senza combattere; perch\u00e9 nessuno lo fa, e perch\u00e9 gli attori interessati sono diventati centrali nel tempo. Essi difendono i risultati che hanno ottenuto. Sarebbe ingenuo pensare che non sia cos\u00ec. Le persone che sono state selezionate in questo ambiente, ed in esso hanno fatto carriera, sono legate da innumerevoli vincoli di solidariet\u00e0, di interesse e di convinzione con esso e tra loro. Le organizzazioni stesse sono disegnate e orientate a difenderlo. L\u2019alleanza fondamentale tra la grande impresa dedita all\u2019esportazione, e socialmente irresponsabile fin nel genoma (dato che i capitali sono da ovunque ed i clienti pure), e la finanza de materializzata che impiega risparmi anonimi, sviluppa una pressione enorme sul mondo della consulenza e, via questo, sulle strutture decisionali ed i relativi processi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la cultura che si \u00e8 sviluppata, in opposizione ai fallimenti della precedente gestalt egemone, ha la sua inerzia e tende a riprodurre le proprie ricette, ormai diventate dogma. Anche qui, l\u2019immensa massa di potere e denaro, determina un\u2019enorme capacit\u00e0 di gestione di informazione, di senso e di relativi veicoli. Una capacit\u00e0 di inquadrare ogni nuovo problema in vecchie soluzioni che non pu\u00f2 essere in alcun modo sottovalutato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Rileggere tutto questo assetto, come se si trattasse di individuare soluzioni razionali a problemi razionali, come se si trattasse di decidere una nuova ricetta (trattamento del debito pubblico, soluzione della crisi ambientale e climatica, definizione delle politiche espansive corrette, bilanciamento della politica commerciale, definizione delle politiche industriali strategiche) \u00e8\u00a0<em>non comprenderne la natura essenzialmente sociale e politica della situazione<\/em>. Inoltre lavora con un\u2019idea di \u201crazionale\u201d troppo limitata. Queste decisioni vanno prese, e non sono affatto indifferenti, possono anzi fare la differenza,\u00a0<em>ma generano sempre una nuova societ\u00e0<\/em>. Articolano nuovi vincenti e perdenti, mutano le istituzioni e la loro programmazione essenziale, ne creano di nuove, inibiscono degli sviluppi tecnologici e ne favoriscono altri, determinano assetti di potere e politici, articolano la dialettica tra i paesi e tra quelli che una volta si chiamavano \u201cblocchi\u201d (e che torneremo presto a chiamare cos\u00ec), cambiano il tono morale ed emotivo della situazione, sviluppano una nuova teologia (anche politica<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\"><em>Dunque facciamo mezzo passo indietro<\/em>: una decisione pubblica non \u00e8 un calcolo. Non \u00e8 l\u2019espressione di una volont\u00e0. Non \u00e8 un voto. In una decisione pubblica c\u2019\u00e8 sempre l\u2019attivazione di un\u2019arena di conflitto e lo spegnimento di qualche altra. Ci sono sempre attori valorizzati ed altri oscurati. C\u2019\u00e8 sempre una posta palese ed altre invisibili; ogni attore ne ha, e non sempre collimano. Una decisione pubblica\u00a0<em>non \u00e8 mai logica<\/em>. Ha sempre anche un contenuto emotivo ed un significato politico. Produce, riproduce e celebra dei valori sociali, e dunque \u00e8 il risultato (e la matrice) di una societ\u00e0 esistente o nascente. Ogni decisione interpreta il flusso della storia dell\u2019organizzazione o del milieu che \u00e8 stato attivato per strutturarla e giustificarla, essa crea sempre alleanze (e non sarebbe concepibile senza di esse), nasce nel conflitto e lo delimita. Articola una sua legittimit\u00e0 e dispiega i simboli della competenza e della reputazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Per arrivare a definire una decisione strutturante (ad esempio, come quella di sviluppare una transizione energetica) bisogna accedere ai problemi, definirli, riconoscerli tali, traguardarne l\u2019esito. Il \u201csetting decisionale\u201d inquadra le identit\u00e0 valide nel campo decisionale, i soggetti riconoscibili e gli attori, le istituzioni attivate e quelle inibite. Per arrivarci bisogna selezionare l\u2019informazione pertinente e le tecniche \u201cvalide\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Ogni decisione viene presa in condizioni di scarsit\u00e0 di tempo, di attenzione, di chiarezza ed \u00e8 un processo sociale e politico importante in s\u00e9. Una sorta di \u201crituale sacro\u201d, come scriveva James March<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Ogni decisione \u00e8 in parte mera applicazione di routine e norme, in parte attivazione di memoria selettiva, in parte intuizione di nuove possibilit\u00e0, in parte imitazione, in parte tradizione e fede. Lavora con scopi, conseguenze future, preferenze future (che sono sempre gestite strategicamente), con l\u2019informazione (che \u00e8 fonte di potere, di garanzia ritualistica, oggetto di strategie, riserva di senso, \u2026).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Un urbanista americano attivo dagli anni cinquanta ai primi ottanta,\u00a0Kevin Lynch,\u00a0in \u201c<em>Good city form<\/em>\u201d del 1981 descriveva i processi decisionali, ad esempio quelli coinvolti nelle dinamiche territoriali, come un intreccio di catene, o sequenze, di inferenze e atti che mettono in connessione situazioni, valori e obiettivi; ma \u201c<em>le parti inferiori di tali catene sono sommerse nell\u2019abitudine, mentre quelle superiori si perdono tra le nuvole, per essere rivelate solo in occasioni retoriche<\/em>\u201d, inoltre e quel che pi\u00f9 conta, \u201c<em>catene differenti si mescolano e si separano in modi confusi, sicch\u00e9\u00a0 le singole azioni derivano da molti valori e hanno conseguenze molteplici, che a loro volta sono collegabili ad altre fonti di valore. Il risultato \u00e8 un cespuglio<\/em>\u00a0[thicklet]\u00a0<em>piuttosto che una catena, o pi\u00f9 esattamente un cespuglio le cui radici e i cui rami si intersecano e si innestano gli uni negli altri<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Ci sono due principali \u201cfinzioni\u201d (che svolgono una fondamentale funzione di legittimazione sociale) che vanno considerate per non immaginare che sia questione solo di definire una buona e razionale \u201csoluzione\u201d.<\/p>\n<ol style=\"font-weight: 400\">\n<li><em>che le siano scelte ricondotte ai decisori,<\/em><\/li>\n<li><em>che i problemi siano ricondotti alle scelte.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Il processo decisionale \u00e8 essenzialmente un confronto-scontro che fa uso dei materiali disponibili (tra cui, sia bene inteso,\u00a0hanno grande importanza le \u201criserve di senso\u201d incorporate nelle norme e nei discorsi normativi ed il loro ancoraggio necessario ed implicito a densi sfondi sociali) per attivare impulsi di forza, contrattare, formare coalizioni, stimolare lealt\u00e0, riscuotere crediti. I risultati dipendono dalle preferenze di partenza degli attori e dal potere che pu\u00f2 essere mobilitato da ognuno. Le scelte sono da ricondurre alla sedimentazione (o agglomerazione) di un \u201csistema d\u2019azione\u201d efficace (pi\u00f9 dei concorrenti) e non ai \u201cdecisori\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">I problemi sono definiti insieme alle scelte (non di rado sono le scelte a individuare i \u201cloro\u201d problemi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Il significato della decisione assunta, o che si predilige, incorpora l\u2019informazione solo se questa \u00e8 collegabile a storie coerenti e raccontabili. Se fa sistema. Informazioni e processo decisionale consolidano una struttura di significati nella quale si collocano; che le sostiene e le crea. In questo senso l\u2019attivit\u00e0 decisionale pubblica (ma anche quella privata) \u00e8 una sorta di \u201crituale sacro\u201d e comporta attivit\u00e0 \u201caltamente simboliche\u201d. Come scrive March, \u201cessa esalta i valori fondamentali di una societ\u00e0, in particolare il concetto che l\u2019esistenza \u00e8 alla merc\u00e9 della volont\u00e0 umana e che tale controllo si esercita mediante scelte, individuali e collettive, fondate su un\u2019esplicita previsione di alternative e sui loro probabili effetti\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Decisione e potere sono indissolubilmente uniti per via di questa caratteristica simbolica ineliminabile.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Allora il processo decisionale non \u00e8 un luogo \u201ctecnico\u201d (molto spesso, in ogni polemica politica su qualche scelta pubblica si sente la lamentazione circa l\u2019irrazionalit\u00e0 tecnico-economica della decisione \u201cpolitica\u201d assunta), \u00e8 pi\u00f9 la palestra per esercitarsi in valori sociali, far mostra di autorit\u00e0, esibire comportamenti distintivi rispetto al costrutto ideologico centrale (nella nostra cultura occidentale) di \u2018scelta intelligente e consapevole\u2019.\u00a0<em>La decisione \u00e8 politica in questo senso<\/em>. Ogni scelta e decisione crea il sociale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">Dunque, interagire con questa complessa dinamica richiede saggezza ed intuito, richiede percezione ed empatia per le forze in campo e quelle mobilitabili (che in campo possono entrare), richiede una strategia rivolta a spingere\u00a0<em>l\u2019intero apparato di dati informativi, aspettative ed opzioni disponibili<\/em>\u00a0in una direzione nella quale si dimostri produttiva o utile. Cercando di sviluppare in una sola mossa ci\u00f2 che \u00e8 produttivo e gli strumenti per conseguirlo (insieme agli attori).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Considerato tutto ci\u00f2 si potrebbe argomentare che la crisi che attraversiamo non \u00e8 solo un malfunzionamento essenziale della finanza nel suo ruolo di mediazione tra risparmio ed impieghi produttivi, che ha avuto sin dal medioevo; non \u00e8 solo uno scollamento tra la crescita della produttivit\u00e0 e l\u2019occupabilit\u00e0 o la rendita del lavoro, che \u00e8 in corso almeno da quattro decenni; non \u00e8 solo lo spaccamento della societ\u00e0 in enclave incomunicanti ed il rifiuto della parte fortunata di condividere le sue ricchezze tornate a livelli ottocenteschi; non \u00e8 solo prevalenza della competizione e dell\u2019egoismo sulla cooperazione e solidariet\u00e0, e relative emozioni, senza la quale la societ\u00e0 precipita nel caos e nell\u2019odio (e nell\u2019ansia). La crisi \u00e8 anche una rottura di razionalit\u00e0 nel capitalismo come struttura di ordine della societ\u00e0. E\u2019 la dimostrazione che le routine e le soluzioni consolidate nella tradizione sono ormai spiazzate, che anche le nuove non funzionano pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Che non abbiamo pi\u00f9 parole adatte e pensieri fecondi, danziamo intorno a \u2018dei\u2019 sterili e amiamo le cose sbagliate. Che dobbiamo reinventarci.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p style=\"font-weight: 400\">Per questo serve una nuova teoria critica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400\">\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Finisco per chiamare cos\u00ec, in modo tranchant, le mobilitazioni populiste in salsa occidentale che abbiamo visto negli anni Dieci finali. Per una critica pi\u00f9 ampia si veda Alessandro Visalli,\u00a0<em>Classe e Partito. Ridare corpo al fantasma del collettivo<\/em>, Maltemi, 2023.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Per una conversazione su questi temi si pu\u00f2 vedere il canale di Giacomo Gabellini a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CHicTQWqNOc\">questo link<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/05\/appunti-sul-mutamento-della-piattaforma.html\">Appunti sul mutamento della piattaforma tecnologica del capitalismo contemporaneo<\/a>\u201d, 20 maggio 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda su questi temi il lavoro recente di Vincenzo Costa.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, per questo modello interpretativo che qui non posso esplicitare le Conclusioni di Alessandro Visalli,\u00a0<em>Dipendenza. Capitalismo e transizione multipolare<\/em>, Meltemi 2022.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Paul Baran, Paul. Sweezy,\u00a0<em>Il capitale monopolistico<\/em>, Einaudi, Torino 1958.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda su questo il primo e terzo capitolo del mio libro recente\u00a0<em>Classe e Partito. Ridare corpo al fantasma del collettivo<\/em>, cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda il recente libro di Geminello Preterossi, \u201c<em>Teologia politica e diritto<\/em>\u201d, Laterza, 2022<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0James G. March,\u00a0<em>Decisioni e organizzazioni,<\/em>\u00a0Il Mulino, Bologna 1993.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0cit, in. V. Andriello,\u00a0<em>La Forma dell\u2019esperienza<\/em>, 1997, p.74<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; James G. March,\u00a0<em>Decisioni e organizzazioni,<\/em>\u00a0op.cit., p. 383.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2023\/09\/crisi-e-teoria-critica-qualche-modesto.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2023\/09\/crisi-e-teoria-critica-qualche-modesto.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NELLA FERTILITA&#8217; CRESCE IL TEMPO (Alessandro Visalli) Abbiamo assolutamente bisogno di\u00a0una nuova teoria critica, che non dimentichi le lezioni dei nuclei pi\u00f9 alti della storia delle lotte per l\u2019emancipazione (e per quanto mi riguarda di quelle della vasta e multiforme tradizione marxista, ma si potrebbe aggiungere altro come la lezione della psicoanalisi e le teorie del potere e del conflitto, le migliori riflessioni sulla liberazione, le esperienze anticoloniali, e via dicendo), ma che sia&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":65555,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Tempo-Fertile.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ldF","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81571"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=81571"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81571\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81572,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81571\/revisions\/81572"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/65555"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=81571"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=81571"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=81571"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}