{"id":81601,"date":"2023-09-22T10:39:03","date_gmt":"2023-09-22T08:39:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81601"},"modified":"2023-09-21T21:40:56","modified_gmt":"2023-09-21T19:40:56","slug":"tornano-a-crescere-i-fallimenti-delle-imprese-italiane-persi-81-000-posti-di-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81601","title":{"rendered":"Tornano a crescere i fallimenti delle imprese italiane: persi 81.000 posti di lavoro"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>L&#8217;INDIPENDENTE<\/strong> (Giorgia Audiello)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo un anno e mezzo di decrescita, nel secondo trimestre del 2023 sono tornati ad aumentare i\u00a0<strong>fallimenti delle imprese italiane<\/strong>, insieme alle\u00a0<strong>liquidazioni volontarie<\/strong>\u00a0che hanno registrato un\u2019impennata: il tasso di fallimenti \u00e8 aumentato dell\u20191,5% rispetto allo stesso trimestre del 2022 mentre le liquidazioni volontarie sono aumentate del 26,1%. \u00c8 quanto emerge da un\u00a0<strong>rapporto del Gruppo Cerved<\/strong>, specializzato nella raccolta dati delle imprese e in studi di settore. Complessivamente, nel secondo trimestre dell\u2019anno in corso sono stati\u00a0registrati 2.070 fallimenti\u00a0(contro i 2.039 dello stesso periodo del 2022), mentre le liquidazioni volontarie sono state 10.446 (contro le 8.282 del 2022). In particolare, ad essere colpite sono state soprattutto le\u00a0<strong>piccole e medie imprese<\/strong>\u00a0che hanno dovuto affrontare crisi di liquidit\u00e0 con il conseguente allungamento dei tempi di pagamento verso i fornitori. Le conseguenze pi\u00f9 immediate di questo scenario sono state la\u00a0<strong>perdita di 81.000 posti di lavoro<\/strong>\u00a0e di un miliardo di euro di valore aggiunto.<\/p>\n<p>I maggiori fallimenti\u00a0<a href=\"https:\/\/research.cerved.com\/analisi\/fallimenti-in-aumento-nel-secondo-trimestre-2023\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">si registrano\u00a0<\/a>per le\u00a0<strong>ditte individuali<\/strong>, mentre le societ\u00e0 di capitali hanno contribuito a un lieve aumento pari nel complesso allo 0,3%: tra le seconde, la tendenza \u00e8 trainata dalle imprese che fatturano tra i 2 e i 10 milioni di euro l\u2019anno, le quali hanno registrato un tasso di fallimento pari al 44% rispetto al 30% di quelle che fatturano pi\u00f9 di 10 milioni. I comparti pi\u00f9 colpiti sono\u00a0<strong>l\u2019industria<\/strong>\u00a0(+ 5,2%) e i\u00a0<strong>servizi<\/strong>\u00a0(+1%): in particolare prodotti da forno, alberghi e l\u2019ingrosso costruzioni, che gi\u00e0 nel 2022 avevano registrato livelli elevati di indebitamento e un peggioramento delle abitudini di pagamento. A livello della distribuzione regionale, rispetto al secondo trimestre del 2022 si registra un aumento dei fallimenti al nord-est e al centro e, di contro, una diminuzione nel nord-ovest e al sud che segnano rispettivamente un \u2013 4% e un -7,1%.<\/p>\n<p>Si tratta di una situazione che sconta le ultime politiche economiche e monetarie europee e le congiunture internazionali degli ultimi tre anni: dopo una lieve ripresa dalle chiusure pandemiche, infatti,\u00a0<strong>l\u2019impennata dei prezzi energetici e delle materie prime<\/strong>\u00a0\u2013 dovuta in gran parte alla speculazione e all\u2019interruzione delle relazioni commerciali con la Russia \u2013 ha generato\u00a0<strong>inflazione e ridotto la domanda interna<\/strong>, determinando un rallentamento generale dell\u2019economia aggravata anche da un calo del settore edilizio e manifatturiero italiano. Sempre nel secondo trimestre di quest\u2019anno, infatti, si \u00e8 registrato una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2023\/09\/06\/il-settore-manufatturiero-italiano-e-in-recessione-le-fabbriche-iniziano-a-licenziare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">decrescita<\/a>\u00a0pi\u00f9 alta del previsto in questi settori. A peggiorare definitivamente una situazione gi\u00e0 di per s\u00e9 difficile \u00e8 stato poi il\u00a0<strong>rialzo dei tassi della BCE<\/strong>\u00a0e della maggior parte delle banche centrali mondiali: se, da un lato, l\u2019aumento del costo del denaro, ha contribuito in maniera minima ad abbassare l\u2019inflazione, dall\u2019altro, ha distrutto una domanda gi\u00e0 debole, creando le condizioni per una possibile recessione dell\u2019eurozona. A spingere in questa direzione \u00e8 anche la tendenza economica di quella che fino a poco tempo fa era considerato il motore dell\u2019economia europea, vale a dire la Germania che \u00e8 gi\u00e0 entrata in recessione tecnica.<\/p>\n<p>La notizia di un aumento di fallimenti tra le imprese italiane, dunque, si pone in continuit\u00e0 con un quadro economico europeo dalle tinte gi\u00e0 fosche: non sarebbe, infatti, un\u00a0<em>unicum<\/em>\u00a0in Europa. Gi\u00e0 lo scorso agosto, l\u2019Ufficio statistico dell\u2019Unione Europea\u00a0<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/web\/products-eurostat-news\/w\/ddn-20230817-1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">aveva segnalato<\/a>\u00a0che \u201cnel secondo\u00a0trimestre del 2023\u00a0<strong>le dichiarazioni di fallimento nell\u2019Unione hanno raggiunto\u00a0il livello pi\u00f9 alto\u00a0dal 2015<\/strong>, anno di inizio della raccolta dati\u201d. I settori pi\u00f9 colpiti risultano essere quelli della ristorazione e del turismo, ma nessun comparto \u00e8 stato risparmiato: dal commercio all\u2019ingrosso all\u2019industria, dall\u2019edilizia alle comunicazioni. Rispetto al 2019 l\u2019aumento nelle dichiarazioni di fallimento ha segnato un\u00a0+82,5%. I recenti dati sui fallimenti delle imprese italiane rappresentano quindi solo un tassello di un mosaico pi\u00f9 ampio rappresentato dall\u2019UE nel suo complesso. Tra le cause pi\u00f9 importanti, oltre alle politiche monetarie restrittive della BCE, vi sono decisioni in materia di relazioni commerciali e diplomatiche spesso\u00a0<strong>in contrasto con gli interessi del Vecchio continente<\/strong>, dettate dal sistema di alleanze internazionali in cui \u00e8 inserita l\u2019UE. A pagarne le spese sono pi\u00f9 o meno tutti gli Stati europei e l\u2019Italia in particolare, in quanto strettamente dipendente dall\u2019economia tedesca. Il varo di una legge di bilancio improntata all\u2019austerit\u00e0 \u2013 come quella che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2023\/09\/05\/il-governo-prepara-una-manovra-allinsegna-dellausterita-e-delle-privatizzazioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">si appresta a preparare<\/a>\u00a0il governo Meloni \u2013 unitamente al rallentamento economico generale gi\u00e0 in atto, non lascia intravedere buone prospettive per l\u2019economia del Belpaese. Ad essere pi\u00f9 a rischio sono proprio le piccole e medie imprese, ossia la vera e propria struttura portante del sistema produttivo italiano, da sempre nel mirino delle strategie internazionali per erodere il vantaggio competitivo della Penisola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FONTE:\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2023\/09\/21\/tornano-a-crescere-i-fallimenti-delle-imprese-italiane-persi-81-000-posti-di-lavoro\/\">Tornano a crescere i fallimenti delle imprese italiane: persi 81.000 posti di lavoro &#8211; L&#8217;INDIPENDENTE (lindipendente.online)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INDIPENDENTE (Giorgia Audiello) &nbsp; Dopo un anno e mezzo di decrescita, nel secondo trimestre del 2023 sono tornati ad aumentare i\u00a0fallimenti delle imprese italiane, insieme alle\u00a0liquidazioni volontarie\u00a0che hanno registrato un\u2019impennata: il tasso di fallimenti \u00e8 aumentato dell\u20191,5% rispetto allo stesso trimestre del 2022 mentre le liquidazioni volontarie sono aumentate del 26,1%. \u00c8 quanto emerge da un\u00a0rapporto del Gruppo Cerved, specializzato nella raccolta dati delle imprese e in studi di settore. 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