{"id":81661,"date":"2023-09-29T08:36:01","date_gmt":"2023-09-29T06:36:01","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81661"},"modified":"2023-09-26T09:38:22","modified_gmt":"2023-09-26T07:38:22","slug":"lezioni-ucraine-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81661","title":{"rendered":"LEZIONI UCRAINE \u2013 1"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>A oltre un anno e mezzo dall\u2019inizio dell\u2019Operazione Speciale Militare, una panoramica a volo d\u2019uccello sul conflitto consente se non di fare un bilancio, certamente di metterne in luce taluni aspetti significativi. Come spesso capita, il senso di determinati avvenimenti, pur del tutto noti, si coglie infatti solo a distanza. Il tentativo, quindi, \u00e8 di abbozzare delle lezioni che si possono trarre dalla guerra in corso, esaminandone l\u2019excursus dapprima dal punto di vista ucraino, poi da quello russo. In questa prima parte si esaminer\u00e0 pertanto dalla prospettiva di Kiev.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35604\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/184432-1_large-1-1024x683-1.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"414\" \/><\/figure>\n<p>Le lezioni che la guerra ucraina sta fornendo sono svariate, ed alcune anche molto interessanti. Il fatto che il conflitto si collochi in un passaggio cruciale della Storia, anzi che ne sia un importante fattore di accelerazione, rischia naturalmente di offuscarle, di renderle meno evidenti. Anche solo da un punto di vista strettamente militare, per\u00f2, ci sarebbe molto da imparare \u2013\u00a0 e per quanto \u00e8 possibile vedere\/sapere, dall\u2019altra parte dell\u2019Atlantico non sembra che stiano imparando molto. Eppure, nessuno pi\u00f9 del Pentagono avrebbe interesse a trarre insegnamenti da questo conflitto.<br \/>\nIn ogni caso, un tentativo di analisi merita di essere fatto, se non altro come contributo ad una possibile (ed auspicabile) riflessione generale sul tema.<\/p>\n<p>Fermo restando che non c\u2019\u00e8 ovviamente paragone possibile, in termini di potenza strategica, tra Russia ed Ucraina, \u00e8 per\u00f2 indubitabile che il 24 febbraio 2022 quello che si apre \u00e8 sostanzialmente un conflitto simmetrico: le forze in campo sono complessivamente equiparabili, quanto meno nel senso che le varie disparit\u00e0 che le caratterizzano sono in qualche modo compensative. In particolare, l\u2019Ucraina ha avuto dalla sua, sin dal primo momento, un vantaggio numerico, quello derivante dal supporto informativo e di\u00a0<em>intelligence\u00a0<\/em>fornito dalla NATO, una retrovia\u00a0<em>estesa\u00a0<\/em>(intoccabile dalla Russia) ed una disponibilit\u00e0 di mezzi e denaro enormemente superiori alle proprie \u2013 sempre grazie all\u2019aiuto dell\u2019Alleanza Atlantica. Questi notevoli\u00a0<em>plus\u00a0<\/em>tattici e strategici compensavano pienamente i\u00a0<em>gap\u00a0<\/em>rispetto alle forze russe.<br \/>\nStiamo ovviamente qui parlando di una simmetria teorica, in quanto poi le cose sul campo erano profondamente diverse.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, si tende spesso a sottovalutare un dato\u00a0<em>storico<\/em>. Nel 2014, dopo il golpe di piazza Maidan, la NATO comincia l\u2019addestramento delle forze ucraine, cos\u00ec come la fornitura di armamenti. Contemporaneamente, comincia lo scontro tra l\u2019esercito ucraino, supportato dalle varie milizie neonaziste, con le repubbliche separatiste del Donbass (Donetsk e Lugansk). Questo scontro, bench\u00e9 veda una assoluta asimmetria (l\u2019intero esercito ucraino contro le milizie di due repubbliche\u00a0<em>regionali<\/em>), viene sostanzialmente perso da Kiev. Non solo in otto anni non \u00e8 stata capace di riprendere il controllo dei territori secessionisti [1], ma addirittura si sono dovute mobilitare le potenze occidentali per dargli modo (con gli Accordi di Minsk 1 e 2) di riprendere fiato e riorganizzare le proprie forze. Il fatto stesso che, proprio in quegli anni, gli ucraini costruissero la linea fortificata Slovyansk-Kramatorsk, ai confini occidentali del Donetsk, indica come ritenessero addirittura di doversi difendere.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza degli otto anni di guerra civile, quindi, insegna che le forze armate ucraine \u2013 al netto della loro potenza e potenzialit\u00e0 \u2013 si erano gi\u00e0 rivelate scarsamente efficaci sul campo. Ci\u00f2 \u00e8 probabilmente dovuto al combinato disposto tra due fattori, uno endogeno e l\u2019altro esogeno. Il primo, \u00e8 l\u2019estremo livello di corruzione che aveva pervaso il paese sin dalla proclamazione dell\u2019indipendenza, nel 1991, che non ha mancato di riflettersi sull\u2019esercito. Il secondo \u00e8 determinato dalla transizione dal modello sovietico (dottrinale, organizzativo, di equipaggiamenti\u2026) a quello NATO, applicato per di pi\u00f9 in tempi ristretti ed in condizioni operative. Un aspetto, questo, i cui effetti si continuano a riscontrare tuttora, e per le medesima ragioni.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35605\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/91d81de1-ea5a-4628-81cf-4fb9b536369d_1280x719.jpg?resize=640%2C359&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"348\" \/><\/figure>\n<p>Quando inizia l\u2019Operazione Speciale Militare, bench\u00e9 le forze russe impegnate siano circa un quarto di quelle ucraine \u2013 quindi con un rapporto di forze attaccanti-difensori esattamente invertito, rispetto agli standard previsti da ogni dottrina militare \u2013 dilagano comunque in Ucraina. A nord est occupano l\u2019oblast di Kharkov, a sud quelli di Zaporizhzhye e Kherson, mentre due potenti colonne penetrano una da est, in direzione Sumy, ed una da nord, sino alle porte di Kiev. Senza stare qui a ricapitolare le ragioni strategiche e tattiche di questa manovra russa, gi\u00e0 ampiamente analizzata in passato, resta comunque l\u2019evidenza di una offensiva\u00a0<em>annunciatissima\u00a0<\/em>(da tempo gli USA ripetevano che Mosca stava per attaccare, e le truppe russe erano pronte sul confine da mesi), effettuata praticamente\u00a0<em>senza alcuna preparazione aerea<\/em>, e che nel giro di pochissimo tempo ha occupato una significativa parte del paese.<\/p>\n<p>Per quanto nei successivi 500 e passa giorni di guerra gli ucraini abbiano dato prova di coraggio e determinazione, sin dall\u2019inizio \u00e8 stato evidente come le scelte strategiche e tattiche fossero spesso inadeguate, se non del tutto errate.<br \/>\nSfortunatamente per Kiev e per la NATO, l\u2019apparato propagandistico occidentale si \u00e8 subitaneamente mobilitato intorno al\u00a0<em>plot\u00a0<\/em>narrativo di un esercito ucraino capace di vincere, e questa narrazione ha finito per farsi strada persino nei comandi strategici di entrambe.<br \/>\nNel giro di 40-50 giorni, comunque, quando con la visita di Boris Johnson a Kiev si chiudono gli spazi di trattativa tra Russia ed Ucraina, cambia completamente il quadro strategico. Le colonne penetrate in territorio ucraino da est e da nord vengono ritirate (per una decisione\u00a0<em>politica\u00a0<\/em>di Mosca, non per una pressione militare di Kiev), e si entra in una nuova fase della guerra.<\/p>\n<p>Sempre restando dal lato ucraino del conflitto, un po\u2019 di buon senso \u2013 e di consapevolezza delle proprie forze \u2013 avrebbe dovuto spingere l\u2019Ucraina, ed i suoi sponsor occidentali, a predisporsi per una guerra difensiva di logoramento, che costringesse i russi a tenere impegnate le forze lungo una lunga linea di contatto in condizioni di inferiorit\u00e0 numerica. La mobilitazione di 300.000 riservisti, infatti, verr\u00e0 lanciata da Mosca soltanto in inverno, e comincer\u00e0 a manifestarne i segni sul fronte soltanto nella primavera successiva.<br \/>\nMa \u00e8 proprio in questa fase che si concretizzano due elementi, in realt\u00e0 presenti sin dall\u2019inizio, ma che appunto arrivano a maturazione solo adesso. Il primo \u00e8 l\u2019assoluta\u00a0<em>presa in carico<\/em>\u00a0dell\u2019Ucraina da parte della NATO, che comporta non solo il pieno supporto ma anche il sostanziale pieno controllo; il secondo, conseguente, \u00e8 il prevalere delle esigenze politiche occidentali su quelle militari ucraine.<\/p>\n<p>Il conflitto diventa prevalentemente mediatico. Gli scopi strategici che la NATO intende perseguire attraverso questa\u00a0<em>proxy war<\/em>\u00a0sono solo marginalmente ottenibili sul campo (a Washington pensano di\u00a0<em>sconfiggere\u00a0<\/em>la Russia soffocandola economicamente e diplomaticamente), e quindi questo diventa uno scenario, sul quale viene rappresentata la battaglia propagandistica.<br \/>\nLa guerra\u00a0<em>mediatizzata\u00a0<\/em>ha pertanto esigenze di tipo spettacolare, che sovrastano quelle di tipo bellico. Non basta l\u2019immagine dell\u2019esercito che offre un\u2019eroica resistenza all\u2019invasore, serve l\u2019immagine di un esercito che possa ricacciarlo. Per questo, non serve \u2013 non interessa \u2013 che gli ucraini si difendano come possono, serve che vadano all\u2019attacco.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35606\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/000_32ZV4VZ-1.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"414\" \/><\/figure>\n<p>Nell\u2019estate del 2022 quindi, le forze di Kiev lanciano due offensive, una a nord-est su Kharkov ed una a sud-ovest su Kherson. Mentre la prima ha un certo successo, grazie alle deboli difese russe nell\u2019area, che sostanzialmente ripiegano sotto la pressione ucraina, la seconda incontrer\u00e0 forti resistenze e, dopo forti perdite, si arener\u00e0 poi ad ottobre. Questo sforzo offensivo segna il passaggio ad una terza fase del conflitto, e per tutto l\u2019anno successivo l\u2019esercito ucraino non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di effettuare operazioni offensive. La nuova fase, tra l\u2019altro, \u00e8 segnata ancor pi\u00f9 da un cambiamento decisivo dal lato russo, con l\u2019arrivo al comando del generale Surovikin, a cui si devono tre importanti decisioni strategiche: l\u2019abbandono della parte di Kherson che si trova sulla riva destra del Dnepr, la costruzione di linee fortificate ed articolate in profondit\u00e0 a ridosso della linea del fronte, e l\u2019avvio di una campagna di attacchi dall\u2019aria sull\u2019intera Ucraina.<\/p>\n<p>Durante questo anno di (apparente) pausa nei combattimenti, la NATO far\u00e0 uno sforzo per riorganizzare e riarmare le forze ucraine; oltre 80.000 uomini vengono addestrati in occidente, e sono forniti centinaia di mezzi corazzati. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di replicare, in primavera, l\u2019offensiva dell\u2019estate 2022, ma stavolta con obiettivi ancora pi\u00f9 ambiziosi. L\u2019ossessione di Zelensky (ma in realt\u00e0 della NATO) \u00e8 infatti la Crimea. \u00c8 su questa che si appuntano le mire di rivincita, quasi che gli altri territori perduti siano irrilevanti (anche se, ad esempio, il Donbass \u00e8 invece una regione ricca, sia per risorse minerarie che dal punto di vista delle infrastrutture industriali). Ovviamente a questo c\u2019\u00e8 una spiegazione ben precisa: Crimea significa la base navale di Sebastopoli, significa mar Nero. E la NATO vorrebbe sottrarne alla Russia ogni controllo.<br \/>\nMa durante questa\u00a0<em>r\u00f4le de guerre<\/em>, avviene anche qualcos\u2019altro di assai significativo.<\/p>\n<p>Prima a Soledar, poi a Bakhmut, si svolgono due lunghe e sanguinosa battaglie, per il controllo dei rispettivi abitati. Soprattutto la seconda, ben pi\u00f9 famosa, e che si protrarr\u00e0 per circa otto mesi. La lotta per il controllo della cittadina di Bakhmut-Art\u00ebmovsk sar\u00e0 in effetti il baricentro intorno a cui ruoter\u00e0 tutta questa fase, ma rappresenter\u00e0 inoltre (anche da parte russa, come vedremo) una significativa\u00a0<em>anomalia tattica<\/em>.<br \/>\nIl valore strategico della citt\u00e0, in effetti, era ed \u00e8 abbastanza relativo, anche se ovviamente rappresentava un passo verso la completa\u00a0<em>liberazione\u00a0<\/em>dell\u2019oblast di Donetsk. Eppure (a quanto \u00e8 dato sapere, per una\u00a0<em>impuntatura\u00a0<\/em>dello stesso Zelensky) l\u2019esercito ucraino si \u00e8 ostinato a difenderla sino allo stremo, pagando un prezzo elevatissimo in termini di vite umane \u2013 \u00e8 in riferimento a questa battaglia che si \u00e8 iniziato a parlare di\u00a0<em>tritacarne\u00a0<\/em>\u2013 bruciandovi intere brigate, che sarebbero potute tornare utili successivamente, per la prevista controffensiva di primavera-estate.<\/p>\n<p>Secondo gli insegnamenti di Sun Tzu, \u00e8 assai meglio perdere territorio e preservare le forze, cos\u00ec da poter successivamente riconquistare il terreno perduto, piuttosto che sacrificare le forze per difenderlo, finendo cos\u00ec per perdere entrambe. Ma evidentemente Zelensky non conosceva Sun Tzu. E soprattutto, sentendosi in difficolt\u00e0, riteneva che la sua guerra mediatica potesse risultare compromessa dalla perdita della citt\u00e0, nonostante fossero proprio gli strateghi americani a suggerire la ritirata. In ogni caso, la caparbiet\u00e0 con cui \u00e8 stata difesa, indifferente al prezzo pagato, ha rappresentato un punto di svolta per l\u2019esercito ucraino, le cui perdite hanno assunto un peso sempre pi\u00f9 significativo, soprattutto sulla successiva capacit\u00e0 di combattimento.<br \/>\nA conferma di quanto detto prima, circa l\u2019importanza di Bakhmut, basta osservare come \u2013 ancora a mesi di distanza dalla sua caduta \u2013 questa non abbia determinato alcun mutamento sostanziale della situazione, n\u00e9 sul piano strategico n\u00e9 su quello tattico, nemmeno con riferimento a quello specifico settore del fronte.<\/p>\n<p>\u00c8 comunque in questa fase che comincia a manifestarsi, in modo sempre pi\u00f9 evidente, un approccio al combattimento \u2013 da parte ucraina \u2013 che fa venire in mente la battaglia di Khartoum, nel 1885, quando le armate del Mahdi si lanciavano all\u2019assalto della fortezza difesa dalle truppe del governatore Charles Gordon. Anche se la narrazione europea e coloniale ci ha trasmesso l\u2019immagine delle\u00a0<em>orde barbariche\u00a0<\/em>africane che, ad ondate successive, andavano all\u2019attacco (finendo alla fine per travolgere gli\u00a0<em>eroici difensori bianchi<\/em>), la realt\u00e0 \u00e8 che in molti casi l\u2019unica arma su cui contare per cercare la vittoria \u00e8 il numero. Sfortunatamente per l\u2019esercito di Kiev, le forze russe sono pi\u00f9 numerose, e soprattutto molto meglio equipaggiate di quelle di cui disponeva Gordon\u00a0<em>Pasci\u00e0<\/em>. La similitudine ovviamente qui risiede nel fatto che, stante la crescente disparit\u00e0 di forze, l\u2019unico vantaggio di cui dispongono a questo punto gli ucraini \u00e8 la quantit\u00e0 di uomini che possono gettare in battaglia. Il tentativo \u2013 quasi disperato \u2013 \u00e8 che, portando in combattimento una brigata dopo l\u2019altra, il fronte russo finisca per cedere da qualche parte.<\/p>\n<p>Altrettanto ovviamente, questo modus operandi non solo impone un costo elevatissimo \u2013 oggi le perdite ucraine oscillano tra mille e duemila\u00a0<em>al giorno<\/em>\u00a0\u2013 ma va ad incidere direttamente sulla capacit\u00e0 di combattimento complessiva. Se, infatti, vengono inviate formazioni composte da soldati esperti e ben addestrati, le perdite avranno un\u2019incidenza molto pi\u00f9 significativa, e se invece si mandano formazioni di mobilitati, con scarso addestramento, i risultati saranno insignificanti e le perdite ancora maggiori. In questa forbice, lo spazio di manovra per le forze di Kiev si fa sempre pi\u00f9 ristretto, e quindi la capacit\u00e0 di tenuta si assottiglia.<br \/>\nDopo oltre cento giorni dall\u2019inizio della controffensiva del 2023, e dopo quasi 80.000 uomini persi, \u00e8 inevitabile che la spinta si esaurisca, preludio ad una probabile controspinta russa, che nel corso dell\u2019autunno ricaccer\u00e0 indietro le truppe di Kiev, sulle posizioni precedenti il 4 giugno.<\/p>\n<p>Non \u00e8 affatto per un caso che, essendo ormai divenuto chiaro che le forze armate ucraine non saranno mai in grado di riprendersi i territori perduti, ed ormai consumata la carta delle forze corazzate (i dintorni di Rabotino sono oggi un cimitero di carri occidentali), il focus si stia spostando sugli attacchi a distanza, con droni e missili a lunga gittata \u2013 sempre su gentile concessione NATO. La guerra spettacolo ha bisogno di successi da vendere al pubblico televisivo, in quello che \u00e8 ormai un circolo vizioso. Per continuare ad andare avanti, \u00e8 necessario che l\u2019occidente continui ad alimentarla con armi e denaro; perch\u00e9 l\u2019occidente possa continuare ad alimentarla \u00e8 necessario che abbia\u00a0<em>vittorie\u00a0<\/em>da vendere sui media; per ottenere vittorie\u00a0<em>mediatiche\u00a0<\/em>serve spostare continuamente il tiro, fornire a Kiev sempre nuove armi. Il\u00a0<em>circo\u00a0<\/em>si autoalimenta, va avanti quasi per forza d\u2019inerzia, ma non \u00e8 in grado di mutare nulla di significativo. Sino all\u2019ultimo ucraino.<\/p>\n<p>Come in\u00a0<em>\u2018Sesso &amp; Potere\u2019<\/em>\u00a0[2], una guerra mediatica va bene solo se \u00e8 effettivamente fittizia, totalmente un\u2019invenzione narrativa; ma se serve soltanto come un velo, che copre la realt\u00e0 di una guerra\u00a0<em>reale<\/em>, fatta di sangue ed acciaio, allora prima o poi la realt\u00e0 squarcer\u00e0 il velo.<br \/>\nE la realt\u00e0 \u00e8 che diventa sempre pi\u00f9 improbabile persino un intervento diretto di un qualche paese NATO, per salvare la situazione (la Polonia si sta gi\u00e0 chiamando fuori). Forse ancora sei-sette mesi fa poteva essere un\u2019ipotesi militarmente praticabile, ma oggi la situazione \u00e8 giunta ad un punto tale che non \u00e8 pi\u00f9\u00a0<em>aggiustabile<\/em>. L\u2019esercito ucraino \u00e8 allo stremo, i paesi della NATO hanno esaurito i loro arsenali, mentre\u00a0<em>la Russia \u00e8 oggi pi\u00f9 potente di un anno fa<\/em>.<br \/>\nL\u2019<em>ultimo ucraino<\/em>\u00a0\u00e8, metaforicamente parlando, assai pi\u00f9 vicino di quanto sembri.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/09\/22\/lezioni-ucraine-1\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/09\/22\/lezioni-ucraine-1\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) A oltre un anno e mezzo dall\u2019inizio dell\u2019Operazione Speciale Militare, una panoramica a volo d\u2019uccello sul conflitto consente se non di fare un bilancio, certamente di metterne in luce taluni aspetti significativi. Come spesso capita, il senso di determinati avvenimenti, pur del tutto noti, si coglie infatti solo a distanza. 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