{"id":81731,"date":"2023-10-02T10:30:38","date_gmt":"2023-10-02T08:30:38","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81731"},"modified":"2023-10-02T10:29:38","modified_gmt":"2023-10-02T08:29:38","slug":"il-futuro-delle-relazioni-italo-cinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81731","title":{"rendered":"Il futuro delle relazioni italo-cinesi"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (di Thomas Fazi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-81732 size-medium aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/china-italia-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/china-italia-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/china-italia-768x432.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/china-italia.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Intervento fatto in occasione della tavola rotonda \u201cIl futuro delle relazioni italo-cinesi\u201d, tenutasi al Senato della Repubblica il 28 settembre 2023.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Io sono un giornalista e quindi mi conceder\u00f2 qualche licenza poetica per fare un intervento un po\u2019 pi\u00f9 politico di quelli che mi hanno preceduto. Inizierei col dire che da un certo punto di vista non possiamo che accogliere con favore il fatto che, nel momento in cui il governo si appresta ad uscire dalla Belt and Road Initiative (BRI), dalla Via della Seta \u2013 che \u00e8 un accordo che ha un valore politico e simbolico, oltre che economico \u2013, lo si voglia quantomeno sostituire con il rilancio del \u201cpartenariato strategico globale\u201d istituito nel 2004 dal Presidente Berlusconi, un accordo di carattere strettamente economico ma meno politicamente controverso. Ci\u00f2 dimostra un minimo di pragmatismo economico, un minimo di consapevolezza rispetto all\u2019importanza di mantenere i rapporti economici con la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non rende meno grave o problematica la decisione, a mio avviso. Perch\u00e9 \u00e8 inutile prenderci in giro: per quanto il governo adduca ragioni economiche per il mancato rinnovo dell\u2019accordo \u2013 tra l\u2019altro inventandosi anche dati di sana pianta, come hanno fatto alcuni ministri, parlando di importazioni triplicate dalla Cina \u2013 \u00e8 ovvio che siamo di fronte a una decisione che \u00e8 politica al 100 per cento. \u00a0Anche perch\u00e9 il peggioramento della bilancia commerciale italiana nei confronti della Cina \u00e8 un fenomeno che va ricondotto a ragioni strutturali dell\u2019economia globale e a ragioni endogene (o meglio autoindotte, ovvero la crisi energetica riconducibile al regime sanzionatorio (o auto-sanzionatorio, potremmo dire) nei confronti della Russia, e non ha assolutamente nulla a che vedere con la Via della Seta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi siamo di fronte a una decisione eminentemente politica: questo dovrebbe essere ovvio a tutti. E questo \u00e8 grave. Rinunciare a quello che \u00e8 potremmo definire un accordo di amicizia con la Cina \u2013 dal valore simbolico, prima ancora che economico \u2013 sarebbe grave a prescindere, visto il peso e l\u2019importanza geopolitica della Cina. Ma \u00e8 ancora pi\u00f9 grave nel momento in cui avviene in cui contesto globale in cui assistiamo a una profonda frattura politica tra blocchi geopolitici, a un\u2019acutizzazione dei rapporti tra Occidente (e Stati Uniti in particolare) e Cina, al punto che ormai possiamo parlare apertamente di nuova guerra fredda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Acutizzazione dei rapporti \u2013 e su questo dobbiamo essere chiari \u2013 determinata in maniera quasi unilaterale dagli Stati Uniti, che ha avviato quella che pu\u00f2 definirsi a tutti gli effetti una guerra economica nei confronti della Cina, e cosa ancor pi\u00f9 grave, che nelle intenzioni di certi settori dell\u2019establishment statunitense sembrerebbe preparare il terreno a un vero e proprio scontro militare. Queste non sono supposizioni; sono un\u2019evidenza che si pu\u00f2 evincere da dichiarazioni di esponenti militari americani, e in maniera ancora pi\u00f9 evidente dall\u2019escalation militare statunitense nella regione dell\u2019Indo-Pacifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto, \u00e8 evidente che la Via della Seta \u00e8 una questione che va ben al di l\u00e0 delle questioni meramente economiche: qui sono in gioco i destini non solo dell\u2019Italia, ma per certi versi del mondo intero. In questo contesto estremamente pericoloso, pensiamo veramente che l\u2019interesse dell\u2019Italia risieda in un\u2019adesione dell\u2019Italia alla strategia americana della logica della scontro tra blocchi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da questo punto di vista, la fuoriuscita dell\u2019Italia dalla Via della Seta manda un segnale molto negativo, perch\u00e9 segnala una preoccupante subalternit\u00e0 nei confronti di questa strategia. Ora, l\u2019Italia, come sappiamo, \u00e8 sempre stata \u2013 in particolar modo negli ultimi decenni \u2013 fortemente collocata nella sfera d\u2019influenza statunitense, a cui, sempre negli ultimi decenni, si \u00e8 aggiunta una subalternit\u00e0 altrettanto pesante nei confronti dell\u2019Unione europea, che per certi versi pu\u00f2 considerarsi uno strumento di proiezione del potere americano in Europa \u2013 basti considerare la politica portata avanti dalla von der Leyen di totale allineamento alle politiche americane. Ecco, se il netto collocamento dell\u2019Italia nella sfera americana \u00e8 sempre stato discutibile, a mio avviso, fino a non troppo tempo fa, fino a 10-15 anni fa, quantomeno questo avveniva in cui contesto di indiscussa egemonia statunitense e occidentale a livello globale, da cui gli Stati Uniti \u2013 e l\u2019Occidente, pi\u00f9 in generale \u2013 traevano degli evidenti vantaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma oggi siamo in un contesto completamente diverso. Quando parliamo dell\u2019emergere di questi nuovi blocchi egemonici, parliamo sostanzialmente del blocco occidentale a trazione americana e del blocco BRICS a trazione cinese. Ora, accettare una logica di scontro tra blocchi \u2013 attraverso l\u2019ancoraggio netto dell\u2019Italia al blocco occidentale \u2013 sarebbe eticamente discutibile, dal punto di vista delle implicazioni militari, ma potrebbe avere un senso se parlassimo di blocchi pi\u00f9 o meno equilibrati a livello di peso economico, di estensione geografica, demografica ecc. Ma non \u00e8 questo il caso. Da un lato abbiamo il blocco occidentale \u2013 che riunisce un numero limitati di paesi: Stati Uniti, Unione europea, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Corea del Sud. Parliamo di circa un miliardo di persone su una popolazione mondiale di quasi otto miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi il blocco a trazione americana \u00e8 questo, di fatto quasi non esiste pi\u00f9 una vera sfera d\u2019influenza allargata americana, al di fuori dei protettorati occidentali in senso stretto, nel senso di paesi che seguono le strategia americane (a parte qualche paese nell\u2019Indo-Pacifico dal punto di vista militare, in chiave anti-cinese). E questo lo si vede chiaramente dal comportamento della comunit\u00e0 internazionale nei confronti della politica NATO sulla questione Russia-Ucraina: a prescindere dalle votazioni in sede ONU, al di fuori del succitato blocco occidentale, nessun paese \u2013 ripeto, nessun paese \u2013 ha imposto sanzioni alla Russia, e men che meno ha inviato armi o sostegno di altro tipo all\u2019Ucraina. Anzi, molti paesi hanno addirittura rafforzato i rapporti con la Russia e con la Cina. Questo la dice lunga sul declino strutturale, terminale dell\u2019influenza statunitense e occidentale nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E qui veniamo all\u2019altro blocco, che \u00e8 ovviamente il gruppo dei BRICS. Gruppo dei BRICS, a trazione cinese, che \u2013 a differenza del blocco occidentale \u2013 si sta espandendo a dei ritmi spaventosi. Come \u00e8 noto, all\u2019ultimo vertice di Johannesburg, al gruppo originario \u2013 comprendente Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica \u2013 si sono aggiunti altri sei paesi: Argentina, Egitto, Etiopia, ma soprattutto Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Ora, con l\u2019ingresso dei nuovi paesi, il nuovo gruppo BRICS rappresenta quasi il 50 per cento (il 47 per cento per la precisione) della popolazione mondiale e il 37% del PIL globale a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto, a fronte di una fetta del PIL globale rappresentata dai paesi del G7, sempre a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto, inferiore al 30 per cento. E ovviamente la forbice \u00e8 destinata ad allargarsi, visto che i paesi dei BRICS crescono a tassi molto pi\u00f9 rapidi dei paesi occidentale. C\u2019\u00e8 poi la questione delle risorse: l\u2019integrazione di due dei principali paesi produttori di petrolio al mondo, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, significa che i BRICS oggi controllano pi\u00f9 del 40 per cento della produzione globale di petrolio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma questa forbice \u00e8 destinata ad allargarsi ulteriormente, anche da un punto di vista demografico, se consideriamo che 40 paesi hanno gi\u00e0 fatto richiesta di entrare nei BRICS. Quindi, quando parliamo di questi due blocchi, in realt\u00e0 parliamo dell\u2019Occidente da un lato e di buona parte del resto del mondo dall\u2019altro: \u201cthe West and the Rest\u201d, come dicono gli inglesi. In sostanza, attraverso le sanzioni e il pieno sostegno militare all\u2019Ucraina, l\u2019Occidente pensava di isolare la Russia; e invece ha finito per isolare se stessa. E qui bisogna capire le ragioni di fondo di questi movimenti tettonici a livello globale: i paesi non aderiscono ai BRICS solo per ragioni di mero interesse economico, ma vi aderiscono anche per ragioni ideologiche: la vedono come un\u2019occasione per spodestare un ordine globale a trazione occidentale che ormai nessuno nel mondo vuole pi\u00f9. E le ragioni di quella che \u00e8 a tutti gli effetti una rivolta anti-occidentale \u2013 vedi le rivolte anti-occidentali in Africa, per esempio \u2013 vanno comprese, questa domanda di multipolarit\u00e0 va compresa, di fronte a un ordine mondiale che viene percepito, a ragione, come sbilanciato, ingiusto, violento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Purtroppo, gli Stati Uniti stanno rispondendo a questa domanda di cambiamento con una chiusura totale, anzi, con un atteggiamento estremamente aggressivo, che ha come unico obiettivo la difesa a tutti i costi dell\u2019egemonia americana \u2013\u00a0<em>ergo<\/em>\u00a0la guerra per procura alla Russia, la guerra economica alla Cina e la preparazione a una guerra militare alla stessa. Siamo di fronte a un impero in declino oggettivamente fuori controllo. E al di fuori del blocco occidentale, i sondaggi dimostrano che c\u2019\u00e8 una netta maggioranza di persone che la pensa cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Francamente, di fronte a questo scenario, legarsi a doppio filo al\u00a0<em>dominus<\/em>\u00a0americano mi pare una strategia non solo irresponsabile dal punto di vista geopolitico ma suicida dal punto di vista economico. Soprattutto se consideriamo che ormai gli Stati Uniti evidentemente non vedono i paesi europei neanche pi\u00f9 come alleati: ci vedono come vassalli, da ri-egemonizzare dal punto di vista economico (vedi il passaggio dal gas russo al gas naturale americano) e dal punto vista militare (vedi l\u2019allargamento della NATO). Ma ci vedono anche competitor, da indebolire economicamente. A mio avviso la strategia statunitense della NATO in Ucraina va letta anche in quest\u2019ottica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, quando parliamo di Via della Seta, il nocciolo della questione \u00e8: vogliamo farci trascinare in una guerra (prima economica, poi potenzialmente militare) contro la Cina, dopo esserci gi\u00e0 fatti trascinare in una guerra suicida contro la Russia? A mio avviso sarebbe una scelta suicida, ma la decisione di fuoriuscire dalla BRI punta in questa direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E il paradosso \u00e8 che questo nuovo scenario multipolare potrebbe rappresentare una grande opportunit\u00e0 per una media potenza come l\u2019Italia che volesse ritagliarsi dei margini di autonomia, non schierandosi con la Cina in questo scontro ma scegliendo una posizione di neutralit\u00e0, come sta facendo l\u2019Ungheria, per esempio. Questo per\u00f2 richiederebbe una classe politica all\u2019altezza della situazione che ahim\u00e8 non abbiamo: una classe politica cio\u00e8 che abbia il coraggio, non dico di sfidare, ma almeno di ammettere la realt\u00e0 del vincolo esterno: cio\u00e8 la troika Stati Uniti, NATO, UE (che poi \u00e8 un sistema unico). Cosa che purtroppo nessuno sembra avere il coraggio di fare.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/29\/il-futuro-delle-relazioni-italo-cinesi\/\" data-a2a-title=\"Il futuro delle relazioni italo-cinesi\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/29\/il-futuro-delle-relazioni-italo-cinesi\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/09\/29\/il-futuro-delle-relazioni-italo-cinesi\/<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (di Thomas Fazi) Intervento fatto in occasione della tavola rotonda \u201cIl futuro delle relazioni italo-cinesi\u201d, tenutasi al Senato della Repubblica il 28 settembre 2023. Io sono un giornalista e quindi mi conceder\u00f2 qualche licenza poetica per fare un intervento un po\u2019 pi\u00f9 politico di quelli che mi hanno preceduto. 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