{"id":81752,"date":"2023-10-04T09:38:22","date_gmt":"2023-10-04T07:38:22","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81752"},"modified":"2023-10-02T21:40:27","modified_gmt":"2023-10-02T19:40:27","slug":"nagorno-karabakh-agnello-sacrificale-sullaltare-degli-equilibri-tra-russia-stati-uniti-e-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81752","title":{"rendered":"Nagorno-Karabakh: \u201cagnello sacrificale\u201d sull\u2019altare degli equilibri tra Russia, Stati Uniti e Turchia"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Mirko Molteni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/KWwMUALvCB30eonTzlsJYA5xO5P8n5mje6z5YU1z.jpg\" \/><\/p>\n<p><em>Dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni sembra ormai essersi conclusa la vicenda dell\u2019enclave armena del Nagorno Karabakh, frequente casus belli tra l\u2019Armenia e l\u2019Azerbaijan e tra i principali detonatori della regione caucasica e sub-caucasica. Il piccolo staterello etnico dell\u2019Artsakh, una fra le tante eredit\u00e0 dello sfascio dell\u2019Unione Sovietica nel 1991, \u00e8 stato sacrificato sull\u2019altare degli equilibri delle potenze vicine, specie Russia e Turchia. Ma la sua annessione da parte del governo di Baku non baster\u00e0 a placarne gli appetiti, gi\u00e0 rivolti a cercare un collegamento territoriale con l\u2019exclave azera del Nakhicevan.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nei giorni scorsi, poche ore di guerra fra l\u2019Azerbaijan e lo staterello armeno dell\u2019Artsakh, coincidente con l\u2019enclave del Nagorno Karabakh, sembrano ormai aver sancito la vittoria definitiva di Baku, che ha sfruttato la priorit\u00e0 assegnata dalla Russia ai buoni rapporti con la Turchia, maggior alleato degli azeri, per imporre un fatto compiuto che spingesse Mosca a consigliare la resa alle milizie armene.<\/p>\n<p>I russi sembrano, almeno per il momento, aver abdicato alla loro storica funzione di protettori dell\u2019Armenia, a sua volta sostenitrice dei fratelli in Artsakh, anzitutto per non indispettire Ankara, la cui amicizia \u00e8 oggi pi\u00f9 che mai preziosa nel pieno della guerra in Ucraina. Ma la stessa Armenia ha lanciato segnali preoccupanti per il Cremlino, avvicinandosi negli ultimi tempi agli Stati Uniti e facendo temere un\u2019infiltrazione militare e di intelligence di Washington a Sud del Caucaso, in un\u2019area nevralgica idealmente posta a guardia del \u201cventre molle\u201d della Russia e anche del vicino Iran. La mancata protezione russa all\u2019Armenia potrebbe quindi essere stata una calcolata misura per minare l\u2019attuale governo armeno. In tutto ci\u00f2, a farne le spese come \u201cagnello sacrificale\u201d \u00e8 stata la comunit\u00e0 armena del Nagorno Karabakh. Quasi un monito anche nei confronti di Erevan, dovesse essere tentata di avvicinarsi ancor di pi\u00f9 all\u2019Occidente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Tensione infinita<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Una grossa esplosione ha squassato il 26 settembre 2023 l\u2019area di Stepanakert, la \u201ccapitale\u201d dello staterello non riconosciuto internazionalmente dell\u2019Artsakh, costituito dagli armeni locali nell\u2019enclave del Nagorno Karabakh e ora, a quanto pare, ormai condannato al riassorbimento da parte dell\u2019Azerbaijan dopo una rapida e improvvisa offensiva militare.<\/p>\n<p>E\u2019 andato distrutto un grosso serbatoio di carburante e ci sono stati 68 morti e ben 300 feriti. A quanto si \u00e8 appreso, l\u2019esplosione \u00e8 avvenuta mentre centinaia di civili stavano facendo la fila per approvvigionarsi di benzina per le loro automobili, in modo da poter evacuare in Armenia. Non si \u00e8 ancora in grado di dire se si tratti di un tragico incidente o di un attentato, ma la tensione che permane nell\u2019area potrebbe accreditare perfino la seconda ipotesi. \u00a0E\u2019 questo solo uno degli ultimi di una serie incalzante di eventi che ha in sostanza sbloccato una situazione di stallo che durava da 30 anni.<\/p>\n<p>Fra il 19 e il 20 settembre 2023 le forze armate azere hanno attaccato pesantemente il Nagorno Karabakh, le cui milizie si sono arrese nell\u2019arco di 24 ore su consiglio dei circa 2.000 soldati russi presenti in loco in funzione di forze di interposizione.<\/p>\n<p>Peacekeepers che pure hanno sofferto alcune perdite per errori di identificazione da parte azera. Il tutto mentre l\u2019Armenia, a differenza di precedenti occasioni di conflitto, se ne \u00e8 tenuta fuori, lasciando sole le milizie locali di fronte a un esercito avversario troppo superiore, in uomini e mezzi, specialmente grazie a forniture militari da Turchia e Israele.<\/p>\n<p>All\u2019indomani della resa \u00e8 poi iniziato un esodo di massa degli armeni del Karabakh verso la madrepatria. I primi arrivi, ancora \u201cpoche decine di donne, vecchi e bambini\u201d sono stati segnalati il 24 settembre al centro di accoglienza armeno di Kornidzor. Il 26 settembre, fra profughi arrivati e ancora in marcia, risultavano pi\u00f9 di 13.000. E gi\u00e0 il 27 settembre se ne stimavano 42.000, ossia un quarto circa dei 120.000 abitanti dell\u2019enclave, in fuga con autobus e automobili stracarichi di masserizie.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168798\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/578c34c1e4681020ca18887b9db4e2c7.jpg\" alt=\"\" width=\"1128\" height=\"635\" \/><\/p>\n<p>Al 28 settembre si \u00e8 poi aggiornata la cifra dei fuoriusciti a ben 65.000 e poi 100mila a fine settembre. La paura della pulizia etnica, in altre parole massacri, a seguito di un odio reciproco stratificato da secoli, \u00e8 stata gi\u00e0 anticipata da una vera e propria carestia provocata nei mesi precedenti dal blocco azero del corridoio terrestre da cui passavano nell\u2019enclave cibo e carburante, innescando un rapido spopolamento. E al momento attuale, tale paura fa intravedere la sparizione dell\u2019enclave armena, sebbene ci siano stati ancora segnali di rotture del cessate il fuoco.<\/p>\n<p>Il verdetto del campo di battaglia sembra per\u00f2 definitivo. Provate dall\u2019improvvisa sconfitta, sono le stesse autorit\u00e0 dell\u2019Artsakh a preparare il terreno allo smantellamento dello staterello durato 30 anni.\u00a0Il 28 settembre il presidente locale Samvel Shakhramani\u00e1n, ha decretato \u201clo scioglimento entro il 1\u00b0 gennaio 2024 di tutte le istituzioni pubbliche e le organizzazioni ad esse subordinate della Repubblica dell\u2019Artsakh, la quale cessa di esistere\u201d.<\/p>\n<p>Il decreto \u00e8 automaticamente entrato in vigore e spiega che, quando saranno note le condizioni per il ritorno degli abitanti nel dell\u2019enclave ormai conquistata dall\u2019Azerbaijan, i profughi armeni potranno \u201cprendere individualmente la decisione di rimanere o tornare nel Nagorno-Karabakh\u201d.<\/p>\n<p>Da Erevan, il premier armeno Nikol Pashinyan ha rilasciato all\u2019agenzia Interfax parole altrettanto meste, aggravate nel suo caso dal fatto di non aver preso misure pratiche a difesa dell\u2019indipendenza dell\u2019Artsakh: \u201cL\u2019analisi della situazione mostra che nei prossimi giorni non ci sar\u00e0 pi\u00f9 alcun armeno nel Nagorno-Karabakh. Questo \u00e8 un atto di pulizia etnica\u201d.<\/p>\n<p>Pensare che dell\u2019aver sacrificato l\u2019indipendenza de facto dell\u2019Artsakh possa essere valsa la pena per raggiungere una pace duratura nell\u2019area, si potrebbe dimostrare ingannevole. Infatti la rapida vittoria, con la sicurezza dell\u2019essere spalleggiato dal \u201cfratello maggiore\u201d turco, potrebbe, in prospettiva, incoraggiare il governo di Baku a perseguire, nei prossimi anni, quando le condizioni lo permetteranno, un\u2019integrit\u00e0 territoriale totale avanzando fino a tagliare quella propaggine d\u2019Armenia che si spinge a Sudest toccando la frontiera con l\u2019Iran, ovvero la regione del Syunik.<\/p>\n<p>E in tal modo ricongiungersi con l\u2019exclave azera del Nakhicevan, a ridosso della Turchia. Cos\u00ec si avvererebbe il sogno del \u201cGrande Azerbaijan\u201d. Un anticipo di tale evoluzione lo si \u00e8 intravisto con le pregresse richieste azere del cosiddetto \u201ccorridoio di Zangezur\u201d, che dovrebbe passare, \u201csenza posti di blocco\u201d, come chiede Baku, attraverso il territorio meridionale dell\u2019Armenia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Gas e confini<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Inoltre, il 25 settembre scorso il presidente azero Ilham Aliyev, fresco di trionfo nella sua \u201cguerra di un giorno\u201d, s\u2019\u00e8 incontrato col presidente turco Recep Tayyp Erdogan proprio nel Nakhicevan, a Sederek, per inaugurare un nuovo gasdotto collegato alla rete turca dal nodo di Igdir.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-168800 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/40b5d3f12f140703e9a2496bfa2ad3b7.jpg\" alt=\"\" width=\"432\" height=\"438\" \/><\/p>\n<p>La tubazione, lunga 97 chilometri e della capacit\u00e0 di 730 milioni di metri cubi l\u2019anno, ma definita \u201craddoppiabile in futuro\u201d, \u00e8 teoricamente destinata a rifornire di gas dalla Turchia l\u2019enclave azera, altrimenti isolata dal lato armeno. Ma apparendo gi\u00e0 adesso molto sovradimensionata rispetto alle necessit\u00e0 della popolazione della regione, circa 450.000 persone, e in pi\u00f9 prevedendosi un grosso ampliamento di portata, \u00e8 possibile che si pensi gi\u00e0 in futuro a collegarla alla rete azera offrendo, in senso di flusso opposto, una tratta aggiuntiva a quelle che portano il gas di Baku in Turchia e poi in Europa.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, durante la cerimonia, Erdogan ha dichiarato: \u201cIl gasdotto Igdir-Nakhicevan rafforzer\u00e0 ulteriormente la nostra cooperazione nel settore energetico con l\u2019Azerbaijan e contribuir\u00e0 anche alle forniture di gas all\u2019Europa\u201d. Il leader turco ha proseguito: \u201cIl Nakhicevan rappresenta un grande potenziale per lo sviluppo di rotte per l\u2019energia e i trasporti, per la logistica fra Est e Ovest. Oggi abbiamo firmato accordi per la costruzione della ferrovia Kars-Nakhicevan, sviluppo della rete elettrica e costruzione di abitazioni nella regione\u201d.<\/p>\n<p>Dal canto suo, Aliyev ha in quell\u2019occasione posto il cappello politico sulla fulminea operazione in Nagorno Karabakh: \u201cIl processo di reintegrazione degli armeni del Karabakh nella societ\u00e0 dell\u2019Azerbaijan andr\u00e0 avanti con successo. Abbiamo gi\u00e0 inviato i primi aiuti umanitari nella zona, a dimostrazione che consideriamo gli abitanti cittadini azeri senza riguardo per la loro origine etnica\u201d.<\/p>\n<p>Salvo dimenticare che per mesi, a partire dal dicembre 2022, proprio l\u2019Azerbaijan ha affamato gli abitanti del Nagorno Karabakh bloccando il corridoio di Lachin, attraverso il quale passava la maggior parte dei rifornimenti via terra. E\u2019 ancora presto per valutare se la presenza armena nell\u2019enclave sia compromessa per sempre, ma colpisce complice l\u2019immobilismo di Erevan, sia cambiato lo scenario armeno-azero in poco tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Speranze deluse<\/u><\/strong><\/p>\n<p>A fondamento dell\u2019inedito quadro traspaiono due distinte accuse di \u201ctradimento\u201d di impegni precedentemente assunti. Anzitutto sono i residenti armeni del Nagorno Karabakh ad accusare il governo di Erevan di averli abbandonati a s\u00e9 stessi, rinnegando trent\u2019anni di solidariet\u00e0 etnica che affondava le radici nella comune memoria delle repressioni subite dai turchi e in genere musulmani, ai tempi dell\u2019Impero Ottomano e soprattutto in occasione del genocidio del 1915.<\/p>\n<p>E\u2019 la paura atavica del ripetersi di una \u201cpulizia etnica\u201d ai danni di uno dei popoli cristiani pi\u00f9 antichi, circondato da turcomanni musulmani che non li vedono di buon occhio. Ma \u00e8 anche la stessa opinione pubblica dello stato armeno a essere in gran parte delusa dall\u2019atteggiamento rinunciatario del governo del primo ministro Nikol Pashinyan, che avrebbe lasciato al loro destino \u201ci fratelli dell\u2019Artsakh\u201d. Il premier lo sa bene e dopo le ampie proteste popolari contro di lui, che hanno animato il centro di Erevan, ha affermato che ci sarebbero stato anche \u201cappelli a un colpo di stato\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168794\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/4518.jpg\" alt=\"\" width=\"1107\" height=\"1107\" \/><\/p>\n<p>E non \u00e8 la prima volta che lo denuncia. Non solo. E\u2019 anche la Russia accusata di aver abbandonato la sua storica missione di protettrice dell\u2019Armenia, tradendo le speranze riposte nell\u2019appartenenza alla CSTO, Collective Security Treaty Organization, l\u2019organizzazione di sicurezza collettiva che lega Mosca a vari paesi ex-sovietici.<\/p>\n<p>Gli episodi di guerra a intermittenza fra azeri e armeni, coinvolgenti l\u2019Armenia propriamente detta e il territorio conteso del Nagorno Karabakh, alias Karabakh Superiore, non si contano a partire dal 1988, quando, anche prima dello sfascio dell\u2019Unione Sovietica, iniziarono scontri etnici fra armeni e azeri per questa piccola enclave, compresa entro i confini dell\u2019allora Repubblica Sovietica dell\u2019Azerbaijan, ma popolata al 95% da armeni.<\/p>\n<p>Correva il lontano 1921 quando Stalin, allora commissario per le nazionalit\u00e0, assegn\u00f2 questo territorio all\u2019Azerbaijan, commettendo uno dei tanti arbitri di epoca sovietica destinati a trasformarsi in bombe a orologeria. Dopo l\u2019indipendenza dell\u2019Armenia, nel 1991, il Nagorno Karanakh fece altrettanto nel 1992 e sostenne, con l\u2019aiuto di Erevan, una prima guerra contro il governo di Baku, durata fino al 1994 e costata ben 30.000 morti.<\/p>\n<p>Per circa tre decenni lo stato dell\u2019Artsakh \u00e8 in qualche modo sopravvissuto, attraverso successive schermaglie. Fra le ultime si ricorda quella dell\u2019autunno 2020 che vide le truppe azere riuscire a conquistare circa un terzo dell\u2019enclave. Stavolta il governo del presidente azero Ilham Alyiev ha avuto partita vinta approfittando di una serie di circostanze incidentali. Come il fatto che a Mosca non hanno gradito un avvicinamento fra l\u2019Armenia e gli Stati Uniti. Si tratta di una delle tante conseguenze, alcune delle quali, probabilmente, ancora da focalizzare, che la guerra russo-ucraina sta avendo a livello planetario.<\/p>\n<p>Il crescente impegno del Cremlino nel conflitto contro Kiev, nonch\u00e9 il fatto che il presidente russo Vladimir Putin, per ovviare alle sanzioni occidentali, abbia accresciuto i suoi rapporti con Erdogan, hanno sempre pi\u00f9 convinto Erevan che la Russia stesse tendendo a moderare il suo ruolo nella regione armena per non crearsi problemi con la Turchia che del resto mantiene presso i russi il notevole credito diplomatico di proporsi come uno dei mediatori pi\u00f9 affidabili della guerra in Ucraina. Come insegna i successo dell\u2019accordo di Istanbul sull\u2019export di grano che ha tenuto per circa un anno, da luglio 2022 a luglio 2023.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Lo zampino americano<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Un primo segnale sconfortante verso l\u2019Armenia si era avuto con la mediazione russa che nell\u2019autunno 2020 aveva sancito la conquista di un buon terzo del territorio del Nagorno Karabakh da parte degli azeri e nemmeno in occasione di successive scaramucce di confine. Lo ha ben espresso alla CNN il docente di politica internazionale armeno Vahram Ter-Matevosyan, della American University of Armenia di Erevan: \u201cL\u2019Armenia ha investito 30 anni della sua indipendenza, e io aggiungerei 200 anni di storia recente, credendo che la Russia, al momento opportuno, avrebbe adempiuto ai suoi obblighi strategici difendendoci da aggressioni straniere. Ma non \u00e8 accaduto nel 2020 e nemmeno nel 2021 e 2022\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168801\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/0dd34e43a0d5a476e7b4e0fc1ab26320.jpg\" alt=\"\" width=\"1101\" height=\"620\" \/><\/p>\n<p>Mosca non ha mai avuto simpatia per il governo dell\u2019attuale primo ministro armeno Nikol Pashinyan, salito al potere nel 2018 dopo una \u201crivoluzione di velluto\u201d che aveva il sapore di un\u2019intrusione occidentale paragonabile, quasi, all\u2019influenza americana esercitata in passato sulla Georgia.<\/p>\n<p>Del resto, Pashinyan stesso ha firmato il 10 novembre 2020 insieme al presidente azero Aliyev e a quello russo Vladimir Putin gli accordi di cessate il fuoco che segnarono la fine del conflitto iniziato 44 giorni prima, il 27 settembre 2020.<\/p>\n<p>In quell\u2019occasione gli azeri avevano potuto conquistare due terzi del Nagorno Karabakh contando anche sul fatto che Pashinyan si era rifiutato di mobilitare totalmente l\u2019esercito armeno per impegnare gli azeri lungo il confine. Accuse di \u201ctradimento\u201d verso il premier avevano portato nel febbraio 2021 a tensioni fra il governo e l\u2019esercito sfociate nella destituzione il 10 marzo 2021 del capo di Stato Maggiore armeno, generale Onik Gasparyan, e di decine di altri ufficiali.<\/p>\n<p>Si sono creati cos\u00ec negli ultimi anni sospetti reciproci che hanno via via deteriorato i rapporti fra Russia e Armenia. Specie quando, fra 2022 e 2023, l\u2019Armenia si \u00e8 spesso rivolta anche agli Stati Uniti per una mediazione con l\u2019eterno nemico Azerbaijan a causa delle continue scaramucce di frontiera e del blocco del corridoio di Lachin.<\/p>\n<p>Il picco lo si \u00e8 raggiunto proprio pochi giorni prima dell\u2019ultimo brevissimo conflitto. L\u201911 settembre 2023 sono infatti arrivati in Armenia militari americani per un\u2019esercitazione congiunta con l\u2019esercito di Erevan, durata fino al giorno 20. E\u2019 stata una presenza ancora simbolica, ma sufficiente a far intravedere al presidente russo Vladimir Putin lo spettro di un\u2019altra Georgia.<\/p>\n<p>Si trattava di soli 85 uomini appartenenti alla Guardia Nazionale del Kansas e alla 101\u00b0 Divisione Airborne, che hanno operato nella base addestrativa Zar della 12a Brigata armena.<\/p>\n<p>Gli armeni hanno contribuito con 175 uomini e le manovre, denominate \u201cEagle Partner\u201d, avevano per scopo dichiarato, come da dispaccio del Ministero della Difesa di Erevan, di: \u201cAumentare il livello di interoperabilit\u00e0 delle unit\u00e0 partecipanti alle missioni internazionali di mantenimento della pace, scambiare le migliori pratiche nel controllo e nella comunicazione tattica, nonch\u00e9 aumentare la preparazione dell\u2019unit\u00e0 armena per le previste operazioni di valutazione del concetto di capacit\u00e0 operative della NATO\u201d.<\/p>\n<p>Ecco quindi spuntare l\u2019Alleanza Atlantica, pronta a riempire eventuali vuoti strategici lasciati dalla Russia. E del resto, alcuni giorni prima delle manovre, il 3 settembre, il presidente del Comitato Europeo per lo sviluppo della NATO, l\u2019austriaco Gunther Fehlinger, ha invitato apertamente l\u2019Armenia ad abbandonare la CSTO per passare armi e bagagli nella NATO.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168802\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/41a99461df85ed9fe57e11bbc153091a.jpg\" alt=\"\" width=\"1108\" height=\"831\" \/><\/p>\n<p>Una tentazione molto forte che lo stesso premier Pashinyan ha cos\u00ec espresso in un\u2019intervista concessa a Luca Steinmann per \u201cRepubblica\u201d: \u201cE\u2019 stato un errore strategico affidarci alla Russia per la difesa del paese. L\u2019architettura di sicurezza dell\u2019Armenia \u00e8 stata legata alla Russia per il 99,999 %. Ma oggi vediamo che la Russia stessa ha bisogno di armi. Perfino se desidera farlo, la Russia non pu\u00f2 venire incontro ai bisogni dell\u2019Armenia\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019avvicinamento all\u2019Occidente del governo Pashinyan, peraltro, \u00e8 stato caratterizzato anche da aiuti umanitari all\u2019Ucraina e perfino dal processo di ratifica avviato dal parlamento di Erevan per lo statuto di Roma della Corte internazionale ICC, la stessa che ha comminato un mandato d\u2019arresto per Putin, e la cui osservanza obbligherebbe anche gli armeni, teoricamente, a imprigionare il leader di Mosca qualora visitasse il loro paese.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha ammonito: \u201cStiamo monitorando la situazione, ma le esercitazioni congiunte fra Armenia e Stati Uniti sono preoccupanti e non aiutano a rafforzare un\u2019atmosfera di fiducia reciproca nella regione\u201d.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo l\u2019Azerbaijan attaccava il Nagorno Karabakh col tipico pretesto, ormai da oltre vent\u2019anni buono per tutte le stagioni, della \u201coperazione antiterrorismo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Attacchi concentrati<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Legando la questione del corridoio di Lachin, unico transito terrestre fra Armenia e Artsakh, alla loro rivendicazione di un \u201ccorridoio di Zangezur\u201d che dovrebbe collegare l\u2019Azerbaijan alla sua citata exclave del Nakhicevan, gli azeri hanno dal dicembre dell\u2019anno scorso bloccato i flussi logistici diretti alla popolazione del Nagorno Karabakh, nonostante il mantenimento del corridoio rappresentasse una delle condizioni del cessate il fuoco del 2020. Un\u2019iniziativa partita il 12 dicembre 2022 da sedicenti \u201cambientalisti azeri\u201d, forse agenti di Baku sotto copertura, che hanno inscenato proteste sul valico per presunta \u201cesportazione illegale di minerali\u201d.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi sono state le stesse autorit\u00e0 azere a sigillare il valico come misura di sicurezza, prendendo il pretesto \u201cambientalista\u201d per chiedere, in cambio della cessazione del blocco, il permesso di far entrare in Artsakh contingenti di polizia per \u201cverificare\u201d lo status delle miniere dell\u2019enclave.<\/p>\n<p>Il tutto associato al taglio delle forniture di gas armeno per il Nagorno Karabakh che passavano dal territorio azero. A nulla sono valsi tentativi di mediazione, non si sa quanto davvero validi, degli Stati Uniti, a cominciare dal trilaterale fra Pashinyan, Aliyev e il segretario di Stato USA Anthony Blinken tenutosi in Germania il 18 febbraio 2023 a margine della Conferenza della Sicurezza di Monaco di Baviera.<\/p>\n<p>Montando la tensione, nonostante il passaggio a singhiozzo di qualche convoglio umanitario, il 15 giugno si sono anche avuti scontri a fuoco fra alcuni militari azeri (nella foto sotto e sopra armi e munizioni cadute in mani azere in Nagorno Karabakh) e guardie di frontiera armene dell\u2019Artsakh, che hanno sventato un tentativo dei primi di traversare il ponte di Hakari e piantare una bandiera azera in territorio avverso. Gli azeri sono stati respinti da alcune fucilate, ma intanto il villaggio di Yeraskh veniva raggiunto da colpi d\u2019artiglieria intimidatori.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168803\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/078f6b8c3af7f4ccc19c6f1e9e88bb64.jpg\" alt=\"\" width=\"1113\" height=\"835\" \/><\/p>\n<p>Dopo altri tre mesi di rapporti al limite della rottura, la scintilla per l\u2019intervento militare \u00e8 scoccata la mattina del 19 settembre 2023, quando Baku ha dato notizia della morte di 6 suoi cittadini, fra cui due civili e quattro poliziotti, a causa di \u201cordigni esplosivi posti da gruppi di sabotatori armeni\u201d. Secondo i servizi di sicurezza dell\u2019Azerbaijan, fin dalle 4.00 del mattino di quel giorno sono morti i due civili, uomini di 53 e 58 anni, \u201cuccisi da una mina posta da separatisti armeni nel distretto di Khodzhavenskiy, nella zona di temporaneo dispiegamento del contingente russo di peacekeeping\u201d.<\/p>\n<p>Poco dopo, quattro agenti di polizia, di et\u00e0 compresa fra 25 e 36 anni, si stavano recando sul posto a bordo di un vecchio autocarro Kamaz per indagare sulla sciagura, quando, mentre percorrevano la strada di Shusha, \u201csono saltati su una mina posata in un tunnel stradale in costruzione da gruppi armeni illegali\u201d. Questa la versione azera dei fatti, che anzich\u00e9 essere sottoposta a inchiesta ha subito fatto scattare nel giro di poche ore la rappresaglia.<\/p>\n<p>Forze azere da tempo evidentemente pronte e schierate sul potenziale fronte, sono entrate in azione portando infine l\u2019Artsakh alla resa. Il Ministero della Difesa di Baku ha diramato un comunicato in cui, in sostanza, dava il via alla breve guerra definendola \u201cun\u2019operazione antiterrorismo\u201d: \u201cSono state lanciate attivit\u00e0 antiterroristiche locali per garantire le disposizioni della Dichiarazione Trilaterale (cio\u00e8 il cessate il fuoco del 2020, n.d.r.), reprimere provocazioni su larga scala nella regione economica del Karabakh, per disarmare e garantire il ritiro delle formazioni delle forze armate armene dai nostri territori, neutralizzare le infrastrutture delle loro forze armate, garantire la sicurezza della popolazione civile ritornata nei territori liberati dall\u2019occupazione, dei civili coinvolti nei lavori di costruzione e restauro e del nostro personale militare, e infine ripristinare l\u2019ordine costituzionale della Repubblica dell\u2019Azerbaigian\u201d.<\/p>\n<p>Fin dalle prime ore, l\u2019esercito azero ha lanciato attacchi concentrati con \u201carmi di precisione\u201d su postazioni militari delle forze dell\u2019Artsakh, secondo Baku composte in parte da militari dell\u2019Armenia. Anche la capitale dello staterello, Stepanakert, che gli azeri chiamano Khankendi, \u00e8 stata colpita e all\u2019udire le prime esplosioni la popolazione \u00e8 scesa in rifugi e cantine.<\/p>\n<p>I militari russi del contingente di pace (nella foto sotto un loro check-point), nonch\u00e9 l\u2019osservatorio russo-turco, sono stati informati all\u2019ultimo momento, praticamente a fatto compiuto, potendo solo constatare la nuova esplosione di violenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168796\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/0caef915-1547-4f7c-aac4-bc0aeac1b16b_w948_r1.778_fpx46.66_fpy49.99.jpg\" alt=\"\" width=\"1114\" height=\"625\" \/><\/p>\n<p>Fra i primi commenti, a caldo, s\u2019\u00e8 segnalato quello di Marie Dumoulin, direttrice del Wider Europe Programme presso il Consiglio Europeo di Relazioni Estere: \u201cLa Russia non ha voluto prendere partito in questo conflitto, permettendo in pratica all\u2019Azerbaijan di forzare la situazione. Sar\u00e0 tutto da vedere se la Russia sar\u00e0 in grado di mediare per un rinnovato cessate il fuoco. E questo, quando verr\u00e0, avr\u00e0 un alto costo politico per il governo dell\u2019Armenia\u201d.<\/p>\n<p>Intanto, il consigliere per la politica estera del presidente azero Aliyev, Hikmet Hajiyev, annunciava che \u201cle nostre truppe hanno superato in pi\u00f9 punti la linea di contatto con le forze armene\u201d, e anche: \u201cNon possiamo pi\u00f9 tollerare la presenza di queste forze sul nostro territorio e di una struttura (lo stato dell\u2019Artsakh, n.d.r.) che sfida ogni giorno l\u2019integrit\u00e0 e la sovranit\u00e0 dell\u2019Azrbaijan\u201d.<\/p>\n<p>Nelle ore convulse dell\u2019attacco il governo azero ha diffuso numerosi filmati ripresi da droni che mostrano la distruzione in tempo reale di posizioni difensive delle milizie armene mediante munizioni di precisione e droni kamikaze. A terra, l\u2019avanzata delle truppe azere, seguita al martellamento dall\u2019aria, avrebbe sfruttato pi\u00f9 direttrici, soprattutto dall\u2019area di Shusha, una delle zone che gli azeri avevano strappato al Nagorno Karabakh durante il conflitto del 2020, posizione vantaggiosa perch\u00e9 sopraelevata rispetto alla peraltro vicina Stepanakert, che dista solo 16 chilometri e sta al centro di una conca, circondata da creste.<\/p>\n<p>Proprio la fine del conflitto di tre anni fa, si pu\u00f2 dire avesse arrestato l\u2019esercito azero sulla via del capoluogo dell\u2019Arstakh e non v\u2019\u00e8 dubbio che Baku, secondo il suo punto di vista, deve aver considerato l\u2019ultima operazione come il completamento di un \u201clavoro\u201d, per modo di dire, lasciato a met\u00e0. Per l\u2019armata azera, la conduzione della breve operazione ha avuto in sostanza il carattere di una \u201cpasseggiata\u201d.<\/p>\n<p>Per quanto non siano stati divulgati troppi dettagli sull\u2019entit\u00e0 precisa delle forze impegnate, si pu\u00f2 arguire che sia bastata solo una parte dell\u2019apparato bellico di Baku per \u201csaturare\u201d di attacchi una superficie relativamente piccola come quella rimasta ormai all\u2019Artsakh, poco pi\u00f9 di 3.000 chilometri quadrati, cio\u00e8 meno della Valle d\u2019Aosta.<\/p>\n<p>Il fulcro delle operazioni, dato l\u2019ambiente orografico dell\u2019altipiano, consisteva in sostanza nel negare il controllo delle alture e dei crinali alle milizie armene, colpendone gli appostamenti con le suddette armi di precisione, per far s\u00ec che le vie di comunicazione sul fondovalle fossero aperte alla penetrazione delle forze azere. La distruzione, con attacchi d\u2019artiglieria e droni, o la cattura del poco materiale militare pesante in possesso alle milizie locali, unitamente alla mancanza di soccorso da parte dell\u2019Armenia hanno condizionato l\u2019andamento dell\u2019impari lotta.<\/p>\n<p>Da Erevan, Pashinyan ha fin dalle prime ore precisato: \u201cL\u2019Armenia non \u00e8 parte in causa di questo conflitto. L\u2019Azerbaijan ha iniziato un\u2019operazione militare terrestre mirata alla pulizia etnica degli armeni del Karabakh. Dichiaro che l\u2019Armenia non \u00e8 coinvolta in azioni armate e non ha un esercito in Karabakh. Per il momento la situazione lungo il confine armeno-azero \u00e8 stabile\u201d.<\/p>\n<p>Queste le parole destinate a infiammare gran parte dell\u2019opinione pubblica interna, che ha accusato il premier di \u201ctradimento\u201d della causa. In verit\u00e0 alcuni militari dell\u2019esercito armeno sarebbero stati oggetto di tiri da parte azera presso la citt\u00e0 di confine di Sotk, ma Baku ha negato. Alla fine della prima giornata, gli armeni davano gi\u00e0 un provvisorio bilancio di 27 morti e 200 feriti. Nella mattinata del 20 settembre gli attacchi sono proseguiti e il sindaco di Martuni, Aznavur Saghyan, \u00e8 stato ucciso da un cecchino azero. I rapporti sulla cattura progressiva di villaggi e monasteri indicano che l\u2019esercito azero \u00e8 entrato nel territorio passando dai confini delle tre maggiori province dell\u2019Artsakh, ossia Martakert, Askeran e Martuni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>La vittoria di Golia<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Nel secondo giorno di battaglia fuoco azero \u201cdi armi leggere\u201d, come ha comunicato Mosca, ha centrato per errore un veicolo russo della forza di peacekeeping, che stava ritornando da un posto di osservazione presso il villaggio di Janyatag, uccidendo i cinque militari a bordo, fra cui il capitano Ivan Kovgan, 52 anni, gi\u00e0 ufficiale della Marina Russa e della forza sottomarini, che da un paio di mesi era stato designato vicecomandante della forza di pace che il Cremlino ha inviato in loco da fine 2020.<\/p>\n<p>La Procura dell\u2019Azerbaijan ha aperto subito un\u2019inchiesta che entro il 21 settembre ha portato all\u2019arresto di militari azeri presunti responsabili, il cui comandante \u00e8 stato sospeso dal servizio. Da una prima ricostruzione, sembra che i militari russi siano stati confusi per armeni a causa delle condizioni del terreno e della nebbia. Il presidente Aliyev s\u2019\u00e8 scusato al telefono con Putin.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168804\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/a27fb32b141cf5ba3df1572f4b13ff80.jpg\" alt=\"\" width=\"1114\" height=\"663\" \/><\/p>\n<p>Durante l\u2019offensiva, si sono susseguiti i vani appelli dell\u2019ONU e dell\u2019Unione Europea per una cessazione immediata delle ostilit\u00e0, che si \u00e8 avuta soltanto perch\u00e9, nel giro di 24 ore, constatata l\u2019impossibilit\u00e0 di resistere, sono state le stesse autorit\u00e0 dell\u2019Artsakh a decidere di arrendersi. Attorno alle 13.00 del 20 settembre, su consiglio dei peacekeepers russi, le milizie armene hanno manifestato l\u2019intenzione di deporre le armi, anche se ancora l\u2019artiglieria azera ha colpito Stepanakert interrompendo le linee elettriche.<\/p>\n<p>Sempre il 20 settembre, il colonnello azero Anar Eyvazov, portavoce del Ministero della Difesa di Baku, ha fatto un primo rapporto sui risultati tattici della \u201cguerra di un giorno\u201d, come potrebbe essere definita: \u201cL\u2019esercito azero ha preso il controllo di 90 postazioni militari delle truppe armene e molte colline strategiche.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168791\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/1629066188_trg230-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1110\" height=\"852\" \/><\/p>\n<p>Sono stati catturati al nemico 7 veicoli militari, vari mortai, un carro armato, 2 veicoli da combattimento da fanteria e numerose armi e munizioni. Le forze armene che hanno esaurito le munizioni si sono arrese. E non abbiamo aperto il fuoco su chi si arrendeva\u201d.<\/p>\n<p>Il 21 settembre a Yevlakh s\u2019\u00e8 tenuto un primo negoziato fra azeri e armeni del Karabakh, mediato dalla Russia. Proprio i russi, che schierano un contingente di pace di 2000 militari, hanno suggerito alle milizie dell\u2019Artsakh d\u2019arrendersi. La delegazione azera era guidata da Ramin Mamedov, quella del Karabakh da Sergey Martirosyan e David Melkumyan, per la Russia era presente il contrammiraglio Oleg Semyonov. Nell\u2019incontro si \u00e8 \u201cdiscusso della reintegrazione degli armeni del Karabakh nel quadro costituzionale dell\u2019Azerbaigian\u201d.<\/p>\n<p>Ci saranno altri negoziati e il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, afferma: \u201cCi sono presupposti per un cessate il fuoco duraturo e per il ritorno degli sfollati nei luoghi di residenza\u201d. Intanto, politici locali come Artak Beglaryan hanno segnalato che \u201cl\u2019ingresso di soldati azeri a Stepanakert pu\u00f2 portare a incidenti armati con i civili\u201d.<\/p>\n<p>Sul piano militare non c\u2019\u00e8 stato confronto, poich\u00e9 l\u2019Azerbaijan figurava davvero come Golia contro Davide, con la differenza che in questo caso a Davide \u00e8 mancata la \u201cfionda\u201d.\u00a0Le forze armate azere contano un totale di 126.000 uomini, mentre le milizie armene in Artsakh non superavano 25.000, ma il divario \u00e8 ancora pi\u00f9 ingente in mezzi e armi. Baku conta quasi 500 carri armati fra T-72 e T-90, molti dei quali modernizzati con sistemi elettronici delle israeliane Rafael ed Elbit, mentre vecchi T-55 vengono ancora utilizzati come semoventi di risulta, per il supporto di fuoco.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi una variet\u00e0 di altri mezzi blindo-corazzati da fanteria e da appoggio, tra cui spiccano 253 BMP. Quanto a mezzi corazzati, l\u2019Artsakh aveva invece solo 20 T-72, pi\u00f9 68 BMP.<\/p>\n<p>Notevole \u00e8 l\u2019apporto della Turchia, e anche di Israele, nel rifornire e modernizzare l\u2019apparato bellico azero, specialmente nei settori dell\u2019artiglieria e dei droni. Fra gli armamenti di fabbricazione turca pi\u00f9 interessanti in servizio nell\u2019esercito di Baku, probabilmente utilizzato negli scontri degli ultimi giorni, caratterizzati dall\u2019uso di armi guidate che hanno centrato postazioni armene, come confermato da numerosi filmati, c\u2019\u00e8 il sistema missilistico tattico TRLG-230, prodotto dalla Roketsan di Ankara. Costituisce una versione migliorata del precedente TRG-230 e come questo \u00e8 costituito da un gruppo variabile di tubi lanciamissili, da 6 a 12, installati su autocarri pesanti di vario tipo, da 6 a 8 ruote.<\/p>\n<p>Il missile ha un calibro di 230 mm e porta una testata esplosiva da 42 chili a frammentazione. La gittata massima \u00e8 di 70 km e l\u2019errore circolare probabile (CEP) di soli 2 metri. La precisione \u00e8 dovuta al fatto che il TRLG-230 (nella foto sopra), oltre a un sistema di navigazione GPS o Glonass (a seconda della rete disponibile in loco), \u00e8 a guida laser.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 progettato per essere pienamente compatibile col drone, anch\u2019esso turco, Bayraktar TB-2. L\u2019impiego di questo lanciamissili avviene quindi in stretta simbiosi con un Bayraktar che circuita sopra l\u2019area degli obbiettivi e li illumina con il suo designatore laser. L\u2019esercito azero disporrebbe almeno di 20 sistemi TRLG-230 e poich\u00e9 \u00e8 acclarato che l\u2019aviazione azera possieda \u201cdozzine\u201d di droni TB-2 \u00e8 presumibile che siano stati usati entrambi come un unico sistema integrato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168792\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/1629065995_trg300-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1111\" height=\"808\" \/><\/p>\n<p>Senza contare ovviamente l\u2019impiego del drone per attaccare con le proprie armi di bordo gli obbiettivi di terra. Fra gli armamenti della Roketsan operativi con le truppe di Baku c\u2019\u00e8 anche il lanciarazzi pesante autocarrato TRG-300 Kasirga (nella foto sopra).<\/p>\n<p>E\u2019 un sistema di 4 tubi di lancio su autocarro tedesco MAN a 6 ruote motrici, capace di lanciare grossi razzi da 300 mm di calibro con guida inerziale GPS\/Glonass. La gittata \u00e8 di ben 120 km ed \u00e8 chiaro che si tratta di un sistema che pu\u00f2 impunemente attaccare posizioni di avversari deboli e incapaci di reagire con tiro di controbatteria su grandi distanze, quali sono appunto le milizie dell\u2019Artsakh, dotate di pochi vecchi semoventi ex-russi Akatsiya da 152 mm, alcune decine di pezzi d\u2019artiglieria trainata da 122 e 152 mm e pochi droni Krunk di fabbricazione armena, pesanti 60 kg al decollo, per 4 metri d\u2019apertura alare, e utilizzabili solo per ricognizione disarmata.<\/p>\n<p>Un altro sistema molto efficace \u00e8 stato fornito all\u2019Azerbaijian da Israele e peraltro era gi\u00e0 stato impiegato anche nel conflitto con l\u2019Armenia del 2020. E\u2019 il drone kamikaze\u00a0<a href=\"https:\/\/www.iai.co.il\/p\/harop\">IAI Harop (nella foto sotto)<\/a>, un canard a elica propulsiva che pu\u00f2 operare entro un raggio massimo di 200 km dalla stazione terrestre di controllo remoto, ma che pu\u00f2 circuitare fino a un tempo massimo di 9 ore sull\u2019area di battaglia, a quote fino a 4600 metri. Lungo 2,5 metri e con apertura alare di 3 metri, l\u2019Harop pesa 135 kg, \u00e8 relativamente veloce, per la sua categoria, con 417 km\/h di velocit\u00e0 massima, e porta una testata da ben 23 kg, sicuramente efficace entro il raggio di 5 metri stimato per il CEP dell\u2019ordigno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168793 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Product-TOP-1920X525-HAROP.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"525\" \/><\/p>\n<p>L\u2019Harop \u00e8 stato utilizzato contro obbiettivi robusti e\/o \u201cpaganti\u201d, come veicoli corazzati, postazioni fortificate o batterie di sistemi antiaerei. Sono solo alcuni esempi di una panoplia che \u00e8 stata fornita di buon grado dal \u201cfratello\u201d turco e anche da uno stato ebraico per cui l\u2019Azerbaijan \u00e8 prezioso come stazione d\u2019intelligence per monitorare il confinante Iran.<\/p>\n<p>E a proposito di forniture di armamenti all\u2019Azerbaijan provenienti anche dall\u2019Italia, lo stesso presidente dell\u2019Armenia, Vahagn Khachaturyan, ha espresso i suoi timori il 24 settembre: \u201cNon posso nascondere che siamo preoccupati per la cooperazione militare tra Italia e Azerbaigian\u201d. Alludeva soprattutto al contratto recentemente firmato per la prossima consegna di almeno 4 esemplari di aereo da trasporto tattico Alenia C-27J Spartan. Del resto, per Roma il rapporto con Baku \u00e8 prezioso, essendo il paese turcofono fra i maggiori fornitori di gas, specie in alternativa alla Russia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Si spara ancora?<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La rabbia per l\u2019occupazione dell\u2019enclave e la pulizia etnica incombente \u00e8 comune in Armenia e nell\u2019Artsakh. E anche se la resa \u00e8 cosa fatta \u00e8 possibile, sulla base di indiscrezioni degli ultimi giorni, che alcuni gruppi di irriducibili armeno del Karabakh tentino una sfuggente resistenza o quantomeno azioni di sabotaggio.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 il giorno successivo alla resa, il 21 settembre, si sono uditi nell\u2019area di Stepanakert numerosi colpi d\u2019arma da fuoco, interpretate come violazioni della tregua. Lo stesso giorno, con un comunicato specifico il Ministero della Difesa di Baku ha sentito il bisogno di ribadire che \u201cle operazioni antiterrorismo andranno avanti finch\u00e8 tutti i ribelli armeni non avranno deposto le armi\u201d. Chiaramente si intendono per \u201coperazioni antiterrorismo\u201d, in questa accezione, quelle che sarebbero attivit\u00e0 di polizia, perquisizione, pattugliamento di plotoni azeri in questi e nei prossimi giorni nella regione fresca di conquista. Non si intendono certo azioni di guerra vera e propria, con artiglieria e droni, come quelle cessate con la resa dell\u2019Artsakh, quando per battere un\u2019entit\u00e0 statale, ancorch\u00e9 piccola, erano necessari armamenti pesanti.<\/p>\n<p>Certo, al bisogno, anche l\u2019armamento pesante pu\u00f2 tornare a tuonare. Poco dopo, il 22 settembre, il consigliere presidenziale azero Hajiyev ha promesso \u201cun\u2019amnistia per i membri dei gruppi armati del Karabakh che depongono le armi, anche con riguardo a ex-militari e combattenti, se possono essere classificati in tale modo, e per quelli che prevedono un\u2019amnistia\u201d.<\/p>\n<p>Anche se i civili armeni stanno abbandonando in massa la regione, \u00e8 possibile che gli azeri temano che si lascino indietro gruppi pronti a tutto per rendere la vita difficile al conquistatore. E c\u2019\u00e8 da credere che l\u2019esercito azero si star\u00e0 gi\u00e0 facendo un\u2019idea abbastanza precisa del tipo di minaccia soppesando la quantit\u00e0 di armi e munizioni consegnate dall\u2019Artsakh per capire se ne mancano molte all\u2019appello, considerati i dati di intelligence sull\u2019entit\u00e0, almeno indicativa, dell\u2019arsenale dello staterello.<\/p>\n<p>La mattina del 23 settembre i peackeepers russi (nella foto sotto una postazione) hanno riportato che si \u00e8 verificata una sparatoria in cui \u00e8 stato ferito un soldato azero, stando al laconico dispaccio del Ministero della Difesa di Mosca: \u201cUna violazione del cessate il fuoco \u00e8 stata registrata nel distretto di Mardakert. Un soldato delle forze armate azere \u00e8 stato ferito durante uno scambio di colpi\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168797\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/1200_3490754395834095890008990-6.jpg\" alt=\"\" width=\"1114\" height=\"742\" \/><\/p>\n<p>Il 24 settembre il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan ha rinnovato in sede ONU la richiesta di \u201cuna missione delle Nazioni Unite per la valutazione delle necessit\u00e0 e l\u2019accertamento dei fatti nel Nagorno Karabakh\u201d, ma non si \u00e8 fatto illusioni aggiungendo che \u201cla comunit\u00e0 internazionale non \u00e8 riuscita a venire in soccorso della popolazione negli ultimi nove mesi\u201d.<\/p>\n<p>Da Baku, il titolare azero agli Esteri, Jeyhun Bayramov, gli ha ribattuto: \u201cContinuiamo a credere fermamente che vi sia un\u2019opportunit\u00e0 storica per l\u2019Azerbaijan e l\u2019Armenia di stabilire relazioni di buon vicinato e coesistere sotto confini internazionalmente riconosciuti\u201d. Ma il fatto che l\u2019Armenia non sia stata parte in causa nella resa dell\u2019Artsakh, con tutto ci\u00f2 che consegue in termini di polemiche interne e rischi per il governo di Pashinyan, rende questa prospettiva una chimera, senza dimenticare gli appetiti azeri per il collegamento col Nakhicevan.<\/p>\n<p>Nuove resistenze alla penetrazione azera in diverse aree del Karabakh sono state segnalate il 27 settembre dal canale Telegram Slavyangrad, secondo cui ci sarebbero ancora combattimenti a livello locale nell\u2019area della grande riserva idrica di Sarsang, dove una grande diga sul fiume Tartar, non solo costituisce una delle maggiori garanzie contro la siccit\u00e0, ma fornisce potenzialmente almeno il 40% dell\u2019elettricit\u00e0 all\u2019Artsakh.<\/p>\n<p>Secondo quanto riportato da Slavyangrad: \u201cStanotte, come risultato delle azioni offensive delle forze armate azere, la riserva di Sarsang \u00e8 caduta sotto il controllo dell\u2019Azerbaijan. E\u2019 stato anche conquistato un villaggio a Nord di essa, ma le forze azere hanno fallito nell\u2019avanzare verso Sildiran. Inoltre, come risultato delle azioni offensive della notte, sono state prese montagne nell\u2019ovest del Nagorno Karabakh e anche due villaggi sono stati espugnati. L\u2019avanzata su questa sezione del fronte \u00e8 stata pi\u00f9 meno di 15 chilometri\u201d.<\/p>\n<p>Queste fonti, certamente da verificare, lasciano intuire che almeno un gruppo armato dell\u2019Artsakh potrebbe ancora operare, almeno al 27-28 settembre, nella parte settentrionale della regione invasa per offrire una moderata resistenza, favorita dal terreno accidentato. Nota ancora il canale Telegram: \u201cLe forze armate dell\u2019Azerbaijan stanno ancora tentando di tagliare in due il gruppo armato, ma ora non attraverso Sildiran, bens\u00ec attraverso le montagne a Nord\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Washington torna alla carica<\/u><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019arrivo ininterrotto di profughi in Armenia ha catalizzato l\u2019attenzione degli Stati Uniti, sia per il peso della lobby di cittadini USA di origine armena, sia per l\u2019importanza strategica di seguitare una penetrazione di Washington nella regione, rivaleggiando con l\u2019influenza russa proprio sfruttando \u201cl\u2019effetto delusione\u201d per la mancata difesa del Nagorno Karabakh.<\/p>\n<p>Il 26 settembre \u00e8 giunta in Armenia la direttrice dell\u2019US Agency for International Development (USAID), Samantha Power, accompagnata dal vicesegretario del Dipartimento di Stato Yuri Kim. Insieme hanno visitato il campo d\u2019accoglienza di Kornidzor e incontrato il premier Pashinyan. La Power ha dichiarato: \u201cSiamo qui per affermare il supporto degli Stati Uniti alle sovranit\u00e0, integrit\u00e0 territoriale, indipendenza e democrazia dell\u2019Armenia e per aiutarla a venire incontro ai bisogni umanitari causati dalla recente violenza in Nagorno Karabakh\u201d.<\/p>\n<p>La funzionaria di Washington ha anche evocato l\u2019invio di \u201cosservatori indipendenti e organizzazioni umanitarie nella regione per le necessit\u00e0 dei civili\u201d. E\u2019 chiaro che il messaggio fra le righe dell\u2019inviata americana \u00e8 che gli USA intendono sostituirsi alla Russia come nume tutelare dell\u2019Armenia. Il che per\u00f2 rischia di accentuare divisioni interne alla stessa societ\u00e0 armena fra chi tende ancora a fidarsi degli storici vicini settentrionali, pure essi di religione ortodossa, e chi \u00e8 tentato dalla via atlantica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168805\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/f85488c0a70f92d2257af94ae7a606c7.jpg\" alt=\"\" width=\"1108\" height=\"709\" \/><\/p>\n<p>Non poteva mancare lo \u201czuccherino\u201d del caso, ovvero un pacchetto da 11,5 milioni di dollari in aiuti umanitari che l\u2019inviata americana ha annunciato a beneficio dell\u2019Armenia, circa il doppio dei 5,2 milioni di dollari promessi dall\u2019Unione Europea. Ci\u00f2 non fa che aumentare il nervosismo di Mosca e ancora il 28 settembre il portavoce di Putin, Peskov, ha ammonito l\u2019attuale governo armeno circa la decisione di firmate lo statuto di Roma per la corte internazionale ICC, che vorrebbe il presidente russo in galera per la guerra in Ucraina: \u201cQuesta decisione \u00e8 estremamente ostile nei riguardi della Russia. L\u2019Armenia se ne rende conto. Speriamo che questa decisione non abbia impatto negativo sulle nostre relazioni bilaterali\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 intuibile che i russi cercheranno in ogni modo di riconquistare l\u2019influenza su Erevan, probabilmente sostenendo sempre pi\u00f9 l\u2019opposizione a Pashinyan, reo di aver portato soldati americani in Armenia, forse anche attraverso un cambio di regime.<\/p>\n<p>Del resto, la fine sostanziale dell\u2019enclave armena in Nagorno Karabakh, da un lato alleggerisce l\u2019impegno di Mosca e le fa guadagnare credito nei rapporti con Baku e soprattutto con Ankara. Ma la questione del Nakhicevan costituisce fra russi e armeni una moneta di scambio in termini di sicurezza sufficiente a giustificare un riavvicinamento. Il governo del Cremlino potrebbe sempre ribadire all\u2019opinione pubblica armena che se negli ultimi tempi la protezione russa \u00e8 stata meno decisa, lo \u00e8 stato come misura punitiva per le aperture di Pashinyan all\u2019Occidente, presentandolo come l\u2019unico capro espiatorio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168806\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/ecab09784eb4a470b1a1ffd3f597da78.jpg\" alt=\"\" width=\"1120\" height=\"780\" \/><\/p>\n<p>In tutto questo, la morsa azera sulla regione invasa \u00e8 stata sancita il 27 settembre dall\u2019arresto \u201cper terrorismo\u201d dell\u2019ex-primo ministro dell\u2019Artsakh, Ruben Vardanyan, in carica dal novembre 2022 al febbraio 2023. Gli azeri lo hanno catturato sul confine mentre tentava di passare in Armenia. Ex-cittadino russo, miliardario, 55 anni, Vardanyan \u00e8 stato accusato di \u201cfinanziamento del terrorismo, creazione e partecipazione in formazioni armate illegali e attraversamento illegale del confine di stato dell\u2019Azerbaijan\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019indomani, 28 settembre, l\u2019ultimo presidente dell\u2019Artsakh, Samvel Shakhramanyan, ha emanato un decreto, che proclama \u201clo scioglimento dello stato dell\u2019Artsakh entro il 1\u00b0 gennaio 2024\u201d.Una pezza giuridica su una situazione di fatto a cui seguiranno inevitabilmente altri contraccolpi, fra le montagne su cui si intrecciano gli interessi di potenze vicine e lontane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Foto: Ministero Difesa Azero, Presidenza Azera, Ministero Difesa Russo, IAI e Roketsan<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2023\/10\/nagorno-karabakh-agnello-sacrificale-sullaltare-degli-equilibri-tra-russia-stati-uniti-e-turchia\/\">Nagorno-Karabakh: \u201cagnello sacrificale\u201d sull\u2019altare degli equilibri tra Russia, Stati Uniti e Turchia \u2013 Analisi Difesa<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Mirko Molteni) Dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni sembra ormai essersi conclusa la vicenda dell\u2019enclave armena del Nagorno Karabakh, frequente casus belli tra l\u2019Armenia e l\u2019Azerbaijan e tra i principali detonatori della regione caucasica e sub-caucasica. Il piccolo staterello etnico dell\u2019Artsakh, una fra le tante eredit\u00e0 dello sfascio dell\u2019Unione Sovietica nel 1991, \u00e8 stato sacrificato sull\u2019altare degli equilibri delle potenze vicine, specie Russia e Turchia. Ma la sua annessione da parte del governo di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lgA","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81752"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=81752"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81752\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81753,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/81752\/revisions\/81753"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=81752"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=81752"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=81752"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}