{"id":81760,"date":"2023-10-05T10:26:25","date_gmt":"2023-10-05T08:26:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81760"},"modified":"2023-10-03T09:29:23","modified_gmt":"2023-10-03T07:29:23","slug":"il-primo-e-lultimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81760","title":{"rendered":"Il primo e l\u2019ultimo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p><em>Se Russia e NATO si possono considerare player dello stesso livello (e quindi il conflitto in atto pu\u00f2 essere definito come simmetrico), le concezioni strategiche di fondo sono antitetiche, ed affondano le proprie radici nelle differenze storico-culturali che contraddistinguono le parti. Sotto questo profilo, quindi, si pu\u00f2 senz\u2019altro affermare che il conflitto \u00e8 assolutamente asimmetrico. E questo rende tutto pi\u00f9 complicato.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35623\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Senza-titolo-1.jpg?resize=640%2C360&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" \/><\/figure>\n<p>Si sta facendo sempre pi\u00f9 strada, tra gli osservatori politici e militari occidentali, la convinzione che la guerra ucraina sia ad un\u00a0<em>punto di inflessione strategico<\/em>\u00a0[1], insomma ad un punto di svolta, oltre il quale le cose cambiano.\u00a0<em>\u201cIn questo punto di svolta, i leader pi\u00f9 abili e creativi riconoscono e accettano questa sfida, facendo progredire le loro organizzazioni per affrontarla. I leader rigidi, esitanti o avversi al rischio non accettano la sfida, portando all\u2019irrilevanza e, in ultima analisi, al fallimento della loro organizzazione\u201d<\/em>\u00a0[2].<br \/>\nLa questione veramente importante \u00e8 che, ovviamente, superato il punto di svolta le cose possono andare appunto sia bene che male, tutto dipende dalle scelte assunte dalla leadership. Ed in questo momento, le leadership occidentali non sono univocamente coese e concordi sulla rotta da seguire. Per quanto l\u2019esigenza di\u00a0<em>sganciarsi\u00a0<\/em>in qualche modo dalla precipitosa corsa verso il disastro sia sempre pi\u00f9 forte, l\u2019idea che si possa in qualche modo ribaltare lo stato delle cose \u00e8 dura a morire; e quindi, la propensione a mantenere l\u2019investimento sull\u2019Ucraina resta al momento predominante.<\/p>\n<p>Sfortunatamente per la NATO, questa convinzione non \u00e8 supportata da alcun disegno strategico effettivo, in quanto non nasce da una valutazione razionale dello stato delle cose, quanto piuttosto da una posizione emotiva \u2013 particolarmente forte negli USA \u2013 fondata sulla pretesa della propria\u00a0<em>eccezionalit\u00e0<\/em>. A ben vedere, questa \u00e8 una caratteristica che si pu\u00f2 ben definire\u00a0<em>storica<\/em>, nel modo in cui gli Stati Uniti affrontano le guerre. A partire dalla guerra di Corea, infatti, si pu\u00f2 notare come ogni conflitto in cui sono stati coinvolti nasceva con obiettivi politici in genere abbastanza definiti, ma al tempo stesso con una certa vaghezza strategica rispetto al come, militarmente parlando, dovessero essere perseguiti. Poich\u00e9 si dava per scontato che la potenza statunitense avrebbe comunque prevalso su qualunque avversario, una strategia di lungo respiro appariva inutile. Tale approccio ovviamente funzionava quasi sempre, posto che tutte le guerre intraprese erano effettivamente (e spesso clamorosamente) asimmetriche.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 interessante notare come, nel caso delle guerre clamorosamente perse (ad es. Vietnam ed Afghanistan), significativamente tra le pi\u00f9 asimmetriche, la caratteristica comune \u00e8 stata il progressivo passaggio da un forte investimento politico-militare ad uno stanco trascinarsi dell\u2019impegno, sinch\u00e9 non \u00e8 maturata infine la decisione di mollare tutto (in entrambe i casi, dopo vent\u2019anni di guerra\u2026).<br \/>\nIl conflitto ucraino, rispetto a queste esperienze pregresse, si presenta per\u00f2 assai difforme, ed in particolare per tre aspetti.<br \/>\nIl primo, ovviamente, \u00e8 che si tratta (sinora\u2026) di una guerra\u00a0<em>parzialmente\u00a0<\/em>per procura; gli USA ed i paesi NATO ci mettono i soldi, le armi ed i sistemi di\u00a0<em>intelligence\u00a0<\/em>elettronica, mentre gli ucraini forniscono la\u00a0<em>carne da cannone.<\/em>Il secondo \u00e8 che, al netto della superiorit\u00e0 militare russa, in questo caso si tratta di una guerra simmetrica, in cui non si manifesta una schiacciante preponderanza di uno dei contendenti.<br \/>\nIl terzo, fondamentale, riguarda l\u2019asimmetria strategica del conflitto.<\/p>\n<p>Si \u00e8 pi\u00f9 volte detto, anche qui, che questa \u00e8 appunto una guerra simmetrica. Ma in effetti sarebbe pi\u00f9 corretto dire che lo \u00e8 sotto il profilo del potenziale bellico, mentre sotto il profilo strategico si pu\u00f2 rilevare una profonda asimmetria.<br \/>\nA tale riguardo, \u00e8 stata pi\u00f9 volte sottolineata la radicale difficolt\u00e0 della NATO a comprendere il suo nemico; cosa questa che non riguarda solo gli obiettivi e gli interessi russi, ma anche il modo in cui la Russia combatte, si potrebbe dire la sua natura,\u00a0<em>e quindi<\/em>\u00a0il suo disegno strategico.<br \/>\nFondamentalmente, infatti, l\u2019Ucraina e la NATO combattono \u2013 per ragioni ovviamente diverse \u2013 secondo una strategia\u00a0<em>territoriale<\/em>. Il controllo del territorio \u00e8 la misura del successo e dell\u2019insuccesso. Naturalmente per Kiev la riconquista dei territori perduti \u00e8, strategicamente parlando, il faro che guida ogni scelta. Per la NATO, invece, si tratta di una impostazione culturale, storica, e che ha radici profonde e lontane, nei secoli del colonialismo occidentale; per l\u2019occidente, la conquista (o la riconquista) \u00e8 la misura della vittoria.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35624\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/NATO-Russia-relations-Special-Report-Warsaw-Institute.jpg?resize=640%2C364&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"353\" \/><\/figure>\n<p>Per la Russia, invece, la prospettiva strategica \u00e8 diversa, ed anche questa ha radici storiche profonde.\u00a0<em>\u201cIl pensiero militare russo \u00e8 diverso. La sua enfasi \u00e8 sulla distruzione delle forze nemiche, mediante qualunque strategia adatta alle condizioni prevalenti\u201d<\/em>\u00a0[3].<br \/>\nQuesta asimmetria, come si pu\u00f2 ben comprendere, non attiene soltanto al modo in cui i due eserciti si confrontano, ma anche \u2013 se non soprattutto \u2013 al modo in cui misurano il proprio successo o insuccesso. Ad esempio, quando gli osservatori occidentali parlano di uno\u00a0<em>stallo<\/em>, hanno in mente la sostanziale stabilit\u00e0 delle aree occupate rispettivamente da russi e ucraini, e quindi \u2013 ritenendo che questo sia un dato oggettivo, e quindi che sia valutato da entrambe la parti allo stesso modo \u2013 pensano che un\u00a0<em>congelamento\u00a0<\/em>(pi\u00f9 o meno temporaneo) del conflitto sia possibile, in quanto reciprocamente utile. Ma, ovviamente, cos\u00ec non \u00e8 per i russi.<br \/>\nAnche a prescindere dal fatto che non avrebbero interesse a dare tempo e fiato alla NATO, per riorganizzare l\u2019esercito ucraino e rimettersi al passo con la produzione bellica, dal proprio punto di vista non c\u2019\u00e8 alcuno stallo, anzi tutto procede alla grande.<\/p>\n<p>Per Mosca, l\u2019occupazione territoriale \u00e8 del tutto secondaria. Quella gi\u00e0 acquisita \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente all\u2019esigenza strategica di proteggere la Crimea da un attacco terrestre [4], mentre l\u2019idea di espandere oltre misura la conquista, magari oltre il Dnepr, non \u00e8 assolutamente di alcun interesse. Quando gli USA hanno immaginato (e messo in atto) la loro strategia politica in Ucraina, l\u2019obiettivo era quello di infliggere\u00a0<em>\u201cun\u2019umiliante sconfitta all\u2019esercito russo o, almeno, di infliggere costi cos\u00ec pesanti\u201d<\/em>\u00a0[5] da rendergli impossibile qualsiasi ulteriore azione militare significativa. Hanno per\u00f2 dato per scontato che ne sarebbero stati capaci, senza perci\u00f2 preoccuparsi troppo del\u00a0<em>come\u00a0<\/em>avrebbero conseguito questo risultato. Ma, quello che sta avvenendo, \u00e8 esattamente l\u2019opposto. \u00c8 la Russia che sta infliggendo un\u2019umiliante sconfitta alla NATO, e soprattutto sta distruggendo radicalmente l\u2019esercito ucraino. Quando l\u2019Operazione Speciale Militare avr\u00e0 termine, questo non sar\u00e0 in grado, per almeno un decennio a venire, di destare alcuna preoccupazione. In ci\u00f2, l\u2019ostinazione ucraina e statunitense \u00e8 il miglior alleato del disegno strategico russo, poich\u00e9 pi\u00f9 a lungo si protrae la guerra, pi\u00f9 profonda e duratura sar\u00e0 la distruzione della capacit\u00e0 di combattimento ucraina (e, sul breve termine, della NATO stessa).<\/p>\n<p>Questo\u00a0<em>sfalsamento\u00a0<\/em>strategico \u00e8 l\u2019elemento decisivo del conflitto. Ed \u00e8 quello che consentir\u00e0 alla Russia di ottenere ci\u00f2 che pi\u00f9 le stava a cuore, e magari alla NATO di innalzare una cortina fumogena sulla propria sconfitta. Un classico dello\u00a0<em>storytelling\u00a0<\/em>occidentale, infatti, \u00e8 la torsione della realt\u00e0 ai propri scopi, ed anche se ormai risulta (parzialmente) efficace soltanto nel ristretto ambito dell\u2019occidente stesso, l\u2019importante \u00e8 che funzioni quel tanto per salvare la faccia. Nello specifico, la mistificazione del reale consiste nell\u2019invenzione di un obiettivo (la conquista dell\u2019Ucraina), reso oltretutto credibile proprio perch\u00e9 le opinioni pubbliche occidentali condividono con le leadership l\u2019idea che la vittoria si misura in chilometri quadrati. A quel punto, baster\u00e0 sostenere che\u00a0<em>\u201c\u00e8 la Russia che ha perso la competizione perch\u00e9 l\u2019eroica Ucraina e un risoluto Occidente le hanno impedito di conquistare, occupare e reincorporare tutto il paese\u201d<\/em>\u00a0[6], ed il gioco \u00e8 fatto.<br \/>\nIn fondo, \u00e8 gi\u00e0 da un po\u2019 che Washington e Kiev combattono in realt\u00e0 una guerra\u00a0<em>debordiana<\/em>, una\u00a0<em>guerra spettacolo<\/em>. Sulla quale, al momento opportuno, caler\u00e0 il sipario.<\/p>\n<p>Ovviamente, questo implica l\u2019assoluto disinteresse per la sorte delle\u00a0<em>comparse<\/em>, le cui perdite ammonterebbero a 70.000, solo nel corso della controffensiva [7].<br \/>\nAl di l\u00e0 della rappresentazione immaginifica, infatti, c\u2019\u00e8 la dura, imprescindibile realt\u00e0 materiale. Sangue e acciaio. Se, pertanto, questa asimmetria strategica potrebbe persino risultare utile ad entrambe, offrendo ad una parte la vittoria ed all\u2019altra la finzione della non-sconfitta, la realt\u00e0 ha comunque un suo peso fattuale e, appunto, imprescindibile, e questo peso pu\u00f2 modificare il corso degli avvenimenti. Allo stato attuale delle cose, come detto in precedenza, tra le leadership occidentali permane in fondo l\u2019idea che si possa in qualche modo modificare la realt\u00e0 del campo di battaglia. Ma, poich\u00e9 devono al contempo fare i conti con i limiti materiali (esaurimento degli arsenali NATO, incapacit\u00e0 dell\u2019industria bellica di reggere il ritmo di consumo della guerra, etc), inevitabilmente si ritrovano su un piano inclinato, che li spinge ad una\u00a0<em>escalation\u00a0<\/em>di fatto (sistemi d\u2019arma sempre pi\u00f9 potenti), le cui conseguenze sono imprevedibili [8].<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35625\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/russiasoliders.gif?resize=640%2C480&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" \/><\/figure>\n<p>In ogni caso, quale che sia lo sviluppo della guerra, capire come ragiona bellicamente la Russia \u00e8 un problema non da poco, per l\u2019occidente e la NATO. La grande strategia russa, infatti, \u00e8 sempre quella di\u00a0<em>assorbire\u00a0<\/em>l\u2019urto nemico, consumarne il potenziale, e quindi ricacciarlo indietro. Il principio cardine \u00e8 distruggere l\u2019esercito avversario. Il resto \u00e8 flessibile, adattabile tatticamente alla situazione contingente.<br \/>\nDa un punto di vista teorico, ad esempio, gi\u00e0 adesso (o comunque in un tempo relativamente breve, quanto basterebbe per schierare altri 5\/600.000 uomini) Mosca avrebbe l\u2019opportunit\u00e0 di attaccare la NATO, prendendola in contropiede. Gli eserciti europei sono estremamente impreparati, depauperati di mezzi e munizioni, con effettivi ridotti, ed eventuali rinforzi dagli Stati Uniti avrebbero bisogno di almeno un paio di settimane. A parte il fatto che portare in Europa truppe e mezzi pesanti richiederebbe grossi trasferimenti, prevalentemente per mare (quindi esposti al rischio di attacchi con missili balistici e dai sommergibili nucleari russi).<\/p>\n<p>Molte stime (occidentali) valutano in pochi giorni la durata delle munizioni di artiglieria disponibili per le forze NATO in Europa, senza considerare le perdite umane.\u00a0<em>\u201cPer fare un confronto, gli Stati Uniti hanno subito circa 50.000 perdite in due decenni di combattimenti in Iraq e Afghanistan. In operazioni di combattimento su larga scala, gli Stati Uniti potrebbero subire lo stesso numero di vittime in due settimane\u201d<\/em>\u00a0[9]. Anche se questa stima appare un po\u2019 esagerata, \u00e8 evidente che \u2013 in questa ipotesi, speriamo destinata a rimanere tale \u2013 \u00e8 altamente probabile che una ondata di attacco russo travolgerebbe le difese NATO, spingendosi abbastanza in profondit\u00e0 verso ovest, e che gi\u00e0 questa prima fase costerebbe pesanti perdite agli eserciti occidentali [10]. A quel punto, le forze NATO si troverebbero nella condizione di dover recuperare i territori perduti, cio\u00e8 esattamente quello che prevede la dottrina strategica russa. E le forze di Mosca potrebbero anche rinculare parzialmente all\u2019interno dei propri confini, se fosse necessario. Sarebbe una storia gi\u00e0 vista, con le armate napoleoniche prima e\u00a0 quelle del terzo reich poi.<\/p>\n<p>Semplificando al massimo, potremmo dire che la dottrina strategica occidentale prevede l\u2019attacco come condizione per la vittoria, mentre quella russa prevede la vittoria\u00a0<em>attraverso\u00a0<\/em>la difesa. Come accennato precedentemente, non \u00e8 una questione meramente militare o dottrinale, ma \u2013 assai pi\u00f9 profondamente \u2013 una questione culturale. E, per dirla ancora una volta con le parole di Crombe e Nagl,\u00a0<em>\u201cla cultura si mangia la strategia a colazione\u201d<\/em>\u00a0[11].<br \/>\nL\u2019intero pensiero strategico occidentale, di cui la NATO \u00e8 pienamente erede, \u00e8 un pensiero offensivo. Ruota sempre sull\u2019idea del\u00a0<em>first strike<\/em>, indipendentemente dal fatto che si aspetti o meno che questo sia decisivo. Colpisci per primo. Diversamente, il pensiero strategico russo ricorda assai pi\u00f9 la basi concettuali delle arti marziali orientali, ovvero sfruttare la forze dell\u2019avversario contro di lui. Colpisci per ultimo.<br \/>\nSperiamo soltanto che, alla fine, prevalga la ragione, e che non si arrivi mai a scoprire come finirebbe questo match.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>1 \u2013 Questa espressione \u00e8 stata introdotta, in ambito aziendale, da Andrew S. Grove, presidente e CEO di Intel Corporation. Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ccrrc.org\/wp-content\/uploads\/sites\/24\/2014\/02\/Inflection_Points_Italian_2007.pdf\"><em>\u201cInflections point\u201d<\/em><\/a><br \/>\n2 \u2013\u00a0<em>\u201cA call to action: lessons from Ukraine for future force\u201d<\/em>, Katie Crombe &amp; John A. Nagl,\u00a0<a href=\"https:\/\/press.armywarcollege.edu\/parameters\/vol53\/iss3\/10\/\"><em>Parameters<\/em><\/a><br \/>\n3 \u2013\u00a0<em>\u201cUS Can\u2019t Deal with Defeat\u201d<\/em>, Michael Brenner,\u00a0<a href=\"https:\/\/consortiumnews.com\/2023\/09\/21\/us-cant-deal-with-defeat\/\"><em>consortiumnews.com<\/em><\/a><br \/>\n4 \u2013 Questo \u00e8 empiricamente dimostrato anche dalla costruzione della cosiddetta\u00a0<em>linea Surovikin<\/em>, ovvero la serie di trinceramenti e fortificazioni, articolata su tre fasce successive e disposta appunto a protezione del corridoio terrestre che unisce la Crimea agli oblast annessi alla Federazione Russa. Averla costruita, ed esservisi attestati in difesa, \u00e8 una ulteriore riprova che la strategia russa non prevede di spingersi significativamente pi\u00f9 oltre l\u2019attuale linea di contatto; diversamente, le forze russe avrebbero avuto tutte le possibilit\u00e0 di passare all\u2019attacco, anticipando la controffensiva ucraina.<br \/>\n5 \u2013\u00a0<em>\u201cUS Can\u2019t Deal with Defeat\u201d<\/em>, ibidem<br \/>\n6 \u2013 ibidem<br \/>\n7 \u2013 Dati forniti dal Ministero della Difesa russo.<br \/>\n8 \u2013 Cfr.\u00a0<em>\u201cUn piano incliNATO\u201d<\/em>, Enrico Tomaselli,\u00a0<a href=\"https:\/\/targetmetis.wordpress.com\/2023\/09\/28\/il-piano-inclinato\/\"><em>Target Metis<\/em><\/a><br \/>\n9 \u2013\u00a0<em>\u201cA call to action: lessons from Ukraine for future force\u201d<\/em>, ibidem<br \/>\n10 \u2013 Interessante, al riguardo, anche una delle poche \u2013 anche se datata \u2013 informazioni disponibili sulle simulazioni NATO del conflitto, pubblicata dalla rivista polacca\u00a0<em>Polityka<\/em>. In essa si riferisce l\u2019esito disastroso di una di queste, nel corso della quale\u00a0<em>\u201cla simulazione ha mostrato che le truppe nemiche circondavano Varsavia gi\u00e0 al quarto giorno dell\u2019esercitazione\u201d<\/em>. Anche se la rivista ne attribuisce la responsabilit\u00e0 all\u2019ufficiale in comando (generale Andrzejczak, capo di stato maggiore generale), la\u00a0<em>debacle\u00a0<\/em>\u00e8 stata assoluta. Cfr.<em>\u00a0\u201cKOMPROMITACJA! Polski genera\u0142 przegra\u0142 wojn\u0119 w cztery dni! Wojska wroga okr\u0105\u017cy\u0142y Warszaw\u0119\u201d<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/polityka.se.pl\/wiadomosci\/polski-general-przegral-wojne-w-cztery-dni-wojska-wroga-okrazyly-warszawe-aa-s7Xu-F7f6-XuB9.html\">Polityka<\/a><br \/>\n11 \u2013\u00a0<em>\u201cA call to action: lessons from Ukraine for future force\u201d<\/em>, ibidem<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/10\/02\/il-primo-e-lultimo\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/10\/02\/il-primo-e-lultimo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Se Russia e NATO si possono considerare player dello stesso livello (e quindi il conflitto in atto pu\u00f2 essere definito come simmetrico), le concezioni strategiche di fondo sono antitetiche, ed affondano le proprie radici nelle differenze storico-culturali che contraddistinguono le parti. 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