{"id":81774,"date":"2023-10-03T13:16:13","date_gmt":"2023-10-03T11:16:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81774"},"modified":"2023-10-03T13:16:13","modified_gmt":"2023-10-03T11:16:13","slug":"su-cio-che-si-avvicina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81774","title":{"rendered":"Su ci\u00f2 che si avvicina"},"content":{"rendered":"<p><strong>da QUOD LIBET, rubrica UNA VOCE (Giorgio Agamben)<\/strong><\/p>\n<p>Kavafis come esergo in una delle sue prime poesie trascrisse una frase di Filostrato che recita: \u00abGli dei sentono il futuro, gli uomini ci\u00f2 che accade, i sapienti ci\u00f2 che si avvicina\u00bb. I saggi lasciano agli dei \u2013 o agli esperti \u2013 la previsione del futuro, che \u00e8 sempre lontano e manipolabile e ai giornalisti la conoscenza \u2013 generalmente molto confusa \u2013 del presente: solo ci\u00f2 che si sta avvicinando, solo l\u2019imminente li riguarda e li tocca.<br \/>\nL\u2019istante decisivo, quello che veramente c\u2019interessa e commuove, non \u00e8 quello in cui prevediamo un evento futuro, situato in un certo punto del tempo cronologico, per quanto grave esso possa essere (fosse anche la fine del mondo, che gli uomini non hanno fatto e non fanno che annunciare e persino datare) \u2013 \u00e8, piuttosto, quando percepiamo che qualcosa si sta avvicinando.<br \/>\n\u00abIl regno si \u00e8 avvicinato (<i>eggiken<\/i>)\u00bb annuncia il Battista a proposito della venuta del messia. Il verbo greco\u00a0<i>eggizo<\/i>\u00a0deriva dall\u2019antico nome della mano (<i>eggye<\/i>) e indica pertanto qualcosa che \u00e8 a portata di mano, che puoi quasi toccare. Appartiene all\u2019essenza del regno (e della fine che coincide con esso) di essere vicino. Tutto ci\u00f2 che ci muove e commuove ha la forma dell\u2019avvicinarsi, del farsi vicino.<br \/>\nLa vicinanza che \u00e8 qui in questione non \u00e8, per\u00f2, oggettivamente misurabile, non \u00e8 semplicemente meno lontana nel tempo cronologico. Se cos\u00ec fosse, essa sarebbe pur sempre una forma del futuro, di quello che i sapienti non vogliono o non possono sentire. Vicino \u00e8 piuttosto qualcosa che abbiamo disallontanato, che ci si \u00e8 fatto vicino. Il pensiero \u00e8 questa facolt\u00e0 di disallontanare, pensare qualcosa \u2013 non importa se poco o molto distante nel tempo \u2013 significa renderlo vicino, accostarlo. La vicinanza non \u00e8 una misura del tempo, ma una sua trasformazione, non ha a che fare con secoli o giorni, ma con un\u2019alterit\u00e0 e un mutamento nell\u2019esperienza della durata.<br \/>\nUn tale tempo incommensurabile e, tuttavia, sempre prossimo, i greci, per distinguerlo da\u00a0<i>chronos<\/i>, il tempo che si pu\u00f2 calcolare e numerare, lo chiamavano\u00a0<i>kairos<\/i>, e lo rappresentavano come un fanciullo che ci viene incontro correndo con le ali ai piedi e che puoi soltanto afferrare per il ciuffo che gli pende sulla fronte. Per questo i latini lo chiamavano\u00a0<i>occasio<\/i>, \u00abla breve occasione delle cose: se la cogli, la tieni, ma una volta fuggita, nemmeno Giove potrebbe riprenderla\u00bb. E ai farisei che chiedono a Ges\u00f9 un \u00absegno dal cielo\u00bb, \u00absiete capaci\u00bb, egli ribatte adirato, \u00abdi giudicare i segni della pioggia o del sereno, ma i segni dei\u00a0<i>kairoi<\/i>, dei tempi vicini non potete vederli\u00bb. E quando Paolo vuole definire la trasformazione della vita messianica, scrive: \u00abIl tempo, il\u00a0<i>kairos<\/i>\u00a0si \u00e8 abbreviato, si \u00e8 contratto\u00bb (il verbo che egli usa designa tanto l\u2019imbrogliare le vele che la contrazione delle membra di un animale prima di spiccare il salto).<br \/>\nPoich\u00e9 \u00e8 proprio di questo che, in ultimo, si tratta, nella vita, come nel pensiero e nella politica: saper percepire i segni di ci\u00f2 che si sta avvicinando, di ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 tempo, ma ormai solo occasione, percezione di un\u2019urgenza e di un\u2019imminenza che richiede un gesto deciso o un\u2019azione. La vera politica \u00e8 la sfera di questa premura e di questa particolare vicinanza ed \u00e8 cos\u00ec che dobbiamo guardare alla guerra in Ucraina o nel Nagorno Karabakh: non si tratta di una distanza pi\u00f9 o meno grande, ma di qualcosa che si sta avvicinando, che non cessa di farsi vicino. Di un\u00a0<i>kairos<\/i>\u00a0\u2013 cio\u00e8, secondo un detto di Ippocrate, di qualcosa \u00abin cui c\u2019\u00e8 poco\u00a0<i>chronos<\/i>, poco tempo misurabile\u00bb: ma \u00e8 proprio questa esigua parcella di tempo che dobbiamo essere capaci di afferrare.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-su-ci-e-si-avvicina\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-su-ci-e-si-avvicina<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da QUOD LIBET, rubrica UNA VOCE (Giorgio Agamben) Kavafis come esergo in una delle sue prime poesie trascrisse una frase di Filostrato che recita: \u00abGli dei sentono il futuro, gli uomini ci\u00f2 che accade, i sapienti ci\u00f2 che si avvicina\u00bb. 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