{"id":81828,"date":"2023-10-10T08:30:13","date_gmt":"2023-10-10T06:30:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81828"},"modified":"2023-10-07T23:36:31","modified_gmt":"2023-10-07T21:36:31","slug":"intelligenza-artificiale-due-o-tre-cose-che-sappiamo-di-lei-parte-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81828","title":{"rendered":"Intelligenza Artificiale. Due o tre cose che sappiamo di lei (Parte 1^)"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ERETICAMENTE (Roberto Pecchioli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-81830 size-full\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Roberto-Pecchioli-2-4.png\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Roberto-Pecchioli-2-4.png 800w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Roberto-Pecchioli-2-4-300x225.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Roberto-Pecchioli-2-4-768x576.png 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Intelligenza Artificiale (I.A.) \u00e8 entrata di prepotenza nelle nostre vite. A ritmo crescente \u2013 il nostro \u00e8 il tempo della dromocrazia (P. Virilio) il potere della velocit\u00e0 \u2013 modifica ogni ambito dell\u2019esistenza. L\u2019uomo diventa antiquato, come paventava negli anni Cinquanta del secolo passato, agli albori della tecnica padrona, Gunther Anders. Con le acquisizioni tecnoscientifiche che chiamiamo Intelligenza Artificiale cambia l\u2019uomo, in maniera cos\u00ec estesa da determinare un salto antropologico che la fa finita con l\u2019<i>homo sapiens<\/i>, dominatore degli ultimi millenni, protagonista dell\u2019antropocene, l\u2019era caratterizzata dalla supremazia della specie umana sulla Terra.<\/p>\n<p>L\u2019I.A., frutto straordinario delle scoperte dell\u2019intelligenza naturale degli esseri umani, sta modificando il nostro ruolo nel mondo a partire dal rapporto con la macchina e l\u2019artificiale \u2013 con cui siamo destinati a ibridarci, dai chip cutanei alla distopia della mente alveare postumana \u2013 alle attivit\u00e0 lavorative di natura specializzata, cognitiva, sempre pi\u00f9 affidate a robot e apparati governati dall\u2019I.A. La rivoluzione non risparmier\u00e0 alcun campo dell\u2019esistenza; il diritto sta gi\u00e0 studiando l\u2019istituzione della cosiddetta \u201cpersona elettronica\u201d. Per questo abbiamo usato nel titolo il pronome personale \u201clei\u201d, anzich\u00e9 il pi\u00f9 corretto \u201cessa\u201d, riferito a una cosa.<\/p>\n<p>Grandi cose ci possiamo attendere dall\u2019Intelligenza Artificiale, ma anche pericoli estremi. Avanza infatti \u2013 insieme con una serie di applicazioni che possono aiutare la nostra vita \u2013 una modalit\u00e0 esistenziale che mette da parte l\u2019umano, il naturale o biologico per privilegiare l\u2019artificiale, con conseguenze non ancora immaginabili. Al di l\u00e0 di entusiasmi ingenui o demonizzazioni senza effetti pratici (le innovazioni tecnologiche diventano prassi per il solo fatto di essere state inventate e rese possibili) la minaccia per la creatura umana \u00e8 reale. Innanzitutto per il fatto che l\u2019I.A., come altre straordinarie possibilit\u00e0 tecnologiche entrate a far parte della quotidianit\u00e0, \u00e8 controllata, posseduta in regime di oligopolio da una cupola economica, tecnologica e finanziaria che non risponde ad altri che alla propria volont\u00e0 di potenza.<\/p>\n<p>La dimensione pubblica, statuale, territoriale, le leggi umane, quasi nulla possono dinanzi all\u2019avanzata del leviatano tecnoscientifico proprietario di tutto, anche del conglomerato di conoscenze detto Intelligenza Artificiale. Ne sappiamo poco e ci\u00f2 che filtra proviene dagli stessi che possiedono l\u2019I.A. e hanno interesse a fornirne la descrizione pi\u00f9 adatta ai loro obiettivi, il dominio \u201dbiocratico\u201d su di noi, antiquata umanit\u00e0 dalla limitata intelligenza naturale. Si allarga il fossato del deficit cognitivo tra l\u2019umano e il tecnologico che Anders definiva dislivello, vergogna prometeica dell\u2019uomo che si percepisce inadeguato di fronte all\u2019apparato da lui creato e sul quale teme di perdere il controllo.<\/p>\n<p>Occorre un modesto Bignami, un riassunto orientativo sull\u2019Intelligenza Artificiale, a partire dalla definizione. L\u2019I.A. \u00e8 il ramo dell\u2019informatica teso alla progettazione e programmazione di sistemi in grado di dotare le macchine di caratteristiche e abilit\u00e0 considerate umane, come percezioni visive, spazio-temporali e decisionali. Ovvero, non solo capacit\u00e0 di calcolo, conoscenza ed elaborazione, ma di riproduzione di tutte quelle differenti forme di intelligenza (o rappresentazione mentale) riconosciute dalla teoria di Howard Gardner. Lo psicologo americano identific\u00f2 nove tipologie differenziate di \u201cintelligenza\u201d, ognuna deputata a differenti settori dell\u2019attivit\u00e0 umana: l\u2019Intelligenza logico-matematica; linguistica; spaziale; musicale; cinestetica o procedurale; interpersonale; naturalistica; filosofico-esistenziale.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in questi termini \u00e8 facile intuire l\u2019infinito campo di applicazione dell\u2019I.A. nella riproduzione di operazioni e comportamenti umani da parte di apparati adeguatamente impostati e informati. L\u2019Intelligenza Artificiale nasce con l\u2019avvento dei computer nel 1956. Significativamente, lo stesso anno di pubblicazione de L\u2019uomo \u00e8 antiquato di Anders. I primi elaboratori erano gi\u00e0 in grado svolgere ragionamenti logici, in particolare legati alla matematica. Le aziende tecnologiche presero a sviluppare programmi e <i>software<\/i>\u00a0in grado di pensare e agire come gli esseri umani in determinati campi e settori. Nacquero programmi capaci di dimostrare teoremi sempre pi\u00f9 complessi e fu introdotto il Lisp, il primo linguaggio di programmazione, per oltre trent\u2019anni alla base dell\u2019I.A.<\/p>\n<p>Per anni non fu chiaro se l\u2019I.A. sarebbe stata in grado di riprodurre le capacit\u00e0 intuitive e di ragionamento degli esseri umani, ma le acquisizioni successive, in particolare nel campo della cibernetica, cambiarono lo scenario. La cibernetica \u00e8 \u201cil ramo della scienza che si prefigge lo studio e la realizzazione di dispositivi capaci di simulare le funzioni del cervello umano, autoregolandosi per mezzo di segnali di comando e di controllo in circuiti elettrici ed elettronici o in sistemi meccanici.\u201d (www.google.it). Oggi l\u2019apparato artificiale \u00e8 dotato di un\u2019\u201cintelligenza\u201d pi\u00f9 rapida, veloce, priva di remore o vincoli rispetto a quella dei suoi inventori umani.<\/p>\n<p>In alcune chiese protestanti, il sermone domenicale \u00e8 stato affidato ad apparati di I.A. tipo <i>ChatGPT<\/i>. I fedeli non sono rimasti sconcertati \u2013 il che \u00e8 significativo \u2013 ma hanno lamentato la mancanza di empatia, di coinvolgimento. Ovvio: la scatola magica non ha fede, pu\u00f2 solamente ripetere, elaborandoli e dando loro linguaggio umano, i concetti appresi in forma di algoritmo matematico. In altri ambiti l\u2019I.A. riesce a riprodurre perfettamente l\u2019immagine umana, anche in movimento, e la voce. Gli entusiasti evidenziano la possibilit\u00e0, per pazienti privati della parola, di tornare a parlare artificialmente, ma il furto di identit\u00e0, la sostituzione di esseri umani reali con le loro immagini, ologrammi o avatar diventa realt\u00e0, tra immensi pericoli e ricadute legali.<\/p>\n<p>Ecco il punto: gli apparati tecnici mirano alla sostituzione finale dell\u2019umano. Ci correggiamo: per ora l\u2019I.A. non mira a nulla: \u00e8, in s\u00e9, inerte. Chi ha obiettivi di sostituzione degli esseri umani \u00e8 l\u2019\u00e9lite che la possiede e controlla. Di recente, alcuni scienziati si sono avvalsi dell\u2019I.A. per individuare nuovi farmaci antibiotici. L\u2019accelerazione informatica ha permesso all\u2019apparecchio di valutare ben 6.680 composti, pervenendo in un\u2019ora e mezza a un elenco ristretto dal quale ha estratto formule per nove potenziali antibiotici. L\u2019impegno umano avrebbe richiesto anni. Un\u2019ottima notizia, dunque? S\u00ec e no. Il rischio evidente \u00e8 conferire un potere immenso a chi detiene informazioni e tecnologie, la razza padrona del futuro prossimo, se non del presente. Inoltre, se l\u2019I.A. pu\u00f2 scoprire antibiotici, \u00e8 ragionevole pensare che possa fare lo stesso con virus, batteri, armi letali. Di qui la necessit\u00e0 di un controllo pubblico, politico in senso alto, delle tecnologie e dei loro padroni.<\/p>\n<p>Domani forse la cibernetica e altre scoperte renderanno possibile che la macchina si autoregoli, replichi s\u00e9 stessa e addirittura prenda il sopravvento su chi fornisce informazioni. Fantascienza, paure superstiziose frutto di mentalit\u00e0 chiuse al nuovo? Forse, ma uno scienziato come l\u2019astrofisico Stephen Hawking si disse s\u00ec affascinato per la straordinaria invenzione umana, la pi\u00f9 grande della storia; temeva tuttavia che sarebbe stata l\u2019ultima scoperta \u201cumana\u201d. Alle sue parole si possono dare due interpretazioni, una inquietante, l\u2019altra devastante. E\u2019 ormai lecito pensare che l\u2019avvento dell\u2019I.A. renda residuale l\u2019intervento umano, sostituito in ogni operazione cognitiva: inquietante. Si pu\u00f2 ipotizzare altres\u00ec che la macchina prenda il controllo su chi \u2013 scoprendo i segreti della natura \u2013 l\u2019ha immaginata e realizzata. Devastante.<\/p>\n<p>Si diffonde a macchia d\u2019olio l\u2019uso distorto dell\u2019I.A. da parte di pirati informatici, colossi economici, organismi pubblici, servizi segreti, dinanzi ai quali siamo ogni giorno pi\u00f9 indifesi. In basso, la dittatura della tecnica spinge all\u2019eclissi del sapere. La cultura \u201cserve\u201d sempre meno, in un tempo dominato dall\u2019utile e dalla strumentalit\u00e0. Martin Heidegger, tra i primi a indagare l\u2019influenza della tecnica sull\u2019uomo, lo chiamava \u201cpensiero non meditante\u201d, indifferente al senso, all\u2019etica, allo spirito, a principi diversi dal calcolo economico e dalla funzionalit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019unico obiettivo della macchina \u00e8 funzionare. E lo far\u00e0 benissimo sostituendo il suo creatore umano in migliaia di mestieri, professioni, incombenze. Avremo robot (apparati guidati dall\u2019I.A.) chirurghi, ingegneri, avvocati, contabili, perfino dirigenti d\u2019azienda, come gi\u00e0 accade in Cina. La tigre della crescita \u2013 economica e tecnica \u2013 va allora cavalcata o temuta? Preoccupa molto e diventa angoscia l\u2019atrofizzazione delle nostre capacit\u00e0, la paralisi di funzioni, abilit\u00e0 e facolt\u00e0 naturali dell\u2019essere umano. La conclusione \u00e8 sconfortante: \u201ccresce la tecnica e decresce la cultura, cos\u00ec come cresce l\u2019artificiale e sparisce il naturale, cresce il robot e declina l\u2019uomo\u201d (Marcello Veneziani). Una decrescita infelice travestita da felicit\u00e0 compulsiva, scimmia della \u201cgaia scienza\u201d di Nietzsche.<\/p>\n<p>Si ingigantisce la forbice tra la tecnica e la conoscenza, espandendo l\u2019artificiale sino all\u2019incapacit\u00e0 di conoscerlo e quindi padroneggiarne gli effetti. Se l\u2019uomo \u00e8 obsoleto, va superato, sostituito: non vi \u00e8 alternativa, secondo la logica vigente. Un altro punto sconvolgente \u00e8 la perdita di autonomia umana. Infatuati dalla macchina, le trasferiamo ogni decisione: l\u2019automatico, il meccanico, prevalgono su raziocinio, scelta, ponderazione in base a criteri \u201cumani\u201d. L\u2019I.A. \u00e8 potenzialmente feroce in quanto non ha criteri morali. E\u2019 disinteressata a tutto ci\u00f2 che non si pu\u00f2 calcolare: dignit\u00e0, libert\u00e0, etica, giustizia, spirito.<\/p>\n<p>Proprio ci\u00f2 che rende unico, straordinario l\u2019essere umano, l\u2019essere dall\u2019istinto carente capace di pensiero astratto, valutazioni etiche, ansia di eterno, realizzazioni a lungo termine. La creatura che ha \u201cinventato\u201d la matematica, pensiero astratto da cui procede la tecnica e la stessa I.A., ma anche la filosofia, amore per la conoscenza, riflessione intorno all\u2019uomo, alla sua presenza e ruolo nel mondo, la domanda che genera altre domande, all\u2019infinito. Il pericolo vero, forse il pi\u00f9 grande, va oltre la disumanizzazione: siamo alla sostituzione. Dell\u2019uomo, della natura, della realt\u00e0, della storia, del pensiero, di quell\u2019impalpabile concetto che chiamiamo anima.<\/p>\n<p>Avverr\u00e0? Sta gi\u00e0 avvenendo davanti ai nostri occhi, tra gli applausi delle vittime. Sindrome di Stoccolma spacciata per progresso. Ma quale progresso potr\u00e0 esserci se non si salva l\u2019uomo? Tutto ci\u00f2 che \u00e8 tecnicamente fattibile qualcuno lo far\u00e0; \u00e8 la legge di Gabor, fisico magiaro premio Nobel. L\u2019artefice ha prodotto un\u2019invenzione pi\u00f9 pericolosa \u2013 se non si perviene a strette regolazioni, controllabili e indipendenti \u2013 della \u201ccreatura\u201c di Frankenstein, che ancora aveva un\u2019anima \u201cumana\u201d. Il potere che affidiamo all\u2019I.A. conduce a esiti transumani e postumani, bench\u00e9 non tutte le applicazioni concrete lo siano.<\/p>\n<p>La conseguenza \u00e8 il transito dall\u2019Intelligenza Artificiale all\u2019uomo artificiale. La bioeticista Giulia Bovassi pone ulteriori domande: si potr\u00e0 ancora parlare di libero arbitrio e di coscienza? Come e chi potr\u00e0 (o vorr\u00e0) addestrare l\u2019I.A. a valori giusti, \u201cumani\u201d, se manca un\u2019etica condivisa? Sappiamo costruire una macchina in qualche modo cosciente \u2013 questo, alla fine, \u00e8 il significato di intelligenza \u2013 ma lo facciamo a partire da una visione del mondo che nega ogni trascendenza, ignora la metafisica (\u201cci\u00f2 che \u00e8 oltre la dimensione puramente fisica, materiale\u201d) e riduce la coscienza a una funzione organica spiegabile in termini chimici.<\/p>\n<p>Superato dall\u2019apparato, all\u2019uomo non resta che ibridarsi con la macchina, ossia smettere di essere ci\u00f2 che \u00e8, sino al traguardo finale dell\u2019uomo artificiale. L\u2019I.A., da strumento al servizio dell\u2019umanit\u00e0, rischia di diventare il grimaldello attraverso il quale un\u2019oligarchia tecnoscientifica animata da un\u2019illimitata volont\u00e0 di potenza costringe l\u2019uomo a un salto prometeico, transumano, l\u2019approdo a una specie nuova. <i>Natura non facit saltus<\/i>, dice la biologia. Ma se la natura \u00e8 sostituita dall\u2019apparato? La sfida \u00e8 aperta e merita, nella seconda parte, un approfondimento.<\/p>\n<p>Intanto, sappia il lettore che il presente elaborato, con imprecisioni, errori, sfondoni, \u00e8 frutto di un\u2019intelligenza umana assai limitata e imperfettamente informata. Nessuna <i>chat box<\/i>, nessun \u201cassistente individuale\u201d: solo un asino naturale, non un intelligente artificiale. Forse per questo merita attenzione, al di l\u00e0 del giudizio di merito.<!--\/data\/user\/0\/com.samsung.android.app.notes\/files\/clipdata\/clipdata_bodytext_231007_232447_044.sdocx--><\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ereticamente.net\/2023\/10\/intelligenza-artificiale-due-o-tre-cose-che-sappiamo-di-lei-parte-1-roberto-pecchioli.html\">https:\/\/www.ereticamente.net\/2023\/10\/intelligenza-artificiale-due-o-tre-cose-che-sappiamo-di-lei-parte-1-roberto-pecchioli.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ERETICAMENTE (Roberto Pecchioli) &nbsp; L\u2019Intelligenza Artificiale (I.A.) \u00e8 entrata di prepotenza nelle nostre vite. A ritmo crescente \u2013 il nostro \u00e8 il tempo della dromocrazia (P. Virilio) il potere della velocit\u00e0 \u2013 modifica ogni ambito dell\u2019esistenza. L\u2019uomo diventa antiquato, come paventava negli anni Cinquanta del secolo passato, agli albori della tecnica padrona, Gunther Anders. 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