{"id":81866,"date":"2023-10-10T10:30:03","date_gmt":"2023-10-10T08:30:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81866"},"modified":"2023-10-09T12:05:00","modified_gmt":"2023-10-09T10:05:00","slug":"le-sanzioni-allexport-non-frenano-la-corsa-delle-aziende-cinesi-report-csis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=81866","title":{"rendered":"Le sanzioni all\u2019export non frenano la corsa delle aziende cinesi. Report Csis"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FORMICHE (Lorenzo Santucci)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-81867\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/huawei-chip-2958809075-640x390-1-300x183.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/huawei-chip-2958809075-640x390-1-300x183.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/huawei-chip-2958809075-640x390-1.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Da un rapporto del Csis emerge come le societ\u00e0 tecnologiche di Pechino abbiano avuto dei problemi derivanti dai divieti all\u2019export voluti da Donald Trump e Joe Biden. Huawei anche non ne \u00e8 esentata, ma allo stesso tempo, con il lancio del suo smartphone Mate 60 Pro, \u00e8 rientrata nella partita sul 5G. Le lezioni che l\u2019America deve imparare per risolvere i problemi sono diverse<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cNonostante le azioni intraprese lo scorso anno dal Dipartimento nella Entity List, Huawei e le sue affiliate straniere hanno intensificato gli sforzi per minare queste restrizioni, basate sulla sicurezza nazionale, attraverso uno sforzo di indigenizzazione. Tuttavia, questo sforzo dipende ancora dalle tecnologie statunitensi\u201d. Nelle parole dell\u2019ex segretario al Commercio, Wilbur Ross, \u00e8 sintetizzato il grande problema che gli Stati Uniti hanno di fronte ai divieti sull\u2019export verso la Cina. Si tratta probabilmente di una delle misure pi\u00f9 importanti dell\u2019amministrazione guidata da Joe Biden, per cercare di frenare l\u2019ascesa di Pechino. O almeno, che questa non avvenisse con l\u2019aiuto di Washington, che metteva al servizio della superpotenza rivale strumenti tech in grado di portarla allo stesso piano, oltre che supportarla indirettamente per le sue attivit\u00e0 militari. Ebbene, si pu\u00f2 dire che il Mate 60 Pro lanciato da Huawei \u00e8 la dimostrazione delle numerose falle presentate dalle restrizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lanciato lo scorso 29 agosto, questo nuovo telefono ha messo in allarme la sicurezza nazionale americana. Il motivo \u00e8 presto detto: al suo interno contiene un chip 7nm, il Kirin 900S realizzato in modo rudimentale e limitato dalla Semiconductor Manufacturing International Cor, Smic, rilanciando di fatto il colosso cinese nella partita sul 5G. Proprio quella da cui gli Stati Uniti volevano espellerla. Ma il cartellino estratto, per ora, \u00e8 il giallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A leggere i numeri racchiusi nel rapporto del Center for Strategic &amp; International Studies (Csis), intitolato \u201cIn chip race, China gives Huawei the Steering Wheel: Huawei\u2019s New Smartphone and the future of semiconductor export controls\u201d, si pu\u00f2 infatti capire come l\u2019obiettivo sia stato centrato a met\u00e0 \u2013 e il rischio finale \u00e8 di non raggiungerlo. Tra il 2020 e il 2021, il fatturato di Huawei \u00e8 diminuito del 28,5% e la perdita maggiore \u00e8 stata riscontrata negli smartphone, proprio per via del fatto che l\u2019azienda non poteva pi\u00f9 avere accesso alle tecnologie 5G. Agli albori di quest\u2019anno, il calo nelle vendite era dell\u201988% (30 milioni di vendite contro le 240 milioni di quattro anni fa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, l\u2019appoggiarsi ad aziende spin off per le sue attivit\u00e0 legate agli smartphone e ai server ha permesso a Huawei di tenersi semiconduttori di scorta da reindirizzare per le sue priorit\u00e0. Anche Smic ha iniziato a mettere da parte macchinari e pezzi di ricambio. Si \u00e8 poi aggiunta una ricerca spasmodica su mercati alternativi a quelli americani, anche se non \u00e8 del tutto cos\u00ec. Come sottolineato dallo stesso Dipartimento del Commercio nel 2019, gli effetti delle restrizioni volute prima da Donald Trump e poi da Joe Biden \u2013 forse una delle pochissime eccezioni su cui i due possono dirsi d\u2019accordo \u2013 i vari Intel, Qualcomm e Xilinx hanno continuato a vendere molti dei loro chip di ultima generazione a Huawei, pur rimanendo nel perimetro delineato dalla legge. La spiegazione \u00e8 semplice: i chip non erano prodotti negli Stati Uniti e pertanto non erano inclusi nella black list di quelli vietati alla vendita alla Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quest\u2019ultima ha dato ulteriore dimostrazione di saper cogliere il massimo dai rivali, affidandosi ai software di progettazione statunitense per iniziare a realizzare i propri semiconduttori, anche al di sotto dei 14nm. Come viene spiegato nel rapporto, le ripercussioni che le aziende americane stanno riscontrando non sono dovute tanto allo stop delle vendite, quanto piuttosto alla capacit\u00e0 di Pechino di riadattarsi senza dover chiedere aiuto a nessuno. Non \u00e8 stata solo Huawei a cercare una scappatoia, ma anche le altre sorelle cinesi come Yangtze Memory Technologies Corporation (Ymtc), aggiunta nel 2022 tra quelle a cui era impossibile acquistare attrezzatura americana, salvo incappare in una violazione della legge. Peccato che questa sia riuscita comunque a reperire materiale per vie traverse, come quelle giapponesi e olandesi, oltre al fatto che erano anni che si stava preparando alla mannaia di Washington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I progetti sul tavolo sono diversi e spaziano dai software di progettazione dei chip Eda all\u2019attrezzatura per la produzione di semiconduttori; dagli impianti di produzione alle loro progettazioni; dallo sviluppo dei software di Intelligenza Artificiale ai modelli di IA; dal cloud computing ai sistemi hardware per computer, smartphone e data center.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo modo, Huawei \u00e8 riuscita a rientrare in gioco. Ci sta riuscendo grazie a una serie di investimenti massicci da parte del governo cinese, che sta puntando tantissimo sul settore tech. A settembre, tanto per ricordarne uno, \u00e8 stato annunciato un nuovo fondo statale da 40 miliardi di dollari, anticipato dalla decisione di detassare le aziende statali cinesi che fanno ricerca e sviluppo sui semiconduttori. Sempre i funzionari del governo pechinese, inoltre, stanno chiedendo che vengano acquistati quanti pi\u00f9 prodotti nazionali. Il divieto di utilizzare dispositivi Apple in tutte le imprese statali la dice lunga su questa politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cNon rilascer\u00f2 commenti sul chip in questione [7nm, ndr] fino a quando non avremo maggiori informazioni sulle sue caratteristiche e sulla sua composizione\u201d, ha dichiarato il mese scorso il consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan. L\u2019essere rimasti sorpresi appare proprio il punto di debolezza numero uno degli Stati Uniti. Il fatto che non si sappia se una misura stia dando gli effetti desiderati o meno \u00e8 una grave mancanza, che potrebbe rendere il problema ancor pi\u00f9 grande di come si presenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ricevere informazioni \u00e8 infatti essenziale per cercare di risolvere questa situazione. Senza, non si pu\u00f2 comprendere in che modo le aziende cinesi stanno accorciando il divario nonostante i divieti; non si pu\u00f2 sapere con precisione in che modo aggirino le sanzioni e, nel caso, se ci sia qualcuno che le sta aiutando, peggio ancora se fuori i confini cinesi; non si pu\u00f2 conoscere a che tipo di sovvenzioni e contromosse sta pensando il governo cinese; non si pu\u00f2 dire con certezza se le misure, adottate dall\u2019amministrazione Trump prima e quella Biden poi, abbiano ripercussioni sulle aziende americane. Punti interrogativi che andranno sciolti il prima possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/formiche.net\/2023\/10\/washington-sanzioni-export-cina-huawei-csis\/\">https:\/\/formiche.net\/2023\/10\/washington-sanzioni-export-cina-huawei-csis\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Lorenzo Santucci) Da un rapporto del Csis emerge come le societ\u00e0 tecnologiche di Pechino abbiano avuto dei problemi derivanti dai divieti all\u2019export voluti da Donald Trump e Joe Biden. Huawei anche non ne \u00e8 esentata, ma allo stesso tempo, con il lancio del suo smartphone Mate 60 Pro, \u00e8 rientrata nella partita sul 5G. 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