{"id":82135,"date":"2023-10-26T09:14:08","date_gmt":"2023-10-26T07:14:08","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82135"},"modified":"2023-10-24T09:29:02","modified_gmt":"2023-10-24T07:29:02","slug":"finche-ce-guerra-ce-speranza-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82135","title":{"rendered":"Finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 guerra c&#8217;\u00e8 speranza"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>La guerra non \u00e8 solo uno strumento per l\u2019esercizio di un potere egemonico, o pi\u00f9 semplicemente per un proseguimento della politica con altri mezzi, ma \u00e8 anche un affare. Uno dei maggiori, in termini di fatturato ma anche di estensione. Un affare che, a sua volta, diventa strumento di proiezione strategica, in un intreccio terribile tra morte e denaro. In un certo senso, si pu\u00f2 dire che il mercato internazionale delle armi sia in effetti un altro fronte del conflitto globale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35719\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/come_funziona_il_calibro_armi_munizioni_artiglieria.jpg?resize=640%2C400&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"388\" \/><\/figure>\n<p>Fin dai tempi di Eisenhower la saldatura tra l\u2019enorme apparato militare e l\u2019industria bellica, che ha costituito un\u00a0<em>blocco\u00a0<\/em>di interessi fenomenale, ha rappresentato un potere significativo all\u2019interno degli Stati Uniti. Con il passare degli anni, questo\u00a0<em>blocco\u00a0<\/em>di potere si \u00e8 via via sempre pi\u00f9 integrato perfettamente, sia con il pi\u00f9 ampio sistema di potere profondo (<em>deep state<\/em>), sia con le strategie di dominio imperialista degli USA, che hanno costantemente visto nella forza militare il principale strumento per esercitarlo. Ovviamente, il complesso militare-industriale, cos\u00ec come lo aveva definito Eisenhower, \u00e8 funzionale al dominio americano in un triplice senso.<\/p>\n<p>Innanzi tutto, come \u00e8 chiaro, perch\u00e9 avere una potenza militare sovrastante e proiettata globalmente (850 basi nel mondo\u2026), consente di avere un formidabile strumento intimidatorio e, all\u2019occorrenza,\u00a0<em>punitivo<\/em>. Secondariamente, perch\u00e9 \u00e8 un volano, costantemente in azione, per l\u2019economia degli Stati Uniti. Ed infine perch\u00e9 \u00e8 uno strumento di assoggettamento coloniale, che attraverso la vendita dei sistemi d\u2019arma statunitensi crea un rapporto di dipendenza da parte dei paesi acquirenti. Tenendo presente questi tre aspetti, si comprende facilmente come la guerra sia una componente fondamentale della politica estera degli USA e come questa funzioni in modo molteplice.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito del riacutizzarsi delle crisi internazionali \u2013 che pur collocandosi in un quadro generale in cui sono gli Stati Uniti a soffiare venti di guerra, si dipanano in modo non necessariamente voluto e controllato da questi \u2013 ovviamente la centralit\u00e0 del complesso militare-industriale riemerge con forza. Come \u00e8 noto, in questa fase abbiamo fondamentalmente tre\u00a0<em>focolai\u00a0<\/em>che alimentano il mercato delle armi: il conflitto ucraino, il conflitto israelo-palestinese e la\u00a0<em>crisi\u00a0<\/em>di Taiwan. Quest\u2019ultima, in effetti, ben si presta a fare da esempio esplicativo di come procede la strategia bellicista degli Stati Uniti e di come essa produca i suoi effetti.<\/p>\n<p>Come tutti dovrebbero sapere (ma, a causa delle mistificazioni propagandistiche occidentali, pochi sanno o rammentano), l\u2019isola di Taiwan \u00e8 parte della Cina continentale, non soltanto sotto il profilo geografico, ma anche in base al diritto internazionale. La repubblica di Taipei, infatti, \u00e8 riconosciuta come stato autonomo ed indipendente solo da pochissimi altri paesi. N\u00e9 l\u2019ONU, presso cui non \u00e8 rappresentata, n\u00e9 paradossalmente gli stessi USA la riconoscono come tale. Al contrario, gli USA riconoscono che essa fa parte della Repubblica Popolare Cinese.<\/p>\n<p>Pechino, peraltro, come gi\u00e0 \u00e8 avvenuto per Hong Kong, non ha alcuna volont\u00e0 n\u00e9 interesse a riprendersi con la forza quel suo territorio. Cosa che, infatti, finora non ha mai fatto. Del resto, perch\u00e9 dovrebbe? Sull\u2019isola vivono cinesi, cio\u00e8 la stessa popolazione continentale. E, soprattutto, un\u2019a \u2018operazione militare per riconquistare l\u2019isola costituirebbe una vera e propria guerra civile e finirebbe per distruggere l\u2019industria taiwanese (assai importante, particolarmente nel settore elettronico e dei microchip).<\/p>\n<p>Ma, poich\u00e9 gli USA vedono nella Cina una potenza in grado di soppiantarli, devono assolutamente frenarne la crescita, creandole continuamente problemi. Hanno quindi cominciato, senza alcuna evidenza in tal senso, a fomentare la leadership taiwanese rispetto ad una presunta minaccia militare della RPC. Leadership che, ovviamente, ha tutto l\u2019interesse a restare al potere sull\u2019isola. Si \u00e8 cos\u00ec arrivati all\u2019assurdo per cui una minaccia inventata viene percepita come reale. E Taiwan comincia a riarmarsi (comprando dagli USA). La Cina \u00e8 consapevole delle intenzioni sempre pi\u00f9 ostili degli Stati Uniti, pertanto \u00e8 costretta a sua volta ad investire in riarmo. Il riarmo della Cina, a sua volta, viene rivenduto dagli USA agli altri alleati dell\u2019area come\u00a0<em>la minaccia cinese<\/em>, con l\u2019obiettivo di spingerli a loro volta a riarmarsi. Superfluo aggiungere che riarmo significa essenzialmente acquistare dagli Stati Uniti, favorirne l\u2019industria bellica e rafforzare la dipendenza da Washington.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35720\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/maxresdefault.jpg?resize=640%2C360&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" \/><\/figure>\n<p>Nella fase attuale, comunque, i focolai\u00a0<em>attivi\u00a0<\/em>sono quello ucraino e quello mediorientale.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il primo, \u00e8 evidente che dei tre\u00a0<em>aspetti utili<\/em>\u00a0connaturati ad una crisi militare solo due hanno funzionato. Si \u00e8, infatti, rimesso in moto il meccanismo della produzione industriale bellica e sono cresciute le richieste di forniture da parte di paesi terzi. Il terzo aspetto, invece, ossia la capacit\u00e0 di esercitare il potere militare sul campo, ha palesemente fallito. Non solo: l\u2019errore nel calcolo strategico americano si riflette anche sugli aspetti che hanno funzionato. La guerra ucraina, infatti, si \u00e8 rivelata insostenibilmente lunga e\u00a0<em>vorace<\/em>; la sua capacit\u00e0 di divorare materiale bellico \u00e8 stata ed \u00e8 talmente vasta e veloce da consumare rapidamente le scorte della NATO, ed ha messo in crisi lo stesso apparato industriale, che si \u00e8 rivelato incapace di rispondere adeguatamente (in termini quantitativi e di tempo) alle esigenze del conflitto.<\/p>\n<p>E questo, naturalmente, si riflette sulle capacit\u00e0 operative sul campo di battaglia. Ma, pi\u00f9 in generale, la guerra ucraina ha messo in crisi , sia pure da una prospettiva positiva, l\u2019intera filiera bellica. Gli appaltatori militari americani gi\u00e0 lottano per tenere il passo con le richieste di rifornimenti da parte dell\u2019Ucraina, e per aiutare altri alleati degli Stati Uniti in Europa, come la Polonia, a rafforzare le proprie difese. Mentre ordini per miliardi di dollari da parte degli alleati asiatici sono in attesa di essere evasi. Insomma, la macchina industriale \u00e8 in affanno, per eccesso di domanda.<br \/>\nCiononostante, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, lo scorso anno la spesa militare mondiale \u2013 in armi, personale e altri costi \u2013 ha raggiunto i 2,2 trilioni di dollari, il livello pi\u00f9 alto almeno dalla fine della Guerra Fredda. In base ai dati, lo scorso anno gli Stati Uniti controllavano circa il 45% delle esportazioni mondiali di armi, quasi cinque volte di pi\u00f9 di qualsiasi altra nazione [1].<\/p>\n<p>L\u2019aumento esponenziale della domanda, che l\u2019industria americana ed occidentale non riesce ad esaurire, ha chiaramente determinato la nascita di nuovi produttori capaci di competere \u2013 sia pure limitatamente \u2013 come la Turchia e la Corea del Sud, ma anche l\u2019Iran, sul mercato mondiale. Mentre le prime due, ad esempio, sono presenti nel settore dei veicoli corazzati e delle artiglierie semoventi (la Turchia anche in quello degli UAV), l\u2019Iran ha una solida fama nel settore dei droni leggeri d\u2019attacco, ed in quello dei missili. Il recente termine dell\u2019embargo sulla vendita di questi ultimi, aprir\u00e0 certamente a Teheran fette di mercato assai interessanti.<br \/>\nNaturalmente, anche se le guerre sono di fatto un formidabile acceleratore del mercato, anche una semplice situazione di crisi esercita un effetto trainante.<\/p>\n<p>La Polonia, ad esempio, un po\u2019 per effetto della crisi alle sue frontiere orientali, un po\u2019 per le ambizioni politiche in ambito NATO, si sta riarmando velocemente, attingendo sia a Washington che a Seul. L\u2019Armenia stipula contratti di fornitura con la Francia, mentre l\u2019Azerbaijan acquista dalla Turchia. E poi l\u2019India, che pur essendo tradizionalmente legata alla produzione russa cerca adesso di diversificare (esattamente come l\u2019Indonesia); il Pakistan, da sempre\u00a0<em>cliente\u00a0<\/em>americano, e l\u2019Arabia Saudita, che \u00e8 gi\u00e0 il pi\u00f9 grande acquirente di armi statunitensi (i suoi acquisti dal 1950 ammontano a 164 miliardi di dollari), e gli emirati del Golfo\u2026 E adesso, col riesplodere della crisi in Palestina, Israele che torna in prima fila (pur disponendo di una propria industria), e di riflesso tutti i paesi arabi dell\u2019area\u2026<br \/>\nE, come gi\u00e0 detto, ogni vendita di sistemi d\u2019arma porta con s\u00e9 una forma di dipendenza dal venditore, poich\u00e9 richiede uno stretto coordinamento con le forze armate del paese venditore, e contratti a lungo termine per la manutenzione e gli aggiornamenti, che\u00a0<em>aiutano\u00a0<\/em>a costruire legami.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35721\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844-1280x640-1.jpeg?resize=640%2C320&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"310\" \/><\/figure>\n<p>Il forte aumento della domanda, tra l\u2019altro, aiuta il sistema industriale (soprattutto statunitense) che \u00e8 stato messo in difficolt\u00e0 dalla guerra in Ucraina. Recuperare i ritardi, aumentare la produzione e reindirizzarla verso i sistemi d\u2019arma pi\u00f9 richiesti, infatti, richiede tempo e soprattutto investimenti, e quindi certezza di realizzare un utile che li giustifichi. Oggi il complesso industriale bellico degli USA \u00e8 in ritardo a volte persino di anni, rispetto ai tempi di consegna previsti, perch\u00e9 appunto la\u00a0<em>proxy war<\/em>\u00a0con la Russia ha assunto caratteristiche impreviste e, nonostante il quadro internazionale prometta sviluppi positivi, necessiter\u00e0 ancora di qualche anno prima di mettersi a regime rispetto alla domanda.<\/p>\n<p>Gli ordini in essere degli appaltatori statunitensi necessiteranno anni per essere soddisfatti. La Lockheed, il pi\u00f9 grande appaltatore militare del mondo, negli ultimi due anni ha ottenuto contratti di vendita per 50 miliardi di dollari, solo per i suoi aerei da caccia F-35, chiudendo accordi con Svizzera, Finlandia, Germania, Grecia, Repubblica Ceca, Canada e Corea. Accordi su forniture militari da parte degli Stati Uniti, negli ultimi tre anni, sono stati contrattati con Vietnam, Filippine, Singapore, Corea del Sud, Australia e Giappone. La sola Taiwan ha ordini ancora inevasi per un valore pari a 19 miliardi di dollari.<\/p>\n<p>Ancora una volta, quindi, la guerra si rivela \u2013 tra le altre cose \u2013 un affare colossale. In questo momento per\u00f2, almeno per quanto riguarda il blocco occidentale USA-NATO (che rappresenta una gran fetta della produzione mondiale, ma anche una bella fetta del mercato), il problema maggiore \u00e8 adeguare la capacit\u00e0 produttiva alla domanda, tenendo conto che, in alcune aree del pianeta, non si tratta semplicemente di affari, ma c\u2019\u00e8 un riflesso immediato sulla politica estera, sulla capacit\u00e0 diplomatica, e pi\u00f9 di ogni altra cosa sulla capacit\u00e0 di esercitare la propria potenza militare.<br \/>\nQuesta \u00e8 una delle ragioni (non la principale, ma nemmeno secondaria) per cui Washington cerca di evitare che il conflitto israelo-palestinese si trasformi in un devastante conflitto regionale, in cui \u2013 ancora una volta \u2013 sarebbe l\u2019occidente a trovarsi in difficolt\u00e0 dal punto di vista della capacit\u00e0 produttiva.<br \/>\nPerch\u00e9 per il sistema capitalistico anglo-americano la guerra \u00e8 un affare, finch\u00e9 non diventa un\u00a0<em>cattivo\u00a0<\/em>affare\u2026<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>[1] Per una interessante panoramica su questi aspetti del commercio internazionale di armi, cfr.\u00a0<em>\u201cMiddle East War Adds to Surge in International Arms Sales\u201d<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/dnyuz.com\/2023\/10\/17\/middle-east-war-adds-to-surge-in-international-arms-sales\/\">dnyuz.com<\/a><\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/10\/22\/finche-ce-guerra-ce-speranza\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/10\/22\/finche-ce-guerra-ce-speranza\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) La guerra non \u00e8 solo uno strumento per l\u2019esercizio di un potere egemonico, o pi\u00f9 semplicemente per un proseguimento della politica con altri mezzi, ma \u00e8 anche un affare. 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