{"id":82148,"date":"2023-10-25T09:05:10","date_gmt":"2023-10-25T07:05:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82148"},"modified":"2023-10-24T21:13:30","modified_gmt":"2023-10-24T19:13:30","slug":"striscia-di-gaza-lunica-opzione-per-fermare-la-carneficina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82148","title":{"rendered":"Striscia di Gaza: l\u2019unica opzione per fermare la carneficina"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Gianandrea Gaiani)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/6044.jpg\" \/><\/p>\n<p>La situazione intorno alla Striscia di Gaza non sembra offrire vie d\u2019uscita alternative a un\u2019operazione militare israeliana lunga e sanguinosa all\u2019interno della Striscia di Gaza con l\u2019obiettivo di eliminare i circa 25 mila combattenti odi Hamas, Jihad Islamica Palestinese e altre milizie minori palestinesi. Come abbiamo sostenuto pi\u00f9 volte su Analisi Difesa la violenza dell\u2019incursione di Hamas in territorio israeliano iniziata il 7 ottobre impone a Israele di dimostrare la propria forza e la determinazione a \u201cvendicare\u201d (verbo utilizzato dal premier Benyamin Netanyahu) i propri morti e i circa 200 ostaggi deportati all\u2019interno della Striscia con un\u2019operazione militare tesa a cancellare definitivamente Hamas e le milizie sue alleate.<\/p>\n<p>Per Israele si tratta di un obiettivo che \u00e8 necessario raggiungere per poter dichiarare una vittoria quanto mai necessaria per vendicare l\u2019attacco subito e porre in sicurezza le regioni meridionali ma anche per rispondere alle feroci critiche rivolte dall\u2019opinione pubblica al governo di Benjamin Netanyahu<\/p>\n<p>Da un sondaggio realizzato dal Lazar Institute con Panel4All per il quotidiano Maariv, emerge che l\u201980% degli israeliani \u2013 compreso il 69% di coloro che hanno votato per il Likud alle ultime elezioni \u2013 ritiene che Netanyahu debba ammettere le colpe per l\u2019attacco subito da Hamas. Inoltre, il 65% degli israeliani afferma di essere d\u2019accordo sull\u2019avvio di un\u2019operazione di terra delle forze israeliane nella Striscia di\u00a0Gaza, controllata da Hamas (contrario il 21%). E il 51% del campione di 510 persone interpellate \u00e8 favorevole a un\u2019operazione su vasta scala contro Hezbollah sul confine libanese (il 30% vorrebbe un\u2019operazione \u2018contenuta\u2019). Infine il 49% ritiene che il miglior premier sarebbe Benny Gantz (generale oggi politico) contro il 28% di Netanyahu.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-169134 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/F8gdvuzXkAA6H0V.jpg\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1068\" \/><\/p>\n<p>Al contrario Hamas, che ha gi\u00e0 vinto sul piano politico-strategico poich\u00e9 la reazione dello Stato Ebraico ha gi\u00e0 bloccato il processo di pacificazione e riavvicinamento tra Israele e molte nazioni arabe, ha solo bisogno di sopravvivere per ergersi a vincitore di questa guerra. Infatti Israele sta chiudendo diverse ambasciate in Medio Oriente, incluse quelle in Turchia, Bahrein, Giordania, Marocco ed Egitto ma sarebbero almeno 20 le sedi diplomatiche destinate a chiudere o ridurre al minimo organici e attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Allo stato attuale, per conseguire pienamente i loro obiettivi, i miliziani palestinesi devono non solo continuare a combattere con tenacia ma anche mostrare mediaticamente al mondo un crescente massacro di civili e di distruzioni di case, scuole e ospedali con lo scopo di sollecitare l\u2019opinione pubblica occidentale a imporre ai rispettivi governi di esercitare pressioni su Israele affinch\u00e9 fermi l\u2019offensiva, come del resto \u00e8 gi\u00e0 accaduto innumerevoli volte.<\/p>\n<p>A questo proposito non sono state ancora chiarite le responsabilit\u00e0 per l\u2019ordigno che ha colpito l\u2019ospedale di al- Ahli al di l\u00e0 delle reciproche accuse. Appare per\u00f2 improbabile che un numero cos\u00ec alto di morti (470 secondo Hamas, tra 100 e 300 secondo fonti d\u2019intelligence statunitensi) possa venire provocato da un razzo Qassam o Grad lanciato contro il territorio israeliano ma andato fuori rotta e caduto sull\u2019ospedale, anche ipotizzando che il combustibile del razzo abbia provocato un incendio.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti, che mantengono un controllo capillare satellitare sulla regione, hanno escluso fin da subito che si sia trattato di un ordigno israeliano. Una valutazione analoga era stata espressa dagli USA anche un anno or sono quando un missile terra-aria cadde in territorio polacco uccidendo due civili: Kiev accus\u00f2 per mesi i russi ma il Pentagono fece subito sapere di avere le prove che il missile finito fuori rotta era ucraino. Infine il fatto che le strutture degli edifici colpiti non siano collassate potrebbe indurre a ritenere che l\u2019ordigno sia esploso a diversi metri d\u2019altezza e non al suolo.<\/p>\n<p>Di certo quanto accaduto all\u2019ospedale ha esacerbato gli animi e se in Europa politica e media sembrano appiattite su posizioni filo-israeliane nel mondo arabo si registrano reazioni diametralmente opposte: scenario che non favorisce certo una mediazione n\u00e8 la possibilit\u00e0 che Stati Uniti ed Europa possano mediare l\u2019attuale crisi e impedire un\u2019escalation che potrebbe vedere anche l\u2019allargamento del conflitto a Siria e Libano. Un disastro per l\u2019Europa che dopo aver rinunciato all\u2019energia russa puntava sugli enormi giacimenti di gas del Mediterraneo Orientale per i suoi approvvigionamenti e si appoggia oggi per le forniture su nazioni nordafricane schieratesi senza alcuna esitazione al fianco di Hamas e della causa palestinese.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-169250\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/whatsapp-image-2023-10-17-at-21-11-43-1.webp\" alt=\"\" width=\"1118\" height=\"749\" \/><\/p>\n<p>L\u2019ipotesi caldeggiata da molti di sfollare i civili dalla Striscia di Gaza per metterli a riparo dall\u2019offensiva israeliana, per ora solo aerea ma che presto potrebbe vedere l\u2019invasione della Striscia, \u00e8 stata gi\u00e0 scartata soprattutto dalle nazioni arabe pi\u00f9 vicine come Egitto e Giordania.<\/p>\n<p>Il territorio del Sinai egiziano costituisce di fatto l\u2019unico sbocco possibile per una simile iniziativa a cui il Cairo si oppone con determinazione. Il Senato egiziano ha votato per autorizzare il presidente dell\u2019Egitto Abdel Fattah al Sisi ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere la sicurezza nazionale egiziana. alla luce \u201cdella volont\u00e0 di Israele di sfollare i palestinesi presenti nella Striscia di\u00a0Gaza\u00a0nel Sinai\u201d.<\/p>\n<p>Comprensibile che l\u2019Egitto non voglia portarsi in casa palestinesi che da 16 anni vengono \u201ceducati\u201d, nelle scuole come nell\u2019intera societ\u00e0 di Gaza, al jihad mentre ad aumentare le preoccupazioni del Cairo contribuisce anche la dichiarazione resa il 17 ottobre dal ministro degli Esteri israeliano, Eli Cohen circa la volont\u00e0 di ridurre l\u2019estensione del territorio palestinese. \u201cAlla fine di questa guerra, non solo Hamas non sar\u00e0 pi\u00f9 a Gaza, ma anche il territorio di Gaza diminuir\u00e0\u201d confermando le voci circa l\u2019obiettivo di costituire una \u201czona cuscinetto\u201d all\u2019interno dei confini della Striscia di Gaza per proteggere meglio le citt\u00e0 del sud di Israele.<\/p>\n<p>Neppure Amman, che gi\u00e0 confina con la Cisgiordania palestinese, ha certo interesse a portarsi in casa parte della popolazione di Gaza indottrinata al jihad e certo ideologicamente ostile alla monarchia Hashemita alleata dell\u2019Occidente e degli Stati Uniti come lo furono al-Qaeda e l\u2019ISIS.<\/p>\n<p><strong>Per tutte queste ragioni politiche e strategiche, ma anche per ragioni squisitamente logistiche, l\u2019unica ipotesi negoziale tangibile e credibile su cui lavorare per interrompere le ostilit\u00e0 o ridurne la durata, le vittime e le devastazioni \u00e8 rappresentata dall\u2019evacuazione dalla Striscia di Gaza dei miliziani di Hamas, Jihad Islamica Palestinese e altri gruppi minori presenti in quel territorio per trasferirli verso nazioni che sostengono tali movimenti e gi\u00e0 ospitano formazioni e milizie ostili a Israele<\/strong>.<\/p>\n<p>Escludendo la disponibilit\u00e0 all\u2019accoglienza del ricco e piccolissimo Qatar (ben disposto a finanziare Hamas e a ospitarne i leader ma non certo i combattenti) i possibili candidati potrebbero essere l\u2019Iran o pi\u00f9 facilmente la Siria mentre il fragile Libano rischierebbe di sprofondare in una nuova guerra civile con l\u2019innesto di una ulteriore milizia jihadista.<\/p>\n<p>Un\u2019operazione simile a quella attuata nell\u2019agosto 1982 in Libano, quando l\u2019invasione israeliana (Operazione Pace in Galilea) tesa ad eliminare la minaccia dell\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) che colpiva il territorio israeliano dal Libano, determin\u00f2 una mediazione statunitense che con il contributo di truppe italiane, americane e francesi permise l\u2019uscita da Beirut dei miliziani palestinesi e il trasferimento a Tunisi di Yasser Arafat e dei vertici dell\u2019OLP.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-169256\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/f191017ark63-880x495-1.webp\" alt=\"\" width=\"1116\" height=\"720\" \/><\/p>\n<p>Difficile ritenere che al momento attuale Hamas e le altre milizie siano disponibili a sloggiare dalla Striscia di Gaza ma la determinazione di Israele a chiudere i conti con loro e la progressiva intensificazione degli attacchi potrebbero indurre tra breve i leader di Hamas a cedere per evitare l\u2019annientamento, anche avvalendosi della nobile motivazione di risparmiare le vite di tanti civili palestinesi (paradossale per un movimento jihadista che ha sempre esposto come scudi umani i civili).<\/p>\n<p>Il leader dell\u2019opposizione israeliana, Yair Lapid, ha espresso il 19 ottobre la valutazione che la miglior soluzione per una Gaza post Hamas sia il ritorno dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese (ANP) nella Striscia. \u201cPenso la cosa migliore sia il ritorno a Gaza dell\u2019ANP\u201d- ha detto Lapid a Times of Israel \u2013 \u201cnon \u00e8 l\u2019ideale, ma se mi chiedete quale deve essere l\u2019exit strategy, dovrebbe essere di aiutare la comunit\u00e0 internazionale\u201d ad aiutare l\u2019ANP a riprendere il controllo. \u201cNon ci fermeremo finch\u00e9 Hamas non se ne sar\u00e0 andato\u201d, ma \u201ccombattiamo con Hamas, non con la gente di Gaza\u201d, ha sottolineato.<\/p>\n<p>Il tema di salvaguardare la popolazione da ulteriori sofferenze vedrebbe forse convergere anche parte del mondo arabo a sostegno di una simile iniziativa diplomatica, di certo gradita all\u2019Egitto che allontanerebbe dai suoi confini un gruppo jihadista costola ideologica di quei Fratelli Musulmani che il Cairo ha posto fuori legge, ma pure alla Giordania che vedrebbe forse positivamente l\u2019allontanamento delle milizie palestinesi pi\u00f9 estremiste.<\/p>\n<p>Per Hamas si tratterebbe di una sconfitta che non le impedirebbe di riarmarsi e riorganizzarsi altrove sotto l\u2019ombrello dei suoi sponsor, compensata per\u00f2 dalla vittoria politica e strategica di aver compromesso l\u2019avvicinamento tra Stato Ebraico e mondo arabo e dal fatto di sopravvivere alla furiosa risposta di Tsahal.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-169251 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/untitled-8-6.webp\" alt=\"\" width=\"415\" height=\"276\" \/><\/p>\n<p>Per Israele la vittoria sarebbe \u201cquasi completa\u201d perch\u00e9 otterrebbe la resa e il disarmo di Hamas in cambio dell\u2019evacuazione dei suoi miliziani garantendosi la sicurezza dei confini meridionali, obiettivo perseguito fin dal 2005 con il ritiro dalla Striscia di Gaza. Certo Hamas non verrebbe annientato ma pesantemente indebolito e allontanato dai confini meridionali israeliani.<\/p>\n<p>Il territorio palestinese potrebbe tornare sotto il controllo dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese, entit\u00e0 certo debole ma che uscirebbe rafforzata da un simile accordo soprattutto se venisse previsto lo schieramento di una forza multinazionale dell\u2019ONU (sulla falsariga di UNIFIL in Libano?) o composta da una \u201ccoalition of the willing\u201d come la MFO presente in Sinai.<\/p>\n<p>Daniel Pipes, fondatore e direttore del Middle East Forum, nell\u2019articolo dal titolo \u201cA Decent Outcome Is Possible in Gaza\u201d pubblicato il 17 ottobre sul\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/articles\/many-gazans-want-israeli-occupation-middle-east-hamas-attack-c4a3d80?st=bp7eqg0bl3shog6&amp;reflink=article_email_share\">Wall Street Journal<\/a>\u00a0e in italiano da\u00a0<a href=\"https:\/\/opinione.it\/editoriali\/2023\/10\/20\/daniel-pipes-guerra-gaza-israele-palestinesi-stato-adenauer-arafat-cessate-fuoco\/\">L\u2019opinione delle Libert\u00e0<\/a>, valuta che \u201cmolti dati suggeriscono che la maggior parte degli abitanti di Gaza non vuole fungere da pedine in un ossessivo e illusorio jihad contro Israele. I sondaggi rilevano un enorme sostegno tra gli abitanti di Gaza per la dichiarazione secondo cui \u201ci palestinesi dovrebbero esercitare pi\u00f9 pressioni per sostituire i propri leader politici con altri pi\u00f9 efficienti e meno corrotti\u201d. Pipes cita un sondaggio effettuato a luglio dal Washington Institute for Near East Policy da cui emerge che il 62 per cento degli abitanti della Striscia di Gaza vuole mantenere un cessate il fuoco con Israele e la met\u00e0 vuole che Hamas smetta di invocare la distruzione di Israele.<\/p>\n<p>Dati che dovrebbero incoraggiare iniziative diplomatiche che, abbinate all\u2019offensiva israeliana, possano condurre al ritiro delle milizie jihadiste dalla Striscia di Gaza.<\/p>\n<p>La composizione di un\u2019eventuale forza di pace (o di interposizione tra i territori palestinesi e Israele) da dispiegare dipender\u00e0 anche da chi gestir\u00e0 un ipotetico negoziato per raggiungere la smilitarizzazione della Striscia di Gaza e lo sgombero dei miliziani. A differenza di Beirut nel 1982, \u00e8 difficile ritenere che possano oggi farlo gli Stati Uniti, troppo appiattiti sulla difesa di Israele e sulla ferma condanna di Hamas quale movimento terroristico mentre le ultime dichiarazioni del presidente Joe Biden, in cui tra l\u2019altro ha messo sullo stesso piano Hamas e la Russia come \u201cminacce alla democrazia\u201d non aiuteranno Washington a rafforzare la sua credibilit\u00e0 come negoziatore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168992\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/whatsapp_image_2023-10-08_at_12-34-11-1.webp\" alt=\"\" width=\"1113\" height=\"718\" \/><\/p>\n<p>Neppure quella interna a giudicare dalle dimissioni di Josh Paul, diplomatico americano responsabile del Bureau of Political-Military Affairs del dipartimento di Stato che ha lasciato l\u2019incarico in contrasto con la decisione dell\u2019amministrazione Biden di fornire ulteriore sostegno militare ad Israele a seguito dell\u2019attacco di Hamas ricevendo molti messaggi di solidariet\u00e0 da parte dei colleghi.<\/p>\n<p>In un\u2019intervista al Washington Post, il diplomatico ha ribadito \u201cl\u2019orrore per quello che ha fatto Hamas, e per questo temo la portata della risposta di Israele. Riconosco che il diritto di Israele di rispondere e difendersi \u2013 ha poi aggiunto \u2013 ma mi chiedo quanti bambini palestinesi debbano morire in questo processo\u201d. Paul contesta il fatto che con il robusto invio di aiuti militari ad Israele, gli Stati Uniti abbiano di fatto autorizzato il governo israeliano a fare quello che vuole contro Gaza, a prescindere dalle vittime civili. E denuncia il fatto che non c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 all\u2019interno del dipartimento di Stato di avviare una discussione su questo: \u201cnon c\u2019\u00e8 spazio per un sostanziale dissenso, ed \u00e8 questo che mi ha portato alla decisione\u201d di dimettermi. Paul ha alle spalle una lunga carriera accademica e diplomatica concentrata sul Medio Oriente e ha \u201cprofondi legami personali con entrambe le parti nel conflitto\u201d.<\/p>\n<p>Anche in Europa politica, media e opinione pubblica si stanno spaccando tra quanti sostengono ogni iniziativa di Israele e coloro che ritengono troppo sbilanciata la risposta militare dello Stato Ebraico. Ieri\u00a0 843 funzionari della Commissione e di altre istituzioni dell\u2019Ue, con sede a Bruxelles o in delegazioni all\u2019estero, hanno firmato una lettera inviata alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen (che come Biden ha messo sullo stesso piano Russia e Hamas), in cui si criticano duramente quelli che vengono definiti come \u201cil sostegno incondizionato\u201d a Israele da parte dell\u2019Esecutivo comunitario, e la sua \u201capparente indifferenza dimostrata nei giorni scorsi riguardo ai massacri di civili in corso nella Striscia di\u00a0Gaza, in spregio dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-168993\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/hamas1-2-1.webp\" alt=\"\" width=\"1097\" height=\"708\" \/><\/p>\n<p>Non sembrano dunque esserci al momento le condizioni per ipotizzare un\u2019energica e credibile azione diplomatica da parte della Ue o di qualche nazione europea per mediare la crisi.<\/p>\n<p>Il vertice di pace che il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha indetto per oggi al Cairo potrebbe per\u00f2 costituire una buona occasione per prendere in esame l\u2019espulsione di Hamas da Gaza. Una mobilitazione in tal senso potrebbe giungere delle Nazioni Unite o da potenze neutrali, come l\u2019India; buone carte\u00a0 per poter tentare un negoziato le potrebbe avere la Turchia, vicina alla causa palestinese e ad Hamas, membro della NATO ma critico nei confronti della massiccia presenza americana in Medio Oriente e nel Mediterraneo Orientale con ben 2 gruppi navali guidati da portaerei.<\/p>\n<p>Oppure la Russia che al di l\u00e0 del conflitto in corso in Ucraina ha mantenuto ottime relazioni con tutto il mondo arabo e con Israele al punto che l\u2019ambasciatore israeliano a Mosca ha dovuto smentire seccamente le illazioni emerse in Europa e USA circa l\u2019appoggio della Russia ad Hamas.<\/p>\n<p>Considerando il mandato di arresto della Corte Penale Internazionale emesso nei confronti di Vladimir Putin potrebbe essere il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov a mediare la soluzione della crisi di Gaza anche se, considerato l\u2019ostracismo nei confronti di Mosca, il candidato pi\u00f9 quotato per negoziare il ritiro di Hamas da Gaza resta senza dubbio la Cina, gi\u00e0 artefice di uno storico accordo che ha permesso di riavvicinare dopo 40 anni di \u201cquasi guerra\u201d l\u2019Iran e le monarchie sunnite del Golfo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-169279\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/100_1025.jpg\" alt=\"\" width=\"1117\" height=\"838\" \/><\/p>\n<p>Israele ha duramente criticato Pechino per la mancata condanna dei terroristi di Hamas ma \u00e8 evidente che Pechino, ben lontana dall\u2019avere simpatie per i movimenti jihadisti (presenti da molto tempo anche nel Sinkiang), si \u00e8 garantita cos\u00ec una posizione di equilibrio che la rende il perfetto mediatore della guerra di Gaza oltre che potenzialmente, il contributore pi\u00f9 rilevante della forza di pace che dovr\u00e0 presidiare la Striscia a supporto dell\u2019ANP e a garanzia della sicurezza di Israele.<\/p>\n<p>Del resto 450 caschi blu cinesi sono da molti anni inseriti nella missione UNIFIL (la foto sopra risale al 2010) in Libano e nelle missioni dell\u2019ONU in Congo, Siria\/Israele (UNTSO) Mali, Sudan, Sahara Occidentale e Sud Sudan.<\/p>\n<p>Certo a Washington e in Europa un ulteriore successo diplomatico di Pechino verrebbe digerito a fatica ma indipendentemente dalle rivalit\u00e0 tra le potenze globali e regionali occorre mettere in campo ogni sforzo per fermare un conflitto che minaccia di allargarsi e infiammare di nuovo il Medio Oriente.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/gianandreagaian\/\">@GianandreaGaian<\/a><\/p>\n<p>Foto: IDF e G. Gaiani<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2023\/10\/striscia-di-gaza-lunica-opzione-per-fermare-la-carneficina\/\">Striscia di Gaza: l\u2019unica opzione per fermare la carneficina \u2013 Analisi Difesa<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Gianandrea Gaiani) La situazione intorno alla Striscia di Gaza non sembra offrire vie d\u2019uscita alternative a un\u2019operazione militare israeliana lunga e sanguinosa all\u2019interno della Striscia di Gaza con l\u2019obiettivo di eliminare i circa 25 mila combattenti odi Hamas, Jihad Islamica Palestinese e altre milizie minori palestinesi. 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