{"id":82150,"date":"2023-10-25T09:15:44","date_gmt":"2023-10-25T07:15:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82150"},"modified":"2023-10-24T21:18:06","modified_gmt":"2023-10-24T19:18:06","slug":"divieti-arresti-ed-espulsioni-in-francia-la-repressione-del-dissenso-e-fuori-controllo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82150","title":{"rendered":"Divieti, arresti ed espulsioni: in Francia la repressione del dissenso \u00e8 fuori controllo"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>L&#8217;INDIPENDENTE<\/strong> (Monica Cillerai)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Su richiesta diretta del ministro degli Interni G\u00e9rald Darmanin, in Francia sono state\u00a0<strong>interdette tutte le manifestazioni a sostegno della Palestina<\/strong>\u00a0tra il 12 e il 19 ottobre. Nella direttiva di Darmanin, trasmessa all\u2019insieme dei prefetti con un telegramma, si\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/societe\/article\/2023\/10\/12\/dans-un-telegramme-adresse-aux-prefets-gerald-darmanin-demande-l-interdiction-de-toutes-les-manifestations-propalestiniennes_6194007_3224.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">legge<\/a>\u00a0che \u201cLe manifestazioni pro-palestinesi devono essere vietate e l\u2019organizzazione di queste manifestazioni interdette dovrebbe comportare fermi e\/o arresti\u201d. Inoltre, aggiunge il comunicato, \u201cgli autori stranieri [di queste infrazioni, ndt] vedranno sistematicamente ritirarsi il loro permesso di soggiorno e la loro espulsione verr\u00e0 messa in atto immediatamente\u201d. Nonostante i divieti,\u00a0<strong>manifestazioni e presidi hanno avuto luogo in molte citt\u00e0<\/strong>, tra le quali Parigi, Lille, Renne, Marsiglia. Per reprimere le proteste sono fioccate multe da 135 euro, ma anche \u201cnasse\u201d (i blocchi degli agenti per impedire di raggiungere o lasciare un concentramento) e cariche e sono stati utilizzati lacrimogeni e idranti. Numerosi i fermi e le\u00a0<em>garde-\u00e0-vue<\/em>\u00a0nel Paese.<\/p>\n<p>La Francia si conferma dunque apri-fila nella repressione del dissenso in Europa: non bastano le\u00a0<em>flashball<\/em>, le granate, i lacrimogeni e i manganelli che sempre pi\u00f9 spesso fanno decine di feriti nei cortei, ma si arriva anche a vietare<strong>\u00a0in anticipo le manifestazioni<\/strong>\u00a0che non sono apprezzate dal governo.\u00a0Mercoled\u00ec\u00a0<strong>18 ottobre<\/strong>, il Consiglio di Stato ha\u00a0<a href=\"https:\/\/www.conseil-etat.fr\/actualites\/manifestations-de-soutien-a-la-cause-palestinienne-il-revient-aux-prefets-d-apprecier-au-cas-par-cas-si-le-risque-de-troubles-a-l-ordre-public\">ricordato<\/a>\u00a0che \u201cspetta ai prefetti valutare,\u00a0<strong>caso per caso<\/strong>, se il rischio di disordine pubblico giustifica un divieto\u201d. Pur respingendo il ricorso presentato contro il testo del ministro dell\u2019Interno, il Consiglio di Stato ha comunque sottolineato \u201cla sua formulazione approssimativa\u201d, affermando che \u201cnessun divieto pu\u00f2 essere basato solo su questo telegramma\u201d o \u201csul solo fatto che la manifestazione mira a sostenere la popolazione palestinese\u201d. Da gioved\u00ec 19 alcune manifestazioni in solidariet\u00e0 alla Palestina sono state permesse, altre ancora vietate. Domenica 22 ottobre\u00a0<strong>circa 15mila persone<\/strong>\u00a0secondo la Prefettura \u2013\u00a0<strong>il doppio<\/strong>\u00a0secondo gli organizzatori \u2013 hanno sfilato per le strade di Parigi, nel primo corteo autorizzato nella capitale dall\u2019inizio del conflitto.<\/p>\n<p>Il telegramma inviato da G\u00e9rald Darmanin equivale a un \u201c<strong>divieto di principio<\/strong>\u00a0e assoluto\u201d, che costituisce \u201cuna\u00a0<strong>grave violazione della libert\u00e0 di espressione<\/strong>\u201c, ha sostenuto uno dei due avvocati del Comit\u00e9 Action Palestine, che aveva presentato il ricorso al Consiglio di Stato. \u201cNon viene menzionata alcuna limitazione in termini di data\u201d, n\u00e9 in termini di luogo. \u201c\u00c8 un passo che non \u00e8 mai stato fatto\u201d quello di avere \u201c<strong>un regime di divieto legato a un oggetto<\/strong>, un oggetto che non \u00e8 nemmeno definito\u201d, ha aggiunto l\u2019avvocato. Una negazione diretta del diritto di manifestare che ancora non aveva precedenti in Francia. Era gi\u00e0 accaduto che venissero vietate delle manifestazioni tacciate come \u201cproblematiche all\u2019ordine pubblico\u201d, una pratica arbitraria che sta crescendo nel corso dell\u2019ultimo anno sul suolo francese. Ma \u00e8 la prima volta che \u00e8 una tematica ad essere presa di mira.\u00a0<strong>Non si pu\u00f2 dare sostegno e solidariet\u00e0 alla Palestina:\u00a0<\/strong>questo \u00e8 il messaggio del governo di Macron ma anche di quasi tutti i partiti in Parlamento, che non si distanziano dall\u2019appoggio di fatto incondizionato dichiarato dal presidente a Israele nonostante il massacro sempre pi\u00f9 evidente della popolazione della Striscia di Gaza e il blocco totale imposto, contrario al diritto internazionale. La sola voce discordante \u00e8 rappresentata da La France Insoumise, il partito di M\u00e9lenchon, che dopo aver dichiarato in un\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/MathildePanot\/status\/1710620563285168632\">comunicato<\/a>\u00a0che \u201cL\u2019offensiva armata delle forze palestinesi guidate da Hamas si inserisce in un contesto di intensificazione della politica di occupazione israeliana a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est\u201d\u00a0<strong>(senza dunque parlare esplicitamente di \u201cterrorismo\u201d)<\/strong>, si \u00e8 trovata al centro di una condanna politica di discredito e di gogna mediatica. Gli attacchi ai comunicati si sono ripetuti, fino a che il ministro degli Interni G\u00e9rald Darmanin \u00e8 arrivato anche ad annunciare che il partito Nouveau parti anticapitaliste (NPA) \u00e8 indagato per\u00a0<strong>apologia di terrorismo<\/strong>\u00a0per aver ribadito il suo \u201csostegno ai palestinesi e ai mezzi di resistenza che hanno scelto\u201d.<\/p>\n<p>Le azioni del governo contro la solidariet\u00e0 pro palestinese toccano\u00a0<strong>anche i singoli attivisti<\/strong>; il 16 ottobre Mariam Abudaqa, 72enne attivista per i diritti delle donne a Gaza e membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), \u00e8 stata arrestata a Marsiglia e si \u00e8 vista notificare un provvedimento di espulsione \u201cd\u2019urgenza assoluta\u201d. Avrebbe dovuto tenere una conferenza sulle condizioni delle donne a Gaza. Per Darmanin, la partecipazione dell\u2019attivista a eventi e manifestazioni \u201crischia di accendere tensioni\u201d e \u201cdi creare gravi problemi di ordine pubblico\u201d. Quindi, via alla sua espulsione. Venerd\u00ec 19 \u00e8 stato il turno di\u00a0<strong>due sindacalisti della CGT<\/strong>\u00a0(Conf\u00e9d\u00e9ration g\u00e9n\u00e9rale du travail), che si sono trovati\u00a0la polizia alla porta alle 6 del mattino. Portati in caserma, sono stati messi in stato di fermo per\u00a0<strong>\u201capologia al terrorismo\u201d<\/strong>\u00a0e \u201cincitamento all\u2019odio e alla violenza\u201d per un volantino che chiamava a manifestare a Lille in sostegno al popolo palestinese in lotta contro l\u2019occupazione israeliana. Anche la manifestazione annuale per la liberazione di\u00a0<strong>Georges Ibrahim Abdallah<\/strong>\u00a0\u2013 comunista libanese e combattente della resistenza palestinese, in carcere in Francia dal 1984 nonostante sia liberabile dal 1999 \u2013 non ha potuto avere luogo come previsto sabato 21 al carcere di Lannemezan, a causa del divieto della prefettura.<\/p>\n<p>La repressione verso chi non \u00e8 in linea con la politica governativa sulla questione palestinese \u00e8 in aumento,\u00a0<strong>ma non \u00e8 nuova<\/strong>. Gi\u00e0 a febbraio dell\u2019anno scorso due organizzazioni di solidariet\u00e0 con la resistenza del popolo palestinese, il Collectif Palestine Vaincra e il Comit\u00e9 Action Palestine erano state minacciate di scioglimento da Darmanin per supposto \u201cincitamento alla discriminazione, all\u2019odio e alla violenza\u201d. Si tratta di un\u00a0<strong>salto di qualit\u00e0<\/strong>\u00a0nella strategia di\u00a0<strong>repressione del dissenso politico e sociale<\/strong>. Individui, sindacati, partiti, associazioni, tutti rischiano di essere colpiti dalla repressione se si rifiutano di unirsi alle scelte del governo e dello stato francese. Oggi a essere repressa \u00e8 la solidariet\u00e0 alla Palestina; domani, potrebbe essere qualsiasi altra tematica scomoda alla politica dell\u2019Esagono. Gli attacchi ai comunicati e la gogna mediatica, le minacce di dissoluzione, il vietare le manifestazioni per il rischio di disordini, sono tutte pratiche che si stanno verificando sempre pi\u00f9 di frequente. Ormai non sono nemmeno pi\u00f9 le azioni tacciate come violente ad essere strumentalizzate e condannate: bastano dichiarazioni, prese di posizione e la semplice scelta di manifestare il proprio dissenso per venire attaccati e repressi dalla Stato francese.<\/p>\n<p>Elemento di particolare interesse \u00e8 poi\u00a0<strong>l\u2019attacco mirato\u00a0<\/strong>alla libert\u00e0 di espressione e di manifestazione\u00a0<strong>verso gli stranieri<\/strong>, messo nero su bianco dallo stesso ministro degli Interni. Darmanin di fatto utilizza il\u00a0<strong>ricatto del permesso di soggiorno\u00a0<\/strong>come arma per limitare la partecipazione e l\u2019organizzazione degli \u201cstranieri\u201d a manifestazioni non gradite. La minaccia dell\u2019espulsione verso chi prova a protestare \u00e8 da sempre utilizzata in Francia, ma \u00e8 con tutta probabilit\u00e0 la prima volta che si legge chiaramente su un comunicato ministeriale.<\/p>\n<p>L\u2019escalation della repressione in Francia \u00e8 iniziata qualche mese fa. Prima, con\u00a0<strong>l\u2019interdizione<\/strong>\u00a0della manifestazione contro i<strong>\u00a0mega bacini idrici<\/strong>\u00a0di Deux-Sevres (Saint-Soline) del 25 marzo e l\u2019enorme violenza poliziesca contro i manifestanti, che ha provocato pi\u00f9 di 200 feriti, di cui vari permanenti e due persone in coma. Poi, con la richiesta di\u00a0<strong>dissoluzione del movimento ecologista<\/strong>\u00a0Soul\u00e8vement de la Terre, colpevole di organizzare manifestazioni contro numerosi mega-progetti su tutto il territorio francese.<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 di due mesi dopo, anche la manifestazione contro la linea ad<strong>\u00a0Alta Velocit\u00e0 Torino-Lione (TAV)\u00a0<\/strong>in Maurienne era stata raggiunta da un decreto prefettizio che vietava sia il campeggio che il corteo. In quell\u2019occasione numerosi manifestanti italiani erano stati bloccati alla frontiera e rispediti in Italia. Molti si sono ritrovati un\u2019\u00a0<strong>\u201cinterdizione all\u2019ingresso e al soggiorno sul territorio francese<\/strong>\u201c, chi per il giorno del corteo, chi per tutta la mobilitazione. Per un altro centinaio di attivisti, una lista di nomi probabilmente passata dalla Digos italiana alle autorit\u00e0 francesi, l\u2019interdizione non aveva nemmeno una data di scadenza: l\u2019accesso in Francia gli era negato e basta. L\u2019accusa che avrebbe giustificato questi speciali fogli di via riguarda la\u00a0<strong>\u201cpossibile partecipazione alla manifestazione\u201d<\/strong>\u00a0e il rischio di \u201cintegrare un gruppo avente vocazione a fomentare un\u2019azione violenta\u201d. In pratica, bastava essere schedato dalla polizia italiana come appartenente ai centri sociali o al movimento No TAV per vedersi negare la propria libert\u00e0 di manifestare e perfino di accedere al territorio d\u2019Oltralpe.<\/p>\n<p>Una dinamica rivista almeno in un\u2019altra manifestazione ad agosto, quando \u00e8 stata vietata la\u00a0<strong>mobilitazione contro le frontiere<\/strong>\u00a0denominata \u201cPassamontagna\u201d al confine italo francese del Monginevro. Anche in quella situazione il governo francese ha scelto di<strong>\u00a0interdire sia il campeggio che la manifestazione<\/strong>, per il rischio di sfociare in violenze. Ormai, basta il \u201cpresupposto rischio\u201d per negare la libert\u00e0 di espressione e protesta, che implica anche la libert\u00e0 della polizia di caricare e reprimere per disperdere una manifestazione \u201cnon autorizzata\u201d.<\/p>\n<p>Le forze di polizia hanno sempre pi\u00f9 libert\u00e0, armi e potere, mentre la libert\u00e0 di manifestare viene ormai messa in discussione alla sua radice. Con<strong>\u00a0l\u2019omicidio di Nahel<\/strong>, il giovane 17enne di origini algerine ucciso dalla polizia per non aver rispettato un fermo stradale e la violenta repressione nelle banlieu per sedare le rivolte scoppiate nei giorni successivi si chiude il cerchio. Il divieto di manifestare imposto contro le mobilitazioni in solidariet\u00e0 alla Palestina, le minacce di dissoluzione di associazioni e comitati, le denunce e le accuse si aggiungono all\u2019escalation repressiva che sta raggiungendo un livello mai visto prima in Francia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2023\/10\/24\/divieti-arresti-ed-espulsioni-in-francia-la-repressione-del-dissenso-e-fuori-controllo\/\">Divieti, arresti ed espulsioni: in Francia la repressione del dissenso \u00e8 fuori controllo &#8211; L&#8217;INDIPENDENTE (lindipendente.online)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INDIPENDENTE (Monica Cillerai) &nbsp; Su richiesta diretta del ministro degli Interni G\u00e9rald Darmanin, in Francia sono state\u00a0interdette tutte le manifestazioni a sostegno della Palestina\u00a0tra il 12 e il 19 ottobre. 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