{"id":82243,"date":"2023-11-02T09:30:04","date_gmt":"2023-11-02T08:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82243"},"modified":"2023-10-31T09:09:33","modified_gmt":"2023-10-31T08:09:33","slug":"20-giorni-di-tempesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82243","title":{"rendered":"20 giorni di tempesta"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>Una analisi politica e militare dell\u2019operazione al-Aqsa Flood, condotta dalle resistenza palestinese, che non solo rimette al centro la Palestina, ma ricolloca il baricentro dello scontro globale in atto, riportandolo in Medio Oriente \u2013 regione fondamentale non solo per il petrolio, ma per la sua collocazione geopolitica e la sua storia. \u00c8 qui, allo snodo del continente euroasiatico e del Mediterraneo, dove si incrociano culture (ed interessi) diversi, che si gioca il nuovo match.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35779\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/photo_2023-10-30_05-23-27-2.jpg?resize=640%2C428&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"414\" \/><\/figure>\n<p>Credevamo \u2013 a ragione \u2013 che il conflitto ucraino rappresentasse un punto di svolta importante, forse decisivo, nel processo di trasformazione geopolitica globale, che sta transitando il mondo verso un\u2019era multipolare. Ne avevamo colto sia, appunto, il fatto che segnasse un\u00a0<em>giro di boa<\/em>, sia come fungesse allo stesso tempo da acceleratore del processo che portava alla luce. Una accelerazione riscontrabile \u2013 ad esempio \u2013 negli avvenimenti che hanno attraversato l\u2019Africa sub-sahariana, o nella crescente saldatura tra i grandi nemici dell\u2019impero americano, Russia Cina Iran e Corea del Nord \u2013 che invece il disegno strategico di Washington voleva dividere e colpire separatamente.<\/p>\n<p>Ma quanto accaduto il 7 ottobre ha segnato una scossa ancora pi\u00f9 forte, pi\u00f9 profonda. E che l\u2019attacco sferrato dalle Brigate al-Qassam contro l\u2019occupante israeliano sia un momento importante dello scontro in atto, \u00e8 testimoniato proprio dalla portata delle reazioni. L\u2019Ucraina, gi\u00e0 data comunque per sconfitta, \u00e8 stata prontamente relegata nel dimenticatoio, gli Stati Uniti si sono immediatamente mobilitati \u2013 con una poderosa dimostrazione di potenza \u2013 nel sostenere in prima persona l\u2019alleato strategico nel Medio Oriente, e in occidente \u00e8 scattata ancor pi\u00f9 forte e stringente che mai la negazione-repressione del dissenso. La posta in gioco \u00e8 alta.<br \/>\nC\u2019\u00e8 sicuramente una componente di rabbia, nella reazione israelo-americana, per l\u2019essersi fatti cogliere a braghe calate da un nemico cui non si dava grande credito. Ma pi\u00f9 di ogni cosa brucia la consapevolezza che, dopo la sconfitta di fatto subita in Ucraina contro la Russia, subirne un\u2019altra in un\u2019area strategica come il Medio Oriente, e per di pi\u00f9 da parte di un nemico\u00a0<em>minore\u00a0<\/em>come l\u2019Iran, risulta inaccettabile.<\/p>\n<p>Ovviamente la sconfitta di cui si parla non \u00e8 quella militare \u2013 di cui vedremo pi\u00f9 avanti \u2013 ma quella politica. Con la sua mossa, Hamas ha fatto saltare gli Accordi di Abramo, con cui gli USA cercavano da tempo di ricomporre un quadro di non-ostilit\u00e0 verso Israele da parte dei paesi arabi della regione. E che soprattutto miravano a riequilibrare i mutamenti dovuti al riavvicinamento tra Iran ed Arabia Saudita, ed alla riammissione della Siria nella Lega Araba \u2013 due fatti decisamente negativi per l\u2019impero statunitense. Ha inoltre riportato alla ribalta internazionale la questione palestinese, che Washington e Tel Aviv da tempo cercano di mantenere in sordina. E, niente affatto secondariamente, ha distrutto il mito dell\u2019invincibilit\u00e0 israeliana, e rimobilitato le masse arabe e musulmane, che sulla questione palestinese sono molto pi\u00f9\u00a0<em>radicali\u00a0<\/em>dei loro governi. Questo insieme di cose ha dato una scossa poderosa all\u2019intero Medio Oriente, i cui effetti si vedranno nei mesi a venire.<\/p>\n<p>Cosa non certo meno importante, la necessit\u00e0 di dirottare prontamente aiuti economici e militari verso Israele, ha di fatto velocizzato il processo di disimpegno \u2013 su entrambe i piani \u2013 nei confronti dell\u2019Ucraina, cosa che non mancher\u00e0 di avvantaggiare la Russia sul campo di battaglia, dove peraltro ha ripreso l\u2019iniziativa offensiva quasi ovunque.<br \/>\nMa la questione cruciale \u00e8 che adesso gli Stati Uniti sono stati costretti a fare ben oltre un singolo passo in pi\u00f9, ed ora si trovano sbilanciati in avanti sull\u2019orlo di un abisso imperscrutabile.<br \/>\nUna crisi in Medio Oriente, infatti, \u00e8 l\u2019ultima cosa di cui Washington aveva bisogno.<br \/>\nSul piano interno, perch\u00e9 \u2013 se pure una guerra in difesa di Israele ha maggiore consenso di quella ucraina \u2013 andare incontro alla lunga stagione elettorale per le presidenziali, avendo ben due conflitti sulle spalle, non \u00e8 esattamente il viatico migliore per Biden ed i\u00a0<em>democrat<\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35780\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/photo_2023-10-30_05-23-27.jpg?resize=640%2C480&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" \/><\/figure>\n<p>Ancora peggio sul piano internazionale. La paziente ricucitura messa in piedi tra Arabia Saudita ed Israele, e pi\u00f9 in generale tra questo ed i paesi arabi (i suddetti Accordi di Abramo), \u00e8 andata in fumo in men che non si dica. Nei paesi musulmani \u00e8 riemerso con forza il sentimento anti-USA (visti giustamente come\u00a0<em>padrini\u00a0<\/em>di Israele). Le tensioni nell\u2019area rischiano di far compiere un ulteriore balzo al costo del petrolio, cosa che metterebbe in ulteriore difficolt\u00e0 e fibrillazione pi\u00f9 di un alleato [1].<br \/>\nE, cosa pi\u00f9 pericolosa di tutte, si ritrova a dover muovere le (poche) pedine di cui dispone in uno scacchiere esplosivo, ed in cui, comunque si muove, rischia di sbagliare. Deve infatti ad un tempo sostenere l\u2019alleato irrinunciabile, cercando di tenerne a freno le pericolose\u00a0<em>irrequietezze<\/em>, e mostrare la propria fermezza nel presidiare l\u2019area. Ma evitando accuratamente che le cose deflagrino, trascinando gli Stati Uniti in una guerra i cui esiti sono del tutto imprevedibili, e che oltretutto pu\u00f2 divampare a dimensioni fin troppo pericolose.<\/p>\n<p>Questo il quadro geopolitico in cui si colloca l\u2019azione delle Brigate al-Qassam \u2013 ma non solo.<br \/>\nProviamo quindi, adesso, ad esaminare pi\u00f9 nello specifico quello che \u00e8 accaduto il 7 ottobre e nei giorni seguenti.<br \/>\nLa prima cosa da chiarire, \u00e8 che questa operazione della resistenza palestinese non ha visto in azione soltanto al-Qassam (ala militare di Hamas). Questa narrazione \u00e8 perfettamente funzionale alla costruzione, da parte israelo-americana, di una contrapposizione dualistica: i\u00a0<em>terroristi\u00a0<\/em>di Hamas contro la democrazia di Israele (n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che lo stesso schema usato per la guerra ucraina, basta cambiare i nomi degli attori\u2026). In realt\u00e0, l\u2019operazione ha visto scendere in campo le formazioni militari di pi\u00f9 movimenti della resistenza palestinese, come si evince chiaramente da un documento congiunto diffuso nei giorni seguenti. Oltre ad Hamas, hanno partecipato la Jihad Islamica Palestinese, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina ed il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina \u2013 Comando Generale.<\/p>\n<p>\u00c8 stata quindi una operazione militare delle resistenza palestinese in senso ampio, e questo dovrebbe far riflettere tutti coloro che si sono precipitati a solidarizzare ma prendendo le distanze da Hamas\u2026<br \/>\nQuello che sappiamo, a tre settimane dall\u2019attacco, \u00e8 ovviamente ancora parziale, ed alcune cose possiamo soltanto ipotizzarle.<br \/>\nAl primo punto, procedendo cronologicamente, c\u2019\u00e8 ovviamente la pianificazione. Da quanto si apprende, l\u2019elaborazione del piano, e la predisposizione della logistica necessaria a portarlo a termine, ha richiesto circa due anni. Nel settembre 2011, gli USA annunciano la firma degli Accordi di Abramo, un patto trilaterale tra Stati Uniti, Israele e Bahrein, che rilancia il processo di\u00a0<em>normalizzazione\u00a0<\/em>dei rapporti tra paesi arabi ed Israele. Obiettivo dichiarato degli Accordi \u00e8 di estenderli quanto prima all\u2019Arabia Saudita, paese-leader del mondo sunnita. L\u2019articolazione degli accordi \u00e8 tale da mettere praticamente una pietra tombale sulla prospettiva di uno stato palestinese.<br \/>\nEvidentemente, a questo punto si apre un dibattito tra le forze della resistenza, per capire come fermarne il processo.<\/p>\n<p>All\u2019incirca un anno dopo, comincia evidentemente a prendere forma quello su cui le varie forze hanno concordato, ovvero la necessit\u00e0 di sferrare un colpo capace di frantumare la prospettiva delineata dagli accordi [2]. La pianificazione ovviamente non riguarda soltanto l\u2019attacco in s\u00e9, ma anche la predisposizione di quanto occorre per fronteggiare il dopo.<br \/>\nLa prima misura presa, e questo oggi lo sappiamo, \u00e8 stata la creazione di una rete di comunicazione cablata chiusa, cio\u00e8 non connessa ad alcuna rete telefonica pubblica, da utilizzare per le comunicazioni. Questo \u2013 insieme al non utilizzo di internet \u2013 ha consentito di tenere rigorosamente nascosto quanto si stava realizzando. \u00c8 ragionevole ritenere (ed alcuni elementi lo confermano) che le stesse leadership politiche delle organizzazioni coinvolte fossero tenute all\u2019oscuro degli sviluppi organizzativi. Sviluppi che hanno richiesto certamente la messa in opera di una serie di provvedimenti.<\/p>\n<p>Innanzi tutto, \u00e8 stato necessario tessere una rete di contatti operativi al di fuori della resistenza palestinese. Sappiamo per certo che in Libano \u00e8 stata stabilita una sorta di centrale di coordinamento, che mette insieme responsabili militari delle varie forze palestinesi, oltre a quelli di Hezbollah e dei gruppi consimili in Iraq. Ed \u00e8 chiaro che, soprattutto Hezbollah, \u00e8 stata importantissima nel fornire armi, addestramento ed esperienza. Addestramento che, date le condizioni di sostanziale isolamento di Gaza, \u00e8 presumibile che sia avvenuto soprattutto all\u2019interno della Striscia, e quindi in condizioni di estrema difficolt\u00e0 (visto che Israele la monitora costantemente sotto ogni aspetto).<br \/>\nProprio a seguito dell\u2019inizio degli scontri con l\u2019IDF ai confini della Striscia, abbiamo avuto certezza che al-Qassam dispone dei missili anticarro Kornet, che Hezbollah utilizza da tempo.<br \/>\nLa seconda misura \u00e8 certamente stata la predisposizione di nuovi tunnel, sia come deposito di armi e munizioni (ma anche scorte di cibo, acqua, materiali di primo soccorso\u2026), sia come rifugi per i combattenti, sia come vie per lo spostamento delle unit\u00e0, sia infine per superare le recinzioni che separano Gaza da Israele.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 stata probabilmente la parte pi\u00f9 impegnativa, poich\u00e9 \u00e8 stato necessario farlo nella massima segretezza, sapendo che i servizi segreti israeliani controllano tutto ci\u00f2 che avviene nella Striscia, e certamente dispongono anche di numerose spie tra la popolazione.<br \/>\nFondamentalmente, quindi, i problemi da superare sono stati: l\u2019accumulo di scorte, senza che si notasse l\u2019aumento delle importazioni di cibo; lo smaltimento dei materiali di risulta degli scavi; le operazioni di scavo stesse; l\u2019evitare variazioni evidenti nel consumo di energia elettrica\u2026<br \/>\nSi deve tenere presente che parliamo di una rete estremamente vasta (si ritiene estesa per circa 500 km), con ambienti ampi e strade percorribili anche con mezzi motorizzati, spesso su pi\u00f9 livelli, ed a profondit\u00e0 variabile tra i 20 ed i 100 metri.<br \/>\nOvviamente gran parte di questa rete era preesistente, ma di sicuro \u00e8 stato necessario ampliarla in base alle esigenze del piano, cos\u00ec come \u00e8 stato necessario accumulare grandi scorte per fronteggiare il prevedibile assedio che inevitabilmente sarebbe seguito all\u2019attacco.<\/p>\n<p>Una volta predisposte le misure necessarie \u2013 addestramento, logistica, selezione delle unit\u00e0 da impegnare e loro preparazione \u2013 \u00e8 stato necessario predisporre anche le misure\u00a0<em>esterne<\/em>, per consentire il successo dell\u2019operazione. E ci\u00f2, fondamentalmente, significava essere in grado di superare le mura della\u00a0<em>prigione<\/em>, e possibilmente cogliere impreparate le forze israeliane al di l\u00e0 della barriera.<br \/>\nQuello che sappiamo al riguardo \u00e8 che le guarnigioni di confine (appartenenti alla Divisione \u2018Gaza\u2019 dell\u2019IDF) erano assolutamente rilassate, poich\u00e9 da tempo non c\u2019erano particolari problemi, n\u00e9 c\u2019erano stati preallarmi da parte dei servizi d\u2019informazione. Inoltre, nei giorni precedenti l\u2019attacco, una parte delle truppe era stata spostata da sud al confine con la Cisgiordania, dove invece si era registrato un aumento della tensione. Possiamo presumere che ci\u00f2 sia stato organizzato proprio dalla resistenza, che in tal modo ha distratto parte delle forze di pronta reazione dal fronte di Gaza.<\/p>\n<p>Sappiamo inoltre che la penetrazione oltre confine \u00e8 avvenuta almeno in duplice modalit\u00e0. In parte, superando il muro di recinzione con dei tunnel scavati ben oltre la capacit\u00e0 di rilevamento dei sensori disposti dagli israeliani (si parla di tunnel a 70 metri di profondit\u00e0), ed in parte disattivando con piccoli droni sia le telecamere di sorveglianza che le torrette con le mitragliatrici automatiche collegate alle telecamere. Laddove necessario, la recinzione \u00e8 stata abbattuta con bulldozer.<br \/>\nUna cosa importante da tenere a mente, anche per sottolineare la natura militare dell\u2019operazione, \u00e8 che i combattenti penetrati nei territori occupati da Israele erano in divisa, e ad un certo punto \u00e8 stata persino effettuata una rotazione delle unit\u00e0 impegnate in combattimento.Ci\u00f2 per sottolineare, ancora una volta, che non si \u00e8 trattato di un\u00a0<em>attacco terroristico<\/em>, come \u00e8 stato presentato dalla stampa occidentale.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35781\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Guerra-israele-foto-dalet.jpg?resize=640%2C360&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" \/><\/figure>\n<p>L\u2019operazione, scattata alle prime luci dell\u2019alba per cogliere di sorpresa le guarnigioni militari, aveva come obiettivo sia le caserme dell\u2019IDF che i kibbutz dei coloni. Sappiamo sin dal primo momento, grazie al materiale video prodotto, che i combattenti palestinesi hanno immediatamente occupato la caserma al posto di valico di Eretz (nord della Striscia) ad almeno un altro insediamento militare, dove si trovavano numerosi mezzi corazzati, tra cui alcuni carri Merkava. Inoltre, mentre partiva un massiccio lancio di razzi verso le citt\u00e0 israeliane, alcune unit\u00e0 si sono spinte in profondit\u00e0, sia verso nord che verso est, e ad un certo punto erano avanzate talmente tanto che mancavano pochi chilometri per raggiungere la Cisgiordania.<br \/>\nL\u2019effetto sorpresa (che in una guerra moderna, in cui le capacit\u00e0 di sorveglianza sono elevatissime, \u00e8 quasi impossibile) \u00e8 stato semplicemente totale. E con ogni probabilit\u00e0 ci\u00f2 \u00e8 stato dovuto (e poi amplificato) anche dalla convinzione che questi\u00a0<em>goyam\u00a0<\/em>(letteralmente: animale, sub-umano) palestinesi non potessero fare altro che lanciare di tanto in tanto i loro razzetti fatti in casa [3].<\/p>\n<p>A questo punto, occorre valutare quali fossero gli obiettivi\u00a0<em>militari\u00a0<\/em>dell\u2019operazione. E si sottolinea militari, perch\u00e9 quelli politici (ovviamente assai pi\u00f9 importanti) sono gi\u00e0 stati chiariti.<br \/>\nAppare evidente che l\u2019operazione non poteva che avere obiettivi limitati, nello spazio e nel tempo. Essenzialmente, quindi, doveva infliggere un colpo quanto pi\u00f9 duro possibile alle forze israeliane, e quindi ripiegare su Gaza. Al tempo stesso, dovevano essere catturati quanti pi\u00f9 possibili militari e civili, in funzione di un successivo scambio con i quasi 8.000 prigionieri palestinesi.<br \/>\nQuesto obiettivo \u2013 la cattura di prigionieri \u2013 \u00e8 chiaramente sempre stato di massima rilevanza, cos\u00ec come \u00e8 chiaro che quanto maggiore ne fosse stato il numero, tanto pi\u00f9 sarebbe stata un leva potente nelle successive trattative di scambio. A tal proposito, abbiamo come riferimento la registrazione video dell\u2019interrogatorio di un combattente palestinese catturato, il quale afferma che gli ordini prevedevano l\u2019uccisione solo dei civili maschi in et\u00e0 di servizio militare.<br \/>\n\u00c8 importante sottolineare questo aspetto poich\u00e9, tenuto conto che stiamo comunque parlando di una operazione di guerra, che ovviamente prevede scontri a fuoco col nemico, serve a comprendere quale fosse l\u2019interesse prevalente.<\/p>\n<p>Una delle cose che\u00a0<em>sappiamo<\/em>, \u00e8 il numero di morti israeliani comunicato dal governo di Tel Aviv. Gi\u00e0 pochi giorni dopo \u00e8 stata diffusa una cifra elevata, che poi \u00e8 via via aumentata, stabilizzandosi infine a 1.400. Di questi, circa il 25% sarebbero militari dell\u2019IDF.<br \/>\nSe questa cifra fosse attendibile (e vedremo perch\u00e9 non lo \u00e8, ed in che misura), ne conseguirebbe che circa 350 soldati israeliani sono stati uccisi nel corso degli scontri, e che ben pi\u00f9 di mille civili sarebbero stati\u00a0<em>assassinati<\/em>. Una cosa che contraddice quanto abbiamo considerato prima.<br \/>\nMa, riguardo a questo gran numero di morti dichiarati, c\u2019\u00e8 pi\u00f9 di una perplessit\u00e0.<br \/>\nLa prima \u00e8 che, ad oltre tre settimane dai fatti, Tel Aviv ha comunicato i nominativi di circa la met\u00e0 (meno di 700). E sinceramente appare assai difficile credere che, in oltre venti giorni, non sia stato ancora possibile identificare un cos\u00ec gran numero di persone. Se si tratta di militari, infatti, questi sono indubitabilmente identificabili dalla targhetta metallica che portano al collo (esattamente per questo scopo) . Se si tratta di civili uccisi per strada, molto probabilmente avevano con s\u00e9 i documenti; se sono stati uccisi in casa, sono quasi sicuramente gli abitanti. Ed in ogni caso, in un modo o nell\u2019altro, questo lasso di tempo sarebbe pi\u00f9 che sufficiente per identificarli tutti, non solo la met\u00e0.<\/p>\n<p>Ma dietro questo numero \u2013 che appare sproporzionato sia agli obiettivi dell\u2019azione militare, sia al suo svolgimento, sia appunto per la mancata identificazione \u2013 c\u2019\u00e8 con ogni probabilit\u00e0 ben altro.<br \/>\nUn\u2019altra delle cose che oggi sappiamo con certezza, \u00e8 che la reazione militare israeliana all\u2019attacco non \u00e8 stata soltanto (in parte) un po\u2019 tardiva, ma che soprattutto \u00e8 stata\u00a0<em>indiscriminata<\/em>. Ci sono numerose testimonianze, sia di sopravvissuti sia \u2013 come vedremo \u2013 di militari, dalle quali emerge con chiarezza che numerose vittime militari e civili sono state fatte dall\u2019IDF stesso.<br \/>\nLe ragioni di ci\u00f2 risiedono in un insieme di fattori. Dalle testimonianze \u2013 tutte di parte israeliana \u2013 emerge che le forze dell\u2019IDF intervenute erano costituite dapprima da squadre di elicotteri da combattimento, e quindi successivamente da unit\u00e0 corazzate. Ad esempio, quando i combattenti palestinesi hanno attaccato il valico di Eretz \u2013 dove si trovavano numerosi militari ed impiegati del ministero della difesa \u2013 una parte dei militari, sopravvissuti al primo scontro a fuoco, si sono rifugiati nella sala di guerra sotterranea, e da l\u00ec hanno lanciato l\u2019allarme. Quando sono arrivati gli elicotteri, hanno semplicemente aperto il fuoco sulla caserma, radendola al suolo. Ci\u00f2 sia nell\u2019intento di impedire ai guerriglieri di entrare in territorio\u00a0<em>israeliano\u00a0<\/em>(occupato), sia in virt\u00f9 di una precisa disposizione.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35782\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Israele-guerra1.jpg?resize=640%2C360&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"360\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<p>Ugualmente, sia i piloti che numerosi testimoni civili, hanno confermato che gli elicotteri e poi i tank hanno aperto il fuoco praticamente su tutto ci\u00f2 che si muoveva, distruggendo auto in movimento, gruppi di persone in corsa, ed anche abitazioni dove si sospettava fossero presenti gli uomini di al-Qassam. I militari coinvolti hanno poi dichiarato di essersi trovati in condizioni di urgenza, senza una precisa capacit\u00e0 di distinguere miliziani e civili, e che in quella situazione hanno quindi scelto di aprire il fuoco sempre. Sicuramente, al di l\u00e0 delle giustificazioni ex-post, va aggiunto che l\u2019intera catena di comando israeliano era in quei momenti nella confusione pi\u00f9 totale, e probabilmente anche nel panico, e che questa sensazione di pericolo \u2013 amplificato ed imminente \u2013 si \u00e8 trasmessa ai militari inviati in prima linea.<br \/>\nVa per\u00f2 tenuto presente un altro elemento, per certi versi illuminante, ovvero la cosiddetta\u00a0<em>Direttiva Annibale<\/em>. Si tratta di una procedura militare istituita nel 1986, a seguito di uno scambio di prigionieri (3 soldati israeliani per 1.150 prigionieri palestinesi). Questa direttiva segreta, emanata al fine di evitare il ripetersi di situazioni simili, stabilisce sostanzialmente che \u2013 qualora vengano catturati degli israeliani, e non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 immediata di liberarli \u2013 l\u2019esercito deve\u00a0<em>uccidere tutti, sequestrati e sequestratori\u00a0<\/em>[5].<\/p>\n<p>Questo serve a spiegare sia l\u2019elevato numero di morti israeliani durante la fase attiva dell\u2019attacco palestinese, sia l\u2019evidente indifferenza con cui\u00a0<em>Tsahal\u00a0<\/em>bombarda la Striscia, nonostante la presenza di oltre duecento civili e militari israeliani.<br \/>\nOvviamente, allo stato attuale \u00e8 impossibile stabilire con certezza se quel numero fornito (1.400) sia gonfiato o meno, cos\u00ec come quante siano le vittime di\u00a0<em>fuoco amico<\/em>. Di sicuro sono in numero elevato, proprio per il tipo di armi utilizzate. Mentre i combattenti palestinesi infatti utilizzavano soltanto armi leggere e\u00a0<em>spalleggiabili\u00a0<\/em>(gli RPG\u00a0<em>al-Yassin\u00a0<\/em>anticarro), l\u2019IDF sparava coi cannoni dei carri Merkava e con i missili degli elicotteri. Tutti i cadaveri carbonizzati, che sono stati mostrati, sono certamente riconducibili all\u2019esplosione dei missili\u00a0<em>Hellfire<\/em>.<br \/>\nAnche rispetto alla questione del festival\u00a0<em>rave<\/em>, le cose stanno diversamente da quanto raccontato ai media. Innanzi tutto, come si vede dai video pubblicati, quando sono arrivati i combattenti palestinesi con i deltaplani erano presenti guardie di sicurezza armate ed in divisa, per cui \u00e8 presumibile ci sia stato un primo scontro a fuoco con queste. Dai testimoni sappiamo che molti ragazzi sono fuggiti verso il vicino kibbutz di Be\u2019eri, dove poi sono stati raggiunti dagli uomini di al-Qassam, che li hanno catturati. Quando poi sono giunte le forze IDF, come raccontato alla radio israeliana da una dei partecipanti al\u00a0<em>rave<\/em>, queste \u201channo eliminato tutti, compresi gli ostaggi perch\u00e9 c\u2019era un fuoco incrociato molto, molto pesante\u201d [6].<\/p>\n<p>Sempre in merito alla questione dei morti israeliani, ci sono ancora altri elementi da considerare.<br \/>\nUno di questi, sicuramente alquanto\u00a0<em>ruvido<\/em>, \u00e8 ricollegabile a quanto riportato prima, relativamente all\u2019ordine di uccidere i civili maschi. Si deve infatti tener presente che tutta l\u2019operazione palestinese, a parte i lanci di razzi, si \u00e8 svolta nell\u2019ambito di territori occupati. Col\u00a0<em>termine territori<\/em>\u00a0occupati si intende precisamente riferirsi a delle porzioni di territorio che Israele ha occupato in seguito a guerre con i paesi vicini, e che in base al diritto internazionale \u2013 nonch\u00e9 a numerose risoluzioni dell\u2019ONU \u2013 non solo avrebbero dovuto essere restituite da tempo, ma che non possono essere annesse n\u00e9 tantomeno vi si possono insediare abitanti del paese occupante. In termini di diritto internazionale, quindi, quella che si svolge in Palestina \u00e8 una guerra di liberazione. Nello specifico, i coloni che abitano nei\u00a0<em>kibbutz<\/em>, nei villaggi e nelle citt\u00e0 edificate nei territori occupati, non soltanto vi si trovano in violazione delle leggi internazionali, ma sono a tutti gli effetti parte del sistema di occupazione.<\/p>\n<p>Oltretutto, i\u00a0<em>settler\u00a0<\/em>sono anche la base elettorale delle forze dell\u2019estrema destra sionista pi\u00f9 radicale, e sono costantemente impegnati nella persecuzione dei loro vicini arabi. Solo in queste ultime tre settimane, ad esempio, i coloni hanno attaccato i palestinesi in pi\u00f9 di 100 incidenti, in almeno 62 citt\u00e0 e villaggi della Cisgiordania, a volte accompagnati da soldati.Sono quindi forze di occupazione. E la decisione di uccidere i coloni maschi, seppure ovviamente contraria al diritto di guerra, trova la sua\u00a0<em>ratio\u00a0<\/em>nella volont\u00e0 di terrorizzare i\u00a0<em>settler<\/em>, e spingerli ad abbandonare le terre occupate illegittimamente. Una cosa, questa, che peraltro i palestinesi hanno appreso proprio dagli israeliani, che fanno esattamente ci\u00f2 dal 1948. E per quanto suoni sgradevole, se semini vento per settantacinque anni, prima o poi raccogli tempesta.<br \/>\nNon a caso, l\u2019operazione militare si denominava\u00a0<em>al-Aqsa Flood<\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35783\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/hezb.jpg?resize=640%2C483&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"483\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<p>Un elemento importante da sottolineare, anche perch\u00e9 peser\u00e0 non poco sugli avvenimenti successivi ed ancora in corso, \u00e8 l\u2019impatto che l\u2019attacco palestinese ha avuto sulle forze politiche israeliane, sulle forze armate, e sulla popolazione.<br \/>\nCome gi\u00e0 detto, la sorpresa non \u00e8 stata solo tattica \u2013 la capacit\u00e0 militare di cogliere alla sprovvista le difese israeliane \u2013 ma strategica: semplicemente i vertici politico-militari di Israele non concepivano nemmeno che la resistenza palestinese potesse realizzare qualcosa del genere. Di conseguenza, quando \u00e8 accaduto, si \u00e8 generato il caos. Al caos ha fatto seguito il panico, e poi la rabbia.<br \/>\nOvviamente sono tutti consapevoli che saranno ritenuti responsabili di questa impreparazione. E ci\u00f2 non fa che aumentare la rabbia, il desiderio di vendetta \u2013 quasi che questa potesse cancellare gli errori fatti. Mentre tutto sommato la societ\u00e0 israeliana ha in buona parte reagito\u00a0<em>bene<\/em>, nonostante lo shock, parlando apertamente sia delle responsabilit\u00e0 interne, sia della realt\u00e0 degli accadimenti, la reazione di politici e militari \u00e8 stata di ben altra natura.<\/p>\n<p>Il governo, gi\u00e0 consapevole di avere contro una fetta importante del paese, e di non essere particolarmente\u00a0<em>simpatico\u00a0<\/em>all\u2019alleato americano, ha compreso immediatamente come questo evento rivoluzionasse completamente il quadro politico, interno ed internazionale. Ovviamente, la sua componente pi\u00f9 estremista ha reagito mostrando senza remore la propria arabofobia, e mettendo in luce i propri sogni di\u00a0<em>pogrom<\/em>. Ma Netanyahu, da politico navigatissimo, ha capito anche la delicatezza del momento. Paradossalmente, da uomo simbolo del radicalismo sionista contemporaneo, ha in effetti agito con prudenza, avendo chiaro da subito che il coinvolgimento (e quindi l\u2019approvazione) degli USA \u00e8 essenziale. Atteggiamento questo che lo ha portato ad entrare in frizione con i vertici militari, che invece scalpitano dalla voglia di vendicare l\u2019<em>onta subita<\/em>.<br \/>\nOltretutto, gli alti ufficiali israeliani sanno bene che \u2013 prima o poi \u2013 saranno chiamati a rispondere non solo della mancata previsione dell\u2019attacco, e della risposta tardiva, ma anche delle numerose morti israeliane dovute al caotico svolgersi di questa. E cercano quindi, in una ordalia di sangue, di emendarsene per quanto possibile.<\/p>\n<p>Evidentemente, quella che si \u00e8 aperta con il 7 ottobre \u00e8 una finestra di opportunit\u00e0. Riportare drammaticamente al centro del dibattito mondiale la questione palestinese, significa concretamente rintuzzare i tentativi di seppellirla, e rilanciare le possibilit\u00e0 di fare dei passi avanti. Possibilit\u00e0 che sono legate anche al fatto che la\u00a0<em>tempesta\u00a0<\/em>scatenata dalla resistenza ha messo a nudo la debolezza di Israele.<br \/>\nIl quale per\u00f2 \u00e8 adesso un animale ferito, che non solo sta reagendo con rabbia e ferocia, ma si trova ad un tornante impegnativo della propria storia; insistere a perseguire la via dell\u2019apartheid e dell\u2019occupazione, spinge sempre pi\u00f9 il paese verso l\u2019isolamento e \u2013 forse \u2013 la distruzione, ma imboccare la via che conduce alla fine dell\u2019occupazione \u00e8 altrettanto impervio, e potrebbe portare all\u2019implosione di Israele. Rinviare questa scelta \u00e8 stato possibile sinch\u00e9 il mondo era comunque dominato dalle potenze occidentali, che ne hanno resa possibile la nascita, e che ne hanno garantito la sopravvivenza. Ma il mondo non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso. E cos\u00ec come la rabbia e la ferocia che imperversano su Gaza tradiscono la consapevolezza che quell\u2019era \u00e8 tramontata, altrettanto fanno le squadre navali americane fatte accorrere in fretta e furia.<\/p>\n<p>Il senso profondo del 7 ottobre 2023 (una data che rester\u00e0 nei libri di storia) \u00e8 che gli arabi \u2013 non solo i palestinesi \u2013 hanno alzato la testa. Questo \u00e8 il significato di ci\u00f2 che accade al confine libanese, in Siria, in Iraq. Nell\u2019immediato, Israele non ha altra alternativa che attaccare. \u00c8 la mossa sbagliata, strategicamente parlando, ma non pu\u00f2 fare altro, non pu\u00f2 farne a meno. In qualche modo, dovr\u00e0 andare oltre i bombardamenti dall\u2019aria. Dovr\u00e0, come si dice, mettere\u00a0<em>boots on the ground<\/em>. E \u201cHamas ha preparato il campo di battaglia. Il campo di battaglia \u00e8 esattamente quello che Hamas vuole che sia, si sono addestrati per questo, sono pronti per questo. Israele invece ha mobilitato 300.000 riservisti che non sono stati addestrati a questo scopo, che non sono motivati a fare una battaglia come questa\u201d [7]. Da quanto riusciranno a calibrare l\u2019operazione di terra, dipende non solo se il conflitto si estender\u00e0 o meno, ma anche come ne uscir\u00e0 Israele. E, in fondo, con lui l\u2019intero occidente.<br \/>\nIl nocciolo della questione \u00e8 molto semplice: \u201cIl sionismo politico deve essere sconfitto. Deve essere sconfitto politicamente e deve essere sconfitto militarmente\u201d [8].<\/p>\n<p>Siamo tutti seduti su un barile di esplosivo (oltre che di petrolio\u2026), e basta una mossa falsa a far s\u00ec che quella finestra si spalanchi sull\u2019abisso. Se la guerra in Ucraina ha fatto temere a qualcuno che ci stessimo avvicinando ad una deflagrazione ben maggiore, una guerra regionale in Medio Oriente condurrebbe quasi sicuramente ad un confronto totale tra le superpotenze.<br \/>\nGli attori in gioco sono tanti, e ciascuno \u00e8 anche portatore di interessi specifici \u2013 non ci sono semplicemente\u00a0<em>due fronti<\/em>\u00a0\u2013 il che rende estremamente complessa la partita. Per il momento, ci saranno (nella auspicabile ipotesi che nulla vada\u00a0<em>oltre<\/em>) mesi e mesi di tensioni, di guerra ad intensit\u00e0 pi\u00f9 o meno limitata. Poi, passata la tempesta, si aprir\u00e0 la strada verso l\u2019inevitabile ridisegno strategico dell\u2019intera regione. E noi europei dovremo capire quanto sia pi\u00f9 importante Gerusalemme di Kiev.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>1 \u2013 Uno dei problemi enormi che implicherebbe un conflitto esteso, anche solo parzialmente, all\u2019Iran, \u00e8 che questo potrebbe agilmente bloccare lo stretto di Hormuz. Come sottolinea l\u2019analista Pepe Escobar (<em>\u201cIran-Russia set a western trap in Palestine\u201d<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/new.thecradle.co\/articles\/iran-russia-set-a-western-trap-in-palestine\">the Cradle<\/a>),\u00a0<em>\u201cIl cuore della questione in ogni strategia russo-iraniana \u00e8 lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita almeno il 20% del petrolio mondiale (quasi 17 milioni di barili al giorno) pi\u00f9 il 18% del gas naturale liquefatto (GNL), che ammonta ad almeno 3,5 miliardi di piedi cubi al giorno\u201d.<\/em><br \/>\n2 \u2013\u00a0<em>Ci\u00f2 che doveva essere fatto era un\u2019operazione militare di tale portata e scala da cambiare l\u2019intero paradigma in Medio Oriente. E questo \u00e8 quello che \u00e8 successo\u201d<\/em>, intervista all\u2019analista americano Scott Ritter sul canale\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2MnwX49UDiM\"><em>\u2018Dialogue Works\u2019<\/em><\/a>.<br \/>\n3 \u2013 Per quanto riguarda il disprezzo e l\u2019odio verso gli arabi che nutrono molti israeliani, basti ricordare le dichiarazioni di alti esponenti governativi e diplomatici, dal Ministro della Difesa al rappresentante presso l\u2019ONU, Gilad Erdan, un fanatico estremista che \u2013 parlando all\u2019Assemblea Generale \u2013 urlava \u201cstiamo combattendo animali\u201d. Secondo numerosi video, registrati dagli israeliani stessi, li si vede mentre profanavano i cadaveri degli uomini di Hamas uccisi dalle forze di sicurezza, spogliandoli nudi, urinando su di loro e mutilandone i corpi.<br \/>\n4 \u2013 Secondo quanto riportato da Max Blumenthal\u00a0 (<em>\u201cOctober 7 testimonies reveal Israel\u2019s military \u2018shelling\u2019 Israeli citizens with tanks, missiles\u201d<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/thegrayzone.com\/2023\/10\/27\/israels-military-shelled-burning-tanks-helicopters\/\">theGreyzone<\/a>),\u00a0<em>\u201calmeno 340 soldati attivi e ufficiali dell\u2019intelligence sono stati uccisi il 7 ottobre, rappresentando quasi il 50% delle morti israeliane confermate. Tra le vittime figuravano ufficiali di alto rango come il colonnello Jonathan Steinberg, comandante della Brigata Nahal israelian\u201d<\/em>.<br \/>\n5 \u2013 Sul tema, di fondamentale importanza il gi\u00e0 citato articolo di Blumenthal, ricco di riferimenti alla stampa israeliana; un vero e proprio report sulla questione.<br \/>\n6 \u2013 Cfr. Max Blumenthal, ibidem<br \/>\n7 \u2013 Cfr. intervista a Scott Ritter su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2MnwX49UDiM\"><em>\u2018Dialogue Works\u2019<\/em><\/a>.<br \/>\n8 \u2013 Cfr. intervista a Scott Ritter, ibidem<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/10\/30\/20-giorni-di-tempesta\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/10\/30\/20-giorni-di-tempesta\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Una analisi politica e militare dell\u2019operazione al-Aqsa Flood, condotta dalle resistenza palestinese, che non solo rimette al centro la Palestina, ma ricolloca il baricentro dello scontro globale in atto, riportandolo in Medio Oriente \u2013 regione fondamentale non solo per il petrolio, ma per la sua collocazione geopolitica e la sua storia. \u00c8 qui, allo snodo del continente euroasiatico e del Mediterraneo, dove si incrociano culture (ed interessi) diversi, che&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lov","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82243"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=82243"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82243\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82244,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82243\/revisions\/82244"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=82243"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=82243"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=82243"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}