{"id":82257,"date":"2023-11-02T11:54:30","date_gmt":"2023-11-02T10:54:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82257"},"modified":"2023-10-31T09:57:15","modified_gmt":"2023-10-31T08:57:15","slug":"israele-gaza-e-la-guerra-economica-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82257","title":{"rendered":"Israele, Gaza e la guerra economica mondiale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOPOLY 24 (Emiliano Brancaccio)<\/strong><\/p>\n<p><em>Post di<a href=\"https:\/\/www.emilianobrancaccio.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00a0Emiliano Brancaccio<\/a>, economista dell\u2019Universit\u00e0 del Sannio, promotore dell\u2019appello internazionale \u201cThe economic conditions for the peace\u201d pubblicato sul Financial Times, Le Monde ed Econopoly<\/em>\u00a0\u2013<\/p>\n<p>Commentando l\u2019estensione dei fronti di guerra in Medio Oriente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: \u00abIl mondo \u00e8 cambiato in peggio, non a causa di un virus ma per sciagurati comportamenti umani\u00bb. Vero, eppure non basta. Il problema, aggiungiamo noi, \u00e8 capire quali grandi meccanismi stiano inducendo i comportamenti umani a inaugurare un nuovo tempo sciagurato, di ferro e di fuoco.<\/p>\n<p>Per svelare un tale arcano, non si pu\u00f2 dire che i commentatori mainstream stiano aiutando. Pi\u00f9 che occuparsi di comprensione dei fatti, i \u201cgeopolitici\u201d di grido paiono affaccendati in una discutibile opera di persuasione, che consiste nel suscitare emozioni e riflessioni solo a partire da un punto del tempo scelto arbitrariamente. Essi ci esortano a inorridirci e a prender posizione, per esempio, solo a partire dalle violenze di Hamas del 7 ottobre 2023, mentre suggeriscono di spegnere sensi e cervelli sulla trasformazione israeliana di Gaza in un carcere a cielo aperto, o su altri crimini e misfatti compiuti dai vari attori in gioco e anteriori a quella data. Inoltre, come se non bastasse l\u2019arbitrio del taglio temporale, ci propongono di esaminare i conflitti militari come fossero mera conseguenza di tensioni religiose, etniche, civili, ideali. Quasi mai come l\u2019esito violento di dispute economiche.<\/p>\n<h2><strong>Guerra a Gaza, mettere al centro gli interessi economici<\/strong><\/h2>\n<p>Diciamo le cose come stanno. Se lo scopo \u00e8 capire la dura realt\u00e0 che ci circonda, il contributo di questi analisti non serve a nulla.<\/p>\n<p>Per scovare gli inneschi delle attuali dinamiche di guerra pu\u00f2 essere allora d\u2019aiuto un metodo un po\u2019 pi\u00f9 robusto, che si ispira ad alcuni recenti apporti della ricerca \u201cstorico-materialista\u201d. Questo metodo non trascura le determinanti religiose, culturali o ideali dei conflitti, ma le subordina a un meccanismo della storia pi\u00f9 generale e pi\u00f9 potente, che mette al centro dell\u2019indagine i fattori materiali e gli interessi economici che alimentano i venti di guerra. In sostanza, segue il denaro per decifrare il moto degli sciagurati comportamenti umani.<\/p>\n<div id=\"attachment_39205\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-39205\" src=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/91\/2023\/10\/beirut_palestina.jpg\" alt=\"Gaza\" width=\"769\" height=\"421\" aria-describedby=\"caption-attachment-39205\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-39205\" class=\"wp-caption-text\"><em>Dimostrante davanti alla sede della Commissione economica e sociale delle Nazioni Unite per l\u2019Asia occidentale (UN-ESCWA) a Beirut (foto EPA \/ Wael Hamzeh)<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>Di recente questa metodologia \u00e8 stata applicata al conflitto in Ucraina, in un nostro\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788857592336\">libro<\/a>\u00a0[1] e poi in un\u00a0<a href=\"https:\/\/economicconditionsforpeace.wordpress.com\/\">appello intitolato \u201cLe condizioni economiche per la pace\u201d<\/a>\u00a0che abbiamo pubblicato sul Financial Times e su Le Monde,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2023\/02\/17\/pace-condizioni-economiche-appello\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">oltre che su queste stesse pagine<\/a>. [2]<\/p>\n<p>Tali contributi hanno raccolto numerosi consensi da membri dell\u2019accademia dei Lincei e vari altri, ma anche rilievi da parte di alcuni critici. Tra questi, c\u2019\u00e8 chi ha sostenuto che il nostro metodo di ricerca non serve a spiegare i conflitti \u201cnon economici\u201d, come ad esempio quello Israelo-Palestinese. In verit\u00e0, non dovrebbe esser difficile individuare qualche elemento \u201ceconomico\u201d in uno scontro fra due popoli caratterizzati da elevati tassi di crescita demografica e destinati a contendersi un risibile fazzoletto di mondo. Ma non \u00e8 solo questione di pressioni demografiche. Come argomentai all\u2019Istituto Gramsci gi\u00e0 prima della nuova esplosione di violenze, il conflitto irrisolto tra Israele e Palestina, che ha il suo punto di massimo attrito a Gaza, \u00e8 un fattore importante delle enormi contraddizioni, di natura economica, che stanno alimentando le tensioni militari globali. Vediamo perch\u00e9.<\/p>\n<h2><strong>Cosa c\u2019entra con Gaza la crisi egemonica dell\u2019economia americana<\/strong><\/h2>\n<p>Il punto di partenza della nostra interpretazione \u00e8 il fatto, riconosciuto dalle stesse diplomazie occidentali, di una crisi egemonica dell\u2019economia statunitense. Il capitalismo americano mantiene tuttora una leadership mondiale nella tecnologia e nella produttivit\u00e0. Eppure, dall\u2019epoca fastosa del libero scambio globale gli Stati Uniti ereditano un fardello non irrilevante di problemi, di competitivit\u00e0 e di connessi squilibri. Pur caratterizzata da una crescita inferiore a quella della Cina e di altri grandi paesi emergenti, l\u2019economia americana registra continui eccessi di importazioni sulle esportazioni e un conseguente, pesante passivo netto verso l\u2019estero, che ha raggiunto il record di 18 mila miliardi di dollari.<\/p>\n<p>Sebbene il biglietto verde resti tuttora preminente nell\u2019ordine monetario, un tale sbilanciamento risulta sempre pi\u00f9 difficile da gestire. Tra l\u2019altro, esso presenta qualche nesso con le attuali difficolt\u00e0 di finanziare le campagne militari nel mondo. Se ai tempi gloriosi del globalismo gli Stati Uniti espandevano debito e milizie all\u2019estero quasi di pari passo, oggi quel glorioso circuito \u201cmilitar-monetario\u201d attraversa un\u2019indubbia crisi. Il gigante americano si ritrova cos\u00ec nel mezzo di una difficile transizione storica, di adattamento al nuovo e meno agevole scenario mondiale.<\/p>\n<h2><strong>I perch\u00e9 della svolta protezionista di Washington<\/strong><\/h2>\n<p>Segno cruciale di questa storica transizione americana \u00e8 una colossale svolta nella politica economica internazionale. Prendendo atto dei problemi di competitivit\u00e0 e di debito estero emersi durante la fase globalista, gli Stati Uniti hanno dovuto agire dialetticamente: hanno cio\u00e8 abbandonato la vecchia linea di apertura al libero scambio globale e l\u2019hanno rovesciata, inaugurando una strategia di innalzamento di barriere protezionistiche, commerciali e finanziarie, che chiamano \u201cfriend shoring\u201d.<\/p>\n<p>In pratica, con criteri selettivi economici, piuttosto diversi rispetto al passato, gli americani stanno cercando di dividere il mondo in due liste: da un lato gli \u201camici\u201d occidentali e i sodali con cui proseguire gli affari, e dall\u2019altro i \u201cnemici\u201d da tenere alla larga. Dove tra i \u201cnemici\u201d, i vertici del potere americano annoverano i paesi esportatori che hanno accumulato crediti verso gli Stati Uniti, e che potrebbero a un certo punto utilizzare i loro attivi per acquisire aziende americane: la Cina in primo luogo, ma anche vari altri detentori di debito statunitense situati a est, e in piccola parte persino la Russia. A Washington, insomma, diventa necessario scongiurare il rischio di una \u201ccentralizzazione dei capitali\u201d in mani orientali. La svolta protezionista americana, in ultima istanza, serve a questo scopo.<\/p>\n<h2><strong>Lo spartiacque della guerra in Ucraina e la questione energetica<\/strong><\/h2>\n<p>E\u2019 facile comprendere che questo cambio delle carte in tavola non \u00e8 gradito alla Cina, alla Russia e agli altri creditori d\u2019oriente. La tesi di questi \u00e8 che gli Stati Uniti non sono pi\u00f9 nelle condizioni di cambiare a piacimento l\u2019ordine economico mondiale a seconda delle convenienze della fase storica. Non \u00e8 un caso che vari esponenti di vertice delle diplomazie internazionali abbiano inteso la guerra in Ucraina come uno spartiacque, anche per verificare la tenuta del nuovo ordine protezionista deciso unilateralmente dagli americani.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 pure una difficolt\u00e0 intrinseca, in questa svolta protezionista. Il problema \u00e8 che, nel disegno USA di divisione del pianeta in blocchi economici, la questione energetica risulta ancor pi\u00f9 spinosa di quanto non fosse nell\u2019epoca della globalizzazione. Un nodo cruciale \u00e8 che il blocco occidentale a guida statunitense \u00e8 in larga misura un\u2019economia che importa energia e materie prime e poi le trasforma.<\/p>\n<p>Indubbiamente, con le nuove tecnologie estrattive, gli americani hanno migliorato la loro bilancia commerciale energetica. Ed \u00e8 pur vero che la cosiddetta \u201ctransizione ecologica\u201d sta lentamente riducendo la dipendenza occidentale dai grandi esportatori di combustibili fossili. Ma nel complesso, il blocco dei cosiddetti \u201camici\u201d sar\u00e0 ancora a lungo bisognoso di energia e materie prime dall\u2019esterno.<\/p>\n<h2><strong>Trump, Biden, gli Accordi di Abramo e le ricadute su Gaza<\/strong><\/h2>\n<p>E qui arriviamo alle attuali tensioni medio orientali. La svolta protezionista statunitense \u00e8 la causa prima dei famigerati \u201caccordi di Abramo\u201d del 2020 e dei trattati ad essi correlati. Stipulati da Trump ma portati avanti anche da Biden, quegli accordi mirano a \u201cnormalizzare\u201d le relazioni di Israele con i grandi produttori arabi di energia, e pi\u00f9 in generale con i paesi a maggioranza musulmana ricchi di risorse naturali. L\u2019obiettivo \u00e8 chiaro: agevolare il riposizionamento di questi paesi nell\u2019energivoro blocco economico occidentale. E\u2019 questo un tassello decisivo per portare a compimento il grande mosaico del \u201cfriend shoring\u201d americano.<\/p>\n<div id=\"attachment_39206\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-39206\" src=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/91\/2023\/10\/biden_xi.jpg\" alt=\"Gaza\" width=\"802\" height=\"424\" aria-describedby=\"caption-attachment-39206\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-39206\" class=\"wp-caption-text\"><em>Joe Biden e Xi Jinping (foto da Il Sole 24 Ore)<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>Le diplomazie internazionali, tuttavia, hanno sempre ammesso che quel tassello ha vari punti di debolezza. Uno di essi \u00e8 che gli accordi di Abramo con Bahrain ed Emirati Arabi e in prospettiva con l\u2019Arabia Saudita, e i trattati annessi con Marocco, Sudan e altri, lasciano del tutto in sospeso il problema della Palestina e della striscia di Gaza. Al punto che la diplomazia americana ha dovuto cimentarsi in un ardito esercizio retorico, sostenendo che il processo di \u00abnormalizzazione dei rapporti con Israele non rappresenta un sostituto della pace tra Israeliani e Palestinesi\u00bb. Un\u2019argomentazione imbarazzante per la sua vuotezza.<\/p>\n<h2><strong>La questione palestinese indebolisce il progetto americano<\/strong><\/h2>\n<p>In sostanza, nelle trattative per la \u201cnormalizzazione\u201d dei rapporti tra Israele e produttori arabi di energia, chi ha agito per lasciare irrisolta la questione palestinese di fatto ha inciso pi\u00f9 o meno consciamente a una profondit\u00e0 molto maggiore, arrivando a scuotere il progetto americano di divisione dell\u2019economia mondiale in blocchi. Solo tenendo conto di questo punto di fragilit\u00e0 sistemica del \u201cfriend shoring\u201d \u00e8 possibile afferrare il senso e le implicazioni generali dell\u2019aggressione di Hamas in territorio Israeliano, dell\u2019avvio della reazione militare da parte di Tel Aviv e delle minacciose conseguenze non solo a Gaza ma in tutto il Medio Oriente.<\/p>\n<h2><strong>Gaza, la Cina e l\u2019idea che il friend-shoring sia insostenibile<\/strong><\/h2>\n<p>Indicativa, in questo senso, \u00e8 la presa di posizione della principale controparte sullo scacchiere mondiale. Il governo cinese ha sostenuto che i nuovi scontri fra Israele e Gaza rappresentano un chiaro indice di instabilit\u00e0 non solo degli accordi di Abramo ma anche dell\u2019IMEEC, il corridoio tra India, Medio Oriente ed Europa che gli americani sponsorizzano come sentiero commerciale contrapposto alla nuova via della seta cinese. Per Pechino, insomma, i tentativi americani di tagliare il mondo in due sono precari. Il ritorno alla ribalta della questione palestinese \u00e8 l\u2019ennesima evidenza che il progetto protezionista americano di \u201cfriend shoring\u201d \u00e8 insostenibile.<\/p>\n<p>Non sussistono ancora le condizioni per verificare se la tesi cinese dell\u2019insostenibilit\u00e0 del \u201cfriend shoring\u201d sia destinata a trovare conferma oppure no. Dalle evidenze emerge tuttavia un fatto: la svolta statunitense verso questa forma di protezionismo unilaterale \u00e8 attualmente il principale fattore di innesco degli sciagurati comportamenti umani verso la guerra. E\u2019 la principale causa materiale per la quale il mondo sta cambiando in peggio.<\/p>\n<h2><strong>La pace, il capitalismo illuminato e il ruolo dell\u2019Europa<\/strong><\/h2>\n<p>L\u2019appello su \u201cle condizioni economiche per la pace\u201d indica una via per l\u2019allentamento delle tensioni militari internazionali. La condizione preliminare \u00e8 che gli americani compiano un passo indietro rispetto alla strategia di divisione dell\u2019economia globale in blocchi di \u201camici\u201d e \u201cnemici\u201d. E i cinesi accettino un piano di regolazione, politica e non di mercato, dell\u2019enorme credito che hanno accumulato verso gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Affinch\u00e9 una tale soluzione di \u201ccapitalismo illuminato\u201d abbia speranze di successo, l\u2019Europa potrebbe giocare un ruolo rilevante. La stessa posizione di attivo verso l\u2019estero, dopotutto, offre all\u2019Unione europea opportunit\u00e0 politiche che gli americani non hanno. Ma l\u2019idea dell\u2019Europa come \u201cagente di pace\u201d, che Romano Prodi evoc\u00f2 in un dibattito con me qualche anno fa, pare soverchiata dalla realt\u00e0 di istituzioni comunitarie asservite all\u2019aggressivo protezionismo americano. [3] Eppure, la lezione da trarre dagli scontri in atto nella striscia di Gaza ma anche in Cisgiordania e al confine tra Israele e Libano dovrebbe esser chiara. In assenza di \u201ccondizioni economiche per la pace\u201d, le contraddizioni capitalistiche internazionali ci sospingono verso il buio di una guerra su larga scala.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><em>[1] Brancaccio, E., Giammetti, R., Lucarelli, S. (2022). La guerra capitalista. Competizione, centralizzazione, nuovo conflitto imperialista. Mimesis, Milano.<\/em><\/p>\n<p><em>[2] Brancaccio, E., Skidelsky, R., et al. (2023). The economic conditions for the peace \u2013 the economic conditions that make wars more likely, Financial Times, 17 February (trad. it. Le condizioni economiche per la pace, Econopoly del Sole 24 Ore, 17 Febbraio; trad. fr. Les conditions economiques de la paix, Le Monde, 12 Mars).<\/em><\/p>\n<p><em>[3] Brancaccio, E., Prodi, R. (2017). Orizzonti europei. Dialogo tra Romano Prodi ed Emiliano Brancaccio sulla storia e il futuro dell\u2019UE. Micromega, n. 5 (ripubblicato in: Brancaccio, E., Non sar\u00e0 un pranzo di gala, Meltemi, Milano, 2020).<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2023\/10\/26\/gaza-guerra-protezionismo-usa\/?uuid=91_UGnS10GR\">https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2023\/10\/26\/gaza-guerra-protezionismo-usa\/?uuid=91_UGnS10GR<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOPOLY 24 (Emiliano Brancaccio) Post di\u00a0Emiliano Brancaccio, economista dell\u2019Universit\u00e0 del Sannio, promotore dell\u2019appello internazionale \u201cThe economic conditions for the peace\u201d pubblicato sul Financial Times, Le Monde ed Econopoly\u00a0\u2013 Commentando l\u2019estensione dei fronti di guerra in Medio Oriente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: \u00abIl mondo \u00e8 cambiato in peggio, non a causa di un virus ma per sciagurati comportamenti umani\u00bb. Vero, eppure non basta. 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