{"id":82447,"date":"2023-11-13T09:30:13","date_gmt":"2023-11-13T08:30:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82447"},"modified":"2023-11-11T14:20:48","modified_gmt":"2023-11-11T13:20:48","slug":"debito-pubblico-40-anni-di-inutile-agonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82447","title":{"rendered":"Debito pubblico, 40 anni di inutile agonia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TELEBORSA (Guido Salerno Aletta)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-82449\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/122373.t.W300.H188.M4.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" \/><\/p>\n<p><em style=\"text-align: justify\">Dal 1992, regole europee incompatibili con la situazione dell&#8217;Italia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna porre termine all&#8217;agonia cominciata con il Trattato di Maastricht: non solo va abbattuto il divieto di finanziamento degli Stati da parte della Bce, ma andrebbe stabilito, al contrario, l&#8217;obbligo di sottoscrivere tutto il nuovo debito che viene emesso solo per pagare gli interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Italia, dal prossimo anno, la finanza pubblica ricomincer\u00e0 a drenare risorse dall&#8217;economia reale per destinarle alla rendita finanziaria. Bastano due soli dati: mentre le imposte in conto capitale ammonteranno ad appena 1,5 miliardo e 551 milioni di euro, le spese per interessi sul debito pubblico arriveranno ad 89 miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le previsioni di crescita del Pil si riducono cos\u00ec al lumicino, ben che vada all&#8217;1% in termini reali: il nuovo deficit, di 77 miliardi di euro, non baster\u00e0 dunque neppure a coprire l&#8217;onere complessivo degli interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella Nadef, la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, si prevede infatti di ritornare al saldo primario attivo, per 12,2 miliardi di euro, una somma pari allo 0,6% del Pil. Questa \u00e8 la quota delle entrate che sar\u00e0 destinata, insieme a tutto il deficit, a finanziare la spesa per interessi che crescer\u00e0 continuamente per via del rifinanziamento del debito in scadenza ai tassi pi\u00f9 elevati decisi dalla Bce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Basta guardare un po&#8217; all&#8217;indietro per capire che il nodo sta tutto qui: nel 2022, per esempio, il deficit monstre di 156 miliardi non solo finanzi\u00f2 completamente la spesa per interessi che fu di 82 miliardi, ma ne rimasero altri 74 miliardi per coprire un po&#8217; pi\u00f9 della met\u00e0 delle spese in conto capitale che furono di 150 miliardi. La ripresa dell&#8217;economia dopo la crisi pandemica fu sostenuta dalla spesa pubblica finanziata in deficit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre si spetta la definizione del nuovo quadro europeo di disciplina dei bilanci pubblici, sostituendo quello definito dal Fiscal Compact nel 2012, occorre fare una riflessione pi\u00f9 ampia sul sistema di finanziamento del debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In pratica, bisogna riflettere sui due fondamentali vincoli europei che risalgono al Trattato di Maastricht: divieto di ogni tipo di finanziamento degli Stati da parte della Bce; tetti al deficit ed al debito pubblico, rispettivamente al 3% ed al 60% del Pil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La combinazione di questi due vincoli si \u00e8 dimostrata catastrofica per l&#8217;Italia, che gi\u00e0 nel 1992 si trovava con un altissimo rapporto debito\/Pil, pari al 110%, salito ancora fino al 1994 quando arriv\u00f2 al 127%, una vetta che allora sembrava insostenibile ma che oggi appare un miraggio irraggiungibile visto che quest&#8217;anno sar\u00e0 del 140%. Certo, \u00e8 in forte riduzione rispetto al 2022 quando fu del 147%, ma solo perch\u00e9 in questi ultimi anni l&#8217;inflazione ha gonfiato il Pil nominale, che \u00e8 cresciuto del 6,8% nel 2022 e del 5,3% nel 2023, mentre la crescita reale \u00e8 stata del 3,7% nel 2022 mentre dovrebbe essere intorno allo 0,8% nell&#8217;anno in corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con questi vincoli, l&#8217;Italia \u00e8 destinata a continuare ad essere sempre pi\u00f9 povera: se fa pi\u00f9 deficit, viene mazzolata dalle Agenzie di rating e paga tassi di interesse sempre pi\u00f9 elevati; se invece taglia le spese o aumenta le entrate per ridurre il deficit, finanziando l&#8217;onere degli interessi con l&#8217;avanzo primario, abbatte la crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma \u00e8 dal 1980, dal &#8220;divorzio&#8221; tra Banca d&#8217;Italia e Tesoro, che il debito pubblico \u00e8 esploso a causa di un onere per interessi sempre pi\u00f9 alto: da allora non si \u00e8 fatto altro che foraggiare la rendita finanziaria, un errore irreparabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.teleborsa.it\/Editoriali\/2023\/11\/10\/debito-pubblico-40-anni-di-inutile-agonia-1.html\">https:\/\/www.teleborsa.it\/Editoriali\/2023\/11\/10\/debito-pubblico-40-anni-di-inutile-agonia-1.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TELEBORSA (Guido Salerno Aletta) Dal 1992, regole europee incompatibili con la situazione dell&#8217;Italia Bisogna porre termine all&#8217;agonia cominciata con il Trattato di Maastricht: non solo va abbattuto il divieto di finanziamento degli Stati da parte della Bce, ma andrebbe stabilito, al contrario, l&#8217;obbligo di sottoscrivere tutto il nuovo debito che viene emesso solo per pagare gli interessi. 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