{"id":82470,"date":"2023-11-14T08:00:44","date_gmt":"2023-11-14T07:00:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82470"},"modified":"2023-11-13T16:16:05","modified_gmt":"2023-11-13T15:16:05","slug":"il-centro-studi-di-confindustria-detta-la-linea-al-governo-meloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82470","title":{"rendered":"Il Centro Studi di Confindustria detta la linea al Governo Meloni"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LAFIONDA (Federico Giusti, Emiliano Gentili)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"intestazione-post\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Clipboard-0056-kzuE-U34401898603556w4H-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Clipboard-0056-kzuE-U34401898603556w4H-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p>La riscrittura che la maggioranza di Giorgia Meloni sta facendo sulla legge di Bilancio non \u00e8 finalizzata per rispondere a chi contesta una vicinanza allo spirito della riforma Fornero (una misura prima vilipesa, poi applicata con tanto di aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile e penalizzazioni per chi anticipa l\u2019uscita dal mondo del lavoro), ma perch\u00e9 le critiche alla bozza di testo arrivano soprattutto dalle parti datoriali. Su Il Sole 24 Ore del 29 ottobre Bonomi non le manda certo a dire: \u00abAlle imprese solo l\u20198% della manovra\u00bb. E ancora: \u00abServe stimolare gli investimenti per le transizioni green e digitale. Senza interventi per la crescita margini stretti per i contratti\u00bb.<\/p>\n<p>Si va forse prefigurando uno scontro fra due visioni antitetiche? Da una parte la destra attenta ai risparmi delle famiglie italiane, dall\u2019altra associazioni datoriali e forze di centro sinistra con queste che chiedono investimenti per la crescita economica?<\/p>\n<p>Una sintesi non convincente dacch\u00e9 Confindustria prova \u2013 e con successo \u2013 a costruire un\u2019intesa col Governo per indirizzare la manovra nel senso invocato dalle imprese. Non a caso gli industriali, al pari dei sindacati rappresentativi, plaudono al taglio del cuneo fiscale (la differenza fra il costo per il datore di lavoro e lo stipendio effettivo, che consiste in tasse da dare allo Stato) \u2013 che vorrebbero tuttavia strutturale, in modo da far pagare d\u2019ora in avanti gli aumenti contrattuali alla fiscalit\u00e0 generale; e benedicono gli accordi di secondo livello con tanto di deroghe ai contratti nazionali, ove lo scambio tra incrementi della produttivit\u00e0 e pochi soldi in busta paga risulta assai poco conveniente per i lavoratori.<\/p>\n<p>Ma davanti a ogni manovra Finanziaria \u00e8 normale che si scatenino associazioni e lobby economiche e di potere. Accade da sempre e per questo Bonomi e Confindustria usano la consueta bagarre per mirare ad altri obiettivi, innanzitutto per abbattere la tassazione del lavoro a carico delle imprese, in modo da fronteggiare l\u2019aumento dei costi energetici. Quindi, se al momento due terzi del cuneo fiscale lo pagano le imprese, sarebbe impopolare chiedere una ripartizione che aumenti la quota che paga il lavoratore \u2013 da un terzo al 50% \u2013 in modo da diminuire le retribuzioni. Per questo\u00a0motivo i confindustriali propongono al Governo di finanziare questa \u201coperazione di equit\u00e0\u201d, facendola finanziare all\u2019erario pubblico anzich\u00e9 farla pagare al singolo lavoratore. Le richieste di Confindustria, per\u00f2, non finiscono qui: si dice esplicitamente che le imprese non possono accogliere richieste di aumenti salariali in linea con l\u2019aumento del costo della vita senza avere indietro una qualche merce di scambio, prima fra tutte l\u2019aumento della produttivit\u00e0.\u00a0Il che ci fa comprendere come l\u2019obiettivo reale sia tanto ambizioso\u00a0quanto esplicito: incassare oggi la riduzione del cuneo fiscale a carico dello Stato per poi, a partire dal prossimo anno, rivedere a favore delle imprese tutto il sistema della tassazione sul lavoro e a sostegno della cosiddetta crescita. Ma anche in questo caso sarebbe sempre lo Stato a dovere finanziare l\u2019intera operazione di riduzione delle tasse a favore delle associazioni datoriali.<\/p>\n<p>Sempre sulle pagine de Il Sole 24 Ore\u00a0Bonomi esplicita ulteriormente il punto di vista padronale asserendo che, senza stimoli agli investimenti e ulteriori tagli al cuneo fiscale, per le aziende non potr\u00e0 esserci ripresa e le associazioni datoriali continueranno ad essere \u201cdanneggiate\u201d. Bonomi guarda direttamente alla gestione delle risorse del PNRR:\u00a0\u00abTra Pnrr e fondi del settennato europeo ci sono a disposizione pi\u00f9 di 400 miliardi in sette anni, vanno messi a terra bene e velocemente per realizzare le infrastrutture e stimolare gli investimenti. Realizzare quell\u2019Industria 5.0 fondamentale per la competitivit\u00e0 e per rispondere alla sfida di Usa e Cina\u00bb.<\/p>\n<p>Per capire a cosa faccia riferimento si deve notare che complessivamente la Commissione Europea prevede lo stanziamento per tutti gli Stati membri di ben 743,8 miliardi di \u20ac, comprendenti sovvenzioni e prestiti. Di questi, quasi 300 miliardi sono parte del piano REPowerEU, che mira a implementare le capacit\u00e0 energetiche degli Stati membri nei termini di indipendenza energetica, diversificazione di utilizzo e approvvigionamento sostenibile (comprare energia a prezzi contenuti). Il resto delle risorse, invece, viene mobilitato per i vari PNRR dei singoli Paesi. Se i fondi per i PNRR sono in parte sovvenzioni e in parte prestiti, in misura quasi equivalente, per REPowerEU ben 225 miliardi sono costituiti solamente da prestiti. E\u2019 per carpire questi fondi (ovviamente nella parte spettante all\u2019Italia) che Bonomi fa pressioni sull\u2019Esecutivo.<\/p>\n<p>Le proposte dei padroni prendono spunto dalle ultime analisi del Centro Studi di Confindustria (<a href=\"https:\/\/anie.it\/rapporto-di-previsione-csc-leconomia-italiana-torna-alla-bassa-crescita-autunno-2023\/?contesto-articolo=\/servizi\/studi-economici\/osservatorio-economico-nazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019economia italiana torna alla bassa crescita? \u2013 Rapporto di previsione Confindustria<\/a>, Autunno 2023). Ancora una volta l\u2019aumento della produttivit\u00e0 diventa una sorta di mantra, senza che si prendano seriamente in considerazione le ragioni per cui proprio la produttivit\u00e0 e il PIL italiano crescono in misura assai minore di altri paesi Ue. E dunque, dopo anni di regali statali (e sindacali) alle imprese, per aggirare la questione della crisi del sistema produttivo italiano ci si limita a denunciare come nel manifatturiero, in vent\u2019anni, gli stipendi siano cresciuti di un punto e mezzo in pi\u00f9 rispetto alla produttivit\u00e0!\u00a0\u00abIl divario con i nostri competitor \u00e8 impressionante\u00bb, dice ancora Bonomi, ma quali sono state le scelte dei padroni tedeschi, francesi o spagnoli? Siamo certi che la riduzione del costo del lavoro e i processi di delocalizzazione, gli scarsi investimenti tecnologici e in ricerca innovativa (anche per il ridursi dei margini di profitto) non siano fra le principali ragioni della crisi del modello Italiano? La soluzione non pu\u00f2 essere quella di chiedere al Governo una manovra ad hoc per finanziare determinati processi di innovazione a carico della fiscalit\u00e0 generale\u2026 non si pulisce un pavimento alzando il tappeto e tirandoci la polvere sotto.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre il Presidente di Confindustria, infine, a focalizzare l\u2019attenzione sull\u2019aumento dei tassi di interesse (che pare non subiranno ulteriori incrementi) da parte della BCE e sul costo del credito. Bonomi invoca i prestiti bancari e auspica un capitalismo finanziario \u00absenza la sponda della garanzia pubblica\u00bb, auspicandosi forse il ritorno di tempi di solidit\u00e0 economica. Peccato che, per il momento, debba essere proprio l\u2019intervento statale a salvare i vari Istituti di credito dal fallimento. A preoccupare Confindustria e il suo Centro Studi, allora, sono la bassa crescita del Pil (per il 2023 +0,7%, nel 2024\u00a0+0,5%), i ridotti consumi delle famiglie, ma soprattutto gli scarsi investimenti (che si vorrebbe provare a cavar fuori dal capitale statale). Da qui nasce l\u2019interesse per i fondi PNRR.\u00a0Non sembrano invece interessare le percentuali di forza lavoro con contratti precari e part-time, che contribuiscono anche alla riduzione delle ore lavorate, o la sottoccupazione femminile, diffusa soprattutto nelle aree meridionali. Forse perch\u00e9, in tal caso, la riflessione dovrebbe riguardare direttamente i limiti del modello capitalistico italiano. Dunque, da Confindustria arriva la richiesta di rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale, di abbassare la tassazione del lavoro, aumentare la produttivit\u00e0, stimolare gli investimenti e costruire e potenziare le infrastrutture logistiche, produttive e di comunicazione. Al contempo l\u2019obiettivo \u00e8 quello di potenziare la contrattazione di secondo livello e cos\u00ec facendo indebolire il contratto nazionale (stanno forse pensando a nuove gabbie salariali diversificando le retribuzioni su base locale, come timidamente avanzato qualche tempo fa dalla Lega?). Si chiede, in sostanza, di scaricare parte del costo del lavoro sui dipendenti (taglio del cuneo, aumento della produttivit\u00e0) e sullo Stato. Come apprendiamo dagli ultimi aggiornamenti sulla manovra in discussione, quest\u2019ultima dovrebbe ammortizzare il costo sociale di tali richieste investendo risorse, ed ecco allora che si parla di \u00abproroga per un anno del taglio del cuneo contributivo\u00bb e di \u00abtassazione agevolata al 5% per i premi di produttivit\u00e0\u00bb (Il Sole 24 Ore del 30 ottobre, Valentina Melis). Le ultime misure di decontribuzione ipotizzate, infine, sembrano investire stranamente anche i redditi medio-alti (si pensi alla proposta di decontribuzione delle lavoratrici madri con reddito superiore ai 35 mila euro). Un Governo, dunque, vicino ai ceti popolari soltanto nella propaganda.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/11\/05\/il-centro-studi-di-confindustria-detta-la-linea-al-governo-meloni\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/11\/05\/il-centro-studi-di-confindustria-detta-la-linea-al-governo-meloni\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LAFIONDA (Federico Giusti, Emiliano Gentili) &nbsp; La riscrittura che la maggioranza di Giorgia Meloni sta facendo sulla legge di Bilancio non \u00e8 finalizzata per rispondere a chi contesta una vicinanza allo spirito della riforma Fornero (una misura prima vilipesa, poi applicata con tanto di aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile e penalizzazioni per chi anticipa l\u2019uscita dal mondo del lavoro), ma perch\u00e9 le critiche alla bozza di testo arrivano soprattutto dalle parti datoriali. 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