{"id":82489,"date":"2023-11-16T09:21:42","date_gmt":"2023-11-16T08:21:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82489"},"modified":"2023-11-14T09:24:53","modified_gmt":"2023-11-14T08:24:53","slug":"due-guerre-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82489","title":{"rendered":"Due guerre"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>Quella che si combatte in Ucraina, e quella che si sta combattendo in Palestina, non sono semplicemente due guerre che oppongono l\u2019occidente collettivo al mondo multipolare, ma sono in effetti osservabili come due battaglie di una medesima, grande guerra globale, nella quale la declinante egemonia statunitense si confronta con le potenze emergenti. Un conflitto destinato a durare ancora anni, e che sar\u00e0 segnato da nuove \u2018battaglie\u2019, in differenti quadranti dello scacchiere mondiale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35869\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/22Conflitto-Israele-Hamas-Aggi-scaled-1.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"414\" \/><\/figure>\n<p>Forse per la prima volta dal 1945, il cosiddetto\u00a0<em>occidente collettivo<\/em>\u00a0si trova a dover affrontare due guerre significative nello stesso momento. Si tratta di una situazione gi\u00e0 di per s\u00e9 eccezionale, ma lo \u00e8 ancor pi\u00f9 in quanto il mondo occidentale sta attraversando una fase a dir poco complicata, ed in cui sicuramente la sua potenza (non solo militare) viene apertamente messa in discussione e sfidata, da parte di pi\u00f9\u00a0<em>attori\u00a0<\/em>sulla scena internazionale. E per quanto, soprattutto negli ambienti anglo-americani, una lunga dimestichezza con la geopolitica e le strategie globali dovrebbe aiutare a\u00a0<em>leggere\u00a0<\/em>correttamente la fase, ci\u00f2 sembra invece non accadere. O quanto meno, non del tutto.<br \/>\nDal punto di vista dell\u2019occidente, infatti, sembra che \u2013 semplicemente \u2013 una guerra rimuova l\u2019altra. Archiviata di fatto quella in Ucraina, data sostanzialmente per persa e comunque ormai fonte pi\u00f9 di imbarazzo e fastidio, Stati Uniti e NATO sembrano essersi gettati sulla (rinnovata) guerra israelo-palestinese, con lo stesso entusiasmo dei primi mesi in Ucraina.<\/p>\n<p>Anche se per il momento a sostenere economicamente Israele sono soltanto gli USA, mentre i paesi europei si limitano ad un supporto politico totale ed incondizionato [1], \u00e8 evidente che l\u2019onda lunga di questa guerra finir\u00e0 per investire ancora una volta proprio questi ultimi. Ed ancora una volta laddove fa pi\u00f9 male, le fonti di approvvigionamento energetico. In questo, evidenziandosi una volta di pi\u00f9 come le classi dirigenti europee siano non soltanto completamente asservite all\u2019<em>impero<\/em>\u00a0americano, ma anche costituite da leadership di assoluta mediocrit\u00e0 \u2013 se non peggio.<br \/>\nQuello che traspare, comunque, \u00e8 che la percezione di queste guerre, in occidente, sia tutto sommato superficiale. C\u2019\u00e8 di mezzo, ovviamente, un vecchio problema, che riguarda tutte le guerre seguite al secondo conflitto mondiale. Tutti i conflitti che hanno visto coinvolti i paesi dell\u2019<em>occidente collettivo<\/em>\u00a0sono stati infatti asimmetrici (contro nemici decisamente meno potenti), di limitato impatto (relativamente pochi caduti, bilancio economico in genere sempre positivo), comunque politicamente vantaggiosi (anche quando conclusi con una sconfitta, il lascito di caos va sempre a vantaggio dell\u2019<em>egemone<\/em>), e sopra ogni cosa sono state\u00a0<em>tutte combattute lontano da casa<\/em>.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8, quindi, una diversa percezione della guerra, da parte del mondo occidentale, che si \u00e8 formata negli ultimi ottant\u2019anni. Una percezione che, fondamentalmente, si riassume nell\u2019idea che possiamo combattere quante guerre vogliamo in condizioni di sicurezza. Sicurezza che, appunto, ci verrebbe da una schiacciante superiorit\u00e0 tecnologica e militare, tale da consentirci di proiettare la nostra forza bellica sempre e comunque in casa del nemico di turno, tenendo lontane tutte le conseguenze\u00a0<em>spiacevoli\u00a0<\/em>che sempre accompagnano una guerra.<br \/>\nQuesto paradigma mantiene ancora la sua validit\u00e0, ma comincia gi\u00e0 ad incrinarsi. I costi economici, soprattutto per i paesi europei, stanno diventando insostenibili, ed \u00e8 chiaro che per reggere il ritmo della loro (inevitabile) crescita verr\u00e0 sempre pi\u00f9 intaccato il modello di welfare a cui siamo abituati [2]. I costi politici crescono in parallelo, sia in termini di ulteriore e crescente perdita di qualsiasi spazio di autonomia (rispetto all\u2019<em>impero<\/em>\u00a0washingtoniano), sia in termini perdita di credibilit\u00e0 ed affidabilit\u00e0 internazionale.<br \/>\nCi rimane \u2013 chiss\u00e0 ancora per quanto \u2013 la capacit\u00e0 di\u00a0<em>spostare\u00a0<\/em>le guerre sempre in casa altrui. Ma la linea del fronte si avvicina sempre pi\u00f9.<\/p>\n<p>Un dato fondamentale, che sfugge alle leadership (ed alle opinioni pubbliche) occidentali, o che viene comunque letto in una chiave mistificatoria, \u00e8 la connessione profonda tra le guerre ai nostri confini. Intanto, e non \u00e8 poco, per la prima volta abbiamo due conflitti estremamente\u00a0<em>duri<\/em>, ed estremamente pericolosi, nello stesso momento. Entrambe si svolgono in prossimit\u00e0 del\u00a0<em>limes\u00a0<\/em>dell\u2019<em>impero<\/em>, ad est ed a sud, ed entrambe ci vedono profondamente schierati e coinvolti; manca appunto soltanto quell\u2019ultima linea rossa da varcare, il coinvolgimento diretto.<br \/>\nIn ogni caso, non \u00e8 soltanto per la prossimit\u00e0 che queste due guerre sono connesse. In ambedue i casi, infatti, assai pi\u00f9 rilevante \u00e8 la natura profonda di queste che le mette in connessione. Sono, in modi diversi, e con ragioni contingenti differenti, due momenti della sfida che il resto del mondo lancia all\u2019<em>impero<\/em>, alla sua egemonia. Di pi\u00f9, sono in effetti leggibili addirittura come concatenate: senza il conflitto in Ucraina (senza ci\u00f2 che lo ha reso possibile, senza il suo esito), l\u2019attuale conflitto in Palestina non avrebbe probabilmente potuto manifestarsi, non in questi termini almeno.<br \/>\nIl punto \u00e8 che sono sia l\u2019uno che l\u2019altro come due distinte battaglie, ma della medesima\u00a0<em>Grande Guerra Globale<\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35870\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/220607-russian-troops-mariupol-al-1144-1ebd2b.jpg?resize=640%2C419&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"407\" \/><\/figure>\n<p>Questa guerra viene combattuta, e lo sar\u00e0 sempre pi\u00f9, con sempre nuove\u00a0<em>battaglie<\/em>, secondo uno schema politicamente asimmetrico, nel senso che gli obiettivi delle parti in conflitto sono diversi e non semplicemente opposti. Per l\u2019occidente si tratta di provare a mantenere la propria egemonia, cercando di logorare il nemico affinch\u00e9 la sua crescita (economica, militare e politica) sia ritardata il pi\u00f9 possibile. Per il resto del mondo si tratta di liberarsi da tale egemonia \u2013 non di sostituirla con un altra.<br \/>\nQuesta asimmetria ha una immediata conseguenza sui modi, e soprattutto sui tempi, con cui le parti in conflitto si affrontano. Per l\u2019occidente egemonico, \u00e8 una corsa contro il tempo, \u00e8 ci\u00f2 lo costringe ad essere giocoforza sempre pi\u00f9 aggressivo e bellicoso. Per il mondo multipolare il tempo \u00e8 il miglior alleato, quindi impegner\u00e0 battaglia solo quando strettamente necessario, e comunque non facendone mai determinare al nemico le regole. Ogni battaglia sar\u00e0 combattuta quando e come sar\u00e0 ritenuto opportuno.<br \/>\n\u00c8 l\u2019<em>impero<\/em>\u00a0che cerca lo scontro, ma deve temerlo ogni volta.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>generale tempo<\/em>\u00a0\u00e8 un po\u2019 la versione contemporanea di ci\u00f2 che fu il\u00a0<em>generale inverno<\/em>\u00a0nelle campagne di Russia. Tutti gli attori internazionali, che si trovano \u2013 volenti o nolenti \u2013 a dover fronteggiare l\u2019aggressivit\u00e0 egemonica dell\u2019occidente, ne sono consapevoli e vi fanno affidamento. E da ci\u00f2 traggono coerentemente anche importanti indicazioni strategiche e tattiche.<br \/>\nNonostante la Russia avesse, ad esempio, il potenziale militare per\u00a0<em>piegare\u00a0<\/em>l\u2019Ucraina in breve tempo, ha preferito adottare un approccio diverso, basato sul logoramento del nemico, e che si prolunga nel tempo. Grazie a questo approccio, la guerra in Ucraina sta producendo molto di pi\u00f9 della sconfitta del regime di Kiev, che avrebbe lasciato per\u00f2 \u2013 se fosse stata rapida \u2013 una scia di problemi irrisolti. Mettendo in azione il\u00a0<em>generale tempo<\/em>\u00a0invece, Mosca sta conseguendo molti, e ben pi\u00f9 importanti risultati.<br \/>\nInnanzi tutto, sta\u00a0<em>demolendo\u00a0<\/em>l\u2019esercito ucraino. Per quanto la NATO abbia impegnato ingenti risorse, almeno a partire dal 2014, per rafforzarlo e portarlo ai livelli dei suoi standard, oggi l\u2019AFU \u00e8 in gravissima difficolt\u00e0; basti pensare che l\u2019et\u00e0 media dei militari in servizio \u00e8 di 40 anni, tanto che si sta abbassando l\u2019et\u00e0 di arruolamento a 17 anni, e la mobilitazione ha raggiunto le donne. Anche al netto dell\u2019elevata renitenza, favorita dall\u2019enorme corruzione, ci\u00f2 significa che generazioni di maschi giovani sono state pi\u00f9 che decimate [3].<\/p>\n<p>La guerra di logoramento ha inoltre portato alla distruzione di colossali arsenali militari, non solo ucraini ma dell\u2019intero occidente. Mentre l\u2019industria bellica russa ha fatto giganteschi passi avanti, moltiplicando la produzione, e mettendo a frutto l\u2019esperienza di combattimento per sviluppare sistemi d\u2019arma pi\u00f9 avanzati e pi\u00f9 efficaci [4]. E soprattutto, in Ucraina la Russia ha mostrato che le armi e le tattiche della NATO non sono affatto invincibili, ma al contrario che \u00e8 possibile sfidare e vincere l\u2019<em>egemone<\/em>\u00a0proprio laddove si sentiva pi\u00f9 sicuro, ovvero sul campo di battaglia.<br \/>\nOvviamente la NATO crede di avere ancora questa superiorit\u00e0, in quanto la sua forza aerea e navale \u00e8 ritenuta largamente superiore. Ma, come segnala\u00a0<em>Military Watch Magazine<\/em>, \u201cLa NATO \u00e8 significativamente inferiore alla Russia nella quantit\u00e0 e qualit\u00e0 dei missili antiaerei\u201d.<br \/>\nIn ogni caso, il conflitto ucraino ha messo in luce la fragilit\u00e0 del sistema bellico della NATO, e quindi la sua\u00a0<em>sfidabilit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u2013 la mancata vittoria ucraina, la sconfitta delle\u00a0<em>armi\u00a0<\/em>della NATO, il grande sviluppo dell\u2019industria bellica russa, per non parlare della creazione di fatto di un solido fronte antiegemonico con Iran, Corea del Nord e Cina \u2013 rappresentano un grosso intralcio rispetto ai disegni strategici statunitensi, per i quali si traducono nella necessit\u00e0 di rallentarne la realizzazione, regalando tempo ai suoi nemici.<br \/>\nIl nemico strategico degli USA, la Cina, viene infatti per un verso tenuta sotto pressione (con sanzioni, minacce di inasprimento delle stesse per la collaborazione con la Russia e l\u2019Iran, provocazioni militari intorno a Taiwan e spinte espansive della NATO nell\u2019indo-pacifico), e per un altro blandita con dichiarazioni distensive e proposte di pacifica convivenza. Washington sa che la competizione con Pechino difficilmente potr\u00e0 essere vinta sul piano economico, deve quindi cercare di rallentarne lo sviluppo, ed al tempo stesso accelerare in vista dello scontro, sinch\u00e9 ritiene di avere sufficiente margine per assicurarsi una vittoria militare. In questo quadro strategico, la guerra Ucraina ha finito col diventare una battuta d\u2019arresto, piuttosto che un passo avanti.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35871\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/hamas-1141280x720-1.jpg?resize=640%2C360&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" \/><\/figure>\n<p>Similmente, il riacutizzarsi improvviso del conflitto israelo-palestinese si presenta come un intralcio per le strategie globali statunitensi. Per gli USA, infatti, il controllo del Medio Oriente \u00e8 altrettanto fondamentale di quello sull\u2019Europa, essendo questi due degli asset strategici irrinunciabili, per ovvie ragioni. In particolare, per quanto riguarda il M.O., Israele rappresenta il pilastro cardine su cui si fonda l\u2019intera strategia di controllo sulla regione; strategia che a sua volta si articola fondamentalmente nel dividere il fronte arabo, legandolo appunto a Tel Aviv, e per fare ci\u00f2 necessita che la principale ragione di tensione \u2013 la questione palestinese, appunto \u2013 venga costantemente silenziata. Questo delicato equilibrio, gi\u00e0 minacciato dalla mediazione cinese che ha messo fine all\u2019ostilit\u00e0 tra Arabia Saudita ed Iran [5], \u00e8 stato fatto saltare dall\u2019iniziativa palestinese del 7 ottobre.<br \/>\nCon il lancio dell\u2019operazione\u00a0<em>Al-Aqsa Flood<\/em>, infatti, la resistenza palestinese ha non soltanto rotto questi equilibri, ma esattamente come prima ha fatto il conflitto ucraino, ha mandato in pezzi il mito dell\u2019invincibilit\u00e0 di\u00a0<em>Tsahal\u00a0<\/em>e dei servizi israeliani, ne ha mostrato la\u00a0<em>sfidabilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Non solo, la mossa palestinese ha riportato la Palestina al centro del dibattito mondiale e, aprendo la strada alla prevedibile reazione israeliana, ha costretto gli USA a scendere precipitosamente in campo per sostenere l\u2019alleato, e con ci\u00f2 stesso ha riapprofondito il solco di sfiducia tra occidente e resto del mondo.<br \/>\nNonostante fosse evidente che le formazioni combattenti della resistenza non potessero battere l\u2019IDF\u00a0<em>in attacco<\/em>, cos\u00ec come era evidente che Israele avrebbe reagito selvaggiamente, la\u00a0<em>tempesta\u00a0<\/em>funziona egregiamente se vista nella sua prospettiva strategica, che ancora una volta punta sul logoramento del nemico. Come ha detto il leader di Hezbollah in occasione del suo discorso per la Giornata dei Martiri,\u00a0<em>\u201csiamo in una battaglia di fermezza, pazienza e accumulo di risultati, una battaglia per raccogliere punti nel tempo\u201d\u00a0<\/em>[6].<br \/>\nLe forze della resistenza, in Palestina e non solo, sono infatti assolutamente in grado di tenere testa all\u2019esercito israeliano, e quindi di tenere inchiodati gli Stati Uniti in Medio Oriente, costretti a sostenere un\u2019altra guerra, a bassa intensit\u00e0 stavolta, che il suo alleato non \u00e8 in grado di vincere da solo.<\/p>\n<p>Anche in Palestina, quindi, torna il\u00a0<em>generale tempo<\/em>\u00a0a contrastare i disegni dell\u2019<em>impero<\/em>\u00a0americano. Sia Netanyahu che il suo ministro della difesa, Gallant, parlano apertamente di una guerra che durer\u00e0 mesi, se non addirittura di pi\u00f9, per sconfiggere Hamas. Ma pu\u00f2 reggere uno scontro di questa durata, dovendo comunque non solo affrontare una durissima battaglia urbana con le forze della resistenza a Gaza, ma anche l\u2019impegnativo confronto con Hezbollah sul confine libanese, le\u00a0<em>punture di spillo<\/em>\u00a0in arrivo dallo Yemen e dalla Siria, e la crescente rivolta in Cisgiordania?<br \/>\nPer quanto abbia alle spalle la potenza degli USA, Israele ha dinanzi a s\u00e9 delle difficolt\u00e0 enormi, che trascendono il mero aspetto militare. Anche a prescindere dallo scontro interno al paese, antecedente al 7 ottobre ma da questo soltanto leggermente sopito, c\u2019\u00e8 la questione delle responsabilit\u00e0 (politiche e militari) nella\u00a0<em>debacle<\/em>, c\u2019\u00e8 la questione dei prigionieri civili e militari, c\u2019\u00e8 la questione \u2013 che sta ormai emergendo con forza \u2013 dei numerosi morti israeliani dovuti al fuoco dello stesso esercito.<br \/>\nMa, ancora pi\u00f9 forte, c\u2019\u00e8 il costo economico del conflitto.<\/p>\n<p>Che non \u00e8 semplicemente il costo vivo dell\u2019operazione militare, specialmente se dovesse prolungarsi cos\u00ec tanto, ma l\u2019impatto complessivo sull\u2019economia israeliana. Che da un lato si vede sottrarre la forza lavoro dei riservisti richiamati, e dall\u2019altro quella delle migliaia di palestinesi che ora sono stati espulsi verso Gaza. C\u2019\u00e8 la cessazione delle attivit\u00e0 economiche in tutto il nord, in gran parte evacuato per ragioni di sicurezza, ed altrettanto lungo i confini con la Striscia di Gaza. Persone evacuate da entrambe le regioni che, oltretutto, avranno prima o poi bisogno di un aiuto pubblico. Per tacere del fatto che pi\u00f9 di un quarto di milione di israeliani ha lasciato il paese, in seguito all\u2019attacco del 7\/10. Il tutto, in un quadro di isolamento internazionale crescente; e anche se i governi del NATOstan non deflettono nella solidariet\u00e0 verso Tel Aviv, \u00e8 evidente che il comportamento di quest\u2019ultima crea enormi imbarazzi, che alla lunga finiranno per aprirvi crepe.<br \/>\nLa situazione \u00e8 tale, dunque, che sia Israele che gli Stati Uniti avrebbero bisogno di uscire da questo\u00a0<em>impasse\u00a0<\/em>in fretta, ma sanno entrambe che non sar\u00e0 possibile. Ed a Washington scalpitano, perch\u00e9 sono consapevoli di come questa crisi stia mettendo in seria difficolt\u00e0 tutto il suo network di relazioni mediorientali. Al punto che \u2013 di necessit\u00e0 virt\u00f9 \u2013 Biden si appresta a chiedere a Xi Jinping di intercedere con Teheran, affinch\u00e9 si astenga dall\u2019intervenire.<br \/>\nSolo che l\u2019Iran non alcuna fretta di farlo; siede metaforicamente sulla riva del Giordano e attende\u2026<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35872\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/photo_2023-10-31_07-09-48.jpg?resize=640%2C426&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"426\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<p>1 \u2013 In effetti, il governo tedesco ha da poco aumentato massicciamente le autorizzazioni per le esportazioni di armi verso Israele. Dal 2 novembre, il governo ha autorizzato esportazioni per un valore di circa \u20ac 303 milioni. Nel 2022 erano solo circa \u20ac 32 milioni. (Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/dw_politics\/status\/1722195003005370847)\">Deutsche Welle Politics<\/a>)<br \/>\n2 \u2013 Come ha dichiarato recentemente Josep Borrell, responsabile della UE per la politica estera,\u00a0<em>\u201ci paesi UE devono essere politicamente preparati a compensare i tagli agli aiuti USA all\u2019Ucraina\u201d<\/em>.<br \/>\n3 \u2013\u00a0<em>\u201cLe perdite delle forze armate ucraine sono esorbitanti\u201d<\/em>; cos\u00ec ha detto l\u2019ex presidente del comitato militare della NATO, ed ex ispettore generale della Bundeswehr, generale Harold Kujat sul canale\u00a0<em>YouTube<\/em>\u00a0dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Ws0wX6ZTjkk\">HKCM<\/a>.<br \/>\n4 \u2013 Secondo la rete televisiva tedesca ZDF,\u00a0<em>\u201cla Russia \u00e8 all\u2019avanguardia nell\u2019innovazione militare in Ucraina, mentre le armi occidentali sono in ritardo\u201d<\/em>.<br \/>\n5 \u2013 La mediazione di Pechino, oltre a consentirgli di affacciarsi autorevolmente nella regione, ha prodotto a cascata una serie di eventi sgraditi all\u2019<em>impero<\/em>: il rientro della Siria nella lega Araba, l\u2019avvio di una possibile risoluzione dei problemi tra questa e la Turchia, la fine del conflitto tra Ryhad e Sanaa.<br \/>\n6 \u2013 Sayyed Hassan Nasrallah, 11 novembre 2023,\u00a0<a href=\"https:\/\/rumble.com\/v3v2brg-nasrallahs-speech-and-analysis-english.html\">Rumble<\/a><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/11\/12\/due-guerre-2\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/11\/12\/due-guerre-2\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Quella che si combatte in Ucraina, e quella che si sta combattendo in Palestina, non sono semplicemente due guerre che oppongono l\u2019occidente collettivo al mondo multipolare, ma sono in effetti osservabili come due battaglie di una medesima, grande guerra globale, nella quale la declinante egemonia statunitense si confronta con le potenze emergenti. 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