{"id":82515,"date":"2023-11-17T08:30:23","date_gmt":"2023-11-17T07:30:23","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82515"},"modified":"2023-11-15T12:12:22","modified_gmt":"2023-11-15T11:12:22","slug":"catastrofe-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82515","title":{"rendered":"Catastrofe palestinese"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Aurora Caredda, Giovanni Pillonca)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/Gli_uccelli_interno_asini-10-1024x752.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"752\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">Illustrazione di Armin Greder<\/div>\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<div class=\"postshare\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_24 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/catastrofe-palestinese\/\" data-a2a-title=\"Catastrofe palestinese\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre scriviamo, a pi\u00f9 di cinque settimane dall\u2019\u201corgia di omicidi e sadismo\u201d, come Amira Hass ha definito l\u2019orripilante carneficina perpetrata dagli uomini di Hamas il 7 ottobre scorso (1330 morti di cui 878 civili e pi\u00f9 di 200 ostaggi), \u00e8 in pieno svolgimento la sproporzionata rappresaglia israeliana sulla Striscia di Gaza, operazione approvata dagli Stati Uniti e dall\u2019Unione europea. Assedio con taglio delle forniture di acqua, elettricit\u00e0 e carburante, bombardamenti sui civili, con pi\u00f9 di 11.000 morti tra i quali pi\u00f9 di 4.000 bambini e minori, in una funerea contabilit\u00e0 in continuo aggiornamento. Non si hanno numeri precisi dei dispersi, delle vittime sotto le macerie degli edifici bombardati \u2013 tra i quali ospedali, scuole, chiese e moschee, locali dell\u2019ONU \u2013 in cui sotto le bombe e senza mezzi non \u00e8 possibile scavare neppure per cercare di recuperare gli eventuali superstiti. Cifre inizialmente messe in dubbio dall\u2019amministrazione statunitense ma poi sostanzialmente confermate dagli osservatori delle Nazioni Unite in loco e dall\u2019intelligence statunitense. A questo scenario di morte si aggiungono pi\u00f9 di un milione e mezzo di sfollati, sul cui capo pende la minaccia di un trasferimento forzato in Egitto, possibilit\u00e0 avversata dagli abitanti di Gaza e dai leader arabi che vi vedono profilarsi la possibilit\u00e0 di una seconda Nakba, addirittura con un numero doppio di rifugiati. Un\u2019eventualit\u00e0 suggerita dal Ministero dell\u2019Intelligence del governo israeliano, come rivela uno scoop della pubblicazione in ebraico online Sicha Mekomit, come soluzione ottimale (per la versione in inglese www.972mag.com\/intelligence-ministry-gaza-population-transfer\/).<br \/>\nL\u2019aeronautica israeliana, secondo il resoconto di Raz Segal, che in un articolo su Jewish Currents parla di un \u201ccaso da manuale di genocidio\u201d, al 13 ottobre aveva gi\u00e0 sganciato pi\u00f9 di 6.000 bombe su Gaza, una delle aree pi\u00f9 densamente popolate del mondo: quasi quante ne sganciarono gli Stati Uniti su tutto l\u2019Afghanistan durante l\u2019anno pi\u00f9 intenso della sua guerra, il 2019. Gi\u00e0 dal quarto giorno dei bombardamenti\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2023\/10\/12\/world\/middleeast\/israel-gaza-war.html\">secondo fonti delle Nazioni Unite<\/a>\u00a0non si sapeva dove seppellire i morti. Il manifesto del 10 novembre riporta l\u2019articolo di Neve Gordon apparso su Al Jazeera in cui si forniscono i dati aggiornati: i militari avrebbero sganciato su Gaza circa 30.000 tonnellate di esplosivi danneggiando circa il 50 % delle unit\u00e0 abitative nella Striscia di cui il 10% sarebbero inabitabili. I bombardamenti hanno provocato lo spostamento forzato di quasi il 70% della popolazione. Pi\u00f9 di un milione e mezzo di persone intrappolate in un paradigma militarista e ora vendicativo condiviso secondo Gordon dalla maggioranza degli ebrei israeliani. L\u2019obiettivo vittoria \u201cimplica una spinta eliminazionista su vasta scala, diretta contro il popolo palestinese e non solo contro Hamas\u201d. Sulla questione del genocidio \u00e8 intervenuto sul NYT lo specialista di studi dell\u2019Olocausto e dei genocidi, Omer Bartov (<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2023\/11\/10\/opinion\/israel-gaza-genocide-war.html?searchResultPosition=1\">\u201cWhat I Believe as a Historian of Genocide\u201d<\/a>) per sostenere che mentre non si pu\u00f2 affermare che un genocidio sia in corso, come fanno Raz Segal e altri, si pu\u00f2 ben dire che abbiamo prove di \u201cintenti genocidiali\u201d dimostrati dalle numerose inoppugnabili affermazioni al riguardo di esponenti di punta del governo israeliani. Mentre non abbiamo prove per affermare che i militari stiano prendendo volutamente come bersaglio i civili, continua Bartov, forse stiamo assistendo a \u201cun\u2019operazione di pulizia etnica che potrebbe rapidamente trasformarsi in un genocidio, come \u00e8 accaduto pi\u00f9 di una volta in passato\u201d. Bartov invita gli studiosi e le istituzioni a lanciare l\u2019allarme finch\u00e9 si \u00e8 in tempo, per una situazione che potrebbe passare dalla carneficina attuale alla pulizia etnica e al genocidio.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/opinions\/2023\/11\/5\/why-israel-wants-to-erase-context-and-history-in-the-war-on-gaza\">Per lo storico Ilan Pappe<\/a>, Israele usa l\u2019attacco del 7 ottobre come pretesto per perseguire politiche genocidarie\u201d.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 niente di nuovo in questo approccio devastatore come rappresaglia al raccapricciante eccidio di Hamas da parte di Israele, a parte l\u2019intensit\u00e0 dei bombardamenti. Si tratta della cosiddetta \u201cdottrina Dahiya\u201d, dal quartiere sciita di Beirut bersaglio di bombardamenti a tappeto per il lancio di missili durante la guerra del Libano del 2006. Secondo tale \u201cdottrina\u201d le aree urbane diventavano bersagli militari su cui usare una forza sproporzionata con l\u2019obiettivo di raderli al suolo. Per il Generale Gadi Eizenkot i villaggi erano obiettivi militari e la loro distruzione un\u2019azione punitiva (Ilan Pappe, A History of Modern Palestine, p. 275). Tale dottrina sembrerebbe ora applicata anche alla Striscia di Gaza, con lo scopo di infliggere danni tali che, secondo le parole di un generale dell\u2019IDF, sarebbero necessari secoli per risollevarsi.<br \/>\n\u00c8 come se si fosse avverata la previsione di Zygmunt Bauman che gi\u00e0 nel 1971, quattro anni dopo la Guerra dei Sei Giorni, avvertiva che \u201cL\u2019esercito avrebbe governato la nazione e non il contrario\u201d. Bauman presagiva la militarizzazione della psiche israeliana e della sua classe dirigente. Erano le conseguenze dell\u2019occupazione in corso che, come aveva prima di lui avvertito il filosofo Yeshayahu Leibowitz, era \u201cimmorale e degradava gli occupanti\u201d. Ritornando sull\u2019argomento nel 2014, al tempo dell\u2019operazione Margine protettivo, il sociologo polacco sosteneva che gli israeliani, essendo vissuti sempre in guerra, avevano perso la capacit\u00e0 di risolvere i problemi senza ricorrere alla violenza (A tutto campo. L\u2019amore, il destino, la memoria e altre umanit\u00e0. Conversazioni con Peter Haffner, Laterza, 2021).<br \/>\nDallo scoppio della seconda intifada, nel 2000, e passando per le varie operazioni militari su Gaza, da Summer e Autumn Rains del 2006 a Guardians of the Wall nel 2021, il totale dei morti palestinesi (Gaza e Territori compresi) era, secondo B\u2019Tselem, alla vigilia del 7 ottobre, di 10.555 vittime; quello dei civili israeliani uccisi dai palestinesi era di 881.<br \/>\nVale la pena a questo punto, mentre le bombe continuano a cadere sulla Striscia e dal Libano arrivano i razzi di Hezbollah che minacciano un allargamento del conflitto, di concentrarsi su alcuni aspetti chiave che contribuiscono alla comprensione dei motivi del precipitare della complicata situazione sul terreno, concentrandosi sulle mancate prese di posizione dei paesi europei, con la significativa eccezione dell\u2019Irlanda, su cui non abbiamo lo spazio per soffermarci, riguardo ai diritti del popolo palestinese.<\/p>\n<p><strong>L\u2019indifferenza dei paesi europei<br \/>\n<\/strong>Pu\u00f2 essere utile partire dal \u201cj\u2019accuse\u201d che Amira Hass ha lanciato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/opinion\/2023-10-16\/ty-article-opinion\/.premium\/germany-you-have-long-since-betrayed-your-responsibility\/0000018b-3487-d051-a1cb-3ddfa2cf0000\">nel suo intervento su Haaretz<\/a>\u00a0il 16 ottobre (\u201cGermany, you have long since betrayed your responsibility\u201d) in risposta all\u2019affermazione del Cancelliere tedesco Olaf Scholz, fatta il 12 ottobre: \u201cLa sofferenza e le avversit\u00e0 della popolazione civile nella Striscia di Gaza non potranno che aumentare. Hamas \u00e8 responsabile anche di questo\u201d. Scholz ha giustificato questa sua affermazione ricordando le responsabilit\u00e0 derivanti alla Germania dall\u2019Olocausto, che le impongono di garantire l\u2019esistenza e la sicurezza dello Stato di Israele. Per Amira Hass, come per tutto il fronte pacifista, la \u201cresponsabilit\u00e0\u201d derivante dall\u2019Olocausto \u00e8 \u201cproprio quella che impone di impedire la guerra, che produce disastri che a loro volta producono guerre che aumentano le sofferenze, in un ciclo di violenza infinito\u201d, come Hass stessa aveva scritto in un articolo pubblicato all\u2019indomani dell\u2019eccidio, il 10 ottobre (\u201c<a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/opinion\/2023-10-10\/ty-article\/.premium\/arriving-again-at-the-cycle-of-vengeance\/0000018b-15d7-d2fc-a59f-d5df4d810000\">Arriving Again at the Cycle of Violence<\/a>\u201d). Una lezione, questa, che Hass dice di aver appreso dal padre, \u201dun sopravvissuto ai carri bestiame tedeschi\u201d.<br \/>\nLa responsabilit\u00e0 derivante dall\u2019Olocausto, in cui perirono tanti suoi familiari, \u00e8 stata paradossalmente tradita, secondo Amira Hass, con il sostegno senza riserve dato a uno \u201cStato, Israele, che occupa, colonizza, priva le persone dell\u2019acqua, ruba la terra, imprigiona due milioni di abitanti di Gaza in una gabbia affollata, espelle intere comunit\u00e0 dalle loro case, le demolisce e incoraggia e spalleggia la violenza dei coloni. Questo sotto gli auspici del cosiddetto accordo di pace che i leader occidentali hanno accolto a braccia aperte per poi permettere a Israele di agire esattamente in direzione contraria al fine di rendere impossibile la fondazione di uno stato palestinese nei territori che Israele occupa dal 1967\u201d.<br \/>\nTutto questo \u00e8 accaduto nonostante gli appelli e i rapporti che sono venuti dalle organizzazioni umanitarie nel corso degli ultimi decenni, ultimo quello di Amnesty del 2022, che ribadiva al mondo il regime di apartheid instaurato da Israele dal Giordano al Mediterraneo, gi\u00e0 segnalato peraltro e da anni oltre che dai palestinesi da altre organizzazioni umanitarie indipendenti israeliane e internazionali. Gli attivisti palestinesi e israeliani per i diritti umani, che da decenni si battono contro l\u2019occupazione, avvertivano che la politica di Israele avrebbe potuto inevitabilmente portare a un\u2019esplosione di proporzioni inimmaginabili.<br \/>\nI paesi occidentali e la Germania in primis hanno continuato a inviare a Israele lo stesso messaggio rassicurante. Nessuno avrebbe punito Israele per le sue nefandezze. Mentre i critici venivano e vengono bollati, in particolare in Germania, con l\u2019infamante accusa di antisemitismo. Per non parlare dell\u2019interdetto lanciato contro un movimento non violento come quello del BDS, osteggiato da molti stati e anch\u2019esso tacciato di antisemitismo. Questa posizione ha portato ora molti paesi europei, oltre alla Germania, a vietare le manifestazioni contro la guerra, o a esporsi al ridicolo bloccando il premio alla scrittrice palestinese Adania Shibli all\u2019ultima Fiera del libro di Francoforte in un\u2019ondata repressiva inaudita che mette a repentaglio il diritto di parola e la libert\u00e0 di pensiero, mentre si assiste a una preoccupante impennata dell\u2019antisemitismo e dell\u2019islamofobia anche in Europa e negli USA.<\/p>\n<p><strong>Le responsabilit\u00e0 di Netanyahu<br \/>\n<\/strong>La soluzione dei due Stati, che ufficialmente USA e UE indicano come l\u2019obiettivo da perseguire, \u00e8 da tempo morta e sepolta, come ben sanno le diplomazie occidentali. Nemico acerrimo di tale soluzione sono sempre stati l\u2019attuale primo ministro israeliano e il suo partito, il Likud, che nel suo programma politico esplicita \u201cil suo categorico rifiuto alla creazione di uno Stato palestinese\u201d. Per impedire anche solo il profilarsi all\u2019orizzonte di una tale possibilit\u00e0, Il leader Netanyahu ha contrassegnato tutta la sua carriera politica con una posizione di cui oggi si vedono le tragiche conseguenze, vale a dire il sostegno, dietro le quinte, ad Hamas, organizzazione considerata nello schema cinico del suo \u201cdivide et impera\u201d una forza concorrente dell\u2019Autorit\u00e0 Palestinese in un dissidio che avrebbe reso impossibile a medio e lungo termine proprio la creazione di uno stato palestinese.<br \/>\nSu quest\u2019ultimo punto, \u00e8 tornato lo storico Adam Raz\u00a0<a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/israel-news\/2023-10-20\/ty-article-opinion\/.premium\/a-brief-history-of-the-netanyahu-hamas-alliance\/0000018b-47d9-d242-abef-57ff1be90000\">in un articolo su Haaretz<\/a>\u00a0il 20 ottobre. Per 14 anni la politica del premier \u00e8 stata volta a rafforzare il dominio di Hamas sulla Striscia con l\u2019obiettivo di indebolire l\u2019Autorit\u00e0 palestinese. Un completo capovolgimento della politica del suo predecessore Ehud Olmert, che aveva cercato nel 2007 di porre fine al conflitto attraverso un trattato di pace con il pi\u00f9 moderato e acquiescente leader palestinese, il Presidente della PA (Palestinian Authority) Mahmoud Abbas. Tentativo arenatosi a causa del processo per corruzione cui fu sottoposto Olmert e che port\u00f2 alla caduta del suo governo. Un\u2019inversione di tendenza si ebbe di nuovo di recente con il governo di coalizione guidato da Naftali Bennett e Yair Lapid, che cercarono di fermare il finanziamento di Hamas basato principalmente su risorse che giungevano in contanti dal Qatar. Oltre alle testimonianze di molti esponenti politici e militari, che confermano tale approccio spregiudicato condotto in segreto, Raz riporta una comunicazione in chiaro di Netanyahu del marzo 2019 a una riunione di parlamentari del Likud in cui si parlava dei finanziamenti ad Hamas: \u201cChiunque si opponga ad uno Stato palestinese deve sostenere l\u2019invio di fondi a Gaza perch\u00e9 il mantenimento della separazione tra l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese in Cisgiordania e Hamas a Gaza impedir\u00e0 la creazione di uno Stato palestinese\u201d.<br \/>\nSi tratta di posizioni note al partner principale, gli USA, come pure ai paesi europei, che hanno comunque all\u2019unisono continuato a sostenere a parole la soluzione dei due stati e il cosiddetto \u201cprocesso di pace\u201d. Tornano alle mente le parole di Noam Chomsky a proposito del ruolo degli USA come mediatori di pace nel Medio Oriente: \u201cla soluzione \u00e8 il problema\u201d. Confermata tragicamente nel corso degli ultimi due decenni.<\/p>\n<p><strong>Il quadro attuale<br \/>\n<\/strong>La situazione gravissima sul terreno oggi \u00e8 anche il frutto di tali calcoli. E la conseguenza della corruzione morale derivante dall\u2019occupazione, come aveva predetto Bauman. Il costo pagato \u00e8 alto, secondo Michael Sfard, l\u2019avvocato che rappresenta varie organizzazioni umanitarie israeliane e palestinesi: \u201cL\u2019imposizione da 75 anni dello status di rifugiati a milioni di palestinesi, l\u2019occupazione imposta ad altri milioni da 56 anni, e i 16 anni di assedio imposti a milioni di palestinesi a Gaza, hanno eroso i nostri principi morali. Hanno normalizzato una situazione per cui ci sono persone che valgono meno. Molto meno\u201d.<br \/>\nEcco come lo stesso Sfard descrive Israele oggi: \u201cUn paese e una societ\u00e0 in cui gli appelli a cancellare Gaza non sono solo appannaggio di persone patetiche ed emarginate che lasciano commenti sui social media. \u00c8 un paese in cui i legislatori del partito al governo chiedono apertamente e senza vergogna una \u201cseconda Nakba\u201d, dove il ministro della Difesa ordina di negare acqua, cibo e carburante a milioni di civili, un paese il cui presidente, Isaac Herzog, volto moderato di Israele , afferma che tutti gli abitanti di Gaza sono responsabili dei crimini di Hamas\u201d.<br \/>\nA questa sconvolgente catastrofe di cui non si riesce a prevedere la fine, si aggiungono sempre pi\u00f9 intensi i pogrom in Cisgiordania da parte dei coloni e dell\u2019esercito, una pratica di pulizia etnica in corso da decenni e sulla quale aveva acceso i riflettori un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.btselem.org\/publications\/202309_the_pogroms_are_working_the_transfer_is_already_happening\">report di B\u2019tselem<\/a>\u00a0nel settembre scorso. Si tratta di operazioni concertate, sostenute dall\u2019esercito e dai coloni che si erano gi\u00e0 guadagnati nel 2014 la definizione di neonazisti\u00a0<a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/2014-05-10\/ty-article\/amos-oz-hate-crime-attackers-hebrew-neo-nazis\/0000017f-e90e-df5f-a17f-fbde26270000\">da parte di Amos Oz<\/a>, che adesso hanno i loro rappresentanti al governo, e favorite ora dal fatto che l\u2019attenzione del mondo \u00e8 concentrata su Gaza. I due scenari hanno in comune lo stesso obiettivo, la pulizia etnica. Obiettivo per ora frenato per quanto riguarda Gaza mentre \u00e8 invece in pieno svolgimento in gran parte dell\u2019Area C: intere comunit\u00e0 che fuggono per l\u2019intensificarsi della campagna di estrema violenza che sta producendo un altissimo numero di vittime, 185 dal 7 ottobre con pi\u00f9 di 2.800 feriti, in un tragico bilancio che va anch\u2019esso, aggiornato di ora in ora. Dal 1 gennaio al 19 settembre di quest\u2019anno, soldati e coloni avevano gi\u00e0 ucciso 189 palestinesi ferendone 8.192. Squadracce armate irrompono nei villaggi sparando contro i residenti, come \u00e8 avvenuto l\u201911 nel villaggio di Qusra in cui i coloni dell\u2019insediamento di Esh Kodesh hanno sparato contro manifestanti pacifici e disarmati uccidendo 4 persone. Gli stessi coloni sono ritornati il giorno seguente mentre si svolgevano i funerali delle vittime uccidendo ancora due persone, padre e figlio. Tantissimi gli episodi di violenza documentati sul sito di B\u2019Tselem.<br \/>\nSecondo i dati di B\u2019Tselem negli ultimi due anni, fino al settembre scorso, sei comunit\u00e0 (479 persone in tutto di cui 179 minori) erano state costrette a fuggire per le violenze dei coloni. Dal 7 ottobre se ne sono aggiunte altre 10 per un totale di ulteriori 900 persone di cui 300 minori. Tutto questo sullo sfondo della campagna decennale di spossessamento delle comunit\u00e0 in quell\u2019area, la chiusura dei checkpoint che accrescono l\u2019isolamento di ogni singola comunit\u00e0 anche per quanto riguarda gli approvvigionamenti dei beni di prima necessit\u00e0.<br \/>\nSono notevolmente aumentati i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane: prima del 7 ottobre erano pi\u00f9 di 5.000 di cui pi\u00f9 di 1.200 in regime di detenzione amministrativa, vale a dire senza accuse precise e senza diritto alla difesa, tra i quali pi\u00f9 di 200 minori. In pochi giorni, i detenuti palestinesi provenienti soprattutto dalla Cisgiordania sono aumentati di pi\u00f9 di 1.000 unit\u00e0, cui si aggiungono altre migliaia da Gaza e un numero sconosciuto di militanti armati. Ma gli arresti interessano anche i cittadini arabo-israeliani ed ebrei dissidenti rei di aver criticato le politiche del governo, in un\u2019ondata maccartista senza precedenti, compresi i leader politici arabi, tra cui quattro importanti membri del Partito Balad\/Tajammo e Muhammad Barakeh, ex parlamentare, solo per aver tentato di organizzare un sit-in a Nazareth contro la guerra a Gaza. Non fanno eccezione gli ebrei di sinistra, denunciati, licenziati, sospesi dagli studi o addirittura arrestati per aver postato opinioni critiche delle politiche del Governo in questo drammatico frangente.<br \/>\nIntanto, Hamas trattiene pi\u00f9 di 200 ostaggi tra cui 23 bambini e adolescenti, la cui sorte non sembra costituire una priorit\u00e0 n\u00e9 per le autorit\u00e0 israeliane n\u00e9 per gran parte dell\u2019opinione pubblica, trascinate dall\u2019automatismo della ritorsione e della vendetta.<br \/>\nInascoltati sinora gli appelli, che giungono sempre pi\u00f9 forti dai parenti degli ostaggi e da una larga parte del fronte antioccupazione, nonch\u00e9 da accademici e intellettuali, ebrei e non, firmatari di due petizioni,\u00a0<a href=\"https:\/\/sites.google.com\/view\/israel-elephant-in-the-room\/home?authuser=0\">la prima<\/a>\u00a0delle quali chiedeva la cessazione dell\u2019occupazione e\u00a0<a href=\"https:\/\/sites.google.com\/view\/israel-elephant-in-the-room\/response-to-october-7?authuser=0\">la seconda<\/a>\u00a0che da un lato chiedeva di dare la priorit\u00e0 alle trattative per il rilascio degli ostaggi e dall\u2019altro la fine della punizione collettiva dei civili di Gaza. Garantirne il rilascio con uno scambio \u00e8 la via da seguire, fermando l\u2019invasione e dando precedenza alle trattative, come si fece per il rilascio di Gilad Shalit. Si potrebbe cominciare da quelli che Israele tiene in carcere in detenzione amministrativa, o dai 200 minorenni. Gideon Levy,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/opinion\/2023-10-22\/ty-article-opinion\/.premium\/save-the-israeli-hostages-release-palestinian-prisoners-quickly\/0000018b-5329-df6e-a5db-776f12370000\">su Haaretz il 22 ottobre<\/a>, si spinge fino al punto di proporre la liberazione di Marwan Barghouti, considerato l\u2019unico leader palestinese che potrebbe generare un cambiamento nella realt\u00e0 palestinese. O il rilascio di arabi israeliani in carcere da pi\u00f9 di 40 anni come Walid Daqqa, da tempo malato.<\/p>\n<p><strong>La crisi del blocco antigovernativo e della sinistra<br \/>\n<\/strong>La crisi ha di fatto completamente bloccato la mobilitazione democratica di massa in corso da gennaio contro il tentativo di golpe giudiziario promosso dal governo Netanyahu e ha portato scompiglio nel campo antioccupazione e nella sinistra in genere. Lo sconcerto profondo che si \u00e8 abbattuto sui militanti ha provocato un notevole disorientamento con frange che si schierano apertamente a sostegno della reazione militarista del governo. Mentre altri mantengono la ferma determinazione ad andare avanti nella difesa dei principi democratici e liberali, come \u00e8 evidente nella lettera di Arielle Angel, direttrice di Jewish Currents,\u00a0<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/non-possiamo-compiere-la-traversata-se-non-ci-sosteniamo-a-vicenda\/\">tradotta e pubblicata dagli Asini<\/a>. O come fa Peter Beinart sul NYT (\u201c<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2023\/10\/14\/opinion\/palestinian-ethical-resistance-answers-grief-and-rage.html\">There Is a Jewish Hope for Palestinian Liberation. It Must Survive<\/a>\u201d) del 14 novembre, sforzandosi di indicare una strada possibile per il dialogo e la collaborazione tra ebrei e palestinesi basata sul principio irrinunciabile che i civili devono essere risparmiati. Beinart ricorda la lezione impartita dall\u2019ANC in Sud Africa nel 1988 quando si assunse l\u2019impegno a non colpire i civili. Dichiarava l\u2019ANC, allora: \u201cLa nostra moralit\u00e0 di rivoluzionari esige il rispetto dei valori che regolano una condotta umanitaria della guerra\u201d. L\u2019ANC si rifiutava di terrorizzare i bianchi perch\u00e9 non voleva cacciarli. Aveva una visione che prevedeva una democrazia multirazziale. Lo stesso obiettivo che dovrebbe porsi il fronte di chi si batte per porre termine all\u2019occupazione e smantellare il regime di apartheid. Ma per questo \u00e8 necessaria un\u2019opera di ricostruzione morale che sar\u00e0 lunga e difficile e che Beinart sente che non far\u00e0 in tempo a vedere.<br \/>\nDifficilissimo per ora prevedere l\u2019evolversi della crisi e tanto meno il futuro dei gazani che riusciranno a sopravvivere a questa devastante punizione collettiva. Si precisano i piani futuri di Israele sulla Striscia. Secondo Netanyahu, Israele dovr\u00e0 assumere il controllo totale della sicurezza. Una prospettiva che non sembrerebbe essere condivisa dal principale alleato. Di sicuro, una pesantissima ipoteca pesa sul futuro del premier, il cinico apprendista stregone che passer\u00e0 alla storia non soltanto come il responsabile dell\u2019incredibile d\u00e9bacle delle forze di sicurezza israeliane, ma anche come colui che ha contribuito con la sua tattica spregiudicata al rafforzamento di un\u2019organizzazione terroristica che ha inflitto a Israele uno dei colpi pi\u00f9 duri e sanguinosi dalla sua fondazione.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/catastrofe-palestinese\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/catastrofe-palestinese\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Aurora Caredda, Giovanni Pillonca) Illustrazione di Armin Greder &nbsp; Mentre scriviamo, a pi\u00f9 di cinque settimane dall\u2019\u201corgia di omicidi e sadismo\u201d, come Amira Hass ha definito l\u2019orripilante carneficina perpetrata dagli uomini di Hamas il 7 ottobre scorso (1330 morti di cui 878 civili e pi\u00f9 di 200 ostaggi), \u00e8 in pieno svolgimento la sproporzionata rappresaglia israeliana sulla Striscia di Gaza, operazione approvata dagli Stati Uniti e dall\u2019Unione europea. 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