{"id":82599,"date":"2023-11-23T10:30:36","date_gmt":"2023-11-23T09:30:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82599"},"modified":"2023-11-21T11:07:22","modified_gmt":"2023-11-21T10:07:22","slug":"gaza-disumanizzazione-e-ottimismo-della-disperazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82599","title":{"rendered":"Gaza. Disumanizzazione e ottimismo della disperazione."},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Ruba Salih)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/Cara-de-Luna-Jack-London_9x7-1024x842.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"842\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">Illustrazione di Fabian Negrin<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<div class=\"wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-group__inner-container\">\n<p><i>Solitamente odiamo i silenzi ingombranti, quelli dei momenti dove una conversazione incespica e uno iato riempie goffamente lo spazio. Naturalmente facciamo ci\u00f2 che possiamo per evitarli. Tuttavia, questo non \u00e8 il caso di Gaza. Qui amiamo il silenzio, perch\u00e9 significa una pausa dalla morte e distruzione. Finch\u00e9 non \u00e8 brutalmente rotto di nuovo dal rumore dei missili, che fanno traballare le nostre case e danzare i nostri cuori di paura\u2026<\/i><i>\u00a0La scorsa notte siamo rimasti tutti nelle nostre stanze, ma mentre i bombardamenti divenivano sempre pi\u00f9 fuori controllo e frequenti, abbiamo deciso di stare tutti insieme in una stanza nel mezzo della casa. Quella notte nessuno ha dormito fino all\u2019alba. Alcune notti passano e finalmente il bombardamento si ferma. Ma la distruzione ha lasciato un segno di morte nei cuori della mia famiglia. Una parte significativa della nostra storia \u00e8 stata ora distrutta. So che molti altri residenti di Gaza hanno sofferto molto di pi\u00f9. Le bombe hanno distrutto molte vite, molti sono diventati orfani, intere famiglie sono state distrutte e alcuni sono ancora sepolti sotto le loro case, mentre altri sono stati bombardati mentre fuggivano, in strada. Alcuni sono rimasti amputati e menomati. Chi \u00e8 sopravvissuto ha perso una parte della sua anima\u2026\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Le parole di Yusef Maher Dawas, tratte dal sito\u00a0<a href=\"https:\/\/wearenotnumbers.org\/who-will-pay-for-the-20-years-we-lost\/\"><i>We are not numbers<\/i><\/a>\u00a0di cui \u00e8 stato fondatore, raccontano del bombardamento israeliano a Gaza, a cui \u00e8 sopravvissuto nel maggio 2022. Yusef \u00e8 morto insieme a numerosi membri della sua famiglia quando la sua casa a Beit Lahia \u00e8 stata bombardata il 14 ottobre 2023.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sta succedendo in queste settimane va letto e<i>\u00a0sentito\u00a0<\/i>\u2013\u00a0perch\u00e9 va riconosciuto che le cornici emotive attraversano e determinano i fatti e la loro comprensione \u2013\u00a0nel quadro di una lunga, lunghissima, storia di violenza coloniale, di cui le ultime settimane rappresentano un epilogo drammatico: dopo l\u2019attacco di Hamas nel sud di Israele del 7 ottobre, che si \u00e8 concluso con la perdita di 1200 vite umane, l\u2019esercito israeliano ha intrapreso un bombardamento a tappeto della striscia di Gaza.\u00a0 In poco pi\u00f9 di un mese sotto le bombe israeliane hanno perso la vita pi\u00f9 di\u00a0<a href=\"https:\/\/abcnews.go.com\/International\/women-children-disproportionately-impacted-conflict-gaza-experts\/story?id=104655493\">\u00a011.000 persone<\/a>\u00a0tra cui 4.650 bambini e oltre 3.000 donne, 29.000 sono i feriti. Met\u00e0 delle abitazioni di Gaza sono distrutte, pi\u00f9 di un milione di persone sono state sfollate; universit\u00e0, sedi di organizzazioni della societ\u00e0 civile, chiese e ospedali sono stati bombardati e presi d\u2019assalto negli ultimi giorni. Un caso di \u201cgenocidio da manuale\u201d, secondo Craig Mokhiber, che si \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2023\/oct\/31\/un-official-resigns-israel-hamas-war-palestine-new-york\">dimesso da capo della sede di New York<\/a>\u00a0dell\u2019Alto Commissariato per i diritti umani dell\u2019ONU in segno di protesta.<\/p>\n<p>Per Israele, e per la stragrande maggioranza dei media in particolare nei paesi europei e nordamericani, Gaza pare non avere una storia prima del 7 ottobre 2023, come se la chiusura ermetica e l\u2019assedio cui \u00e8 sottoposta da quasi due decenni\u00a0 possano confinare la striscia in uno spazio-tempo di assenza, al di fuori della storia o \u2013 per usare un\u2019altra metafora \u2013 come una prigione di cui si sono buttate via le chiavi augurandosi che i prigionieri scompaiano nell\u2019oblio.<\/p>\n<p>Tuttavia, non si pu\u00f2 capire il 7 ottobre e tutto ci\u00f2 che ne \u00e8 seguito, se non allargando lo sguardo attraverso il tempo e lo spazio. Si badi, non si tratta qui di scandagliare il passato e il presente al solo fine di attribuire responsabilit\u00e0, nonostante quest\u2019ultimo sia un passo fondamentale per dare senso e offrire qualche minima riparazione emotiva e giuridica alle vittime e ai sopravvissuti di entrambe le parti. Questo sar\u00e0 il compito della Corte penale di giustizia e del diritto internazionale.\u00a0 Per ora, collocare gli eventi in una cornice interpretativa storica \u00e8 la precondizione per immaginare come uscire da questa spirale nella direzione di una giustizia risolutiva e riparativa per la popolazione palestinese sotto occupazione da 56 anni, condizione fondante e fondamentale per la sicurezza anche degli israeliani. Per quanto un \u201cpresentismo\u201d e a-storicismo aggressivi tentino di pervadere le nostre cornici di senso nelle ultime settimane, niente pu\u00f2 cancellare il fatto che Gaza \u00e8 un territorio occupato, secondo quanto stabilisce il diritto internazionale, e che un brutale assedio segna il vissuto della popolazione da 16 anni. Dal 2008, inoltre, Gaza \u00e8 gi\u00e0 sopravvissuta a cinque bombardamenti: nel 2009, nel 2012, nel 2014, nel 2021 e nel 2022. La\u00a0maggior parte degli abitanti ha meno di 18 anni e in pochi hanno visto il mondo oltre il muro di recinzione entro cui sono confinati.\u00a0 Due terzi della stessa popolazione \u00e8 composta da famiglie di rifugiati del 1948. I loro nonni vivevano in 247 villaggi del sud della Palestina, che rappresentavano circa il 50% della Palestina storica, e furono costretti a riparare in campi profughi a seguito della distruzione o occupazione dei loro villaggi con la nascita di Israele. Ora vivono in un\u2019area che rappresenta l\u20191,3% del territorio con una densit\u00e0 di 7.000 persone per km quadrato e le loro terre originarie si trovano a pochi metri al di l\u00e0 dal muro di assedio, abitate da israeliani.<\/p>\n<p>A causa della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/attualita\/pagine\/gaza-palestina-15-anni-di-blocco-israeliano\">chiusura ermetica\u00a0<\/a>della striscia da parte del governo israeliano, il 60% della popolazione \u00e8 senza lavoro, l\u201980% riceve aiuti umanitari per sopravvivere e il 40% vive al di sotto della soglia di povert\u00e0. Nonostante Gaza sia ricca di risorse naturali e di gas,\u00a0 il 90% dell\u2019acqua non \u00e8 potabile, e il gas \u00e8 sottratto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/opinions\/2021\/6\/21\/palestines-forgotten-oil-and-gas-resources\">illegalmente da Israele<\/a>.<\/p>\n<p>La striscia di Gaza \u00e8 stata dichiarata dalle Nazioni Unite come \u201cluogo inadatto alla vita umana\u201d e come \u201c<a href=\"https:\/\/press.un.org\/en\/2021\/ga12325.doc.htm\">un inferno<\/a>\u201d per i bambini, gi\u00e0 dal 2021. Non sorprende, anche se addolora, che i giovani di Gaza si siano sempre descritti come dentro ad un lento morire piuttosto che un vero vivere, segnato dalla privazione del presente e dalla impossibilit\u00e0 di immaginare un futuro. Un rapporto di\u00a0<a href=\"https:\/\/resourcecentre.savethechildren.net\/document\/trapped-the-impact-of-15-years-of-blockade-on-the-mental-health-of-gazas-children\/\"><i>Save the Children<\/i><\/a>\u00a0pubblicato nel 2022 ha portato alla luce la profondit\u00e0 delle ferite psichiche della violenza sulle giovani generazioni: dopo 16 anni di assedio, di bombe e lutti, 4 minori su 5 riportano un vissuto di depressione e trauma. Vi \u00e8 stato un aumento vertiginoso di bambini che pensano al suicidio o che praticano forme di autolesionismo.<\/p>\n<p>Questo non ha tuttavia impedito che nel corso degli anni a Gaza, nonostante le condizioni disperate, sia continuata a proliferare una societ\u00e0 civile creativa, artistica, e con forte coscienza politica, che ha messo in atto forme di resistenza culturali e non violente. La rivista del Mulino il 6 giugno 2018 riporta un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rivistailmulino.it\/a\/gaza-6-6-2018\">articolo della giurista Chantal Meloni<\/a>\u00a0che racconta con grande efficacia le straordinarie marce del ritorno:<\/p>\n<p><i>Sono ormai due mesi che i Palestinesi hanno cominciato la loro nuova forma di resistenza e protesta: dalla prima manifestazione, tenutasi lo scorso 30 marzo per celebrare (come ogni anno) il \u201cgiorno della terra\u201d, gli abitanti di Gaza hanno continuato ad organizzare settimanalmente manifestazioni di massa a ridosso della barriera che separa la Striscia da Israele. Al di l\u00e0 della propaganda che ha cercato di dipingere queste manifestazioni come pericolosissimi atti terroristici riconducibili ad Hamas, si tratta di eventi messi insieme dalla gente comune di Gaza per protestare contro la punizione collettiva loro imposta (il blocco che li imprigiona e soffoca), contro il mancato accesso alla terra e per rivendicare i loro diritti negati.<\/i><\/p>\n<p>A fronte di questo \u00e8 ormai diffusa in occidente l\u2019ingiunzione a sospendere qualunque riferimento a contesto e storia, come precondizione per prendere la parola su quanto sta avvenendo a Gaza. In queste settimane si \u00e8 di fronte a qualcosa di nuovo: la criminalizzazione della contestualizzazione e storicizzazione. Tentativi di collocare i fatti in una dimensione storica e politica, o finanche solo miranti a contestualizzare il vissuto della popolazione di Gaza, sono additati come facinorosi, conflittuali o giustificazionisti, quando non immediatamente censurati.<\/p>\n<p>Come ha sottolineato lo storico\u00a0<a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/opinions\/2023\/11\/5\/why-israel-wants-to-erase-context-and-history-in-the-war-on-gaza\">Ilan Papp\u00e9<\/a>\u00a0in un recente editoriale, questo \u00e8 allarmante e rappresenta un nuovo capitolo dell\u2019attacco alla libert\u00e0 di parola e di pensiero. In passato era la mera critica alla politica del governo israeliano ad essere faziosamente dichiarata foriera di antisemitismo, in una pericolosa sovrapposizione tra antisemitismo e critica allo stato di Israele, contestata da moltissime personalit\u00e0 ebraiche nel mondo, incluso Kenneth Stern, che a pi\u00f9 riprese si \u00e8 inutilmente dissociato dalla \u201c<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/commentisfree\/2019\/dec\/13\/antisemitism-executive-order-trump-chilling-effect\">manipolazione della definizione di antisemitismo<\/a>\u201d elaborata dalla International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), di cui \u00e8 stato co-autore, finalizzata a demonizzare le critiche verso la politica israeliana. C\u2019\u00e8 quindi in atto una inversione di senso per cui chi tenta di sottolineare il contesto di violenza assume la connotazione di violento.<\/p>\n<p>A fronte della drammatica perdita di vite umane\u00a0\u2013\u00a0mentre scriviamo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/world\/middle-east\/child-killed-average-every-10-minutes-gaza-says-who-chief-2023-11-10\/#:~:text=%22On%20average%2C%20a%20child%20is,healthcare%20in%20Israel%2C%20Tedros%20said.\">1 bambino muore ogni 10 minuti<\/a>\u00a0nella striscia di Gaza\u00a0\u2013\u00a0aumentano la qualit\u00e0 e quantit\u00e0 degli attacchi alla libert\u00e0 di espressione. Queste si manifestano sotto forma di una linea sottile tra la criminalizzazione della mera citazione del diritto internazionale (e dei rapporti di organizzazioni indipendenti che lavorano sui diritti umani) e la criminalizzazione del diritto internazionale stesso, al punto che alcuni membri di governi e figure pubbliche hanno decretato che dal 7 ottobre non \u00e8 lecito nominare le parole \u201coccupazione\u201d e \u201capartheid\u201d,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/commentisfree\/2023\/oct\/31\/gaza-innocent-palestinians-silenced-sacked-free-speech\">e chi lo fa provoca \u201cdisgusto\u201d e oltraggio<\/a>.<\/p>\n<p>Assistiamo a gravi tentativi di distorcere e inquadrare la pi\u00f9 umanitaria delle richieste: il \u201ccessate il fuoco\u201d. Gridato da milioni di persone nelle piazze di tutto il mondo al fine di scongiurare la perdita di altre vite umane, il basilare e pacifico chiedere che la violenza cessi, che le armi tacciano, che gli ostaggi siano liberati, viene rappresentato come insensibile e finanche screditato come immorale! In alcuni paesi si \u00e8 arrivati alla proibizione e criminalizzazione del diritto a manifestare, fino ad arrivare alle paradossali accuse di antisemitismo verso attivisti ebrei nel mondo che chiedono di non essere strumentalizzati dalla macchina da guerra, con lo slogan \u201c<a href=\"https:\/\/www.thestatesman.com\/world\/500-detained-as-jewish-voice-for-peace-protests-against-israel-1503233098.html\">non in mio nome<\/a>\u201d, come a New York nelle scorse settimane. Tutto questo non ha precedenti nella storia recente.<\/p>\n<p>Editorialisti di testate nazionali e internazionali fanno appello affinch\u00e9 di fronte alle vittime israeliane si sospendano la contestualizzazione e la storia, invocando il trauma intergenerazionale dell\u2019Olocausto che il 7 ottobre avrebbe risvegliato come base per una pi\u00f9 alta morale, una morale che si suppone essere pre-politica o a-politica. Ma cosa \u00e8 questo se non un contestualizzare? Dietro una presunta morale universale si propone in realt\u00e0 come unico contesto che ha valore, ed \u00e8 evocabile, quello della storia e vita degli uni (gli ebrei israeliani) collocati tuttavia al di sopra della storia, mentre l\u2019occupazione dei palestinesi e l\u2019assedio sono semplicemente cancellati dalla storia. Quello del 7 ottobre diventa cos\u00ec un evento al contempo a-storico e metastorico. Camuffata da universalismo, l\u2019imposizione della sospensione del contesto per censurare o criticare chi chiede il cessate il fuoco o il rispetto del diritto internazionale da parte di Israele non solo finisce col giustificare i bombardamenti indiscriminati su Gaza, ma sublima la lunga storia di disumanizzazione dei palestinesi, inserita in una ben pi\u00f9 lunga storia coloniale che continua a produrre una drammatica gerarchia dell\u2019umano, basata su una diversa attribuzione di valore della vita e della sofferenza.<\/p>\n<p>Ma se\u00a0\u2013\u00a0come scriveva Umberto Eco\u00a0\u2013\u00a0ricordare non significa perdonare, possiamo sostenere che contestualizzare non significa perdere compassione per le perdite di vite umane, che siano israeliane, palestinesi, cristiane, musulmane o ebree. \u00c8 invece la bussola morale sganciata dal contesto storico che finisce per divenire uno strumento politico, sulla base del quale si condona o condanna in modo parziale o selettivo. Privata dell\u2019ancoraggio a criteri (il diritto internazionale) che nascono per tutelare e realizzare il principio universale del diritto alla vita per tutti gli esseri umani, la morale pu\u00f2 sfociare in un relativismo estremo dove si perdono e sovvertono le cornici di senso. Lo vediamo in questi giorni nell\u2019uso di parole che risultano ormai sganciate dal loro significato condiviso e comune. \u00c8 cos\u00ec che un\u2019importante testata giornalistica italiana pu\u00f2 fare credere che \u201cassediati\u201d siano i coloni illegali della Cisgiordania a Hebron, proprio l\u00e0 dove i palestinesi, da anni picchiati, aggrediti, derubati costretti a vivere dentro le case per paura di aggressioni, bastonate e sassate dei coloni israeliani illegali protetti dall\u2019esercito (e ora, mentre scriviamo, anche sotto coprifuoco da settimane) diverrebbero gli assedianti. Questa radicalizzazione dello svuotamento di senso permette una inversione tra vittima e oppressore, colonizzatore e colonizzato, e in queste ore sta assumendo connotati grotteschi se non fosse che tutto ci\u00f2 \u00e8 reale e profondamente allarmante.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, ha sottolineato il presidente israeliano Herzog, \u201cA Gaza non ci sono innocenti\u201d.\u00a0 Questa attribuzione di colpevolezza intrinseca dei palestinesi, per il mero fatto di r\/esistere ad una storia specifica di occupazione\u00a0\u2013\u00a0per quanto mai cos\u00ec violentemente praticata come nelle ultime settimane\u00a0\u2013\u00a0\u00e8 costitutiva della politica israeliana nei confronti dei palestinesi e da ben prima del 7 ottobre. Questa narrazione disumanizzante si propone di normalizzare l\u2019idea che la popolazione di Gaza non sia fatta di storie, di vite, di speranze, ma di\u00a0<i>colpevoli<\/i>, colpevoli nella incessante richiesta di esistere liberi, si potrebbe aggiungere. Trasfigurare l\u2019umanit\u00e0 palestinese nella non-umana forma dello \u201cscudo umano\u201d significa di fatto negare la distinzione tra civili e combattenti, confinando tutta la popolazione alla categoria di un corpo unico di \u201cterroristi\u201d, e in quanto tale collocato fuori dalla sfera dell\u2019umano, mentre specularmente tutte le vittime israeliane del 7 ottobre,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/world\/middle-east\/israel-revises-death-toll-oct-7-hamas-attack-around-1200-2023-11-10\/\">stimate in 1400 e poi abbassate a 1200,<\/a>\u00a0divengono un corpo unico di \u201ccivili\u201d innocenti, nonostante tra le vittime israeliane siano compresi centinaia di soldati.<\/p>\n<p>Se, come sappiamo, i diritti umani e il diritto umanitario sono fondati sul principio di orrore per la perdita di\u00a0<i>vita umana<\/i>, chi non \u00e8 n\u00e9 innocente n\u00e9 umano ma \u201canimale-umano\u201d, bestia selvaggia\u00a0\u2013\u00a0cos\u00ec come i palestinesi sono definiti, costruiti e percepiti nel linguaggio politico israeliano\u00a0\u2013\u00a0pu\u00f2 essere ucciso senza che questo costituisca una perdita per l\u2019umanit\u00e0, senza che si possa provare orrore o costernazione. D\u2019altra parte, i barbari e i selvaggi del colonialismo, ci ricorda l\u2019antropologo Talal Asad, non sono neanche contati nella matematica del danno collaterale.<\/p>\n<p>Ai palestinesi di Gaza, cos\u00ec come agli altri palestinesi che vivono sotto occupazione e sotto un regime di\u00a0<i>apartheid\u00a0<\/i>(per Amnesty International e Human Rights Watch ma anche per importanti esponenti israeliani non certo \u201ca sinistra\u201d quali\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2023\/sep\/06\/israel-imposing-apartheid-on-palestinians-says-former-mossad-chief\">Tamir Pardo<\/a>, ex capo dell\u2019intelligence del Mossad, che definisce l\u2019esistenza di un regime di\u00a0<i>apartheid\u00a0<\/i>un fatto inoppugnabile), si dice quindi che l\u2019unica modalit\u00e0 di esistenza possibile per loro \u00e8 in quanto umanit\u00e0 subalterna: accettare assedio e occupazione o morire sotto le bombe. Inscritta nella lunga storia di brutale costruzione gerarchica dell\u2019umanit\u00e0 che la modernit\u00e0 ha prodotto\u00a0\u2013\u00a0e che il diritto internazionale avrebbe dovuto\u00a0 superare\u00a0\u2013\u00a0questa narrativa ritiene che l\u2019inferiorit\u00e0 di forza sul campo debba tradursi in accettazione incondizionata della colonizzazione infinita, offuscata da brandelli di sovranit\u00e0 mutilata e subordinata.<\/p>\n<p>Ancora una volta ci viene in aiuto la storia, che ci insegna che le popolazioni oppresse sono caratterizzate da un disperato ottimismo o un ottimismo della disperazione. Questo \u00e8 ci\u00f2 che anima le lotte popolari contro l\u2019espropriazione di villaggi come Bi\u2019ilin o Sheikh Jarrah, o lo sciopero della fame dei prigionieri in detenzione amministrativa (pi\u00f9 di 1.200 e ora aumentati a dismisura) o i comitati popolari che ad ogni distruzione di un villaggio lo ricostruiscono e per ogni albero di ulivo bruciato dai coloni illegali ne piantano altri.<\/p>\n<p>Mi preme concludere queste riflessioni citando A., giovane giornalista<i>\u00a0di we are not numbers\u00a0<\/i>e amico di Youssef\u00a0che, da Gaza e con mezzi di comunicazione di fortuna, in queste settimane ci ha raccontato delle scene di morte e devastazione, della sete e della fame, dei corpi per la strada e sotto le macerie, delle tragiche scelte dei soccorritori esausti che scavano a braccio e devono decidere chi tirare fuori sulla base di chi ha pi\u00f9 probabilit\u00e0 di essere vivo, dei messaggi registrati dall\u2019esercito israeliano che ingiunge ai residenti di lasciare le case per poi bombardarli in strada, delle bombe anche su cose inanimate come i pannelli solari, dei saccheggi del pane, di genitori che hanno lasciato figli e figli che hanno perduto i genitori, della disperazione. L\u2019enormit\u00e0 della violenza e della morte che si vive a Gaza in queste ore, spiega A., va al di l\u00e0 del trauma ma ha un che di distopico e surreale. Trasmettendo angoscia profonda, A. dice di una ferita che \u00e8 al contempo fisica e psichica e che teme sar\u00e0 incurabile: \u201cchi sopravviver\u00e0 non so come ne uscir\u00e0, ci vorranno generazioni\u201d. Poi, con la poca batteria del cellulare che gli rimane, racconta della piccola comunit\u00e0 cristiana di Gaza e del bombardamento israeliano della Chiesa di San Porfirio. \u201cIn tutta questa devastazione, perdere un pezzo di loro, una cos\u00ec piccola e preziosa minoranza, mi risulta come un dolore ancora pi\u00f9 straziante\u201d<i>.\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Da Gaza, da sotto le macerie, il disperato ottimismo si fa lezione di umanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/gaza-disumanizzazione-e-ottimismo-della-disperazione\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/gaza-disumanizzazione-e-ottimismo-della-disperazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Ruba Salih) Illustrazione di Fabian Negrin &nbsp; Solitamente odiamo i silenzi ingombranti, quelli dei momenti dove una conversazione incespica e uno iato riempie goffamente lo spazio. Naturalmente facciamo ci\u00f2 che possiamo per evitarli. Tuttavia, questo non \u00e8 il caso di Gaza. Qui amiamo il silenzio, perch\u00e9 significa una pausa dalla morte e distruzione. Finch\u00e9 non \u00e8 brutalmente rotto di nuovo dal rumore dei missili, che fanno traballare le nostre case e danzare&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72676,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/io-imparo-da-solo-sulla-rivista-gli-asini-445.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-luf","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82599"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=82599"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82599\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82600,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82599\/revisions\/82600"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=82599"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=82599"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=82599"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}