{"id":82603,"date":"2023-11-23T08:17:23","date_gmt":"2023-11-23T07:17:23","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82603"},"modified":"2023-11-21T11:20:05","modified_gmt":"2023-11-21T10:20:05","slug":"palestina-strategie-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82603","title":{"rendered":"Palestina: strategie a confronto"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"header-details-wrapper\">\n<div class=\"entry-header-details\">\n<div class=\"post-excerpt\">\n<p>Proviamo ad indagare l\u2019attuale fase del conflitto israelo-palestinese sotto il profilo strettamente militare: le strategie, le tattiche, le scelte fatte \u2013 e le condizioni oggettive \u2013 di una guerra in cui comunque interagiscono, direttamente o indirettamente, molti attori, ciascuno con i propri interessi e le proprie esigenze. Proprio per ci\u00f2, un puzzle complicato da risolvere.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35888\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/photo_2023-11-10_16-31-47.jpg?resize=640%2C360&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" \/><\/figure>\n<p>In ogni conflitto non c\u2019\u00e8 solo lo scontro tra forze militari. Ci sono sempre (questo anche prima) due strategie che si confrontano. E se, come ci ricordava von Clausewitz, la guerra \u00e8 il proseguimento della politica con altri mezzi, allora queste strategie non sono mai esclusivamente militari.<br \/>\nIl parlare di strategie, per\u00f2, implica l\u2019idea che ci sia un disegno, un piano, che tenga insieme degli obiettivi da conseguire con le mosse necessarie per conseguirli. Il che, a sua volta, comporta che vi sia un prevalere del calcolo razionale, rispetto al dato emotivo, che pure \u00e8 ineludibile.<br \/>\nLa prima cosa da chiedersi, dunque, \u00e8 se vi siano effettivamente strategie che si stanno confrontando, nell\u2019ambito del conflitto israelo-palestinese, cos\u00ec come esso si \u00e8 andato delineando dal 7 ottobre in avanti. E, solo successivamente, se \u00e8 il caso, indagarle.<br \/>\nOra, in un conflitto cos\u00ec lungo (quasi secolare) e cos\u00ec aspro, \u00e8 ovvio che vi siano componenti che affondano le proprie radici nei sentimenti e nelle emozioni; il dolore, la nostalgia, la rabbia, la paura, l\u2019odio. Quindi, non possiamo aspettarci di non trovarne traccia, da ambo le parti. Si tratta piuttosto di capire in quale misura tutto ci\u00f2 agisca nel determinare le scelte degli uni e degli altri.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 sicura ed evidente: poich\u00e9 sono state le forze della Resistenza palestinese ad aprire questa fase del conflitto, e poich\u00e9 l\u2019azione del 7 ottobre ha richiesto una lunga ed accurata preparazione, si pu\u00f2 con sicurezza affermare che tale azione \u00e8 parte di un pi\u00f9 ampio disegno strategico. Che a sua volta, di l\u00e0 dagli altrettanto chiari obiettivi politici che si poneva (e che in parte ha gi\u00e0 colto), deve giocoforza comprendere la previsione di massima del successivo sviluppo militare.<br \/>\nNon pu\u00f2 esservi dubbio che la preparazione di tale piano (che, ricordiamolo, non \u00e8 opera esclusiva di Hamas\/al-Qassam, ma di ben cinque diverse organizzazioni politico-militari) abbia considerato la reazione israeliana; e di certo non poteva ignorare che, sotto il profilo numerico e di mezzi, la supremazia dell\u2019IDF era indiscutibile. La strategia palestinese, pertanto, non poteva che mettere nel conto perdite elevate, ed al tempo stesso puntare su qualcos\u2019altro per sconfiggere il nemico. A ben vedere, questi sono esattamente principi base di ogni guerra di guerriglia.<br \/>\nLa premessa strategica dell\u2019operazione\u00a0<em>Tempesta di al-Aqsa<\/em>\u00a0\u00e8 che il punto debole di Israele \u00e8 il personale umano. La capacit\u00e0 politica e sociale di reggere perdite relativamente elevate, \u00e8 sicuramente molto minore per Tel Aviv che non per la Resistenza. I militari israeliani sono ragazzi (e ragazze) di leva, che non sono preparati ad affrontare una prolungata guerra d\u2019attrito. La loro capacit\u00e0 di resistenza psicologica (cos\u00ec come quella delle loro famiglie) \u00e8 contenuta al di sotto di determinati limiti \u2013 di tempo e di perdite. Su ci\u00f2 ovviamente incidono numerosi fattori, pi\u00f9 o meno comuni a tutte le societ\u00e0\u00a0<em>occidentali<\/em>; ma nel caso di Israele vi \u00e8 un elemento aggiuntivo, ovvero l\u2019ossessione demografica. La popolazione non araba \u00e8 infatti estremamente ridotta, rispetto alla massa dei palestinesi e degli arabi dei paesi vicini, ed ha un tasso di fertilit\u00e0 di gran lunga inferiore.<\/p>\n<p>La strategia palestinese, quindi, \u00e8 semplicemente riassumibile. C\u2019\u00e8 una prima fase, l\u2019attacco, durante il quale si infrange il mito dell\u2019invincibilit\u00e0 del nemico, si mina il rapporto di fiducia tra la popolazione ed il suo esercito, si riposiziona al centro del mondo la questione palestinese, si manda all\u2019aria il piano statunitense di\u00a0<em>normalizzare\u00a0<\/em>lo status quo, e non da ultimo si infliggono perdite al nemico e si fanno prigionieri che serviranno per le fasi successive.<br \/>\nLa seconda fase, prevede \u2013 in senso letterale \u2013 la resistenza; la reazione rabbiosa e feroce dell\u2019IDF \u00e8 messa in conto, e si tratta di\u00a0<em>scomparire\u00a0<\/em>sinch\u00e9 non si sar\u00e0 scaricata. La terza fase (quella attuale) prevede il confronto sul terreno tra le forze combattenti e l\u2019esercito nemico, durante il quale la guerriglia cercher\u00e0 di infliggere quante pi\u00f9 perdite possibili al nemico, e di fiaccare la (sua) resistenza; in questo quadro, lo scambio dei prigionieri civili serve ad attutire l\u2019impatto della risposta israeliana. L\u2019ultima fase, quando il nemico sar\u00e0 stanco, isolato, sfiduciato e diviso al suo interno, sar\u00e0 un lungo cessate il fuoco che preluder\u00e0 allo scambio dei militari prigionieri con migliaia di palestinesi incarcerati.<\/p>\n<p>A quel punto, la vittoria politica \u2013 ed anche militare \u2013 della resistenza sarebbe evidente.<br \/>\nQuesta, ovviamente, \u00e8 solo presumibilmente la strategia palestinese, ed in ogni caso \u00e8 ci\u00f2 che ha immaginato, non necessariamente ci\u00f2 che accadr\u00e0.<br \/>\nPossiamo adesso chiederci, invece, qual\u2019\u00e8 la strategia israeliana.<br \/>\nPer quanto possa apparire paradossale, la mia risposta a questa domanda \u00e8 che \u2013 semplicemente \u2013\u00a0<em>una strategia israeliana non esiste<\/em>. E ci\u00f2 per due semplici ragioni: la prima, \u00e8 che l\u2019iniziativa \u00e8 stata totalmente palestinese, ed ha colto di sorpresa l\u2019intero establishment politico-militare; la seconda \u00e8 che, all\u2019interno delle forze armate e dei servizi di sicurezza israeliani, nessuno pensava mai che la Resistenza potesse mettere in atto una operazione di tale livello, e quindi non c\u2019erano piani su come fronteggiare questa eventualit\u00e0. Ci\u00f2 \u00e8 peraltro confermato empiricamente dalla reazione militare nelle prime 48 ore, caratterizzata chiaramente dal pi\u00f9 totale caos e dal panico.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35889\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/photo_2023-10-30_05-23-27-4.jpg?resize=640%2C480&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" \/><\/figure>\n<p>Quella che viene adesso presentata come la strategia dello stato ebraico, ovvero la conquista di Gaza ed il suo controllo diretto negli anni a venire, accompagnata dall\u2019espulsione del maggior numero possibile di palestinesi, non \u00e8 infatti in alcun modo una strategia, n\u00e9 politica n\u00e9 tantomeno militare. \u00c8 nella migliore delle ipotesi un disegno geopolitico di lungo respiro, riesumato a copertura appunto della mancanza di una idea strategica con cui affrontare la situazione. Sotto il profilo militare, poi, \u00e8 del tutto insignificante.<br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 che la risposta israeliana al 7 ottobre non \u00e8 la messa in atto di un piano apposito ed adeguato, ma una mera reazione\u00a0<em>di pancia<\/em>; la rabbia per lo smacco subito, la consapevolezza del danno inferto dal nemico, il dolore per le perdite, il desiderio di rivincita, hanno armato la mano di Netanyahu e dell\u2019IDF, ma senza alcuna idea di dove andare e come \u2013 se non una generica volont\u00e0 di\u00a0<em>annientare\u00a0<\/em>Hamas. Obiettivo peraltro irraggiungibile [1].<br \/>\nL\u2019assenza di una vera strategia militare si evince non solo dalla vaghezza degli obiettivi (e dalla pura e semplice certezza di poterli conseguire), ma da ci\u00f2 che ha fatto seguito al 7 ottobre.<\/p>\n<p>La prima risposta \u00e8 stata ovviamente avviare la campagna di bombardamenti sulla Striscia. Una mossa meramente vendicativa, della cui inutilit\u00e0 militare \u00e8 impossibile che lo stato maggiore israeliano non si rendesse conto. La sua unica utilit\u00e0, infatti, \u00e8 stata quella di trasmettere l\u2019idea della prontezza di Israele nel rispondere alla minaccia, e guadagnare tempo per decidere come agire, ed approntare le forze per farlo. Non a caso, l\u2019operazione\u00a0<em>Spade di Ferro<\/em>\u00a0scatta ben 20 giorni dopo l\u2019attacco palestinese.<br \/>\nIl secondo passo \u00e8 stato mobilitare in massa i riservisti, persino facendo rientrare, con appositi voli speciali, quanti \u2013 avendo doppia nazionalit\u00e0 \u2013 risiedevano abitualmente all\u2019estero. Anche questa una mossa militarmente poco utile, quantomeno nei termini quantitativi in cui \u00e8 stata attuata, ma che testimonia il panico che si \u00e8 impadronito dei vertici politici e militari.<br \/>\nA distanza di quaranta giorni dall\u2019inizio di tutto, \u00e8 chiaro che non c\u2019\u00e8 n\u00e9 un obiettivo chiaro, n\u00e9 tanto meno un\u2019idea chiara su come raggiungerlo \u2013 sia pure tutto mascherato da una sicumera verbale estremamente aggressiva, quando non addirittura messianica.<\/p>\n<p>Va inoltre notato che, per l\u2019IDF, si \u00e8 quasi subito posto un problema aggiuntivo. Oltre al fronte meridionale di Gaza, infatti, \u00e8 diventato subito chiaro che si ponevano altre, ulteriori minacce, sia pure di differente pericolosit\u00e0. Le formazioni sciite irachene e yemenite, infatti, hanno cominciato a colpire a distanza Israele, in particolare Eilat e la riva sul mar Rosso. Ovviamente la Cisgiordania \u00e8 entrata in subbuglio. E soprattutto sul confine libanese Hezbollah ha immediatamente assunto una postura estremamente offensiva, colpendo continuamente le posizioni israeliane.<br \/>\nTutto ci\u00f2 ha implicato il dover dispiegare le forze dell\u2019IDF e dell\u2019aviazione in modo tale da coprire almeno tre fronti: Gaza, Cisgiordania e Libano. Come si evince dalla stampa israeliana, il paese (certo memore degli eventi del 2006) \u00e8 semplicemente terrorizzato da Hezbollah, e l\u2019idea che possa entrare pi\u00f9 attivamente nella guerra \u00e8 la maggiore preoccupazione per le forze armate.<\/p>\n<p>Se proviamo a scendere di livello, e andiamo ad analizzare le mosse tattiche, quanto abbiamo sostenuto sinora apparir\u00e0 ancora pi\u00f9 evidente.<br \/>\nTatticamente parlando, infatti, la mossa palestinese del 7 ottobre \u00e8 una manovra classica: si attacca il nemico quando e dove non se lo aspetta, lo si colpisce duramente, e poi ci si ritira sulle proprie posizioni, in attesa che questi reagisca e venga a sua volta ad attaccare ma\u00a0<em>sul nostro territorio<\/em>. L\u2019attacco a sorpresa, quindi, \u00e8 a sua volta funzionale a spingere il nemico affinch\u00e9 venga a combattere laddove la Resistenza \u00e8 pi\u00f9 forte: il proprio territorio, dove agir\u00e0 in difesa (quindi in ulteriore vantaggio), sfruttando la propria rete \u2013 nello specifico in gran parte sotterranea \u2013 di fortificazioni.<br \/>\nA questo punto, \u00e8 importante fare anche riferimento ad alcuni elementi che, nella\u00a0<em>tempesta comunicazionale<\/em>\u00a0che accompagna il conflitto, finiscono per andare dispersi.<br \/>\nCominciamo col dire che la fase di attacco del 7\/10 ha impegnato probabilmente 6\/700 combattenti\u00a0<em>in totale<\/em>. Se consideriamo che c\u2019era la necessit\u00e0 di ricondurre immediatamente a Gaza i prigionieri catturati, appare credibile quanto affermato dalle Brigate al-Qassam, ovvero che nel corso delle prime 24\/48 ore era stata effettuata una rotazione delle unit\u00e0 combattenti. Tutti i video che abbiamo visto di quelle ore mostrano piccoli gruppi, composti mai pi\u00f9 da una decina di uomini, che agivano sui vari obiettivi. \u00c8 quindi possibilissimo che inizialmente abbiano agito circa 3\/400 combattenti, i quali hanno poi ripiegato su Gaza con i prigionieri mentre venivano rimpiazzati da altre unit\u00e0 in prima linea.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35890\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/photo_2023-11-05_15-33-34.jpg?resize=640%2C426&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" \/><\/figure>\n<p>L\u2019IDF, nell\u2019enfasi dei primi giorni, aveva affermato di aver ucciso almeno un migliaio di combattenti, durante gli scontri seguiti all\u2019attacco palestinese. Ma, a parte il fatto che difficilmente ci fossero tanti guerriglieri in azione, \u00e8 francamente stupefacente che non ci sia nessuna evidenza di quanto asserito. Non abbiamo visto alcuna immagine di queste centinaia di cadaveri, che \u00e8 improbabile la propaganda israeliana non avrebbe sfruttato. A parte il fatto, ovviamente, che anche a prendere per buona questa cifra, in assenza pressoch\u00e9 totale di combattenti catturati, vorrebbe dire che sono stati tutti giustiziati sul posto (cosa peraltro da non escludere). La cosa pi\u00f9 probabile, quindi, \u00e8 che forse un centinaio di combattenti siano stati uccisi o feriti, mentre tutti gli altri sono rientrati alle proprie basi.<br \/>\nVale qui la pena notare, a tal proposito, che mentre la propaganda palestinese diffonde continuamente video in cui si vedono i suoi combattenti attaccare e colpire carri Merkava, corazzati di vario tipo e militari di\u00a0<em>Tsahal<\/em>, nelle immagini diffuse dall\u2019IDF il nemico palestinese \u00e8 praticamente sempre invisibile, se non assente, per cui le asserzioni sulle perdite inflitte non hanno alcun riscontro oggettivo.<\/p>\n<p>Se guardiamo adesso come si sta sviluppando tatticamente la manovra israeliana, ne possiamo osservare sia la prevedibilit\u00e0 che la (prevedibilmente) scarsa efficacia.<br \/>\nTale tattica, infatti, sembrerebbe basarsi su uno schema da manuale, ovvero la progressiva suddivisione (e\u00a0<em>ripulitura<\/em>) del territorio nemico in quadranti. Il primo passo, \u00e8 stato dividere la Striscia in due quadranti, uno al sud ed uno al nord, tagliandola orizzontalmente poco sopra il Wadi Gaza. Poi \u00e8 stato circondato sui quattro lati il quadrante nord. E adesso \u00e8 iniziata la penetrazione in direzione est, a partire dalla linea di costa, per tagliare a sua volta questo quadrante in due parti, a nord e sud.<br \/>\nIl limite generale di questa tattica \u00e8 che, non solo richiede tempo, ma soprattutto richiede l\u2019impiego di forze sempre pi\u00f9 consistenti. Perch\u00e9 ovviamente non stiamo parlando di territori vuoti, ma di aree urbane, in cui ciascun quadrante \u2013 una volta\u00a0<em>ripulito\u00a0<\/em>dalle forze combattenti nemiche, sempre che ci\u00f2 sia possibile \u2013 deve essere presidiato. E mentre le operazioni di\u00a0<em>riquadratura\u00a0<\/em>possono essere effettuate utilizzando prevalentemente forze corazzate, quelle di\u00a0<em>cleaning\u00a0<\/em>e di presidio richiedono l\u2019utilizzo della fanteria.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 cos\u00ec, l\u2019IDF mostra di essere fortemente esposto al fuoco nemico, se in tre settimane ha dovuto contare oltre duecento corazzati distrutti o danneggiati. Quali perdite andrebbe a subire una volta costretto ad utilizzare unit\u00e0 appiedate, \u00e8 facilmente immaginabile.<br \/>\nOra, ancora una volta, torniamo ad alcuni di quegli elementi\u00a0<em>dispersi\u00a0<\/em>di cui si diceva.<br \/>\nPrimo dato: a 40 giorni dalla cattura di circa 200 prigionieri, tra militari e civili, \u00e8 sin troppo evidente che l\u2019IDF non ha la pi\u00f9 pallida idea di dove si trovino. Duecento persone sono un numero considerevole, perch\u00e9 se sono concentrate in pochi posti richiedono una massiccia sorveglianza, ed una notevole logistica, mentre se sono dispersi in piccoli gruppi significa che almeno qualcuno dovrebbe essere identificato. Su questo, invece, Israele brancola nel buio. Il che fondamentalmente significa che non ha la pi\u00f9 pallida idea di come\/dove si articola la rete dei rifugi sotterranei. Esattamente quella rete che consentirebbe ai combattenti di spostarsi da un punto all\u2019altro, senza essere intercettabile.<\/p>\n<p>Altro elemento: la forza combattente della Resistenza era stimata, prima dell\u2019inizio della guerra, in circa 20\/30.000 uomini, con la capacit\u00e0 di arrivare a mobilitarne sino a 50.000. L\u2019IDF sta impiegando nell\u2019operazione su Gaza circa 20.000 uomini. Ci\u00f2 significa che gli attaccanti sono in netta inferiorit\u00e0 numerica, oltre ad essere in condizioni di inferiorit\u00e0 tattica. Ma soprattutto, potrebbe significare che prima di riuscire a neutralizzare un numero cos\u00ec elevato di combattenti, questi potrebbero infliggere una quantit\u00e0 di perdite insopportabili, per l\u2019esercito e per l\u2019intera societ\u00e0 israeliana. Se nonostante tutto, infatti, l\u2019IDF dovesse riuscire ad infliggere perdite 10 volte superiori a quelle subite, anche cos\u00ec dovrebbe registrare migliaia di caduti. E presumibilmente svariate centinaia di mezzi corazzati. In pratica, il prezzo da pagare potrebbe essere talmente alto da mettere\u00a0<em>Tsahal\u00a0<\/em>fuori combattimento per un periodo significativo; il che, come ben sanno a Tel Aviv, potrebbe essere una tentazione per qualcuno dei tanti nemici che Israele si \u00e8 fatto nella regione\u2026<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35891\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/iraqi-hezbollah-quds-day.jpg?resize=640%2C447&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"433\" \/><\/figure>\n<p>Ovviamente, tutto ci\u00f2 non significa che Israele non possa\u00a0<em>vincere\u00a0<\/em>la sua battaglia, sul breve periodo. Certamente possiede i mezzi per farlo; si tratta di capire se ne ha anche la capacit\u00e0 di tenuta, ovvero se sia in grado di reggere non solo perdite militari significative, ma anche notevoli perdite economiche (gi\u00e0 ora di gran lunga superiori al previsto), nonch\u00e9 le pressioni e l\u2019isolamento internazionale.<br \/>\nC\u2019\u00e8 in questo un elemento che va tenuto presente, e che rende tutto molto aleatorio. Lo shock provocato dall\u2019attacco del 7 ottobre (molto pi\u00f9 forte e profondo di quanto ora non appaia) non ha semplicemente scosso la societ\u00e0 israeliana dalle sua fondamenta \u2013 cosa che sarebbe accaduta comunque \u2013 ma \u00e8 arrivato in un momento assai particolare per Israele. Per un verso, la figura di Netanyahu non solo era vista gi\u00e0 prima come estremamente negativa e con ambizioni autoritarie, tanto da essere fortemente contestata da una buona parte della popolazione, ma lui \u00e8 adesso visto anche come il maggiore responsabile del disastro militare. Al tempo stesso, va ricordato che \u00e8 in fondo espressione di una maggioranza elettorale, in larga parte anche pi\u00f9 estremista di lui, e che pu\u00f2 contare sull\u2019appoggio di molti tra i\u00a0<em>settler\u00a0<\/em>\u2013 che sono una componente importante, sotto molti aspetti, della societ\u00e0.<br \/>\nTutto ci\u00f2 contribuisce ad alimentare una gestione totalmente irrazionale della crisi attuale, e che cerca una\u00a0<em>vendetta\u00a0<\/em>capace di sanare (sia pure illusoriamente) la ferita.<\/p>\n<p>Infine, vanno esaminati gli altri due fronti principali del conflitto, sia perch\u00e9 ci dicono molto sui possibili sviluppi, sia perch\u00e9 ci dicono qualcosa anche su quale orientamento sta prevalendo all\u2019interno dell\u2019establishment israeliano.<br \/>\nPer quanto riguarda la Cisgiordania, va innanzitutto ricordato che \u2013 a differenza di Gaza \u2013 si tratta di un territorio in cui la presenza delle aree palestinesi \u00e8 a macchia di leopardo, immerse\u00a0 e frammentate in un territorio largamente occupato da insediamenti coloniali israeliani. Queste aree palestinesi, inoltre, sono amministrate dall\u2019ANP, l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese, che \u00e8 sostanzialmente un governo fantoccio, praticamente in mano all\u2019amministrazione americana, ed \u00e8 utile soprattutto alla\u00a0<em>comunit\u00e0 internazionale<\/em>\u00a0per avere un riferimento palestinese che non sia Hamas. Oltretutto, tutto questo semi-stato coloniale \u00e8 presidiato dall\u2019IDF, che ne ha il pieno controllo militare.<br \/>\nTutto ci\u00f2, per chiarire preliminarmente una questione rilevante: mentre Hamas ha avuto il controllo pressoch\u00e9 assoluto su Gaza, il che gli ha consentito di sviluppare una considerevole forza armata, dotata di strutture logistiche e di armamenti significativi, nella West Bank ci\u00f2 non \u00e8 stato assolutamente possibile.<\/p>\n<p>Le realt\u00e0 di questi territori, quindi, \u00e8 quella di un reticolo di citt\u00e0 e villaggi in territorio ostile, amministrato da una forza collaborazionista e presidiato militarmente dall\u2019IDF, in cui si \u00e8 ovviamente sviluppata comunque una organizzazione della Resistenza, ma in termini militari appena sufficienti. In pratica, quindi, la Cisgiordania non era in grado di aprire effettivamente un altro fronte militare impegnativo, non potendo andare oltre una intensificazione dei periodici\u00a0<em>riot<\/em>. Ci\u00f2 nonostante, Israele ha deciso di intervenire pesantemente sulla regione con le sue forze militari.<br \/>\nLe forze dell\u2019IDF impegnate qui stanno attivamente \u2013 e quotidianamente \u2013 esercitando una pressione sulla popolazione del tutto ingiustificata, rispetto a quanto accaduto precedentemente. Oltre a continui e violenti\u00a0<em>raid<\/em>, che sfociano spesso in scontri armati con le forze della Resistenza, l\u2019esercito israeliano sta procedendo ad una sistematica distruzione di infrastrutture (i bulldozer corazzati dell\u2019IDF demoliscono monumenti, e addirittura distruggono le strade), fanno saltare in aria le case dei sospetti aderenti alla Resistenza, ed effettuano centinaia e centinaia di arresti, senza alcuna specifica accusa (<em>detenzione amministrativa<\/em>). Da ultimo, hanno iniziato a reincarcerare tutti coloro che erano stati precedentemente detenuti e poi scarcerati.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>ratio\u00a0<\/em>(ammesso che ve ne sia una) di tutto ci\u00f2 \u00e8, sotto il profilo tattico, non molto chiara. Da certi aspetti della gestione militare, sembrerebbe che l\u2019IDF stia usando la West Bank come un gigantesco campo di addestramento, in cui le unit\u00e0 di riservisti appena richiamati vengono reimmersi in una condizione di guerra urbana \u2013 ma in condizioni di sicurezza, stante la completa sproporzione delle forze \u2013 al fine di prepararli per successivi impieghi in condizioni ben pi\u00f9 aspre.<br \/>\nConsiderato che Israele ha ben altri fronti su cui deve esercitare il proprio impegno offensivo\/difensivo, attizzare il fuoco in Cisgiordania comunque non sembra esattamente la mossa pi\u00f9 opportune.<br \/>\n\u00c8 comunque probabile che anche questa vada inquadrata in una pulsione emotiva, che implica sia la ricerca della summenzionata\u00a0<em>vendetta<\/em>, sia il desiderio di trovare una\u00a0<em>soluzione finale<\/em>\u00a0al problema palestinese. Non da ultimo, \u00e8 anche possibile che, in un momento di grande difficolt\u00e0 politica e militare, la ricerca di una vittoria facile serva anche ad attutire i contraccolpi della\u00a0<em>debacle\u00a0<\/em>del 7 ottobre.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35892\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/giubberosse.news\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/photo_2023-11-01_15-42-35.jpg?resize=640%2C480&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n<p>Altro fronte, infine, \u00e8 quello libanese. Questo \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 pericoloso, per Israele, e l\u2019IDF lo sa bene. La memoria della guerra del 2006 (quando comunque Hezbollah era molto meno forte di quanto non sia desso), in cui l\u2019invasione israeliana si infranse contro le difese della milizia sciita, al punto che dovette intervenire in fretta e furia una mediazione internazionale per salvare la faccia a Tel Aviv, \u00e8 molto ben radicata nella memoria di Israele. Tanto che oggi, basta scorrere i media israeliani per cogliere il vero e proprio terrore che ispira Hezbollah.<br \/>\nLa formazione sciita, organizzata ed armata come un vero e proprio esercito, sta attualmente esercitando la sua pressione su Israele attraverso una serie continua di attacchi transfrontalieri, utilizzando missili anticarro, droni ed artiglieria. Ed il fatto che l\u2019IDF schieri qui un terzo delle sue forze armate, testimonia ulteriormente la preoccupazione che suscita questo fronte.<br \/>\nOvviamente Israele risponde agli attacchi dal Libano, usando soprattutto l\u2019aviazione. Ma il punto \u00e8 quali saranno gli sviluppi su questo fronte.<\/p>\n<p>Per il momento, Hezbollah ritiene di fare la sua parte gi\u00e0 tenendo bloccata una parte considerevole delle forze israeliane \u2013 e, cosa non secondaria, tenendo sotto costante minaccia tutta l\u2019alta Galilea, in buona parte gi\u00e0 largamente evacuata (con le ricadute economiche del caso).<br \/>\nMa, qualora la situazione a Gaza dovesse raggiungere un livello che metta seriamente in pericolo la sopravvivenza politico-militare della Resistenza, \u00e8 evidente che ci sar\u00e0 un\u2019evoluzione dello scontro anche su questo fronte. E seguir\u00e0 uno schema simile a quello adottato dai palestinesi con l\u2019operazione\u00a0<em>Al-Aqsa Flood<\/em>. In una prima fase, Hezbollah scaricher\u00e0 una serie crescente di attacchi missilistici su tutto il territorio israeliano; a questa seguir\u00e0 la reazione di Tel Aviv, che \u2013 esattamente come a Gaza \u2013 sar\u00e0 costituita da pesanti attacchi aerei sul Libano. Attacchi che per\u00f2 non saranno in grado di risolvere il problema (i missili continueranno a piovere sulle citt\u00e0 e sugli insediamenti militari israeliani), e si render\u00e0 quindi necessaria una operazione di terra: l\u2019IDF dovr\u00e0 per la terza volta invadere il il paese dei cedri. Esattamente quello che aspetta Hezbollah.<\/p>\n<p>In pratica, Israele si troverebbe impegnata su due fronti \u2013 a nord ed a sud \u2013 in conflitti sanguinosi, e di non rapida soluzione. Mantenendo comunque la spina del fianco della West Bank, e quella delle formazioni sciite irachene e yemenite ad est.<br \/>\nCome ben sanno a Washington, semplicemente Tel Aviv non sarebbe in grado di reggere un conflitto con queste caratteristiche, n\u00e9 politicamente n\u00e9 militarmente, e ci\u00f2 comporterebbe quindi l\u2019inderogabile necessit\u00e0 per gli USA di intervenire direttamente. Con tutte le conseguenze del caso.<br \/>\nQuesto non solo rischierebbe di scatenare un conflitto regionale assai ampio, con le forze armate russe che si trovano oltretutto in campo, coinvolgendo probabilmente almeno tre\/quattro paesi vicini, ma avrebbe conseguenze devastanti anche sul piano interno statunitense. Il problema, purtroppo, \u00e8 che \u2013 come dice Seymour Hersch [2] \u2013 \u201cBiden e gli Stati Uniti non influiscono su nulla. (\u2026) A Washington c\u2019\u00e8 un vuoto di potere, nessuno gestisce l\u2019evoluzione degli eventi. Si limitano a cercare di ottenere una rielezione.\u201d<\/p>\n<p>In questo momento, quindi, \u00e8 come se Israele procedesse a gran velocit\u00e0 ma senza alcuna idea di dove andr\u00e0 a parare, un po\u2019 come un treno senza pi\u00f9 macchinista. Gli Stati Uniti non sono chiaramente in grado di esercitare alcuna pressione o persuasione sull\u2019alleato, da cui per\u00f2 non sono in grado di prendere le distanze in alcun modo. E le cose procedono senza \u2013 appunto \u2013 una vera e propria strategia, ma secondo un disegno quasi messianico. Disegno che per\u00f2, proprio per la sua natura del tutto irrazionale, rischia di portare tutti verso un baratro.<br \/>\nCome ha detto l\u2019israeliano Canale 14, \u201cdopo la Striscia di Gaza sar\u00e0 la volta del Libano, poi dell\u2019Iran\u201d. Un delirio di furore e di onnipotenza si \u00e8 impadronito di Israele, ma di questo sono perfettamente consapevoli sia a Beirut che a Teheran. Per questo non lasceranno cadere Gaza, senza che Israele non paghi un prezzo enorme.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>[1]\u00a0<em>\u201cMa i capi della sicurezza israeliani sanno che l\u2019obiettivo di distruggere Hamas \u00e8 probabilmente fuori dalla loro portata. Hamas ha una base politica e un ampio sostegno esterno da parte dell\u2019Iran. La guerra urbana \u00e8 dura\u201d<\/em>, in\u00a0<em>\u201cIsrael must know that destroying Hamas is beyond its reach\u201d<\/em>, intervista a John Sawers (ex ambasciatore UK all\u2019ONU, ex direttore MI6, il servizio segreto britannico),\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/b9864c63-08dc-4942-b2b3-2fe20146c81f\">Financial Times<\/a><br \/>\n[2]\u00a0 Cfr.\u00a0<em>\u201cHamas\u2019s Alamo\u201d<\/em>, Seymour Hersch,\u00a0<a href=\"https:\/\/seymourhersh.substack.com\/p\/hamass-alamo\">Substack<\/a><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberosse.news\/2023\/11\/18\/palestina-strategie-a-confronto\/\">https:\/\/giubberosse.news\/2023\/11\/18\/palestina-strategie-a-confronto\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Proviamo ad indagare l\u2019attuale fase del conflitto israelo-palestinese sotto il profilo strettamente militare: le strategie, le tattiche, le scelte fatte \u2013 e le condizioni oggettive \u2013 di una guerra in cui comunque interagiscono, direttamente o indirettamente, molti attori, ciascuno con i propri interessi e le proprie esigenze. Proprio per ci\u00f2, un puzzle complicato da risolvere. In ogni conflitto non c\u2019\u00e8 solo lo scontro tra forze militari. 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