{"id":82610,"date":"2023-11-21T11:57:36","date_gmt":"2023-11-21T10:57:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82610"},"modified":"2023-11-21T11:57:36","modified_gmt":"2023-11-21T10:57:36","slug":"guerra-israele-hamas-a-che-punto-siamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82610","title":{"rendered":"Guerra Israele-Hamas: a che punto siamo"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA CeSI | CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (Di Giuseppe Dentice)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-82613 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Israeli-airstrike-in-Gaza_FoxNews-300x169.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Israeli-airstrike-in-Gaza_FoxNews-300x169.webp 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Israeli-airstrike-in-Gaza_FoxNews-1024x576.webp 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Israeli-airstrike-in-Gaza_FoxNews-768x432.webp 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Israeli-airstrike-in-Gaza_FoxNews-1536x864.webp 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Israeli-airstrike-in-Gaza_FoxNews.webp 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A poco pi\u00f9 di un mese da quel 10 ottobre, inizio delle operazione israeliana\u00a0<strong>\u201cSpade di ferro\u201d verso la Striscia di Gaza<\/strong>\u00a0\u2013 sorta, a sua volta, come risposta all\u2019offensiva militare \u201cAlluvione di al-Aqsa\u201d (7 ottobre) condotta da Hamas e dai suoi alleati del Jihad Islamico Palestinese (JIP) attraverso azioni complesse di area, terra e mare contro Israele \u2013 \u00e8 possibile fare un primo bilancio di quanto accaduto e provare a individuare uno o pi\u00f9 scenari plausibili che si potrebbero verificare nel breve-medio periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal punto di vista cinetico-militare, la guerra racconta un alto numero di vittime da ambo i lati (oltre 12.000 quelle accertate al 15 novembre, soprattutto tra i civili). La controffensiva lanciata da Tel Aviv in pi\u00f9 fasi sulla Striscia di Gaza, ha visto le Forze di Difesa Israeliane (IDF) capaci di conquistare la zona di sicurezza individuata nell\u2019area centro-settentrionale della Striscia (le aree che vanno da Beit Hanun sino al Wadi Gaza). Tale conquista, almeno stando alle dichiarazioni del Premier Benjamin Netanyahu, avr\u00e0 come obiettivo finale lo\u00a0<strong>sradicamento della compagine di Hamas al potere nella Striscia<\/strong>\u00a0e un possibile scenario di rioccupazione del territorio unilateralmente lasciato da Israele nel 2005. Tuttavia, \u00e8 plausibile ipotizzare che le attivit\u00e0 non si fermeranno a questa fascia, ma potrebbero condurre ancora pi\u00f9 a Sud andando a penetrare le\u00a0<strong>aree strategiche di Khan Younis<\/strong>\u00a0. Questo \u00e8 un teatro cardine sotto pi\u00f9 aspetti. In primo luogo, \u00e8 l\u2019area natia di buona parte della gerarchia politico-militare di Hamas e delle Brigate Izzedin al-Qassam (tra cui i fratelli al-Sinwar e Mohammed Deif), attori fondamentali in grado di definire le sorti del conflitto e di godere di una vasta rete di collegamenti e protezioni locali e transfrontaliere (anche verso il Nord del Sinai). In secondo luogo, il controllo di Khan Younis, congiuntamente all\u2019occupazione della zona del porto di Gaza, sarebbe da un\u00a0<strong>punto di vista logistico funzionale a Israele<\/strong>\u00a0anche per intercettare e distruggere le linee di rifornimenti e materiali che passa attraverso i tunnel che collegano questi territori con il confine egiziano e che fino ad ora hanno garantito una certa tenuta di Hamas nella difesa del territorio. Infine, quindi, sempre nella prospettiva israeliana, una penetrazione ancora pi\u00f9 a Sud sarebbe fondamentale per garantire l\u2019\u00a0<strong>accerchiamento e l\u2019isolamento completo della Striscia anche dal valico di Rafah<\/strong>\u00a0, unico checkpoint funzionante e aperto per garantire l\u2019afflusso di beni e viveri da e verso il territorio e in grado di attenuare la gi\u00e0 disastrosa situazione umanitaria vigente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pertanto, questi elementi risultano essere quanto mai cruciali perch\u00e9 aprono una riflessione profonda sia sulla gestione politico-militare e di sicurezza dello scenario in questione \u2013 tanto in una prospettiva presente quanto futura \u2013, sia sulla condizione dei civili gazawi spinti a lasciare i territori settentrionali della Striscia per rilocalizzarsi, inizialmente, a Sud verso i centri maggiori di Rafah e Khan Younis, e, infine, per essere spinti a giungere nel Sinai egiziano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quel che riguarda il primo punto, \u00e8 interessante notare come il\u00a0<strong>governo israeliano abbia sin dai primi giorni tentato di far passare l\u2019idea di una rioccupazione della Striscia di Gaza<\/strong>\u00a0, in maniera blanda e poco articolata, bench\u00e9 non siano ancora chiari termini e modalit\u00e0. Si punta a occuparla in toto o solo parzialmente? Si mira a gestire l\u2019area facendosi carico di tutto e garanti del crisis management successivo al conflitto o si cercher\u00e0 di passare in un secondo momento non ben identificato questa fase ad un attore arabo (Lega Araba e\/o Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese) e\/o internazionale (Nazioni Unite con il supporto di un cappello arabo-sunnita guidato da Egitto, Giordania e monarchie del Golfo)? Sono tutte domande lecite e necessarie per comprendere il grado di complessit\u00e0 della situazione, ma soprattutto per far emergere anche le contraddizioni e le difficolt\u00e0 emerse sui diversi piani decisionali israeliani. Infatti, una rioccupazione con i boots on the ground della Striscia di Gaza sconfesserebbe in primis la dottrina dell\u2019allora Premier Ariel Sharon, che port\u00f2, dopo un lungo e tortuoso travaglio nel dibattito politico israeliano, ad assumere la decisione del disengagement unilaterale da Gaza (2005). Contestualmente, una ripresa dei territori potrebbe avere degli impatti di non poco conto da pi\u00f9 punti di vista (economico, umano, politico, militare e securitario in senso ampio), anche per una realt\u00e0 strutturata e forte come Israele. Una ricostruzione dell\u2019intera area o anche di una sua parte comporterebbe uno sforzo notevole, a cui dovrebbe associarsi anche un tentativo di ripopolamento da parte israeliana, con piani dell\u2019intelligence non confermati dal governo che prevederebbero un ripopolamento dell\u2019area con nuove citt\u00e0, villaggi e (ri)afflusso di colonie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se, quindi, questa scelta dell\u2019esecutivo Netanyahu risponde a chiare esigenze di natura squisitamente domestica, \u00e8 altres\u00ec evidente che tale situazione comporterebbe una riflessione altrettanto profonda sulla natura e lo status da attribuire a nuovi \u201cresidenti\u201d israeliani, nonch\u00e9 ai gazawi spinti ad abbandonare le aree Nord della Striscia per sfollare verso Sud e \u2013 in taluni casi \u2013 ad andare oltre il valico di Rafah per raggiungere la Penisola del Sinai in territorio egiziano. Si tratterebbe, quindi, di nuovi profughi o rifugiati? Avrebbero uno status temporaneo o permanente? Chi \u00e8 uscito da Gaza rimarr\u00e0 per sempre in Egitto o avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di tornare nella Striscia? Anche queste domande sono necessarie per dar forma alle speculazioni giornalistiche emerse dai documenti di intelligence loro pervenuti, che prevederebbero la creazione di safe zone \u2013 in prospettiva \u2013 definitive nel Nord del Sinai. Presumibilmente, si tratterebbe di una sorta di ampliamento della \u201cZona D\u201d della Penisola, ossia il\u00a0<strong>corridoio\/zona cuscinetto lungo la frontiera egiziano-israeliana<\/strong>\u00a0, anche nota come Philadelphi Route. Questa porzione di territorio \u00e8 importante in quanto, dal settembre 2005, a seguito del Piano di disimpegno unilaterale israeliano, le IDF hanno consegnato il controllo della zona all\u2019Esercito egiziano, che \u00e8 responsabile per la sicurezza, la gestione e la lotta allo smuggling e a tutte le attivit\u00e0 illegali sul confine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se venisse confermata, si tratterebbe di un\u2019azione dal grande impatto politico, in un certo senso imposta al governo del Cairo da una pressione internazionale congiunta portata avanti dai governi arabi (per lo pi\u00f9 del Golfo) e USA. Tale situazione, oltre a mutare in profondit\u00e0 la natura e lo status quo stesso degli Accordi di Camp David e del Trattato di Pace egiziano-israeliano del 1978-1979 \u2013 con potenziali ripercussioni non solo su il Cairo e Tel Aviv, ma anche sul coinvolgimento degli altri Stati littorali del Mar Rosso come Arabia Saudita e Giordania e il necessario beneplacito di Washington, garante delle storiche intese \u2013, avrebbe un impatto non di poco conto sul tessuto socio-nazionale di un Paese in ebollizione e tradizionalmente filo-palestinese (nelle sue compagini sociali e nella stanca retorica delle leadership pi\u00f9 che nelle volont\u00e0 politiche di quest\u2019ultime) come per l\u2019appunto l\u2019Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene gli Stati Uniti abbiano pi\u00f9 volte smentito le parole di Netanyahu sulla rioccupazione militare della Striscia, il tema rimane tuttavia presente nelle agende di tutte le cancellerie internazionali, in quanto l\u2019azione militare israeliana comporter\u00e0 comunque un\u00a0<strong>cambio di scenario dentro Gaza<\/strong>\u00a0e, in ogni caso, qualcuno dovr\u00e0 occuparsene o assumersi l\u2019onere della gestione del dossier. Se l\u2019obiettivo di Washington \u00e8 di evitare l\u2019allargamento del conflitto all\u2019intera regione, \u00e8 altrettanto vero che non pu\u00f2 non considerare che il peso umanitario di Gaza e della sua popolazione ricadr\u00e0 inevitabilmente sulla comunit\u00e0 araba. E proprio su questo punto sar\u00e0 necessario riflettere attentamente in termini di ricadute anche da un punto di vista politico, soprattutto considerando le difficolt\u00e0 sopraccennate da parte di alcuni attori cardine della regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il Cairo \u00e8 direttamente tirato in ballo per via dei riflessi multidimensionali gi\u00e0 menzionati sul Sinai e il rispetto di clausole vincolanti legate ai trattati internazionali, una menzione particolare merita per\u00f2 la Giordania e il suo ruolo nella crisi attuale. Seppur non direttamente coinvolto nella dinamica di Gaza,\u00a0<strong>Amman \u00e8 storicamente un attore fondamentale nella dinamica arabo-israelo-palestinese<\/strong>\u00a0, non fosse altro per il suo ruolo di protettore dei luoghi sacri dell\u2019Islam per ci\u00f2 che riguarda la Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Nella prospettiva giordana, il timore maggiore riguarda la possibile saldatura delle violenze di Gaza con quelle in corso in Cisgiordania, percependo nell\u2019escalation della prima un problema di non facile risoluzione della seconda. In altre parole, la Giordania valuta la guerra a Gaza in termini esistenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi anni, infatti, abbiamo visto quanto il suo ruolo \u00e8 stato strumentalmente indebolito da Israele, con ripercussioni dirette anche sul resto della Cisgiordania. Oggi, proprio quest\u2019area si mostra come il teatro pi\u00f9 pericoloso e prossimo ad essere attivato in quanto ha la capacit\u00e0 di divenire una sorta di miccia per gli altri ad essa collegati, come le citt\u00e0 miste del Nord di Israele e il mai domo confine siro-libanese. Ad essere attenzionata sono soprattutto le aree tra Tulkarem, Nablus e Jenin (senza per\u00f2, dimenticare Gerico ed Hebron, sempre pronte ad incendiarsi e a vivere dinamiche anche a s\u00e9 stanti), che hanno conosciuto dal maggio 2021 una importante recrudescenza di violenze fomentate sia dalle divisioni intra-palestinesi sia dall\u2019agire dei coloni ebraici. Le infiltrazioni degli agenti di Hamas e\/o del JIP in quei territori, dove sono operative anche sigle e milizie armate egualmente pericolose e non ufficialmente affiliate a nessuna sigla palestinese (come le pi\u00f9 note \u201cFossa dei Leoni\u201d o \u201cBrigate Nablus\u201d), hanno contribuito a rendere l\u2019area un epicentro fondamentale per comprendere possibili spillover delle violenze dentro e fuori la Cisgiordania, con impatti diretti su Israele e Giordania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una condizione che per\u00f2 rischia di aggravarsi qualora le frange pi\u00f9 estreme dei coloni ebraici \u2013 anche sotto la spinta interessata delle fazioni politiche che fanno capo agli ex Ministri Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich \u2013 portassero avanti azioni terroristiche anche su fondamenti ideologici che richiamano alla\u00a0<strong>\u201cNakba\u201d<\/strong>\u00a0(\u201ccatastrofe\u201d, in riferimento ai fatti della prima guerra arabo-israelo-palestinese del 1948), con il chiaro intento di provocare un allontanamento forzoso dei palestinesi che abitano quelle terre. Una situazione che le stesse Forze Armate e i Servizi di Intelligence israeliani vorrebbero scongiurare, ma che non riescono a gestire a causa delle molteplici interferenze dei coloni in Cisgiordania. Proprio questi territori potrebbero divenire un\u00a0<strong>acceleratore per aprire un secondo fianco interno ad Israele<\/strong>\u00a0, quello delle citt\u00e0 miste arabo-israeliane come Lod, Haifa, Netanya, Acri o Ramla, senza dimenticare l\u2019importanza simbolica di Gerusalemme, che innescherebbe una fase acuta di scontri sulla falsa riga della stagione delle violenze dell\u2019aprile-maggio 2021. In quella fase \u2013 in parte ravvisabile anche oggi \u2013, la sollevazione di parte della popolazione arabo-israeliana dentro i confini dello Stato e le forti tensioni registrate a Gerusalemme Est e in Cisgiordania portarono a parlare della possibilit\u00e0 di una guerra civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tutto questo caos dilagante,\u00a0<strong>la Giordania si troverebbe a gestire una \u201cbomba\u201d umanitaria inaccettabile<\/strong>\u00a0, dal loro punto di vista, per almeno due motivi. Infatti, come nel caso egiziano, a risultare sgradevole per Amman sarebbe l\u2019impatto demografico sulla sua gi\u00e0 fragile tenuta sociale di un possibile afflusso di nuovi profughi e\/o rifugiati palestinesi, che acuirebbe una sproporzione gi\u00e0 nota tra giordani e transgiordani, ossia i palestinesi e i loro discendenti residenti nel Paese dal 1948. Altres\u00ec, questo elemento, per la casa hashemita, sarebbe un\u2019imposizione mai accettabile da un punto di vista pi\u00f9 identitario che ideologico rispetto al tema del non ritorno della diaspora palestinese nella regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco, dunque, che\u00a0<strong>la guerra a Gaza non rappresenta una questione meramente confinata alla dinamica Israele-Hamas, ma coinvolge pi\u00f9 dimensioni, parallele di un medesimo aspetto.<\/strong>\u00a0Le sorti di Gaza sono intrinsecamente collegate con quanto sta andando in scena a Jenin e negli altri punti caldi della Cisgiordania. Pertanto, se allo stato attuale l\u2019attenzione della comunit\u00e0 regionale e internazionale \u00e8 impedire che l\u2019allargamento produca un caos generalizzato, \u00e8 altres\u00ec vero che nessuno potr\u00e0 far finta che il precipitare delle tensioni nei Territori Occupati Palestinesi possa ritenersi un affare soltanto israeliano, come avvenuto in passato.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/guerra-israele-hamas-a-che-punto-siamo\">https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/guerra-israele-hamas-a-che-punto-siamo<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA CeSI | CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (Di Giuseppe Dentice) A poco pi\u00f9 di un mese da quel 10 ottobre, inizio delle operazione israeliana\u00a0\u201cSpade di ferro\u201d verso la Striscia di Gaza\u00a0\u2013 sorta, a sua volta, come risposta all\u2019offensiva militare \u201cAlluvione di al-Aqsa\u201d (7 ottobre) condotta da Hamas e dai suoi alleati del Jihad Islamico Palestinese (JIP) attraverso azioni complesse di area, terra e mare contro Israele \u2013 \u00e8 possibile fare un primo bilancio di quanto accaduto&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":81996,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/CeSI-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-luq","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82610"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=82610"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82610\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82614,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/82610\/revisions\/82614"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/81996"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=82610"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=82610"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=82610"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}