{"id":82688,"date":"2023-11-27T11:11:45","date_gmt":"2023-11-27T10:11:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82688"},"modified":"2023-11-27T11:11:45","modified_gmt":"2023-11-27T10:11:45","slug":"capitalismo-woke","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82688","title":{"rendered":"Capitalismo woke"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Matteo Bortolon)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-82689 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/capitalismo-woke-202x300.jpg\" alt=\"\" width=\"202\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/capitalismo-woke-202x300.jpg 202w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/capitalismo-woke-691x1024.jpg 691w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/capitalismo-woke-768x1138.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/capitalismo-woke-1037x1536.jpg 1037w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/capitalismo-woke-1382x2048.jpg 1382w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/capitalismo-woke.jpg 1594w\" sizes=\"(max-width: 202px) 100vw, 202px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il capitalismo \u00e8 diventato di \u201csinistra\u201d? Quello che parrebbe un paradosso, pi\u00f9 che una provocazione, \u00e8 un quesito al centro di un testo, (C. Rhodes,\u00a0<em>Capitalismo woke<\/em>, Fazi 2023) di estrema attualit\u00e0, e forse persino anticipatore per quanto riguarda il dibattito italiano ed europeo. Si dedica ad un fenomeno tipicamente statunitense, che ancora pare non abbia lambito significativamente il Vecchio Continente, e cio\u00e8 l\u2019attitudine delle aziende a sostenere cause progressiste quali l\u2019ambiente, le cause LGBT, l\u2019antirazzismo, i diritti delle donne e simili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il libro in poco pi\u00f9 di 300 pagine svolte il tema in 13 capitoli, leggibili quasi indipendentemente dal resto; il primo di essi enuncia la questione in termini generali, e ciascuno dei seguenti lo specifica ed arricchisce in base ad esempi specifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019elemento di riferimento centrale \u00e8 il termine\u00a0<em>woke<\/em>, di cui l\u2019autore fornisce una essenziale ma completa illustrazione: come si descrive nel terzo capitolo (<em>Il capovolgimento dell\u2019essere woke<\/em>), la parola (che letteralmente significa \u201c risvegliato\u201d o per estensione semantica \u201cconsapevole\u201d) nel suo senso politico deriva la sua accezione da un discorso di Martin Luther King e dal\u00a0<em>milieu<\/em>\u00a0del movimento per i diritti dei neri negli Usa, ma \u00e8 stata resa celebre al di l\u00e0 di tale ambiente dalla cantante soul Erykah Nadu nel 2008, finch\u00e9 il movimento Black Lives Matter l\u2019ha consacrata nel 2013 come parola chiave del progressismo contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Successivamente woke da termine molto connotato in una radicalit\u00e0 sociale (antirazzismo ma anche anticapitalismo, antimperialismo ecc.) ha avuto uno slittamento semantico per designare una attenzione un po\u2019 ipocrita e ostentativa a cause progressiste di moda quali il razzismo, il cambiamento climatico, la parit\u00e0 femminile, e simili. Alla fine il termine \u00e8 stato pi\u00f9 usato dai suoi detrattori che dai sostenitori, in senso quasi completamente deteriore, indicando una esibizione di virt\u00f9 morali in tali direzioni, sfociando nella battaglia culturale sul \u201cpoliticamente corretto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tema centrale del libro riguarda il fatto che numerose aziende statunitensi (con qualche escursione nel contesto australiano) abbiano abbracciato tali temi e facciano attivismo in tal senso, fornendo una variopinta galleria di esempi: dal ricco CEO di\u00a0 BlackRock che tuona contro l\u2019ingiustizia sociale, allo spot di Nike contro il razzismo; da Gillette (azienda di lamette da barba) che fustiga la \u201cmascolinit\u00e0 tossica\u201d, al sostegno di varie compagnie al referendum australiano del 2017 sul matrimonio omosessuale. Questi non sono esempi isolati: \u201cfra le imprese, soprattutto quelle globali, vi \u00e8 una tendenza significativa ed osservabile a diventare woke\u201d (p. 32), tanto che \u201csecondo il New York Times il capitalismo woke [\u2026] \u00e8 stato il leitmotiv di Davos 2020\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Com\u2019\u00e8 ovvio, il favore verso tale attivismo sar\u00e0 di segno simile all\u2019atteggiamento verso i temi in se stessi: tendenzialmente benevolo nel mondo progressista, e di violento rigetto in quello conservatore. Secondo molti commentatori di destra culturale le aziende sarebbero cadute vittime di una agenda progressista che minerebbe il capitalismo: \u201cle grandi aziende sono diventate il principale tutore culturale della sinistra\u201d; \u201cla sinistra culturale ha conquistato le burocrazie delle aziende americane\u201d (due commentatori citati alle pp 15-16). Oltre alla antipatia per la sostanza stessa di tale agenda, fa capolino l\u2019argomento secondo il quale i dirigenti d\u2019azienda non avrebbero il diritto di far valere un punto di vista valendosi del peso economico che possono esercitare \u2013 che si limitassero a fare il loro mestiere senza debordare in politica insomma. Argomento non privo di persuasivit\u00e0, anche se va detto, sia pure per inciso, che questa posizione mostra un discreto livello di ipocrisia: non pare che da quel versante politico si sia mai sollevato grande clamore quando industriali reazionari come i fratelli Koch hanno sostenuto e innaffiato di soldi varie realt\u00e0 religiose conservatrici, o antiambientaliste afferenti al Partito Repubblicano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dato che gi\u00e0 il sottotitolo del libro fa intuire la sua posizione assai critica (\u201cCome la moralit\u00e0 aziendale minaccia la democrazia\u201d), occorre specificare che l\u2019autore, l\u2019australiano Carl Rhodes, non \u00e8 un conservatore o un reazionario. Nella sua pregevole ricapitolazione dello sviluppo di\u00a0<em>Black Lives Matter<\/em>\u00a0(pp. 46-55) ha parole elogiative verso tale movimento, individuandone le radici nelle mobilitazioni degli anni Sessanta di M. L. King, e non risparmia le critiche a chi lo attacca da posizioni identitarie: \u201cper la destra antiwoke la libert\u00e0 di parola si traduce nella libert\u00e0 di attaccare chi non \u00e8 d\u2019accordo con lei.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure la sua posizione verso il capitalismo woke \u00e8 altrettanto se non \u2013 paradossalmente \u2013 pi\u00f9 critica e negativa di quelle di segno conservatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fra i detrattori gli argomenti in voga sono sostanzialmente due. Secondo il primo un\u2019azienda ha solo il dovere di fare utili, e non dovrebbe fare moralismo o promuovere una determinata agenda politica \u2013 non tanto per l\u2019ingiustizia di approfittarsi del proprio potere economico per far avanzare le proprie opinioni, ma per distogliere energie dal suo scopo primario. Il secondo fa leva sulla strumentalit\u00e0 di tali posizionamenti: sarebbe solo un pretesto per rifarsi l\u2019immagine \u2013 il celebre\u00a0<em>greenwashing\u00a0<\/em>sui temi ecologici, per esempio. Naturalmente versioni diverse di queste due linee di attacco si trovano mescolate \u2013 l\u2019accusa di ipocrisia e incoerenza in particolare ha sempre una grande efficacia, ed \u00e8 facile stigmatizzare il VIP che corre col jet privato al vertice contro il riscaldamento climatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sintetizzando, secondo la prima critica i dirigenti woke sarebbero\u00a0<em>troppo poco capitalisti<\/em>, anche perch\u00e9 rischiano di fare meno profitti; per la seconda lo sarebbero ma con modalit\u00e0 ingannevoli ed incoerenti, usando gli ideali come mero marketing.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima obiezione per l\u2019autore \u00e8 assolutamente da respingere: le aziende che hanno esibito un attivismo woke pi\u00f9 accentuato non hanno visto un crollo dei propri utili ma al contrario hanno consolidato se non rafforzato la loro posizione sul mercato. Questo tenendo conto anche del fatto che non si tratta solo di un posizionamento di immagine a costo zero (rilasciare comunicati con le proprie posizioni e mandare i dirigenti a fare dichiarazioni ha un costo nullo ovviamente) ma anche di contributi concreti \u2013 parliamo di\u00a0<em>milioni di dollari<\/em>\u00a0per queste cause. Eppure il ritorno di immagine consente non solo di recuperare i costi ma di ampliare gli utili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo ci porta alla seconda critica, che Rhodes analizza andando oltre l\u2019accusa un po\u2019 superficiale di falsit\u00e0 o ipocrisia, ma gettando uno sguardo alla logica interna dell\u2019impresa. Le due modalit\u00e0 di approccio aziendale che esamina sono la responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa (RSI) e il mecenatismo dei ricchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo di questi principi \u00e8 un richiamo ai dirigenti a considerare nelle proprie decisioni le ricadute su tutti i soggetti (detti stakeholders, \u201cportatori di interessi\u201d) coinvolti. Si dovr\u00e0 dunque gettare un occhio su consumatori, lavoratori, fornitori, ecc. per includere anche il loro benessere, oltre a quello di proprietari. Questo sembra in contraddizione con la centralit\u00e0 del primato degli azionisti. L\u2019autore mostra come tale nozione \u2013 secondo la quale il primo dovere e obiettivo primario dell\u2019azienda \u00e8 produrre profitti per essi, appunto \u2013 serpeggia nella ricerca accademica negli anni Settanta per esplodere nella cultura aziendale nel 1983, conformemente al disegno dei governi neoliberisti di Thatcher e Reagan di costruire ogni individuo come un capitalista. Ma in realt\u00e0 poich\u00e9 il fine \u00e8 di pulire il biasimo che l\u2019impresa attira su di s\u00e9 perseguendo esclusivamente profitti, la RSI pu\u00f2 essere vista non come una attenuazione degli interessi degli azionisti ma come una miglior\u00a0<em>strategia per la tutela degli stessi a lungo termine<\/em>, evitando boicottaggi, pubblicit\u00e0 negativa, rivalse legali e simili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcosa di simile \u00e8 il mecenatismo filantropico dei ricchi, il cui riferimento principe \u00e8 Andrew Carnegie e il suo saggio\u00a0<em>Il vangelo della ricchezza.\u00a0<\/em>Si tratta, in questo caso, di usare una certa parte del proprio patrimonio a favore di opere di utilit\u00e0 sociale \u2013 soprattutto di carattere culturale, ai tempi del magnate (tipo biblioteche o musei); una sorta di strategia politica per evitare che la recrudescenza della diseguaglianza lasci spazio al socialismo, dando una parvenza di armonia fra ricchi e poveri.\u00a0Tale forma, se pare abbastanza sorpassata nella sua modalit\u00e0 ottocentesca- primo novecentesca (segnata da un paternalismo abbastanza fuori fase), sopravvive oggi nelle fondazioni foraggiate dall\u2019oligarchia che erogano borse di studio o altri tipi di sovvenzioni; ed \u00e8 proprio una di queste, la Andrew Mellon Foundation che nell\u2019estate del 2020 ha annunciato una decisa priorit\u00e0 \u201calla giustizia sociale in tutte le sue forme\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Entrambe queste forme di \u201credistribuzione dall\u2019alto\u201d, al di l\u00e0 degli innegabili impatti positivi che sicuramente possono avere sui loro beneficiari diretti, prestano il fianco a critiche sulla loro sincerit\u00e0 o sulla rilevanza sull\u2019insieme della societ\u00e0: i limiti di tali orientamenti saranno logicamente il non poter mettere in discussione la base del profitto, dovendo limitarsi al sentiero stretto della compatibilit\u00e0 con essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Simili critiche colpiscono in pari misura il capitalismo woke. E\u2019 facile vedere come fra i temi di tale impegno ci sia una forzosa selezione determinata dagli interessi preminenti: non si \u00e8 ancora visto le grandi aziende scendere in campo contro l\u2019elusione fiscale, perch\u00e9 sono i primi a praticarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rhodes per\u00f2 non si limita a stigmatizzare una forma di strumentalit\u00e0 o incoerenza, ma nel nucleo forte della sua argomentazione si spinge pi\u00f9 lontano. Prima di tutto la considera una forma di sfruttamento ulteriore. Nel capitolo in cui si descrive il posizionamento della National Football League (NFL) contro il razzismo si suggerisce un parallelismo suadente: il 70% dei giocatori della NFL \u00e8 afroamericano, ma le squadre sono tutte possedute da bianchi; dopo una lunga tradizione di sfruttamento commerciale delle doti fisiche dei neri, adesso avviene la cannibalizzazione delle loro lotte. La NFL, infatti, dopo aver sbattuto fuori importanti giocatori perch\u00e9 per protesta si inginocchiavano anzich\u00e9 cantare l\u2019inno nazionale prima delle competizioni in segno di protesta per la brutalit\u00e0 della polizia, ha introdotto nel luglio 2020 il canto\u00a0<em>Lift Every Voice and Sing<\/em>, un brano considerato fra le massime espressioni del radicalismo nero, prima di ogni partita. Simboli e slogan vengono cos\u00ec sfruttati \u2013 quando cambia il vento \u2013 per rifarsi l\u2019immagine continuando a macinare profitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non \u00e8 solo questo. L\u2019autore, citando l\u2019avvocato costituzionalista John Whitehead (p. 20) vede nel capitalismo woke una modalit\u00e0 con cui le grandi imprese si stanno sostituendo al governo democratico, regredendo a una forma di neofeudalesimo. E lo fanno nel modo seguente: nel contesto in cui l\u2019amministrazione Trump ha mancato di dare risposte convincenti a problemi quali la violenza poliziesca e il controllo sul possesso di armi, esse si sono poste come nuovi \u201criferimenti morali\u201d. Come afferma, in maniera inquietante, il presidente della Ford Foundation, di fronte agli squilibri sociali \u201cin mezzo alla tempesta la voce pi\u00f9 chiara \u00e8 stata quella delle imprese\u201d. Gli amministratori delegati di General Motors e Wal-Mart si sarebbero \u201cassunti il rischio di dire la verit\u00e0 al potere\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcuni passi citati fanno veramente rabbrividire: esponenti delle pi\u00f9 grandi aziende di un paese che \u00e8 universalmente considerato una corporatocrazia che si appellano alla responsabilit\u00e0 morale di tenere una postura etica di fronte ai mali che affliggono la societ\u00e0. Tutto ci\u00f2 ricorda la cosiddetta \u201ccattura oligarchica\u201d, il processo in cui il mondo degli affari riesce a controllare le istituzioni nominalmente dedite al bene pubblico per fare i loro interessi. Adesso sono le stesse strutture simboliche emancipative che vengono colonizzate e sfruttate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senza contare il fatto che il panorama di sconsolante svuotamento della politica di affrontare i problemi sociali lo hanno in buona sostanza creato le imprese stesse, corrompendone soggetti e prendendo il controllo degli apparati, vampirizzati dalle varie lobby. Proprio in ragione di ci\u00f2 \u00e8 sorto il populismo identitario di Trump e di altri suoi simili nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019autore in merito a ci\u00f2 suggerisce di \u201cdiventare woke nei confronti del capitalismo woke\u201d, rifacendosi all\u2019etimologia originaria del termine: essere consapevoli che i guasti sociali non verranno risolti da esso, ma aggravati, perch\u00e9 promosso dagli stessi soggetti che li hanno determinati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rimarrebbe da dire quanto tale testo parli agli europei e agli italiani in particolare. Pu\u00f2 darsi che tale fenomeno arrivi anche qui, come molte mode da oltre atlantico. Chi scrive non pensa che ci\u00f2 avverr\u00e0, almeno in queste forme, perch\u00e9 il contesto sociale \u00e8 profondamente diverso e un processo di adattamento sarebbe impegnativo. Ma si deve segnalare che qualcosa del genere \u00e8 gi\u00e0 avviato nel Vecchio Continente: non le imprese diventano direttamente la fonte del verbo moralizzatore, ma gli apparati burocratici diretta espressione delle pressioni lobbistiche e della tecnocrazia: gli organi della Commissione e la BCE. Se si pensa infatti al modo in cui esse si stanno attivando sul tema del cambiamento climatico abbiamo un perfetto esempio di cattura oligarchica di un tema una volta patrimonio di gruppi radicali o anticapitalisti per volgerlo a vantaggio del profitto privato o comunque giocarlo nel letto di procuste di strumenti di mercato. Anche in questo campo il suggerimento di Carl Rhodes a mantenere la barra dritta e non farsi ingannare focalizzando l\u2019attenzione sui problemi sociali reali (p. 267) pare convincente; ma chi scrive direbbe piuttosto: tenere presenti i nodi strutturali, cio\u00e8 i meccanismi di accumulazione di profitto, di abbassamento dei salari e dell\u2019agenda di privatizzazioni e liberalizzazioni propugnata dalla mannaia della centralit\u00e0 della concorrenza nel diritto europeo che schiaccia il costituzionalismo democratico.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/11\/24\/capitalismo-woke\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/11\/24\/capitalismo-woke\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Matteo Bortolon)\u00a0 Il capitalismo \u00e8 diventato di \u201csinistra\u201d? Quello che parrebbe un paradosso, pi\u00f9 che una provocazione, \u00e8 un quesito al centro di un testo, (C. 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