{"id":82691,"date":"2023-11-27T11:30:27","date_gmt":"2023-11-27T10:30:27","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82691"},"modified":"2023-11-27T11:21:26","modified_gmt":"2023-11-27T10:21:26","slug":"babele-qoelet-ulisse-e-noi-un-viaggio-nel-postmoderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82691","title":{"rendered":"Babele, Qoelet, Ulisse e noi: un viaggio nel postmoderno"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Tommaso Donati)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-82692 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/babele-300x220.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/babele-300x220.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/babele-1024x749.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/babele-768x562.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/babele.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La societ\u00e0 di oggi risulta essere sprovvista di una metanarrazione appoggiata dai pi\u00f9. Si vive in balia di un futuro non precisato, dove le persone tendono ad avere uno sguardo di indifferenza su ci\u00f2 che accade e su ci\u00f2 che si deve fare. Se la torre di Babele permette di identificare il crollo dei modelli, le parole di Qoelet aiutano a sottolineare le conseguenze di quello. Come l\u2019Ulisse Dantesco, ci troviamo alla volta dell\u2019infinito, ma la mancanza di una direzione forse non \u00e8 una situazione tutta rosa e fiori.\u00a0<\/em><\/p>\n<div id=\"cc-m-12042043577\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Tutti siamo avvezzi alle narrazioni: qualsiasi romanzo che leggiamo presenta uno sviluppo entro cui prende corpo il romanzo stesso. Questo corpo ovviamente deve avere un senso: esiste un punto iniziale, un punto A, da cui prendono avvio le vicende, nelle quali questo muta sempre di pi\u00f9 fino a giungere, e quindi tramutarsi, nel punto finale, il punto B. Le vicende che si susseguono sono la diretta risposta di quello che il protagonista decide di fare, permettendogli quindi di essere costruttore delle vicende a cui andr\u00e0 incontro. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 essere anche applicato non soltanto nella letteratura, ma anche nella societ\u00e0 umana:\u00a0<strong>nel momento in cui gli esseri umani decidono di battersi per alcuni valori, questi diventano un orizzonte da poter raggiungere dentro la societ\u00e0 stessa, determinando cos\u00ec un cammino entro cui muoversi<\/strong>. L\u2019unica differenza \u00e8 che, se una narrazione viene consumata in modo privato, a tu per tu con il libro, una metanarrazione coinvolge direttamente, in ogni minima azione che viene svolta.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019epoca moderna si sono susseguite numerose metanarrazioni: cristianesimo, comunismo, idealismo, positivismo. Tutte per\u00f2 hanno dovute fare i conti con il loro nemico per eccellenza: la realt\u00e0<\/strong>. Da dopo lo scontro violento con questa, queste metanarrazioni hanno disilluso molte persone, portando ad una condizione spaesamento in cui manca un orizzonte in cui vertere. Ed ecco l\u2019avvento della societ\u00e0 di oggi: la\u00a0<strong>societ\u00e0 postmoderna<\/strong>. Per poter analizzare questa nascita e caduta delle metanarrazione, possiamo prendere in considerazione un mito contenuto nell\u2019<em>Antico Testamento<\/em>, come esemplificazione: stiamo parlando del mito della torre di Babele.<\/p>\n<p>Nel mito, viene narrato come sulla terra tutti parlassero la stessa lingua, come se tutti riuscissero a capirsi sui significati e fini voluti: il mondo umano di fatto muove da un confronto e dalla discussione di idee, la possibilit\u00e0 di ritrovarsi tutti su un suolo comune permette di prospettare in modo concorde su come comportarsi nel divenire. Il passo successivo degli uomini, dopo una prima organizzazione delle fondamenta, \u00e8 costruire una torre, appunto la Torre di Babele:<\/p>\n<p><strong>\u00ab Costruiamoci una citt\u00e0 e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia della terra. \u00bb<\/strong>\u00a0(<em>La Sacra Bibbia<\/em>, CEI)<\/p>\n<p>Ecco che qui si inizia a parlare di una meta ultima da raggiungere, il cielo, tramite l\u2019applicazione concreta di valori che devono essere perseveranti e costanti nel tempo: i mattoni con cui la torre viene costruita devono essere posti da tutti, ognuno \u00e8 chiamato a partecipare nella sua costruzione.\u00a0<strong>I valori di una metanarrazione prendono vita solo se ognuno fa la sua parte entro essa.<\/strong>\u00a0A questo punto, per\u00f2, entra in gioco Dio stesso che, vedendo la costruzione di questa torre e capendo che il punto di forza di questo progetto \u00e8 proprio la unit\u00e0 linguistica degli uomini, decide di provocare una frattura: tutti finiranno per parlare una lingua diversa, tanto che il progetto verr\u00e0 accantonato:<\/p>\n<p><strong>\u00ab Il Signore disse: \u201cEcco, essi sono un solo popolo e hanno tutti la medesima lingua; e questo \u00e8 quanto essi hanno cominciato a fare; [\u2026] Dunque scendiamo laggi\u00f9 e confondiamo la loro lingua, affinch\u00e9 l\u2019uno non comprenda pi\u00f9 il parlare dell\u2019altro\u201d. Cos\u00ec il Signore da quel luogo li disperse su tutta la terra, ed essi cessarono di costruire la citt\u00e0. \u00bb<\/strong>\u00a0(ivi)<\/p>\n<p>Lontani da interpretazioni religiose, questo \u2018Dio\u2019 possiamo vederlo come il reale stesso che si fa avanti con le sue aporie all\u2019opera di costruzione umana. Quello che l\u2019essere umano pu\u00f2 fare \u00e8 applicarsi nella traduzione dentro il mondo di ci\u00f2 che aspira, ma questa rimane un progetto puramente ideale: risulta impossibile considerare tutti i minimi fattori.\u00a0<strong>Ogni immagine umana che vorrebbe condurre ad un risultato, si scontra con i dettagli della realt\u00e0 stessa costringendo ad un compromesso, facendo venire meno il desiderio di unit\u00e0 che soggiace alla metanarrazione.<\/strong>\u00a0Compromesso dopo compromesso, si fanno avanti pericoli di instabilit\u00e0: e il rischio di una frammentazione nella ideologia in linee di pensiero diverse diventa concreto, proprio come accaduto alla diversificazione che accade nel mito della torre di Babele.<\/p>\n<p>A seguito della frammentazione, si accendono i contrasti tra le linee di pensiero diverse interne alla stessa ideologia: rimane un fine comune, ma le soluzioni alle aporie sono su due binari diversi.\u00a0<strong>Il risultato finale \u00e8 che a lungo andare nessuno terminer\u00e0 pi\u00f9 la costruzione della torre<\/strong>, molti si disincanteranno persino di quel fine tanto desiderato e quei pochi rimasti saranno mossi pi\u00f9 dal difendersi contro prospettive opposte che dal sapere davvero dove andare a parare. Il risentimento provocher\u00e0 tentativi di riscossa, ma verr\u00e0 appoggiato e ascoltato da pochi.<\/p>\n<p>La dispersione ha un effetto: nel momento in cui nessuno bada pi\u00f9 alla costruzione della torre, quella rimane pur sempre l\u00ec, non finita, occupando dello spazio.\u00a0<strong>Caliamo questa situazione nella nostra societ\u00e0: tante torri di babele, nessuna portata a termine.<\/strong>\u00a0Se la costruzione di una torre riguarda una univocit\u00e0 di tempo, l\u2019abbandono di pi\u00f9 torri porta a una eterogeneit\u00e0 e saturazione dello spazio. I fantasmi delle metanarrazioni non compiute continuano ad aleggiare nella societ\u00e0, come degli appannaggi che non vengono mai concretizzati. La societ\u00e0 postmoderna si presenta come un cimitero di torri.<\/p>\n<p><strong>In mezzo a questo cimitero si muoveranno individui senza una direzione<\/strong>\u00a0verso il futuro ma solo trascinandosi in questo spazio non uniforme, senza capire davvero del perch\u00e9 si dovrebbe prendere una posizione su qualcosa, preferendo muoversi con slogan e detti: risulta pi\u00f9 facile farsi trascinare da frasi fatte che muovono i sentimenti piuttosto che scavare il ragionamento dietro di esse. E cos\u00ec si crea una individualit\u00e0 spenta, una individualit\u00e0 cinica priva di direzione che si costruisce un guscio di risposte pronte.<\/p>\n<p>Questo cinismo non ha nulla a che fare con quello portato avanti da Diogene nella Grecia ellenica, il quale sottolineava una importanza nella dimensione fisica per azzardarsi a vivere appieno la propria corporalit\u00e0 per rimanere s\u00e9 stessi. Famoso \u00e8 l\u2019aneddoto secondo il quale, quando Alessandro Magno gli chiese cosa volesse per elogiare la sua grandezza, Diogene gli rispose di spostarsi che gli faceva ombra. In questo si nota proprio quella volont\u00e0 di bastare a s\u00e9 stessi, di chiudersi nella propria soggettivit\u00e0 per non lasciarsi trascinare da una instabilit\u00e0 data dall\u2019esterno. Diversamente da tutto ci\u00f2,\u00a0<strong>il cinismo imperante di oggi prevede uno sguardo di indifferenza verso chiunque si intrometta in quello che si fa<\/strong>: anzich\u00e9 chiedere ad Alessandro Magno di spostarsi, gli chiederebbe di fare quel che vuole, purch\u00e9 non lo turbi. La comodit\u00e0 di questo sguardo salva dalle responsabilit\u00e0 che si dovrebbero prendere per fare un qualcosa di concreto, arrivando a pensare sempre che saranno altri a farlo, ma \u201cdi certo non io\u201d.\u00a0<strong>Si riconosce la inutilit\u00e0 delle azioni che si fanno in quanto risulta impossibile determinare dove si andr\u00e0 a parare, ma ci si comporta come se non lo si sapesse derogando le responsabilit\u00e0 a qualcun altro.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12042043677\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-12042043677\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=649x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ifd47e83cd3a5694d\/version\/1700245951\/image.jpg\" alt=\"\" data-src-width=\"1600\" data-src-height=\"1065\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=649x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ifd47e83cd3a5694d\/version\/1700245951\/image.jpg\" data-image-id=\"7762126277\" \/><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12042043777\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Se non viene meno una attenzione per azioni concrete collettive verso il futuro, in modo complementare si sviluppa un individualismo che non accetta nessun compromesso<\/strong>: ogni individuo desidera essere libero di poter soddisfare ogni suo capriccio, senza scendere a sacrifici. Anche se potrebbe risultare immediato additare questo come una \u2018nuova metanarrazione\u2019, forse non \u00e8 una definizione adeguata. Vediamo s\u00ec una adesione comune a un orizzonte comune, ma solo a livello di forma: il contenuto di ci\u00f2 che ognuno vuole ottenere nel suo futuro varia da persona a persona. Questo individualismo estremo \u00e8 l\u2019altra faccia della medaglia del cinismo:\u00a0<strong>la caduta delle torri porta una riduzione di visioni comuni e un accentramento della attenzione su di s\u00e9<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scenario postmoderno mostrato permette allora di dare voce a Qoelet:\u00a0<strong>\u00abvanit\u00e0 della vanit\u00e0: tutto \u00e8 vanit\u00e0\u00bb<\/strong>\u00a0(ivi), tutta la vita \u00e8 un immenso vuoto, una illusione che non porta certezze per il futuro. Il reale, nel suo silenzio, interrompe ogni sogno umano e apre a un futuro incerto, cupo, non delineabile. Sotto il sole nulla cambia: ogni passo avanti che viene fatto risulta difficile poterlo considerare una vera conquista totale, i propri sforzi sembrano essere vani. Non c\u2019\u00e8 guadagno che compensi la fatica e dia un appagamento concreto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Quale utilit\u00e0 ricava l\u2019uomo da tutto l\u2019affanno per cui fatica sotto il sole? Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa. \u00bb<\/strong>\u00a0(ivi)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qoelet illustra quel sentimento di disagio verso un obbiettivo comune: se ogni propensione ideale verso il futuro si consuma, allora dobbiamo lasciarlo al domani e interessarci del tempo presente. Il\u00a0<em>carpe diem<\/em>\u00a0permette di acquistare passo dopo passo quello che ci viene proposto, nel qui e nell\u2019ora:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Ecco quello che ho concluso: \u00e8 meglio mangiare e bere e godere dei beni in ogni fatica durata sotto il sole, nei pochi giorni di vita che Dio gli<\/strong>\u00a0[all\u2019uomo, N.d.R.]\u00a0<strong>d\u00e0: \u00e8 questa la sua sorte. \u00bb<\/strong>\u00a0(ivi)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Caduta ogni metanarrazione, torna la attenzione per il dettaglio<\/strong>: se questo causa la disfatta delle metanarrazioni, viene visto in modo negativo, ma se lo si considera per quello che \u00e8, ossia parte del reale, allora pu\u00f2 assumere una accezione positiva e diviene un attimo ricco di vita. Forse non sar\u00e0 la via pi\u00f9 soddisfacente, ma senz\u2019altro \u00e8 un antidoto per sopravvivere nel cimitero delle torri: accontentarsi per trovare il meglio in mezzo al peggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa riconquista del reale apre anche alla caduta dei freni inibitori della tecnica e della scienza: poter considerare, approfondire ogni cosa afferrandolo per quello che \u00e8 davvero ha permesso enormi balzi in avanti alla scienza, portando la societ\u00e0 a beneficiarne. Molte cure e molti dispositivi tecnologici oggi aiutano ciascuno di noi, quello che per\u00f2 passa in sordina \u00e8 la mancanza di limiti a tutto ci\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per richiamare un ultimo\u00a0<em>topos<\/em>, possiamo considerarci come Ulisse che, come viene narrato nella Divina Commedia, sfida i confini del mondo conosciuto, dirigendosi oltre le Colonne d\u2019Ercole. Se per\u00f2 questo si era dovuto scontrare con dei limiti, finendo appunto inghiottito dal mare e andando incontro al suo destino nell\u2019Inferno, noi siamo liberi di salpare oltre-mondo.\u00a0<strong>Il porto a cui aspiriamo arrivare \u00e8 sempre pi\u00f9 in l\u00e0, non abbiamo idea di dove arriveremo e se arriveremo, ma il desiderio di andare vince sopra ogni cosa.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In mezzo a questo desolato mare per\u00f2, non siamo in tutto e per tutto eredi di quell\u2019Ulisse dantesco. Seppur questo abbia sfidato tutto e tutti per andare sempre pi\u00f9 in l\u00e0, si rivolge a Dante con parole che riconoscono tutto il suo errore:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Considerate la vostra semenza:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fatti non foste a viver come bruti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma per seguir virtute e canoscenza \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(Dante Alighieri,\u00a0<em>Divina Commedia<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Certamente Ulisse non mancava di conoscenza e di spinta verso questa, come dimostra il suo viaggio in mare, ma ci\u00f2 senza \u2018virtute\u2019, senza una bussola che ci dirige, porta alla perdizione.<\/strong>\u00a0Per evitare una autodistruzione ed essere soppianti dalle nostre stesse capacit\u00e0, serve allora non tanto richiamare un fine ultimo ma una dimensione sociale umana.\u00a0<strong>L\u2019essere umano necessita di vivere con i suoi simili, chiudersi nella propria soggettivit\u00e0 e nel semplice progresso rischia di consumare la stessa societ\u00e0 umana.<\/strong>\u00a0Un senso di responsabilit\u00e0, volente o non volente, deve essere una base comune entro cui convivere, e questo \u00e8 possibile solo se si recupera una dimensione sociale di collettivit\u00e0 non tendente a una direzione ma che possa costruire un presente migliore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un modo o nell\u2019altro, siamo tutti sulla stessa barca. Non si tratta di tornare indietro e rinunciare, ma di andare avanti nel mare dell\u2019infinito con senno e con responsabilit\u00e0, senza lasciare indietro nessuno e senza remare con troppa veemenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Un giorno si dir\u00e0 forse di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere un\u2019India, ma che fu il nostro destino naufragare nell\u2019infinito? Oppure, fratelli miei? Oppure? \u00bb<\/strong>\u00a0(Friedrich Nietzsche,\u00a0<em>Aurora<\/em>)<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2023-1\/novembre\/babele-qoelet-ulisse-e-noi-un-viaggio-nel-postmoderno\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2023-1\/novembre\/babele-qoelet-ulisse-e-noi-un-viaggio-nel-postmoderno\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Tommaso Donati) La societ\u00e0 di oggi risulta essere sprovvista di una metanarrazione appoggiata dai pi\u00f9. Si vive in balia di un futuro non precisato, dove le persone tendono ad avere uno sguardo di indifferenza su ci\u00f2 che accade e su ci\u00f2 che si deve fare. Se la torre di Babele permette di identificare il crollo dei modelli, le parole di Qoelet aiutano a sottolineare le conseguenze di quello. 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