{"id":82749,"date":"2023-12-01T08:57:08","date_gmt":"2023-12-01T07:57:08","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82749"},"modified":"2023-11-28T10:03:44","modified_gmt":"2023-11-28T09:03:44","slug":"se-questo-e-uno-stato-intervista-a-primo-levi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82749","title":{"rendered":"Se questo \u00e8 uno Stato. Intervista a Primo Levi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Gad Lerner, Primo Levi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Mi commuove rileggere trentanove anni dopo questa intervista a Primo Levi. Non solo per la sua perdurante, impressionante attualit\u00e0 e il coraggio intellettuale che la innerva. Ma perch\u00e9 ricordo come fosse ieri le circostanze in cui prese forma. Telefonai a Primo Levi dalla redazione di\u00a0<em>L\u2019Espresso<\/em>\u00a0per proporgli una riflessione sui rapporti difficili fra Israele e Diaspora ebraica quando non erano ancora passati due anni dalla sua adesione a un testo di condanna dell\u2019invasione israeliana del Libano che aveva suscitato polemiche per lui dolorose. Mi oppose un cortese ma netto rifiuto: \u201cBasta, non ne voglio pi\u00f9 parlare\u201d. Un\u2019ora dopo fu lui a telefonare: \u201cCi ho ripensato, perch\u00e9 non provarci? Con l\u2019impegno suo di pubblicare solo nel caso l\u2019esito della conversazione mi risulti soddisfacente. Altrimenti non se ne fa nulla\u201d.<\/p>\n<p>Presi il treno e andai a casa sua in corso Re Umberto a Torino. Non una, ma due volte. Perch\u00e9 dopo averne ricevuta una prima stesura, e avere operato qualche correzione, Levi prefer\u00ec che ci rivedessimo per soppesare insieme domande e risposte, ben conoscendo la sensibilit\u00e0 dei lettori di parte ebraica cui l\u2019intervista era specialmente destinata. Fu allora che inser\u00ec quell\u2019inciso autocritico preventivo \u2013 \u201cfai presto tu, ebreo italiano in poltrona, a decidere per noi!\u201d \u2013 e smuss\u00f2 ogni asprezza lessicale (\u201cIndignazione? Parliamo, pi\u00f9 pacatamente, di disapprovazione\u201d) nel sostenere una tesi che sarebbe riuscita comunque difficile da digerire per gli interlocutori cui si rivolgeva: l\u2019eclissi (\u201cspero momentanea\u201d, aggiunse) di Israele quale centro unificatore dell\u2019ebraismo.<\/p>\n<p>Una previsione sbagliata forse c\u2019\u00e8 in quel testo di Primo Levi risalente alla fine estate del 1984: quando indic\u00f2 come poco verosimile una crescita del fanatismo religioso all\u2019interno della societ\u00e0 israeliana. Oggi un seguace di quel rabbino estremista, Meir Kahane, che Levi citava con ripulsa, ricopre l\u2019incarico di ministro della Sicurezza nazionale nel governo Netanyahu. Un\u2019eventualit\u00e0 che peraltro Levi prendeva in considerazione: \u201cSi pu\u00f2 temere un contagio fra khomeinismo islamico e integralismo religioso in Israele\u201d.<\/p>\n<p>Ma la parola-chiave dell\u2019intervista rimane un\u2019altra: baricentro. Qual \u00e8, quale deve restare o quale deve diventare il baricentro dell\u2019ebraismo allorch\u00e9 le scelte della classe dirigente israeliana la separano dal profilo culturale delle comunit\u00e0 della Diaspora? La risposta qui \u00e8 netta, con l\u2019invito a \u201ccustodire gelosamente il filone ebraico della tolleranza\u201d, trovandosi \u201cil meglio dell\u2019ebraismo\u201d nella sua natura \u201cdispersa, policentrica\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 il Primo Levi che conosciamo. Dapprima riluttante, sempre pacato, ma inesorabile.<\/p>\n<p>Dopo di allora ebbi altri incontri amichevoli e confidenziali con Primo Levi, sempre a casa sua e sempre dandosi del lei (ero poco pi\u00f9 che ragazzo, intimidito dall\u2019autorit\u00e0 morale che s\u2019irradiava dalla sua modestia personale). Gli ultimi, quando stava ultimando la preparazione di\u00a0<em>I sommersi e i salvati<\/em>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Solo una volta, nel suo tormentato e passionale rapporto con Israele, Primo Levi decise di alzare la voce. Fu esattamente due anni fa, durante l\u2019invasione del Libano, dopo la strage nei campi palestinesi di Sabra e Chatila. Parl\u00f2 e chiese le dimissioni di Menahem Begin e di Ariel Sharon ancor prima che i due ministri israeliani fossero condannati dalla famosa commissione Kahan, in quanto indirettamente responsabili dell\u2019accaduto.<\/p>\n<p>Poi Primo Levi torn\u00f2 a rinchiudersi in se stesso. L\u2019ebreo torinese sopravvissuto al lager, il chimico che divenne scrittore per il bisogno di raccontare \u2013 in\u00a0<em>Se questo \u00e8 un uomo\u00a0<\/em>\u2013 Auschwitz e la pi\u00f9 terribile persecuzione mai subita dal suo popolo, oggi si dice stanco. Preferisce vivere appartato, riflettere nel silenzio della sua casa del centro torinese sul difficile rapporto che lega lui, ebreo della Diaspora, a quello che una volta si chiamava il \u00abfocolare\u00bb d\u2019Israele. Laggi\u00f9, al governo di quel \u00abfocolare\u00bb, proprio nei giorni scorsi \u00e8 tornato il leader pi\u00f9 popolare della destra israeliana: Ariel Sharon. C\u2019\u00e8 tornato in alleanza con i laburisti, cio\u00e8 con coloro che \u2013 come Levi \u2013 due anni fa definivano decisivo per le sorti della democrazia israeliana il suo allontanamento.<\/p>\n<p>Il mondo ebraico \u00e8 in fermento. Al riparo dell\u2019apparentemente immobile \u00abgrande coalizione\u00bb fra Likud e Maarach, molto \u00e8 cambiato. Nel bene o nel male? \u00c8 una domanda difficile, alla quale per\u00f2 oggi Levi non si sottrae e d\u00e0 la risposta forse per lui pi\u00fa difficile: \u00abMi sono convinto che il ruolo d\u2019Israele come centro unificatore dell\u2019ebraismo adesso \u2013 sottolineo l\u2019\u201cadesso\u201d \u2013 \u00e8 in una fase di eclissi. Bisogna quindi che il baricentro dell\u2019ebraismo si rovesci, torni fuori d\u2019Israele, torni fra noi ebrei della Diaspora che abbiamo il compito di ricordare ai nostri amici israeliani il filone ebraico della tolleranza\u00bb.<\/p>\n<p><strong><em>Perch\u00e9, dottor Levi? Forse avverte il ritorno del falco Sharon come una rottura, come una minaccia?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Non parlerei di rottura, non credo che ci troviamo di fronte a un\u2019involuzione irreversibile. Del resto la degradazione della vita politica non \u00e8 un fenomeno soltanto israeliano. L\u2019offuscamento degli ideali lo si registra in tutto il mondo. D\u2019accordo, c\u2019\u00e8 un peggioramento della qualit\u00e0 di Israele, ma non dimentichiamo che si tratta di un paese dotato di un\u2019agilit\u00e0 anche intellettuale anomala, dove avviene in un anno quel che altrove avviene in dieci.<\/p>\n<p><strong><em>Cosa la preoccupa, allora? Forse l\u2019ascesa del rabbino Meir Kahane, quello che propugna l\u2019espulsione dell\u2019intera popolazione araba dalla Terra Promessa, quello che s\u2019\u00e8 fatto propaganda con uno spot televisivo in cui si vedono fiotti di sangue colare su una pietra di marmo?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Kahane \u00e8 solo una scheggia impazzita, ne sono convinto. Se non sopraggiungono nuovi traumi, la sua forza politica \u00e8 destinata a estinguersi. Mi si potrebbe obiettare: anche Hitler nel \u201923 era solo una scheggia impazzita. Rispondo che a nessuno \u00e8 dato prevedere il futuro, ma non vedo Israele sulla strada del fanatismo di Kahane. Andiamo, non \u00e8 razzismo affermare che gli ebrei non sono tedeschi! Un paese per diventare razzista deve essere compatto, tendere a farsi blocco massiccio, uniforme, manovrabile. C\u2019\u00e8 riuscita la Germania di Hitler, ma ad esempio non c\u2019\u00e8 riuscita l\u2019Italia, per il solo fatto che la differenza fra un piemontese e un calabrese \u00e8 troppo grande. Figuriamoci se pu\u00f2 succedere in una comunit\u00e0 frammentata da una storia di tremila anni, caratterizzata da un mosaico di etnie e di tradizioni, come \u00e8 Israele. Detto questo, sono consapevole che un filone razzista nella Torah c\u2019\u00e8. Vi si trova tutto e il contrario di tutto. Quando Kahane evoca il divieto di rapporti sessuali fra un ebreo e un \u00abgentile\u00bb contenuto nella Torah, dice il vero. Ma altrove si trovano storie, come quella di Ruth e di Sansone, che danno come normale e ammessa l\u2019esogamia.<\/p>\n<p><strong><em>Non \u00e8 il diffondersi dell\u2019intolleranza anti-araba, dunque, la fonte delle sue preoccupazioni?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Potrei risponderle che in tempi recenti Israele vive anche un fenomeno che purtroppo non fa notizia: sta compiendosi nelle universit\u00e0 e negli ospedali un\u2019integrazione vasta e profonda fra arabi ed ebrei israeliani. Fra i settecentomila arabi che vivono in Israele dal \u201948, molti sono gli integrati. Il discorso \u00e8 diverso per il milione e mezzo di palestinesi della Cisgiordania occupata.<\/p>\n<p><strong><em>Appunto. Nel suo delirio il rabbino Kahane pone un problema che angustia molti israeliani: secondo gli attuali tassi di natalit\u00e0, entro il Duemila gli arabi diventeranno maggioranza numerica. La data si sposta di un\u2019altra ventina d\u2019anni se si considerano solo gli arabi cittadini israeliani, ma resta il fatto che un giorno essi potranno eleggere democraticamente la maggioranza dei deputati dello \u00abStato ebraico\u00bb. Sicch\u00e9, dice Kahane, prima di quel giorno Israele dovr\u00e0 cessare di essere una democrazia, per salvaguardare la sua identit\u00e0 ebraica.\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Queste proiezioni demografiche sono molto discutibili, nessuno pu\u00f2 fare profezie sensate al di l\u00e0 di cinque anni. Mi risulta ad esempio che il tasso di natalit\u00e0 degli ebrei israeliani \u00e8 in aumento mentre decresce quello degli arabi israeliani. Assai diversa \u00e8 la situazione della Cisgiordania, ci\u00f2 che dovrebbe indurre i governanti israeliani a un rapido ritiro dai territori occupati. Penso che se non ci fosse questo pesante rimorchio della Cisgiordania e di Gaza, il problema palestinese in Israele sarebbe gi\u00e0 risolto.<\/p>\n<p><strong><em>Cos\u2019\u00e8 dunque che l\u2019angoscia, dottor Levi? A cosa allude quando parla di degradazione della vita politica israeliana?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Anzitutto l\u2019accordo fra Likud e Maarach, come ogni altra grande coalizione, mi pare un rappezzo temporaneo e paralizzante, destinato a durare poco. Ma alludo soprattutto al fatto che prima delle elezioni sono state sposate tesi addirittura ripugnanti al solo scopo di guadagnare voti. Neanche questo accade solo in Israele, ma forse noi siamo male abituati. Siamo abituati a un Israele paese dei miracoli, all\u2019Israele del \u201948, del sionismo che coincide con una certa idea di socialismo. Adesso assistiamo a una degradazione che \u00e8 un normalizzarsi. Israele sta diventando, purtroppo, un paese normale. In pi\u00f9, essendo un paese mediorientale, tende a diventare piuttosto simile alle altre nazioni di quella regione. Per esempio si pu\u00f2 temere un contagio fra il khomeinismo islamico e il diffondersi dell\u2019integralismo religioso in Israele, anche se in prospettiva non vedo le masse israeliane prosternarsi davanti a un nuovo ayatollah, sia esso Kahane o lo stesso Sharon.<\/p>\n<p><strong><em>Non crede che essendo nati in maggioranza nel loro Stato, gli ebrei d\u2019Israele sono ormai cambiati rispetto a quelli della Diaspora, abituati da sempre a sentirsi \u00abminoranza\u00bb nel paese in cui vivono, plasmati dalla propria \u00abdiversit\u00e0\u00bb? Gli ebrei europei di cui lei parla nei suoi libri sono drammaticamente attaccati al fragile valore della tolleranza. Non \u00e8 che invece, normalizzandosi, gli israeliani stiano anche mutando identit\u00e0?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un futuro prevedibile. Credo che sta a noi, ebrei della Diaspora, combattere. Ricordare ai nostri amici israeliani che essere ebrei vuol dire un\u2019altra cosa. Custodire gelosamente il filone ebraico della tolleranza. Certo, mi rendo conto di toccare cos\u00ed un punto cruciale, e cio\u00e8 l\u2019interrogativo: dov\u2019\u00e8 oggi il baricentro dell\u2019ebraismo?<\/p>\n<p><strong><em>Almeno dal 1948 in poi le principali istituzioni sioniste non hanno dubbi: il baricentro \u00e8 Israele.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>No, ci ho meditato a lungo: il baricentro \u00e8 nella Diaspora, torna a essere nella Diaspora. Io, ebreo diasporico, molto pi\u00f9 italiano che ebreo, preferirei che il baricentro dell\u2019ebraismo rimanesse fuori d\u2019Israele.<\/p>\n<p><strong><em>Questo potrebbe suonare come l\u2019annuncio di un suo distacco dalla nazione israeliana cos\u00ed com\u2019\u00e8 cambiata.\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Niente affatto, \u00e8 lo sviluppo di un rapporto profondo e passionale. Solo credo che la corrente principale dell\u2019ebraismo sia meglio preservata altrove che in Israele. La cultura ebraica stessa, specie quella ashkenazita, \u00e8 pi\u00fa viva altrove, negli Stati Uniti per esempio, dov\u2019\u00e8 addirittura determinante.<\/p>\n<p><strong><em>Da quel che dice, sembra che restare in Diaspora, cio\u00e8 restare comunit\u00e0 minoritaria, sia quasi una condizione obbligatoria per perpetuare l\u2019identit\u00e0 ebraica. Estremizzando, l\u2019ebreo \u00e8 ebreo in quanto \u00e8 in Diaspora?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Direi proprio di s\u00ed. Direi che il meglio della cultura ebraica \u00e8 legato al fatto di essere dispersa, policentrica.<\/p>\n<p><strong><em>Attribuendo agli ebrei della Diaspora il compito di educare gli israeliani ai valori dell\u2019ebraismo, Lei si tirer\u00e0 addosso molte reazioni stizzite. Non era il contrario? Non era Israele a infondere forza e sicurezza in tutti gli ebrei del mondo?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Purtroppo si deve parlare di un rovesciamento. Alla fonte da cui traevano forza gli ebrei della Diaspora, oggi traggono motivi di riflessione e di travaglio. Per questo parlo di eclissi, spero momentanea, del ruolo d\u2019Israele come centro unificatore dell\u2019ebraismo. Noi dobbiamo appoggiare Israele, come ci chiedono anche le sue sedi diplomatiche, ma dobbiamo altres\u00ec fargli sentire il peso numerico, culturale, tradizionale, perfino economico della Diaspora. Abbiamo il potere e anche il dovere di influire in qualche misura sulla politica israeliana.<\/p>\n<p><strong><em>In che direzione?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In primo luogo credo che vada sollecitato il ritiro dal Libano. Altrettanto urgente \u00e8 bloccare i nuovi insediamenti ebraici nei territori occupati. Dopo di che, come gi\u00e0 dicevo, va cautamente ma decisamente perseguito il ritiro dalla Cisgiordania e da Gaza.<\/p>\n<p><strong><em>E i rapporti con l\u2019Olp?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Olp \u00e8 a sua volta un Proteo, non si capisce bene che faccia abbia, oggi. A parole porge una mano&#8230; Ma no, non penso che siano maturati i tempi per un contatto con l\u2019Olp. Arafat \u00e8 in declino, non sappiamo cosa fa, cosa pensa, dov\u2019\u00e8, neppure se \u00e8 ancora davvero il presidente dell\u2019Olp. Forse verr\u00e0 il momento in cui un governo israeliano potr\u00e0 trattare con l\u2019Olp, ma non oggi. Entrambi i contraenti sono in fase fluida.<\/p>\n<p><strong><em>Se, come lei auspica, il centro dell\u2019ebraismo deve tornare a vivere nella Diaspora, bisogner\u00e0 che si verifichi un qualche risveglio delle comunit\u00e0 israelitiche, che gli ebrei vadano alla ricerca delle proprie radici e della propria \u00abdiversit\u00e0\u00bb nel paese in cui vivono?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>S\u00ed. Anche se ancora non accade, questo dovrebbe e potrebbe accadere in un paese come l\u2019Italia, dove la comunit\u00e0 ebraica \u00e8 numericamente esigua, ma piuttosto compatta. Questo \u00e8 anche il nostro limite: siamo pochi e integrati.<\/p>\n<p><strong><em>Due anni fa, dopo l\u2019invasione del Libano, lei diede vita insieme ad altri ebrei italiani a una protesta pubblica contro il governo israeliano. \u00c8 l\u2019indignazione, dunque, la molla che pu\u00f2 unire gli ebrei della Diaspora?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Parliamo, pi\u00f9 pacatamente, di disapprovazione. S\u00ed, quella \u00e8 una molla, anche se io ho sempre idealmente davanti a me l\u2019israeliano che mi rimprovera \u00abfai presto tu, ebreo italiano in poltrona, a decidere per noi!\u00bb Eppure insisto. La storia della Diaspora \u00e8 stata, s\u00ed, una storia di persecuzioni, ma \u00e8 stata anche una storia di scambi e di rapporti interetnici, quindi una scuola di tolleranza. Specie in Italia. Se fossi meno stanco, se avessi pi\u00fa forze, agirei nella comunit\u00e0 israelitica italiana affinch\u00e9 assumesse questo ruolo. Perch\u00e9 mi sta bene l\u2019integrazione degli ebrei in Italia, ma non la loro assimilazione, la loro scomparsa, il dissolvimento della loro cultura. Proprio qui a Torino c\u2019\u00e8 l\u2019esempio positivo di una comunit\u00e0 israelitica integrata nella vita e nella cultura della citt\u00e0, ma non assimilata.<\/p>\n<p><strong><em>\u00c8 difficile, per uno che la pensa come lei, il rapporto con le istituzioni ebraiche e israeliane?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Parlerei di un rapporto affettuoso e polemico. Certo profondo. Perch\u00e9 io sono convinto che Israele va difeso, credo nella dolorosa necessit\u00e0 di un esercito efficiente. Ma sono convinto che anche al governo israeliano faccia bene confrontarsi con un nostro appoggio sempre condizionato.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019Espresso\u00bb, XXX, 30 settembre 1984, n.39<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/194113766-2f26b4ac-e9c9-44d7-98cf-be9f12b9b244.jpg?itok=l0HauFjP\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/se-questo-e-uno-stato-intervista-primo-levi\">https:\/\/www.doppiozero.com\/se-questo-e-uno-stato-intervista-primo-levi<\/a><\/strong><\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Gad Lerner, Primo Levi) Mi commuove rileggere trentanove anni dopo questa intervista a Primo Levi. 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